Europa secolarizzata. Si, ma non così in fretta.

europa laica secolarizzataSecolarizzazione Europa: motivi di inquietudine, ma secondo i dati del Pew Research Center il 64% si definisce cristiano e il 18% è praticante. Se si pensa che è l’aria più secolarizzata del mondo lo scenario non è così tetro.

 

Ci sono «motivi di inquietudine» se si pensa all’avvenire del Cristianesimo in Europa. Così si è espresso qualche tempo fa Papa Francesco. Non ha certamente torto, tuttavia i recenti dati del Pew Research Center mostrano una realtà leggermente meno tetra di quanto si possa pensare.

Nonostante la diffusa secolarizzazione, infatti, il 64% degli europei adulti si identifica come cristiano, anche se solo il 18% afferma di frequentare la chiesa almeno una volta al mese. I cristiani non praticanti -ad eccezione dell’Italia- costituiscono tuttavia il gruppo più numeroso (46%), quasi il doppio di atei, agnostici e non religiosamente affiliati (24%). Italia, Irlanda e Portogallo sono i Paesi europei con la più alta percentuale di cristiani praticanti (35-40%), seguiti da Austria, Svizzera, Germania e Spagna (21-28%).

Le percentuali non sono così lontane da quelle degli Stati Uniti (71% di cristiani), ma la differenza è che gli americani -anche i non credenti- sono molto più propensi degli europei occidentali -53% contro l’11% – a dire che la religione gioca un ruolo importante nelle loro vite.

 

Cristiani ma incoerenti: c’è l’identità ma rimane nominale.

«L’identità cristiana rimane un indicatore significativo nell’Europa occidentale», scrivono i ricercatori, «anche tra coloro che raramente vanno in chiesa, non è solo un’identità “nominale” priva di importanza pratica». Tuttavia, viene rilevata un’incoerenza importante tra visione esistenziale e valoriale, in quanto in quasi tutti i Paesi dell’Europa occidentale, sia tra i cristiani non praticanti che tra i cristiani praticanti la maggior parte è a favore di aborto e matrimonio tra persone dello stesso sesso. I non religiosi sono invece massimamente favorevoli in tutti i Paesi.

Gran parte dei non religiosi affermano di essere scivolati lentamente nell’agnosticismo/ateismo, alcuni parlano di disaccordo con la chiesa sulle tematiche bioetiche. In Spagna ed Italia, in particolare, gran parte dei “non” giustificano il loro allontanamento con gli scandali che hanno colpito le istituzioni cattoliche. Un’altra grande indagine ha inoltre mostrato che i giovani della Generazione Z (tra i 18 e i 24 anni) sono meno negativi nei confronti del cristianesimo rispetto a coloro che sono nati dai primi anni ’80 alla metà degli anni ’90.

In fin dei conti, per essere l’area più secolarizzata del mondo ci si aspettava ancora peggio dall’Europa. 64% di cristiani, di cui 18% praticanti e 46% non praticanti: inquietudine, certo. Ma siamo irriducibilmente speranzosi.

La redazione

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L’astrofisico De Bernardis: «La scienza? Ha bisogno della fede»

Paolo De Bernardis, vincitore del Premio Balzan per l’astronomia. Una visione intelligente e moderna sul rapporto di compatibilità tra scienza e fede.

 

Non ha dubbi l’astrofisico italiano Paolo De Bernardis: «La Fede ha bisogno della Scienza così come la Scienza della Fede». Vincitore del Premio Balzan per l’astronomia e l’astrofisica, grazie alla missione che ha permesso per la prima volta di determinare la curvatura spaziale dell’universo, De Bernardis è docente presso l’Università Tor Vergata di Roma.

 

“Moltissimi gli scienziati credenti, competenti quanto gli altri”.

In una intervista, De Bernardis ha ragionato sulla fine dell’Universo, presentando l’ipotesi di un Big Crunch (un enorme scontro di tutta la materia rimasta) o di un Big Rip (lo strappo del tessuto cosmico, preludio alla sua morte termica). Concludendo con un accenno al dibattito etico tra scienza e fede: «Ci sono moltissimi scienziati credenti e non per questo meno attivi di altri». Su questo sito web, per chi fosse interessato, abbiamo realizzato un lungo elenco di scienziati credenti contemporanei.

Esaurita sempre più la spinta neo-scientista che ha caratterizzato la seconda decade degli anni 2000, non sono pochi gli uomini di scienza che riaffermano la loro vicinanza alla metafisica. «Noi scienziati, che andiamo ai limiti dell’universo e della vita, ricorriamo sempre più spesso a nozioni di teologia e filosofia per spiegarci il cosmo», ha infatti affermato il cosmonauta russo Sergej Vasil’evic Avdeev, ex ateo. Oggi però racconta: «Credo ci sia qualcosa d’inspiegabile che governa tutte le cose. In sostanza penso che esista Dio! Questa mia attenzione alla spiritualità si è sviluppata e accresciuta mentre ero nello spazio».

 

Le parole di Fabiola Gianotti:” Io credo, piena compatibilità tra scienza e religione”.

Le parole dei due scienziati sono sovrapponibili al pensiero espresso dalla più famosa fisica italiana, Fabiola Gianotti, direttore generale del CERN di Ginevra: «la scienza e la religione devono restare su due strade separate», ha dichiarato. «La scienza si basa sulla dimostrazione sperimentale e la religione si basa su principi completamente opposti, cioè sulla fede, tanto più benemerito chi crede senza aver visto. E la scienza non potrà mai dimostrare l’esistenza o la non esistenza di Dio. Si, io credo, la scienza è compatibile con la fede, non ci sono contraddizioni. L’importante è lasciare i due piani separati: essere credenti o non credenti, non è la fisica che ci darà una risposta».

La redazione

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Osservatore Romano, la Scaraffia lascia per rivalità tra donne (non per misoginia)

maschilismo donne chiesaIl retroscena dell’addio di Lucetta Scaraffia dall’Osservatore Romano, dov’era responsabile dell’inserto femminile “Donne, Chiesa, Mondo”. Una storia di rivalità verso Monica Mondo, una non femminista autrice di un articolo non gradito. Il maschilismo che si legge sui giornali non c’entra nulla.

