Sindone: il fisico Di Lazzaro risponde alle (poche) obiezioni

Il Centro di ricerche ENEA di Frascati ha recentemente pubblicato un documento scientifico di enorme portata per tutti gli interessanti alla Sacra Sindone, in quanto si conclude che la scienza non è oggi in grado di replicare l’immagine sindonica nella sua totalità, ma si è solo riusciti a realizzare una colorazione similsindonica attraverso un irraggiamento di un tessuto di lino tramite impulsi laser eccimero. Il dott. Paolo Di Lazzaro, fisico e dirigente di ricerca presso il Centro Ricerche Enea di Frascati, ha anticipato questo studio proprio su questo sito web nell’ottobre scorso.

La notizia ha fatto in breve tempo il giro del mondo, generando diverse reazioni. Molte appaiono dettate da puro nervosismo, come quella apparsa sul quotidiano britannico “The Telegraph”, dove si è voluto così titolare l’articolo con la notizia: “La Sindone è un falso. Fatevene una ragione”. Si nota come l’autore del testo, Tom Chivers, sia davvero preoccupato nel cercare di allontanare la possibile autenticità della Sindone dalla divinità di Cristo. Essendovi comunque presenti numerose imprecisioni nella citazione del documento ENEA, l’articolista è stato contattato dal dott. Di Lazzaro e ne è nata un’interessante intervista. Le “vere” critiche sono invece arrivate da due soggetti in particolare: il primo è ovviamente il chimico Luigi Garlaschelli dell’Università di Pavia, responsabile scientifico del CICAP e autore dell’imbarazzante “Seconda Sindone”, l’altro è Joe Nickell, scettico e investigatore del paranormale, con un passato da mago da palcoscenico, clown per il carnevale, investigatore privato e mazziere del Casinò. Entrambi hanno prodotto delle argomentazioni e ad entrambi il dott. Di Lazzaro ha inviato delle risposte.

 

In merito a tutto questo UCCR ha intervistato il ricercatore dell’ENEA, cercando assieme a lui di fare il punto sulle obiezioni e sulle risposte.

“Dott. Di Lazzaro, è stato apprezzato il distacco dei ricercatori ENEA da eventuali implicazioni filosofiche/teologiche che i risultati del Rapporto possono aver portato. Tuttavia le maggiori critiche ricevute sono arrivate da studiosi – Garlaschelli e Nickell – affiliati ufficialmente ad associazioni di scettici “di professione”. Valutando tutte le obiezioni ricevute, ha trovato che in generale le loro posizioni siano pertinenti e sufficientemente neutrali?”
«Di fatto, molti studiosi sindonologi si dividono in due fazioni, gli autenticisti a prescindere e gli scettici a prescindere, che si fronteggiano in una sorta di guerra ideologica che non porta ad una sintesi figlia del rispetto reciproco e della comprensione delle altrui ragioni. Questa è almeno l’impressione che ho ricevuto quando mi sono accostato agli studi scientifici sulla Sindone: all’inizio era difficile per me capire chi avesse ragione, come conciliare affermazioni categoriche e opposte, districarsi tra accuse reciproche che ricordano quelle tra Capuleti e Montecchi, tra Guelfi e Ghibellini. Di conseguenza, non mi aspettavo obiezioni neutrali da due esponenti “Ghibellini” come Garlaschelli e Nickell. Sarebbe stato pretendere troppo. Tuttavia, mi aspettavo obiezioni più pertinenti e documentate, e invece nel caso di Nickell (si legga qui l’intervista) ho avuto risposte che mostrano chiaramente come Nickell stava commentando un Rapporto che non ha mai letto.

