Il 25 dicembre: data storica di Cristo, non ha origini pagane

Il 25 dicembre era la festa pagana del Sol Invictus? Oppure è la data storica della nascita di Gesù? Oppure, ancora, è solo una data convenzionale? In questo dossier storico analizziamo tutte le ipotesi proposte nei secoli e giungiamo ad una conclusione facendoci aiutare da storici e specialisti che si sono occupati del tema.

 

Da molto tempo si ritiene che il 25 dicembre sia una data convenzionale, scelta dai cristiani come nascita di Gesù Cristo come alternativa di qualche festa pagana. La più gettonata tra esse è quella del Sol invictus. A sostegno di questa tesi ci sono alcuni argomenti, come ce ne sono a sostegno di una seconda tesi, secondo la quale si accetta che la scelta del 25 dicembre sia stata convenzionale, ma con motivi indipendenti e slegati da piani politico-ideologici legati al contrasto del paganesimo. Una terza tesi, sostenuta da ben più valide e decisive argomentazioni, si basa invece sull’archeologia e sostiene che il 25 dicembre sia effettivamente la data storica della nascita di Gesù Cristo.

 

 
 
 
 
 
 
 

————- ————–

1. QUANDO NASCE LA LEGGENDA CHE IL NATALE ABBIA UN’ORIGINE PAGANA

L’idea che il Natale sia pagano, ironia della sorte, sorse nei secoli XVII, XVIII e XIX da parte di alcuni fondamentalisti protestanti, essi infatti consideravano “papiste” festività come il Natale e la Pasqua e così cercarono di screditarle collegandole al paganesimo antico. In particolare, come ha ben spiegato il giovane Spencer McDaniel, studente di Storia dell’Indiana University Bloomington, l’idea che il Natale potesse essere pagano fu avanzata già nel 1648 nell’opera Certain Queries Touching the Rise and Observation of Christmas del puritano Joseph Heming, seguito da molti altri autori.

Uno di essi, tra i più influenti, fu Alexander Hislop (1807-1865), un ministro della Chiesa Libera di Scozia, autore di un opuscolo intitolato The Two Babylons (1853) nel quale affermò che il cattolicesimo romano non è altro che il paganesimo babilonese ribattezzato e che tutte le feste associate al cattolicesimo sarebbero in realtà antiche feste religiose babilonesi in onore degli dei pagani. Anche se le sue idee non avevano quasi alcuna base fattuale, il suo lavoro divenne estremamente influente tra i fondamentalisti protestanti e non solo. Un’altra idea di Hislop era che originariamente la Pasqua onorava la dea babilonese Ishtar.

 
 

————- ————–

2. IL 25 DICEMBRE, CRISTIANIZZAZIONE DELLA FESTA PAGANA DEL SOL INVICTUS?

Come affermato nell’introduzione, la vulgata corrente ritiene che il 25 dicembre sia una data convenzionale, scelta appositamente dalla chiesa primitiva per sostituire e scalzare la festa pagana del Sol invictus. Tale culto fu introdotto a Roma dall’imperatore romano Eliogabalo (regnante dal 218 al 222 d.C.) e rimase a Roma per la restante parte della sua storia pagana.

Il primo problema è che esiste solo una fonte a sostegno della celebrazione del Sol Invictus nella data del 25 dicembre e risale a diversi decenni dopo la “legalizzazione” del cristianesimo da parte di Costantino. Parliamo della Cronografia del 354 (detta anche Calendario filocaliano), un composito testo cristiano databile appunto nel 354 d.C. e redatto a Roma. Il secondo problema per chi sostiene tale tesi è che l’autore del testo, oltre a ricordare che la nascita del Sol Invictus è celebrata il 25 dicembre, afferma che il 25 dicembre è anche la nascita di Gesù. Le due festività sono semplicemente elencate l’una accanto all’altra. Stando a tale fonte non c’è modo di sapere chi abbia per primo usato la data del 25 dicembre come festa propria: sono stati i cristiani a far calare la nascita di Cristo sulla festa del Sole Invitto, sono stati i pagani a tentare di contenere l’esplosione della nuova religione nell’Impero Romano, oppure le due date sono state scelte in modo indipendente?

Secondo diversi studiosi (H. Usener 1889, H. Lietzmann, FJ Dölger 1925 e Bernard Botte 1932), compresa anche l’enciclopedia Treccani, sarebbero stati cristiani ad “arrivare dopo”: avrebbero identificato la nascita di Gesù il 25 dicembre per “cristianizzare” la festa pagana. E’ un’ipotesi avanzata tardivamente (ma priva di fonti), verso la fine del XII secolo dal vescovo siriano Jacob Bar-Salibi, il quale ha sostenuto che la festa di Natale è stata effettivamente spostata dal 6 gennaio al 25 dicembre in modo da cadere sulla stessa data della festa pagana: «Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la “vera” Natività doveva essere proclamata in quel giorno.». (J. Bar-Salibi da Christianity and Paganism in the Fourth to Eighth Centuries, Ramsay MacMullen. Yale, 1997, p. 155). Tuttavia tale spiegazione risulta essere in contrasto con il fatto che i primi cristiani erano ridicolizzati e perseguitati proprio perché non partecipavano alle feste e alle celebrazioni pagane (dato che adoravano un invisibile Dio, furono definiti “atei” dai pagani). In ogni caso l’idea è stata ripresa da studiosi dei secoli tardo XVII, sopratutto da puritani inglesi e scozzesi presbiteriani e da Paul Ernst Jablonski, un tedesco protestante con l’intenzione di dimostrare che la celebrazione della nascita di Cristo il 25 dicembre è stata una delle tante “paganizzazioni” del cristianesimo che la Chiesa del IV secolo ha abbracciato

