Citazioni di scienziati credenti, cristiani e cattolici

La scienza conduce all’ateismo? Così credono in molti, eppure gran parte dei principali scienziati moderni non nasconde una visione teista o cristiana. In questo dossier abbiamo raccolto le frasi degli scienziati su Dio e sulla fede.

 

La concezione epistemologica dominante, convinta dell’infallibilità della conoscenza scientifica e della diffidenza verso altre forme di sapere, ha generato un “abusato” luogo comune: lo scienziato non può che essere lontano dalla fede perché la ragione scientifica, ritenuta popolarmente il modello compiuto di uso della ragione, precluda ogni accesso razionale a Dio.

Eppure, il percorso dei grandi uomini di scienza mostra che il sapere scientifico non chiude affatto la ragione alla trascendenza. Con questo elenco (in continuo aggiornamento) di citazioni dei grandi uomini di scienza (attuali e non) credenti, mostriamo che la difficoltà o inconciliabilità tra conoscenza scientifica e fede religiosa è estranea alla loro esperienza di uomini e professionisti in tutti i campi della ricerca scientifica. Come disse il naturalista Charles Darwin, «la questione se esista un Creatore e Sovrano dell’Universo è stata risolta in senso affermativo da parte di alcuni dei più alti intelletti che siano mai esistiti» (C. Darwin, “Descent of Man and Selection in Relation to Sex”, 1871).

Il dossier si divide in due pagine, la prima contiene citazioni di scienziati contemporanei (2018-1900) mentre, la seconda, riporta le citazioni degli scienziati moderni (1900 – 1500). La pagina è collegata all’elenco di famosi scienziati credenti.

 

SCIENZIATI CONTEMPORANEI, CITAZIONI SU DIO E LA FEDE.


 

Laurent Lafforgue, 1966, matematico, cattolico
Professore all’Institut des hautes études scientifiques, membro dell’Académie des sciences, vincitore della massima onorificenza nel campo matematico, la Medaglia Fields (2002). Ha contributo in modo determinante nel campo della teoria dei numeri e della geometria algebrica, dimostrando parte delle cosiddette congetture di Langlands.

«Perché la scienza si espandesse nel mondo moderno bisognava considerare importante la materia. E ciò sembra profondamente legato al cristianesimo. Questa mia è un’ipotesi; ma penso che il disprezzo della materia non sia cristiano. Una cosa che noto con i miei colleghi matematici e fisici è che io sono più materialista di loro. C’è una doppia tentazione: da una parte rifiutare la materia, cioè la tentazione idealista; all’opposto, c’è la tentazione di buttare la scienza moderna fondata sull’interpretazione matematica dell’universo. Da un certo punto di vista sarebbe tutto più semplice se il mondo fosse solo una struttura matematica, o se la matematica non avesse nulla a che vedere con il mondo fisico. La realtà è che la materia è sottomessa a leggi matematiche ma non si riduce a queste leggi. E questo è un mistero. In sé la relazione della matematica col mondo fisico resta un mistero. La matematica è una tradizione, come la Chiesa; implica una trasmissione vivente e quindi si pratica in seno a una comunità».
(L. Lafforgue, Lafforgue: io, toccato da quel mistero che unisce idee e realtà, Ilsussidiario.net, 28/10/09)

 

«Per la sua oscurità e la sua profondità misteriose, a causa della sua mistura di saperi che riguardano i fatti e di tensione verso la bellezza dell’intelligibile, la conoscenza ha essa stessa qualche cosa che evoca la profondità insondabile di Dio. Grazie alla sua sottomissione ai fatti, la verità conoscibile possiede un legame con Colui che discende nelle profondità dell’Essere terrestre, con il Verbo fatto carne. Grazie alla sua sottomissione ai saperi specifici, la conoscenza possiede un legame con il Verbo incarnato»
(citato in F. Agnoli, Un grande matematico parla della Verità, Il Foglio, 29/08/12)


 

Martin A. Nowak, 1965, biologo e matematico, cattolico
E’ professore di biologia, matematica e Direttore del Programma per la dinamica evolutiva presso l’Università di Harvard. Ha all’attivo più di 300 pubblicazioni scientifiche, di cui 40 si trovano su Nature e 15 su Science. Vincitore del Weldon Memorial Prize e del Association of American Publishers RR Hawkins Award.

«A mio parere, un’interpretazione puramente scientifica dell’evoluzione non genera un argomento a favore dell’ateismo. La scienza non smentisce Dio, né sostituisce la religione. L’evoluzione non è un argomento contro Dio, non più della gravità. L’evoluzione spiega lo svolgersi della vita sul pianeta. Il Dio del Cristianesimo è “che Colui che senza il quale non ci sarebbe né evoluzione né tutto il resto” […]. Vedo gli insegnamenti delle religioni come la promozione verso un comportamento altruistico, di amore e perdono. Quando si guarda ai modelli matematici dell’evoluzione della cooperazione, troviamo che le strategie vincenti devono essere generosità, speranza e perdono. Ora, per la prima volta, possiamo vedere queste idee in termini matematici. Chi avrebbe mai pensato che si potesse dimostrare matematicamente che, in un mondo dove tutti pensano a sé stessi, la strategia vincente è quella di essere clementi e che chi non riesce a perdonare non potrà mai vincere?»
(M.A. Nowak, intervista su New Scientist, The mathematics of being nice, 21/03/11)

 

«Dio ha scelto di dispiegare la sua creazione nel tempo secondo le leggi di natura. Gli umani, creati a immagine di Dio, hanno cominciato a capire alcuni aspetti di queste leggi di natura. L’evoluzione è un principio organizzatore del mondo vivente: Dio la usa per dispiegare la vita sulla terra. La potenza creatrice di Dio e le leggi dell’evoluzione non sono in conflitto tra loro: Dio agisce attraverso l’evoluzione, ne è la causa ultima. Senza Dio non ci sarebbe affatto l’evoluzione. Allo stesso modo Dio usa la gravità per organizzare la struttura dell’universo su larga scala. Senza Dio non ci sarebbe alcuna gravità. Né la gravità né l’evoluzione rappresentano sfide per la fede cristiana. Un’interpretazione davvero scientifica dell’evoluzione non conduce a un argomento contro Dio. L’ateismo scientifico è una posizione metafisica, che va oltre un’interpretazione puramente scientifica dei dati a nostra disposizione»
(M. Nowak, in “Dio oggi. Con lui o senza lui cambia tutto”, Cantagalli 2010, p. 201,202)


 

Krzysztof Meissner, 1961, fisico, cattolico
Docente di fisica teorica all’Università di Varsavia, è uno dei massimi studiosi di fisica delle particelle in Europa. Ha lavorato nei più importanti centri di ricerca al mondo e attualmente sta lavorando ad una versione “allargata” della teoria standard dell’universo, alla ricerca di una seconda «particella di Dio», dopo il Bosone di Higgs. Credente e cattolico.

«Nel modo di fare ricerca, non c’è nessuna differenza tra uno scienziato ateo o credente. Entrambi usano gli stessi mezzi, usano la stessa matematica. La differenza è nell’approccio al risultato finale. Le leggi che governano l’universo si rivelano sempre semplici, eleganti, con un che di perfetto nella loro essenza. Se uno non crede in Dio constata questa perfezione e si ferma lì. Se uno è credente non può non vedervi un riflesso della perfezione di Dio. Quello che cambia è insomma il significato attribuito alle scoperte, l’ottica con cui le possiamo guardare e apprezzare. Un universo sorto dal caso dovrebbe essere caotico. Se ci fossero delle leggi non potrebbero essere universali nel tempo e nello spazio. Potrebbe esserci una certa misura di correlazione fra la cose, non di più. La presenza di leggi universali, che è la condizione di possibilità della ricerca scientifica, leggi che non cambiano dal lunedì al mercoledì, è qualcosa di stupefacente, che non smette di sorprendermi dopo tanti anni. La considero più che un indizio, direi quasi una prova della presenza di una realtà trascendente, del fatto che c’è qualcosa di più grande del mondo in cui viviamo. Cosa sia questa trascendenza, se sia un Dio personale o una divinità panteistica, è un quesito per rispondere al quale abbiamo bisogno della fede. Ma, ripeto, che ci sia una dimensione che trascende il nostro mondo, per me come scienziato è evidente […]. Può esserci stato un punto zero, un inizio di tutto, ma non possiamo escludere, andando a ritroso, di entrare in una sorta di tempo negativo, oltre il punto zero. Ho sempre considerato quindi azzardato mettere in parallelo il Big Bang e la Genesi. Anche i credenti non dovrebbero mai dimenticare che la Bibbia è una verità rivelata sulla relazione tra l’uomo e Dio, non su quella tra l’uomo e la realtà materiale»
(K. Meissner, Big Bang o Genesi, il falso dilemma, Avvenire 11/10/13)


 

Marco Bersanelli, 1960, astrofisico, cattolico
Docente di Astrofisica all’Università degli Studi di Milano e collaboratore presso l’Istituto di Fisica Cosmica del CNR e con l’Agenzia Spaziale Europea.

«La ricerca scientifica mette in luce la natura della realtà come “mistero”: essa esiste, vi si stabilisce un rapporto, ma ultimamente sfugge alla comprensione completa della ragione. Come se ogni nostra conoscenza o conquista rimandasse inesorabilmente a un oggetto ultimo e nascosto. La conoscenza scientifica è una manifestazione di quella inguaribile tendenza dell’uomo a domandarsi il “perché” delle cose, mai sazio di risposte parziali. La ricerca scientifica ha il suo seme e le sue radici profonde nel senso religioso e nell’esigenza umana di soddisfazione e di senso»(M. Bersanelli e M. Gargantini, “Solo lo stupore conosce”, Bur 2003, pag. XII e 7)
(M. Bersanelli e M. Gargantini, “Solo lo stupore conosce”, Bur 2003, pag. XII e 7)

«Noi possiamo parlare di “origine” a diversi livelli, e bisogna stare bene attenti a non confondere l’oggetto delle nostre domande e quindi il metodo coi cui tentare delle risposte. Questo è ancora più importante quando si tratta dell’essere umano. Se uno mi chiede “qual è la tua origine?”, posso rispondere che sono nato a Milano da mio padre e mia madre; posso rispondere che la mia struttura fisica proviene da una lunga e straordinaria storia evolutiva e, prima ancora, cosmica; posso rispondere che ultimamente il mio io ha origine in un infinito, in Dio, e che nessun antecedente fisico o biologico può definire completamente il mio io. La verità della terza risposta non impedisce che possano essere vere anche le prime due. Viceversa, le prime due non negano la terza, anzi la arricchiscono».
(M. Bersanelli, Il Monte Bianco in una moneta e la tensione all’infinito, IlSussidiario.net, 17/08/12)


 

Fabiola Gianotti, 1960, fisico, cattolica
Tra i più importanti scienziati italiani, ha contribuito alla scoperta del bosone di Higgs e nel 2015 è divenuta direttore generale del CERN di Ginevra. Membro del comitato consultivo per la Fisica al Fermilab negli Stati Uniti e dell’Accademia dei Lincei per la classe di scienze fisiche, dal 2013 è professore onorario presso l’Università di Edimburgo. Tra i più importanti scienziati italiani, ha contribuito alla scoperta del bosone di Higgs e nel 2015 è divenuta direttore generale del CERN di Ginevra. Membro del comitato consultivo per la Fisica al Fermilab negli Stati Uniti e dell’Accademia dei Lincei per la classe di scienze fisiche, dal 2013 è professore onorario presso l’Università di Edimburgo.

«La scienza e la religione devono restare su due strade separate», ha risposto la Gianotti, «la scienza si basa sulla dimostrazione sperimentale e la religione si basa su principi completamente opposti, cioè sulla fede, tanto più benemerito chi crede senza aver visto. E la scienza non potrà mai dimostrare l’esistenza o la non esistenza di Dio. Si, io credo in Dio. La scienza è assolutamente compatibile con la fede, non ci sono contraddizioni. L’importante è lasciare i due piani separati: essere credenti o non credenti, non è la fisica che ci darà una risposta».
(F. Gianotti, intervista televisiva alla trasmissione “Otto e Mezzo”, 06/01/15)

 

«Scienza e religione sono discipline separate, anche se non antitetiche. Si può essere fisici e avere fede oppure no. È meglio che Dio e la scienza mantengano la giusta distanza»
(F. Gianotti, Io, tra Dio e il Big Bang”. Fabiola Gianotti, direttrice del Cern: la signora dell’Universo, intervista per Repubblica, 28/12/14)

 

«Non vedo nessuna contraddizione tra scienza e fede: appartengono a due sfere diverse. Saremmo troppo ambiziosi e troppo arroganti se potessimo pensare di spiegare l’origine del mondo. Quello che possiamo fare noi scienziati è andare avanti passettino dopo passettino, e accumulare conoscenza. Ma, come diceva Newton, quello che conosciamo è una gocciolina e quello che non conosciamo un oceano, quindi siamo ben lontani dal rispondere a domande di quel tipo»
(F. Gianotti, La signora dell’Universo, intervista per Famiglia Cristiana, 20/08/10)


 

Tony Rothman, 1953, fisico teorico, deista
Redattore a Scientific American, ha insegnato ad Harvard, alla Illinois Wesleyan University, al Bryn Mawr College e più recentemente presso l’Università di Princeton. Ha contribuito allo studio dell’universo primordiale, in particolare alla nucleosintesi cosmica, ai buchi neri, alle cosmologie inflazionistiche e ai gravitoni.

«”Il teologo medievale che guardava il cielo notturno attraverso gli occhi di Aristotele e vedeva nell’armonia delle sfere gli angeli che si muovevano, è diventato il cosmologo moderno che guarda allo stesso cielo attraverso gli occhi di Einstein e vede la mano di Dio, non negli angeli, ma nelle costanti della natura. Quando confrontiamo l’ordine e la bellezza dell’universo e le strane coincidenze della natura, è molto forte la tentazione di fare un salto di fede dalla scienza alla religione. Sono sicuro che molti fisici vorrebbero farlo. Vorrei solo che lo ammettessero»
(T. Rothman, “A ‘What You See Is What You Beget’ Theory”, Discover (May, 1987), 99)


 

Stephen M. Barr, 1953, fisico, cattolico, 1953, fisico, cattolico
Docente presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’University of Delaware, membro del Bartol Research Institute, Fellow della American Physical Society, è noto per la sua attività di ricerca nella fisica delle particelle e nella cosmologia teorica.

«Sono cattolico da tutta la vita […], ma non considero le idee del movimento Intelligent Design come ipotesi nella scienza naturale […]. Molti atei credono che ogni religione sia in fondo sia un tentativo pre-scientifico di comprendere i fenomeni naturali attraverso il mito o un tentativo di ottenere benefici mondani attraverso la magia. E dal momento che la scienza è l’antitesi del mito e della magia non possono fare a meno di vedere tutte le religione come antiscientifiche. Naturalmente, queste persone non hanno idea di cosa sia la vera religione […]. Abbiamo bisogno di recuperare l’idea di Dio come Logos, cioè Dio come la ragione stessa. Faccio notare che Papa Benedetto XVI ha sottolineato questo nel suo discorso di Regensburg. Si tratta di un’idea di Dio che le persone che dedicano la loro vita alla ricerca razionale sono in grado di apprezzare».
(S.M. Barr, intervista per www.ignatiusinsight.com, The Mythological Conflict Between Christianity and Science, 25/09/06)

 

John David Barrow, 1952, cosmologo e matematico, cristiano
Prestigioso cosmologo e fisico teorico, docente di Scienze Matematiche presso l’università di Cambridge. Vincitore nel 2008 del “Premio Faraday” assegnato dalla Royal Society. Prestigioso cosmologo e fisico teorico, docente di Scienze Matematiche presso l’università di Cambridge. Vincitore nel 2008 del “Premio Faraday” assegnato dalla Royal Society.

«In effetti, se l’intero universo materiale può essere descritto dalla matematica, deve esistere una logica immateriale più vasta dell’universo materiale […]. Convinzioni di questo tipo sembrano implicare che Dio sia un matematico».
(J.D. Barrow, “Perché il mondo è matematico?”, Laterza 1992, pag. 69)


 

Lucio Rossi, 1952, fisico, cattolico
Responsabile del “Magnets, Cryostats and Superconductors Group” al CERN di Ginevra, è ricercatore dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) e docente del Dipartimento di Fisica dell’università di Milano.

«La scienza nasce dall’accorgersi che il mondo è razionale, che le leggi che governano il mondo e la mia ragione sono affini […]. La scoperta del bosone di Higgs apre tantissime domande ma è chiaro che la simmetria razionale c’è. Ci vuole fegato per dire che l’universo è fatto a caso . Parlando con un famoso fisico teorico, siamo arrivati a dire che questa simmetria, se autofondata, può essere il concetto di Dio. Io gli facevo notare però che posso conoscerla, vuol dire che mi ha voluto. Riconoscere l’infinito è un atto di libertà, ed è giusto che sia così. Se i miei studi mi costringessero a riconoscerne l’esistenza, sarei avvantaggiato rispetto a mia madre, sarebbe ingiusto. C’è abbastanza luce per credere e abbastanza per non credere. E io e mia madre abbiamo le stesse chance di credere. Questa libertà però mi fa pensare che “dietro” c’è una Persona e non una macchina autoalimentata».
(L. Rossi, Il bosone sfida chi dice che tutto nasce dal caso, Meeting Rimini 2012)


 

Alfio Quarteroni, 1952, matematico, cattolico
Tra i più noti matematici italiani all’estero, è docente al Politecnico di Milano, ordinario di Matematica presso l’Università del Minnesota e direttore della cattedra di Modellistica e Calcolo Scientifico presso l’EPFL di Losanna. Beneficiario di innumerevoli premi e riconoscimenti scientifici, membro di diversi comitati scientifici di istituzioni europee e autore di oltre 400 articoli pubblicati in riviste scientifiche internazionali e atti di convegni.

«Il credente scienziato pensa che tutta la scienza sia stata “data” da Qualcuno e l’uomo debba solo riscoprirla, e forse è così: l’uomo con i suoi talenti e l’aiuto di Dio si pone nella sua solitudine davanti al problema e lo riscopre. Newton invece diceva: “Ho camminato sulle spalle dei giganti”, intendendo che doveva la conoscenza agli scienziati venuti prima di lui. Hanno ragione entrambi, Chi ha inventato tutto non ti vuole frustrare, ti dà l’impressione che sia tu a scoprire le meraviglie. Quel che è certo è che il matematico non è l’archeologo, non si limita a scavare ciò che è sepolto là sotto, ma costruisce, inventa, crea una teoria dal nulla, ci mette la fantasia: scienza e fede non si escludono, ormai siamo quasi arrivati a ricostruire una teoria consistente e credibile di tutta l’evoluzione dell’universo ma per il Big Bang manca ancora un pezzetto infinitesimale, un tempo sconosciuto, il vero mistero. Spieghi l’universo e poi resti attonito: come è avvenuto il Big Bang? Chi ha concepito il disegno iniziale così perfetto che in milioni di anni l’ordine non si è guastato? La scienza è rigorosa ma il mistero persiste. E io, il matematico, resto attento, curioso, intrigato, dibattuto. E commosso» Chi ha concepito il disegno iniziale così perfetto che in milioni di anni l’ordine non si è guastato? La scienza è rigorosa ma il mistero persiste. E io, il matematico, resto attento, curioso, intrigato, dibattuto. E commosso»>
(A. Quarteroni, Matematica concreta, intervista su Avvenire, 01/10/13)

 

«Galileo, come Keplero, Newton e Cartesio, furono sostenitori dell’idea che il mondo fisico fosse stato dotato da Dio di una struttura matematica. Per chi ha fede il Dio creatore non può esimersi dall’essere anche un matematico. Il più grande di tutti, naturalmente. Perché ha risolto il più complesso problema inverso che mai sia stato posto: determinare le condizioni iniziali giuste (al tempo zero, quello della creazione) affinché il sistema dinamico dell’evoluzione dell’universo arrivasse a oggi a possedere questa meravigliosa grandezza. Non sono mai riuscito a farmi “una ragione” incontrovertibile dell’esistenza di Dio. Tuttavia io Dio lo “sento”, non solo perché il sistema dinamico dell’universo non degenera nonostante le sue innumerevoli componenti siano talmente non lineari dal doversi ineluttabilmente piegare (sui tempi lunghi) a instabilità e degenerazioni irreversibili, se seguissero solo le leggi della matematica e della fisica, e non fossero invece controllate a distanza da un “grande Regolarizzatore”»
(A. Quarteroni, Quant’è concreta la teoria, intervista su L’Osservatore Romano, 30/07/10)


 

Simon Conway Morris, 1951, paleontologo, cattolico
Conosciuto a livello internazionale per il suo studio dettagliato ai fossili Burgess Shale, Fellow della Royal Society, vincitore della Walcott Medal of the National Academy of Sciences e della Lyell Medal della Geological Society of London, insegna presso l’Università di Cambridge dove studia l’esplosione del Cambriano.

«Anche noi siamo uno dei suoi prodotti dell’evoluzione. Questo non vuol dire che l’evoluzione non abbia implicazioni metafisiche, resto convinto che invece le abbia […]. Nonostante gli entusiasmi quasi-religiosi degli ultra-darwinisti, la loro comprensione della teologia è una combinazione di ignoranza e di derisione, filosoficamente zoppicante, si avvalgono di luoghi comuni e sono felicemente alimentati dalle idiozie dei creazionisti cosiddetti scientifici»(S.C. Morris, “Life’s Solution: Inevitable humans in a Lonely Universe”, Cambridge University Press 2003, p. 314-316)

 

«Mettere in discussione l’Intelligent Design potrebbe generare un’onda di applausi da ogni neo-darwiniani presente, fino a quando non si ricorda che la teologia non è una moda, un passatempo per eccentrici, ma è in realtà centrale per la nostra impresa. E ora voglio convincervi che solo un tale approccio può essere coerente con l’evoluzione, ma può anche entrare in risonanza con la teologia cristiana ortodossa: la Caduta, l’Incarnazione e la Fine dei Tempi […]. Se si ignora la dimensione teologica allora andiamo verso guai. Fino a quando vediamo il mondo come un casualità accidentale, di essere trattato come un oggetto utilitaristico, non solo perdere di vista della creazione, ma anche noi stessi e il nostro posto in esso».
(S.C. Morris, Darwin’s Compass: How Evolution Discovers the Song of Creation, The Boyle lecture 2005)

 

«Creazione, per quanto ne sappiamo, è infinita nella sua ricchezza e promessa, e mentre ci sono molte strade per scoprire questa verità, non vi è ragione di pensare che la scienza non sia una di loro e in certe situazioni è in realtà l’unica. Infatti la scienza ci ricorda che la Creazione è molto più meravigliosa, molto più straordinaria, molto più diversificata, molto più ricca di quanto avremmo potuto mai prevedere».
(S.C. Morris, Darwin’s Compass: How Evolution Discovers the Song of Creation, The Boyle lecture 2005)

 

«E’ la conoscenza e l’esperienza dell’Incarnazione, la saggezza e le avvertenze date da Gesù nei Vangeli, e non da ultimo la sua Risurrezione, che, in ultima analisi, sono tutto ciò che ha importanza […]. Questa immagine del mondo potrebbe anche dimostrare che, lungi dall’essere una serie di incidenti senza cervello, la storia ha una direzione e un percepito punto finale. I relativi meriti morali di ognuno di noi sono in ultima analisi rilevanti solo per esponenti del quadro del mondo teistica, a coloro che hanno un’inclinazione scientista potrebbe essere socialmente utile, ma nell’ordine generale delle cose non possono avere alcun significato in un mondo senz’anima».
(S.C. Morris, Darwin’s Compass: How Evolution Discovers the Song of Creation, The Boyle lecture 2005)


 

Ian Hutchinson, 1951, fisico, cristiano
Professore di Scienza Nucleare ed Ingegneria presso il prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT), già presidente del Plasma Physics group dell’American Physical Society, è considerato uno scienziato che ha dato grandi contribuiti all’ingegneria nucleare e alla fisica nucleare. Cristiano, ha più volte contrastato le affermazioni dei cosiddetti new-atheist.

