Il celibato di Gesù e il rapporto con Maria Maddalena

Maria Maddalena è la donna più calunniata e fraintesa del Nuovo Testamento. Tanti, anche in buona fede, la ritengono ad esempio la prostituta purificata, la peccatrice perdonata da Gesù. Tanti altri pensano che sia quella Maria, sorella di Lazzaro e Marta, che unse con l’unguento Gesù a Betania. Ma non è né l’una né l’altra.

Quando gli gnostici si misero a redigere i loro Vangeli per riscrivere la storia del cristianesimo, si occuparono anche di Maria Maddalena. Scrittori e registi contemporanei li hanno interpretati a modo loro, facendo emergere un rapporto di matrimonio tra la Maddalena e Gesù, con tanto di figli e di dinastia segreta. Interessante a questo proposito il  chiarimento del card. Gianfranco Ravasi.

Non ci sarebbe comunque nulla di compromettente ad ammettere -se ciò fosse vero- che Gesù avesse una moglie, come l’avevano alcuni apostoli (Pietro su tutti). Ma essendo una falsità storica creata “a tavolino” è bene smentirla. Nel periodo recente hanno portato avanti questa teoria cospiratoria lo scrittore Nikos Kazantzakes, che nel suo romanzo “L’ultima tentazione” (Frassinelli 1961), fece sognare a Gesù sulla croce come sarebbe stato se, invece di salvare l’umanità, avesse formato famiglia con Maria Maddalena. Il regista Martin Scorsese, che ne trasse il film “L’ultima tentazione di Cristo” (1988). Nel 2003 (con il film nel 2006) arrivò lo scrittore Dan Brown col suo romanzo Il Codice da Vinci, anche lui rifacendosi esplicitamente agli gnostici, in particolare il Vangelo di Filippo. Molti altri romanzieri hanno poi seguito le sue orme: Laurence Gardner con “La linea di sangue del Santo Graal” (2004); Margaret Starbird con “Maria Maddalena e il Santo Graal” (2005); Jean-Yves Leloup con “Il Vangelo di Maria Myriam di Magdala” (2007); Marianne Fredricksson con “La prescelta Maria Maddalena” (2007); Kathleen McGowan con “Il Vangelo di Maria Maddalena” (2007) ecc…



Non c’è alcun indizio sul fatto che Maria Maddalena fosse una prostituta

Nei Vangeli non c’è alcun collegamento fra Maria Maddalena e il fatto che fosse una prostituta. Lo ha spiegato lo storico del cristianesimo Mauro Pesce: «I vangeli non dicono che la Maddalena fosse una prostituta. Solo nell’interpretazione successiva la sua figura è stata sovrapposta a quella della prostituta che compie uno straordinario gesto di venerazione nei confronti di Gesù» (C. Augias e M. Pesce, “Inchiesta su Gesù”, Mondadori 2006, pag. 42). L’abbinamento è nato per deduzioni ed interpretazioni postume decisamente azzardate. Ha spiegato ancora Pesce: «Scrive Luca: “Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato” (7,37-38). Di questa donna non si dice il nome. Il vangelo aggiunge che Gesù le perdona i peccati. Poche righe dopo, lo stesso vangelo, nominando alcune donne che seguivano Gesù, dice che fra queste vi era Maria di Magdala e precisa che da lei Gesù aveva scacciato sette demoni, il che non vuol dire che fossero demoni di tipo sessuale. Per Luca le due donne sono certamente diverse e la Maddalena non è una prostituta. La sua trasformazione in prostituta è avvenuta solo a partire dal VI secolo in Occidente» (C. Augias e M. Pesce, “Inchiesta su Gesù”, Mondadori 2006, pag. 42). Si può pensare che fosse vedova anche perché a differenza della maggior parte delle altre donne del Nuovo Testamento, non viene mai definita per il tramite di un uomo («figlia/sorella/moglie/madre di…»).