 

Maschilismo, cultura misogina, delegittimazione femminile. Si è sentito di tutto nelle ultime ore a proposito della redazione de l’Osservatore Romano, il quotidiano del Vaticano. Il caso sono le dimissioni volontarie di Lucetta Scaraffia, e del suo staff, responsabile dell’inserto “Donne, Chiesa, Mondo” (fonti interne rivelano che almeno due donne che lavoravano alla rivista sono furiose verso la Scaraffia perché non volevano dimettersi, ma ha deciso da sola e lo ha comunicato solo in seguito alle collaboratrici). Ma la discriminazione delle voci femminili, così come si legge sui giornali, non c’entra assolutamente nulla.

La prof.ssa Scaraffia è un’apprezzata storica de La Sapienza ed intellettuale di rilievo nel mondo cattolico italiano, convertitasi da adulta dopo una carriera come femminista, sessantottina e marxista. Negli ultimi anni, tuttavia, si è lasciata liberamente corteggiare dal potere mediatico occidentale concedendo interviste dai toni molto pesanti nei confronti della Chiesa e del Vaticano, denunciando una situazione riguardo alla condizione femminile che rispecchia la più classica retorica del protofemminismo (con l’uso ormai anacronistico di quel “noi” e “loro”, per identificare donne e uomini in una fantomatica guerra reciproca). Le sue dichiarazioni -basta una semplice ricerca- hanno prodotto titoli come questi: «Lucetta Scaraffia attacca la Chiesa: “Odia le donne ed è piena di pedofili”». E’ anche autrice di un libro di denuncia: Dall’ultimo banco (Marsilio), per il quale ha chiesto la prefazione nientemeno che all’anticlericale Corrado Augias, contento come non mai di prestarsi a questa operazione.

Le denunce della Scaraffia sulla poca considerazione delle voci femminili all’interno delle strutture di governo della Chiesa sono senz’altro opportune e corrispondono probabilmente ad una dolorosa verità, tuttavia non è condivisibile la sua consapevole scelta di sfruttare il clamore mediatico per tentare di indurre un cambiamento con il ricatto dello scandalismo dei media, i quali si tuffano su queste accuse alla Chiesa come un boccone prelibato. Ma, ovviamente, per motivi ben diversi da quelli della Scaraffia.

 

Le femministe (cattoliche) hanno il monopolio degli argomenti femminili?

Il vero motivi del suo abbandono dell’Osservatore Romano, tuttavia, sembra ricondursi ad altro rispetto a quanto ha denunciato nelle numerose interviste che ha rilasciato in queste ore. E’ un altro difetto del femminismo classico, cioè quello di voler monopolizzare gli argomenti “femminili” non accettando che vengano trattati da persone al di fuori della “cerchia femminista”, donne o uomini che siano. E’ quanto sembra essere accaduto proprio in questo caso.

La stessa Scaraffia infatti ha giustificato il suo abbandono parlando di “difficoltà” sorte in seguito all’entrata del nuovo direttore, Andrea Monda, e per la presenza di «articoli totalmente opposti rispetto alla linea del nostro mensile». L’esempio concreto che ha portato è quello di «un articolo firmato da Monica Mondo, una recensione molto critica su un filmato che mostrava abusi su religiose, che portava avanti posizioni opposte alle nostre». Ecco, quindi, il punto. L’esistenza di donne che scrivono sull’Osservatore Romano e che la pensano diversamente dalla linea dell’inserto femminile diretto dalla stessa Scaraffia.

 

La risposta di Monica Mondo: “Il mio punto di vista non gradito dalla Scaraffia”

E Monica Mondo, autrice di TV2000 (bellissime le sue interviste nel programma Soul) ha risposto. La Scaraffia l’ha accusata di aver pubblicato un articolo su L’Osservatore riguardo un docufilm su suore abusate, manifestando una posizione critica diversa da quella celebrativa apparsa sull’inserto “Donne, Chiesa, Mondo”. «Mi è sembrato che ci fosse, da parte degli autori del film, una durezza eccessiva, come se la volontà di colpire la Chiesa stesse prevalendo sul desiderio di dire la verità. Dopo di che, ho scritto di getto, nella convinzione che la mia testimonianza non sarebbe stata pubblicata». Ed invece l’articolo è apparso, indipendentemente che un parere fosse già stato dato sull’inserto femminile. «Ma questo non impediva a L’Osservatore di tornare sul tema. Magari da un altro punto di vista, che però (ci tengo a ribadirlo) era pur sempre un punto di vista femminile», ha spiegato la Mondo. «Un fatto che avrebbe potuto essere apprezzato, anche avviando una discussione. Mi piace pensare che questo sia ancora possibile, purché si riesca a ristabilire un clima di serenità. La mia personale convinzione è che, specie su argomenti di questa importanza, non esistano competenze esclusive e che, di conseguenza, non abbia senso lamentare l’invasione di campo».

L’autrice di TV2000 ha anche inviato una lettera a Il Mattino, respingendo le accuse di essere una «pennivendola al servizio di un potere maschilista». «Vorrei ricordare alla professoressa Scaraffia che sono una donna anch’io e poiché difende tanto la necessità di una presenza femminile nella Chiesa, penso di avere diritto di parola. Non credo che su certi temi solo lei e le sue amiche abbiano diritto di argomentare. E’ persino possibile che qualcuno abbia sfumature di pensiero diverse dalle sue».

Monica Mondo centra il punto: «E’ fuorviante che l’apertura a voci diverse sia considerata perdita di potere, e utilizzata per una campagna vittimistica, che solletica chi considera la Chiesa da sempre su una sentina di vizi. E’ triste constatare che continui ad essere certo post femminismo ideologico, cambiate casacche e bandiere, ad attaccare le donne».

