Maria Maddalena, prostituta o amante di Gesù? La verità sulla donna di Magdala.

Maria Maddalena (Maria di Magdala) è la donna più fraintesa del Nuovo Testamento. Viene ritenuta una prostituta, la peccatrice perdonata da Gesù, viene confusa con Maria Betania, un’omonima citata nei Vangeli, sorella di Lazzaro e Marta. Infine c’è perfino chi -a cominciare dallo scrittore Dan Brown- l’ha dipinta come la moglie o l’amante segreta di Gesù, con tanto di figli e di dinastia segreta. Esistono buone argomentazioni per affermare che nessuna di queste affermazioni corrisponde alla verità: le documenteremo in questo dossier.

 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Maria Maddalena era una prostituta?

Iniziamo dall’equivoco sicuramente più diffuso. Nel Nuovo Testamento non vi è un alcun collegamento fra Maria Maddalena ed il fatto che fosse una prostituta, non esisterebbe alcun problema ovviamente se lo fosse stata ma è una deduzione priva di fondamenta. Il prof. Mauro Pesce, ordinario di storia del Cristianesimo all’Università di Bologna, ha correttamente spiegato: «I vangeli non dicono che la Maddalena fosse una prostituta. Solo nell’interpretazione successiva la sua figura è stata sovrapposta a quella della prostituta che compie uno straordinario gesto di venerazione nei confronti di Gesù» (C. Augias e M. Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori 2006, pag. 42).

 

L’abbinamento tra Maddalena e la prostituzione potrebbe essere nato da tre elementi.

a) Equivoco sul versetto di Luca. Ne ha parlato ancora lo storico Mauro Pesce: «Scrive Luca: “Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato” (7,37-38). Di questa donna non si dice il nome. Il vangelo aggiunge che Gesù le perdona i peccati. Poche righe dopo, lo stesso vangelo, nominando alcune donne che seguivano Gesù, dice che fra queste vi era Maria di Magdala e precisa che da lei Gesù aveva scacciato sette demoni, il che non vuol dire che fossero demoni di tipo sessuale. Per Luca le due donne sono certamente diverse e la Maddalena non è una prostituta. La sua trasformazione in prostituta è avvenuta solo a partire dal VI secolo in Occidente» (C. Augias e M. Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori 2006, pag. 42).

 

b) Slegata da un uomo. Oltre al citato brano di Luca, l’equivoco nasce anche dal fatto che a differenza della maggior parte delle altre donne del Nuovo Testamento, Maddalena non viene mai definita per il tramite di un uomo («figlia/sorella/moglie/madre di…»). Risulta però più legittimo pensare che fosse vedova, piuttosto che una prostituta. Ma anche questa è una deduzione a posteriori, il Vangelo non lo dice.

 

c) Indipendenza economica. Un terzo elemento ha contribuito alla leggenda equiparazione è la probabile indipendenza finanziaria di Maddalena, dedotta dalla sua provenienza e dal fatto che non avesse marito. Alcuni biblisti avanzano ipotesi sul fatto che abbia sostenuto finanziariamente Gesù e i suoi discepoli, ma anche questo non trova conferme. Un elemento più concreto a favore è invece la provenienza di Maria Maddalena, ovvero Magdala (o meglio Migdal Nunaya, “torre dei pescatori”), una cittadina situata sulle sponde del lago di Tiberiade. La località acquisì al tempo di Gesù grande fama con il suo nome greco, Taricheai, per la sua specialità gastronomica: il pesce in salamoia. Perfino Strabone, nella sua Geografia terminata attorno al 18 d.C., richiama l’attenzione sul successo della pietanza tipica di Migdal. La cittadina era il centro di una fiorente industria della lavorazione del pesce ed i suoi abitanti si arricchirono velocemente (scoperte archeologiche hanno portato alla luce grandiosi palazzi dell’epoca di Gesù, con bagni e mosaici magnifici). La direttrice del progetto archeologico di Magdala, Marcela Zapata-Meza, ha infatti spiegato: «La quantità di monete ritrovate provenienti da altri luoghi -abbiamo trovato monete coniate a Gerusalemme, a Tiberiade, a Gamala-, l’architettura stessa e i materiali con cui è stata costruita la città: tutto ciò ci parla della ricchezza di Magdala. Anche la sinagoga riflette questa prosperità».