1) Indipendenza finanziaria. Quest è il primo motivo che ha portato a pensare al fatto che fosse una prostituta. Sembra anche che abbia contribuito a sostenere economicamente («con quello che possedeva») Gesù e i suoi discepoli, probabilmente in segno di gratitudine per la guarigione ricevuta e per l’eccezionalità dell’Uomo Gesù. Sappiamo che era originaria di Migdal (o meglio Migdal Nunaya, “torre dei pescatori”), come si chiama oggi questa cittadina situata sulle sponde del lago di Tiberiade. La località acquisì al tempo di Gesù grande fama con il suo nome greco, Taricheai, per la sua specialità gastronomica: il pesce in salamoia. Perfino Strabone, nella sua “Geografia” terminata attorno al 18 d.C., richiama l’attenzione sul successo della pietanza tipica di Migdal. La cittadina divenne presto il centro di una fiorente industria della lavorazione del pesce e i suoi abitanti si arricchirono velocemente (scoperte archeologiche hanno portato alla luce grandiosi palazzi dell’epoca di Gesù, con bagni e mosaici magnifici). Il collegamento tra la stabilità finanziaria di Maria Maddalena e la ricchezza della città da cui proveniva (potrebbe facilmente aver ereditato una delle fiorenti attività della lavorazione del pesce in salamoia da qualche familiare o dal marito) sembra essere molto più storicamente realistico rispetto all’ipotesi che essa dovesse essere per forza una prostituta.

2) Confusione con Maria di Betania.. Il secondo motivo si basa su un’interpretazione errata di papa Gregorio Magno, nel 591 d.C. Egli ritenne (in un suo sermone contenuto nelle “Omelie sui Vangeli”, 2,33,1) che Maria Maddalena fosse quella donna peccatrice, che Giovanni chiama “Maria” (Gv 12,1-8), la quale unse con l’unguento Gesù, mentre egli era a Betània a casa di Simone (Mc 14, 3-9, Lc 7, 36-50 e Mt 26, 6-13). Il fatto che anche questa donna, peccatrice, si chiamasse “Maria” non può però significare molto. Dalla statistica sulle iscrizioni degli ossari di Gerusalemme, sappiamo infatti che il nome “Maria” all’epoca era il più diffuso fra le donne. Nei Vangeli ne incontriamo addirittura quattro (o forse cinque*): Maria, la madre di Gesù; sua cognata Maria; Maria, sorella di Lazzaro e Marta; e appunto Maria Maddalena. La peccatrice “Maria” viveva a Bètania mentre Maria Maddalena era originaria di Magdala, in Galilea e accompagnava spesso Gesù assieme agli apostoli. Non c’è alcun collegamento e le Chiese orientali l’hanno sempre saputo: ricordano infatti Maria di Betània, la peccatrice (prostituta) perdonata, il 4 giugno e Maria Maddalena il 22 luglio. La Chiesa cattolica solo nel 1969, dopo il Concilio vaticano II, riconobbe ufficialmente l’errore di identificazione delle due donne.