Questo approccio, se da una parte è comprensibile a causa della lingua (il nostro Rapporto è scritto in italiano) dall’altra depone per una scarsa serietà della persona. Come si fa a commentare qualcosa che non si conosce? Il risultato di questa mancata lettura del Rapporto da parte di Nickell è stato un commento “per sentito dire” a presunte affermazioni che non abbiamo mai scritto. In aggiunta a questo handicap, Nickell si è avventurato in dichiarazioni che evidenziano la sua ignoranza (nel senso proprio del termine: non conoscenza) di alcuni importanti risultati STURP, e questa “non conoscenza” lo porta a fare affermazioni che non trovano riscontro scientifico. E’ possibile che questa inadeguatezza a commentare risultati scientifici sia anche dovuta alla radice culturale di Nickell, che è un famoso prestigiatore e detective, laureato in Letteratura Inglese e Folklore, ma non ha mai seguito studi scientifici, e a maggior ragione poco conosce di misure e laboratori, per non parlare dei fondamenti di fisica e chimica applicata ai tessuti. Incredibilmente, in internet è possibile trovare una sua foto in camice, con in mano una lente e una provetta, davanti ad un microscopio, ma forse questo fa parte dei suoi studi sul folklore».

 

“Entrando più nel merito, come ha valutato gli argomenti del prof. Luigi Garlaschelli? Sembra che il cuore della sua critica sia l’argomento usato da McCrone, ovvero che sulla Sindone –afferma lui- ci sarebbero fibre ingiallite anche al di fuori dell’immagine stessa e questo dipenda da un normale processo di invecchiamento. Inoltre tende a minimizzare i risultati dicendo che anche lei e il suo team avete fallito –assieme a lui e alla sua “seconda” Sindone- poiché siete soltanto riusciti a colorare una sola fibra, su migliaia con le caratteristiche desiderate. Cosa ne pensa?”
«Il Prof. Garlaschelli ha scritto due commenti sul nostro Rapporto, uno sul sito “UARR” e l’altro sul sito “Queryonline”. Sono commenti molto diversi nel tono e nella forma, tanto da sembrare scritti da due persone distinte. Gli argomenti proposti nel sito “Queryonline” mi sono apparsi garbati e meritevoli di una risposta, che è stata pubblicata in questa pagina. In generale, ho avuto l’impressione di una lettura affrettata del nostro Rapporto, parzialmente riconosciuta da Garlaschelli nella sua replica. Nello specifico, ci sono diversi punti “tecnici” nel commento del Prof. Garlaschelli che a mio parere sono errati e/o confusi, e li ho elencati nella mia risposta, a cui rimando per i dettagli.

Per quanto riguarda l’obiezione di Garlaschelli sulle fibre ingiallite al di fuori dell’immagine, si tratta di un fatto ben noto e riportato già nel 1981 dai chimici STURP Heller e Adler in un articolo che abbiamo citato nel nostro Rapporto. Heller e Adler scrissero che tutto il telo sindonico è ingiallito a causa dell’età, ma le fibre di immagine apparivano più gialle delle fibre non di immagine, come se avessero subito un invecchiamento accelerato rispetto alle altre fibre. Apparentemente Garlaschelli sembra ignorare gli studi al microscopio delle fibrille effettuati da Rogers, dai quali risulta chiaro che solo le fibre di immagine presentano la sola pellicola esterna colorata, il cosiddetto “ghost”. Insomma, sia le fibre di immagine che quelle non di immagine sono colorate, ma non si tratta della stessa colorazione, né dello stesso invecchiamento. Deve esserci stato un fattore esterno che ha generato l’immagine solo in corrispondenza del corpo avvolto dal telo. Per quanto riguarda il lavoro di McCrone, consiglio di leggere l’interessante dibattito scaturito nella replica di Garlaschelli al link precedentemente riportato. Più in generale, la scarsa rilevanza scientifica e la non obiettività dei risultati riportati da Mc Crone e pubblicati sulla rivista da lui stesso diretta (questo fatto da solo la dice lunga) è stata dimostrata in un lavoro di grande pazienza del Dr. Heimburger che ha confrontato punto per punto tutti i risultati sperimentali e le deduzioni di Mc Crone con i risultati STURP. L’articolo si intitola “A detailed critical review of the chemical studies on the Turin Shroud: facts and interpretations” e si trova in questa pagina.