Alla luce di quanto scritto, l’ipotesi più condivisa a livello accademico è che Maria di Magdala potrebbe aver ereditato da un familiare o dal marito defunto una delle fiorenti attività della lavorazione del pesce. Questo spiegherebbe l’assenza di un legame con un uomo e l’indipendenza economica. Sicuramente una deduzione più realistica del fatto che fosse una prostituta.


 
 

Confusione tra Maria Maddalena e Maria di Betania.

Un secondo fraintendimento storico di cui è vittima la Maddalena risale ad un’interpretazione errata di Papa Gregorio Magno, nel 591 d.C. In un suo sermone contenuto nelle Omelie sui Vangeli (2,33,1) ritenne che Maria Maddalena fosse quella donna peccatrice (una prostituta, lei per davvero) che Giovanni chiama “Maria” (Gv 12,1-8), la quale unse con l’unguento i piedi di Gesù mentre si trovava a Betània nella casa di Simone (Mc 14, 3-9 // Lc 7, 36-50 // Mt 26, 6-13). Il fatto che anche questa donna, peccatrice, si chiamasse “Maria” non può però significare molto: dalla statistica sulle iscrizioni degli ossari di Gerusalemme si evince che “Maria” era il nome femminile più diffuso all’epoca. Nei soli Vangeli ne incontriamo addirittura quattro: Maria, la madre di Gesù, sua cognata, la sorella di Lazzaro e Marta e, appunto, Maria Maddalena. Oltretutto la peccatrice “Maria” viveva a Bètania mentre Maria Maddalena era originaria di Magdala, in Galilea e accompagnava spesso Gesù assieme agli apostoli.

Non c’è alcun collegamento tra le due, tanto che le Chiese orientali ricordano Maria di Betània, la peccatrice (prostituta) perdonata, il 4 giugno mentre Maria Maddalena è festeggiata il 22 luglio. Soltanto nel 1969 la Chiesa cattolica, dopo il Concilio vaticano II, riconobbe ufficialmente l’errore di identificazione delle due donne.


 
 

Maria Maddalena era la moglie o l’amante di Gesù?

Diversi personaggi nel periodo recente hanno sostenuto questa “teoria cospiratoria”. Ad esempio lo scrittore Nikos Kazantzakes nel suo romanzo L’ultima tentazione (Frassinelli 1961) fa sognare a Gesù sulla croce come sarebbe stato se, invece di salvare l’umanità, avesse formato famiglia con Maria Maddalena. Il regista Martin Scorses ne ha tratto il film L’ultima tentazione di Cristo (1988). Nel 2003 (con il film nel 2006) la questione è diventata popolare grazie allo scrittore Dan Brown ed al suo romanzo Il Codice da Vinci, rifacendosi esplicitamente agli scritti gnostici, in particolare il Vangelo di Filippo. Altri romanzieri hanno poi seguito le sue orme: Laurence Gardner con La linea di sangue del Santo Graal (2004); Margaret Starbird con Maria Maddalena e il Santo Graal (2005); Jean-Yves Leloup con Il Vangelo di Maria Myriam di Magdala (2007); Marianne Fredricksson con La prescelta Maria Maddalena (2007); Kathleen McGowan con Il Vangelo di Maria Maddalena (2007). Nonostante il successo editoriale, non esiste alcun fondamento storico per affermare una relazione sentimentale tra Gesù e la Maddalena anche se, occorre dirlo anche in questo caso, non vi sarebbe nulla di compromettente nel fatto che Gesù avesse una moglie, così come l’avevano alcuni apostoli (a cominciare da Pietro).

 

Analizziamo da dove può essere nata questa leggenda e gli argomenti per confermarla o smentirla.

a) L’errata traduzione del Vangelo gnostico di Filippo.
Solitamente gli autori a favore del legame sentimentale tra Gesù e Maddalena attribuiscono credibilità ad un versetto del Vangelo di Filippo, un vangelo gnostico scritto tardivamente nella seconda metà del II° secolo e mai considerato attendibile da alcuno storico professionale. Al versetto 55 si legge: «La compagna di Cristo è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciò più volte sulla bocca. Le altre donne, vedendo il suo amore per Maria, gli dissero: “Perché ami lei più di tutte noi?”. Il Salvatore rispose a loro: “Come mai io non amo voi come lei?”».