Gesù non era sposato con la Maddalena

1) Gesù era celibe come lo erano gli esseni. Dan Brown mette in bocca al suo personaggio, Leigh Teabing, ne Il Codice da Vinci, queste parole: «Gesù era ebreo e il costume dell’epoca imponeva virtualmente a un ebreo di essere sposato. Secondo i costumi ebraici, il celibato era condannato e ogni padre aveva l’obbligo di trovare per il figlio una moglie adatta». Ecco giustificata la teoria del matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena. Lo storico del cristianesimo Mauro Pesce la definisce una «interpretazioni errate del testo» (C. Augias e M. Pesce, “Inchiesta su Gesù”, Mondadori 2006, pag. 42) dei vangeli gnostici, come quello di Filippo. Si collega anche come “prova” il fatto che i seguaci di Gesù (compresa la Maddalena) lo chiamavano rabbi («maestro») e oggi i rabbini sono sposati. Ma tutti sanno che l’ebraismo contemporaneo deriva solo da uno solo dei tre movimenti religiosi presenti all’epoca di Gesù: quello dei farisei. Accanto ad essi c’erano i sadducei (i principali oppositori di Gesù) e gli esseni (tradizionalisti). Questi ultimi erano un movimento religioso molto consistente che viveva nel celibato (Giovanni Battista era un esseno e fece del celibato una regola di vita) e nessuno «imponeva» loro di sposarsi. Sugli esseni sappiamo molto di più grazie a ritrovamenti dei “rotoli del Mar Morto”. I punti di contatto rta gli esseni e Gesù sono numerosi, oltre alla vita celibe. Furono in molti a riconoscere il Messia dei profeti in Gesù Cristo. Ad esempio sappiamo che utilizzavano un calendario solare (sadducei e farisei ne usavano uno lunare) e la Pasqua per loro cominciava due giorni prima: probabilmente furono alcuni di loro che misero a disposizione di Gesù e dei suoi discepoli i loro locali per festeggiarla (questo spiega anche il perché Gesù fece la cena pasquale di giovedì mentre i farisei lo fecero di venerdì, vedi Mt 26,17; Mc 14,12; Lc 22,7 e Gv 18,28). Il movimento degli esseni era celibatario (i primi monaci cristiani e il celibato del sacerdozio cristiano hanno qui la loro origine), come confermato anche da Giuseppe Flavio e Plinio. Negli Atti degli Apostoli si parla anche di «uomini pii» e di «sacerdoti» che si uniscono alla prima comunità cristiana. Non potevano essere certo nè i sacerdoti del Tempio, i sadducei, che continuarono a perseguitare i primi cristianim nè i farisei, i quali non avevano sacerdoti. Erano infatti sacerdoti esseni, celibi. Il celebre studio del massimo esperto mondiale del giudaismo antico, Gèza Vemes, “Gesù, l’ebreo” (1983), direttore di Studi ebraici e del Forum per gli studi su Qumran all’Università di Oxford è molto chiaro: la scelta del celibato da parte di Gesù ha ragioni storiche ben precise. La missione profetica nel giudaesimo del I secolo includeva infatti la castità. Il celibato era una condizione ben nota all’ebraismo antico ed era chiamato «nazireato». I nazirei erano riconsocibili dal fatto che non si tagliavano i capelli e la barba (si pensi all’immagine di Gesù restituita dalla Sindone di Torino).

2) Nei Vangeli canonici Gesù stesso parla del celibato. Nel Vangelo di Matteo, è Gesù stesso che si riferisce al celibato: «Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Mt, 19,12). Come poteva l’evangelista riportare con coerenza queste frasi se Gesù per primo fosse legato a casa, moglie e figli? Egli non aveva una casa, una donna, dei figli, viveva a turno dagli amici, dagli apostoli o nelle grotte: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi,, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). Potrebbe parlare così un marito fedele o un padre di famiglia come i teorici della cospirazione cristiana vogliono presentarci? Anche le parole di Paolo confermano il celibato di Cristo. Sentendosi svantaggiato perché al contrario di Pietro non era sposato, chiede: «Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?» (1Cor 9,5). Se Gesù avesse avuto una compagna, Paolo non avrebbe evitato di citare il suo nome.

3) Gli gnostici stessi (le fonti di Dan Brown) ripudiano i rapporti carnali. Le argomentazioni di coloro che sostengono l’unione matrimoniale tra Gesù e la Maddalena risalgono esclusivamente all’interpretazione dei Vangeli gnostici, in particolare il Vangelo di Filippo. Nella dottrina gnostica, Gesù e Maria Maddalena divengono i rappresentanti dei principi originari Logos («parola») e Sophia («spirito»). In questo linguaggio metaforico, la Sophia era la compagna del Logos. Ma è una rappresentazione che non ha nulla a che fare con il matrimonio. Anzi, nel Vangelo di Filippo (versetto 122) l’unione carnale viene rifiutata espressamente. Al suo posto deve subentrare «il matrimonio immacolato», cioè l’unione spirituale. Esso «non è carnale, ma puro». Secondo gli gnostici, «la sposa è impudica non solo quando riceve il seme di un altro, ma anche quando si allontana dalla sua camera da letto ed è vista». Per il redattore del Vangelo di Filippo, al quale si è ampiamente rifatto Dan Brown per il suo Il Codice da Vinci, l’unione carnale tra Gesù e la Maddalena sarebbe assolutamente impensabile, un sacrilegio osceno. Addirittura nel Vangelo gnostico di Tommaso si parla del superamento della carnalità, la donna deve perfino rinunciare alla sua sessualità (Logion 114).

