Maria era sposata con Giuseppe quando partorì Gesù?

maria e giuseppeFin dai tempi del filosofo Reimarus, all’interno dell’orbe protestante (e illuminista) è sempre sorta una qual volontà misteriosa nello smontare le verità della Scrittura, trovando sempre gusto nel disfare le verità di fede.

Quello che stiamo per trattare è tuttavia un caso di errata traduzione del testo originale che, tuttavia, ha generato molta confusione. Davvero Maria e Giuseppe non erano sposati come se ne deduce dalla traduzione operata dalla New Living Translation?

Prima di rispondere occorre ricordare che l’Antico ed il Nuovo Testamento sono un insieme di libri scritti in lingue antiche, ed ogni traduzione è sempre un piccolo tradimento. Non è mai possibile rendere perfettamente espressioni e modi di dire di una lingua in un’altra: né tra lingue derivanti da uno stesso ceppo linguistico, né tra lingue moderne e antiche. Il confronto con queste ultime, inoltre, è reso ancora più complicato dai tanti secoli che separano le nostre mentalità e culture dalle loro.

La traduzione inglese del Nuovo Testamento ci presenta proprio un problema di questo tipo, come segnalato dallo storico Mark Wilson dell’University of North Carolina, sul sito Biblical Archeology. Sembrerebbe infatti che la nuova versione dei primi capitoli del Vangelo di Luca non faccia particolare attenzione alla traduzione del verbo greco μνηστευομαι, dal significato non univoco, presente più volte in questi capitoli e anche nell’Antico Testamento. Tale vocabolo è inserito due volte nel giro di pochi versetti: al 1,27 e al 2,5. Essi rispecchiano però due momenti ben distinti della vita di Maria e di Giuseppe, nel primo siamo al momento dell’Annunciazione, mentre nel secondo si parla del parto di Maria a Betlemme. In  mezzo, evidentemente, passano almeno nove mesi, non poco dal punto di vista cronologico. La traduzione inglese, New International Version (NIV), traduce tuttavia in entrambi i casi il verbo con “promessa sposa”.

La cosa è piuttosto problematica: Maria, nel fare il viaggio con Giuseppe verso Betlemme per il censimento, non sarebbe ancora legittima sposa di Giuseppe, ma semplicemente fidanzata con lui. La cosa oggi, per la mentalità laica, potrebbe non creare molti problemi, ma all’epoca permettere a due fidanzati di andarsene lontani centinaia di chilometri da soli, aspettando un bambino per giunta, sarebbe stato uno scandalo, soprattutto nella Palestina di quel tempo. In quei nove mesi invece qualcosa è accaduto: dal fidanzamento si era passati ad un vero e proprio matrimonio, come era prassi nel popolo ebraico. Questo lo testimonia il Vangelo di Matteo che, spiegando gli avvenimenti dal punto di vista di Giuseppe, mette più luce su come si svolsero i fatti parlando di “marito di Maria” o “lo sposo di Maria” (Mt 1,16).

Il problema nasce dalla traduzione fallace del verbo μνηστευομαι. Secondo il Dizionario del greco del Nuovo Testamento (dizione EDB), curato da don Carlo Rusconi, questo termine può avere due significati ben distinti: può significare “sono fidanzata a” ma anche “sono stata presa in moglie da”. Due concetti distinti, due condizioni di vita ben identificate. Questo non deve sorprendere: la lingua greca, nel corso dei secoli, ha visto arricchirsi il suo vocabolario di nuovi termini, di nuovi nozioni, dovendo inventare o “improvvisare” parole che corrispondessero alle nuove situazioni, alle culture con cui la koinè (il greco ellenistico) impattava. Per di più, sappiamo anche che nel campo biblico, il greco si è dovuto adattare alla lingua degli agiografi, l’aramaico, molto più povera rispetto a quella ellenica. E’ chiara qui la svista del traduttore che ha troppo velocemente assimilato le situazioni, rischiando di creare non poco scandalo.

Il lavoro di traduzione è forse una delle responsabilità più grandi, perché tradurre i testi sacri, così delicati ma soprattutto così importanti per la vita della Chiesa, significa comprendere e interpretare la Parola di Dio, affinché i fedeli possano trarre alimento dalla “letteratura” più importante che il mondo abbia. Anche per questo, la Chiesa cattolica è sempre stata lontana dall’affermare la totale perfezione di una qualsiasi traduzione (a parte la Vulgata di San Girolamo per il valore teologico che essa trasmette). E’ opportuno conoscere la Sacra Scrittura e prestare attenzione perché, come l’esempio ha dimostrato, non sempre ogni traduzione riesce a rendere in modo corretto il significato del testo originale.

Luca Bernardi

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