Nel suo thriller di successo Il Codice da Vinci (2003) Dan Brown ha dato credibilità a questo versetto giustificandosi così: «Ogni esperto di aramaico sa che la parola “compagna”, all’epoca, significava letteralmente “moglie”». Quel che Dan Brown probabilmente non sa è che il Vangelo di Filippo non fu scritto in aramaico ma, come tutti gli scritti trovati a Nag Hammadi, una traduzione copta di un testo greco. La parola usata nell’originale per “compagna” è koinonos, che non significa “moglie” o “amante”, ma letteralmente “compagna di viaggio”. Ancora oggi il termine mantiene un significato differente, sinonimo di “collaboratore” o “socio in affari”. Il termine koinonos è utilizzato anche da Luca quando descrive la pesca fatta dai fratelli Giacomo e Giovanni insieme a Pietro (5,10), e viene tradotto con: «che erano soci di Simone». Il termine corretto sarebbe stato gyne (moglie), heteira (amante) o pallake (concubina), ma nulla di ciò è presente nemmeno nei vangeli gnostici. Il Vangelo di Filippo si riferisce a Maria Maddalena come compagna di viaggio di Gesù, come d’altra parte confermano i Vangeli canonici.

 

b) Il bacio tra Gesù e Maddalena. Nel versetto del vangelo gnostico di Filippo vi si legge anche di un o più baci tra Gesù e la “compagna di viaggio” Maria di Magdala. Ricordiamo sempre che stiamo sempre parlando di uno scritto a cui nessuno storico ha mai dato alcuna credibilità, e non solo perché datato tardivamente rispetto ai Vangeli canonici. Facciamo comunque notare che il bacio in bocca era un’usanza tipica nella comunità cristiana primitiva (tanto che le donne citate da Filippo rivendicano tale saluto anche per loro), ma non aveva il significato che gli attribuiamo noi oggi ed era un saluto (anche tra uomo e uomo) che indicava un legame di fratellanza, usato anche tra maestri e discepoli. Ancora oggi il bacio in bocca è utilizzato in Oriente tra familiari e persone legate da una forte amicizia. E’ probabile che nel tempo tra i cristiani occidentali sia stato sostituito dallo scambio della pace che avviene ancora oggi durante le celebrazioni eucaristiche.

Ricordiamo anche che San Paolo scriveva questo alla prima comunità cristiana: «Salutatevi gli uni e gli altri con il bacio santo» (Rm 16,16; 1Cor 16,20). Lo stesso Giuda tradì il suo Maestro con un bacio e un bacio tra Gesù e i discepoli è descritto anche in un altro testo gnostico: il cosiddetto Vangelo di Maria Maddalena. Sempre in tale testo si racconta anche di un bacio tra l’apostolo Pietro e la stessa Maria Maddalena di fronte agli altri apostoli, con lo scopo di innalzarla al rango di discepolo. Il bacio come segno di fratellanza, senza alcun riferimento sessuale. Il già citato storico Mauro Pesce ha scritto: «Si tratta di un bacio santo, uno degli atti praticati nelle riunioni liturgiche della Chiesa primitiva. Ancora oggi, del resto, il bacio sulla bocca è tipico di molte culture, senza che abbia uno specifico significato sessuale. Neanche il bacio di Gesù alla Maddalena ha carattere erotico, avrebbe potuto benissimo essere scambiato con i discepoli uomini. Rivela l’intenzione di dare al gesto una particolare intensità religiosa avvicinabile all’atto descritto nel capitolo 20 del Vangelo di Giovanni, quando Gesù alita sui discepoli per trasmettere loro lo Spirito Santo. Mi chiedo se anche nel Vangelo di Filippo non si pensi a un atto di tipo rituale, a suggello di una comunicazione spirituale intensa» (C. Augias e M. Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori 2006, pag. 42).

Prendendo sul serio le argomentazioni di Dan Brown, occorre ricordare che le fonti da lui utilizzate, cioè i vangeli gnostici, sono le prime a ripudiare i rapporti carnali. Proprio nel Vangelo di Filippo (versetto 122) l’unione carnale viene rifiutata espressamente, al suo posto deve subentrare «il matrimonio immacolato», cioè l’unione spirituale. Esso «non è carnale, ma puro». Secondo gli gnostici, «la sposa è impudica non solo quando riceve il seme di un altro, ma anche quando si allontana dalla sua camera da letto ed è vista». Per il redattore del Vangelo di Filippo, al quale si è ampiamente rifatto Dan Brown per il suo Il Codice da Vinci, l’unione carnale tra Gesù e la Maddalena sarebbe stata assolutamente impensabile, un sacrilegio osceno. Addirittura, nel Vangelo gnostico di Tommaso si parla del superamento della carnalità, dove la donna deve perfino rinunciare alla sua sessualità (Logion 114). Dan Brown non poteva scegliere fonti peggiori.