«Si potrebbe pensare che il MIT, essendo il grande tempio della scienza e della tecnologia, sia un luogo senza Dio. Al contrario, vi lavoro da oltre 35 anni e collaboro con molti cristiani e persone di varie fedi, sia tra i miei colleghi di facoltà che tra gli studenti. Che fede e scienza siano in conflitto è un mito che è stato completamente sfatato dagli storici della scienza negli ultimi 50 anni: i cristiani seri, incluso il clero, sono stati predominanti nello sviluppo della scienza per secoli. Ma il mito esercita ancora una forte influenza sia sui laici che, molto spesso, anche sui cristiani».
(I. Hutchinson, Intervista durante il convegno al Veritas Forum, 24/04/18).

 

«Le debolezze intellettuali delle argomentazioni ateiste non dovrebbero indurci a scartare la loro influenza. Insegnanti cristiani e pastori hanno bisogno di trovare tempo ed energie per rispondere. E dobbiamo anche avere qualcosa di serio da dire. Quando parliamo di riconciliare il cristianesimo con la scienza, non intendiamo forzare la coerenza della nostra fede con le attuali teorie economiche, sociologiche, storiche o politiche. Intendiamo chiederci in che modo la Bibbia e la dottrina cristiana possono essere coerenti con la cosmologia moderna, genomica e neurologia ad esempio: le scienze naturali. Non possiamo certo dimostrare scientificamente l’amore del Padre celeste più di quanto possiamo dimostrare scientificamente l’amore di un padre umano. Entrambi sono oltre l’intrinseco e oltre i limiti della scienza. In secondo luogo, ancora di più dannoso per la testimonianza cristiana, è cercare una dimostrazione scientifica di Dio, o del soprannaturale. Così si cede allo scientismo e tradisce la credenza che la scienza sia la forma di conoscenza più convincente. Per favore non fraintendermi. Non sto rinnegando tutti gli argomenti intellettuali per Dio o la ragionevolezza della fede. Al contrario, sono giunto alla fede come studente universitario in parte perché mi sono convinto delle argomentazioni intellettuali che Gesù è chi dice di essere. Sto semplicemente dicendo che gli argomenti per Dio non sono, e non possono essere, scientifici».
(I. Hutchinson, Engaging Today’s Militant Atheist Arguments, The Biologos Foundation)


 

Francis Collins, 1950, genetista, cristiano
Genetista di fama internazionale, ha guidato il team di ricercatori che ha decifrato il genoma umano. E’ a capo del National Institutes of Health ed è considerato tra i più influenti scienziati viventi.

Raccontando la sua conversione dall’ateismo al cristianesimo grazie alla ricerca scientifica, ha detto: «Ero sbalordito dall’eleganza del codice genetico umano. Mi resi conto di aver optato per una cecità volontaria e di essere caduto vittima di arroganza, avendo evitato di prendere seriamente in considerazione che Dio potesse rappresentare una possibilità reale»
(F. Collins, “Il linguaggio di Dio”, Sperling & Kupfer 2007, pag. 20-22)

 

«Non riesco a capire come la natura avrebbe potuto crearsi da sé. Nessuno scienziato serio oserebbe affermare di avere a portata di mano una spiegazione naturalistica dell’origine della vita. Solo una forza al di fuori del tempo e dello spazio avrebbe potuto fare una cosa simile. Il Big Bang domanda a gran voce una spiegazione divina», e infatti «si accorda perfettamente con l’idea di un Dio Creatore trascendente»
(F. Collins, “Il linguaggio di Dio”, Sperling & Kupfer 2007, pag. 63)

 

Ritiene l’evoluzione umana «l’elegante piano di Dio per la creazione del genere umano», rifiutando il creazionismo e l’Intelligent Design, ha avvallato il concetto di “evoluzione teista” (un approfondimento su Wikipedia e su Disf.org): «Il Dio della Bibbia è anche il Dio del genoma. Egli può essere adorato in una cattedrale o in un laboratorio. La sua creazione è maestosa, impressionante, intricata e bella […] Come scienziato e credente ho la possibilità di scoprire e studiare l’incredibile complessità della creazione di Dio. Ho guardato per la prima volta nella storia umana le lettere del DNA umano – che io ritengo siano il linguaggio di Dio – e ho avuto solo un assaggio minuscolo della straordinaria potenza creativa della Sua mente, così lo è ogni scoperta che compie la scienza. […] La scienza non mi dirà perché siamo tutti qui, qual è lo scopo nella vita o che cosa succede dopo la morte. Per questo, ho bisogno della fede. Sono grato di poter attingere a più modi di conoscenza al fine di avere un pieno apprezzamento del dono meraviglioso della vita che ci è stata data. A volte qualche scienziato conclude che la fede è qualcosa che arriva per puro sentimento. E’ perché non percepisce la nozione che la fede può essere una scelta del tutto razionale, come lo è stato per me. […] Abbiamo bisogno di tutti i tipi di modalità per conoscere la realtà e la verità. La scienza è un modo. La fede è un altro. Sono entrambi modi diversi di rispondere ai quesiti più importanti»
(in “God Is Not Threatened by Our Scientific Adventures”, intervista di Laura Sheahen, Beliefnet).

 

«Per me l’esperienza di sequenziamento del genoma umano, e la scoperta del più imponente di tutti i testi, è stato un sorprendente risultato scientifico e un’occasione di preghiera. Molti saranno sconcertati da questi sentimenti, partendo dal presupposto che un rigoroso scienziato non debba anche essere un serio credente in un Dio trascendente. Questo libro [“Il linguaggio di Dio”, nda] si propone di sfatare tale concetto, sostenendo che la fede in Dio può essere una scelta del tutto razionale, e che i principi della fede sono, infatti, complementare ai principi della scienza»
(F. Collins, The Language of God: A Scientist Presents Evidence for Belief, Introduction, New York, Free Press, 2006)

 

«Il dominio della scienza è l’esplorazione della natura. Il dominio di Dio è il mondo spirituale, un regno che non è possibile da indagare con gli strumenti e il linguaggio scientifico. Dev’essere dunque esaminato tramite il cuore, la mente e l’anima, e la mente deve trovare la strada per abbracciare entrambi questi regni»
(F. Collins, The Language of God: A Scientist Presents Evidence for Belief, Introduction, New York, Free Press, 2006)

 

«Non ho alcun motivo per vedere una discordanza tra quel che io conosco come scienziato che trascorre tutto il giorno a studiare il genoma umano e quello che io credo come qualcuno che presta molta attenzione a quello che la Bibbia ha insegnato su Dio e su Gesù Scritto. Questi sono punti di vista compatibili. La scienza è il modo -una potente strada, oltretutto- per studiare il mondo naturale. La scienza non è particolarmente efficace -anzi, è piuttosto inefficace- a fare commenti sul mondo soprannaturale. Entrambi i mondi, per me, sono molto reali e molto importanti. Essi sono studiati in modi differenti, essi coesistono, si illuminano a vicenda»
(F. Collins, interviewed by Bob Abernethy of PBS’ “Religion & Ethics Newsweekly” – a production of Thirteen/WNET New York. Transcript prepared by Burrelle’s Information Services, Livingston, NJ. Copyright (c) 2000 Educational Broadcasting Corporation)

 

Alla domanda: “Tu sei principalmente protestante? Un evangelico protestante?”, il Dr. Collins ha risposto: «Io credo di essere un Cristiano serio, qualcuno che crede nella realtà della morte e resurrezione di Cristo e che cerca di integrare questo nella vita quotidiano a non relegarlo ad un qualcosa di cui parlare la domenica mattina»
(F. Collins, interviewed by Bob Abernethy of PBS’ “Religion & Ethics Newsweekly” – a production of Thirteen/WNET New York. Transcript prepared by Burrelle’s Information Services, Livingston, NJ. Copyright (c) 2000 Educational Broadcasting Corporation)

 

«La scienza è l’unico modo per capire il mondo naturale, e i suoi strumenti quando sono utilizzati correttamente posso generare profonde intuizione all’esistenza materiale. Ma la scienza non ha potere per rispondere a domande come “Perché l’Universo è nato?”, “Che cosa significa l’esistenza umana?”, “Cosa accade dopo la nostra morte?”. Una delle più forti motivazioni del genere umano è scoprire le risposte alle questioni profonde, e noi abbiamo bisogno di portare tutto il potere di entrambe i punti di vista, scientifico e spirituale, per comprendere il visibile e l’invisibile»
(F. Collins, The Language of God: A Scientist Presents Evidence for Belief, Introduction, New York, Free Press, 2006)


 

John C. Lennox, 1949, matematico, cristiano
Docente di matematica presso l’Università di Oxford e Fellow in Matematica, Filosofia della Scienza presso il Green Templeton College of Oxford University.

«Più cose conosciamo riguardo al nostro universo, più l’ipotesi che vi sia un Dio Creatore, il quale abbia progettato l’universo per un certo scopo, acquista credibilità come spiegazione migliore del perché noi siamo qui»
(J.C. Lennox, Fede e scienza, Armenia 2009, p. 84)

 

«Dawkins combatte contro un mulino a vento, respingendo un concetto di Dio in cui comunque non crede nessun pensatore serio. Una tale attività non è necessariamente da considerare un segno di sofisticazione intellettuale»
(J.C. Lennox, “Fede e scienza”, Armenia 2009)

 

«L’intelligibilità razionale dell’universo indica l’esistenza di una Mente responsabile sia dell’universo, sia della nostra mente. E’ per questa ragione che noi siamo in grado di fare scienza e di scoprire le bellissime strutture matematiche sottostanti ai fenomeni che possiamo osservare. Ciò che sta alla base dell’universo è molto più che un principio razionale. E’ Dio, il Creatore stesso. Io asserisco che, essendo la scienza ben lungi dall’aver seppellito Dio, non soltanto i risultati della scienza puntino nella direzione dell’esistenza di Dio, ma la stessa impresa scientifica sia convalidata da tale esistenza»
(J.C. Lennox, Fede e scienza, Armenia 2009, p. 261,262)


 

Kenneth R. Miller, 1948, biologo, cattolico
Docente di biologia presso la Brown University, premiato dalla American Society for Cell Biology e dalla American Association for the Advancement of Science (AAAS) per il suo importante contributo pubblico all’insegnamento dell’evoluzione negli Stati Uniti.

«La scienza non è in contraddizione con l’ipotesi di Dio. Piuttosto, ci offre una finestra su un universo dinamico e creativo che espande il nostro apprezzamento per l’opera divina che non avrebbe potuto essere così immaginata nei secoli passati. In qualità di difensore schietto dell’evoluzione, sono spesso sfidato da coloro che ritengono che se la scienza può dimostrare l’origine naturale della nostra specie, e sicuramente lo fa, allora Dio dovrebbe essere abbandonato. Ma la Divinità che essi rifiutano così facilmente, non è quella che conosco. Per essere minacciato dalla scienza, Dio dovrebbe essere niente più che un segnaposto per l’ignoranza umana. Questo è il Dio dei creazionisti, del “disegno intelligente”, di coloro che cercano il loro Dio nelle tenebre. Quello che non si capisce diventa la loro migliore – anzi l’unica – prova per la fede. Come cristiano, trovo il flusso di questa logica particolarmente deprimente. Non solo ci insegna a temere l’acquisizione di conoscenze (che potrebbero in qualsiasi momento smentire questo credo), ma suggerisce anche che Dio abiti solo nelle ombre della nostra comprensione. Suggerisco che se Dio è reale, dovremmo essere in grado di trovarlo da qualche altra parte, alla luce brillante della conoscenza umana, spirituale e scientifica. E che luce che è! […] L’errore categorico dell’ateo è di assumere che Dio è naturale, e dunque è all’interno del regno della scienza, da indagare e da provare. Facendo Dio una parte normale del mondo naturale, e non riuscendo a trovarlo lì, essi concludono che Egli non esiste. Ma Dio non è e non può essere parte della natura. Dio è la ragione della natura, la spiegazione del perché delle cose. Egli è la risposta alla esistenza, non parte della stessa esistenza […]. La curiosità del teista che abbraccia la scienza è più grande, non minore, perché egli cerca una spiegazione che è più profonda di quanto la scienza può offrire, una spiegazione che comprende la scienza, ma cerca la ragione ultima per cui la logica della scienza dovrebbe funzionare così bene. L’ipotesi di Dio non viene da un rifiuto della scienza, ma da una curiosità penetrante che si chiede perché la scienza sia ancora possibile, e perché le leggi della natura esistono per noi da scoprire […]. La scienza, tutta la scienza, è necessariamente incompleta, questa è, in effetti, la ragione per cui tanti di noi trovano la scienza tonificante e appagante. Perché, allora, dovremmo essere sorpresi che anche la religione è incompleta e contraddittoria? Oggi, la scienza va avanti e il mistero rimane. C’è un posto per la fede autentica nel mondo della scienza? In effetti c’è. Lungi dall’essere in contrasto con essa, l’ipotesi di Dio convalida, non solo la nostra fede nella scienza, ma il nostro vero piacere, soprattutto per i doni di conoscenza, amore e vita»
(K.R. Miller, Does science make belief in God obsolete?, dal sito web della Templeton Foundation)

 

«Che cosa è la vita buona? Qual è la natura del bene e del male? Qual è lo scopo di esistenza? Queste sono le domande più importante di tutti. Quello che posso dirvi è che il mondo che vedo, tra il mondo che conosco, incluso quel che copro grazie alla scienza, ha più senso per me alla luce di una comprensione spirituale dell’esistenza e dell’ipotesi di Dio. In particolare, vedo una polarità morale, il “buono” e il “cattivo” sono qualità reali, non costruzioni sociali, e che la scelta di una vita bella è la questione centrale dell’esistenza. Considero che l’ipotesi di Dio, conforme a quello che so sul mondo materiale dalla scienza, dà al mondo una profondità di significato che avrei trovato impossibile senza di essa. Ora, io di certo non “so” che lo spirito è reale, nel senso che tu ed io siamo d’accordo sul fatto che il DNA è la base chimica di informazioni genetiche. Vi è, tuttavia, una credenza religiosa motivata che si chiama “fede” e non “certezza”. Ma è una fede che si adatta, una fede che è congruente con la scienza, e fornisce anche un motivo del perché la scienza funziona e ha valore, perché la scienza esplora anche la razionalità di esistenza, una razionalità che deriva dalla stessa fonte di quella esistenza. In ogni caso, sono lieto di confessare che sono un credente, e che per me, la fede cristiana è quella che risuona. Anche se la mia fede religiosa non è in grado di soddisfare una prova scientifica».
(K.R. Miller, I’m a believer, NewStatesman, 20/4/11)

 

«Penso che la fede e la ragione sono entrambi doni di Dio. E se Dio è reale, allora fede e ragione devono completarsi a vicenda piuttosto che essere in conflitto. La scienza è figlia della ragione. La ragione ci ha dato la capacità di stabilire il metodo scientifico per studiare il mondo che ci circonda, e per dimostrare che il mondo e l’universo in cui viviamo sono di gran lunga più vasti e molto più complessi, e penso che questo molto più meraviglioso, di quanto chiunque potesse avere immaginato 1.000 o 2.000 anni fa. Questo significa che la ragione scientifica ha tolto la fede? Non lo penso. Penso che ha rivelato un mondo che è infinitamente più complesso e infinitamente più vario e creativo di quanto avessimo mai creduto prima, in un certo senso approfondisce la nostra fede e il nostro apprezzamento per l’Autore di tale opera, l’autore di questo universo fisico. E per le persone di fede, l’autore è Dio. Ora, io sono uno scienziato e ho fede in Dio. Fede e ragione sono entrambe necessarie per la persona religiosa per una corretta comprensione del mondo in cui viviamo, e non vi è alcuna contraddizione in ultima analisi, necessaria tra ragione e fede»
(K.R. Miller, In Defense of Evolution, da www.pbs.org/)


 

William D. Phillips, 1948, fisico e Premio Nobel, cristiano.
Nobel per la fisica nel 1997 per lo sviluppo di metodi di raffreddamento degli atomi tramite laser.

«Molte persone sono convinte che scienza e religione siano inconciliabili. Io sono un fisico, faccio ricerca tradizionale, pubblico nelle riviste peer-reviewed, formo gli studenti e i ricercatori, cerco di imparare dalla natura come essa lavora. In altre parole, sono uno scienziato. Sono anche una persona di fede religiosa. Io frequento la Chiesa, canto nel coro gospel, alla domenica vado al catechismo e prego regolarmente, cerco di “essere giusto, misericordioso e camminare umilmente con Dio”. In altre parole, sono una comune persona di fede. Uno scienziato serio che seriamente crede in Dio […] Come faccio a credere in Dio? Questa non è una questione scientifica. Una dichiarazioni scientifica deve essere “falsificabile” […], mentre i contenuti a carattere religioso non lo sono necessariamente. Non c’è bisogno che ogni dichiarazione sia scientifica e queste non sono inutili o irrazionali semplicemente perché non sono scientifiche: “lei canta splendidamente”, “lui è un uomo buono”, “io ti amo”…queste sono tutte dichiarazioni non scientifiche ma di grande valore. La scienza non è l’unico modo utile per guardare la vita. Perché credo in Dio? Come fisico, guardo la natura da una particolare prospettiva: vedo un universo bello e ordinato, in cui quasi tutti i fenomeni fisici possono essere compresi con poche equazioni matematiche. Vedo un universo che se fosse stato costruito in modo leggermente diverso, non avrebbe mai dato vita a stelle e pianeti, batteri e persone. E non vi è una buona ragione scientifica che spieghi perché l’universo non avrebbe dovuto essere differente. Molti grandi scienziati hanno concluso da queste osservazione che un Dio intelligente deve aver scelto di creare l’universo con queste belle e semplici proprietà adatte alla vita. Altri buoni scienziati hanno deciso tuttavia di rimanere atei. Entrambe sono posizioni di fede. Recentemente, il filosofo e per lungo tempo ateo, Anthony Flew ha cambiato idea e ha deciso che, sulla base di precisi elementi di prova, si deve credere in Dio. Ho trovato questi elementi suggestivi e sostenitori della fede, ma non conclusivi. Io credo in Dio innanzitutto perché posso sentire la Sua presenza nella mia vita, perché vedo l’evidenza di Dio nella mia vita. Credo, più a causa della scienza che nonostante essa, ma ultimamente è esclusivamente una questione di fede»
(“Does science make belief in God obsolete?”, da www.templeton.org)

 

«Molti scienziati sono anche persone con una fede religiosa piuttosto convenzionale. Io, un fisico, sono un esempio. Io credo in Dio sia come creatore e amico. Cioè, io credo che Dio sia personale e interagisca con noi».
(W.D. Phillips, pubblica lettura “Ordinary Faith, Ordinary Science” durante la conferenza “Science and the Spiritual Quest II”, 20/04/2002, UNESCO, Parigi)

 

«Credo in Dio. In effetti, credo in un Dio personale che agisce e interagisce con la creazione. Credo che le osservazioni circa la regolarità dell’universo fisico, e l’apparentemente eccezionale messa a punto delle condizioni dell’universo per lo sviluppo della vita suggeriscano che un Creatore intelligente sia responsabile. Io credo in Dio a motivo di una fede personale, una fede che è coerente con quello che so sulla scienza».
(W.D. Phillips, lettera a T. Dimitrov, 19/05/2002)

 

«Tutte le meravigliose cose di cui il professor Hawking ha parlato possono effettivamente essere descritte in un numero molto piccolo di equazioni relativamente semplici. Perché l’universo è così semplice? Perché segue leggi matematiche? Beh, si è speculato molto su questo, e una possibile risposta è che se l’universo fosse stato diverso da quello che è, noi non saremmo qui. Cioè, se le leggi dell’universo non fossero state quello che sono o se non c’erano leggi, sarebbe stato impossibile per la vita evolversi. Sarebbe stato impossibile per noi evolverci al punto di formulare questa domanda. D’altra parte, c’è un’altra risposta, che non è in realtà così lontano dalla prima, e se siete una persona con fede religiosa, come lo sono io, si potrebbe rispondere che il motivo per cui abbiamo un universo che segue delle leggi è perché Dio ha deciso di rendere l’universo in questo modo, perché Dio voleva che noi ci evolvessimo nel modo in cui abbiamo fatto. Questa è, naturalmente, una risposta filosofica e teologica e ha più a che fare con la propria fede oltre alle proprie conclusioni scientifiche, ma è una risposta che mi piace molto e che non trovo molto diversa dalla prima».
(W.D. Phillips, pubblico incontro al Millennium Lecture Series, Casa Bianca, Washington (USA), 6/03/98, presente anche Stephen Hawking)

 

«Essere uno scienziato ordinario e un normale cristiano mi sembra perfettamente naturale per me. E’ anche perfettamente naturale per i molti scienziati che conosco, che sono anche persone di profonda fede religiosa».
(citato in J. Christie, “Religion and Science: Converging Quests”, The United Church Observer 2002, Toronto, Canada)

 

«Ci sono probabilmente più premi Nobel che sono persone di fede di quanto generalmente si creda. La maggior parte delle persone, impegnate nella loro professione, non hanno un motivo speciale per rendere note le loro opinioni religiose, poiché questi sono argomenti molto personali»
(W.D. Phillips, lettera a T. Dimitrov, 19/05/2002)


 

Donald Page, 1948, fisico, cristiano
Uno dei maggiori esperti mondiali di fisica gravitazionale teorica e di cosmologia quantistica, stretto collaboratore di Stephen Hawking, è docente di Fisica teoretica presso l’University of Alberta (Canada). Devoto cristiano, ama spiegare pubblicamente le ragioni della sua fede e si interessa alle dimostrazioni filosofiche di Dio.