 

Ci auguriamo che l’inserto Donne, Chiesa, Mondo continui ad essere pubblicato e che Lucetta Scaraffia torni a collaborare in futuro, come voce originale, indipendente ed in controtendenza rispetto al suo stesso passato di militanza femminista.

La redazione

 

AGGIORNAMENTO 29 marzo 2019
Oltre alla riflessione di Maurizio Crippa su Il Foglio, segnaliamo l’interessante intervento di Rita Ferrone, teologa e catechista che vive a New York. Ha innanzitutto confessato di non essere «mai stata molto innamorata dell’idea di un “supplemento femminile” a L’Osservatore Romano. Cosa dice della pubblicazione principale? Che è un giornale per soli uomini e intende restare così?». Anche Ferrone ha sottolineato, come (solo) da noi esposto, che il vero motivo delle dimissioni è il fatto che «Scaraffia e le sue collaboratrici sono state sfidate con successo da donne che stavano producendo un giornalismo eccellente, ma non erano della loro squadra, non erano più l’unica presenza femminile ne L’Osservatore Romano. La notizia è stata raccontata da tutte le principali agenzie di stampa, con l’oscura interpretazione che il sessismo della Chiesa cattolica era ancora una volta al lavoro. L’istituzione patriarcale caccia l’unica coraggiosa femminista che ha violato le barricate!».

Ed invece, la nuda verità è che «Scaraffia si è imbattuta in un nuovo editore generale che non la considerava l’unico arbitro e punto di riferimento per tutto ciò che riguarda le donne. Ha preferito rassegnare le dimissioni piuttosto che collaborare con lui all’interno di un quadro più ampio di collegialità. Questo è suo diritto. Affrontare la questione come una lotta titanica contro il “controllo maschile” e per l’indipendenza “femminile”, tuttavia, mi sembra sbagliato. Ci sono donne di mentalità indipendente in entrambi i lati di questa storia. Ironia della sorte, la denuncia sul “controllo maschile” sembra concentrarsi sulla protezione di un feudo separato per le donne, piuttosto che promuovere le donne come uguali a tutti i livelli».

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Cattolici USA: più fiducia in Francesco che nei vescovi americani

vescovi conservatoriSecondo un sondaggio di Gallup, il 68% dei cattolici praticanti statunitensi ripone fiducia in Papa Bergoglio, soltanto il 50% crede nei vescovi. Uno scenario opposto a quanto descritto dai blog cattolici conservatori, per i quali vi sarebbe una guerra in atto tra popolo ed episcopato americano e la Santa Sede. Tutte fantasie.

 

Più fiduciosi in Papa Francesco rispetto che ai vescovi americani. Questo emerge da un sondaggio realizzato da Gallup nella comunità cattolica statunitense. Il dato fa riflettere, considerando che i siti web del tradizionalismo cattolico continuano fantasiosamente a descrivere una situazione di guerra aperta tra l’episcopato (definito “conservatore”) americano e la Santa Sede, con il popolo schierato a fianco dei vescovi. Niente di vero, ovviamente.

Il principale risultato del sondaggio è quello di un consistente numero di cattolici che sta riesaminando il proprio impegno nei confronti della fede alla luce dello scandalo degli abusi sessuali da parte di numerosi preti. Il 37% dei cattolici americani, rispetto al 22% nel 2002, ha affermato che le notizie sugli abusi li hanno portati a chiedersi se sarebbero rimasti nella Chiesa.

 

Il sondaggio censurato da alcuni blog cattolici.

Il sondaggio è stato subito raccolto e rilanciato con entusiasmo da alcuni blog americani presentato come dimostrazione della loro tesi sulla Chiesa in rovina, priva di credibilità. Ma se si considerano gli altri dati emersi, si comprende quanto sia distorta tale lettura, senza considerare il fatto che il sondaggio è realizzato su un campione di 581 persone, numero non proprio significativo per conoscere l’opinione dei 51 milioni di adulti cattolici che vivono negli USA.

Quel che alcuni blog tradizionalisti hanno semplicemente nascosto è il secondo importante risultato del sondaggio, ovvero che i cattolici statunitensi ripongono più fiducia in Papa Francesco che nei vescovi americani, alla luce dello scandalo pedofilia. Il 58% ha moltissima o molta fiducia in Bergoglio, mentre solo il 30% la ripone nell’episcopato statunitense. Se si analizzano i dati di chi frequenta la Messa abitualmente -cioè i veri cattolici, quelli praticanti- i numeri sono più significativi. La fiducia in Francesco sale al 68%, mentre quella riposta nei vescovi americani non raggiunge il 50%.

 

Il confronto con Benedetto XVI nel 2010.

Gli stessi ricercatori, considerando la fiducia espressa dai cattolici in generale (praticanti e non praticanti), tuttavia concludono: «I cattolici statunitensi sono ancora per lo più fiduciosi in Papa Francesco, ma si potrebbe sostenere che il 58% che esprime fiducia in lui è un dato un poco debole visto il suo ruolo di leader della Chiesa cattolica». La riflessione è corretta e anche comprensibile data la consistente (e luciferina) guerra interna che il Papa subisce quotidianamente da siti web e blog legati al conservatorismo americano, a cui appartengono moltissimi cattolici. Tuttavia se si confronta tale dato con quello ottenuto da Benedetto XVI nel 2010 (tre anni prima della sua abdicazione), si scoprirà che non c’è poi molta differenza.

Sempre secondo un sondaggio di Gallup del 2010, i cattolici americani che riponevano fiducia e guardavano positivamente Papa Benedetto XVI erano infatti il 61%. Anche in quel caso influiva moltissimo lo scandalo pedofilia che scoppiò in quegli anni, tra preti abusatori e vescovi poco attenti. E’ anche vero che il predecessore di Francesco era perseguitato sia dai media laicisti che dal cattolicesimo di sinistra, mentre il Papa argentino subisce solamente il fuoco catto-conservatore, rivelatosi tuttavia molto più martellante e aggressivo di quello catto-progressista.

 

“L’armata di preghiera” a sostegno di Francesco organizzata dai cattolici polacchi.