Altri sostengono che fu l’Imperatore Costantino -cultore del Dio Sole prima di abbracciare la fede cristiana- a trasformare nel 330 d.C. la festa pagana del Deus Sol Invictus del 25 dicembre in festa cristiana. Infatti nei primi tre secoli del Cristianesimo, la nascita di Cristo aveva date diverse: 18 aprile, 29 maggio, per S. Cipriano era il 28 marzo, secondo Clemente Alessandrino il 20 maggio o il 10 gennaio o il 6 gennaio, poi prevalse la decisione di Costantino. La nostra tradizione avrebbe cominciato a festeggiare il Natale il 25 dicembre dopo il Concilio di Nicea (325), quando il cristianesimo si diffuse grazie alla libertà di culto.

La pensano diametralmente altri studiosi. Essi sottolineano innanzitutto che la prima citazione della celebrazione del Natale cristiano al 25 dicembre proviene da Ippolito di Roma (martirizzato nel 235 d.C.), quando nel suo Commentario su Daniele risalente al 203 d.C., scrive: «La prima venuta di nostro Signore, che nella carne, nella quale egli nacque a Betlemme, ebbe luogo otto giorni prima delle calende di gennaio», vale a dire otto giorni prima del 1° gennaio, cioè il 25 dicembre. Dunque l’uso di tale data da parte dei cristiani sarebbe accertata 133 anni prima di quella usata per il Sol Invictus (336 d.C.), tuttavia su questo passo di Ippolito non c’è una unanimità di consensi: per alcuni esegeti è considerato come interpolato successivamente (cfr. B. Altaner, O. Bardenhewer e F. X. Funk), mentre altri lo vedono come autentico (W. Bauer, A. Harnack e M. Lefèvre). Lo studioso Michele Loconsole, ha affermato che la Chiesa primitiva, soprattutto d’Oriente, aveva fissato la data di nascita di Gesù al 25 dicembre già nei primissimi anni successivi alla sua morte. Il dato è stato ricavato dallo studio della primitiva tradizione di matrice giudeo-cristiana -risultata fedelissima al vaglio degli storici contemporanei- e che ha avuto origine dalla cerchia dei familiari di Gesù, ossia dalla originaria Chiesa di Gerusalemme e di Palestina. Steven Hijmans, docente di arte romana e archeologia presso l’University of Alberta, ha sostenuto invece che «la rappresentazione della religione pagana come una potenziale minaccia al cristianesimo non è supportata da alcuna prova evidente. L’affermazione che il 25 dicembre era un festa particolarmente popolare per il Sol Invictus nella tarda antichità è altrettanto infondata […]. Non vi è alcuna prova che Aureliano istituì una celebrazione del Sol Invictus in quel giorno. Non vi è alcuna prova che una celebrazione religiosa del Sol Invictus in quel giorno abbia preceduto la celebrazione del Natale». Nel suo studio egli mette fortemente in dubbio la tesi che il Natale sia stato istituito il 25 dicembre per contrastare una popolare festa pagana.

Allo stesso modo si è espresso il prof. Jean-Marie Salamito, docente di Storia dell’antichità cristiana all’Università Paris-Sorbonne: «Il calendario delle feste cristiane non rappresenta un adattamento, una trasposizione o una variante del calendario pagano. Al contrario, si tratta di un calendario che possiede una propria logica. La data del Natale non costituisce il tentativo da parte cristiana di sostituire una festa pagana. Invece, l’idea del Natale proviene da speculazioni cristiane del III secolo d.C., specialmente da parte di Sesto Giulio Africano, sulle diverse date della storia santa, in particolare quella sulla data di nascita di Gesù. Quest’ultima è stata fissata sulla data di nascita di Giovanni Battista. Si tratta di calcoli cronologici complessi che hanno fornito al cristianesimo un calendario autonomo che non è l’imitazione di un qualsiasi calendario romano o pagano. Sono del parere che sia la nascita di Gesù che la data del Natale non abbiano nulla a che vedere con i culti pagani, tanto meno con il solstizio d’inverno […]. Il culto solare non era che un culto tra i tanti, inserito nel quadro di una religione caratterizzata da un accentuato pluralismo di culti e di tendenze filosofico-religiose».