«Dal momento che per me la totalità dei dati, incluse le prove storiche per la Risurrezione di Gesù si spiega semplicemente postulando che c’è un Dio che è il Creatore dell’universo, credo per fede che Dio è davvero la causa dell’universo. In considerazione di tanti argomenti, inclusa l’eleganza delle leggi della fisica, l’esistenza di esperienze senzienti ordinate e l’evidenza storicistica, credo che Dio esista e penso che il mondo sia più semplice se contiene Dio, rispetto al contrario. Per questo non credo affatto che il naturalismo sia più semplice del teismo».
(D. Page, Lettera aperta a Sean Carrol e William Lane Craig, www.preposterousuniverse.com, 20/03/15)

 

«Sono un cristiano e credo che Dio abbia creato l’intero universo. Certo, come fisico sto cercando di capire un po’ di più su come l’ha creato o in quale stato lo ha creato. Ma penso che le leggi fisiche dimostrino la fedeltà di Dio e gli schemi che ha usato. D’altra parte, non penso che tali leggi siano vincolanti per lui, è una Sua scelta creare attraverso esse». E ancora: «Cerco di prendere sul serio la Bibbia. Certo, so che alcune parti non sono pensate per essere lette letteralmente, quindi non sono proprio un letteralista. Ma cerco di credere nel significato che trasmettono, penso che il punto principale della Bibbia sia come Dio ha creato l’uomo a sua immagine, e l’uomo è caduto e si è ribellato a Dio, e poi Dio ha offerto la via di riconciliazione attraverso Cristo e la sua morte in croce. Penso che probabilmente si concentri principalmente sulla relazione dell’uomo con Dio, senza tentare di rispondere a domande come quelle se Dio avesse avuto altri scopi nel creare l’universo. Direi che c’è sicuramente uno scopo dell’universo, non so quali siano tutti gli scopi di Dio ma penso che uno di essi fosse creare l’uomo. Nel Nuovo Testamento si parla di tutta la creazione creata attraverso Cristo e da Cristo e per la gloria di Dio. Quindi penso che sia almeno uno degli scopi. Sono solo un po’ riluttante a dire se questo sia l’unico scopo di Dio. Forse dovrei dire che credo che la Bibbia sia la parola rivelata da Dio per noi. Vediamo tanta bellezza matematica, semplicità ed eleganza nell’universo fisico, nelle equazioni dinamiche che Dio ha creato, in un certo senso le leggi fisiche sembrano essere analoghe alla grammatica e al linguaggio che Dio ha scelto di usare».
(D. Page, Intervista per Alan Lightman, Andover 18/05/88, American Institute of Physics).


 

Aaron Ciechanover, 1947, biologo e premio Nobel, ebreo
Nobel per la chimica nel 2004 per la scoperta della degradazione delle proteine ubiquitina-dipendente.

Durante un’intervista nel suo laboratorio, sul cui muro spicca una fotografia sua con Papa Benedetto XVI, ha spiegato: «Questa è la mia libreria professionale, i libri che io uso quotidianamente. La scienza, la medicina e ovviamente la Bibbia di Gerusalemme, che porto con me ovunque e ne ho una copia in ogni mia biblioteca. Io la adoro perché è letteralmente scritta in un modo che trasmette lo spirito della Bibbia e la centralità di Gerusalemme nella vita ebraica»
(da Rambam Healt Care Campus).

 

«Non vedo le ragioni di pregare ogni giorno ma di avere rispetto per la complessità della nostra vita, che non può essere suddivisa in blocchi. Vedo la religione come l’umiltà e la modestia della complessità della natura e della creazione. Penso che la complessità della natura sia al di là di ciò che possiamo apprendere»
(da Encuentro Cientifico International).

 

Parlando della possibilità della scienza di spiegare Dio: «Dio sarà sempre al di sopra di noi, qualunque cosa Dio sia. […] Così penso che in questo senso Dio – di qualsiasi Dio si tratti – dovrà pur sempre aprire le sue braccia su di noi. Noi viviamo sempre su una linea, siamo sospesi sul ponte»
(da Lo scienziato che guardò da un’altra parte, L’Osservatore Romano, 3/7/10).


 

Joan Roughgarden, 1946, biologo evoluzionista, cattolico
Docente presso la Stanford University, dove ha fondato e diretto l’Earth Systems Program at Stanford, dal 2011 insegna presso l’Hawai Institute of Marine Biology.

«Lungi dall’essere una minaccia per la fede in Dio, la biologia evolutiva in realtà promuove una visione cristiana della natura e del posto dell’uomo in essa»
(J. Roughgarden, “Evolution and Christian Faith: Reflections of an Evolutionary Biologist”, Island Press 2006)

 

«Sono un biologo evolutivo e un cristiano. Semplicemente non avrei partecipato alla biologia evolutiva se avessi pensato che in qualche modo avesse inferito nella mia fede cristiana o in qualche modo fosse immorale o distruttiva per la nostra umanità condivisa […]. Penso che la Bibbia è perfettamente coerente con i due fatti principali dell’evoluzione: Che tutta la vita appartiene a un albero genealogico comune e il cambiamento di specie nel corso delle generazioni»
(J. Roughgarden, “Evolution and Christian Faith: Reflections of an Evolutionary Biologist”, Island Press 2006, pp. 3-34)


 

Paul Davies, 1946, fisico e divulgatore scientifico, deista
Tra i più importanti fisici e divulgatori scientifici viventi, è particolarmente famoso per i suoi studi di cosmologia e di esobiologia. È titolare della cattedra di Natural Philosophy presso l’Australian Centre for Astrobiology della Macquarie University a Sydney.

«Ogni cosa e ogni evento dell’universo fisico richiedono, per giustificare la propria esistenza, il ricorso a qualcosa d’altro, al di fuori di essi. Bisogna quindi ricorrere a qualcosa di non-fisico e di sovrannaturale: Dio»
(P. Davies, “Dio e la nuova fisica”, Mondadori, Milano 1984, pag. 72-73)

 

«La teoria del Big Bang descrive come l’universo si è originato dal nulla -proprio dal nulla, nemmeno lo spazio e tempo- in pieno accordo con le leggi della fisica. Sant’Agostino avrebbe capito perfettamente»
(P. Davies, citato in Bersanelli e Gargantini, “Solo lo stupore conosce”, Rizzoli 2003)

 

«Come si trasformarono spontaneamente le stesse sostanze chimiche, prive di vita, nel primo essere vivente? Nessuno lo sa. Si tratta di un autentico mistero. Tradizionalmente gli scienziati materialisti supponevano che l’origine della vita fosse stato un colpo di fortuna chimico di stupefacente improbabilità. Se così fosse saremmo soli in un universo altrimenti sterile e l’esistenza della vita sulla Terra, in tutta la sua esuberante gloria, sarebbe soltanto un caso, senza significato. Secondo la mia opinione e quella di un crescente numero di scienziati, la scoperta che la vita e l’intelletto siano emersi come parte dell’esecuzione naturale delle leggi dell’universo sarà una forte prova della presenza di uno scopo più profondo nell’esistenza fisica. Invocare un miracolo per spiegare la vita è esattamente quello di cui non c’è bisogno per avere la prova di uno scopo divino nell’universo»
(P. Davies, Conferenza pronunciata a Filadelfia su invito della John Templeton Foundation e diffusa da Meta List on “Science and Religion”)

 

«Può sembrare bizzarro, ma a mio parere la scienza offre un percorso più sicuro a Dio che la religione…la scienza è avanzata al punto tale che può seriamente affrontare questioni che originariamente erano religiose».
(P. Davies, “God and the New Physics”, Penguin 1983, pag. XI)

 

«L’ipotesi fondamentale, che cioè si sia data una creazione, è da un punto di vista scientifico del tutto accettabile […]. Una singolarità rappresenta infatti il limite estremo dell’universo naturale e dunque ammette comportamenti e forze del tutto imprevedibili, anche in linea teorica, dalle scienze fisiche. Una singolarità è quanto di più prossimo a una entità sovrannaturale che la scienza ha potuto scoprire»
(P. Davies, “Dio e la nuova fisica”, Mondadori 1994, p.84)

 

«Non posso credere che la nostra presenza in questo universo sia solo un gioco del fato, un accidente della storia, una battuta casuale del grande dramma cosmico. Il nostro coinvolgimento è troppo intimo […]. La nostra esistenza è stata voluta»
(P. Davies, La mente di Dio, Rizzoli 1993, p.232)


 

George Fitzgerald Smoot III, 1945, astrofisico, cosmologo e premio Nobel, cristiano.
È professore di fisica presso l’University of California, Berkeley, ha vinto il premio Nobel per la fisica nel 2006 per la scoperta delle anisotropie del corpo nero presenti nella radiazione cosmica di fondo.

Dopo che scienziati americani hanno annunciato la scoperta di diagrammi di radiazione nello spazio che potrebbero segnare l’inizio del tempo stesso, Smoot ha dichiarato: «se sei religioso, è come guardare Dio. L’ordine è così bello e la simmetria è così bella, che pensi che ci sia un disegno dietro. Dio potrebbe essere il progettista».
(G. Smoot, “Show Me God” Day Star Pub 1997>)


 

Alexander Markovich Polyakov, 1945, fisico teorico, cristiano.
Docente di fisica all’Università di Princeton, è noto per una serie di contributi di base alla teoria quantistica dei campi. Vincitore del Lars Onsager prize (2011), del Harvey Prize (2010), della Dirac Medal e del Dannie Heineman Prize for Mathematical Physics (1986). Credente e cristiano di fede ortodossa.

«Sappiamo che la natura è descritta al meglio di tutte le possibili matematiche perché Dio lo ha creato. Quindi c’è una possibilità che la migliore di tutte le possibili matematiche per descrivere la natura, sarà creata fuori dai tentativi fisici»
(citato in Gannes, S. “Fortune”, October 13, 1986, p. 57)


 

Henry “Fritz” Schaefer III ,1944, chimico teorico e computazionale, cristiano.
E’ autore di un gran numero di pubblicazioni scientifiche ed è stato il sesto chimico più citato tra il 1981 e 1997. E’ docente e direttore del Centro per la Chimica Computazionale presso la University of Georgia. Membro dell’International Academy of Quantum Molecular Science, della American Academy of Arts and Sciences e per lungo tempo è stato il presidente della WATOC (World Association of Theoretical and Computational Chemists).

«Un Creatore deve esistere. Le increspature del “Big Bang” e le successive scoperte scientifiche stanno chiaramente indicando una creazione ex nihilo coerente con i primi versetti del libro della Genesi»
(citato in P. Copan, S.B. Luley & S.W. Wallace, “Philosophy: Christian Perspectives for the New Millennium”, CLM & RZIM 2003)

 

«Il significato e la gioia nella mia scienza è in quei momenti occasionali nel scoprire qualcosa di nuovo e dire a me stesso: “Ecco, questo è come Dio lo ha fatto”. Il mio obiettivo è quello di comprendere un piccolo angolo del disegno di Dio»
(citato in JL Sheler e JM Schrof, “The Creation”, U.S. News & World Report 23/13/1991, p.56-64)


 

Christopher Isham, 1944, fisico teorico, cristiano
Docente presso l’Imperial College di Londra, si interessa di gravità quantistica ed è stato l’inventore di un approccio alla logica temporale quantistica chiamato “formalismo HPO”. Il fisico Paul Davies lo ha definito “il più grande esperto di gravità quantistica della Gran Bretagna”.

«Forse il miglior argomento a favore della tesi che il Big Bang sostiene il teismo è l’evidente disagio con cui questa teoria viene salutata da alcuni fisici atei. A volte questo ha portato a sostenere certe idee scientifiche, con una tenacia tale che supera il loro valore intrinseco, tanto che si può solo sospettare che vi sia una forza psicologica che vada ben più in profondità del solito desiderio accademico di un teorico di sostenere la sua teoria».
(C.J. Isham, “Creation of the Universe as a Quantum Process”, University of Notre Dame 1997, p. 375-408)


 

Antonio Ambrosetti, 1944, matematico, cattolico
Docente di Analisi matematica presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, ha insegnato alla Normale di Pisa, alla Università di Bologna, alla Rutgers University e al Politecnico Federale di Zurigo ETH. E’ socio dell’ Accademia Nazionale dei Lincei e ha vinto il Premio Caccioppoli per la Matematica.

Nel 2009 ha scritto il libro: «La Matematica e l’esistenza di Dio» (Lindau 2009) con l’intenzione di dimostrare che «possano convivere il rigore del pensiero matematico e la profonda fede in Dio». Scienza e religione «coesistono in tanti scienziati e le due cose non sono solo conciliabili, ma addirittura feconde […] Vorrei anche far capire come, lungi dall’esserci incompatibilità tra scienza e fede, la prima (e, in particolare, la matematica) possa fornire delle suggestioni, delle intuizioni che aiutano il credente a rinsaldare la propria fede […] Vivo in concreto la mia fede assieme al mio ruolo di matematico, favorito in questo dalla presenza di Dio, che sento viva in me e che non mi ha mai abbandonato»
(A. Ambrosetti, La matematica e l’esistenza di Dio, Lindau 2009, pag. 10-12, 77).

 

«La matematica mi fa intuire la presenza di Dio. Parliamo dell’infinito, l’argomento risale a Pascal. In matematica, ogni numero reale è superato da “infinito”. In questo io scorgo Dio, che è sempre al di sopra di noi. Dio che conosce tutti i teoremi ma non ce li svela, aspettando che noi lentamente progrediamo nella ricerca. Dio non vuole dei robot, ma degli uomini che con umiltà, coscienti dei propri limiti, vanno avanti e Lo cercano sapendo che non potranno mai capirne completamente il mistero. Alla fine, solo la nostra coscienza può dire sì a Dio, con scelte fatte liberamente con la mente e soprattutto con il cuore. Diceva Ennio De Giorgi: “All’inizio e alla fine, abbiamo il mistero. La matematica ci avvicina al mistero, ma nel mistero non riesce a penetrare”»
(da “Perché alla matematica sfugge il divino”, Avvenire 11/12/08).


 

Richard Errett Smalley, 1943, chimico e premio Nobel, cristiano
Professore di chimica all’Università Rice, è stato premiato con il Premio Nobel per la chimica nel 1996 per la scoperta del fullerene. Scettico verso la religione per la maggior parte della sua vita, è diventato cristiano poco prima della sua morte.

«Recentemente sono tornato in chiesa regolarmente con una nuova attenzione per capire meglio ciò che rende il cristianesimo così vitale e potente nella vita di miliardi di persone, anche se quasi 2000 anni sono passati dalla morte e risurrezione di Cristo. Anche se ho il sospetto di non poterlo mai comprendere appieno, ora so che la risposta è molto semplice: è vero. Dio ha creato l’universo circa 13,7 miliardi di anni fa, e necessariamente si è coinvolto con la sua creazione da allora. Lo scopo di questo universo è qualcosa che solo Dio sa per certo, ma è sempre più chiaro alla scienza moderna che l’universo fosse squisitamente messo a punto per consentire la vita umana».
(R.E. Smalley, Lettera al Hope College 2005 Alumni Banquet, maggio 2005)


 

Eric R. Priest, 1943, matematico, cristiano
Titolare della cattedra di Matematica presso la St. Andrews University è un’autorità riconosciuta nella magnetoidrodinamica solare, ha vinto il Hale Prize della American Astronomical Society (2002) ed è stato eletto Fellow della Royal Society nello stesso anno.

«Stephen Hawking ha affermato che è non è necessario invocare Dio come creatore dell’universo sostenendo che la fisica ha fatto tutto da sola. Questo può essere corretto, ma escludere un ruolo importante di Dio è, a mio avviso, un’affermazione ingiustificata. E’ certamente possibile che Dio crea e mantiene o è alla base delle leggi della fisica e permette loro di lavorare, così spiegare il Big bang in termini di fisica non è in contraddizione con l’azione di Dio. Il cosiddetto “Dio tappabuchi” non fa parte della moderna fede religiosa».
(E. Priest, Stephen Hawking can’t use physics to answer why we’re here“, The Guardian 3/09/10)


 

John Suppe, 1942, geologo, cattolico
Docente di geologia presso la National Taiwan University e la Princeton University, noto in particolare per il suo vasto lavoro sulla formazione di catene montuose, vincitore del Best Publication Award in Structural Geology and Tectonics e del Career Contribution Award da parte della Geological Society of America.

«Ritengo che vi siano alcune analogie significative tra cristianesimo e scienza, sapendo che entrambi si trovano al centro stesso dell’epistemologia contingente. In particolare, l’osservazione e l’interazione sono fondamentali per la conoscenza sia cristiana e scientifica. La ragione per il fallimento della teologia naturale è, naturalmente, che osservare il mondo naturale non è una fonte molto diretta e specifica di informazioni su Dio. Per ottenere una conoscenza molto specifica di Dio, dobbiamo interagire con Dio nel modo più diretto possibile».
(J. Suppe, Thoughts on the Epistemology of Christianity in Light of Science, Affilation of Christian Geologist)


 

Duccio Macchetto, 1942, astrofisico, cattolico
Direttore scientifico del telescopio Hubble e Astronomo Emeritus presso lo Space Telescope Science Institute (STScI), è autore di più di 400 pubblicazioni scientifiche e tecniche e membro delle principali società scientifiche occidentali.

«I punti di contatto tra scienza e fede ci sono nelle domande che ci poniamo e non tanto nelle risposte. Le risposte della fede sono completamente diverse. La scienza chiede il ‘come’, mentre la fede vuole sapere il ‘perché’. […]. Ci sono geni che hanno a che fare con le nostre emozioni, ma non esiste il gene della fede che ci portiamo addosso, a mio parere è una grazia del Signore. Viene dall’alto. Non possiamo ridurre Dio a qualcosa da misurare […]. Credo che le impronte del creatore siano dentro di noi. Dio secondo me ha creato l’universo».
(D. Macchetto, A tu per tu con l’astrofisico Duccio Macchetto e le sue nuove imprese nello spazio, L’ancora online, 29/11/15)

 

«Lo stupore e la meraviglia per il mondo che ci circonda e per tutto il creato hanno un’influenza determinante nelle nostre scelte e nel nostro futuro. Questo stupore, nel mio caso, è anche accompagnato dalla fede che mi sorregge e mi forma nella ricerca non solo delle risposte ai problemi del mondo materiale, ma sopratutto nella ricerca del “perché” delle cose […]. Spesso noi scienziati abbiamo una buona dose di arroganza intellettuale e, avendo “capito” come è fatto l’universo e come esso evolve, pensiamo di poter “dimostrare” di non aver bisogno di Dio per dar vita al nostro universo e a noi stessi; non solo, ma arriviamo addirittura a pensare di essere in grado di creare noi altri universi. In altre parole, prima facciamo di tutto per negare l’esistenza o la necessità di Dio e poi facciamo del nostro meglio per metterci al Suo posto! Sono personalmente convinto che non ci sia alcun conflitto necessario tra l’esperienza religiosa e la scienza. La ricerca scientifica così come la ricerca di Dio sono espressioni profonde della nostra realtà di esseri umani […]. Per chi come me lavora in astronomia è spontaneo pensare alle stupende immagini che stiamo ottenendo con il telescopio spaziale Hubble. Come diceva Aleksandr Solzenitzyn in un suo discorso: “Credo in Dio perché esiste la bellezza”. E cosa c’è di più bello del Creato?»
(D. Macchetto, prefazione di M. Bersanelli e M. Gargantini, Solo lo stupore conosce, Rizzoli 2003, p.VIII-X)


 

Gerald Schroeder, 1941, fisico, cristiano
Docente universitario, ha lavorato al dipartimento di fisica nucleare del Massachusetts Institute of Technology, al Weizmann Institute of Science e al Volcani Research Institute. E’ stato membro dell’United States Atomic Energy Commission.

«Da scienziato educato presso il Massachusetts Institute of Technology ero convinto di avere tutte le informazioni per escludere Dio dal grande schema della vita. Ma ad ogni passo in avanti nel dispiegarsi misterioso del cosmo nacque un sottile e pervasivo pensiero che ci dovesse necessariamente essere una coerente unità dietro agli aspetti contingenti dell’esistenza»
(G. Schroeder, “The Science of God”, Broadway Books 1998, pag. 25)

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Colin John Humphreys, 1941, fisico, cristiano
Direttore di Ricerca presso la Cambridge University, docente di Experimental Physics presso la Royal Institution a Londra e Fellow del Selwyn College di Cambridge. E’ stato presidente dell’Institute of Materials, Minerals and Mining nel 2002 e 2003 ed è membro della John Templeton Foundation.

«Lungi dall’essere incompatibili, come molti studiosi vogliono far credere, la scienza e la Bibbia, compresi tutti e quattro i Vangeli, sono in notevole accordo circa gli ultimi giorni di Gesù»(C.J. Humphreys, intervistato da The Huffington Post, The Mysteries of the Last Supper and Jesus’ Final Days, 20/11/04)

 

«Credo che la visione scientifica del mondo possa spiegare quasi tutto, ma credo anche che ci sia un’altra visione del mondo. Un sacco di persone saranno sorprese. Penso che le persone siano cresciute credendo che la scienza e il cristianesimo siano ai ferri corti, questo è ciò che l’uomo medio della strada crede. Penso che si possa spiegare l’universo senza invocare Dio e si possono spiegare gli esseri umani senza invocare Dio. Ma dico anche che Dio è il Dio del caso e aveva il suo piano e il suo scopo, che sta lavorando in modo molto sottile ma attraverso questi eventi casuali […]. La mia impressione è -ed è solo un’impressione- che ci siano molti più credenti nel personale accademico scientifico che in quello artistico»
(C.J. Humphreys, intervistato da The Guardian, Science cannot provide all the answers, 4/09/03)


 

Frank Tipler, 1947, fisico, cristiano
Docente di fisica matematica alla Tulane University di New Orleans, noto e discusso divulgatore scientifico.

«Io credo che si debbano accettare le implicazioni della legge fisica, quali che esse siano. Se comportano l’esistenza di Dio, allora Dio esiste […] Dal punto di vista della fisica teorica più recente, il cristianesimo non è soltanto una religione, ma una scienza sperimentalmente verificabile»
(F.J. Tipler, “La fisica del cristianesimo”, Mondadori 2008, pagg. 4 e 6)

 

«Quando ho iniziato la mia carriera di cosmologo, una ventina di anni fa, ero un ateo convinto. Nemmeno nei miei sogni più selvaggi avrei mai immaginato che un giorno avrei scritto un libro che pretende di dimostrare che le affermazioni centrali della teologia giudaico-cristiana sono di fatto vere, che queste affermazioni sono semplici deduzioni delle leggi della fisica, come noi ora le capiamo. Sono stato costretto a queste conclusioni dalla logica inesorabile della fisica».
(F.J. Tipler, “The Physics of Immortality”, Anchor Books 1994, pag. IX)


 
Joseph Hooton Taylor Jr., 1941, fisico e premio Nobel, cristiano
Già direttore della Five College Radio Astronomical Observatory (FCRAO), scoprì la pulsar binaria PSR 1913+16 per la quale vinse il Nobel per la fisica nel 1993. Dal 1980 fu docente di fisica presso l’università di Princeton. Già direttore della Five College Radio Astronomical Observatory (FCRAO), scoprì la pulsar binaria PSR 1913+16 per la quale vinse il Nobel per la fisica nel 1993. Dal 1980 fu docente di fisica presso l’università di Princeton.