I vescovi statunitensi, al posto di dare ascolto agli appelli cadenzati dell’ex nunzio apostolico Carlo Maria Viganò diffusi su LifeSiteNews, dovrebbero forse unirsi spiritualmente a Papa Francesco, riusciranno a riconquistare la fiducia della comunità cattolica.

Molto significativa, a questo proposito, l’“Armata di preghiera” patrocinata da uno dei pupilli di Giovanni Paolo II, mons. Stanislaw Gadecki, attuale presidente dei vescovi polacchi. In occasione del recente sesto anniversario dell’elezione di Papa Bergoglio, i fedeli cattolici in Polonia hanno infatti organizzato l’iniziativa “Uno per tutti, tutti per uno”, durante la quale hanno proposto la recita del rosario -in qualunque luogo, pubblico o privato- per sostenere il Santo Padre. I blogger tradizionalisti non hanno aderito.

La redazione

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Le leggi pro-life scritte in maggioranza da donne: la ricerca che spiazza

aborto donneGli Stati americani con più alta percentuale di politiche donne sono anche quelli che emettono il maggior numero di leggi Pro-Life e restrittive all’aborto. La ricerca pubblicata sul Journal of Women, Politics and Policy svela ciò che i media vogliono tenere nascosto: il mondo pro-life è prettamente femminile.

 

La notizia che nessun telegiornale o quotidiano darà mai. Perché, secondo la mentalità corrente, l’opposizione all’aborto arriva solamente da circoli di fanatici maschilisti, che vogliono soggiogare le donne e impedire loro la fantomatica “libertà di scelta”.

Per questo, pochi mesi fa, la stampa internazionale ha censurato le migliaia di donne argentine che sono scese per le strade a festeggiare il fallimento del tentativo di legalizzare l’interruzione di gravidanza.

 

Gli Stati con più donne in politica legiferano più leggi contro l’aborto.

Un recente studio pubblicato sul Journal of Women, Politics and Policy, ha evidenzia un dato scioccante per l’elitè delle società moderne: un dato interessante emerso dall’analisi della crescente serie di leggi cosiddette “pro-life” (cioè che restringono l’applicazione dell’aborto) negli Stati Uniti è che i singoli stati americani con una percentuale più alta di parlamentari donne (sopratutto repubblicane) sono anche quelli che hanno promosso un numero maggiore di leggi a favore del diritto alla vita dei nascituri. Si parla di quasi 300 leggi restrittive in 33 stati.

La ricerca è di parte e definisce l’ondata pro-life come «drammatica». Eppure constata un dato molto significativo, dato che i politici maschi pro-life sono spesso accusati dai sostenitori dell’aborto legale di intervenire su una “questione femminile”, tanto che il senatore australiano Barry O’Sullivan ha sfruttato l’ideologia gender per dichiarare il suo (finto) “cambio di sesso” per poter essere legittimato socialmente ad intervenire contro l’interruzione di gravidanza. Lo studio sicuramente incoraggerà molti politici maschi a sostenere leggi pro-life, ora che sanno di avere il sostegno di un numero significativo di loro colleghe.

 

L’associazione femminile che sostiene le senatrici Pro-Life.

I risultati suggeriscono anche la lungimiranza di Marjorie Jones Dannenfelser, un’attivista considerata una delle “25 donne repubblicane più influenti”. Venticinque anni fa ha fondato la Susan B. Anthony List Marjorie Dannenfelser (SBA), un movimento femminile pro-life che si focalizza al sostegno politico di donne che si dichiarano a favore del diritto alla vita. Nell’attuale Congresso fanno parte della SBA 13 senatrici pro-life, mentre al Senato ve ne sono 5. In tutti gli Stati Uniti, attualmente, sono elette 188 donne pro-life in 43 stati diversi.

 

L’ex attivista rivela: l’aborto non era una priorità delle femministe, fino a quando…

Un’autorevole paladina pro-life è oggi Sue Ellen Browder, storica femminista della sinistra radicale che negli anni ’70 ha fondato la rivista Cosmopolitan, attraverso la quale ha guidato la rivoluzione sessuale americana. Poi ha cambiato idea e nel 2015 ha scritto il libro Come ho aiutato la rivoluzione sessuale a dirottare il movimento delle donne, rivelando che la contraccezione e l’aborto non erano originariamente parte del movimento femminista negli anni ’60, tanto meno una priorità. Infatti non facevano parte del “manuale femminista” pubblicato nel 1963 da Betty Friedan, intitolato Feminine Mystique, riferimento delle attiviste statunitensi.

Le priorità delle femministe cambiarono però a causa dei due fondatori della National Abortion Rights Action League, ovvero Larry Lader e il dott. Bernard Nathanson (che, a seguito della conversione religiosa, diventerà in seguito uno dei più importanti leader pro-life). In quegli anni seppero convincere Betty Friedan a presentare il “diritto di aborto” al secondo incontro annuale della National Organization Woman (NOW), in data 18 novembre 1967. Delle 100 femministe presenti, 57 votarono perché l’aborto diventasse una priorità del femminismo, e così fu. «Ancora oggi stiamo combattendo contro ciò che accadde quella notte», ha scritto nel suo libro la femminista Browder, che all’epoca aveva 17 anni.

 

Ecco perché nessun parla di questa ricerca. I risultati dimostrano che le donne sono e continueranno ad essere una parte importante e fondamentale della storia e del crescente successo (almeno negli USA) di una legislatura sempre più focalizzata sul diritto alla vita dei nascituri, preponderante sulla opinabile scelta di interrompere la loro esistenza prima del parto.

La redazione

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Regno Unito, oltre 1.000 adulti si battezzeranno a Pasqua

conversioni adulteCatecumeni 2019. Migliaia di nuovi convertiti si apprestano a diventare cattolici durante la veglia pasquale di quest’anno. In Inghilterra e Galles, in particolare, si è verificato un vero boom di richieste di battesimi adulti dopo il percorso di catecumenato, il corso di iniziazione cristiana che la Chiesa prevede per chi chiede di entrare in comunione con il Papa.