Si sottolinea inoltre che prima del 354 d.C, ancora durante il regno di Licinio (imperatore dal 308 al 324 d.C.) il culto al dio solare veniva celebrato il 19 dicembre, e non il 25 (cfr. l’iscrizione citata da Allan S. Hoey, Official Policy towards Oriental Cults in the Roman Army, Transactions and Proceedings of the American Philological Association (70) 1939, pp 456-481, a p. 480, nota 128, ripresa da M. Loconsole e da W.J. Tighe in Calculating Christmas). Questa antica festa astronomica, inoltre, veniva celebrata anche in diverse altre date dell’anno, tra cui spesso veniva scelto il periodo compreso tra il 19 e il 22 ottobre. Quella del 25 dicembre per il Sol Invictus si sarebbe imposta soltanto dopo la metà del IV secolo d.C. (cfr. M. R. Salzman, New Evidence for the Dating of the Calendar at Santa Maria Maggiore in Rome, Transactions of the American Philological Association (111) 1981, pp. 215-227, a p. 221, citato da M. Loconsole). Secondo Thomas Talley, l’imperatore Aureliano avrebbe infatti inaugurato la festa del Sol Invictus cercando di dare nuova vita – una rinascita – ad un morente Impero Romano. E’ molto più probabile, egli sostiene, che l’azione dell’imperatore sia stata una risposta alla crescente popolarità e alla forza della religione cattolica, che celebrava la nascita di Cristo il 25 dicembre, e non il contrario (T. Talley, The Origins of the Liturgical Year, Collegeville, MN: Liturgical Press, 1991, pag. 88-91). Aureliano, lo ricordiamo, fu effettivamente un forte persecutore di cristiani.

Un’altra argomentazione a sostegno dell’origine indipendente del Natale cristiano al 25 dicembre si appoggia a diversi autori cristiani contemporanei ai fatti, come Ambrogio (c. 339-397), i quali hanno avanzato una connessione tra il solstizio d’inverno e la nascita di Gesù, descrivendo Cristo come il vero sole che ha eclissato gli dei caduti del vecchio ordine, ma mai alludendo a una “operazione politica” della Chiesa, piuttosto osservando la coincidenza come un segno provvidenziale, come prova naturale che Dio aveva scelto Gesù nel corso dei falsi dei pagani. Si fa anche presente che a Petovio (l’attuale Ptuj, in Slovenia), è stata recuperata la testimonianza di Vittorino che verso la fine del III secolo afferma: «Abbiamo trovato, tra le carte di Alessandro, che fu Vescovo a Gerusalemme, ciò che egli trascrisse di suo pugno da documenti apostolici: l’ottavo giorno delle calende di gennaio [ossia il 25 dicembre] è nato Nostro Signore Gesù Cristo, sotto il consolato di Sulpicio e Camerino […]». Alessandro morì nel 251 d.C., cento anni prima dell’unica fonte che attesta la festa del Sol Invictus al 25 dicembre.

Si può anche considerare che fino all’Editto di Milano (313 d.C.), i cristiani erano fortemente perseguitati e si rifugiavano frequentemente nelle catacombe: anche se avessero festeggiato il Natale al 25 dicembre non lo avrebbero certo fatto in modo pubblico. Oppure si consideri quanto afferma Agostino di Ippona nel 400 d.C., il quale parla di un gruppo locale di dissidenti cristiani, i donatisti, i quali festeggiavano il Natale il 25 dicembre, rifiutandosi però di celebrare l’Epifania il 6 gennaio, considerandola come una novità. Dal momento che il gruppo donatista è emerso solo durante la persecuzione di Diocleziano nel 312 d.C, per poi rimanere ostinatamente attaccato alle pratiche di quel momento, questa sembra una tesi a favore della originalità cristiana. Come già detto, infatti, la prima data certa che attesta al 25 dicembre la festa pagana del Sol Invictus è datata 336 d.C.

L’americano Spencer McDaniel ha concluso il suo studio sostenendo che entrambe le festività siano cadute il 25 dicembre per coincidenza: «Ciò che probabilmente è successo è questo: i cristiani hanno iniziato a celebrare il Natale il 25 dicembre perché avevano già creduto che l’Annunciazione a Maria fosse avvenuta il 25 marzo, ed il 25 dicembre si colloca esattamente nove mesi dopo. Nel frattempo, il culto del Sol Invictus è arrivato e ha adottato il 25 dicembre come compleanno di tale divinità perché il 25 dicembre era considerato il solstizio d’inverno. Se questo è il caso, allora le date del Natale e del compleanno di Sol Invictus sono le stesse semplicemente per coincidenza». Al contrario, William J. Tighe, docente di Storia presso il Muhlenberg College di Allentown (Pennsylvania), sostiene che i pagani abbiano copiato i cristiani: «La scelta del 25 dicembre è il risultato di tentativi tra i primi cristiani di capire la data di nascita di Gesù in base a calcoli calendariali, che non avevano niente a che fare con le feste pagane. Piuttosto, la festa pagana della “Nascita del Sole Invitto”, istituita dall’imperatore romano Aureliano il 25 dicembre 274, fu quasi certamente un tentativo di creare una valida alternativa pagana a una data che era già di una certa importanza per i cristiani romani»

 

SE FOSSE STATA UNA FESTA PAGANA, SAREBBE IMBARAZZANTE PER I CRISTIANI?