«Una scoperta scientifica è anche una scoperta religiosa. Non c’è conflitto tra scienza e religione. La nostra conoscenza di Dio è un fatto più grande rispetto ad ogni scoperta che facciamo del mondo»
(citato in J. Brown, “Nobel Laureates in Science: JoeTaylor’s Searching”, ottobre 1993)

 

«Io e mia moglie trascorriamo il tempo con il nostro gruppo cristiano, è un modo per noi di approfondire le nostre opinioni filosofiche sulla vita, sul perché siamo sulla Terra, e cosa possiamo fare per gli altri. I Quaccheri sono un gruppo di cristiani che credono che non ci possa essere comunicazione diretta tra un individuo e lo Spirito, che possiamo chiamare Dio. Noi crediamo che ci sia qualcosa di Dio in ogni persona e quindi la vita umana è sacrosanta».
(citato in I. Hargittai, Candid Science IV: Conversations with Famous Physicists, Imperial College Press 2004, pag. 665-666)


 

Enrico Bombieri, 1940, matematico, medaglia Fields, cattolico

E’ l’unico italiano a vincere la medaglia Fields, nel 1974, membro di importanti istituti scientifici è professore emerito nella School of Mathematics presso l’Institute for Advanced Study a Princeton, nel New Jersey. Credente e cattolico.

«La consistenza matematica del nostro universo è certamente una ragione per vedere il Dio creatore dell’universo, come ben espresso dal papa Benedetto XVI nel suo discorso. Tuttavia, c’è qualcosa di più. La matematica astratta, in quanto coerente scienza della verità logica, ci rinforza nella certezza della verità assoluta che è Dio. Dio è Creatore, Amore infinito, e Verità infinita»
(intervista a “Il Foglio”, 23/04/15)

 

«Per me è sufficiente il Metastasio, quando dice: ‘Ovunque il guardo giro, immenso Dio ti vedo’. Guardare l’universo, nel nostro piccolo, nel grande al limite dell’incomprensibile, e anche nell’astratto della matematica, mi basta per giustificare Dio». D’altra parte, «il Big Bang dell’astrofisica moderna non solo ci fa pensare alla creazione biblica, ci dice anche che il tempo è stato creato insieme all’universo, un concetto che risale alla metafisica di sant’Agostino. La matematica è essenziale per dare consistenza a tutto questo, ma da sola non basta per dire che questa visione dell’origine dell’universo stellato di Kant sia esatta al 100 per cento»
(intervista a “Il Foglio”, 23/04/15)

 

«Per me la matematica è un modello della verità sia pure un modello assai ristretto da chiare regole di consistenza, che ci dice che una Verità assoluta (con la V maiuscola) deve esistere anche se non possiamo comprenderla». E ancora: «Cercare di giustificare l’esistenza di Dio con la matematica mi rammenta la storia che si racconta di sant’Agostino ancor che, passeggiando in riva al mare meditando sul mistero della Trinità, vide un fanciullo con un piccolo cucchiaio con il quale raccoglieva l’acqua del mare e la versava con cura nel suo secchiello. Sant’Agostino chiese: ‘Bimbo, cosa stai facendo?’ e il fanciullo rispose: ‘Sto contando quanta acqua c’è nel mare’. ‘Ma questo e impossibile!’, replicò sant’Agostino. E il fanciullo: ‘Comprendere il mistero della Trinità è più difficile’. La matematica, che è la scienza della verità logica, certamente ci aiuta a comprendere le cose ed è naturale per un matematico che crede in Dio, qualunque sia la sua denominazione, di riconciliare il concetto dell’esistenza di Dio con la sia pure limitata verità che proviene dalla matematica»
(intervista a “Il Foglio”, 23/04/15)


 

Howard Alan Smith, astrofisico, ebreo
Docente di Astronomia presso l’Università di Harvard, collabora con l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge (Massachusetts). Ha all’attivo centinaia di pubblicazioni scientifiche ed è stato riconosciuto dall’Università di Harvard per l’eccellenza nell’insegnamento. E’ ebreo osservante e attivo nel dialogo tra scienza e religione.

«L’universo non è eterno e statico, è nato, si è evoluto ed è in espansione. Sì, rimangono enigmi profondi ma dobbiamo aumentare la fiducia nei metodi scientifici necessari per risolverli. La lezione arriva quando si applicano queste realizzazioni agli attuali dibattiti politici che hanno purtroppo presentato la scienza e la religione come antagoniste. Nel caso dell’astronomia, e più in generale, sia la scienza che la religione parlano agli stessi misteri. La scienza e la religione dovrebbero quindi essere colleghe e non avversarie, dobbiamo diventare più informati sulla natura meravigliosa del mondo che, come dice la Genesi, è stato creato con il linguaggio e giudicato “molto buono”»
(H.A. Smith, In the Beginning, 13.73 Billion Years Ago, 13/10/06)

 

«La prima luce cosmica porta più o meno lo stesso messaggio religioso della nostra luce natalizia. Essa, inoltre, è una storia di benedizione miracolosa che insegna la buona volontà verso gli altri. Parlando in qualità di ricercatore che apprezza la vita spirituale, trovo la cosmologia stimolante. La luce della creazione arricchisce il suo messaggio con le fresche intuizioni della scienza moderna»
(H.A. Smith, Let there be light, Denverpost 24/12/06)

 

«Le percezioni sulla scienza e la religione hanno preso una importate svolta nel corso degli ultimi 20 anni a causa di uno sviluppo drammatico: la morte del “Dio delle lacune”. Questo dio è colui che, per la maggior parte della storia, è stato invocato per spiegare il misterioso funzionamento del mondo – la creazione dell’universo, per esempio, o la natura della vita. Questo dio era necessario per spiegare le lacune nella nostra comprensione, ma negli ultimi decenni quasi tutte tali lacune sono scomparse. Il mio campo è l’astrofisica, che oggi può spiegare plausibilmente, anche se non completamente, come l’universo è venuto in essere e come la Terra si è formata. Oggi, le persone religiose hanno motivo di gioire: il dio delle lacune potrebbe essere morto, ma la vita spirituale si è rinvigorita perché Dio non è più solo la spiegazione superficiale del il mistero. Dio è l’autore del miracolo»
(H.A. Smith, Rethinking science and religion, San Francisco Chronicle 21/12/08)


 

George Francis Rayner Ellis, 1939, cosmologo, matematico e filosofo, cristiano
Docente di Sistemi Complessi presso l’University of Cape Town in Sudafrica, è considerato uno dei principali teorici del mondo in cosmologia. Membro della Royal Society britannica e collaboratore di Stephen Hawking.

«Esiste uno stereotipo dello scienziato non credente. Esiste un gruppo molto chiassoso di scienziati antireligiosi. Ma sono una minoranza relativa. Onestamente, un gran numero di scienziati semplicemente non sono interessati […] C’è la cosmologia con la “c” minuscola, che è la cosmologia fisica -come la formazione delle galassie, l’espansione dell’universo ecc-. E poi c’è la Cosmologia con la grande “C”, che affronta le implicazioni per l’umanità. Questi colleghi sono semplicemente molto più interessati alla prima cosmologia piuttosto che alla seconda». Parlando di etica e della situazione politica in Sud Africa, ha risposto: «Occorre essere disposti a sacrificarsi, a non rispondere alle provocazioni. Ciò richiede coraggio incredibile, devozione e dedizione. La vita di Cristo, sicuramente, è ultimamente il modello di esempio». Affronta poi la tematica dei limiti scientifici, dell’etica nella scienza e della pace, in cui lui è molto impegnato: «Io amo la scienza. Amo il modo in cui funziona, ma essa ha dei limiti. Penso sia veramente importante da capire che la scienza non dice nulla circa l’etica, l’estetica, il significato o la metafisica. Alcuni penseranno subito che io stia parlando del «dio delle lacune», ma non è il dio delle lacune, è il Dio dei confini. E la scienza non potrà mai entrare in queste aree. Da dove viene l’etica? Lasciatemi dire che non vi è alcuna prova scientifica per la risposta che darò, come ogni altra cosa che ha a che fare con la religione, è una dichiarazione di fede. Non posso provarvi che è giusta, ma posso darvi argomenti che sono giusti. A un certo livello, la risposta viene dalla natura di Dio. Questo è evidente in tutte le maggiori tradizioni religiose, è quello che Sir John Templeton chiamava “agape”, amore incondizionato. Questa è la natura di Dio, questo modo di essere […] E’ cominciando a comprendere questo e guardando alla vita di Cristo, che si capisce che il mondo può cambiare. Non vi è nessuna prova. E’ qualcosa che si riconosce o non si riconosce [..] Il paradosso cristiano è che la vera natura del potere è nella debolezza e nella sofferenza». Concludendo l’intervista afferma: «I miei colleghi stanno producendo teorie su ciò che chiamano la “creazione dell’universo dal nulla”. Ma quando si approfondisce si scopre che assumono un enorme ingranaggio formato dalla teoria quantistica dei campi, particelle e interazioni e non il nulla. Queste dovranno pur venire da qualche parte. E alla fine, ci imbattiamo in un vuoto metafisico e sia che tu lo persegua scientificamente o religiosamente, bisogna semplicemente arrestarsi e dire: “io non conosco la risposta, ed è proprio meraviglioso il modo in cui le cose sono fatte”»
(da www.beingpubblicradio.org)


 

Stuart Kauffman, 1939, biologo teorico, cristiano
Noto per gli studi sui sistemi complessi e della loro relazione con l’origine della vita sulla Terra, è docente emerito di Biochimica presso la University of Pennsylvania.

«Possiamo dunque spiegare come è nata la vita? Sì, penso di sì. E Dio, nella sua grazia e semplicità, dovrebbe accogliere le nostre lotte per scovare le sue leggi. La vita è molto più probabile di quanto abbiamo mai supposto»
(S. Kauffman, “At Home in the Universe: The Search for Laws of Self-Organization and Complexity”, Oxford University Press 1995, p. 37)

 

«Tutti noi possiamo essere localmente saggi, non globalmente saggi. Tutto quello che possiamo fare, tutto quello che chiunque può fare, è andare avanti il meglio che possiamo. Solo Dio ha la saggezza per capire la legge finale, lanciare i dadi quantici. Solo Dio può predire il futuro, noi, miopi dopo 3.450 milioni anni di progettazione, non possiamo farlo»
(S. Kauffman, “At Home in the Universe: The Search for Laws of Self-Organization and Complexity”, Oxford University Press 1995, p. 17)


 

Peter Andreas Grünberg, 1939, fisico e premio Nobel, cattolico
Nobel per la Fisica 2007 per la scoperta della magnetoresistenza gigante. Ha anche vinto il Premio Wolf, il Premio del Giappone 2007 e nel 2006 è stato nominato Inventore europeo dell’anno.

«Sono cresciuto come cattolico conservatore. Io ora vedo le religioni più o meno nello spirito del drammaturgo tedesco Lessing». Le religioni gli appaiono equivalenti, quello che conta «è come le religioni sono praticate, per esempio, con tolleranza». Conclude poi: «Io credo anche che esista più di quanto noi possiamo vedere, sentire ecc.. o rilevare con gli strumenti. Ma questa è una sensazione corroborata da molti dettagli della mia esperienza personale e quindi è impossibile da condividere e comunicare»
(da NobelPrize/Autobiography).

 

«Credo in Dio? Si, naturalmente. Sono cresciuto come cattolico conservatore e credo di aver ricevuto molto da questo. Ciascuna delle tre principali religioni del mondo può essere giusta o sbagliata. E’ una ricerca senza fine». Alla domanda se crede nell’immortalità, ha risposto: «Sì. Un cielo e una vita dopo la morte però non riesco ad immaginarle. Il Paradiso e l’Inferno sono per me, anche se io sono un cattolico, aspettative un pò ingenue. L’immagine dell’aldilà non è disponibile»
(da Cicero 2007)


 

Robert B. Griffiths, 1938, fisico, cristiano
Docente presso la Carnegie Mellon University, è creatore di un particolare approccio alla meccanica quantistica. Membro della American Physical Society e della American Scientific Affiliation, ha vinto numerosi premi come il A. Cressy Morrison Award della New York Academy of Sciences e il Dannie Heineman Prize for Mathematical Physics.

«Se abbiamo bisogno di un ateo per un dibattito andiamo al dipartimento di filosofia. Nel Dipartimento di Fisica non è molto utile»
(R.B. Griffiths, intervistato in Christianity Today, 3/04/1987, “Cease-fire in the laboratory”, Christianity Today, p. 18)


 

Nathan Aviezer, 1938, fisico, ebreo
Ricercatore della Royal Society ed ex presidente del Dipartimento di Fisica della Università Bar-Ilan. Membro d’onore della American Physical Society.

«Le prove scientifiche scoperte negli ultimi anni forniscono una spiegazione del testo biblico che è del tutto coerente con le attuali conoscenze scientifiche». E ancora: «Nelle parole di alcuni delle più importanti cosmologi, la creazione dell’universo è avvenuta al di fuori del campo di applicazione delle leggi note attualmente dalla fisica” e rimane inspiegabile. Il Libro della Genesi dà una spiegazione: “In principio Dio creò…” […]. La cosmologia ha stabilito che l’improvvisa e inspiegabile apparizione della palla di fuoco primordiale è la creazione dell’universo. Il passo biblico “Sia la luce” può quindi essere inteso nel senso della creazione della palla di fuoco primordiale – il big bang – che segnala la creazione dell’universo […]. La teoria del big bang spiega che l’universo originariamente era costituito da una miscela di plasma. Appariva scuro a causa del plasma. Ma l’improvvisa trasformazione del plasma in atomi, poco dopo la creazione, ha causato la radiazione elettromagnetica (“luce”) della palla di fuoco primordiale. Questa separazione è chiamata disaccoppiamento nella terminologia scientifica. Il passo biblico “E Dio separò la luce dalle tenebre” può essere riferito alla dissociazione della luce […]. Il ruolo del caos nello sviluppo del primo universo è diventato un argomento importante in cosmologia. Questo è rilevante per la nostra discussione: il libro della Genesi afferma che l’universo è cominciato in uno stato di caos […]. Centinaia di anni di intenso sforzo scientifico da parte di alcune delle migliori menti che siano mai vissute ha finalmente prodotto un quadro delle origini dell’universo che concorda con le semplici parole che compaiono nell’apertura del Libro della Genesi»
(da WordGems).


 

Ghillean Tolmie Prance, 1937, botanico, cristiano
Ha fondato il New York Botanical Garden’s Institute for Economic Botany ed è stato direttore del Royal Botanic Gardens.

«Sono diventato cristiano nel primo anno di Università a Oxford. E’ stato mio padre ad incoraggiarmi nello sviluppare il dono che Dio mi ha dato per la botanica. La sfida interessante è stato conciliare la fede con la scienza, e questo divenne più facile quando la mia carriera si è sviluppata. Lavorando nel campo della biologia evoluzionistica ho capito che non c’è alcun conflitto reale qui, i miei studi scientifici hanno confermato la complessità e la perfezione della creazione divina […]. La mia fede mi ha aiutato in diversi modi. La mia vita in generale e la mia scienza sono state aiutate molto. Inoltre mentre la mia carriera in campo biologico progrediva, mi sono molto preoccupato per le questioni ambientali. E’ una preoccupazione professionale ma è anche molto vicina alla mia fede: curare la creazione di Dio è molto importante»
(da www.cis.org)

 

«Da molti anni credo che Dio sia il grande architetto alla base dell’intera natura. Tutti i miei studi scientifici da allora hanno consolidato la mia fede. Io considero la Bibbia la mia fonte più autorevole»
(citato in J. Ratzinger, “Fede e scienza”, Lindau 2010)


 

Gerhard Ertl, 1936, fisico e premio Nobel, cristiano
Nobel per la chimica 2007 e Docente al Department of Physical Chemistry di Berlino, ex direttore del Fritz Haber Institute dell’Istituto Max Planck e membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze.

Alla domanda se crede in Dio, ha risposto: «Si, di sicuro! Ad ogni passo della mia ricerca sono stato sempre più sorpreso: una minima probabilità ha portato alla creazione della vita. E’ forse la più grande coincidenza concepibile il fatto che tutti i componenti abbiano collaborato assieme in modo che il nostro cosmo abbia potuto presentarsi come lo conosciamo. La probabilità che Dio non esiste, non è minore della probabilità che il cosmo intero sia stato creato dalle nostre spiegazioni scientifiche. La vita è un miracolo enorme, ci avviciniamo alle spiegazioni scientifiche, ma una questione rimane comunque sempre: perché tutto questo? Ecco io credo in Dio! […] La storia della creazione è molto importante per me, ma è chiaramente da intendersi come una parabola! Mi capita spesso di leggere la Bibbia e vedere che la parabola sempre mi rimette in strada. Non riesco ancora a capirlo». Alla domanda su che cosa porterebbe in un isola deserta, il Nobel risponde: «Sull’isola vorrei portare in ogni caso, la Bibbia. Qui trovo tutto: le parabole la creazione, l’edificazione, e non ultimo, la tensione […]. Io sono cristiano e voglio tentare di vivere come un cristiano. Non solo frequentando diligentemente la chiesa, ma anche nella vita quotidiana». Tiene comunque a precisare che «Le idee creazioniste, naturalmente, sono pura follia per me»
(da Cicero 2007)


 

Nicola Cabibbo, 1935, fisico, cattolico
Noto per l’introduzione nella fisica delle particelle dell’angolo di Cabibbo, già presidente dell’INFN e dell’ENEA, è stato presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, socio nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei e uno dei soli 4 scienziati italiani recenti ad essere membro della National Academy of Sciences degli Stati Uniti d’America.

«Oggi tra gli scienziati cattolici è chiarissimo che si può benissimo credere nell’evoluzionismo e nella Creazione (non nel creazionismo). Dire il contrario è come sostenere che la Terra è piatta o il Sole si muove perché così diceva la Bibbia»
(da Darwin, bersaglio della Destra, Il Messaggero 18/1/03)

 

«La teoria dell’evoluzione può essere fastidiosa per i cristiani perché sembra entrare in conflitto con l’idea della creazione divina. Questa paura è, tuttavia, infondata. Ciò che entra in contrasto con la creazione divina è la possibile estensione della teoria dell’evoluzione in una direzione materialistica, il cosiddetto evoluzionismo. Ciò che l’evoluzionismo sembra dire, e sto pensando ad autori come Dawkins, è che non c’è necessità di Dio. Ma questa estensione della teoria di Darwin non è parte di ciò che è stato scoperto dalla scienza»
(da NCA.com 21/7/05)


 

Francisco J. Ayala, 1934, biologo e filosofo, cattolico
Evoluzionista e darwinista, insegna all’University of California, già presidente del “Board of the American Association for the Advancement of Science”, vincitore della National Medal of Science, membro delle principali associazioni scientifiche.

«Per certi aspetti biologici siamo molto simili alle scimmie, per altri aspettibiologici siamo molto diversi, e in queste differenze sta la base valida per uno sguardo religioso sull’uomo come creatura speciale di Dio, e per una coscienza di che cosa ci renda squisitamente umani».
(F. Ayala, “L’evoluzione”, Jaca Book 2009, pag. 123)

 

«La conoscenza biologica non elimina considerazioni filosofiche o credenze religiose. Anzi, la conoscenza scientifica può fornire ottime basi per ulteriori affondi sia filosofici sia religiosi».
(F. Ayala, “L’evoluzione”, Jaca Book 2009, pag. 127)

 

«Studiosi e teologi sono stati messi in difficoltà dall’imperfezione, dalla disfunzione e dalla crudeltà del mondo dei viventi, cose difficili da spiegare se prodotti della mente di Dio. […]. L’evoluzione venne in soccorso: dapprima sembrava aver rimosso il bisogno di Dio nel mondo, in realtà ha rimosso in modo convincente la necessità di spiegare le imperfezioni della natura come fallimenti del disegno divino».
(F. Ayala, “L’evoluzione”, Jaca Book 2009, pag. 191)


 

Carlo Rubbia, 1934, fisico e premio Nobel, deista/cattolico
Premio Nobel per la fisica nel 1984, ha modificato l’acceleratore SPS del CERN di Ginevra in un collisionatore protone-antiprotone e ha scoperto i bosoni vettoriali. Dirige il CERN dal 1989 al 1993 e dal 1999 è Presidente dell’ENEA.

