Tribunali e giuristi si esprimono sul crocifisso nelle scuole e nei luogi pubblici

Ecco cosa ne pensano gli “esperti del settore”, costituzionalisti ed esperti del diritto, circa l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici e nelle aule scolastiche. La pagina è in aggiornamento costante.



GIULIANO AMATO. Il giurista costituzionalista, membro dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti e presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani ha dichiarato: «E’ difficile negare il diritto alla presenza di un crocifisso se essa è legata ad orientamenti profondi di una maggioranza cristiana. I valori religiosi sono il cuore delle convinzioni di molti cittadini. Pensare i valori religiosi e spirituali al di fuori della sfera pubblica è una sciocchezza perché ciò vorrebbe dire che un cittadino credente opera nella sfera pubblica senza tenere conto dei suoi valori più profondi. Questa concezione non ha nulla a che vedere con la laicità dello Stato» (cfr. Avvenire 28/8/10).

CESARE SALVI. Il giurista, ex vicepresidente del Senato, ex Partito Comunista e Sinistra Arcobaleno e Docente di Diritto civile nell’Università di Perugia ha dichiarato: «Assistiamo a una tendenza della Corti europee ad esorbitare dai propri compiti. La Corte non si attiene alla garanzia delle libertà fondamentali per la quale è stata istituita, ma tende ad espandere i suoi compiti e a invadere materie che sollevano scelte di discrezionalità. Le due Corti europee tendono ad assumere una logica di tutela dei diritti individuali senza tener conto dei corrispondenti doveri. La nostra Costituzione pone la questione in termini più comprensivi e più ampi. Inoltre, se la logica è quella dell’esaltazione del diritto del singolo senza tener conto di altri diritti o valori che possono bilanciare, si rischia di oltrepassare, snaturandola, la funzione giurisdizionale. Non si possono ignorare gli orientamenti e i valori prevalenti in un singolo paese. Queste Corti sovranazionali non tengono conto del fatto che ci sono una storia, una tradizione, dei valori e delle costituzioni nazionali che li esprimono. Personalmente ritengo che in un paese come l’Italia il crocifisso non leda alcun diritto di educare i figli secondo altre convinzioni. Mi pare una tesi eccessiva, astratta, ideologica» (cfr. Ultimissima 30/6/10)

AUGUSTO BARBERA. Il giurista e Docente di diritto costituzionale all’Università di Bologna, dichiaratamente non credente, ha dichiarato: «La decisione della Corte europea dei diritti fa propria una lettura della laicità che appartiene ad altri ordinamenti, in particolare alla Francia e alla Turchia ma che poco hanno a che vedere con la tradizione costituzionale italiana. Il tema dell’esposizione del Crocefisso nelle scuole deve dunque essere ricondotto ai principi della nostra Costituzione . Questa fa proprio il principio di laicità ma non esclude la religione dalla sfera pubblica. Neutralità dello Stato non significa, nel nostro ordinamento, neutralizzazione del fenomeno religioso. Chi offende l’esposizione del Crocefisso? Gli atei? Come diceva Piero Gobetti, il vero ateo ha la religione del dubbio, non ha certezze da contrapporre a chi ha fede, e quindi non ha simboli da collocare né da fare rimuovere (anche se spesso l’ateismo ha i suoi fanatici, come taluni fondamentalismi religiosi). I mussulmani, sempre più presenti nelle nostre scuole? Non credo che questo sia un tema particolarmente sentito da chi, peraltro, annovera Cristo fra i Profeti. In ogni caso nulla escluderebbe che in alcune classi si possano esporre accanto al Crocefisso anche altri simboli religiosi. Il problema dell’integrazione non si risolve rinunciando alla propria identità. La presenza del Crocefisso nelle aule appartiene al “patrimonio storico” del nostro Paese? E’ una tesi, quest’ultima, sostenuta e dal Consiglio di Stato e dall’allora Capo dello Stato Ciampi. A me invece sembra riduttivo ritenere la Croce solo un simbolo di identità nazionale. E’ molto di più. Anche per chi non ha il dono della Fede e non crede che Cristo sia il figlio di Dio non può ignorare che Gesù di Nazaret è comunque un figlio di uomo ( “Figlio dell’Uomo”), grande protagonista della storia dell’umanità. Il sacrificio di Cristo ha alimentato movimenti religiosi su cui si fondano non solo i valori più profondi dell’Europa ma gli stessi valori del costituzionalismo liberaldemocratico. Essi sono, per larga parte, mirabilmente riassunti nella lettera che Paolo di Tarso inviò ai Galati nel 56 dopo Cristo: la dignità della persona umana, l’eguaglianza fra uomo e donna, la fratellanza fra i popoli , la vocazione alla solidarietà, ma anche la separazione e distinzione fra Dio e Cesare, fra norme giuridiche e precetti religiosi. I valori del cristianesimo e quelli della cultura illuminista (che nei primi si ritenne espressamente radicata), hanno contribuito ad alimentare i diritti della persona, ad alimentare la parte più viva del costituzionalismo contemporaneo, ivi compresa la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, al cui rispetto è preposta la Corte di Strasburgo» (cfr. Eroicifuori 1/6/10).

GIORGIO REMBADOL. Il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) ha dichiarato: «Le singole scuole si devono attenere alla norma del Concordato tra Stato e Chiesa che prevede appunto i crocifissi nelle aule, norma concordataria oltretutto ripresa dalla Costituzione. La presenza in aula dei crocifissi esiste nella misura in cui c’è alle spalle un Concordato tra Stato e Vaticano per i rapporti tra stato e chiesa. È un problema che va al di là delle questioni che attengono alle determinazioni delle singole scuole» (cfr. Eco di Bergamo 3/11/09)

MARCO PAOLO NIGI. Il segretario del Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori Scuola (Snals), ha dichiarato: «Vorremmo che il crocifisso rimanesse perchè non è solo un simbolo religioso, ma della nostra religione cattolica che fa parte della Costituzione. Non vedo perchè togliere un emblema così importante che non è solo un fatto di fede» (cfr. Ilfilosofobottiglione 3/11/09)

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