Nonostante gli studiosi che sostengono l’originalità della data cristiana rispetto alla festa del Sol Invictus abbiano dalla loro parte tesi più convincenti, la questione rimane aperta. E se avessero ragione coloro che parlano di usurpazione impropria e illegittima da parte della Chiesa cristiana di una festa pagana? Sarebbe imbarazzante, no?

In realtà, come spiegato sull’Enciclopedia Treccani, in qualunque incontro tra culture diverse fenomeni di assimilazione e sostituzione sono più che comuni: il cristianesimo primitivo avrebbe potuto coglierne il significato simbolico e trasferirlo in Cristo, così come ha valorizzato diversi elementi della cultura greco romana (pensiamo ai termini “tempio”, “sacerdote”, “pontefice”, l’aureola, i concetti di sostanza, logos, anima o i numerosi templi pagani dell’impero non distrutti ma convertiti al culto cristiano). L’inculturazione della fede è un fenomeno normale, comune e legittimo della vita della Chiesa, si tratta della trasformazione, dell’integrazione e del potenziamento dei valori che si incontrano nelle civiltà in cui si innesta il cristianesimo. Esse non vengono cancellate, ma valorizzate attraverso una spiritualità nuova. L’importante, teologicamente parlando, è che essa non produca l’abbandono di alcuni dogmi cristiani o l’introduzione di credenze pagane, producendo così una nuova religione sincretistica, ma questo ovviamente non è il caso della natalità di Cristo, la cui vicenda rimane unica, irripetibile e radicale. Come ha spiegato Elesha Coffman, storica presso la Waynesburg University, potrebbe essere stato «uno sforzo per rimodellare la cultura -anche le festività- in modo positivo».

A conferma della legittimità della Chiesa di questa potenziale inculturazione del paganesimo, troviamo tra i sostenitori di tale tesi anche e addirittura Benedetto XVI! Nel 2006, infatti, Ratzinger ha sostenuto l’ipotesi dell’inculturazione cristiana di una data originariamente pagana dimostrando che aderire ad essa non comporta affatto nessun imbarazzo per i cristiani. Ha scritto infatti: «Il mondo in cui sorse la festa di natale era dominato da un sentimento che è molto simile al nostro […]. Il 25 dicembre, al centro com’è dei giorni del solstizio invernale  doveva essere commemorato come il giorno natale, ricorrente ogni anno, della luce che si rigenera in tutti i tramonti […] Quest’epoca, nella quale alcuni imperatori romani avevano cercato di dare ai loro sudditi  in mezzo all’inarrestabile caduta delle antiche divinità, una fede nuova con il culto del sole invitto, coincide col tempo in cui la fede cristiana tese la sua mano all’uomo greco-romano. Essa trovò nel culto del sole uno dei suoi nemici più pericolosi. Tale segno, infatti, era posto troppo palesemente davanti agli occhi degli uomini, in maniera molto più palese e allettante del segno della croce, col quale procedevano gli araldi cristiani. Ciononostante, la fede e la luce invisibile di questi ultimi ebbero il sopravvento sul messaggio visibile, col quale l’antico paganesimo aveva cercato di affermarsi. Molto presto i cristiani rivendicarono per loro il 25 dicembre il giorno natale della luce invitta, e lo celebrarono come natale di Cristo, come giorno in cui essi avevano trovato la vera luce del mondo. Essi dissero ai pagani: il sole è buono e noi ci rallegriamo non meno di voi per la sua continua vittoria, ma il sole non possiede alcuna forza da se stesso. Può esistere e aver forza solo perché Dio lo ha creato. Esso ci parla quindi della vera lu­ce, di Dio. E il vero Dio che si deve celebrare, la sorgente originaria di ogni luce, non la sua opera, che non avrebbe alcuna for­za da sola».

Il Pontefice ha quindi concluso la sua riflessione: «Sentiamo che il dialogo del cristiano con gli adoratori romani del sole è, al tempo stesso, il dialogo del credente di oggi col suo fratello incredulo è il dialogo incessante tra fede e mondo […]. Noi possediamo la certezza divina che la luce ha già vinto nella profondità occulta della storia e che tutti i progressi del male nel mondo, per grandi che essi siano, non possono assolutamente cambiare le cose. Il solstizio invernale della storia si è irrevocabilmente verificato con la nascita del bambino di Betlemme» (J. Ratzinger, Chi ci aiuta a vivere? Su Dio e l’uomo, Queriniana 2006, pagg. 97-103).

 

IL 25 DICEMBRE NASCITA DEL DIO MITRA?

I cosiddetti “miticisti”, coloro che non credono all’esistenza storica di Gesù Cristo, sostengono che la sua figura sia l’invenzione di personaggi misteriosi che avrebbero letteralmente copiato le sue gesta dalla divinità pagana Mitra, la cui festa si sarebbe celebrata proprio il 25 dicembre. Eppure le prime notizie sulla storia di Mitra risalgono al II secolo, certamente sono posteriori ai Vangeli. Christopher Butler ha catalogato i presunti paralleli tra Gesù e Mitra, trovando una enorme discordanza e nessun riferimento al 25 dicembre come il compleanno della divinità pagana.