«Se contiamo le galassie del mondo o dimostriamo l’esistenza delle particelle elementari, in modo analogo probabilmente non possiamo avere prove di Dio. Ma, come ricercatore, sono profondamente colpito dall’ordine e dalla bellezza che trovo nel cosmo, così come all’interno delle cose materiali. E come un osservatore della natura, non posso fare a meno di pensare che esiste un ordine superiore. L’idea che tutto questo è il risultato del caso o della pura diversità statistica, per me è completamente inaccettabile. C’è un’Intelligenza ad un livello superiore, oltre all’esistenza dell’universo stesso»
(C. Rubbia, Neue Zürcher Zeitung, märz 1993)

 

«Parlare di origine del mondo porta inevitabilmente a pensare alla creazione e, guardando la natura, si scopre che esiste un ordine troppo preciso che non può essere il risultato di un ‘caso’, di scontri tra ‘forze’ come noi fisici continuiamo a sostenere. Ma credo che sia più evidente in noi che in altri l’esistenza di un ordine prestabilito nelle cose. Noi arriviamo a Dio percorrendo la strada della ragione, altri seguono la strada dell’irrazionale»
(“Il DNA lo prova: la vita sulla terra ha un solo padre”, Liberal 23 dicembre 2011)

 

«La più grande forma di libertà è quella di potersi domandare da dove veniamo e dove andiamo. La libertà ti permette di porgere a te stesso la domanda in modo onesto e chiaro, ma calmo e sereno, in quanto non si tratta di una domanda di emergenza. Non ha niente a che fare con quelle procedure d’urgenza che devi “sbrigare in caso di”. È troppo bella e profonda, per essere turbata da interessi immediati. Il problema è iscritto nel nostro bagaglio intellettuale, che lo vogliamo o no. Non esiste forma di vita umana che non si sia posta questa domanda. E non c’è forma di società umana che non abbia cercato in qualche modo di darvi risposta. Il mancare a questo appuntamento è una perdita, una disumanizzazione, un meccanismo interno di autopunizione. Quello che impressiona di più, della domanda, è la sua universalità. È comune a tutti. […] Credo che tutto ciò faccia parte di un nostro bagaglio etico, e penso che quello che conta sia il rispetto del nostro umanesimo, del nostro essere uomini. E poiché tutti noi pensiamo che il nostro essere uomini sia qualcosa che ci mette al di sopra di tutti gli altri esseri viventi sulla terra, per forza dobbiamo anche pensare che siamo stati fatti ad immagine di qualcosa ancora più importante di noi. È difficile non crederci, quasi impossibile. È addirittura inevitabile. Talmente inevitabile che penso sia scritto dentro di noi. Non vedo come non si possa dire di si all’esistenza di qualcosa di aggiuntivo. Io sono un ottimista, mi è facile credere a questo. Tra l’altro, non bisogna solo essere ottimisti, basta essere dei buoni osservatori. Come diceva anche Einstein, Dio è distribuito nella natura. E’ davvero così, ne sono più che certo. La natura è costruita in maniera tale che non c’è dubbio che sia costruita così per un caso. Più uno studia i fenomeni della natura, più si convince profondamente di ciò. Esistono delle leggi naturali di una profondità e di una bellezza incredibili. Non si può pensare che tutto ciò si riduca ad un accumulo di molecole. Lo scienziato in particolare, riconosce fondamentalmente l’esistenza di una legge che trascende, qualcosa che è al di fuori e che è immanente al meccanismo naturale. Riconosce che questo “qualcosa” ne è la causa, che tira le fila del sistema. È un “qualcosa” che ci sfugge. Più ci guardi dentro, più capisci che non ha a che fare col caso. […] Il sentimento che prova un profano assistendo a un fenomeno naturale grandioso come un cielo pieno di stelle, un tramonto, l’immensità del mare, per uno scienziato è ancora più grande, in quanto respira qualcosa di veramente perfetto nella sua struttura. Questa perfezione esiste, è nella profondità delle cose. Non è un’ombra, non è un’apparenza […]. Se osservi tutto ciò, non puoi che concludere che, in qualche modo, ci deve essere un meccanismo, un qualcosa di superiore, di trascendente».
(citato in E. Ferri, La tentazione di credere, Rizzoli, Milano, 1987, pag. 205)

 

«L’uomo di scienza non può non sentirsi umile, commosso ed affascinato di fronte a questo immenso atto creativo, così perfetto e così immenso e generato nella sua integralità a tempi così brevi dall’inizio dello spazio e del tempo. Vanno ricordate le fasi successive di questa immensa trasformazione a partire dalla creazione fino al giorno d’oggi. L’universo si è evoluto in maniera unitaria e coerente, come se fosse un unico tutto. Ricordiamo a questo proposito le parole della Genesi, dove si dice: “Dio pose le costellazioni nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona” […]. Oggi sappiamo che l’uomo rappresenta uno degli ultimi anelli della vita. Ciononostante la struttura dettagliata del DNA umano è solo leggermente diversa da quella degli altri esseri viventi. È questa una differenza morfologicamente piccola in sé, ma enormemente diversa per quanto riguarda le sue conseguenze. L’uomo è quindi strutturalmente fondamentalmente diverso dalle altre specie animali conosciute. Ha caratteristiche che lo contraddistinguono profondamente e in maniera unica […]. Ma la scoperta di una eventuale vita extra-terrestre, con tutte le somiglianze e diversità rispetto alla nostra arricchiranno ancora di più l’unicità dell’uomo in tutti i suoi aspetti e ci aiuteranno a meglio percepire e apprezzare gli immensi patrimoni di umanità e di saggezza che abbiamo ricevuto e di cui dobbiamo fare il più prezioso utilizzo, così ben ricordato in quella meravigliosa immagine dell’uomo con il dito puntato verso il Creatore nel fantastico affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina».
(C. Rubbia, relazione presso la Pontificia Accademia delle Scienze, 2011)


 
Ugo Amaldi, 1934, fisico, cattolico
Tra i maggiori studiosi delle particelle elementari, Amaldi è stato direttore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, docente in diverse università e membro delle maggiori accademie scientifiche.

«Le scienze studiano i fenomeni naturali e nei fatti non hanno nulla da dire alla fede. Però gli scienziati credenti e quelli che si pongono la domanda sulla fede sentono la necessità di integrare in maniera coerente la fede e la visione fisica del mondo. Così facendo devono affrontare questioni che si collocano alla frontiera fra alcune affermazioni del cristianesimo e ciò che loro sanno del mondo naturale. Difficoltà che talvolta possono essere illuminanti anche per coloro che non sono scienziati […]. D’altra parte non si può non restare meravigliati dalla complessità e dalla logica sottese alla maggior parte dei fenomeni naturali e questo è per uno scienziato credente un’apertura al trascendente […]. Si preferisce parlare del Dio Creatore, del Dio che mantiene l’universo in essere e non si connette mai la figura del Cristo con le conoscenze degli scienziati, né queste vengono mai connesse con lo Spirito Santo che, in quanto scienza e sapienza sarebbe perfettamente a tema». Il motivo potrebbe risiedere, ha continuato Amaldi, «nel fatto che il rapporto personale che il credente ha con Cristo è completamente diverso dal rapporto impersonale che lo scienziato ha con i fenomeni naturali che studia. Viaggiano su piani diversi. Invece il Dio Creatore è strettamente connesso con la natura che è l’oggetto di studio dello scienziato».
(U. Amaldi, Scienza e fede, particelle elementari, Avvenire, 15/11/12)

 

«Io sono uno scienziato credente», ma anch’io «come ogni scienziato devo essere un “agnostico metodologico”: l’essere credente non deve influenzare il modo di procedere […]. Penso che si possa integrare la razionalità scientifica con la fede che è poi quella che io chiamo la ragionevolezza sapienziale e trova le sue radici nei libri sacri, nell’esperienza di vita dei santi, nella rivelazione. Sono due aspetti diversi del nostro stesso intelletto, che si coniugano con la ragione filosofica portandoci a guardare il mondo in modo unitario. In tal modo si può costruire una visione della realtà tale che il problema scienza-fede non si pone»
(U. Amaldi, “Nessuna alternativa tra scienza e fede”, Ilsussidiario.net, 14/11/12)

 

«Esiste una trascendenza orizzontale e una verticale: quella orizzontale è dei naturalisti e risulta contraddittoria, anche coloro che affermano la loro fede nel naturalismo escono dai confini della scienza compiendo un passo che trascende il sapere scientifico. Quella verticale è di chi aderisce alla fede in Dio creatore e sostenitore di quella natura che è oggetto dello stesso sapere scientifico»
(U. Amaldi, in “Dio oggi: con Lui o senza di Lui cambia tutto”, Cantagalli 2010, p. 186)


 

John B. Gurdon, 1933, biologo e e premio Nobel, cristiano
Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 2012 insieme al collega giapponese Shinya Yamanaka per i loro lavori sulle cellule staminali pluripotenti indotte. Nel 2004 il Wellcome Trust / Cancer Research UK Institute for Cell Biology and Cancer è stato rinominato il Gurdon Institute in suo onore.

«Personalmente, io sono quello che chiamereste un liberal. Non sono cattolico, sono un cristiano della Chiesa Anglicana. Non condivido alcuni degli insegnamenti della Chiesa Cattolica. Proprio per questo, tuttavia, è di grande interesse per me, incontrare persone che mi dicano perché osservano determinati principi. Inoltre non ero mai stato in Vaticano prima d’ora, è una nuova esperienza e sono grato per questo»
(J.B. Gurdon, intervistato da Zenit.it, La ricerca sulle staminali deve essere resa nota al grande pubblico, 13/04/13)


 

Arno Allan Penzias, 1933, fisico e premio Nobel, deista
Nel 1978 ha vinto il Premio Nobel per la Fisica grazie alla scoperta della radiazione cosmica di fondo. Fellow della American Academy of Arts and Sciences e medaglia Henry Draper della National Academy of Sciences.

«Vi invito ad esaminare l’istantanea fornita da un valore di mezzo secolo di dati astrofisici e vedere come i pezzi dell’universo appaiono in realtà. Al fine di garantire una coerenza con le nostre osservazioni dobbiamo assumere non solo la creazione di materia ed energia dal nulla, ma pure la creazione dello spazio e del tempo. I migliori dati che abbiamo sono esattamente quello che avrei potuto prevedere se avessi avuto davanti i cinque libri di Mosè, i Salmi e la Bibbia nel suo complesso»
(A. Penzias, intervistato dal “New York Times”, 12/03/1978)

 

«Se ci sono un sacco di alberi da frutto, si può dire che chi ha creato questi alberi da frutto voleva delle mele. In altre parole, guardando l’ordine nel mondo, possiamo dedurre lo scopo e dal fine cominciamo ad avere una certa conoscenza del Creatore, il pianificatore di tutto questo. Guardo Dio attraverso le opere delle mani di Dio e da quelle opere deduco le sue intenzioni. Da queste intenzioni, ho ricevuto un’impressione dell’Onnipotente»
(citato in J.O. Haberman, “The God I Believe in”, The Free Press 1994, pag. 184)

 

«L’astronomia ci porta ad un evento unico, un universo che è stato creato dal nulla, con un delicato equilibrio necessario per fornire esattamente le condizioni necessarie per consentire la vita. In assenza di un incidente assurdamente improbabile, le osservazioni della scienza moderna sembrano suggerire un sottostante, si potrebbe dire, piano soprannaturale»
(citato in H. Margenau, R. Varghese, “Cosmos, Bios, e Theos”, La Salle 1992, pag. 83)

 

«Forse Dio rivela sempre se stesso? Anche in questo caso credo al Salmo 19, “i cieli proclamano la gloria di Dio”, cioè Dio si rivela in tutto quello che c’è. Tutta la realtà, in misura maggiore o minore, rivela lo scopo di Dio. C’è un qualche collegamento con la finalità e l’ordine del mondo in tutti gli aspetti dell’esperienza umana […]. Per me è la parola di Mosè è la parola di Dio per mezzo di Mosè […], il Sinai era importante per l’ebraismo e per il futuro del mondo, era un luogo dove Dio ha scelto gli ebrei, ma anche gli ebrei hanno scelto Dio. E’ stato un momento storico in cui è stata effettuata una connessione spirituale […]. Sì. Credo che il mondo abbia uno scopo, si spera un buon fine. Quindi penso che un Messia sia necessario per contribuire il mondo a raggiungerlo intenzionalmente».
(citato in J.O. Haberman, “The God I Believe in”, Maxwell Macmillan International 1994, pag. 188-190)

 

«La Bibbia parla della creazione intenzionale. Quello che abbiamo, tuttavia, è una quantità impressionante di ordine, e quando vediamo l’ordine nella nostra esperienza si riflette normalmente uno scopo […]. Se leggiamo la Bibbia nel suo insieme, ci aspetteremmo l’ordine nel mondo. Lo scopo implicherebbe l’ordine, e ciò che effettivamente troviamo è l’ordine […]. Questo mondo è più coerente con la creazione intenzionale».
(citato in D. Brian, “The Voice of Genius: Conversations with Nobel Scientists and Other Luminaries”, Perseus Publishing 1995, pag. 163-165)

 

«Se Dio ha creato l’universo, lo ha fatto con eleganza. L’assenza di qualsiasi impronta di intervento al momento della creazione è ciò che ci si aspetterebbe da un Creatore davvero onnipotente. Non ha bisogno di fregare nessuno, come fosse il mago di Oz, per mantenere l’universo in corso. Invece, quello che abbiamo è mezza pagina di matematica che descrive tutto. In un certo senso, il potere della creazione risiede nella la sua semplicità di fondo».
(citato in G. Slack, “When Science and Religion Collide or Why Einstein Wasn’t an Atheist: Scientists Talk about Why They Believe in God”, in Mother Jones magazine, november/december 1997)


 

Edward Nelson, 1932, matematico, cristiano
Docente di matematica presso il Dipartimento di Matematica dell’Università di Princeton, è conosciuto per il suo lavoro sulla fisica matematica e per la sua “internal set theory”. Cristiano, ha scritto anche sul rapporto tra religione e matematica.

«Esiste un’infinità di numeri perfetti? Non lo sappiamo. Il problema non ha nessun risvolto pratico, ma qui ci troviamo di fronte all’infinito. I matematici dedicano la loro vita alla ricerca della risposta a tali domande. Personalmente, credo che non mi troverò in imbarazzo quando il Signore mi chiederà: “che hai fatto con la vita che ti ho dato?”. Le stelle, e la discendenza di Abramo, sono creazioni divine, di un’infinità potenziale. L’aritmetica è una creazione umana, e se crediamo di aver catturato l’infinito attuale nel nostro sistema, ci inganniamo».
(intervento al Meeting per l’amicizia tra i popoli 2007, contenuto in “La ragione esigenza di infinito”, Mondadori 2007, p.78-80)

 

«La scienza deve essere razionale, tutto ciò che è scienza è razionale, ma purtroppo si sente spesso che dunque tutto ciò che è razionale è scienza. Questo errore elementare della logica sarebbe buffo se non fosse l’opinione di molta gente intelligente e se non fosse distruttivo dei valori umani. Qui non si tratta della scienza, ma dello scientismo, una nuova religione. Una volta, un collega mi ha detto: “Ed, tu sei la persona più razionale che abbia mai conosciuto. Lo trovo sbalorditivo che tu credi in Dio!”. Per discutere il ruolo della scienza e della matematica nella ricerca umana di verità ultima, bisogna a mio pareredistinguere entro scienza e matematica. Ma tanto la matematica, quanto la scienza han poco a che fare con la ricerca umana di un’ultima verità, a mio parere».
(intervento al Meeting per l’amicizia tra i popoli 2010, Quale bene per la scienza?”)


 

Roger Penrose, 1931, fisico, matematico e filosofo, deista
Docente di Matematica presso l’Università di Oxford, è internazionalmente noto per la sua attività scientifica nel campo della fisica matematica, in particolare per i suoi contributi alla relatività generale e la cosmologia . Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il 1988 Premio Wolf per la fisica.

«Il libro di Hawking è fuorviante, dà l’impressione che esista una teoria che riesca a spiegare tutto, ma questa non è nemmeno una teoria. Non è per nulla dimostrato che l’Universo si sia creato dal nulla […] Il multiverso non ha superato Dio».
(R. Penrose, intervista a Premier Christian Radio, 29/09/10)

 

«Credo che direi che l’universo ha uno scopo, non è in qualche modo lì solo per caso…alcune persone, penso, ritengono che l’universo solamente c’è lì da molto -questo è un po’ come una sorta di calcolo e a noi ci è capitato in qualche modo di trovarci casualmente in esso. Ma io non penso che sia molto proficuo o utile guardare così l’universo, io credo che c’è qualcosa di più profondo al riguardo»
(R. Penrose, “A Brief History of Time”, citazione presa dal minuto 1:12:43 del video)


 

John Houghton, 1931, climatologo, cristiano
Tra i massimi esperti mondiali del cambiamento climatico, è stato professore di fisica dell’atmosfera presso l’Università di Oxford, amministratore delegato presso il Met Office e fondatore del Hadley Center. E’ l’attuale presidente del Victoria Institute.

«La nostra scienza è la scienza di Dio. Sua è la responsabilità dell’intera narrazione scientifica. Lo straordinario ordine, la coerenza, l’affidabilità e l’affascinante complessità che si riscontrano nella descrizione scientifica dell’universo sono riflessi dell’ordine, della coerenza, dell’affidabilità e della complessità dell’opera di Dio»
(citato in J. Ratzinger, “Fede e scienza”, Lindau 2010, pag. pag. 21)


 

Robert Aumann, 1930, matematico e premio Nobel, ebreo.
Membro dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, ha vinto nel 2005 il premio Nobel per l’economia per “avere accresciuto la nostra comprensione del conflitto e della cooperazione attraverso l’analisi della teoria dei giochi”. Ha spesso scritto del rapporto tra scienza e fede.

«Fede e scienza sono due modi diversi di vedere il mondo. Ed entrambi sono nella nostra testa. Ognuno di noi ha differenti modi di vedere il mondo e ognuno di questi ha una sua validità. E’ come avere a casa dipinti di Tiziano, Picasso o Matisse, stili diversi che ritraggono le persone in differenti modi. Non bisogna per forza scegliere tra l’uno e l’altro, non credo che siano in contraddizione. Bisogna solo tenere presente, e questa è la cosa importante, che la descrizione scientifica del mondo è fatta di modelli, ma il mondo non è un modello»
(da una intervista per “La Stampa”, 27/05/14)


 

William C. Campbell, 1930, biochimico, premio Nobel per la medicina, cristiano
Vincitore del premio Nobel per la medicina del 2015 per le scoperta di una nuova terapia contro le infezioni causate da parassiti intestinali. Credente e cristiano.

«Io credo in Dio. Prego ogni singola notte della mia vita, anche se ho un rapporto complicato con la religione. La religione e la scienza possono coesistere, conosco diversi atei militanti e molti loro buoni argomenti, ma c’è un livello di argomentazione a cui non riescono ad arrivare. Credere in qualcosa che si sa che esiste non è una questione di fede, non richiede fede. Gabriel Rossetti, poeta inglese, era dispiaciuto per gli atei, perché non avevano nessuno a cui sentirsi grati. Questo mi ha sempre sorpreso perché abbiamo così tanto da essere grati! Io credo, e credo nella preghiera».
(intervista all’Irish Times, Meet Ireland’s new Nobel Laureate, William C Campbell, 09/10/15)


 

Franco Bassani, 1929–2008, fisico, cattolico.
Professore Emerito di Fisica alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove è stato anche Direttore dal 1995 al 1999. Già presidente della Società italiana di fisica, è stato fellow dell’Institute of Physics, dell’American Physical Society e della European Physical Society nel 2008. Devoto cristiano cattolico.

«Il positivismo materialistico ha generato il convincimento che l’unica realtà sia il mondo materiale con le sue leggi, e che l’idea di Dio sia inutile e superflua. Ancora oggi è opinione abbastanza diffusa che uno scienziato non possa essere religioso, perché per lui la conoscenza scientifica dovrebbe spiegare tutto. […]. Conoscere l’Universo ci fa gustare una parte di verità e ci invita a cercare ed accogliere le verità ultime che ci sono pervenute per rivelazione. Questo è oltre la scienza ma non è in alcun modo in contrasto con essa, anzi ne è in qualche modo il completamento. La conoscenza dell’Universo è per l’uomo, perché nel conoscere l’armonia della natura possa vedere i segni della presenza di Dio».
(intervento al Meeting per l’amicizia tra i popoli 2007, contenuto in “La ragione esigenza di infinito”, Mondadori 2007, p.110)<

 

«Mi piace concludere accennando a ben altro Mistero, che ci rimanda al Creatore di quella natura che cerchiamo di comprendere e studiare. Il grande matematico Ennio De Giorgi ricordava spesso che quando si trovava alle prese con un teorema del quale non riusciva a delineare completamente la dimostrazione si rivolgeva allo Spirito Santo. Non so se è a questo aiuto che dobbiamo i fondamentali teoremi che De Giorgi ci ha lasciato, ma è certo che ognuno trova in sé la scintilla che lo aiuta a realizzare le proprie aspirazioni»
(contributo al convegno Creativity and Creative Inspiration in Mathematics, Science and Engineering: Developing a Vision for the Future, San Marino 2008)


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Antonino Zichichi, 1929, fisico, cattolico
Impegnato nelle ricerche nel campo della fisica delle particelle elementari. È noto per l’opera di divulgazione scientifica, e per sottolineare spesso la sua fede nell’assenza di contrasti con la scienza. E’ stato Presidente della Federazione mondiale degli scienziati, della Società Europea di Fisica, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e ha ricevuto il “Premio Enrico Fermi”, dalla Società Italiana di Fisica nel 2001. Credente e cattolico.

«Ogni esperimento è una domanda posta al Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili. Riuscire a fare un esperimento di stampo galileiano e scoprire una verità scientifica corrisponde a saper porre una domanda e ad avere una risposta da Colui che ha fatto il mondo. La scienza è la suprema espressione dell’umano intelletto che opera nell’immanente al fine di capire sempre meglio la Logica seguita dal Creatore del mondo»
(A. Zichichi, “Perché io credo in colui che ha fatto il mondo”, Tropea 2009, p. 20, 25, 38)

 

«L’ateismo è una costruzione logica contraddittoria. Essa infatti parte dalla negazione del Trascendente e affida tutta la sua credibilità al rigore logico nell’Immanente, cioè matematica e scienza. Né l’una né l’altra riescono però a dimostrare che Dio non esiste. L’ateo afferma di non poter credere in Dio per rigore logico, d’altronde l’ateo conosce solo un tipo di rigore logico: quello che opera nell’Immanente. Ma il rigore logico nell’Immanente non riesce a dimostrare che Dio non esiste. Ecco l’antinomia dell’ateismo»
(A. Zichichi, “Perché io credo in colui che ha fatto il mondo”, Tropea 2009, p. 24)

 

«La scienza nasce da un atto di umiltà intellettuale: dare a oggetti volgare dignità culturale, studiandoli. Questa umiltà intellettuale aveva in Galilei radici profonde: la Fede nel fatto che in ciascun oggetto, fosse esso volgare o inutile, ci doveva essere la mano del Creatore»
(A. Zichichi, “Perché io credo in colui che ha fatto il mondo”, Tropea 2009, p. 33)

 

«Nessuna scoperta scientifica ha mai messo in dubbio l’esistenza di Dio. Nessun ateo può quindi illudersi di essere più logico e più scientifico di colui che ha fede. Chi sceglie l’ateismo fa quindi un atto di fede: nel nulla. Credere in Dio è più logico e più scientifico che credere nel nulla».
(A. Zichichi, “Perché io credo in colui che ha fatto il mondo”, Tropea 2009, p. 215)


 

Werner Arber, 1929, microbiologo, genetista e premio Nobel, cristiano
Vinse il Premio Nobel nel 1978, improntò le sue ricerche sul meccanismo di difesa della cellula batterica nei confronti dei virus. I suoi studi risultano attualmente la base dell’ingegneria genetica e della biologia molecolare. Ha scritto di scienza e religione, è credente e di fede protestante, nel 2010 è diventato presidente della Pontificia Accademia delle Scienze.

«Molti pensano che la Chiesa abbia un atteggiamento negativo verso la ricerca. Ma non è questa la mia esperienza. Anzi, la Chiesa cattolica vuole essere informata sulla conoscenza scientifica più solida e avanzata e farvi ricorso. Il Vaticano e le università pontificie sostengono attivamente il dialogo tra la scienza e la Chiesa attraverso, ad esempio, il progetto Stoq (Scienza, teologia e ricerca ontologica)»
(W. Arber, “Arber: per la scienza Dio è un vantaggio”, intervista ad “Avvenire”, 10/02/11)

 

«L’anima e la dignità dell’uomo fanno parte del regno delle credenze. Non possono dunque essere oggetto di un’investigazione scientifica. Non ho mai sperimentato una contraddizione tra l’essere uno scienziato e credere nelle verità del cristianesimo, né difficoltà nel tenere insieme questi due ambiti. Piuttosto, può essere che le mie intuizioni scientifiche abbiano per qualche aspetto e in qualche misura influenzato le caratteristiche della mia fede. Ma ciò lo considero soprattutto un arricchimento»
(W. Arber, “Arber: per la scienza Dio è un vantaggio”, intervista ad “Avvenire”, 10/02/11)


 

Allan Sandage, 1926, astronomo e astrofisico, cristiano
Considerato uno dei più importanti astronomi del 20° secolo, astrofisico emerito del centro “Carnegie Observatories” di Pasadena. Vincitore del premio Crafoord, ha scoperto il primo quasar e ha effettuato studi pionieristici sugli ammassi globulari, sull’evoluzione stellare, ed ha per primo osservato la fenomenologia dei jets nella galassia M82.