 

Da quanto il pontefice si chiama Papa Francesco, moltissimi blogger cattolici evitano accuratamente di parlare di nuove conversioni o di aumento del numero di chi frequenta la Chiesa. Preferiscono sottolineare, con enfasi soddisfatta, notizie sulla (presunta) perdita di fiducia dei cattolici nei confronti della Chiesa. La considerano una vittoria, possono incolpare l’odiato Francesco di essere la causa del disastro spirituale attraverso il suo magistero che quotidianamente indicano come confuso, ambiguo, eretico.

 

Catecumeni nel Regno Unito: oltre 1000 al ritiro di Quaresima.

Ma la realtà è differente da quanto viene raccontata nel piccolo mondo antipapista. Basta guardare quanto sta accadendo nelle diocesi del Regno Unito, dove più di un migliaio di persone sono pronte ad entrare nella Chiesa cattolica nel giorno di Pasqua. Hanno infatti concluso il periodo chiamato catecumenato e recentemente hanno partecipato al ritiro spirituale di Quaresima, l’ultimo appuntamento della cosiddetta iniziazione cristiana rivolta agli adulti che vogliono chiedere il sacramento della Cresima o del Battesimo.

Sono adulti convertiti, nella sola cattedrale di Westminster erano presenti oltre 400 persone. Di questi, 200 erano catecumeni (non cristiani che non sono mai stati battezzati) mentre 219 avevano già ricevuto il battesimo ma desiderano entrare in piena comunione con la Chiesa. Il cardinale Vincent Nichols ha presieduto la celebrazione eucaristica insieme ai vescovi John Sherrington, Nicholas Hudson, Paul McAleenan e John Wilson. A Clifton hanno partecipato 47 persone, di cui 19 persone erano catecumeni, a Lancaster erano 32 persone, di cui 17 catecumeni.

 

Numeri in crescita in molte parrocchie.

In molte diocesi sono aumentate le richieste di adulti di diventare cattolici rispetto al 2018. A Birmingham, ad esempio, pochi giorni fa erano 181 le persone presenti alla conclusione del percorso di iniziazione nella cattedrale di St Chad, di queste 85 erano catecumeni, mentre l’anno prima erano 77. Nella diocesi di Nottingham, 151 persone si preparano ad essere accolte nella Chiesa a Pasqua, 30 in più rispetto all’anno scorso. Numeri importanti anche nelle diocesi di Cardiff, Middlesbrough, East Anglia, Cambridge, Peterborough e Norwich.

Lo stesso accade ogni anno in tutte le parrocchie del mondo. In Cambogia, ad esempio, durante la veglia di Pasqua del 2019 si celebreranno 154 battesimi di adulti che hanno chiesto di appartenere al popolo cattolico, in unità con Papa Francesco.

 

“Oggi vieni eletto, scelto, chiamato alla salvezza”.

Molto profonde le parole pronunciate nell’omelia dal vescovo Alan Hopes, che ha salutato personalmente più di 60 convertiti (di cui 30 catecumeni): «Oggi celebriamo la tua speranza e la tua fiducia in Gesù Cristo, al quale ti rivolgi per la salvezza. Oggi vieni eletto, scelto, chiamato alla salvezza. La Chiesa si rallegra con te mentre ti accoglie tra tutti coloro che sono stati chiamati e scelti. Durante la Quaresima, insieme a tutta la Chiesa, sei chiamato a rivolgerti al Signore. Sei chiamato ad approfondire il tuo impegno verso di Lui e così crescere in santità. Sei stato chiamato a diventare santo di Dio».

La redazione

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Francia, chiese cattoliche sotto attacco: “vandalismo anticristiano”

francia chieseOndata di vandalismo contro il cattolicesimo in Francia, ma non ha un’origine culturale o religiosa. E’ puro odio sfogato contro ostie, tabernacoli e statue. Violenza “laica”.

 

Non ha alcuna particolare origine religiosa o culturale, dice la polizia. Satanismo o islamismo non c’entrano. L’ondata che si sta abbattendo contro le chiese cattoliche in Francia è puro vandalismo anticristiano. Violenza “laica”.

 

Escrementi umani, ostie calpestate e appiccato il fuoco.

Negli ultimi sette giorni sono state profanate una dozzina di chiese in diverse parti della Francia, tanto che la notizia è uscita dai confini locali. A Nimes, nella la cattedrale di Notre-Dame des Enfants è stata disegnata una croce con escrementi umani, l’altare ed il tabernacolo è stato saccheggiato. A Dijon, la chiesa di Notre-Dame le ostie consacrate sono state rimosse dal tabernacolo, sparse a terra e calpestate.

A Lavaur, la parrocchia è stata assalita da giovani uomini in apparente stato di ubriachezza. Il braccio di una statua del Cristo crocifisso è stato “distorto” per fargli fare un gesto osceno. Lo stesso in molte altre chiese nella periferia di Parigi. Nella chiesa di Saint-Sulpice (nella foto) è stato appiccato il fuoco.

 

Feroce odio verso il cattolicesimo, atti non firmati.

Chi ha compiuto questi atti non ha firmato gli atti con sigle, ma conosce l’importanza per i cattolici delle ostie consacrate, ne ha appreso il significato. Tuttavia la polizia esclude siano l’opera di qualche setta satanica. L’unica cosa che accomuna tutte le profanazioni è un evidente carattere anticristiano, un feroce odio verso il cattolicesimo. «I vandali vogliono dare ai loro atti una chiara dimensione anti-religiosa», si legge.

I vescovi francesi preferiscono mantenere un basso profilo, probabilmente per non alimentare il fanatismo laicista e anticlericale. La Conferenza Episcopale e diverse personalità cattoliche si sono limitate a mettere in evidenza la minaccia anticristiana, sperando che le autorità politiche e di polizia facciano il loro lavoro.

La redazione

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Papa Francesco: «solo partendo dalle radici cristiane si integrano altri popoli»

papa francesco radici cristianeSoltanto riconoscendo le radici cristiane dell’Europa si potrà costruire una società che integri in modo onesto ed efficace i migranti. Questo l’incarico di Papa Francesco ai politici di Slovacchia e Repubblica Ceca, ma è anche il pensiero di un eminente filosofo francese, Philippe Nemo.