L’agnostico Bart D. Herman, autorevole studioso di Nuovo Testamento e direttore del dipartimento di studi religiosi dell’Università del North Carolina, ha a sua volta rilevato la totale inaffidabilità dei racconti su Mitra e dei presunti parallelismi, osservano: «Non abbiamo testi mitraici» che supportino i parallelismi, «tanto meno testimonianze secondo cui il dio Mitra sarebbe nato da una vergine il 25 dicembre e sarebbe morto per espiare i peccati, per poi risorgere di domenica» (B. Ehrman, Did Jesus exist?, HarperCollins Publishers 2012, p. 217).

 

IL 25 DICEMBRE RISALE ALLE FESTE SATURNALI?

Qualcuno infine sostiene che il Natale cristiano non si basi affatto sul “Sol Invictus”, ma sulle feste “Saturnali” dedicate all’insediamento nel tempio del dio Saturno. In realtà esse non sono mai state celebrate il 25 dicembre, si svolgevano il 17 dicembre. Tuttavia, a causa della loro grande popolarità, dal I secolo a.C., sembra che vennero estese fino al ​​23 dicembre. Del tema si è occupato approfonditamente Spencer McDaniel, studente di Storia dell’Indiana University Bloomington, il quale dopo una dotta ricostruzione storica ha concluso: «Quando arrivava il 25 dicembre, i Saturnali erano sicuramente già finiti. Nessuno nell’antichità pensava che i Saturnali fossero il 25 dicembre […]. Molti hanno provato a sostenere che i cristiani abbiano scelto la data del 25 dicembre perché stavano cercando di creare un’alternativa cristiana ai Saturnali, ma questo è improbabile. Se avessero cercato di farlo, molto probabilmente avrebbero messo il Natale nel giorno esatto dei Saturnali in modo che le persone non potessero celebrare entrambe le festività. Invece, non lo fecero e, infatti, la gente continuò a celebrare i Saturnali insieme al Natale molto tempo dopo la conversione dell’Impero Romano al cristianesimo».

Spencer ha anche indicato che la famosa festa celebrata nell’Impero Romano non aveva nulla di simile al Natale cristiano: «Aveva un’atmosfera carnevalesca ed era, per molti versi, più simile ad una moderna celebrazione del Martedì grasso o del Pesce d’aprile. Era un periodo turbolento e indisciplinato in cui le cose che normalmente erano illegali o socialmente inaccettabili diventavano normali». Durante il giorno si indossavano abiti colorati, il gioco d’azzardo diveniva legale così come bere alcolici in gran quantità, addirittura gli schiavi erano autorizzati a criticare i loro padroni (come raccontato dal poeta romano Quinto Orazio Flacco nelle sue Satire, 2.7). Un gioco popolare in questo periodo si chiamava Saturnalicius princeps, durante il quale chi veniva scelto a sorte diventava “imperatore” della festa e dava ordini agli invitati. Infine, la vicinanza dei Saturnali al solstizio d’inverno è probabilmente avvenuta più o meno per caso. Il giovane studioso americano ha anche smentito la derivazione pagana di diverse simbologie tipiche del Natale, come l’utilizzo delle candele durante l’Avvento, i canti e la decorazione delle abitazioni e addobbare l’albero di Natale. «I regali di Natale, gli alberi di Natale, le ghirlande dell’Avvento con candele e decorazioni di vischio sono tutti attestati per la prima volta troppo recentemente per tornare effettivamente all’antichità precristiana», ha concluso McDaniel.

L’unico aspetto dei Saturnali apparentemente simile al Natale moderno è l’uso di scambiarsi piccoli doni, molto spesso scherzosi e spiritosi ed accompagnati da brevi versi. Tuttavia, come spiegato in un questo lungo e dettagliato articolo, l’usanza dello scambio dei regali nel giorno di Natale è nata soltanto negli ultimi duecento anni: se nel XIII secolo d.C. viene attestata per la prima volta l’usanza di fare atti di carità nel giorno di Natale, la tradizione dello scambio di doni nel nome di San Nicola il 6 dicembre ha avuto origine in Europa occidentale attorno al XV secolo. A seguito di circostanze derivanti dalla Riforma protestante nel XVI secolo, San Nicola verrà poi associato al Natale ed infine verrà scalzato dalla figura di Babbo Natale nel XIX secolo.