«Trovo assai improbabile che un simile ordine sia emerso dal caos. Deve esserci un principio organizzatore. Dio per me è un mistero ma è la spiegazione del miracolo dell’esistenza, motivo per cui c’è qualcosa anziché il nulla»
(A. Sandage, “Sizing up the Cosmos: An Astronomers Quest”, New York Times 12/3/91)

 

«La Bibbia non è certo un libro di scienza: una non la studia per trovarci le intensità e le lunghezze d’onda delle linee di Balmer per l’idrogeno, né la scienza ha a che fare con le proprietà ultime spirituali del mondo, che sono anch’esse reali […]. Ma la scienza può rispondere solo a un tipo fissato di domande che concernono il “cosa”, il “dove” e il “come”. Con il suo metodo, potente quanto esso sia, non risponde (e in verità non può) al “perché”. Perché c’è qualcosa invece che niente? Perché gli elettroni hanno tutti la stessa carica e massa? Perché il disegno che noi vediamo dappertutto è così veramente miracoloso? Perché così tanti processi sono così profondamente connessi? Ma dobbiamo ammettere che quegli scienziati che vogliono vedervi un disegno, ci vedranno un disegno, mentre quelli che sono contenti in ogni parte del loro essere di vivere come riduzionisti materialisti […] non ammetteranno mai un istero nelle cose che vedono, sempre rinviando di volta in volta, aspettando una spiegazione riduzionista per ciò che è ancora ignoto. Ma portare questo credo riduzionista al livello più profondo e a un tempo indefinito nel futuro (e indefinito sempre rimarrà), quando “la scienza conoscerà ogni cosa”, è esso stesso un atto di fede, che nega che ci possa essere qualcosa di sconosciuto alla scienza, almeno per principio. […] Non c’è bisogno di conflitto fra scienza e religione se ciascuno apprezza i propri confini e se ciascuna prende seriamente in considerazione le domande dell’altra […]. Se Dio non esistesse, la scienza dovrebbe (in realtà deve) inventare il concetto che spieghi ciò che sta scoprendo al suo nocciolo […]. Se non c’è Dio, niente ha senso. Il caso degli atei è basato su un inganno, che segue già dalle loro premesse iniziali, che essi vogliono fare su se stessi. E se c’è un Dio, deve essere vero sia per la scienza che per la religione. Se così non appare allora l’ermeneutica (di un pastore o di uno scienziato) deve essere sbagliata […]. Per questo, appaiono profondi i versetti Rm 1,19-21, e più ogni scienziato spinge nel profondo il suo lavoro, più esso diventa ancora più profondo».
(citato in M. Bersanelli e M. Gargantini, “Solo lo stupore conosce”, Bur 2003, pag. 336-338)

 

«La scoperta dell’espansione dell’Universo con le sue conseguenze riguardanti la possibilità che astronomi abbiano identificato l’evento della creazione, mette veramente la cosmologia astronomica vicino al tipo di teologia naturale medievale che ha cercato di trovare Dio identificando la causa prima. Gli astronomi possono aver trovato il primo effetto, ma non quindi, necessariamente, la causa prima cercata da Anselmo e Tommaso. Nessuna scoperta astronomica ci dice perché l’evento è successo. E’ veramente soprannaturale (cioè fuori dalla comprensione del naturale ordine delle cose) e, da questa definizione un miracolo. Ma la natura di Dio non deve essere trovata dentro ciascuna parte di queste scoperte della scienza. Per questo si deve tornare alle Scritture, se davvero una risposta deve essere colta dal nostro limitato intelletto umano»
(citato in M. Bersanelli e M. Gargantini, “Solo lo stupore conosce”, Bur 2003, pag. 338)

 

«Il mondo è troppo complesso in tutte le sue parti e interconnessioni per essere dovuto solamente al caso. Sono personalmente convinto che l’esistenza della vita con tutto il suo ordine in ognuno dei suoi organismi è semplicemente messa insieme troppo bene. Ogni parte di un corpo vivente dipende da tutte le altre parti (del corpo) per poter funzionare. Come fa ogni parte a saperlo? Come ogni parte si differenzia al concepimento? Più si studia la biochimica, più diventa incredibile senza che ci sia una qualche sorta di principio organizzatore -un architetto per chi crede. Il caso della complicatezza e dell’ordine che permette il funzionamento di un organismo, dove il totale è più grande della somma delle parti (cioè è di un ordine superiore), diventa più stupefacente ogni anno, via via che i risultati scientifici divengono più dettagliati. A causa di ciò, molti scienziati ora sono portati alla fede dal loro lavoro. In ultima analisi, è una fede fatta più salda attraverso l’argomento del disegno»
(citato in M. Bersanelli e M. Gargantini, “Solo lo stupore conosce”, Bur 2003, pag. 338-339)


 

John Polkinghorne, 1930, fisico delle particelle e teologo, cristiano
Ha svolto un ruolo significativo nella scoperta del quark lavorando con Gell-Mann alle prime identificazioni, è stato insignito del premio Templeton nel 2002. Ha scritto molto su questioni riguardanti la scienza e la fede, è credente e pastore anglicano.

«Vi è una popolare caricatura che vede lo scienziato come sempre aperto alla possibilità di correggere la nuova scoperta e, di conseguenza, ottenere il premio della vera conoscenza, mentre il credente si condanna ad una pena detentiva intellettuale nei limiti di un parere a priori. L’uno è l’uomo di ragione, l’altro è bloccato nell’indagine onesta da una barriera denominata “rivelazione incontestabile”. Se fosse veramente così, quelli di noi che sono entrambi scienziati e credenti religiosi dovrebbero vivere schizofrenicamente, credere l’impossibile la domenica e aprire le nostre menti soltanto dal lunedì mattina».
(J.C. Polkinghorne, Reason and Reality: The Relationship Between Science and Theology, Philadelphia: Trinity Press International, 1991, p. 49. 2° E)

 

«Scienza e fede sono amiche, entrambi sono alla ricerca della verità. La scienza chiede come le cose si verificano, ma non fa domande sul significato o lo scopo di esse. Coloro che pensano che essa dica tutto hanno un’arida visione della vita. Esistono fondamentalisti religiosi che sostengono che la Bibbia dia risposte a tutte le domande, anche quelle scientifiche. Ma gli scienziati come Richard Dawkins sono altrettanto fondamentalisti. La scienza non potrà mai rendere Dio superfluo. Su molte cose la scienza ha corretto la visione religiosa, e questo è stato vantaggioso per entrambe le parti per aiutare a vedere più chiaramente. Chi ha fede dovrebbe accogliere la verità da qualunque fonte essa proviene. Non tutta la verità viene dalla scienza, ma molto si. Mi dispiace quando vedo cristiani che voltando le spalle alla scienza. Invece alcuni scienziati ritengono che la fede sia una questione di chiudere gli occhi e stringere i denti, credere a cose impossibili presentate da qualche autorità indiscutibile, un libro infallibile o una chiesa infallibili. Non è nulla di tutto questo. Se si lavora in fisica fondamentale si è colpiti dall’ordine meraviglioso del mondo. Si è colpiti da un profondo senso di fondo e di meraviglia e questo porta le persone che lavorano nel campo della fisica fondamentale a chiedersi se ci sia una sorta di mente dietro a questo. I fisici utilizzano un linguaggio che comprende la “mente di Dio” quando scrivono per il grande pubblico. Vi è anche l’intuizione che il mondo è meravigliosamente ordinato in un modo che non sembra proprio essere una felice coincidenza. I fisici credono nella realtà invisibile, senza nemmeno pensarci. Credo che l’esperienza personale suggerisce l’esistenza di Dio, una volontà e uno scopo e una mente dietro a tutto».
(J.C. Polkinghorne, North Country Times 2010)

 

«Scienza e fede amo dire che sono due occhi: posso vedere con l’occhio della scienza e posso vedere con l’occhio della religione. E guardando con due occhi insieme posso vedere più lontano e più in profondità di quanto possa fare l’uno o l’altro di essi da solo. […]. “Caso” è una parola molto difficile: bisogna fare in modo di essere sicuri di capire cosa si intende con essa. Il caso deve essere accuratamente distinto dalla contingenza, cioè dal perché questa particolare cosa accade. E non è necessariamente privo di un significato. Per esempio, accade una particolare mutazione e la natura prende una particolare direzione. Se si fosse verificata una mutazione leggermente differente la vita sarebbe stata deviata, avrebbe preso una direzione leggermente differente. Ma non c’è nessuna “favola senza senso raccontata da un idiota”. La Creazione divina non è una sorta di proprietà divina in cui Dio abbia posto ogni cosa, in cui faccia accadere tutto. Il dono di Dio è il dono dell’amore, e il dono dell’amore è anche il dono di qualche dovuta forma di indipendenza alle creature che sono amate. Poco dopo che Charles Darwin aveva pubblicato “L’origine delle specie”, il sacerdote inglese Charles Kingsley (1819-1875) disse che Darwin aveva mostrato che Dio ha creato il mondo non già bell’e pronto, con tutto già fissato, ma ha fatto una cosa incredibile: Dio ha creato il mondo dotandolo di un futuro, perché alle creature sia permesso di essere se stesse e di fare se stesse. Questa è la maniera teologica di pensare al mondo che si evolve».
(J.C. Polkinghorne, La fecondità del mondo, al margine del caos, Ilsussidiario.net, 23/08/11)


 

Owen Gingerich, 1930, astronomo, cristiano
Docente di Astronomia e Storia della Scienza presso l’Università di Harvard e astronomo emerito presso lo Smithsonian Astrophysical Observatory. Oltre alla ricerca e all’insegnamento, ha scritto molti libri sulla storia dell’astronomia . Gingerich è anche membro della American Academy of Arts and Sciences, della American Philosophical Society, e della International Academy of the History of Science.

«Sono persuaso della presenza, al di sopra e all’interno del cosmo, di un Creatore dotato di un’intelligenza superiore. Credo inoltre che il contesto offertoci dal nostro universo, così ricco di elementi confacenti al genere umano e tale da permettere e incoraggiare l’esistenza di forme di vita autoconsapevoli, faccia parte del disegno e dello scopo di questo Creatore».
(O. Gingerich, Cercando Dio nell’Universo, Lindau 2007, pag. 47)

 

«Per quanto mi riguarda, la fede in una causa ultima, in un Dio-Creatore, offre una spiegazione coerente del perché l’universo appaia tanto congeniale all’esistenza di forme di vita intelligenti e capaci di riflessione. Non basterebbe infatti che qualche lieve mutamente in una delle tante costanti della fisica a rendere l’universo inabitabile. In un certo senso -per usare le parole di Freeman Dyson- questo è un universo che doveva già sapere che saremmo arrivati. E senza pretendere che tali considerazioni siano la prova dell’esistenza di un Creatore, ribadisco come ai miei occhi, così interpretato, l’universo abbia più senso. Nello stesso tempo, in quanto scienziato, il come dell’universo mi interessa tanto quanto il suo perché»
(O. Gingerich, Cercando Dio nell’Universo, Lindau 2007, pag. 23,24)

 

«Come astronomo, sono sempre stato incuriosito da alcuni dettagli sorprendenti del mondo fisico, per non parlare della complessità del dominio biologico. Per me, guardando l’universo attraverso gli occhi della fede, questi dati hanno sempre testimoniato un’impressionanti evidenza di progettazione e uno scopo […]. L’universo è più facile da comprendere se si supporre che ha uno scopo e una progettazione […]. Per me, è logico supporre che la superintelligenza, si sia rivelata attraverso i profeti di tutte le età, e supremamente nella vita di Gesù Cristo […]. Così come credo che il Libro della Scrittura illumina il cammino verso Dio, credo che il Libro della Natura, con i suoi sorprendenti dettagli, suggerisca uno scopo divino e un design. E penso che la mia fede non mi faccia essere uno scienziato minore»
(O. Gingerich, Is There a Role for Natural Theology Today?)

 

«Gli evoluzionisti che rifiutano qualsiasi teleologia e che, nel dichiarare il loro credo in una sorta di roulette cosmica, parlano di un Universo assolutamente privo di scopo, non stanno presentando un fatto scientificamente dimostrato; essi piuttosto stanno difendendo le loro personali prese di posizione in ambito metafisico. Ed è mia opinione che a un simile atteggiamento sia necessario e legittimo opporre resistenza»
(O. Gingerich, Cercando Dio nell’Universo, Lindau 2007, pag. 79)

 

«Potrebbe l’inconoscibile avere rivelato se stesso? Che l’inconoscibile possa avere comunicato con noi sfida le leggi della logica, ma non quelle della coerenza. In questo senso, è per me assolutamente lecito supporre che in ogni epoca la trascendenza abbia rivelato se stessa per mezzo dei profeti, e sopratutto grazie alla vita di Gesù Cristo. Credo che le Scritture illuminino la strada che conduce a Dio, allo stesso modo ritengo che il libro della natura, in tutti i suoi sorprendenti dettagli -il filo d’erba, l’assenza della massa 5 o gli incredibili intrecci del DNA-, suggerisca l’esistenza di uno scopo e di un disegno divino. E non penso che le mie convinzioni mi rendano meno scienziato»
(O. Gingerich, Cercando Dio nell’Universo, Lindau 2007, pag. 83)


 

Neil Armstrong, 1930, astronauta e aviatore, cristiano
E’ stato il primo uomo a posare piede sulla Luna nel 1969.

«Per me, aver camminato su queste scale [a Gerusalemme, nda], ha un significato maggiore dell’aver camminato sulla Luna»
(citato in Neil Armstrong valoraba más haber pisado donde pisó Cristo que aquella huella sobre la Luna, Religionenlibertad, 26/08/12)


 

Abdus Salam, 1926, fisico e premio Nobel, musulmano.
Premio Nobel per la Fisica nel 1979, professore di fisica teorica all’Imperial College of Science and Technology di Londra, fondò a Trieste l’International Centre for Theoretical Physics (ICTP).

«Ogni essere umano ha bisogno della religione, come Jung ha così fermamente sostenuto, questo profondo sentimento religioso è uno dei principali bisogni del genere umano».
(A. Salam, in un’intervista a R. Walgate per “New Scientist”, 26/08/1976)

 

«Einstein è nato in una fede abramitica, dal suo punto di vista era profondamente religioso. Ora, questo senso di meraviglia conduce molti scienziati all’Essere superiore -“der Alte” (“il Vecchio”), come Einstein affettuosamente chiamava la Divinità – un’intelligenza superiore, il Signore di tutta la creazione e della legge naturale».
(citato in C.H. Lai & A. Kidwai, “Ideals and Realities: Selected Essays of Abdus Salam”, World Scientific Publishing Co. Ltd. 1989, pag. 285)

 

«Il Sacro Corano ci impone di riflettere sulle verità delle leggi create da Allah nella natura, tuttavia, la nostra generazione ha avuto il privilegio di intravedere una parte del suo disegno, è una grazia per la quale io rendo grazie con cuore umile».
(da “Nobelprize.org“)


 

Giovanni Prodi, 1925, matematico, cattolico
Tra i più grandi matematici italiani del Novecento è noto anche per le sue molteplici attività riguardanti l’insegnamento della matematica. Grande testimone della compatibilità tra scienza e fede.

«Non posso pensare che la scienza crei il minimo disturbo alla fede, e nemmeno che la scienza faccia da propagandista per la fede. Il mio punto di vista è un altro: ammettiamo che ci sia già la fede, o almeno quello stato di ricerca della fede che è forse più diffuso di quanto possa apparire. Allora, se è vero, come dice il salmo 18 che “i cieli narrano la gloria di Dio”, è anche vero che la scienza di oggi apre altri cieli alla nostra meditazione. È’ forse venuto il momento in cui il credente possa trovare nella meditazione sapienziale sulla scienza un modo di lodare Dio e di aumentare il desiderio di possederlo»
(G. Prodi, Intervento su “Scienza e Fede”, 1981)


 

Robert Jastrow 1925, astronomo, fisico e cosmologo, agnostico/deista.
E’ stato il primo presidente del “NASA’s Lunar Exploration Committee”, che ha stabilito gli obiettivi scientifici per l’esplorazione della Luna durante l’atterraggio di Apollo. Fondatore e direttore del “NASA’s Goddard Institute for Space Studies” e docente di Geofisica alla Columbia University.

«In questo momento sembra che la scienza non sarà mai in grado di alzare il sipario sul mistero della creazione. Per lo scienziato che ha vissuto la sua fede nel potere della ragione, la storia finisce come un brutto sogno. Ha scalato le montagne dell’ignoranza, sta per conquistare la vetta più alta e viene accolto da un gruppo di teologi che sono stati seduti lì per secoli».
(R. Jastrow, “God and the Astronomers”, Readers Library 2000, pag. 107)

 

«Gli astronomi hanno dimostrato, con i loro metodi, che il mondo ha cominciato bruscamente con un atto di creazione in cui è possibile rintracciare i semi di ogni stella, di ogni pianeta, di ogni essere vivente in questo cosmo e sulla terra. E hanno scoperto che tutto questo è accaduto come un prodotto di forze che non si può sperare di scoprire. Che ci siano quelle che io, o chiunque altro, chiamerei le forze soprannaturali al lavoro, è ora, credo, un fatto scientificamente provato».
(R. Jastrow, “God and the Astronomers”, 1982, pag. 18)

 

«Qual è l’ultima soluzione per l’origine dell’Universo? Le risposte fornite dagli astronomi sono sconcertanti e sorprendenti. La più notevole di tutte è il fatto che nella scienza, come nella Bibbia, il mondo inizia con un atto di creazione».
(R. Jastrow, “Until the Sun Dies”, Readers Library 1977)


 

Antony Hewish , 1924, astronomo e premio Nobel, cristiano
Vincitore del Premio Nobel nel 1974 per il suo contributo allo sviluppo della radioastronomia e per il suo ruolo nella scoperta delle pulsar.

«La presenza spettrale di particelle virtuali sfida il razionale e non intuitivo buon senso per chi non conosce la fisica. La fede religiosa in Dio, e la fede cristiana che Dio si è fatto uomo circa due mila anni fa, può sembrare strano verso il pensare comune. Ma quando le cose fisiche più elementari si comportano in questo modo, dobbiamo essere preparati ad accettare che gli aspetti più profondi della nostra esistenza vadano oltre le nostre intuizioni del senso comune».
(citato in J. Polkinghorne & N. Beale, “Questions of Truth: Fifty-one Responses to Questions about God, Science, and Belief”, Westminster John Knox 2009)

 

«Io credo in Dio. Non ha senso per me pensare che l’universo e la nostra esistenza sia solo un incidente cosmico, che la vita sia emersa a causa di processi fisici casuali in un ambiente che semplicemente è capitato di avere le caratteristiche giuste. Come cristiano comincio a comprendere cos’è la vita attraverso la fede in un Creatore, la cui natura è stata rivelata da un uomo nato circa 2000 anni fa […]. Credo che sia la scienza che la religione siano necessarie per comprendere il nostro rapporto con l’Universo. In linea di principio, la scienza ci dice come tutto funziona, anche se ci sono molti problemi irrisolti e credo che ci saranno sempre. Ma la scienza solleva questioni che non è mai in grado di rispondere. Perché il Big bang ha condotto a esseri coscienti che mettono in discussione lo scopo della vita e l’esistenza dell’Universo? Questo è l’ambito in cui la religione è necessaria».
(A. Hewish, lettera a T. Dimitrov, 27/05/2002)

 

«Dio sembra certamente essere un Creatore razionale. Che l’intero mondo terrestre sia costituito da elettroni, protoni e neutroni e che un vuoto viene riempito da particelle virtuali, richiede una razionalità incredibile […]. La religione ha un ruolo importante nel sottolineare che vi è di più nella vita del materialismo egoista».
(A. Hewish, lettera a T. Dimitrov, 14/06/2002)

 

«Dio è un concetto a cui ho bisogno di aderire con la mia totale esperienza. Il cristianesimo si avvicina all’espressione formale di questo per me. C’è qualcosa di diverso dalle sole leggi scientifiche, la scienza non ha intenzione di rispondere a tutte le domande che ci poniamo»
(citato in I. Hargittai, “Candid Science IV: Conversations with Famous Physicists”, Imperial College Press 2004, pag. 637)


 

Freeman John Dyson, 1923, fisico e matematico, cristiano
Universalmente noto per i suoi studi sulla teoria quantistica dei campi e l’ingegneria astronomica e nucleare, docente di fisica presso l’Institute for Advanced Study, a Princeton. Membro della Royal Society, ha vinto numerosissimi premi scientifici.

«Io stesso sono un cristiano, un membro di una comunità che conserva un patrimonio antico di grande letteratura e grande musica, fornisce aiuto e consiglio a giovani e meno giovani, quando sono in difficoltà, educa i bambini a responsabilità morale, e adora Dio a modo su […]. Io sono un cristiano praticante, ma non un cristiano credente. Per me, per adorare Dio significa riconoscere che la mente e l’intelligenza si intrecciano nel tessuto del nostro universo in un modo che supera la nostra comprensione del tutto»
(F.J. Dyson, Science & Religion: No Ends in Sight”, The New York Review of Books. 28/03/02)

 

«Sono contento di essere uno della moltitudine di cristiani che non si curano molto della dottrina della Trinità o la verità storica dei Vangeli. Sia come scienziato che come una persona religiosa, mi sono abituato a convivere con l’incertezza. La scienza è eccitante, perché è piena di misteri irrisolti, e la religione è emozionante per la stessa ragione. I più grandi misteri irrisolti sono i misteri della nostra esistenza in quanto esseri coscienti in un piccolo angolo di un vasto universo. Perché siamo qui? L’universo ha uno scopo? Da dove viene la nostra conoscenza del bene e del male? Questi misteri, e un centinaio di altri simili, sono al di là della portata della scienza. Si trovano al di là del confine, sotto la giurisdizione della religione […]. Scienza e religione sono due finestre in cui la gente guarda attraverso, cercando di capire il grande universo esterno, cercando di capire perché siamo qui. Le due finestre danno diversi punti di vista, entrambe le viste sono unilaterali, nessuna è completa. Entrambe lasciano fuori le caratteristiche essenziali del mondo reale. Ed entrambi sono degni di rispetto […]. A Princeton sono presbiteriano, ma in Inghilterra sono cattolico perché vado a messa con mia sorella»
(F.J. Dyson, Progress in religion, Templeton Prize 22/03/2000)


 

Walter Kohn, 1923, fisico e premio Nobel, deista
Ha vinto il premio Nobel per la chimica nel 1998 per il contributo dato alla conoscenza delle proprietà elettroniche dei materiali. E’ direttore fondatore all’Istituto Kavli di Fisica Teorica e professore emerito all’Università della California a Santa Barbara.

