Il sangue di San Gennaro e la posizione della scienza

Il sangue di san Gennaro è conservato nel Duomo di Napoli (assieme al busto aureo ed argenteo del Santo e al suo cranio) in una boccetta di vetro sigillata, con volume stimato di circa 60 millilitri, riempita per metà dal liquido. Questa bottiglietta, accanto ad un’altra più piccola e vuota, è contenuta tra due pareti di vetro in un reliquiario portatile d’argento. Durante la cerimonia del miracolo di San Gennaro, il reliquiario è più volte mosso, agitato e capovolto al fine di evidenziare l’avvenuta liquefazione, che diviene visibile senza difficoltà: in certi casi quasi immediatamente, in altri dopo alcuni giorni, sebbene solidificatosi nell’arco dei secoli. L’evento è quasi sempre avvenuto in date precise durante l’anno da circa 700 anni. Ricordiamo che per i cattolici non c’è alcun problema ad affermare l’eventualità di un falso prodigio, a patto che lo si dimostri con chiarezza. La fede non è basata certo su questo, anche se può esserne aiutata. In estrema sintesi, la questione di San Gennaro rimane tuttora inspiegata e misteriosa, come vedremo. Con buona pace di chi ha deciso preventivamente come deve andare il mondo. Di seguito facciamo il punto sulla situazione scientifica, aggiornando la pagina ogniqualvolta ci siano delle novità.

 
 


 
 

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1. POSIZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA

La Chiesa cattolica non ha mai riconosciuto ufficialmente come “miracolo” il fenomeno della liquefazione. Viste le forti resistenze da parte della comunità napoletana ad abbandonare il culto del santo e delle sue reliquie si è deciso di mantenere la tradizione. Ma la commissione medica voluta dal Vaticano ha stabilito che lo scioglimento del sangue di san Gennaro non è un miracolo: tale evento è stato definito come un fatto mirabolante ritenuto prodigioso dalla tradizione religiosa popolare, essendo impossibile, allo stato dell’attuale conoscenza dei fatti, definirlo come scientificamente inspiegabile. Un requisito indispensabile perché la Chiesa riconosca un miracolo. La curi a e l’arcivescovo di Napoli hanno sollecitato e incoraggiato più volte la scienza ad effettuare ulteriori studi sul miracolo di San Gennaro. Già nel 2008 il cardinale Crescenzio Sepe aveva espresso il desiderio di porre il prodigio del Santo all’attenzione di esperti internazionali, in modo da far luce su una questione che da sempre ha suscitato polemiche.

 

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2. BREVE STORIA

Tradizionalmente si racconta che il 19 settembre del 305, durante la persecuzione di Diocleziano, Gennaro, vescovo di Benevento, fu decapitato con altri compagni nella Solfatara di Pozzuoli. In altre fonti, è detto che Gennaro fu destinato ai leoni. Qualunque sia la versione ufficiale, sappiamo che la sua nutrice raccolse il suo sangue e il suo corpo, secondo i canoni di una tradizione molto diffusa e caratterizzante l’atteggiamento dei fedeli nei confronti dei martiri. Le cerimonie in onore di san Gennaro furono istituite nel 1337 dall’arcivescovo di Napoli. Bisogna attendere il 1389 quando, il 17 agosto, il fenomeno della liquefazione venne documentato per la prima volta: «fu fatta una grandissima processione per il miracolo che Gesù mostrò mediante il sangue del beato Gennaro conservato e che allora era liquefatto come se quel giorno fosse uscito dal capo del beato Gennaro». Da allora si sono verificate circa 11.000 liquefazioni in condizioni ambientali e culturali molto diverse. L’evento si è ripetuto – quasi sempre – a date regolari, scandendo la storia di Napoli. Il 19 settembre (giorno della decapitazione del santo); il sabato che precede la prima domenica di maggio (anniversario della traslazione delle reliquie del martire nelle catacombe di Capodimonte) e il 16 dicembre (in relazione ad una terribile eruzione del Vesuvio che nel 1631 causò molti lutti e distruzione. Il popolo durante quell’evento si affidò totalmente al Santo). Sono inoltre avvenute altre liquefazioni in giorni diversi e interpretate simbolicamente dai napoletani.

 

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3. IPOTESI E STUDI SCIENTIFICI

Si parla di miracolo quando si è difronte ad un fatto oggettivamente inspiegabile a qualunque disamina, a qualunque procedimento indagativo della ragione. La scienza ci dimostra come il sangue umano, se sigillato in vitro per un certo periodo, solitamente si coaguli, senza più tornare al proprio stato liquido. Ma anche quando dovesse rompersi il coagulo (con conseguente liquefazione), ciò potrebbe avvenire una tantum: senza alcuna possibilità, dunque, di ulteriore ritorno alla coagulazione iniziale. Il liquido conservato nel Duomo di Napoli, invece, sta misteriosamente continuando, nel corso dei secoli, a solidificare ed a liquefarsi più volte, senza entrare mai a contatto con l’aria.

