Le associazioni mediche contro eutanasia e suicidio assistito

Suicidio assistitoNonostante i quotidiani principali non ne parlino, essendo anche queste ormai notizie politicamente scorrette, continuano numerosi gli stati in cui viene respinta la legalizzazione o depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito. Gli ultimi in ordine cronologico sono il Maine (USA) e il New South Wales (Australia).

La cosa più interessante è che, ancora una volta, il rifiuto più deciso è arrivato dalle associazioni mediche. L’Australian Medical Association (AMA) ha infatti militato rumorosamente contro il disegno di legge e lo stesso ha fatto la Maine Medical Association e la Osteopathic Association Maine, che ha definito il tentativo una “politica pubblica molto pericolosa”.

La posizione di queste associazioni mediche riflette quello della associazioni nazionali e internazionali. L’Associazione Medica Mondiale (AMM), ad esempio, ha affermato nel 2005: «Il suicidio assistito, così come l’eutanasia, è immorale e deve essere condannato dalla professione medica. Quando il medico intenzionalmente e deliberatamente aiuta la persona a porre fine alla sua vita, allora il medico agisce immoralmente. L’Associazione Medica Mondiale ribadisce la sua ferma convinzione che l’eutanasia è in conflitto con i principi etici fondamentali della pratica medica e incoraggia vivamente tutte le associazioni mediche nazionali e i medici a non impegnarsi nell’eutanasia, anche se ciò è consentito dalla legislazione nazionale». La stessa posizione è assunta dal Comitato permanente dei medici dell’Unione Europea.

L’American Medical Association ritiene che il «suicidio assistito è fondamentalmente incompatibile con il ruolo del medico come guaritore, sarebbe difficile o impossibile da controllare e porrebbe seri rischi sociali. Invece di partecipare al suicidio assistito, i medici devono rispondere ai bisogni dei pazienti terminali». Il  British Medical Journal ha assunto una posizione molto forte contro la legalizzazione del suicidio assistito, non a caso nel Regno Unito l’80% dei medici è contrario

Anche la German Medical Association  ha ribadito il deciso rifiuto verso l’eutanasia attiva (come già aveva fatto nel 2004) così come “l’uccisione del paziente”, affermando che «il coinvolgimento dei medici nel suicidio non è un compito medico». Lo stesso ha fatto la New Zealand Medical Association. La  Organización Médica Colegial de España ritiene che «la richiesta per il suicidio assistito o l’eutanasia dovrebbe essere generalmente considerata come una richiesta di maggiore attenzione, e si può far scomparire questa richiesta applicando i principi e la pratica delle cure palliative di qualità».

Anche in Italia le associazioni mediche sono ovviamente tutte schierate contro. In occasione delle recenti menzogne dell’Associazione Luca Coscioni, che ha manipolato i risultati di uno studio scientifico, la Società di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) ha dichiarato, tramite il presidente Massimo Antonelli, che «tutta la Siiarti è contraria a ogni forma di eutanasia»E ancora: «la decisione di sospendere o non iniziare trattamenti di supporto vitale non deve comportare mai l’abbandono del paziente».

L’associazione Medicina&Persona ha scritto chiaramente perché un medico può solo essere contro a queste pratiche: «la medicina è nata da una speranza: che curare e assistere vale sempre la pena, fino alla fine, perché l’uomo ha una dignità che è data dalla vita stessa, dal solo fatto che lui esiste, perché è stato fatto. Per questa dignità riconosciuta il medico non può creare la vita come nemmeno dare la morte (Ippocrate ci è maestro). E l’utilità della medicina sta  nel rispetto di questo dato ontologico. Pena lo scadere della professione a mera tecnica, tomba della  medicina stessa, oltre che del malato».

La redazione

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