«Certamente la scienza, in particolare la fisica e la chimica, è una parte molto importante della mia identità. Ma io mi considero anche una persona religiosa, in due sensi: uno, in base alla mia educazione ebraica liberale che ho trasmesso ai miei figli, l’altro, una sorta di deismo non confessionale che scaturisce dal mio stupore verso il mondo e le nostre esperienze, che è accresciuta dalla mia identità come scienziato. Esso include anche la convinzione che la scienza da sola è una guida insufficiente per la vita, lasciando molte domande profonde senza risposta e insoddisfatte»
(W. Kohne, conferenza “Reflections of a Physicist after an Encounter with the Vatican and Pope John Paul II”, April 20, 2001, University of California, Santa Barbara)


 

Arthur Schawlow, 1921, fisico e premio Nobel, cristiano
Nobel per la fisica nel 1981 per il contributo allo sviluppo della spettroscopia laser, è anche promotore del metodo della comunicazione facilitata con i pazienti di autismo.

«Mi sembra che di fronte alle meraviglie della vita e dell’universo, ci si debba chiedere “perché” e non solo “come”. Le uniche risposte possibili sono religiose […]. Per me questo significa che il cristianesimo protestante, alla quale sono stato introdotto da bambino, ha resistito alle prove di una vita».
(citato in H. Margenau & R. Varghese, “Cosmos, Bios, Theos: Scientists Reflect on Science, God, and the Origins of the Universe, Life, and Homo sapiens”, Open Court Publishing Company 1992)

 

«Sento un bisogno di Dio nell’universo e nella mia vita. Siamo fortunati ad avere la Bibbia, e specialmente il Nuovo Testamento, che ci racconta di Dio in termini umani ampiamente accessibili».
(citato in H. Margenau & R. Varghese, “Cosmos, Bios, Theos: Scientists Reflect on Science, God, and the Origins of the Universe, Life, and Homo sapiens”, Open Court Publishing Company 1992, p. 107)

 

«Il contesto della religione è uno sfondo ideale per fare scienza. Nelle parole del Salmo 19, “I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento proclama la sua opera”, in questo modo la ricerca scientifica è un atto di adorazione, in quanto rivela più meraviglie della creazione di Dio»
(citato in H. Margenau & R. Varghese, “Cosmos, Bios, Theos: Scientists Reflect on Science, God, and the Origins of the Universe, Life, and Homo sapiens”, Open Court Publishing Company 1992, p. 105-106)

 

«Ci sono culti e sette religiose enormemente diversi e penso che non sia irragionevole, perché penso che Dio – se Egli è meraviglioso come noi crediamo – è anche molto complesso, e che diverse persone lo vedano in modo diverso. Non puoi aspettarti che un contadino e un filosofo abbiano la stessa immagine di Dio. Penso che Dio è grande abbastanza per coprire tutti, anche gli scrittori di scienza. Anch’essi possono avere la loro immagine di Dio»
(A.L. Schawlow, “Optics and Laser Spectroscopy, Bell Telephone Laboratories 1951-1961”, Chapter I, Part 5, Stanford University Since 1998)

 

«L’imitazione di Gesù è la strada per salvare la tua vita. Oltre a questo non so»
(citato in D. Brian, “The Voice of Genius: Conversations with Nobel Scientists and Other Luminaries”, Perseus Publishing 1995, pag. 242)


 

Leon Max Lederman, 1922, fisico e premio Nobel, deista
Nel 1988 ha vinto il Premio Nobel per la fisica per i suoi lavori sui neutrini, è Direttore Emerito del Fermi National Accelerator Laboratory (Fermilab), ha anche fondato l’Accademia di Matematica e Scienza dell’Illinois dove è attualmente docente.

«All’inizio c’era un vuoto, una curiosa forma di vuoto, un nulla che non contiene spazio, non c’è tempo, nessuna luce, nessun suono. Eppure le leggi della natura erano in posizione e questo curioso vuoto conteneva un potenziale. Una storia logicamente inizia da un inizio, ma questa è la storia dell’universo e sfortunatamente non c’è alcun dato per il vero inizio, niente, zero. Non sappiamo nulla dell’universo fino a quando ha raggiunto l’età matura ad un miliardo di miliardesimo di secondo. Cioè, poco tempo dopo la creazione nel Big Bang. Quando leggete o sentite qualcosa ulla nascita dell’universo, siamo nel regno della filosofia. Solo Dio sa cosa è successo all’inizio».
(L.M. Lederman, “The God Particle: If the Universe Is the Answer, What Is the Question”, Mariner Books 2006)


 

Margherita Hack, 1922, astrofisica, atea
Ha diretto l’Osservatorio Astronomico di Trieste portandolo a rinomanza internazionale ed è membra delle più prestigiose società fisiche e astronomiche.

«La scienza non riesce a dare una risposta totale. Quindi il mistero c’è certamente. Se quando morirò dovessi scoprire che c’è la vita eterna, direi a Dio che ho sbagliato. E forse tutto sommato, sarebbe bello essersi sbagliati […]. Gesù è stato certamente la maggior personalità della storia. Il suo insegnamento, se è resistito per 2000 anni, significa che aveva davvero qualcosa di eccezionale: ha trasmesso valori che sono essenziali anche per un non credente».
(M. Hack, “Dove nascono le stelle”, Sperling & Kupfer 2004, pag. 198)


 

Carlos Chagas Filho, 1910-2000, neuroscienziato e biologi, cattolico
Conosciuto a livello internazionale per le sue ricerche sui meccanismi neurali alla base del fenomeno della elettrogenesi, ha fondato l’Istituto di Biofisica dell’Università Federale di Rio de Janeiro ed è stato presidente della Accademia Brasiliana di Scienze (1965-1967) e della Pontificia Accademia delle Scienze dello Stato del Vaticano.

«La mia conversione? Non ho mai avuto un problema religioso, ma a poco a poco mi sono avvicinato alla religione. Ciò che veramente mi ha spinto in questo senso forse è stata una figura che ha avuto una grande influenza scientifica su di me, Jose da Costa Cruz, che era un agnostico militante. Ho avuto lunghe discussioni con lui e mi sono avvicinato, sono diventato curioso e ho cominciato a leggere certi libri, non esattamente religiosi, ma libri spirituali, sullo spirito della materia. Ho iniziato ad interessarmi, ho poi avuto una fidanzata la cui famiglia era del tutto agnostica. Infine ho cominciato a sentire che mancava qualcosa, ho approcciato la religione in modo indiretto. Poi, improvvisamente, ero già praticante. […] Io credo fermamente che ci sia qualcosa sopra di noi e di questa cosa ha una conformazione ben precisa. Ma questo non significa che io non sia un grande peccatore».
(C.C. Filho, intervista su www.scielo.br. A ciência como profissão)

 

«Penso che la scienza comincia ad inciampare quando si tratta di ciò che noi chiamiamo la prima causa. Lo scienziato che è sincero e che vuole andare fino in fondo alla sua razionalità, sa che c’è un momento in cui non può andare oltre. Questo è il momento di intreccio tra scienza, filosofia e quindi teologia».
(C.C. Filho, intervista su www.scielo.br. A ciência como profissão)

 

«La Bibbia non vuole insegnare come il cielo è stato fatto, ma vuole insegnare come si fa ad andare in cielo. Si tratta di un precetto teologico molto importante circa la questione della grazia: la persona crede o no. Ora, come io rispetto le persone che non credono, voglio anche che venga rispettata la sincerità della mia fede»
(citato da Arcauniversal, Ciência na Bíblia – Gênios com fé 2012/11/28)


 

Joseph E. Murray, 1919, chirurgo e premio Nobel, cattolico
Vincitore del premio Nobel per la medicina nel 1990, per «le scoperte riguardanti i trapianti di cellule e organi nel trattamento delle patologie umane». È stato il primo a eseguire con successo un trapianto di reni tra due gemelli identici.

«La Chiesa nemica della scienza? Sono cresciuto come cattolico e come scienziato e non ho visto questo. Una è una veritò rivelata, l’altra è verità scientifica. Se davvero credi che la creazione è buona, non ci può essere nulla di male nello studio della scienza. Più impariamo circa la creazione – il modo in cui è emersa – più questo accresce la gloria di Dio. Personalmente, non ho mai visto un conflitto. Lavoriamo con gli strumenti che Dio ci ha dato. Non c’è motivo che la scienza e la religione operino in un rapporto conflittuale. Entrambe provengono dalla stessa fonte, l’unica fonte di verità: il Creatore».
(citato in G. Meyer, “Pontifical Science Academy Banks on Stellar Cast”, National Catholic Register 1-7/12/96)

 

«Il lavoro è una preghiera e io comincio ogni mattina offrendola al Creatore. Ogni giorno è una preghiera, io sento questo, io sento questo molto profondamente».
(citato in J. Lenger, “Murray: Surgeon with soul: Nobelist’s memoir mixes science and humanity”, Harvard University Gazette, 4/10/01, Cambridge, MA)


 

Edward Robert Harrison, 1919, astronomo e cosmologo, cristiano
Ha trascorso gran parte della sua carriera presso la University of Massachusetts Amherst e la University of Arizona. E’ noto per il suo lavoro sull’aumento delle fluttuazioni nell’universo in espansione e per la sua spiegazione del paradosso di Olber.

«Ecco la prova cosmologica dell’esistenza di Dio – l’argomento del “disegno” di Paley – aggiornato e rinnovato. Il “Fine Tuning” dell’universo fornisce elementi di prova del design deista. Prendete la vostra scelta: il cieco caso che richiede una moltitudine di universi o la progettazione che ne richiede una sola. Molti scienziati, quando ammettono le loro opinioni, sono inclinati verso l’argomento teleologico».
(E.R. Harrison, “Masks of the Universe”, Cambridge University Press 1985, pag. 252, 263)


 

Derek H. R. Barton, 1918, chimico e premio Nobel, cristiano
Chimico britannico, vinse nel 1969 il premio Nobel per la chimica per i suoi contributi allo sviluppo del concetto di conformazione e le sue applicazioni in chimica, vincitore della medaglia Davy, della medaglia Copley e della medaglia Priestley. Il suo nome è legato anche a una serie di reazioni chimiche come la reazione di Barton e la deossigenazione Barton-McCombie.

«Dio è Verità. Non vi è alcuna incompatibilità tra scienza e religione. Entrambi stanno cercando la stessa verità. Le osservazioni e gli esperimenti della scienza sono così meravigliose che la verità che esse stabiliscono può sicuramente essere accettata come un’altra manifestazione di Dio. Dio si mostra, consentendo all’uomo di stabilire la verità»(citato in H. Margenau & R. A. Varghese, Cosmos, Bios, Theos: Scientists Reflect on Science, God, and the Origins of the Universe, Life, and Homo sapiens, 4th ed. Chicago and La Salle, Illinois:Open Court Publishing Company, 1997, pag. 144).


 

Ernst Boris Chain, 1906-1979, biochimico e premio Nobel, ebreo
Assieme all’anatomopatologo australiano Howard Walter Florey isolò e purificò la penicillina, vincendo così il Premio Nobel per la medicina.

«Ho detto per anni che le speculazioni circa l’origine della vita non portano ad alcuna utilità, in quanto anche il sistema vivente più semplice è troppo complesso per essere compreso dagli scienziati attraverso i metodi della chimica estremamente primitivi utilizzati nei loro tentativi di spiegare l’inspiegabile che è accaduto miliardi di anni fa. Dio non può essere spiegato da tali pensieri naïve»
(come citato in R.W. Clark, “The Life of Ernst Chain: Penicillin and Beyond”, Weidenfeld & Nicolson, London, 1985, pp. 147-148)

 

«Per quanto riguarda le mie azioni, sto cercando di essere guidato dalle leggi, dall’etica e dalle tradizioni del giudaismo come formulate nel Vecchio Testamento, che sono, ovviamente, anche la base del cristianesimo. Sono convinto, e lo sono da molti anni, che è impossibile costruire una sorta di codice assoluto e di applicazione generale di comportamento etico sulla base delle sole conoscenze scientifiche, se non altro per la ragione che la nostra conoscenza circa i problemi fondamentali della vita è troppo frammentario e limitato, e rimarrà sempre così»
(E.B. Chain, “Social Responsibility and the Scientist in Modern Western Society”, Perspectives in Biology and Medicine, Spring 1971, Vol. 14 No. 3, pagg. 366)

 

«Considero il potere della fede dei grandi doni divini all’uomo, attraverso il quale egli ha potuto inspiegabilmente avvicinarsi ai misteri dell’Universo, pur senza capirli. La capacità di credere è una essenziale proprietà della mente umana, così come la capacità di ragionamento logico e, lungi dall’essere incompatibile con l’approccio scientifico, completa e permette alla mente umana di essere integrata nel mondo in una etica e significativa unità […]. Ci sono molti modi in cui le persone sono rese consapevoli del loro potere di credere nella supremazia di una Divina guida e potenza: attraverso la musica o l’arte visiva, in qualche evento o esperienza decisamente influente per la loro vita, guardando attraverso un microscopio o il telescopio o, semplicemente, osservando le manifestazioni miracolose o il finalismo della natura»
(E.B. Chain, citato in R.W. Clark, The Life of Ernst Chain: Penicillin and Beyond, Weidenfeld & Nicolson 1985, p. 143)

 

«Ogni speculazione e relativa conclusione circa il comportamento umano disegnato sulla base delle teorie evolutive darwiniane da parte degli studi etologici degli animali -in particolare quelli sui primati- devono essere trattate con la massima cautela e riserva. Può essere divertente per coloro che sono impegnati nel compito di descrivere il loro prossimo come “scimmie nude”, e una piccola sezione di pubblico può anche godere della lettura circa il confronto tra il comportamento delle scimmie e quello umano, ma questo approccio – che, tra l’altro, non è né nuovo né originale- in realtà non porta molto lontano. Non abbiamo bisogno di essere esperti zoologi, anatomisti e fisiologi per riconoscere che esistono alcune somiglianze tra la scimmia e l’uomo ma, sicuramente, sono molto più interessati le differenze che le somiglianze. Le scimmie, dopo tutto, a differenza dell’uomo, non hanno mai prodotto grandi profeti, filosofi, matematici, scrittori, poeti, compositori, pittori e scienziati. Esse non sono ispirate dalla scintilla divina che si manifesta in modo evidente nella creazione spirituale dell’uomo e che lo differenzia irriducibilmente dagli animali»
(E.B. Chain, “Social Responsibility and the Scientist in Modern Western Society”, Perspectives in Biology and Medicine, Spring 1971, Vol. 14 No. 3, p. 368).


 

Ernest Walton, 1903, fisico, premio Nobel e cristiano
Fisico irlandese, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 1951, per il loro lavoro pionieristico sulla mutazione dei nuclei atomici tramite particelle atomiche accelerate artificialmente. Cresciuto come cristiano metodista, Walton era molto impegnato a proclamare la fede cristiana e attivo nella sua Chiesa, intervenendo più volte sul prolifico rapporto tra fede e scienza, anche dopo la vittoria del Nobel, ha incoraggiato il progresso scientifico come un metodo per conoscere meglio Dio.

«Un modo per conoscere la mente del Creatore è quello di studiare la sua creazione. Dobbiamo ringraziare Dio perché possiamo studiare la sua opera d’arte, e questo dovrebbe applicarsi a tutti gli ambiti del pensiero umano. Il rifiuto di usare la nostra intelligenza con onestà è un atto di disprezzo per Colui che ci ha dato tale l’intelligenza»
(citato in V. J. McBrierty, Ernest Thomas Sinton Walton, The Irish Scientist, 1903-1995, p. 58).)


 

James Prescott Joule, 1818-1889, fisico, cristiano
Si interessò del calore e delle sue connessioni con l’elettricità e la meccanica, indagando sugli effetti termici dimostrò il cosiddetto “effetto Joule”.

«E’ evidente conoscere le leggi naturali non significa altro che conoscere la mente di Dio, in esse espressa»
(citato in JG Crowther, British Scientists of the Nineteenth Century, Routledge & Kegan Paul, London, 1962, p.139)

 

«E’ manifestamente assurdo supporre che i poteri di cui Dio ha dotato la materia possano essere distrutto più di quanto possono essere creati dall’azione dell’uomo»
(citato in O. Reynolds, Memoir of James Prescott Joule, Manchester Literary and Philosophical Society, 1892, p. 27)

 

«I fenomeni della natura, sia meccanica, chimica, o vitale, consistono quasi interamente in una continua conversione, una nell’altra. Così è che l’ordine viene mantenuto nell’universo non è squilibrato, nulla è mai perso, ma l’intera macchina, complicata com’è, funziona bene ed in armonia. Il tutto governato dalla volontà sovrana di Dio»
(J.P. Joule, “Memoirs and Proceedings of the Manchester Literary and Philosophical Society”, vol. LXXV (1930-1931), n. 8, p. 110., gennaio 1863).


 

Christian Boehmer Anfinsen, 1916, biochimico e premio Nobel, ebreo
Vincitore del Nobel per la chimica nel 1972 per il suo lavoro sulla ribonucleasi. Lavorò al National Institutes of Health e insegnò biologia alla Università Johns Hopkins.

«Penso che solo un idiota possa essere ateo. Dobbiamo ammettere che esiste un potere incomprensibile o una forza illimitata con lungimiranza e conoscenza, la quale ha dato vita all’intero universo in un primo luogo”
(citato in H. Margenau & R. Varghese, in Cosmos, Bios, Theos Open Court Publishing Company 1997, pag. 139)


 

Charles Hard Townes, 1915, fisico e premio Nobel, cristiano
Sviluppò gli apparati radar e ricevette il Nobel per la fisica per il lavoro fondamentale nel campo dell’elettronica quantistica.

«Credo fermamente nell’esistenza di Dio, basandomi sull’intuizione, sulle osservazioni, sulla logica, e anche sulla conoscenza scientifica».
(C.H. Townes, “A letter to the compiler T. Dimitrov”, 24/05/2002)

 

«La scienza, con i suoi esperimenti e la logica, cerca di capire l’ordine o la struttura dell’universo. La religione, con la sua ispirazione e riflessione teologica, cerca di capire lo scopo o significato dell’universo. Queste due strade sono correlate. Io sono un fisico. Anch’io mi considero un cristiano. Mentre cerco di capire la natura del nostro universo in questi due modi di pensare, vedo molti elementi comuni tra scienza e religione. Sembra logico che a lungo i due potranno anche convergere»
(C.H. Townes, “Logic and Uncertainties in Science and Religion”, in Proceedings of the Preparatory Session 12-14 November 1999 and the Jubilee Plenary Session 10-13 November 2000)

 

«Ci si potrebbe chiedere: dove è Dio? Per me è quasi una domanda inutile. Se credi in Dio, non vi è alcun particolare “dove”, Lui è sempre lì, ovunque, Egli è in tutte queste cose. Per me, Dio è personale ma onnipresente. Una grande fonte di forza, Egli ha fatto una differenza enorme per me».
(C.H. Townes, “Making Waves”, American Institute of Physics Press, 1995)

 

«C’è una tremenda esperienza emotiva nella scoperta scientifica che penso sia simile a quello che alcune persone descrivono normalmente come esperienza religiosa, una rivelazione. In realtà, a me sembra, una rivelazione può essere vista come una scoperta improvvisa di comprensione dell’uomo e della relazione dell’uomo con il suo universo, con Dio, e con il suo rapporto con gli altri uomini»
(citato in “Current Biography”, vol. 24, No. 1. H. W. Wilson Company, pag. 37)

 

«Penso che tutta la scienza, in un certo senso, provenga dalla fede nell’ordine nell’universo. Questa è parte della fede scientifica, che ci sia ordine e dunque affidabilità, e così via, e questo fa parte della concezione tradizionale giudaico-cristiana che vi è un solo Dio»
(citato in N.W. Palmer, “Should I Baptize My Robot? What Interviews with Some Prominent Scientists Reveal about the Spiritual Quest”, in The Center for Theology and the Natural Sciences Bulletin 1997, Vol. 17, No. 4. University of California at Berkeley, pag.17)

 

«Come una persona religiosa, sento fortemente la presenza e le azioni di una Essere ben al di là di me stesso, eppure sempre personale e vicino».
(citato in S. Begley, “Science found God”, Newsweek Vol. CXXXII, No. 4, 27/7/1998, pag. 44-49)

 

«La religione, con la sua riflessione teologica, si basa sulla fede. Ma anche la scienza si basa sulla fede. Come? Per il successo scientifico dobbiamo avere fede che l’universo sia governato da leggi affidabili e, inoltre, che queste leggi possano essere scoperte dell’indagine umana. La logica della ricerca umana è affidabile solo se la natura è di per sé logica. La scienza funziona attraverso la fede nella logica umana, che può nel lungo periodo comprendere le leggi della natura. Questa è la fede della ragione […]. Noi scienziati lavoriamo sulla base di un assunto fondamentale per quanto riguarda la ragione nella natura e la ragione nella mente umana, un presupposto che si svolge come un principio cardine della fede. Tuttavia, questa fede è così automatica e generalmente accettata che difficilmente la riconosciamo come una base essenziale per la scienza»
(C.H. Townes, “Logic and Uncertainties in Science and Religion”, in Proceedings of the Preparatory Session 12-14 November 1999 and the Jubilee Plenary Session 10-13 November 2000)

 

Ricevendo nel 2005 il Premio Templeton rispose al suo amico (ateo) fisico Steve Weinberg, noto per la frase: “Quanto più l’universo diventa comprensibile più appare inutile”: «Devo dirvi innanzitutto che Steve Weinberg mi ha fatto i complimenti per questo premio. Noi dobbiamo prendere le decisioni in base ad un giudizio, certo, ma abbiamo anche qualche prova per rispondere. Credo, ad esempio, che il riconoscimento che questo universo è così appositamente progettato sia una di queste. Questo è un universo molto particolare e dev’esserci stato un fine […]. Vi sono infatti altre prove pertinenti come gli effetti della preghiera. E la risposta, almeno in alcuni esperimenti, è che la preghiera sembra avere effettivamente effetti positivi. Dobbiamo guardare in generale e trarre conclusioni meglio che possiamo. Steve Weinberg ha un giudizio facile, ha detto che tutto è accidentale e senza scopo. Io ho un diverso tipo di giudizio».


 

Fred Hoyle, 1915-2001, astronomo, deista
I suoi numerosi contributi scientifici vanno dalla spiegazione della genesi degli elementi “pesanti” a quella della frammentazione del gas in stelle, ma egli è noto soprattutto come sostenitore della teoria cosmologica dello stato stazionario e dell’ipotesi della Panspermia.

«Un’interpretazione al senso comune dei fatti suggerisce che un superintelletto ha spadroneggiato con la fisica, così come con la chimica e la biologia, e che non ci sono forze cieche, a ben vedere, nella natura. I numeri calcolati derivanti dai fatti mi sembrano così travolgenti da mettere questa conclusione quasi fuori discussione»
(F. Hoyle, “The Universe: Past and Present Reflections”, Annual Review of Astronomy and Astrophysics 1982, 20:16).