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3.1 ANALISI SPETTROSCOPICA TROVA EMOGLOBINA

Il 25 settembre 1902 una prima analisi spettroscopica sull’ampolla fu fatta dai professori Sperindeo e Januario rivela lo spettro dell’ossiemoglobina, cioè il prodotto di associazione dell’emoglobina -il pigmento contenuto nei globuli rossi del sangue-, con l’ossigeno[1]

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3.2 BAIMA BOLLONE AFFERMA LA PRESENZA DI SANGUE NELL’AMPOLLA

Nel 1989 il dott. Pierluigi Baima Bollone, ordinario di Medicina legale nell’Università di Torino, dichiara: «secondo il parere di alcuni insigni biologi, sembrerebbe ragionevole – sulla base delle conoscenze via via raccolte – presumere che nelle ampolline sia contenuto del sangue certamente antico». Sangue con «metaemoglobina scura e stabile, il che bene corrisponde all’aspetto cupo del materiale contenuto nelle ampolle al momento della fase solida. Nella fase di liquefazione il contenuto delle ampolle diviene invece rosso vivo, quasi che si fosse realizzato l’impossibile ripristino della ossiemoglobina. Inoltre, le conoscenze sulla coagulazione tendono a condurre gli studiosi verso la conclusione che la liquefazione ricorrente contrasta con le conoscenze scientifiche biochimiche e fisiologiche naturali»[2]

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3.3 IL CICAP PARLA DI TISSOTROPIA

Il 10 ottobre 1991 sulla rivista scientifica Nature appare una lettera[3] di Luigi Garlaschelli, responsabile scientifico del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) il quale sostiene di aver risolto l’enigma di San Gennaro. Propone quindi l’ipotesi della tissotropia, proprietà di alcuni gel di diventare più fluidi, fino a passare dallo stato solido a quello liquido, se scossi o fatti vibrare, comunque turbando il loro stato con sollecitazioni meccaniche per poi tornare allo stato precedente se lasciati indisturbati (un esempio di questa proprietà è la salsa ketchup). Ricordiamo che il chimico del CICAP, che ha fatto fortuna, non solo economica, grazie a questa vicenda, non ha mai studiato il liquido direttamente, come non studiò direttamente la Sacra Sindone di Torino prima di realizzarne una artificialmente, così mal fatta da fargli perdere la popolarità ricevuta dal sangue di San Gennaro [4]. Garlaschelli ritiene che il liquido non sia sangue ma una sostanza frutto di una manipolazione da parte di qualche abile alchimista. Ha così ricreato il “miracolo” -cioè i cambiamenti di stato da solido a liquido- utilizzando una sostanza ottenuta tramite il miscuglio di elementi abitualmente adoperati dagli antichi alchimisti. Il CICAP non ha però spiegato perché la sostanza a volte (come nel maggio 1976) non si è sciolta malgrado otto giorni di attesa e che spesso è stata invece trovata già sciolta nella cassaforte dov’è conservata, senza che fosse intervenuta alcuna energia o interferenza esterna.

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3.4 IL BIOLOGO GERACI SMENTISCE IL CICAP: C’E’ IL SANGUE, NO LA TISSOTROPIA

Nel 1999 il CICAP presenta i risultati di Garlaschelli durante l’inaugurazine della sezione campana del CICAP. Il Corriere della Sera[5] riporta che in sala è presente anche il professor Giuseppe Geraci, docente di Biologia molecolare e studioso di fama internazionale, che dopo aver precisato che ai miracoli non crede, «smantella pezzo a pezzo le tesi del Cicap». Venti minuti occorrono al «professor Giuseppe Geraci per dare un colpo alla credibilità del Cicap». Secondo Geraci la «tissotropia» non c’entra nulla perché non è gelatina ma proprio sangue quello che si conserva nel Duomo. Il quotidiano continua: «Lo stesso Garlaschelli ha dovuto riconoscere i suoi limiti e con onestà intellettuale ha poi raggiunto il professore, al termine dell’incontro, per chiedergli lumi e la possibilità di leggere i suoi studi». Ed è a questo punto che il biologo rivela: «Il sangue c’è, il miracolo no, tutto nasce dalla degradazione chimica dei prodotti, che crea delle reazioni e delle variazioni anche con il mutare delle condizioni ambientali». Quindi c’è del sangue ma niente miracolo poiché il cambio di stato è dovuto solo reazioni chimiche. Proprio su quest’ultima affermazione l’accademico cambierà idea nel 2010 (come vedremo).