Infine, l’obiezione di Garlaschelli sulla sola fibrilla (tra le circa mille che abbiamo esaminato al microscopio) colorata nella sola pellicola esterna che dimostra il nostro fallimento, è davvero stupefacente e merita un commento. Garlaschelli non fa altro che riportare (pro domo sua) quanto affermato nel nostro Rapporto, che qui riassumo: grazie ad impulsi di luce ultravioletta estremamente brevi e potenti siamo riusciti a replicare alcune caratteristiche dell’immagine sindonica, tra cui la tonalità del colore, la mancanza di fluorescenza, la bassa temperatura di processo. La superficialità della colorazione ottenuta è di circa 7 millesimi di millimetro (quindi molto più sottile di quanto ottenibile con metodi chimici) e almeno una fibrilla risulta colorata nella parete primaria cellulare (spessa 0,2 millesimi di millimetro). Come spiegato in dettaglio nel Rapporto, la difficoltà di colorare la sola parete primaria cellulare risiede nello strettissimo intervallo di valori di intensità, numero e modalità di successione degli impulsi laser che porta alla colorazione sub micrometrica. Per inciso, è possibile che l’uso di una lunghezza d’onda ancora più breve, nell’ultravioletto estremo, possa migliorare la statistica di fibrille colorate nella parete primaria cellulare, oltre a favorire l’effetto 3D a causa del forte assorbimento di questa parte dello spettro elettromagnetico da parte dell’aria, per cui le parti del telo più distanti dalla sorgente non vengono colorate. Ora, tornando all’obiezione del Prof. Garlaschelli, risulta stupefacente perché implicitamente afferma che abbiamo fallito a riprodurre la Sindone. Ma noi non abbiamo mai pensato di riprodurre l’immagine sindonica tramite un laser. Che senso avrebbe? Viceversa, il successo e le novità dei nostri risultati sperimentali sono testimoniate dai seguenti fatti:
a) Abbiamo dimostrato che impulsi di luce possono innescare alcuni processi fotochimici che permettono di avvicinarci ad alcune delle straordinarie caratteristiche fisico-chimiche dell’immagine sindonica, risolvendo una diatriba scientifica (sinora mai chiarita) tra i Professori Jackson e Rogers (membri STURP) che risale al 1990, sulla reale possibilità che impulsi di luce possano creare una colorazione similsindonica.
b) Abbiamo confermato sperimentalmente per la prima volta che alcune catene di reazioni chimiche ipotizzate da Heller e Adler nel 1981 possono effettivamente giocare un ruolo nella colorazione similsindonica.
c) Gli impulsi di luce generano una colorazione che al microscopio si rivela nettamente più simile all’immagine sindonica rispetto alla colorazione ottenuta tramite tecniche chimiche a contatto, specie per quanto riguarda lo spessore della colorazione.
d) La estrema difficoltà tecnologica nel riprodurre alcune caratteristiche microscopiche dell’immagine sindonica (confermata peraltro dai risultati del Prof. Garlaschelli) permette di poter ragionevolmente escludere l’ipotesi di falso medioevale».

 