 

«La scoperta di ogni nuova particella sia essa la “doppia Vu” o la “zeta zero”, mostra insospettate architetture, armonie matematiche di grande bellezza: le leggi della fisica rispecchiano un ordine e una coerenza tali che è quasi impossibile non pensare ad un progetto»
(citato in G. M. Pace, “Cercando Dio nei buchi neri”, quotidiano «La Repubblica», 11/01/90)

 

«Dentro di voi, non direste forse che a elaborare le proprietà dell’atomo di carbonio deve essere stata per forza una qualche intelligenza superiore, altrimenti le nostre chance di rintracciare un simile atomo nel caos delle forze cieche della natura sarebbero assolutamente irrisorie? Sono certo che lo direste […] Una ragionevole interpretazione dei fatti rivela la mano di un un’intelligenza superiore tanto nella fisica quanto nella chimica e nella biologia, e suggerisce che in natura non esistano forze cieche di cui valga davvero la pena parlare»
(F. Hoyle, “The Universe: Past and Present Refflections, “Engineering and Science”, novembre 1981, pp. 8-12)

 

«Non credo che alcuno scienziato che esaminasse questa evidenza mancherebbe di giungere alla conclusione che le leggi della fisica nucleare sono state deliberatamente progettate per le conseguenze che producono all’interno delle stelle»
(citato in J.D. Barrow, Impossibility, Vintage 1999, p. 132)


 

Wernher von Braun, 1912, ingegnere aerospaziale, cristiano
Fu il primo direttore della Nasa e una delle figure principali nello sviluppo della missilistica. E’ ritenuto il capostipite del programma spaziale americano.

«Non si può essere esposti alla legge e l’ordine dell’universo senza giungere alla conclusione che ci deve essere una progettazione e uno scopo dietro a tutto. Più si comprende la complessità dell’universo e più dobbiamo ammirare il progetto inerente su cui si basa […]. Il metodo scientifico non ci consente di escludere i dati che hanno portato alla conclusione che l’universo, la vita e l’uomo siano basati su un progetto. Essere costretti a credere ad una sola conclusione – che tutto nell’universo è accaduto per caso – sarebbe in contrasto con l’oggettività della scienza stessa. Certo, ci sono quelli che sostengono che l’universo si è evoluto da un processo casuale, ma quale processo casuale potrebbe produrre il cervello di un uomo o il sistema dell’occhio umano? […]. L’elettrone è materialmente impensabile, eppure è perfettamente conosciuto grazie ai suoi effetti, come l’illuminazione delle nostre città. Quale strana logica rende accettabile da alcuni fisici l’inconcepibile realtà dell’elettrone, mentre li fa rifiutare l’accettazione di un Progettista solo per il fatto che non possono concepirLo? Temo che, anche se in realtà non capiscono cosa sia l’elettrone, sono pronti ad accettarlo perché sono riusciti a riprodurre un modello piuttosto maldestro, ma non saprebbero da dove cominciare per costruire un modello di Dio […]. La resistenza primaria a riconoscere la causa “della progettazione”, come una valida alternativa alla corrente scientifica “della casualità” si trova nel inconcepibilità, agli occhi di alcuni scienziati, di un progettista. Ma l’inconcepibilità di alcuni non dovrebbe consentire di escludere qualsiasi teoria che spiega l’interrelazione dei dati osservati […]. Noi, alla NASA abbiamo avuto successo perché abbiamo cercato di non trascurare nulla. E’ in questo stesso senso di onestà scientifica che mi associo alla presentazione di teorie alternative per l’origine dell’universo, la vita e l’uomo dal punto di vista scientifico. Sarebbe un errore trascurare la possibilità che l’universo sia stato pianificato piuttosto che sia avvenuto per caso»
(W. Von Braun, “Lettera a Mr. Grose“, del 14/9/1972)

 

«Le due forze più potenti che modellano la nostra civiltà oggi sono la scienza e la religione. Attraverso la scienza l’uomo si sforza di imparare i misteri della creazione. Attraverso la religione egli cerca di conoscere il Creatore. E’ così difficile per me comprendere che uno scienziato non riconosca la presenza di una superiore razionalità dietro l’esistenza dell’universo, così come comprendere un teologo che vorrebbe negare i progressi della scienza. Lungi dall’essere forze indipendenti od opposto, scienza e religione sono sorelle. Entrambe cercano un mondo migliore: mentre la scienza cerca di controllare le forze della natura intorno ad essa, la religione controlla le forze della natura dentro di noi»
(W. von Braun, “My Faith: A Space-Age Scientist Tells Why He Must Believe in God” in The American Weekly, February 10, 1963; p. 2. New York: The Hearst Corporation)

 

«Per me l’idea di una creazione è inconcepibile senza Dio. Non si può essere esposti alla legge e all’ordine dell’universo senza concludere che ci deve essere un intento divino all’origine di tutto. Alcuni evoluzionisti credon che la creazione sia il risultato di una disposizione casuale di atomi e molecole in seguito a miliardi di anni. Ma quando loro considerano lo sviluppo del cervello umano come un processo casuale in un arco di tempo inferiore al milione di anni, si deve ammettere che questo arco di tempo non è sufficiente. Prendiamo l’evoluzione degli occhi del mondo animale: quale processo casuale potrebbe descrivere la simultanea evoluzione dei sistemi ottici, la conduzione dei segnali ottici dagli occhi al cervello e i nervi ottici nel cervello stesso dove gli impulsi di luce vengono convertiti in immagine perché la mente cosciente possa comprenderli?»
(citato in H. Hill, From Goo to You by Way of the Zoo, Plainfield, New Jersey: Logos International 1976, xi)

 

«Non dobbiamo essere indignati per la relativa insignificanza del nostro pianeta nel vasto universo come la scienza moderna ci indica. Infatti Dio stesso ha deliberatamente ridotto se stesso alla statura dell’umanità con lo scopo di visitare la terra in persona, a causa dell’effetto cumulato di centinaia di milioni di individui che sceglievano di compiacere se stessi, piuttosto che Dio, avevano contagiato il mondo. Qundo Dio è diventato uomo, l’esperienza si è rivelata un’agonia, a dir poco. Ne tempo umano dell’onore alla moda, è stato scaricato su di Lui tutto l’arsenale di armi: calunnia, falso, l’accusa di tradimento. La scena era pronta per una situazione senza precedenti nella storia del mondo. Dio ha voluto visitare le sue creature e loro lo hanno inchiodato alla croce!»
(citato in H. Hill, From Goo to You by Way of the Zoo, Plainfield, New Jersey: Logos International 1976, xi)


 

Melvin Calvin, 1911, biochimico e premio Nobel, ebreo
Nobel per la chimica grazie ai suoi studi sulla fotosintesi e per la scoperta del ciclo di Calvin.

«Nel cercare di discernere le origini della convinzione sull’ordine dell’universo, mi pare di trovarle in un concetto fondamentale scoperto duemila o tremila anni fa, ed enunciato per la prima volta nel mondo occidentale dagli antichi ebrei: ossia che l’universo è governato da un unico Dio e non è il prodotto dei capricci di molti dèi, ciascuno intento a governare il proprio settore in base alle proprie leggi. Questa visione monoteistica sembra essere il fondamento storico della scienza moderna»
(M. Calvin, “Chemical Evolution”, Oxford 1969, pag. 258)


 

Lucien Morren, 1906, ingegnere ed elettrotecnico, cattolico
Stimato docente di elettrotecnica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università Cattolica di Louvain La Neuve e fondatore e presidente del SIQS (Segretariato Internazionale per le Questioni Scientifiche). Scrisse più volte sulla responsabilità degli scienziati cattolici nel mondo.

«L’uomo è aperto all’orizzonte illimitato dell’essere, è chiamato ad operare nello spartiacque tra il divenire e il nulla, tra il senso e il non-senso»
(L. Morren, “Temps et Deveir”, 1984)


 

Sergio Tonzig, 1905, botanico, cattolico
Studioso delle Scienze Botaniche, professore dell’Università degli Studi di Milano e per lunghi anni direttore del relativo Istituto Botanico, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, membro dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze, Lettere ed Arti, fondatore del Centro di Studio del CNR sulla Biologia Cellulare e Molecolare delle Piante, medaglia d’oro del Presidente della Repubblica come benemerito della scuola e della cultura.

«È l’individuo quello che realizza l’evoluzione; ma l’individuo non si evolve a pro di sé stesso e paga anzi col proprio sacrificio il prezzo dell’evoluzione. A favore di che? Chiedo il perché dell’evoluzione, chiedo che senso abbia. A che pro, a che o a chi giovino la vita, il suo riprodursi, la sua continua evoluzione. Quanto a me […] non so indovinare altra risposta che questa alla quale mi trovo costretto senza alternativa alcuna: la vita è stata voluta e ad essa è stato assegnato un preciso significato da conseguire – peraltro in maniera autonoma – attraverso i tempi. Alle corte: la vita è stata creata. La creazione non è stata fatta e compiuta “in principio”, una volta per sempre. L’opera di creazione è incessante; e va compiendosi di continuo, giorno per giorno e fino alla fine dei secoli. Il mio ragionar sulle piante mi porta sempre alla seguente risposta: la vita, i viventi hanno tratto origine da una Mente creatrice e ne vanno realizzando un ineffabile disegno. A me pare che l’incessante progredire evolutivo della vita […] dia prova della sapienza e della potenza della Mente Creatrice assai più di una creazione di viventi sin dal principio perfetti».
(S. Tonzig, “Parlo di piante con Vittorio”, in Studi Trentini di Scienze Naturali, Vol.58, Acta Biologica, Trento 1981)


 

Nevill Mott, 1905, fisico e premio Nobel, cristiano
Vincitore del premio Nobel per la fisica nel 1977, per le indagini teoriche sulla struttura elettronica dei sistemi magnetici e disordinati, presidente della Physical Society.

«Io credo in Dio, in Colui che è in grado di rispondere alle preghiere, in Colui a cui si può dare fiducia e senza il quale la vita su questa terra sarebbe senza significato (“una favola raccontata da un idiota”). Io credo che Dio ha rivelato Se stesso a noi in molti modi e attraverso molti uomini e donne, e che per noi, qui in Occidente, la più chiara rivelazione è avvenuta per mezzo di Gesù e attraverso quelli che lo hanno seguito»
(citato in E.A. Davis, “Nevill Mott: Reminiscences and Appreciations”, Taylor & Francis Ltd, 1998, pag. 329)

 

«I miracoli della storia umana sono quelli in cui Dio ha parlato agli uomini. Qualcosa è successo a quei pochi uomini che conoscevano Gesù, che hanno creduto che Gesù fosse ancora in vita con tanta intensità e convinzione che questa fede rimane la base della Chiesa cristiana duemila anni dopo».
(citato in H. Margenau & R.A. Varghese, “Cosmos, Bios, Theos: Scientists Reflect on Science, God, and the Origins of the Universe, Life, and Homo sapiens”, 4th ed. Open Court Publishing Company 1997, pag. 68)

 

«La scienza può avere un effetto purificante sulla religione, liberandola da credenze di un’età pre-scientifica e aiutandoci ad avere una concezione più vera di Dio. Allo stesso tempo, sono ben lungi dal credere che la scienza ci possa sempre dare le risposte a tutte le nostre domande […]. La mia comprensione di Dio inizia con alcune convinzioni. La prima è che le leggi della natura non sono violate: Dio opera, io credo, nel rispetto delle leggi naturali e, secondo le leggi naturali».
(citato in H. Margenau & R.A. Varghese, “Cosmos, Bios, Theos: Scientists Reflect on Science, God, and the Origins of the Universe, Life, and Homo sapiens”, 4th ed. Open Court Publishing Company 1997, pag. 65)

 

«Credo che né la scienza, né la psicologia fisica possano mai “spiegare” la coscienza umana. Per me, quindi, la coscienza umana è al di fuori della scienza, ed è qui che cerco il rapporto tra Dio e l’uomo».
(N. Mott, “Can Scientists Believe?”, James & James Science Publishers Ltd, 1991, pag. 8)


 

John Carew Eccles, 1903, neurofisiologo e premio Nobel, cattolico
Premio Nobel per la medicina nel 1963, fu autore di scoperte fondamentali sulla fisiologia di neuronied in particolare sul meccanismo biochimico dell’impulso nervoso. Respinse apertamente l’impostazione atea e neoempiristica che afferma lo scientismo e la casualità del mondo.

«Io accetto tutte le scoperte e tutte le ipotesi ben corroborate della scienza, però esiste un importante residuo non spiegato da essa, anzi al di là di ogni futura spiegazione scientifica. Ciò conduce al tema della teologia naturale, con l’idea di un soprannaturale che si trova oltre il potere esplicativo della scienza»
(J.C. Eccles, “Il mistero uomo”, Il Saggiatore 1990, pag.18)

 

«L’emergere della vita non avrebbe potuto essere predetto neppure partendo da una completa conoscenza di tutti gli eventi di un mondo prebiotico; e neppure si sarebbe potuto predire l’emergere dell’autocoscienza. Contro la teoria materialistica monistica io esporrò la mia convinzione che nella nostra esistenza e nelle nostre esperienze di vita c’è un grande mistero, non spiegabile in termini materialistici. Il nostro sentimento di libertà non è un’illusione e il cosmo non è qualcosa che gira perennemente senza senso. Le nostre conoscenze non possono andare al di là del fatto che siamo tutti parte di un qualche grande disegno»
(J.C. Eccles, “Il mistero uomo”, Il Saggiatore 1981, pag. 18,19)

 

«Scienza e religione sono molto simili. Entrambi sono aspetti immaginativi e creativi della mente umana. L’aspetto di un conflitto è il risultato di ignoranza. Arriviamo a esistere attraverso un atto divino. Questa guida divina è il tema di tutta la nostra vita. Ognuno di noi è un unico, essere cosciente, una creazione divina. La visione religiosa è l’unica visione coerente con tutte le prove»
(J.C. Eccles, “Modern Biology and the Turn to Belief in God”, in The Intellectuals Speak Out about God: A Handbook for the Christian Student in a Secular Society, Regnery Gateway 1984, pag. 50)

 

«C’è un mistero fondamentale nella mia esistenza personale, che trascende il profilo biologica dello sviluppo del mio corpo e del mio cervello. Questa convinzione, naturalmente, è in linea con la concezione religiosa dell’anima e con la sua creazione da parte Dio»
(D. Brian, “The Voice of Genius: Conversations with Nobel Scientists and Other Luminaries”, Perseus Publishing 1995, pag. 371)

 

«Sono costretto ad attribuire l’unicità del Sé o dell’Anima spirituale alla creazione soprannaturale. Per dare la spiegazione in termini teologici: ogni anima è una nuova creazione divina, che è impiantata nel feto in crescita ad un certo tempo tra il concepimento e la nascita»
(J.C. Eccles, “Evolution of the Brain: Creation of the Self”, Routledge 1991, pag. 237)

 

«Io sostengo che il mistero umano è incredibilmente svilito dal riduzionismo scientifico, con la sua pretesa di materialismo, riducendo tutto il mondo spirituale in termini di modelli di attività neuronale. Questa convinzione deve essere classificato come una superstizione. Dobbiamo riconoscere che siamo esseri spirituali con le anime esistenti in un mondo spirituale, così come esseri materiali con enti e cervelli esistenti in un mondo materiale».
(J.C. Eccles, “Evolution of the Brain: Creation of the Self”, Routledge 1991, pag. 241)

 

«Come dualista credo nella realtà del mondo della mente o spirito, così come nella realtà del mondo materiale. Inoltre io sono un finalista, nel senso di credere che ci sia qualche disegno nei processi di evoluzione biologica, che ha portato a noi esseri autocoscienti con la nostra esclusiva individualità, tanto da essere in grado di contemplare e tentare di comprendere la grandezza e la meraviglia della natura».
(J.C. Eccles, “The Human Mystery”, Springer International 1979, pag. 9)


 

Konrad Z. Lorenz, 1903, zoologo, etologo e premio Nobel, cristiano.
E’ riconosciuto essere uno dei padri fondatori della moderna etologia.

«Quel quid che determina lo sviluppo superiore, e che è a base del creativo, noi non lo conosciamo. […] Che improvvisamente un mammifero ridiventi un acquatico, un cetaceo o un delfino, che dunque il corso dell’evoluzione venga cambiato ad angolo acuto, non si può né predire né prevedere. Ma in questo è nascosta la libertà […] Che significa “improvvisare”? E’ Dio un attore che recita quel che Friedrich Schiller gli detta, o è egli stesso il poeta che mette in gioco la sua fantasia?».
(K.R. Popper / K. Lorenz, Il futuro è aperto, Rusconi 1989, pp. 31-33)


 

Paul Dirac, 1902, fisico, matematico e premio Nobel, deista.
Viene annoverato tra i fondatori della fisica quantistica, predisse l’esistenza del positrone. Nel 1933 ricevette il premio Nobel per “la scoperta di nuove forme della teoria atomica”.

«Vi chiederete: perché la natura è costruita in questo senso? Si può solo rispondere che le nostre conoscenze attuali sembrano dimostrare che la natura è così costruito. Dobbiamo semplicemente accettarlo. Si potrebbe forse descrivere la situazione dicendo che Dio è un matematico di un ordine molto elevato, e ha usato la matematica molto avanzate nella costruzione dell’universo».
(P. Dirac, The Evolution of the Physicist’s Picture of Nature, Scientific American 1963)

 

«Dio ha usato una bellissima matematica nella creazione del mondo».
(citato in H.R. Pagels, “The Cosmic Code: Quantum Physics As The Language Of Nature”, 1982, pag. 295 e in B.N. Kursunoglu & E.P. Wigner, “Paul Adrien Maurice Dirac: Reminiscences about a Great Physicist”, 1990, pag. XV)


 

Werner Karl Heisenberg, 1901, fisico e premio Nobel, cristiano
Premio Nobel per la fisica nel 1932 è considerato uno dei fondatori della meccanica quantistica.

«Le scienze naturali sono in un certo senso il modo con cui andiamo incontro al lato oggettivo della realtà. La fede religiosa, viceversa, è l’espressione di una decisione soggettiva, con la quale stabiliamo quali debbano essere i nostri valori di riferimento nella vita. Devo ammettere che non mi trovo a mio agio con questa separazione, dubito che alla lunga delle comunità umane possano convivere con questa netta scissione tra sapere e credere»
(K.H. Heisenberg, “Fisica e oltre. Incontri con i protagonisti 1920-1965”, Boringhieri 1984, pp. 92-103)

 

«Il primo sorso dalla coppa delle scienze naturali ti renderà ateo; ma al fondo del bicchiere ti attende Dio».
(citato in G. Rasche & B.L. van der Waerden, “Werner Heisenberg und die moderne Physik”, pp. VII-XXXIII)

 

«Nella storia della scienza, dal famoso processo a Galileo, è stato ripetutamente affermato che la verità scientifica non può essere conciliata con l’interpretazione religiosa del mondo. Anche se sono ormai convinto che la verità scientifica è inattaccabile nel proprio settore, non ho mai trovato la possibilità di respingere il contenuto di pensiero religioso semplicemente come parte di una fase superata nella coscienza del genere umano, una parte a cui dovremmo rinunciare. Così, nel corso della mia vita sono più volte stato costretto a riflettere sul rapporto di queste due regioni del pensiero, perché non ho mai potuto dubitare della realtà a cui puntano»
(W. Heisenberg, “Scientific and Religious Truth”, 1973, pag. 213)

 

«In mancanza di ideali di guida ad indicare la strada, la scala dei valori scompare e con esso il significato delle nostre azioni e le sofferenze, e alla fine può rimanere solo negazione e disperazione. La religione è quindi il fondamento dell’etica, l’etica è il presupposto della vita».
(W. Heisenberg, “Scientific and Religious Truth”, 1973, pag. 219)

 

«Ci si può consolare con il fatto che il buon Signore Dio conosce la posizione delle particelle, e quindi può lasciare che il principio di causalità continui ad avere validità»
(lettera ad A. Einstein, citata in G. Holton & Y. Elkana Y, “Albert Einstein: Historical and Cultural Perspectives”, Princeton University Press)


 

Henry Eyring, 1901–1981, chimico e premio Wolf, cristiano
Ha dato il suo maggiore contributo allo studio delle velocità delle reazioni chimiche e degli intermedi di reazione. Vincitore del premio Wolf per la chimica e della National Medal of Science, presidente dell’American Chemical Society e della American Association for the Advancement of Science.

«C’è qualche conflitto tra scienza e religione? Non c’è nessun conflitto nella mente di Dio, ma spesso c’è un conflitto nella mente degli uomini».
(citato in H. Romney, “Eyring, Henry (1983). Reflections of a scientist”, Deseret Book Co. 1967, p. 2)

 

«Il metodo scientifico che è servito così brillantemente a svelare i misteri di questo mondo deve essere completato da qualcosa d’altro, se vogliamo godere al meglio delle benedizioni che sono venute dalle conoscenze acquisite. E’ la grande missione e la possibilità della religione, che insegna agli uomini “la via, la verità e la vita”, che dovrebbe utilizzare le scoperte del laboratorio per la loro benedizione e non la loro distruzione»
(H. Eyring, “The Faith of a Scientist”, Salt Lake City: Bookcraft, 1967, p. 57)


 

Theodosius Dobzhansky, , 1900, genetista e biologo cristiano
Coautore della sintesi moderna, ovvero la revisione moderna del darwinismo e ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della comprensione dei meccanismi di evoluzione. Nel 1964 ha ricevuto la National Medal of Science e nel 1973 la Franklin Medal. Cristiano e fiero avversario del riduzionismo scientifico.

«La diversità degli organismi diviene, comunque, ragionevole e comprensibile se il Creatore ha creato il mondo vivente non per capriccio, ma attraverso l’evoluzione spinta dalla selezione naturale. E’ sbagliato ritenere creazione ed evoluzione come alternative che si escludono a vicenda. Io sono un creazionista e un evoluzionista. Evoluzione è il modo con cui Dio o la Natura creano»
(T. Dobzhansky, Nothing in Biology Makes Sense except in the Light of Evolutione, “The American Biology Teacher”, 35 (3), 1973, pp. 125-129)

 

«La Creazione non è un evento che è accaduto nel 4004 avanti Cristo; è un processo che cominiciò dieci miliardi di anni fa ed è ancora in corso […]. Teilhard de Chardin fu un creazionista, ma un creazionista che capì che la Creazione si è realizzata in questo mondo per mezzo dell’evoluzione».
(T. Dobzhansky, Nothing in Biology Makes Sense except in the Light of Evolutione, “The American Biology Teacher”, 35 (3), 1973, pp. 127, 129)

 

«Io sono un cristiano e quindi sto con il mio amico Birch e lei [J.C. Greene, N.d.A] e Teilhard e certamente non con Huxley, anche se la sua è senz’altro una opinione di maggioranza almeno tra i naturalisti […]. Lei e io concordiamo che il mondo non è una “vaudeville del diavolo” (per usare le parole di Dostoevskij) ma è piena di significato. L’evoluzione (cosmica + biologica + umana) va verso qualcosa, noi speriamo verso qualche città di Dio. Questo credo non deriva dalle nostre scoperte scientifiche, ma se lo vogliamo (ma non se non lo vogliamo) possiamo vedere nella natura la manifestazione dell’Omega, o di ciò che chiamate il terreno creativo o semplicemente di Dio»».
(J.C. Green, M. Ruse, On the Nature of the Evolutionary Process: The Correspondence between Theodius Dobzhansky and John C. Green, “Biology and Philosophy”, 11 (4), 1996, pp 462-463)

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