 

c) Gesù era celibe. E’ opinione comune tra gli storici del cristianesimo e i biblisti che Gesù fosse celibe, tuttavia sempre lo scrittore Dan Brown ha messo in bocca ad un personaggio de Il Codice da Vinci, Leigh Teabing, tali parole: «Gesù era ebreo e il costume dell’epoca imponeva virtualmente a un ebreo di essere sposato. Secondo i costumi ebraici, il celibato era condannato e ogni padre aveva l’obbligo di trovare per il figlio una moglie adatta». Alcuni teorici della cospirazione hanno collegato ciò al fatto che i seguaci di Gesù (compresa la Maddalena) lo chiamavano rabbi (“maestro”) ed oggi i rabbini sono sposati. Cominciamo con il sottolineare che l’ebraismo contemporaneo deriva solo da uno solo dei tre movimenti religiosi presenti all’epoca di Gesù, quello dei farisei. Accanto ad essi c’erano i sadducei (i principali oppositori di Gesù) e gli esseni, un movimento religioso molto consistente che viveva nel celibato e nessuno “imponeva” loro di sposarsi. Sugli esseni sappiamo molto di più grazie ai ritrovamenti dei rotoli del Mar Morto. Questo ovviamente non significa che Gesù era un esseno (non esiste alcun collegamento), ma che il celibato era diffuso anche nel costume ebraico dell’epoca. Gèza Vemes, autorevole studioso del giudaismo antico, direttore di Studi ebraici e del Forum per gli studi su Qumran all’Università di Oxford è molto chiaro: «La scelta del celibato da parte di Gesù ha ragioni storiche ben precise. La missione profetica nel giudaesimo del I secolo includeva infatti la castità. Il celibato era una condizione ben nota all’ebraismo antico ed era chiamato “nazireato”. I nazirei erano riconoscibili dal fatto che non si tagliavano i capelli e la barba» (Gesù, l’ebreo, 1983).

Per quanto riguarda specificamente il celibato di Gesù, l’eminente biblista J.P. Meier ha dedicato al tema un paragrafo della sua monumentale opera: «penso che vi siano solide ragioni per sostenere che Gesù fosse celibe». Innanzitutto, se Gesù fosse stato sposato gli evangelisti e gli scrittori giudeo-cristiani (o anche ebrei e romani) lo avrebbero scritto senza problemi, così come fecero per i discepoli più stretti a partire da Pietro (il primo Pontefice). Sappiamo tutto sui legami familiari di Gesù e perfino sui parenti dei suoi genitori: «Data questa sorprendente loquacità del Nuovo Testamento e della chiesa primitiva sia sulla famiglia di Gesù che sulle donne che gli erano vicine, il silenzio del Nuovo Testamento su una supposta moglie di Gesù (per non parlare dei figli) assume un significato, una facile e ovvia spiegazione: non esistevano». Certo, abbracciare il celibato senza essere esseni era comunque una scelta inusuale, ma d’altra parte Gesù fu tutto tranne che un ebreo conformato al suo ambiente (non sarebbe stato crocifisso, altrimenti) anzi, «era un ebreo tanto insolito per tanti aspetti, non è strano che manifestasse la sua marginalità anche con il celibato» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, vol. 1, Queriniana 2008, p. 325-344). Non sorprende nemmeno che un altro grande ed impetuoso profeta di giudizio contemporaneo a Gesù, Giovanni Battista, avesse scelto il celibato.

Infine, osserviamo che nei Vangeli canoni Gesù stesso si riferisce al celibato con queste parole: «Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Mt, 19,12). Come avrebbe potuto l’evangelista riportare queste frasi se Gesù per primo fosse stato legato a casa, moglie e figli? Dice ancora Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi,, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20): potrebbe parlare così un marito fedele o un padre di famiglia? San Paolo in una sua lettera si sentì svantaggiato poiché, al contrario di Pietro, non era sposato: «Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?» (1Cor 9,5). Se Gesù avesse avuto una compagna, Paolo non avrebbe certamente evitato di citare anche il suo nome.

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