 

Ricevendo in udienza una delegazione di parlamentari della Repubblica Ceca e della Repubblica Slovacca, in occasione del 1150° anniversario della morte di San Cirillo, Papa Francesco ha invitato gli esponenti dei due governi a non guardare al Vangelo come amplificatore delle diversità culturale.

 

“Come San Cirillo, riscoprite la vostra identità culturale cristiana”.

Anzi, è un aiuto per «le persone e le comunità a riconoscere e a realizzare il bene, la verità e la bellezza». Infatti, «la vostra storia insegna che il Cristianesimo ha sempre rappresentato la fonte della speranza e la forza della ripresa, specialmente nei periodi più bui e difficili».

Per questo, ha proseguito il Pontefice, «come rappresentanti del popolo nelle istituzioni, siete chiamati a riscoprire l’intrinseco legame esistente tra il Vangelo e la vostra identità culturale, rivalutando le vostre radici cristiane per costruire una società in cui possa attuarsi la mutua accoglienza e la solidarietà reciproca».

L’esempio è proprio quello di San Cirillo, che «ha saputo tessere rapporti di conoscenza e di cordialità tra i popoli, diventando anello di congiunzione tra diverse culture e tradizioni ecclesiali», auspicando -ha concluso il Papa- che «una così significativa eredità spirituale e culturale susciti in tutti i vostri concittadini il desiderio dell’incontro e dell’apertura all’altro».

 

Il pensiero del filosofo Nemo: “Identità diversa da quella cristiana? Una menzogna per l’Europa”.

Una bella ed importante riflessione. Essa trova eco nel pensiero di un importante filosofo cattolico europeo, Philippe Nemo, direttore del Centro di ricerche in Filosofia economica presso l’ESCP Europe, il quale ha autorevolmente confermato che di fronte alla massiccia immigrazione a cui è sottoposto il nostro Continente, affermare pubblicamente la tradizione cristiana europea è il modo migliore per integrare i nuovi arrivati, specialmente quelli di fede musulmana.

Sempre un paradosso, ma non per il prof. Nemo. Ecco la sua spiegazione:

«La manipolazione della storia tende a cancellare l’identità di una comunità, a negarne l’anima e a comprometterne il futuro. La negazione delle radici cristiane dell’Europa tende a trasformare gli europei che si sentono cristiani – perché credenti o perché affezionati alle tradizioni ricevute – in ospiti marginali e potenzialmente sgraditi dell’Europa. Tale negazione vuole imporre con la forza all’insieme degli europei un’identità diversa da quella che è realmente la loro. Un’identità, per giunta, senza spessore e senza coerenza, che sarebbe fondata solo sui “diritti dell’uomo”, sulla “democrazia” e su tutti quei valori che si pensa, a torto, derivati dall’Illuminismo. Ma se questi valori sono apparsi solo nel contesto di società cristiane e sono abbondantemente nutriti di cristianesimo, chi può dire se essi potranno sopravvivere in una società dove non si annuncia più il Vangelo o, addirittura, si fa come se non fosse mai esistito? L’Europa non può fondarsi su una menzogna».

 

“Solo le radici cristiane aiutano ad integrare i migranti”.

In secondo luogo, prendendo in considerazione proprio il fenomeno immigratorio:

«Se vogliamo che queste popolazioni giunte da altre culture possano vivere in armonia sia con noi sia fra loro, occorre che esse condividano almeno in parte la cultura della società democratica che le accoglie. E, a questo scopo, occorre prima di tutto che conoscano questa cultura: ma come sarà possibile, se le stesse istituzioni europee ne mascherano deliberatamente una parte essenziale? Non sarebbe meglio per loro stessi che, imparando che l’Europa deve al cristianesimo gran parte delle cose buone che vengono a cercarvi, gli immigrati potessero scoprirlo davvero, studiarne il messaggio religioso e morale, interessarsi del suo culto e dei suoi dogmi, conoscere i suoi eroi e i suoi santi? Imponendo il silenzio ufficiale sul cristianesimo, i responsabili dell’Europa chiudono loro questa strada a priori, rendendone l’integrazione insincera e precaria. Alla colpa morale dei dirigenti europei – l’ingiustizia e l’insulto contro i cristiani d’Europa – si aggiunge così un enorme errore politico. Dovuto, a mio parere, al modo di ragionare, incorreggibilmente superficiale, di quei tecnocrati che pensano che l’essenza della politica sia, con la scusa di non affrontare questioni sgradevoli, non trattare mai quelle importanti». (da La bella morte dell’ateismo moderno, Rubbettini 2016, p. 115-116)

Ecco così che, alla luce dell’approfondimento del prof. Philippe Nemo, l’incarico di Francesco ai politici slovacchi e cecoslovacchi acquista di illuminata ragionevolezza. E’ solo riaffermando la natura cristiana delle radici europee che l’identità profonda del continente Europeo non verrà persa o sostituita e, in secondo luogo, si potrà attuare una sincera ed efficace integrazione delle popolazioni non europee.

La redazione

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Cina, il card. Zen: «La chiesa sotterranea? Non comunico con loro»

cina vaticano negoziatoIl presule più critico verso l’accordo tra Cina e Vaticano, il card. Joseph Zen, ammette di non comunicare e non avere notizie dalla comunità cattolica sotterranea, la quale -per bocca di numerosi vescovi “clandestini” e dei missionari- ha invece apprezzato molto il negoziato.

 

Forse è stato risolto il grande enigma rilevato da molti esperti della situazione riguardo alla comunità cattolica in Cina. Secondo uno schema mediatico fin troppo grossolano e poco rappresentante della realtà, esisterebbe una Chiesa “ufficiale”, registrata presso il governo (chiamata anche patriottica) e una comunità sotterranea, tradizionalmente fedele a Roma e al Papa.