“Rispetto agli argomenti usati da Nickell, il centro del suo dissenso è basato sempre sulla “seconda” Sindone creata da Garlaschelli, la quale avrebbe dimostrato che sia possibile replicare l’immagine mediante l’applicazione di pigmenti, vernici chimiche e acidi rimanendo ad una profondità di colorazione di soli 0,2 micrometri di spessore, come di fatto si vede sulla Sindone originale. Sostiene anche che comunque questa profondità non sia verificata in tutti i punti dell’immagine sindonica. Cosa ne pensa?”
«Per quanto riguarda la (in)competenza di Nickell nel parlare degli aspetti chimici e fisici della colorazione sindonica, ho già espresso il mio parere nella risposta alla prima domanda. Lasciamo stare. Per quanto riguarda invece lo spessore di colorazione ottenuto dal Prof. Garlaschelli, lui stesso ammette nella sua replica che non ha mai effettuato questa misura, che pure dovrebbe essere una delle più importanti da controllare prima di poter dichiarare di aver riprodotto una Sindone molto simile all’originale. I Colleghi chimici che ho consultato escludono che con le paste, acidi, coloranti usati da Garlaschelli si possa ottenere uno spessore di colorazione inferiore a 15-20 millesimi di millimetro. Oggi sappiamo che lo spessore della colorazione è solo una delle tante differenze sostanziali, visibili a livello microscopico, tra la Sindone di Torino e la copia di Garlaschelli, si veda ad esempio questo articolo. Ribadisco che la mal riuscita copia di Garlaschelli, al contrario di quanto dichiarato dal Professore, è una ulteriore dimostrazione di quanto sia improbabile che un falsario del Medioevo abbia potuto realizzare la Sindone senza microscopio, senza conoscenze medico-legali, senza un laboratorio chimico attrezzato come quello del Prof. Garlaschelli».

 

“Dopo questa pubblicazione, per continuare ad indagare su questo affascinante mistero, quali altri studi andrebbero fatti secondo lei? Su cosa bisognerebbe concentrarsi per avvicinarsi alla verità?”
«A parer mio, è utile tornare alla lista di esami proposta nella relazione conclusiva dello STURP. Tanto per fare un esempio, ripetere la misura del C14 su campioni prelevati in diverse parti del telo che siano stati preventivamente analizzati e caratterizzati con diagnostiche avanzate, sia chimiche che microscopiche. Oggi abbiamo a disposizione tecnologie diagnostiche molto avanzate come lo SNOM (Scanning Near Field Optical Microscopy) che potrebbe dare utili informazioni. Sarebbe anche interessante provare tecniche alternative di datazione oggi disponibili (posso citare i metodi enzimatici e diversi tipi di spettroscopia). Si tratta di tecniche meno precise della radiodatazione tramite C14, perché possono datare il telo con una incertezza di diverse centinaia di anni. Tuttavia, essendo queste tecniche alternative basate su principi completamente diversi da quelli della radiodatazione, e quindi con differente sensibilità rispetto ai problemi che possono condizionare i risultati, sarebbe assai utile il loro confronto con le misure C14, per individuare eventuali errori dovuti, ad esempio, a contaminazioni».

 

“Un ultima domanda, professore. A livello personale, con la Sindone è un capitolo chiuso? Oppure c’è il desiderio di proseguire negli studi in futuro?”
«La Sindone è un enigma scientifico interessante e sfaccettato, e come Scienziati non possiamo rimanere indifferenti ai diversi quesiti scientifici tuttora insoluti sulla immagine sindonica. Per fortuna non sono le idee che ci mancano. Se un domani dovesse aprirsi la possibilità di acquistare la strumentazione adatta a migliorare la nostra conoscenza sui fenomeni chimici e fisici all’origine della immagine sindonica, io e il mio gruppo saremmo ben lieti di dare un contributo fattivo sulla base della nostra esperienza dei meccanismi di interazione luce-materia acquisita in decenni di sperimentazioni e studi. Più in generale, allargando la visuale, in Italia sono presenti competenze scientifiche a largo spettro e di livello internazionale che potrebbero essere utilizzate per mettere insieme i pezzi del puzzle scientifico che l’immagine sindonica ci propone. Quello che manca in Italia è la volontà di investire nella Ricerca, in modo da mettere a frutto le enormi competenze esistenti. Non solo in campo sindonico».

 

Concludiamo ringraziando ancora una volta della disponibilità il dr. Di Lazzaro e informando che da ieri sono ricominciati gli incontri settimanali presso l’Ateneo Regina Apostolorum di Roma all’interno del II° semestre del Diploma in Studi Sindonici. E’ possibile avere ulteriori informazioni su questo sito, ricordiamo che tra i relatori parteciperanno, tra gli altri, il fotografo Barrie Schwortz, il Prof. Avinoam Danin, la Prof.ssa Emanuela Marinelli e il dott. Di Lazzaro.

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