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3.5 IL CICAP CONCEDE QUALCOSA

Il 1/1/2000 sul sito web del CICAP appare un articolo, colmo della solita ironia degli scettici nichilisti, in cui si riassume la vicenda scientifica sull’ampolla di San Gennaro. Sono costretti però ad ammettere che «anche le fonti critiche continuano a descrivere il miracolo come “non spiegato dalla scienza” e “non riproducibile”»[6]. L’ente sul paranormale persiste nel proporre la veridicità della propria ipotesi, cioè il fenomeno tissotropico, ma vuole sollevare la Curia di Napoli dalle accusa di frode, proponendo un compromesso: «Lungi dal porre l’accento sulle responsabilita’ della Chiesa nel partecipare ad un possibile inganno l’ipotesi tissotropica è proprio basata sul fatto che la frode, se c’è stata, è stata fino ad ora in gran parte involontaria. Se con un controllo davvero elementare, cioè scuotendo lievemente l’ampolla, l’ipotesi tissotropica venisse avvalorata, basterebbe ammettere l’errore passato, per salvare la faccia futura»[7]. Cioè, ammettete l’inganno, date ragione a noi e nessuno vi accuserà. Interessante che anche alcuni membri del CICAP comincino ad ammettere la possibilità della presenza del sangue all’interno dell’ampolla: «C’è fra noi una certa gamma di opinioni diverse. Alcuni non hanno esitazioni ad attribuire la creazione della reliquia a persone competenti preoccupate unicamente di ottenere il giusto effetto sorprendente, usando soltanto le materie piu’ adatte. Altri preferiscono tenere aperta anche la possibilità che del sangue, forse originale, forse aggiunto più tardi, faccia parte del contenuto dell’ampolla, magari in proporzione minima»[8]. Come diceva Lev Trotsky, “nessuno è più superstizioso degli scettici”.

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3.6 IL GEL TISSOTROPICO CREATO DAL CICAP NON DURA NEL TEMPO

Nel marzo 2005 Antonio Ruggeri, pur dichiarando di apprezzare l’ipotesi del CICAP, ammette che «comunque, per dovere di correttezza, bisogna anche segnalare che la sostanza ottenuta dal Garlaschelli non riesce attualmente a mantenere le proprie caratteristiche tissotropiche per un periodo superiore ai due anni»[9], mentre -riconosce il Ruggeri- il miracolo di Gennaro avviene ininterrottamente da quasi sette secoli a questa parte. Quindi, non solo il CICAP ha postulato che nell’ampolla non ci sia del sangue, al contrario degli studi precedenti e dell’opinione del biologo Geraci, ma ha anche fallito la presunta dimostrazione attraverso la sostanza tissotropica articifiale.

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3.7 L’ANTROPOLOGO CENTINI RIAPRE LA VICENDA

Nel 2006 l’antropologo e studioso di miti popolari Massimo Centini afferma che «malgrado le tesi scientifiche, il miracolo di san Gennaro continua ad essere un fenomeno che resiste agli assalti del tempo e delle critiche»[10]

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3.8 IL DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA DI NAPOLI DIMOSTRA PRESENZA DI SANGUE E LA PERMANENZA DEL MISTERO