 
 

————- ————–

3. IL 25 DICEMBRE HA UN’ORIGINE CRISTIANA INDIPENDENTE MA SOLAMENTE SIMBOLICA?

Diversi altri studiosi hanno avanzato un’altra tesi rispetto a quelle precedentemente esposte: hanno anch’essi appoggiato l’idea che la scelta del 25 dicembre sia stata scelta tramite criteri indipendenti e non necessariamente legati alle feste pagane (anche se sovrapponibili), ma non sarebbe comunque la data storica di nascita di Gesù di Nazareth, piuttosto una data convenzionale/simbolica

 

Ipotesi del calcolo. Per la scelta del 25 dicembre, in modo indipendente dalla festa pagana, ci sarebbe la cosiddetta ipotesi del calcolo o “teoria computazionale”, ed è stata suggerita da L. Duchesne (1889), H. Engberding (1949) e ripresa da Thomas Talley (1991). Essa, si basa sulla tradizione dei patriarchi ebrei che vuole che essi siano morti nella data del loro compleanno (calcolando con un numero intero di anni, dato che le frazioni di anni erano ritenute imperfezioni): essendo il Cristo un essere perfetto, anche per lui la data del giorno in cui fu concepito doveva essere la stessa data della sua morte, così da rendere perfetto il ciclo delle feste. Nel 207 d.C. Tertulliano ha identificato come data di morte del Cristo il 25 marzo (8° giorno alle calende d’Aprile) dell’anno 29 (cfr. Tertulliano, Contro i Giudei 8,18), una scelta certamente simbolica, legata all’equinozio di primavera del calendario romano (il giorno perfetto, dove la notte ed il giorno si equilibrano) e alla ipotetica creazione del mondo secondo la tradizione ebraica (come del sacrificio di Abramo e del passaggio del mare rosso). Assumendo tale data, anche il concepimento del Cristo (l’annuncio a Maria) sarebbe avvenuto il 25 marzo e dunque la nascita nove mesi dopo, al 25 dicembre (solstizio d’inverno).

S. Agostino è testimone della tradizione secondo cui Cristo fu concepito e morì il 25 marzo: “Octavo enim Kalendas apriles conceptus creditur quo et passus» (De Trinitate IV, 5 ; cf. De diversis quaestionibus, 56) e la stessa cosa affermò nel 221 d.C. Sesto Giulia Africano, il quale nel suo Chronographiai, pose al 25 marzo sia la data della passione di Cristo che quella dell’annuncio a Maria (concepimento di Gesù). Abbiamo poi già citato Ippolito di Roma, il quale nel 203 d.C. certifica la festa del Natale cristiano al 25 dicembre, anche se in molti lo ritengono un’informazione aggiunta posteriormente e la testimonianza di Vittorino sul vescovo di Gerusalemme, Alessandro, il quale, prima del 251 d.C. affermò il 25 dicembre come festa cristiana.

Una variante della stessa tesi è basata sull’astronomia: secondo le idee del tempo si riteneva che la creazione del mondo fosse avvenuta all’equinozio di primavera, assegnato allora al 25 di marzo (non al 21). Ragionando secondo questa idea, si riteneva che anche la seconda creazione, ossia la concezione di Cristo nel seno di Maria, doveva essere avvenuta il 25 di marzo. Ne derivava di conseguenza che la nascita del Salvatore andava assegnata al 25 dicembre, nove mesi dopo la sua concezione.

 

Ipotesi del Cristo-Luce del mondo. Un’altra considerazione, con basi astronomiche ma anche bibliche, confermava gli antichi in questo loro ragionamento. E’ noto infatti come verso il 25 dicembre il sole riprende la sua ascesa dopo il solstizio invernale. Era questo un particolare che induceva gli antichi a collegarvi il sorgere dei Sole di giustizia, che è Cristo Signore. E’ molto probabile infatti che i cristiani abbiano interpretato il ben radicato simbolismo solare presente nelle Scritture come profezia dell’incarnazione di Dio in Gesù Cristo, scegliendo quindi la data del 25 dicembre (solstizio d’inverno). Ad esempio il profeta Malachia fa dire a Dio: «La mia giustizia sorgerà come un sole e i suoi raggi porteranno la guarigione…il giorno in cui io manifesterò la mia potenza, voi schiaccerete i malvagi» (Libro di Malachia, 3, 20-21). Questa analogia tra la manifestazione di Dio e il sorgere del sole risale al Libro di Isaia (Is 30, 26 e Is 62, 1) ed è ripreso anche nel Libro della Sapienza (Sap 5, 6). Sarà lo stesso Gesù ad applicarle a se stesso le parole di Isaia (Matteo, 4, 16), come fece anche in questa occasione: «Io sono la luce del mondo. Chi crede in me non cammina nelle tenebre» (Gv, 8, 12). Questa interpretazione è implicita già nel primo capitolo del vangelo di Luca (Lc 1, 79-79), in cui Zaccaria profetizza che: «Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace» (Lc, 1, 79 s.), ed infatti nel capitolo successivo Gesù è presentato come «luce per illuminare le nazioni» (Lc 2, 32). Il simbolismo teologico “Cristo-Luce del mondo” è caratteristico anche del Vangelo di Giovanni (Gv 1, 4-9) e delle Lettere di San Paolo (ad es. Ef 5,14), esso ricorda inoltre sia la Trasfigurazione, durante la quale il volto di Cristo splendeva come il sole (Mt 17, 2), sia soprattutto la Resurrezione, di cui il risorgere quotidiano del sole può essere considerato una metafora. Anche nell’Apocalisse di Giovanni quando Cristo appare all’apostolo: «il suo volto era come il sole quando splende con tutta la sua forza» (1, 16). Anche Sant’Ambrogio (c. 339-397), come citato sopra, connette il solstizio d’inverno e la nascita di Gesù senza alludendo ad alcuna sostituzione della festa pagana, ma riconoscendo in essa un segno provvidenziale. Steven Hijmans, docente di arte romana e archeologia presso l’University of Alberta, ha sostenuto esattamente questa tesi, facendo notare come i cristiani guardassero con attenzione al solstizio d’inverno e alla considerazioni cosmiche, la sua conclusione è chiara: «E’ stato il simbolismo cosmico che ha ispirato la leadership della Chiesa di Roma per eleggere il solstizio d’inverno, il 25 dicembre, come il compleanno di Cristo, e il solstizio d’estate, come quello di Giovanni Battista, integrato dagli equinozi delle loro rispettive date di concepimento. Mentre erano a conoscenza che i pagani chiamavano questo giorno come il “compleanno” del Sol Invictus, questo non ha giocato alcun ruolo nella scelta della data per il Natale».