3) Maria Maddalena era una compagna di viaggio e non moglie. Nel Vangelo di Filippo (versetto 55) leggiamo: «La compagna di Cristo è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciò più volte sulla bocca. Le altre donne, vedendo il suo amore per Maria, gli dissero: “Perché ami lei più di tutte noi?”. Il Salvatore rispose a loro: “Come mai io non amo voi come lei?”». Dan Brown nel suo Codice da Vinci cita questo versetto letteralmente e giustifica: «Ogni esperto di aramaico sa che la parola “compagna”, all’epoca, significava letteralmente “moglie”». Eppure ogni esperto di aramaico saprà che il Vangelo di Filippo non è scritto in aramaico ma è, come tutti gli scritti trovati a Nag Hammadi, una traduzione copta di un testo greco. La parola usata nell’originale per «compagna» è koinonos, che non significa «moglie» o «amante» ma effettivamente «compagna di viaggio». Nel mondo commerciale questo termine è utilizzato nel significato di «collaboratore», o «socio in affari». La parola è usata anche da Luca quando descrive la pesca fatta dai fratelli Giacomo e Giovanni insieme a Pietro (5,10). Si traduce: «che erano soci di Simone». Nemmeno negli gnostici quindi si parla di una gyne (moglie), di heteira (amante) o pallake (concubina). Anche per essi Maria Maddalena era una compagna di viaggio, come i discepoli e come confermano i Vangeli canonici.

4) Il bacio con la Maddalena era usanza tipica fra i discepoli. Sempre riprendendo il versetto gnostico di Filippo, citato poco sopra, e ripreso letteralmente da Dan Brown e dai teorici della cospirazione, occupiamoci del bacio. Occorre ricordare che nell’ambito della prima comunità cristiana, il bacio era, come accade ancor oggi in Oriente, un gesto di saluto normale (anche tra uomo ed uomo): un bacio sulla bocca indicava un legame particolare di fratellanza o anche tra maestro e discepolo. Oggi probabilmente si è trasformato nello “scambio della pace” che avviene durante la celebrazione eucaristica. Lo stesso Paolo consigliava alle comunità: «Salutatevi gli uni e gli altri con il bacio santo» (Rm 16,16; 1Cor 16,20). Lo stesso Giuda tradì il suo Maestro con un bacio, a conferma del suo utilizzo fra gli apostoli. In un altro testo gnostico, Il Vangelo di Maria Maddalena, Gesù appare dopo la risurrezione e prima dà il bacio a tutti i suoi discepoli. In un’altra circostanza Pietro interroga Maria Maddalena di fronte agli altri apostoli. Innalzata con questa richiesta al rango di discepolo, si alzò e diede a tutti il bacio prima di parlare. Il bacio era quindi segno di fratellanza, senza alcun riferimento sessuale. Che Gesù baciasse anche Maria Maddalena sulla bocca, sempre che ciò sia accaduto veramente e sempre che si possano valutare “attendibili” i Vangeli gnostici, indica solo che la considerava sullo stesso piano degli altri discepoli. Oggi -ipotizziamo- la avrebbe salutata con due baci sulle guance, con un abbraccio o con una calorosa stretta di mano. Lo storico Mauro Pesce ha scritto infatti: «Si tratta di un bacio santo, uno degli atti praticati nelle riunioni liturgiche della Chiesa primitiva. Ancora oggi, del resto, il bacio sulla bocca è tipico di molte culture, senza che abbia uno specifico significato sessuale. Neanche il bacio di Gesù alla Maddalena ha carattere erotico, avrebbe potuto benissimo essere scambiato con i discepoli uomini. Rivela l’intenzione di dare al gesto una particolare intensità religiosa avvicinabile all’atto descritto nel capitolo 20 del Vangelo di Giovanni, quando Gesù alita sui discepoli per trasmettere loro lo Spirito Santo. Mi chiedo se anche nel Vangelo di Filippo non si pensi a un atto di tipo rituale, a suggello di una comunicazione spirituale intensa. Il brano sembra contrapporre la figura mitica di Sofia, religiosamente sterile, a quella di Maddalena che, tramite l’unione spirituale, è invece feconda» (C. Augias e M. Pesce, “Inchiesta su Gesù”, Mondadori 2006, pag. 42).

——-
*Alcuni studiosi distinguono la “Maria” peccatrice di Bètania dalla “Maria” sorella di Lazzaro e Marta e ovviamente da “Maria” Maddalena, dalla madre di Gesù e da sua cognata.

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace