Il Wall Street Journal si schiera: abolire la legge sull’aborto

Il principale quotidiano americano scende in campo dalla parte della Corte Suprema. Il Wall Street Journal ha infatti chiesto di annullare la sentenza Roe v Wade per affidare democraticamente la decisione ai cittadini dei singoli Stati americani.

 
 
 

Ribaltare la legge sull’aborto, lo ha chiesto (incredibilmente) anche il Wall Strett Jorunal.

Il quotidiano a maggiore diffusione negli Stati Uniti si è infatti schierato a favore della Corte Suprema USA, intenzionata per l’appunto ad annullare la sentenza Roe v. Wade che legalizza l’interruzione di gravidanza dal 1973.

In verità, l’editoriale del WSJ è uscito il 26 aprile scorso mentre soltanto ieri c’è stata la fuga di notizie sulla decisione della Corte Suprema.

E’ anche vero, tuttavia, che tutti conoscono da tempo qual è l’orientamento generale dei giudici essendoci già stato un voto preliminare (ed informale) nel febbraio scorso che ha visto favorire l’affossamento dell’attuale legge.

 

Il Wall Street Journal dalla parte della Corte Suprema.

Già il titolo dell’articolo del WSJ dice tutto: “L’aborto e la Corte Suprema: questo è il momento per i giudici di passare la questione agli elettori”.

Il Wall Street Journal si esorta infatti i giudici ad utilizzare il caso attualmente in discussione, Dobbs v. Jackson Women’s Health, per ribaltare la vecchia sentenza che cinquant’anni fa ha liberalizzato l’interruzione di gravidanza in tutti i 50 stati americani.

L’aborto venne infatti imposto ai cittadini americani con una sentenza e non scaturì da una decisione democratica come una legge federale o un referendum (come è avvenuto invece in Italia).

Nell’editoriale si legge che «cinque giudici» sarebbero propensi a votare contro la legge «ma una feroce campagna di lobbying sta cercando di far loro cambiare idea».

Come abbiamo scritto, scaraventare contro questi giudici la pressione mediatica è stato proprio l’obbiettivo della fuga di notizie avvenuta ieri. Il Wall Street Journal ci ha visto lungo, evidentemente, definendo l’imminente campagna come «apocalittica».

Nell’articolo si profetizza anche il ritorno dell’abusato argomento degli “aborti clandestini” e delle “mammane”, puntualmente ripescato in occasione di sentenze favorevoli al diritto alla vita dei nascituri. «Tutto ciò ha lo scopo di indurre i giudici a fare un passo indietro dal ribaltare» la vecchia sentenza.

 

Affidare democraticamente la decisione ai singoli Stati.

Il celebre quotidiano americano non tifa né a favore né contro una legge sull’interruzione di gravidanza, ritiene più democratico che la decisione vada ai cittadini di ogni singolo Stato tramite i propri rappresentanti politici.

«La possibilità di praticare l’aborto non scomparirebbe negli Stati Uniti», si legge infatti sul Wall Street Journal.

Interrompere una gravidanza «potrebbe rimanere in alcuni stati anche se ci sono già relativamente poche cliniche che praticano aborti. Il risultato più probabile è una molteplicità di leggi a seconda di come vanno il dibattito e le elezioni. La California potrebbe consentire l’aborto fino al momento della nascita, il Mississippi potrebbe vietarlo tranne in caso di stupro o incesto».

 

Corte Suprema, le reazioni in Italia e nel mondo.

Com’era prevedibile, i grandi media hanno reagito imbastendo una furente campagna contro la Corte Suprema.

Si nota un evidente coordinamento tra i responsabili delle redazioni nell’inserire nel titolo degli articoli la parola “abolire” di fianco a “diritto”, così da suscitare facile indignazione. Come si può abolire un diritto?

Ma il punto centrale indicato dai giudici della Corte Suprema è proprio l’aver sottolineato che non esiste alcun diritto all’aborto nella Costituzione americana (come nemmeno in quella italiana, d’altra parte): l’interruzione di gravidanza è stata decisa da una sentenza da parte dei loro predecessori nel 1973.

Il presidente Joe Biden è intervenuto dicendosi «pronto a reagire» quando verrà emessa la sentenza, invitando i suoi elettori a votare candidati pro-aborto nelle prossime elezioni di medio termine (novembre 2022).

I quotidiani conservatori hanno giocato sull’ipocrisia sottolineando tutte le volte che i democratici hanno salutato con sacro rispetto le sentenze della Corte Suprema quando favorivano la loro agenda politica.

 

Tantissime le donne intervenute a sostegno della Corte Suprema, tra le più attive Lynn Fitch, procuratore generale del Mississippi, Kristan Hawkins, presidente di Students for Life, la giovanissima Allie Beth Stuckey e l’ancor più giovane senatrice Julie Slama (26 anni).

Secondo Richard Garnett, docente di Diritto costituzionale presso University of Notre Dame, è improbabile che i giudici possano cambiare idea «a causa di questa fuga di notizie». «Se è stata realizzata con l’intento di influenzare il comportamento dei giudici», ha spiegato, «chiunque ha preso quella decisione si sta davvero sbagliando».

 

In Italia la reazione più scomposta è stata de La Stampa di Massimo Giannini: «Aborto, medioevo americano». In pagina la classica retorica del “diritto di scelta” e gli slogan femministi.

Ancora una volta, non esiste un “diritto di scelta” sulla vita altrui (lo ha spiegato perfino il giurista Vladimiro Zagrebelsky). Ci si dimentica sempre, infatti, dell’altro soggetto in questione: il bambino non nato ed il diritto alla vita. Troppo comodo buttarla sull'”utero è mio”.

Diverso il commento di Giuliano Ferrara su Il Foglio, per il quale la «riconsiderazione del “diritto assoluto all’aborto” può essere il frutto, più che di un inesistente colpo di mano dei conservatori o addirittura dei trumpiani, di una evoluzione comprensibile del diritto, che nascerebbe proprio là dove tutto era cominciato».

 

L’aborto non è un tema religioso ma scientifico.

Tutto questo dimostra ancora una volta che non si tratta di una tematica “religiosa”, ma politica e scientifica.

Chi si oppone all’interruzione di gravidanza lo fa basandosi sempre più spesso sull’evidenza del dolore fetale, della vitalità del bambino non ancora nato, della capacità di sopravvivenza autonoma al di fuori dell’utero materno.

Dati scientifici non disponibili cinquant’anni fa quando molti ritenevano l’embrione un grumo di cellule da asportare senza problemi.

Non si spiegherebbe, altrimenti, perché tra i difensori della vita nascente ci sono tantissime sigle di “Secular pro-life” (cioè atei pro-vita), come raccontavamo qualche anno fa. Molti di essi sono scesi nelle piazze americane in queste ore contrapponendosi ai pro-choice (in molti casi cattolici).

Tante volte Papa Francesco ha ripetuto queste sagge parole: «Perché la Chiesa si oppone all’aborto? E’ un problema religioso? Filosofico? No, è un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema».

La redazione

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