Il «dio» delle lacune scientifiche

In qualsiasi dibattito su scienza e fede o tra credenti e atei, presto o tardi, viene sollevata la questione del «Dio delle lacune». Si tratta dell’idea secondo cui l’introduzione di un dio o di Dio nelle teorie scientifiche serve per fornire una spiegazione a qualcosa che non conosciamo (o che ancora la scienza non conosce). Introduciamo «Dio» per mascherare la nostra ignoranza.



Laplace, Napoleone e Dio

La famosa affermazione del matematico francese Pierre-Simon Laplace (1749-1847) viene molto spesso utilizzata in maniera impropria dai non credenti per sostenere la loro filosofia o la visione atea della scienza (accade addirittura nell’enciclopedia online Wikipedia1). Quando infatti Napoleone al celebre scienziato dove si inserisse Dio nella sua opera matematica, Exposition du système du monde, Laplace, del tutto correttamente, rispose: «Signore, io non ho bisogno di questa ipotesi». Cosa mai poteva c’entrare Dio nella descrizione matematica di fattori naturali? E’ una risposta corretta ad una sciocca domanda. Dio non è certo una regola incorporata nell’azione delle forze e la risposta di Laplace sarebbe la stessa che ogni scienziato cristiano avrebbe dato.


Il «Dio delle lacune» è ciò a cui gli atei e i cristiani si oppongono

Ciò che molti fanno fatica a comprendere è che per il cristianesimo, e solo per esso, Dio non è certo una spiegazione alternativa alla scienza e perciò non può puramente essere inteso come «Dio delle lacune». Al contrario, è la ragione di ogni spiegazione. Nonostante questo, i teorici dell’ateismo, come Richard Dawkins ad esempio, insistono a concepire Dio come alternativa esplicativa alla scienza, un’idea -lo ribadiamo- che non si ritrova da nessuna parte nella riflessione teologica di qualche spessore. Questi pensatori combattono un Dio a cui nessun crede.

Il matematico di Oxford, John C. Lennox, il quale ha avuto modo di dibattere pubblicamente con vari esponenti di questo tipo di ateismo, commenta divertito: «Dawkins combatte contro un mulino a vento, respingendo un concetto di Dio in cui comunque non crede nessun pensatore serio. Una tale attività non è necessariamente da considrere un segno di sofisticazione intellettuale»2.

Allo stesso modo Richard Swinburne (1934), professore emerito di filosofia all’Università di Oxford, scrive: «Si noti che io non sto presupponendo un “Dio delle lacune”, un dio al puro scopo di spiegare le cose che la scienza ancora non ha spiegato. Io sto presupponendo un Dio allo scopo di spiegare perché la scienza spiega; io non nego che la scienza spieghi, ma presuppongo Dio per spiegare perché la scienza spiega. Proprio il successo della scienza nel mostrarci quanto profondo sia l’ordine del mondo fornisce valide ragioni per credere che tale ordine abbia una causa ancora più profonda»3. Dio, come giustamente osserva Swinburne, è la spiegazione migliore della potenza esplicativa della scienza.


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Note
1 si veda Wikipedia/PierreSimonLaplace/ConvinzioniFilosofiche quando si dice: «Laplace era infatti ateo o quantomeno agnostico come dimostra il seguente aneddoto, probabilmente vero….».
2 J.C. Lennox, “God’s Undertaker – Has Science Buried God?”, Lion UK 2007
3 R. Swinburne, “Is there a God?”, Oxford University Press 1996, pag. 68

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