Si è parlato molto di questo scenario dopo la firma di un primo e provvisorio accordo fra Cina e Santa Sede per le nomine dei vescovi, l’inizio di una pagina nuova che in buona parte deve essere ancora scritta. Il tentativo, da parte del Vaticano, è stato quello di tentare il superamento della contrapposizione fra le ‘due chiese’ in vista dell’unità, tentando di strappare al governo cinese la facoltà di nominare i vescovi ed obbligandolo, per lo meno, a nomine episcopali condivise con la Santa Sede, sulle quali il Papa ha finalmente potere di veto o di approvazione. D’ora in poi, questo è l’obiettivo, in Cina non ci saranno più vescovi illegittimi.

 

L’accordo Cina-Vaticano esaudisce la volontà di Benedetto XVI.

Come ha spiegato padre Federico Lombardi, a lungo stretto collaboratore di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, «più di una volta questo negoziato era stato interrotto nonostante si fosse arrivati molto vicini alla conclusione. E’ un passo significativo, una premessa necessaria per la riconciliazione nella Chiesa in Cina». L’accordo stipulato nel 2018 è infatti ciò che si è sempre augurato anche il predecessore di Francesco, Benedetto XVI, in particolare nella sua Lettera ai cattolici cinesi del 2007, alla quale ha collaborato alla stesura l’attuale segretario di Stato, card. Pietro Parolin.

Non è un caso che il vero regista del negoziato -oltre allo stesso Parolin- è stato l’arcivescovo Claudio Maria Celli, uno dei più esperti dello scenario cinese in Vaticano, nonché tra i più stretti collaboratori di Papa Ratzinger. Il missionario del PIME, don Gianni Criveller, da decenni opera in Cina e ha chiaramente spiegato che l’accordo stipulato «porta a compimento un lungo cammino, iniziato da Giovanni Paolo II e continuato dallo stesso Benedetto».

 

Il missionario del PIME: “Non significa che la situazione dei cattolici migliori”.

Per i blog cattolici che perseguitano Papa Francesco è ovviamente tutto sbagliato, anche l’accordo Cina-Vaticano sarebbe un enorme errore ed un tentativo del Pontefice eretico di distruggere la comunità cattolica cinese. I soliti Riccardo Cascioli, Sandro Magister, Aldo Maria Valli e Marco Tosatti sono stati fin troppo chiari e hanno fatto leva sull’esistenza di persistenti imposizioni esercitate dagli apparati politici locali su membri delle comunità cattoliche “clandestine”. Come dire: “Vedete? Non ha risolto nulla!?”. Tuttavia, sempre il missionario in Cina, Criveller, ha ben osservato che «l’accordo non significa affatto che la situazione dei cattolici in Cina debba migliorare», piuttosto la Chiesa «è riuscita a ottenere in un negoziato difficilissimo con un interlocutore caparbio e implacabile», un primo passo per ottenere, d’ora in poi, la comunione con Roma di tutti i futuri vescovi. «È bene che ci sia stato questo accordo».

 

Il card. Zen in contrasto con i vescovi “clandestini”.

A parte i trascurabili giornalisti conservatori, una voce critica molto più autorevole è stata quella del card. Joseph Zen Ze-kiun, arcivescovo emerito di Hong Kong: «Il Vaticano sta svendendo la Chiesa cattolica in Cina». Il suo nome è stato sfruttato subito dai blog antipapisti (subito celebrato come “martire per la verità”), ma è anche comparso in decine di interviste in tutto il mondo, tra cui il New York Times, ed è frequentemente citato dal portale italiano più autorevole sulla Cina, AsiaNews, guidato da padre Bernardo Cervellera.

Eppure i pesanti e drastici giudizi del card. Zen (a volte anche positivi, però) si sono scontrati con quelli entusiasti e apprezzativi verso il negoziato Vaticano-Cina espressi dagli stessi vescovi della comunità sotterranea cinese. Abbiamo già ripreso le parole di approvazione arrivate da Giuseppe Wei Fu, vescovo “clandestino” della diocesi di Baoding, dal vescovo “clandestino” Pietro Lin Jiashan e dal vescovo Joseph Xu Honggen. Sempre il vescovo clandestino Wei Fu, ha direttamente risposto al card. Zen (pur senza citarlo) con queste parole: «Se uno critica il Papa di essersi arreso al governo cinese sulla nomina dei vescovi cinesi, può fare questo solo perché non ha la fede e quindi non può sapere cosa è davvero la Chiesa. E io, a uno così, lascerei dire quello che vuole, può dire quello che gli pare, tanto non sa di cosa parla». Anche il card. Fernando Filoni, nominato da Ratzinger prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha commentato: «Solo un animo superficiale o in mala fede potrebbe immaginare che Papa Francesco e la Santa Sede abbandonino il gregge di Cristo, ovunque e in qualunque condizione esso si trovi nel mondo».

E’ improbabile che il vescovo clandestino e il card. Filoni si stiano riferendo al card. Zen. Anche perché sembra impossibile che l’arcivescovo emerito di Hong Kong sappia poco o nulla della comunità clandestina cinese. Eppure, recenti parole dello stesso cardinale cinese, rilasciate in un’ennesima intervista, sembra adombrare questo sospetto. «Lei conosce i vescovi sotterranei in Cina, immagino…», gli ha domandato l’intervistatore Terence P. Jeffrey. «Si, più o meno», la risposta del card. Zen. «E lei comunica con loro?», seconda domanda. «No, non con molti. E’ pericoloso per loro comunicare con me».

Si può ben comprendere come le comunicazioni non siano affatto facili in un clima generale di timore e preoccupazione per la propria libertà, tuttavia la rivelazione del card. Zen di non conoscere la situazione, i giudizi, il “sensus fidei” dei cattolici cinesi clandestini, svela come sia possibile la co-esistenza di un giudizio così negativo -ma poco informato, per sua stessa ammissione- da parte dell’arcivescovo emerito di Hong Kong e quello positivo, speranzoso e aperturista da parte di numerosi vescovi della comunità cattolica sotterranea.