Nel febbraio 2010, il Dipartimento di Biologia Molecolare dell’Università Federico II di Napoli, guidato dal professor Giuseppe Geraci, ha dimostrato definitivamente la presenza di sangue umano all’interno dell’ampolla di San Gennaro. Il biologo, dopo quattro anni di intense ricerche, sostiene: «Senza contare le notti passate nel buio della Cappella reale del Tesoro di San Gennaro sono partito proprio da lì, dal luogo dove la teca con l’ampolla è custodita. Ho applicato il massimo del rigore scientifico a un evento ritenuto assolutamente metafisico, inspiegabile». Dopo centinaia di osservazioni e rilevazioni non si è rilevata alcuna misteriosa variazione di peso, anche quando ci sono i mutamenti di stato. L’analisi però ha portato a una sostanziale conferma dei dati emersi nel 1989 con l’analisi spettroscopica, i quali rivelarono lo spettro dell’emoglobina. A confermare ulteriormente questo dato per il professor Geraci ha contribuito un evento assolutamente imprevisto: «Nelle disponibilità della Delegazione della Curia napoletana c’era una teca con ampolla, in tutto simile a quella di San Gennaro. Una reliquia – afferma Geraci- proveniente dall’Eremo dei Camaldoli», ritrovata dieci anni fa. L’ampolla, che è identica a quella di San Gennaro ma è di datazione diversa (risale al 1600 secolo mentre quella di San Gennaro è del 1300) è stata sottoposta a numerosi test. Geraci racconta: «abbiamo riprodotto una serie di condizioni per verificare le reazioni del liquido, rossastro e schiumoso, in tutto simile a quello di San Gennaro. Poi abbiamo potuto aprire l’ampolla e, durante l’operazione, abbiamo verificato un elemento che ci ha convinto che all’interno ci fosse sangue ancor prima di poterlo verificare direttamente. Il sangue umano, in particolare condizioni, sprigiona una sostanza che, di fatto, è un vero e proprio mastice naturale. Il tappo, così come quello dell’ampolla di San Gennaro, era praticamente incollato al vetro. Impossibile da aprire senza romperlo». In conclusione, Geraci cambia idea rispetto a quanto sostenuto nel 1999 e afferma: «così come per San Gennaro, non c’è dato scientifico univoco che spieghi perché avvengano questi mutamenti. Non basta attribuire al movimento la capacità di sciogliere il sangue, il liquido cambia stato per motivi ancora tutti da individuare»[11] Convegno scientifico. I lavori del dipartimento di Biologia molecolare dell’università di Napoli sono sono stati esposti il 5/2/10 durante il convegno “Il miracolo di san Gennaro: esperimenti e considerazioni di un biologo molecolare”[12] presso l’Accademia nazionale di Scienze fisiche e matematiche presieduta a Napoli dal rettore Guido Trombetti e rappresentata dal segretario nazionale Carlo Sbordone, titolare della cattedra di Analisi matematica alla federiciana. Sono stati riportati gli eventi che hanno portato ad eseguire misure sulla reliquia di sangue di San Gennaro, i loro risultati e le conseguenti considerazioni sulla autenticità della reliquia. Il biologo Geraci ha aperto il convegno mostrando ai presenti un campione del proprio sangue solidificato e agitandolo ne ha provocato la liquefazione. Lo scienziato ha però poi sottolineato l’incredibilità e unicità dell’ampolla dell’Eremo dei Camaldoli e di quella di San Gennaro: «non basta l’evento meccanico, uno scossone, a far cambiare stato. Quando ho aperto l’ampolla dei Camaldoli [quindi a contatto con l’aria] il sangue contenuto da liquido è divenuto gelatinoso, ho sottratto del calcio per riportarlo allo stadio fluido. Per l’ampolla con il mio sangue è invece bastato uno scossone. Quello che non sappiamo è in base a quali circostanze il sangue dell’ampolla di San Gennaro passa da solido a liquido e viceversa»[13]. Ricordiamo che la liquefazione del sangue di San Gennaro non avviene per contatto con l’aria e rimane aperto il mistero per cui in alcuni casi nonostante numerosi giorni di “agitazioni” dell’ampolla, il sangue sia rimasto solido e altri in cui si è sciolto senza intervento esterno.

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3.9 IL RETTORE TROMBETTI CONFERMA IL LAVORO DI GERACI E LA NON SPIEGABILITA’ DEL FENOMENO

Il matematico Guido Trombetti, accademico di prestigio internazionale, Presidente dell’Accademia di Scienze Matematiche e Fisiche, docente di Analisi Matematica I e II per il corso di laurea in Fisica e già Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, ha confermato il lavoro del biologo Geraci affermando: «nella teca custodita in cattedrale vi è certamente sangue umano. Facendo così giustizia di ipotesi fantasiose. Perché il 19 settembre di ogni anno, agitando la teca, il sangue ivi racchiuso possa sciogliersi nessuno sa dirlo. Neanche gli esperimenti di Geraci». Per poi concludere così: «I punti di incontro e di dialogo tra scienza e fede vanno cercati tenacemente. Superando però un equivoco sempre in agguato: bisogna smetterla con la pretesa superiorità intellettuale della posizione dei non credenti rispetto a quella dei credenti. Si tratta in entrambi i casi di una posizione dogmatica. O, se vi piace di più, si tratta della scommessa di Pascal»[14]


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4. Note

1 ^ Ferdinando Grassi, I Pastori della Cattedra Beneventana, Auxiliatrix 1969, pag. 13
2 ^ P.L. Baima Bollone, San Gennaro e la scienza, SEI 1989, pag. 204
3 ^ http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100063
4 ^ si veda La Sindone dell’UAAR e del CICAP è una perfetta bufala
5 ^ da Il Corriere della Sera 5/2/10
6^ http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100062#Altre_ipotesi
7^http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100062#Non_un_accusa_ma_la_possibilita_di_un_onorevole_via_d_uscita
8 ^ http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100062#C_e_del_sangue
9 ^ A. Ruggeri, “Il sangue di San Gennaro”, marzo 2005
10 ^ Massimo Centini, “Misteri d’Italia“, Newton & Compton 2006, pag. 55 e seguenti.
11 ^ Il Mattino di Napoli, 5/2/10
12 ^ sito web dell’Accademia nazionale di Scienze fisiche e matematiche
13 ^ Il Levante, 9/5/10
14 ^ Il Messaggero, 7/2/10

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