La morte di Ipazia di Alessandria

Nel XVIII secolo, un certo John Toland, filosofo razionalista irlandese, pubblicò un libro intitolato “Ipazia”. Il soggetto dell’opera era una certa Ipazia di Alessandria, filosofa e matematica vissuta nel V secolo d.C. e lo scopo del libro si rivelò essere l’ennesimo attacco nei confronti della religione cristiana, nello specifico quella cattolica. Da allora, dopo tredici secoli di distanza dai fatti accaduti nei quali fu scarsissimo l’interesse verso la filosofa, la vicenda di Ipazia di Alessandria ha iniziato ad essere uno dei tanti strumenti di diffamazione nei confronti della Chiesa.

 
 

| Chi fu Ipazia |
| La sua morte secondo Socrate Scolastico |
|La sua morte secondo Damascio|
|Altre fonti sulla morte di Ipazia|
|Conclusione|

 

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Chi fu Ipazia

Le notizie che abbiamo su Ipazia sono alquanto scarse. Ciò che si sa arriva dalla “Storia Ecclesiastica”, opera di un certo Socrate Scolastico, avvocato presso la corte di Costantinopoli e contemporaneo di Ipazia. L’altra fonte sono gli scritti di Damascio, filosofo neoplatonico vissuto un secolo più tardi. Ipazia nacque fra il 355 e il 370 d.C. ad Alessandria d’Egitto e venne avviata dal padre, Teone di Alessandria, allo studio della matematica, della geometria e dell’astronomia. Accanto a queste discipline affiancò l’interesse per la filosofia. Le sue opere sono andate tutte perdute: si dice che, pur non avendo elaborato un vero e proprio sistema filosofico, si interessò al neoplatonismo, studiando Platone e Plotino. Comunque, più che per la sua vita, Ipazia è nota, purtroppo, per la sua tragica morte, vicenda rispolverata dal 1720 da laicisti e detrattori della Chiesa Cattolica a motivo di condanna. Un gruppo di cristiani fanatici l’avrebbe infatti trascinata in una chiesa per ucciderla a colpi di tegole. Alcuni sostengono che ad ordinare tale, orribile, omicidio fu il vescovo Cirillo di Alessandria, santo e dottore della Chiesa, ma analizzando le fonti storiche, in realtà, emerge ben altro.

 

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La sua morte secondo Socrate Scolastico

Il vescovo Cirillo era allora in forte contrapposizione con Oreste, prefetto di Alessandria, rappresentante di Costantinopoli e, per tale motivo, era mal visto dalla popolazione del luogo e anche da Socrate Scolastico, forte sostenitore di Oreste. In quel periodo, era inoltre molto alta la tensione fra pagani e cristiani e in questo clima non era certamente evento raro la formazione di frange estremiste e fanatiche, dall’una e dall’altra parte. Quanto alla morte di Ipazia, dalla Storia ecclesiastica di Socrate Scolastico si apprende:

«Fu vittima della gelosia politica che a quel tempo prevaleva. Ipazia aveva avuto frequenti incontri con Oreste. Questo fatto fu interpretato calunniosamente dal popolino cristiano che pensò fosse lei ad impedire ad Oreste di riconciliarsi con il vescovo. Alcuni di loro, perciò, spinti da uno zelo fiero e bigotto, sotto la guida di un lettore chiamato Pietro, le tesero un’imboscata mentre ritornava a casa. La trassero fuori dalla sua carrozza e la portarono nella chiesa chiamata Caesareum, dove la spogliarono completamente e poi l’assassinarono con delle tegole. Dopo avere fatto il suo corpo a pezzi, portarono i lembi strappati in un luogo chiamato Cinaron, e là li bruciarono. Questo affare portò non poco sdegno contro Cirillo e contro alla chiesa di Alessandria: infatti nulla può essere più estraneo da i seguaci degli (insegnamenti) di Cristo che uccisioni, lotte e cose del genere»

Da queste poche righe si nota che Socrate Scolastico, contemporaneo di Ipazia, non esprime alcuna condanna diretta nei confronti di Cirillo. Eppure ne avrebbe avuto tutto l’interesse poiché come già detto era un noto avversario politico del Vescovo Cirillo. Ma non lo fa. La colpa ricade sul gruppo di cristiani guidati da Pietro “il lettore”, attribuendo loro tutte le responsabilità dell’accaduto. Socrate Scolastico sottolinea solo che l’iniziativa di questi fanatici ebbe -come è comprensibile- ripercussioni sulla chiesa stessa e sul suo rappresentante, Cirillo. Ma questo non significa certo che lui approvasse o fosse coinvolto.