 

“La comunità cattolica sotterranea è ottimista e fiduciosa del negoziato”.

Chi invece ha contatti continui con la comunità clandestina cattolica è, ad esempio, padre Kevin O’Neill, ex Superiore generale della Società di San Colombano per le missioni estere, che ora ha sede proprio ad Hong Kong. Al Tablet ha detto che le persone con cui è in contatto, membri della comunità cattolica sotterranea, «non riportano alcun “annientamento” della Chiesa; al contrario, anche se ovviamente è molto presto, sono generalmente ottimiste riguardo all’accordo». Il noto settimanale cattolico britannico, che ha intervistato padre O’Neill, ha osservato che «in contrasto con la cupa prospettiva tenuta dal cardinale Zen», la visione del missionario è ottimista e fiduciosa. Ed infine: «Qualunque sia il futuro per i cattolici della Cina, con la firma dell’accordo le scomuniche dei vescovi che non ebbero l’approvazione da Roma prima di essere consacrate sono state revocate. Papa Francesco ha esaudito il desiderio di Benedetto XVI espresso nel 2007».

La redazione

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Una società ipocrita: contro discriminazione dei Down, però li abortisce

ipocrisia downOggi è la Giornata Mondiale della Sindrome di Down. Una riflessione sull’ipocrisia di chi lotta per l’inclusività dei disabili nella società ma si dichiara a favore dell’interruzione di gravidanza quando essi sono nel ventre materno.

 

Si è parlato alcuni mesi fa delle parole di Rocco Casalino, portavoce dell’attuale governo italiano, a proposito delle persone affette da sindrome di Down. «Mi danno fastidio», ha detto in un video. Si è scusato grossolanamente, dicendo che stava interpretando un personaggio e ha giurato che non si tratta del suo pensiero e che si immedesima nella discriminazione che subiscono queste persone. Peccato che sia completamente a favore della prima e principale discriminazione subìta dai disabili, ovvero la loro uccisione nel ventre materno a causa della loro disabilità.

 

L’ipocrisia del governo spagnolo di Sanchez.

E’ proprio vero che quando si lascia la Via tutti i burroni si fanno vicini. E spesso ci si finisce anche dentro. Succede anche in Spagna: il governo Sanchez, socialista, vuole dare un’immagine inclusiva delle persone disabili, ma i suoi intenti si scontrano con le realtà che esso stesso ha promosso precedentemente. Il Consiglio dei ministri spagnolo ha infatti approvato un progetto di legge che elimina l’incapacità giudiziaria delle persone sofferenti di handicap mentali, e fra questi ha incluso anche la sindrome di Down. Il fine è quello di eliminare le espressioni “incapace” o “incapacitato” e portare novità sostanziali nella vita di quelle persone.

Un provvedimento ponderato, analizzato e proposto nella sua formulazione migliore, almeno secondo loro. La nota particolare di questa situazione è che il governo Sanchez intende rendere più autonome le persone con sindrome di Down, ma allo stesso tempo sta cercando di cancellarle favorendo in ogni modo l’aborto dei bambini affetti da questa patologia.

La diagnosi precoce delle invalidità mentali o delle malformazioni fisiche del bambino e l’aborto, regolati in Spagna dalla pessima legge Zapatero, infatti, incoraggia i genitori ad interrompere la gravidanza dei figli che non siano “la perfezione”. Nella medesima società spagnola dove si eliminano i bambini affetti da sindrome di Down, vengono portati ad esempio le stesse persone con tale disabilità che riescono a raggiungere obiettivi come laurearsi, insegnare o diventare modelli, e vigerà anche una legge che consentirà loro l’autonomia dal punto di vista giuridico. Un’inclusione sociale che ovviamente riguarderà solo coloro che riusciranno a scampare alla legge che consente di farli fuori senza alcuna complicazione, proprio a causa della loro disabilità.

 

Assistenza ai down, a patto che scampino all’aborto.

Non è solo il governo spagnolo ad affogare nell’ipocrisia. Il famoso giornalista catalano Jordi Evole ha infatti realizzato un’inchiesta televisiva sui cambiamenti intervenuti nella vita di un gruppo di persone Down, che hanno riscosso grande successo interpretando il film “Champions”. Il nostro cavalca il buonismo più decomposto lodando «il film che dimostra che le persone disabili sanno fare altre cose», protestando perché «lo Stato non assicura alle persone disabili l’assistenza sufficiente», indignandosi perché «le persone disabili sono spesso umiliate» et similia. Loda poi l’equilibrio di uno degli attori del film, il quale ha espresso il proposito di continuare a lavorare per sentirsi utile anche se la sua condizione naturalmente non cambierà. Addirittura si cruccia per i genitori, che guardano con grave preoccupazione l’avvenire dei loro figli dal giorno in cui saranno soli al mondo. Un vero paladino dei disabili, si direbbe.

Questo signore invece è un capolavoro di ipocrisia, una summa del politicamente corretto, una performance di doppiezza: si è dichiarato favorevole alla legge per l’interruzione di gravidanza, utilizzata sopratutto proprio verso i bambini affetti da disabilità e sindrome di Down, e si è fermamente schierato contro ogni riforma restrittiva dell’attuale legge spagnola. Così, la difesa dei disabili gli sta a cuore quando può guadagnare denaro e stima sociale, quando può trasformarla in un programma televisivo. Quando però c’è da difendere il diritto alla vita dei bambini disabili non ancora nati, è allora che a suo avviso valgono sottozero e possono finire a pezzi dentro un sacchetto di plastica e buttati poi chissà dove. Da una parte denuncia le discriminazioni subìte dalle persone disabili, ma dimentica di smascherare la discriminazione per antonomasia, irreversibile, perversa, diabolica ossia l’omicidio di un bambino disabile.

Accettare le persone per quelle che sono è sempre difficile e non solo in caso di disabilità mentale. Ci auguriamo che la Giornata Mondiale della Sindrome di Down, che oggi si celebra, aiuti a riflettere anche sull’enorme ipocrisia che la circonda.

Carla Vanni

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