Una conferma di tutto questo arriva anche dall’arte: i primi cristiani avvertivano infatti la necessità di manifestare questa loro fede anche con le arti figurative. Ci sono arrivati diversi affreschi e mosaici che paragonano Cristo al sole. Un esempio per tutti si trova nella necropoli vaticana dove nel mosaico del soffitto del mausoleo M, composto tra il 150-180 d.C., abbiamo la raffigurazione di Cristo-Sole che ascende al cielo.

Secondo queste tesi, dunque, la scelta del 25 dicembre vene identificata in modo totalmente autonomo e indifferente dal fatto che la stessa data o periodo di tempo fosse già usata dalle feste pagane. Le due feste potrebbero dunque essere sorte pressoché contemporaneamente, parallelamente e senza alcuna intenzione di mutua incidenza. E’ anche possibile comunque che la volontà di sostituire la festa pagana sia coesistente alla scelta del 25 dicembre per motivi prettamente biblici-astronomici.

 
 

————- ————–

4. IL 25 DICEMBRE E’ LA DATA STORICA DELLA NASCITA DI GESU?

Altri studiosi si discostano dalle tesi precedenti e affermano che il 25 dicembre non è affatto una data simbolica-convenzionale, ma è la vera data storicamente esatta della nascita di Cristo

Tesi archeologico-biblica. Tale tesi (qui ben spiegata in italiano) è basata sulle importanti scoperte archeologiche di Qumran, grazie al Calendario di Qumran e al ritrovamento sopratutto del Libro dei Giubilei (II secolo a.C.). L’evangelista Luca riferisce che l’arcangelo Gabriele annunciò a Zaccaria la nascita del figlio Giovanni Battista, mentre egli stava svolgendo le sue funzioni sacerdotali davanti a Dio nel tempio, nel turno di Abia (Lc 1,62). Nel 1953 la grande specialista francese Annie Jaubert ha studiato il calendario del Libro dei Giubilei, scoprendo che numerosi frammenti di tale testo dimostrano non solo che esso era stato fatto proprio dagli esseni, ma che essi lo avevano usato almeno fino al I secolo d.C. (A. Jaubert, Le calendrier des Jubilées et de la secte de Qumran. Ses origines bibliques, in “Vetus Testamentum, Suppl.” 3 (1953) pp. 250-264). Nel 1958, lo studioso ebreo Shemarjahu Talmon, docente presso l’Università di Gerusalemme, ha ricostruito le turnazioni sacerdotali degli ebrei e, applicandole al calendario gregoriano, ha scoperto che la classe sacerdotale del turno di Abia svolgeva le sue funzioni due volte l’anno, e una di esse corrispondeva all’ultima decade di settembre (cfr. The Calendar Reckoning of the Sect from the Judean Desert. Aspects of the Dead Sea Scrolls, in Scripta Hierosolym itana, vol. IV, Jerusalem 1958, pp. 162-199). Risulta dunque storicamente attendibile la data tradizionale attribuita alla nascita di Giovanni Battista (24 giugno), avvenuta nove mesi dopo l’annuncio di Gabriele a Zaccaria (23 settembre)

Altri studiosi, stimolati da tale scoperta, hanno ricostruito la “filiera” di quella tradizione dei cristiani orientali che pone proprio tra il 23 e il 25 settembre l’annuncio a Zaccaria, giungendo alla conclusione che essa proveniva direttamente dalla Chiesa primitiva, giudeo-cristiana, di Gerusalemme. Tornando alle implicazioni di tale scoperta -passata quasi inosservata, purtroppo-, se è storicamente attendibile la data della nascita di Giovanni Battista (24 giugno), avvenuta nove mesi dopo l’annuncio di Gabriele a Zaccaria (23 settembre), allora ne consegue anche il fondamento storico dell’annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria (e il concepimento verginale di Gesù) avvenuta “sei mesi dopo”, quindi nel marzo dell’anno successivo (il 25 marzo, secondo il calendario cattolico, come affermato nel 221 d.C. (circa) da Sesto Giulio Africano in Chronographiai):  «vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 26-37).