Come ha anche spiegato la storica del cristianesimo Ilaria Ramelli, Senior Research Fellow presso l’Università di Durham e ordinario di Storia del Vicino Oriente romano, e Assistente di Storia della filosofia antica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Socrate rappresenta «la fonte più antica relativa alla drammatica vicenda di Ipazia, risalente appunto a vent’anni dopo i fatti. Fa notare che Socrate è un ammiratore di Ipazia e accusa degli “uomini esaltati” del popolini (non parla di monaci). Spiega dunque la storica: «Socrate non incolpa direttamente Cirillo dell’assassinio», egli cita «il lettore Pietro», e se anche quest’ultimo dovesse essere l’omonimo collabora­tore di Cirillo, Pietro Anagnoste, «Socrate non i­stituisce questo legame».

 

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La sua morte seconda Damascio

Nella “Vita di Isidoro” di Damascio, scritta 100 anni dopo i fatti narrati, scrive:

«Così accadde che un giorno Cirillo, vescovo della setta di opposizione [il cristianesimo], passò presso la casa di Ipazia, e vide una grande folla di persone e di cavalli di fronte alla sua porta. Alcuni stavano arrivando, alcuni partendo, ed altri sostavano. Quando lui chiese perché c’era là una tale folla ed il motivo di tutto il clamore, gli fu detto dai seguaci della donna che era la casa di Ipazia il filosofo e che lei stava per salutarli. Quando Cirillo seppe questo fu così colpito dalla invidia che cominciò immediatamente a progettare il suo assassinio e la forma più atroce di assassinio che potesse immaginare».

Subito emerge una forte differenza tra questa narrazione dei fatti rispetto a quella di Socrate Scolastico. L’accusa nei confronti del vescovo Cirillo è esplicita, dichiarandolo mandante diretto dell’omicidio di Ipazia. Non si sa da quali fonti abbia tratto questa descrizione dei fatti che, comunque, presenta scarsa attendibilità storica. Oltre alla grande distanza dagli avvenimenti, Damascio scrive esplicitamente in un’ottica fortemente anticristiana (i seguaci di Cristo, ad esempio, sono definiti “setta di opposizione”), certamente non con la neutralità usata da Socrate Scolastico. Sostiene inoltre che il movente per   l’assassinio fu “l’invidia” provata da Cirillo nei confronti di Ipazia. Tuttavia anche questo appare inverosimile poiché il vescovo era uno dei teologi e filosofi più stimati e potenti dell’epoca e non vi è alcun motivo plausibile che potesse indurre Cirillo ad essere invidioso della filosofa. Una donna oltretutto, quindi in una “posizione sociale” di certo inferiore alla sua, secondo la cultura di allora.

I laicisti moderni sostengono anche che Ipazia fosse per i cristiani una filosofa “pericolosa” a causa delle sue idee. Anche questo -secondo loro- avrebbe giustificato l’intervento di Cirillo. Eppure sappiamo che Ipazia si ispirava alla dottrina neoplatonica e, come tutti sanno, il neoplatonismo influenzò notevolmente proprio lo sviluppo della filosofia cristiana (basti accennare Agostino, ad esempio). Occorre inoltre ricordare che un discepolo di Ipazia, un certo Sinesio di Cirene, divenne vescovo di Tolemaide ed anche dopo la sua elezione all’episcopato continuò a considerare la filosofa alessandrina come un punto di riferimento («Tu, madre, sorella e maestra, mia benefattrice in tutto e per tutto, essere e nome quant’altri mai onorato», scrisse).

 

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Altre fonti sulla morte di Ipazia

Vi è infine un’ultima fonte che descrive la morte di Ipazia. Si tratta della “Storia ecclesiastica” scritta da un certo Filostorgio, cristiano ariano vissuto tra la fine del ‘300 e la prima metà del ‘400. L’opera originale è andata perduta ma rimangono alcuni scritti del patriarca ortodosso Fozio (820 – 893). Proprio quest’ultimo scrive : «L’empio (Filostorgio) a questo punto dice che, al tempo del regno di Teodosio II, quella donna fu fatta a pezzi dai sostenitori della consustanzialità». Anche in questa testimonianza non vi è alcuna traccia del nome di Cirillo. Con “sostenitori della consustanzialità” si riferisce genericamente ad ortodossi e cattolici, cioè a coloro che credevano nella consustanzialità di Cristo col Padre, al contrario degli ariani che ne negavano la natura divina.

 

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Conclusione

Dalla breve analisi condotta, gli storici ritengono prive di qualsiasi attendibilità le accuse mosse dai laicisti. Considerando poi che la vicenda di Ipazia riemerse, assieme a molte altre “leggende nere”, nel contesto illuminista -in un periodo quindi non certo favorevole al cristianesimo-, non è difficile pensare ad una sua rielaborazione in ottica anticristiana. Certo, la fine della povera Ipazia rimane un episodio che nulla ha a che vedere con il cristianesimo e va fermamente ed inequivocabilmente condannato. Ma il comportamento ed il fanatismo di un gruppo minoritario di esaltati, non può in alcun modo intaccare la missione e il messaggio della Chiesa.

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