Ovviamente, infine, essendoci sei mesi di distanza tra la nascita di Giovanni Battista e Gesù, tutto questo implica che anche la data del 25 dicembre, (nove mesi dopo), per determinare la nascita di Gesù, è storicamente fondata. Di conseguenza, come spiegato dal biblista Tommaso Federici, è una data storica anche quella della santa circoncisione, avvenuta otto giorni dopo la nascita, secondo la legge di Mosè (Lev 12, 1-3) e così, quaranta giorni dopo la nascita, il 2 febbraio, la “presentazione” di Gesù al tempio.

Di questa importante tesi ne ha parlato anche Antonio Socci, ed è stata sostenuta anche da Vittorio Messori, che inizialmente aderiva all’ipotesi della scelta arbitraria da parte cristiana per contrastare la festa pagana.

 

L’obiezione dei pastori. Una postilla finale: contro la nascita di Gesù il 25 dicembre viene spesso citato il fatto che in Palestina i pastori, non più tardi del 15 ottobre, riportano il loro gregge al riparo per proteggerlo dal freddo, dalla pioggia e dalla neve. Nei Vangeli, invece, si legge che la notte in cui ebbero l’annuncio della nascita del Salvatore, stavano facendo la guardia al gregge all’aperto (Luca 2:8). A questa obiezione ha risposto Michele Loconsole, dottore in Sacra Teologia Ecumenica, il quale ha spiegato che i giudei distinguono tre tipi di greggi: quello composto da sole pecore dalla lana bianca, quello formato da pecore la cui lana è in parte bianca, in parte nera e quello formato da pecore la cui lana è nera: questi ultimi animali, ritenuti impuri, non possono entrare né in città né nell’ovile, neppure dopo il tramonto, quindi costretti a permanere all’aperto con i loro pastori sempre, giorno e notte, inverno e estate. Inoltre, il testo evangelico riferisce che i pastori facevano turni di guardia: fatto che appare comprensibile solo se la notte è lunga e fredda, proprio come quelle d’inverno. John Stormer ha invece dato un’altra spiegazione: i pastori solitamente trascorrono la notte nei campi con il loro gregge quando gli agnelli sono nati da poco. Le pecore diventano attraenti per i montoni dopo il 21 giugno, e il periodo di gestazione normale è di cinque mesi, così che i nuovi agnelli nascono a metà dicembre.

 
 

————- ————–

5. CONCLUSIONE

Abbiamo dunque valutato le tre tesi dibattute sull’origine del 25 dicembre. Quel che sostiene la vulgata corrente -compreso Benedetto XVI, come abbiamo visto-, cioè la “cristianizzazione” di una festa pagana ha alcune buone motivazione ma esistono altrettante valide obiezioni di cui non si può non tenere conto: è infatti altrettanto probabile che siano stati i romani a “paganizzare” una festa cristiana. Valida risulta anche l’ipotesi che le due feste siano state identificate in modo totalmente indipendente le une dalle altre, i pagani per decisione di Aureliano e i cristiani in modo simbolico basandosi su riflessioni biblico-astronomiche.

Ad una osservazione oggettiva risulta tuttavia molto più attendibile la terza ipotesi, quella basata sugli studi di Annie Jaubert e sopratutto di Shemarjahu Talmon (ebreo, quindi al di sopra delle parti), i quali hanno sostenuto che la data del 25 dicembre è storicamente accertata, e di conseguenza anche tutte le date stabilite dalla tradizione cristiana che vanno perfettamente a collimare con le scoperte di Qumran: l’annuncio di Gabriele a Zaccaria della nascita di Giovanni Battista (23 settembre), la nascita di Giovanni Battista avvenuta nove mesi dopo (24 giugno), l’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Maria (e il concepimento verginale di Gesù) avvenuta sei mesi dopo (25 marzo) e, infine, la nascita di Gesù avvenuta nove mesi dopo (25 dicembre).

In ogni caso, anche se si volesse rifiutare quest’ultima tesi e aderire alla “cristianizzazione” di una festa pagana, è importante ribadire come già abbiamo fatto che nulla ci sarebbe di imbarazzante per i cristiani: l’inculturazione manifesta quell’attitudine della chiesa primitiva a guardare con attenzione al mondo nel quale viveva colui al quale si annunciava il vangelo, per coglierne quegli aspetti che potessero aiutarlo a comprendere la novità portata dal Cristo, secondo l’adagio paolino: “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono, fuggire ogni specie di male” (1Ts 5,21-22). La chiesa di Roma, se si vuole aderire a questa tesi, ha deciso di celebrare la festa del Natale del Signore, vera luce del mondo, proprio nel giorno in cui l’uomo pagano si rivolgeva, ormai incredulo, al Sol invictus, chiedendogli benedizione e salvezza. Nessuno può rinfacciare dunque nulla, lo conferma il fatto che lo stesso Pontefice cattolico aderisce apertamente a questa tesi, che invece per molti dovrebbe “mettere in scacco” i cristiani.

0
Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace