L’Inquisizione e la leggenda nera smentita dagli storici moderni

La leggenda nera della Santa Inquisizione. Il mito popolare di un’istituzione brutale e sanguinaria, prodotto dalla propaganda illuminista e protestante, resiste ancora alle conclusioni della storiografia moderna. Qui raccolte le citazioni dei principali specialisti internazionali dell’Inquisizione.

 
 
 

La parola Santa Inquisizione evoca nell’immaginario collettivo truci e poco chiare scene di tortura, monaci sanguinari e roghi.

L’eminente storico Franco Cardini, professore ordinario presso l’Università di Firenze, definisce ciò «un oceano d’immonda, innominabile paccottiglia sotto forma cartacea, informatico-telematica, cinematografica»1Franco Cardini, prefazione di R. Camilleri, La vera storia dell’Inquisizione, Piemme 2001, p. 12.

Eppure, ha proseguito Cardini, esiste «un’ampia, recente ed attendibile letteratura scientifica», i cui protagonisti sono «studiosi di pur differente orientamento (e nessuno di essi sospettabile di filo-cattolicesimo) che hanno ribadito con varie e ben documentate argomentazioni come i tribunali inquisitoriali fossero ben lungi dall’essere quegli strumenti di cieco fanatismo e di feroce ottusità che la divulgazione storica fondata sulla pamphlettistica sette-ottocentesca si è ostinata -e, ohimè, si ostina- a presentare»2Franco Cardini, prefazione di R. Camilleri, La vera storia dell’Inquisizione, Piemme 2001, p. 8.

In questo dossier (in continuo aggiornamento), il primo di una lunga serie sull’argomento, abbiamo raccolto i giudizi conclusivi dei principali studiosi internazionali delle principali inquisizioni cattoliche (medievale, XII-XIV secolo, romana, 1542-1965 e spagnola, 1478-1834).

Dai loro studi emerge un ritratto di un’istituzione certamente severa e sinistra (nessuno vuole creare una leggenda bianca!), ma ben lontana dagli stereotipi e dalle leggende nere nelle quali la propaganda l’ha avvolta.

 

 
 

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GLI STORICI CONTRO LA LEGGENDA NERA DELL’INQUISIZIONE

Qui di seguito una raccolta di citazioni di eminenti studiosi nei riguardi dell’Inquisizione e della leggenda nera creata dalla propaganda illuminista e protestante.

 

Agostino Borromeo, docente di Storia moderna presso l’Università La Sapienza di Roma:

«Verso il XVI secolo, per opera di circoli protestanti, si è diffusa in tutta Europa la falsa credenza che i tribunali dell’Inquisizione fossero spietati; eppure i ricorsi alla tortura e alla condanna alla pena di morte non furono così frequenti come per molto si è creduto. Quanto alle streghe fa riflettere la circostanza che i roghi furono un centinaio in Portogallo, Spagna e Italia a fronte delle cinquantamila vittime nel resto d’Europa, soprattutto in terra di Riforma»3Agostino Borromeo, in P. Mieli, Poche le streghe bruciate dall’Inquisizione, Corriere della Sera 28/06/04.


 

Adriano Prosperi, professore emerito di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa:

«Un’aura di mistero circonda l’istituzione dell’Inquisizione alimentando leggende di ogni genere. E’ stata usata nelle polemiche sugli stati di polizia, sui sistemi totalitari del nostro secolo, sullo sterminio degli ebrei e via dicendo. I romanzi storici dell’Ottocento in poi se ne sono alimentati di continuo […], demonizzata dalla polemica protestante, attaccata con determinazione dagli illuministi fino a disinnescare il legame con il “braccio secolare”».4Adriano Prosperi, Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari, Einaudi 1996 p. XIX, XVII. E ancora: «Quanto all’Inquisizione, la parola rischia di evocare l’alone cupo dell’immagine violenta e arbitraria di quel tribunale elaborata nei secoli moderni. In realtà, il tentativo di creare un tribunale attento alle regole e impegnato nella ricerca (inquisitio) della verità poteva significare perfino un progresso rispetto alla situazione precedente. Tra le regole, una in particolare limitava il ricorso alla tortura, ammessa per i casi di eresia da papa Innocenzo IV con la bolla Ad extirpanda (1252) ma solo in presenza di indizi importanti e a patto di limitarne la durata e di escluderne vecchi, malati, donne incinte e bambini»5Adriano Prosperi, Il seme dell’intolleranza. Ebrei, eretici, selvaggi: Granada 1492, Fondazione Carispe 2011, p. 39.


 

Peter Godman, docente di Storia medievale e del Rinascimento all’Università di Tubinga:

«L’Inquisizione romana esercita una profonda influenza sull’immaginazione popolare. Anche se, per gran parte della storia moderna d’Europa, i giudici secolari raramente si sono comportati meglio, e non di rado peggio, delle loro controparti dell’Inquisizione romana, i tutori dell’ortodossia cattolica, temuti o derisi che siano, sono ancor oggi condannati da coloro che, non conoscendo i fini e le pratiche del Sant’Uffizio, ne avvallano il mito e ne propagano la leggenda con tutte le sue fuorvianti generalizzazioni […]. Se le convinzioni degli inquisitori ci appaiono oggi quanto meno dubbie, dobbiamo riconoscere che stiamo esprimendo un giudizio morale, più che storico. Questo secondo tipo di giudizio acquista importanza quando è basato su prove. Le prove contenute negli archivi vaticani non consentono di fare un semplicistico paragone tra l’Inquisizione del XVI e XVII secolo e i sistemi totalitari del XX […]. L’oscuro segreto dell’Inquisizione romana era che non esistevano segreti. Nessuna sinistra trama di dominio, nessun grandioso progetto di repressione guidava l’azione di capi e funzionari del Sant’Uffizio. I sistemi politici totalitari a ci è stato paragonato questo organismo non presentano in realtà alcuna analogia con il bastione dell’ortodossia cattolica. La realtà quotidiana che avevano di fronte inquisitori e censori era al contempo più semplice e più complessa, e anche più sorprendente dei consunti stereotipi a cui le polemiche e le fosche leggende vorrebbero farci credere […]. Finto moralismo e autentica ignoranza si associano» agli stereotipi «per fornire la versione più convincente e commerciale dell’Inquisizione. Attirati dalla ripetizione di stereotipi familiari, i lettori sono invitati ad assistere allo spettacolo nel quale si confermano i loro pregiudizi, uno spettacolo che resta divertente e facile da mettere in scena perché non occorrono particolari conoscenze e ricerche. E’ sufficiente replicare per l’ennesima volta la scena delle condanne sostenute precariamente da prove fittizie, più facili da reperire rispetto alle fonti degli archivi»6Peter Godman, I segreti dell’Inquisizione, Baldini Castoldi Dalai 2004, pp. 13, 64, 301, 321.


 

Bartolomé Bennassar, professore emerito di Storia contemporanea all’Università di Toulouse:

«Un’analisi del linguaggio delle opinioni comuni sull’Inquisizione, condotta secondo i moderni metodi quantitativi, darebbe probabilmente il tasso di frequenza più elevato alle parole: Torquemada, intolleranza, fanatismo, tortura, rogo. L’Inquisizione fu però tutt’altra cosa, pur essendo anche questo nei primi trent’anni della sua storia […]. Dopo la diffusione della Leggenda Nera (l’ex segretario traditore di Filippo II, Antonio Perez, ne fu largamente responsabile) l’Inquisizione è di tutte le istituzioni spagnole quella che agli occhi dell’opinione illuminista costituisce il simbolo più perfetto del “fanatismo” spagnolo. Poco importa che questa opinione è contestabile»7Bartolomé Bennassar, Storia dell’Inquisizione spagnola, Bur 1994 pp. 7, 337.


 

Andrea Del Col, professore di Storia dell’età della Riforma e della Controriforma all’Università di Trieste:

«Per gli storici liberali dell’Ottocento tutti i perseguitati dall’Inquisizione divennero i martiri del protestantesimo o del libero pensiero […], durante il Settecento, l’Inquisizione divenne uno dei bersagli degli illuministi e assurse a simbolo dell’oscurantismo religioso […]. Il ritorno agli archivi e ai documenti portò alla scoperta che il Sant’Ufficio in Spagna non fu così sanguinario come si era creduto e che dopo i primi decenni del Seicento fu molto cauto nella persecuzione delle streghe»8Andrea Del Col, L’Inquisizione in Italia. Dal XI al XXI secolo, Mondadori 2021, p. 6-8. Rispetto all’Inquisizione romana, «risulta da questi studi che non fu sanguinaria come si credeva. Perché meravigliarsene? Le poche uccisioni di eretici, fatte in nome di Dio per motivi legati alla difesa della fede cristiana, anche se eseguite legalmente, noi le valutiamo aberranti, tanto che non si fanno più da due secoli e mezzo, e non vano cancellate dalla memoria, ma forse è proprio il funzionamento ordinario dell’istituzione, sostenuto da giudici-funzionari attenti a rispettare le norme canoniche, l’aspetto più importante e sensibile dell’Inquisizione cattolica […]. Le immagini di interrogatori, torture, autodafé e roghi sono in genere posteriori ai fatti e risultano spesso condizionate dalla leggenda nera»9Andrea Del Col, L’Inquisizione in Italia. Dal XI al XXI secolo, Mondadori 2021, p. 13, 14.


 

Jean Dumont, storico francese e specialista dell’Inquisizione spagnola:

«Vi sono ancora in circolazione libri che parlano di centinaia di migliaia di vittime dell’Inquisizione spagnola: libri scritti da persone che ricopiano fonti propagandistiche dell’Ottocento e che non sanno neppure che dagli archivi possono essere ottenute informazioni quasi complete. Uno specialista danese, Gustav Heningsen, ha completato lo spoglio di 50.000 processi che coprono l’arco di 150 anni e ha reperito circa 500 casi di condanne a morte eseguite, cioè l’1%. Altri studiosi hanno confermato questi dati. L’Inquisizione spagnola è figlia della sua epoca e va paragonata a fenomeni analoghi in altri paesi, per esempio alle decine di migliaia di morti della repressione anticattolica in Irlanda e Inghilterra. Quanto alla coscienza moderna, è poi così certa di essere più tollerante di ieri? La repressione ideologica, razziale, comunista o nazionalsocialista ha fatto milioni di morti, mille più volte dell’Inquisizione spagnola»10Jean Dumont, in Cristianità, n. 131, marzo 1986.


 

Thomas Madden, presidente del Dipartimento di Storia della Saint Louis University:

«Alla metà del XVI secolo la Spagna era il paese più ricco e potente d’Europa. Il re Filippo II vedeva se stesso e i suoi concittadini come fedeli difensori della Chiesa cattolica. Meno ricche e meno potenti erano le aree protestanti europee, compresi i Paesi Bassi, la Germania settentrionale e l’Inghilterra. Ma avevano una nuova potente arma: la stampa. Sebbene gli spagnoli avessero sconfitto i protestanti sul campo di battaglia, avrebbero perso la guerra di propaganda. Furono gli anni in cui venne forgiata la famosa “Leggenda Nera” spagnola. Innumerevoli libri e opuscoli uscirono dalla stampa nordica accusando l’impero spagnolo di disumana depravazione ed orribili atrocità nel Nuovo Mondo. L’opulenta Spagna venne considerata un luogo di oscurità, ignoranza e malvagità. Sebbene gli studiosi moderni abbiano da tempo scartato la Leggenda Nera, rimane ancora molto viva oggi. La propaganda protestante che prese di mira l’Inquisizione spagnola attinse liberamente dalla leggenda nera. Ma aveva anche altre fonti. Dall’inizio della Riforma, i protestanti ebbero difficoltà a spiegare il divario creatosi tra l’istituzione di Cristo della Sua chiesa e la fondazione delle chiese protestanti nel XV secolo. I cattolici naturalmente spiegarono questo problema accusando i protestanti di aver creato una nuova chiesa, separata da quella originaria di Cristo. I protestanti ribatterono che la loro era la chiesa creata da Cristo, ma che fu costretta alla clandestinità dalla Chiesa cattolica. Così, proprio come l’Impero Romano aveva perseguitato i cristiani, il suo successore, la Chiesa cattolica romana, continuò a perseguitarli per tutto il Medioevo. Sfortunatamente non c’erano protestanti nel Medioevo, tuttavia gli autori protestanti li trovarono comunque sotto le spoglie delle varie eresie medievali. In questa luce, l’Inquisizione medievale non era altro che un tentativo di distruggere la vera chiesa nascosta. L’Inquisizione spagnola, ancora attiva ed estremamente efficiente nel tenere i protestanti fuori dalla Spagna, era per gli scrittori protestanti solo l’ultima versione di questa persecuzione. Mescolate liberamente tutto ciò con la leggenda nera e avrete tutto quel di cui c’è bisogno per produrre volantini sull’orribile e crudele Inquisizione spagnola. E così venne fatto […] L’Inquisizione spagnola, già diffamata come strumento sanguinario di persecuzione religiosa, venne derisa dai pensatori illuministi come un’arma brutale di intolleranza e ignoranza. Era stata costruita una nuova, immaginaria Inquisizione spagnola, progettata dai nemici della Spagna e della Chiesa cattolica»11Thomas Madden, The Truth About the Spanish Inquisition, in Crisis, ottobre 2003.


 

Maria Elvira Roca Barea, già docente di Storia all’Università di Harvard e collabora con l’Higher Council for Scientific Research (CSIC):

«In Spagna la persecuzione delle streghe era qualcosa di molto insolito, soprattutto se si considerano le persecuzioni di massa dei protestanti, causa di migliaia di esecuzioni per stregoneria senza alcun processo legale. L’Inquisizione non perseguì solo la dissidenza cattolica ma anche crimini come lo sfruttamento della prostituzione, gli abusi sui minori, la contraffazione di valuta. Non si trattava solo di questioni di fede, ma si processavano anche persone che avevano commesso reati gravissimi. L’Inquisizione ha offerto maggiori garanzie agli accusati, in effetti il diritto processuale nel mondo cattolico deve molto all’Inquisizione perché ha istituito un sistema giudiziario con inchieste, giudici, difensori»12M.E. Roca Barea, Analfabetos ha habido siempre pero nunca habían salido de la universidad, El Mundo, 17/12/2016.


 

Anna Foa, docente di Storia moderna presso l’Università La Sapienza di Roma:

«L’immagine dell’Inquisizione romana come regno della tortura e del male vive ormai di vita propria, finendo per assomigliare a quelle fake news di cui oggi molto si parla. Nel corso dei due decenni precedenti si era già avuta una vasta rivisitazione storiografica in questo campo, che era però andata, più che nella direzione di una richiesta di perdono, nel senso di una revisione della cosiddetta immagine nera dell’Inquisizione, attraverso studi che, soprattutto nei riguardi dell’Inquisizione romana, avevano piuttosto messo in discussione il numero delle sue vittime e il suo ruolo nella persecuzione». La moderna storiografia, tuttavia, non ha influito sul «saper comune e nemmeno nell’attività di divulgazione dei media, volta più al sensazionalismo che all’accuratezza dei dati. Si è così ulteriormente accentuato il divario fra gli studi scientifici e il saper comune, e assai poco delle acquisizioni più recenti della storiografia era passato a far parte dell’immagine diffusa del terribile tribunale d’Inquisizione. Basta navigare in rete, leggere i titoli degli ultimi libri apparsi, per rendersene conto. La divaricazione tra il sapere razionale — frutto di riflessioni, di approcci storici, di analisi documentaria — e quello mitologico è ormai invalicabile. Si scrive e si afferma che l’Inquisizione ha fatto milioni di morti per stregoneria con la stessa sicumera con cui si afferma che i vaccini sono la causa dell’autismo. Ma avevamo davvero sperato che l’accesso agli archivi, il crescere dei materiali a disposizione degli studiosi, il loro sapere specialistico, le loro distinzioni, potessero incrinare il regno del mito, del non sapere, del pregiudizio? Ma perché avrebbe dovuto essere così? Gli ultimi vent’anni, che sono quelli passati dall’apertura degli archivi, sono anche quelli che hanno visto il crescere nella società tutta della fabbrica mitologica, l’affermarsi di strumenti molto più utili alla sua affermazione della carta e delle stesse immagini, l’abbattimento delle barriere fra il vero e il falso, fra il sapere e il non sapere, fra la realtà e la finzione. Passioni e pregiudizi prevalgono su sapere e conoscenza. Gridano più alto. Nessun archivio — dovremmo saperlo, dovremmo averlo imparato dagli eventi dei secoli passati — può avere la meglio su di essi, nessun documento può confutare un pregiudizio consolidato, mettere in crisi uno stereotipo»13Anna Foa, Nessun documento riesce a sconfiggere il pregiudizio, in Osservatore Romano, 17/05/18.


 

Henry Kamen, docente di Storia spagnola all’Università di Warwick:

«L’Inquisizione come un’onnipotente ente di tortura è un mito del 19° secolo, mentre si è trattata di un’istituzione sottodimensionata, i cui tribunali erano sparsi e avevano solo una portata limitata ed i cui metodi erano più umani rispetto a quelli della maggior parte dei tribunali secolari. La morte sul fuoco, inoltre, era l’eccezione, non la regola».14Herny Kamen, The Spanish Inquisition: A Historical Revision, Yale University Press 1999.


 

Christopher Black, professore emerito di Storia d’Italia all’Università di Glasgow:

«L’Inquisizione in Italia può sembrare un argomento oscuro e poco attraente, ma non si tratta di una storia così macabra come le leggende e i pregiudizi possono suggerire, né assomiglia alle immagini distorte che Francisco Goya ha dedicato alle ultime fasi dell’Inquisizione spagnola […]. Condivido le argomentazioni di Adriano Prosperi e Simon Ditchfield, secondo cui l’Inquisizione romana, nonostante il suo lato oscuro, è stata anche una forza creativa ed educativa, che ha contribuito a definire e influenzare la cultura italiana almeno fino al XIX secolo»15Christopher Black, Storia dell’Inquisizione in Italia, Carrocci Editore 2013, p. 23-25. «John Tedeschi – “il padrino dell’immagine corrente dell’Inquisizione” – ha sfatato in maniera energica e decisa la “leggenda nera” che avvolgeva, in passato, l’Inquisizione romana. Il modo in cui Tedeschi ha illustrato i tentativi degli inquisitori di giudicare con equità, di educare oltre che punire, ha avuto un forte impatto sul mio approccio interpretativo. Tedeschi ha messo in luce come l’Inquisizione romana non fosse “una caricatura di tribunale, un tunnel degli orrori, un labirinto giudiziario dal quale era impossibile uscire”, e Anne Jacobson ha motivatamente aggiunto che essa “ha offerto la migliore giustizia criminale possibile nell’Europa dell’età Moderna”»16Christopher Black, Storia dell’Inquisizione in Italia, Carrocci Editore 2013, p. 32. «Al contrario dei miti diffusi, l’Inquisizione romana emanò poche sentenze capitali (diversamente dai tribunali secolari). La condanna al carcere perpetuo significava di rado l’ergastolo, ma qualcosa fra i tre e gli otto anni di prigione (che spesso potevano diventare arresti domiciliari)»17Christopher Black, Storia dell’Inquisizione in Italia, Carrocci Editore 2013, p. 238.


 

Joseph Pérez, docente di Storia della civiltà spagnola e latino-americana all’Università di Bordeaux-III:

«Nell’Europa dei Lumi, e dell’Encyclopédie, dominata dal pensiero ironico e graffiante di Voltaire, la parola Inquisizione divenne sinonimo di fanatismo e oscurantismo. Per gli scrittori protestanti e per l’intelligencija antipapista dell’Europa centro-settentrionale, il tribunale ecclesiastico fu il simbolo dello spirito tirannico con cui la Chiesa romana cercò di impedire che la mente dei suoi fedeli fosse contaminata dai pericolosi germi del libero pensiero. Anche negli ultimi decenni gli storici e i letterati hanno contribuito a diffondere la convinzione che l’Inquisizione fosse l’arma della Chiesa contro il dissenso e per molti aspetti il modello storico dei servizi di sorveglianza ideologica con cui i totalitarismi del XX secolo perseguitarono i loro oppositori. Ma la realtà, nascosta sotto una fitta coltre di luoghi comuni e “idées regues”, è almeno in parte diversa»18Joseph Pérez, Breve storia dell’Inquisizione spagnola, Corbaccio 2006, p. 4.


 

Marina Montesano, professore ordinario di Storia medievale presso l’Università di Messina:

«La storia della stregoneria e della caccia alle streghe affascina e attrae numerosi lettori in Italia, pur non essendo molto praticata a livello scientifico nel nostro paese: nel mondo tedesco come in quello anglosassone le cose vanno diversamente e l’aggiornamento storiografico appare più avanzato. Da noi, per esempio, continua a circolare l’idea che la stregoneria sia un fenomeno scaturito dall’ignoranza dell’oscuro medioevo e non, com’è più corretto, dalla piena età moderna. Proprio durante il fiorire del Rinascimento si elaborarono idee e strumenti atti a perseguire le streghe, e fu in piena età moderna che si registrarono in Europa le condanne più gravi e numerose. Se è ovviamente impossibile una stima precisa del numero di vittime in Europa, ormai la storiografia è in grado di proporre dati probabili: nell’intero periodo tra metà Quattrocento e metà Settecento le condanne alla pena capitale oscillano tra le 40mila e le 60mila, nonostante la pubblicistica in materia dia spesso cifre palesamente assurde, che arrivano addirittura a parlare di milioni di vittime. Circa la metà delle condanne capitali europee furono comminate in Germania. Sono soprattutto due i fattori che pesarono maggiormente sulla storia della stregoneria nella Germania del Sacro Romano Impero: la Riforma – con il conseguente conflitto tra cattolici e protestanti – e l’estrema frammentazione del potere politico. Entrambe queste situazioni, seppur in modo diverso, finirono per incrementare e aggravare il fenomeno. Lutero e Calvino non sembrano aver dato molto peso alla stregoneria e nessuno dei due riformatori elaborò una forma di demonologia innovativa, ma il Diavolo esercitava a loro avviso un potere reale nel mondo. Il paragone tra la Germania e la Spagna è istruttivo: nella penisola iberica, vittima di una secolare “leggenda nera”, si ebbe in realtà un uso giudiziario della tortura assai moderato e un numero di vittime molto basso, se paragonato all’Europa centro-settentrionale; i tribunali della Suprema (il supremo concilio dell’Inquisizione, che dipendeva dalla Corona) erano infatti restii a comminare la pena capitale, preferendo generalmente condanne più blande. Inoltre, le accuse erano più simili a quelle tradizionali di magia, piuttosto che di stregoneria per così dire «moderna», cioè corredata di patti e omaggi demoniaci, volo magico, infanticidi e via dicendo. Quante furono le streghe condannate a morte in Spagna? Dovrebbero aggirarsi intorno alle 300».19Marina Montesano, Superstizioni dell’età moderna, Il Manifesto, 31/12/2011.


 

Rodney Stark, docente di Sociologia alla Baylor University ed editore-fondatore dell’Interdisciplinary Journal of Research on Religion:

«Si legge di uomini incappucciati in prigioni sotterranee illuminati solo da torce che usano strumenti di tortura sui corpi nudi di uomini e donne il cui unico crimine è di aver avuto qualche pensiero che la Chiesa considerava eretico. I torturatori sono assolutamente privi di pietà, e lavorano nella sicura convinzione che l’odore della carne bruciata degli esseri umani sia “piacevole alla Santa Trinità e alla Vergine”. La verità più scioccante sull’Inqusizione spagnola è che tutto ciò che viene raccontato è o una totale menzogna o una grossolana esagerazione! Il resoconto standard dell’Inquisizione spagnola fu inventato e diffuso da propagandisti inglesi e olandesi nel XVI secolo, durante le guerre contro la Spagna, e da quel momento fu ripetuto da storici in mala fede, fuorviati, ansiosi di sostenere un’immagine della Spagna come nazione di bigotti fanatici. Tali storici inglesi (ma anche disertori spagnoli) esprimevano anche apertamente il loro disprezzo e antagonismo nei confronti del cattolicesimo romano, atteggiamento che si rifletteva nel fatto che gli studenti cattolici non veniva ammessi a Oxford e Cambridge fino al 1871. Non stupisce che queste odiose accuse senza senso siano state sostenute durante la lunga epoca d’intenso anticattolicesimo che in Inghilterra (e negli Stati Uniti) è durata fino al XX secolo. Ma non ci sono scuse per quegli irresponsabili “studiosi” contemporanei che continuano a sostenere tali affermazioni, mentre ignorano o liquidano la notevole ricerca sull’Inquisizione che è stata condotta nelle ultime generazioni. Questi nuovi storici (molti dei quali non sono né spagnoli né cattolici) basano le loro concezioni critiche sui documenti degli archivi completi dell’Inquisizione sia di Aragona (Saragozza, Navarra, Barcellona, Valencia e Sicilia) che di Castiglia -che insieme costituirono l’Inquisizione spagnola- ai quali hanno avuto pieno accesso. Hanno rivelato che, a differenza delle corti secolari attive in tutte Europa, l’Inquisizione spagnola fu un’organizzazione coerente quanto a giustizia, detenzione, giusto processo e espiazione»20Rodney Stark, Il trionfo del cristianesimo, Lindau 2012, pp. 436, 437.


 

Nathan Johnstone, docente di Storia presso l’Università di Portsmouth e la Canterbury Christ Church University:

«Gli antireligiosi sembrano indifferenti a verificare se la loro comprensione è accurata. Nessuno fu accusato di essere posseduto diabolicamente per il semplice motivo che la possessione non era un crimine, ma una diagnosi. E solo nelle “super-cacce” che per qualche decennio afflissero una manciata di zone del Sacro Romano Impero, il sospetto può essersi tradotto in convinzione. Le Inquisizioni hanno ucciso pochissime streghe e nessuno storico serio ora crede che il numero di esecuzioni per stregoneria abbia superato le 50.000 in tutta Europa»21Nathan Johnstone, The New Atheism, Myth, and History: The Black Legends of Contemporary Anti-Religion, Palgrave Macmillan 2018, p. 21.


 

Helen Rawlings, docente di Spanish Studies presso l’University of Leicester:

«Con il termine “leggenda nera” ci si riferisce ad un atteggiamento prevalente nel nord Europa nella seconda metà del Cinquecento quando cominciarono a emergere le critiche verso l’Inquisizione nei paesi politicamente e ideologicamente contrari alla Spagna. Opuscoli protestanti nei Paesi Bassi, stati tedeschi, Inghilterra e Francia hanno promosso vigorosamente la reputazione selvaggia tramite la stampa. La leggenda, in parte generata da protestanti spagnoli esiliati, è stata progettata per promulgare i più neri fatti sulla Spagna e sui suoi governanti facendola diventare sinonimo di tutto ciò che è repressione, brutalità, intolleranza religiosa e politica, nonché arretratezza intellettuale e artistica. Tra i resoconti più critici dell’Inquisizione scritti fuori dalla Spagna è quello del protestante inglese John Foxe, il quale ha esagerato le pratiche repressive del Sant’Uffizio contribuendo a diffondere un’opinione anticattolica. Un testo che ha avuto maggiore influenza sulla propagazione della leggenda nera fu scritto da Reginaldus Gonsalvius Montanus (probabilmente uno spagnolo protestante), pubblicato a Heidelberg nel 1567 in latino e presto ristampato in diverse lingue […]. Ma la dettagliata ricerca effettuata dalla fine degli anni ’70 da una nuova generazione di studiosi internazionali ha fondamentalmente sfidato l’approccio tradizionale alla storia dell’Inquisizione e ha richiesto una profonda rivalutazione del suo ruolo […]. In primo luogo, l’Inquisizione non era neanche lontanamente vicina al sanguinario e repressivo strumento di controllo ideologico comunemente percepito. Le repressioni del 1480 furono di breve durata e per la maggior parte della sua storia, il tasso di esecuzione è rimasto inferiore al 2%, una media di cinque persone all’anno. Tortura e pena di morte furono applicate solo raramente, quasi esclusivamente durante i primi anni della sua esistenza e molto più su vecchi cristiani che sulle minoranze religiose dissidenti. Qualunque giudizio dell’istituzione deve quindi tener conto del periodo storico e del contesto in cui ha operato»22Helen Rawlings, The Spanish Inquisition, Wiley-Blackwell 2005 pp. 5, 8, 13.


 

Jennifer Kolpacoff Deane, docente di Storia presso l’University of Minnesota:

«A differenza delle immagini presentate nella cultura popolare, non esistette nessuna istituzione persecutoria organizzata ed efficiente. Solo nella polemica e nella finzione esisteva l’Inquisizione, un unico onnipotente, orribile corte i cui agenti lavoravano ovunque per contrastare le verità religiose, la libertà intellettuale e la libertà politica. Questo è il mito dell'”Inquisizione” emerso negli ultimi quattrocento anni, sia come risultato di profonde ostilità tra scrittori cattolici e protestanti che di macabre rappresentazioni cinematografiche di abiti scuri e spietati inquisitori che mandano innocenti a morire sul fuoco»23Jennifer Kolpacoff Deane, A History of Medieval Heresy and Inquisition, Rowman & Littlefield Publishers 2011, p. 88.


 

Dennj Solera, assegnista di ricerca in Storia moderna presso l’Università di Bologna:

«Molte ricostruzioni si discostano sensibilmente dalla realtà descritta nei documenti del tempo, fornendoci spesso un’idea fuorviante di cosa furono l’Inquisizione e i suoi rappresentanti. Sottrarre un qualsiasi oggetto storico al proprio contesto specifico significa esporlo alle più disparate interpretazioni, non di rado tendenti a forzature apologetiche […]. Il modello narrativo dell’inquisitore è venuto formandosi in un continuo intreccio fra opere di finzione artistico-letteraria, da una parte, e vaghi riferimenti alle fonti storiche dall’altra», come ad esempio fece Dostoevskij nei Fratelli Karamazov, dove «l’immagine più nota dell’inquisitore» si modellò a partire «dall’avversione che lo scrittore nutrì nei confronti del clero e del cattolicesimo […]. I molti documenti pervenutici del tribunale ci permettono di comprendere quanto significativi siano i punti di discrepanza che emergono tra l’inquisitore letterario e l’inquisitore della storia […]. Essere un inquisitore non era un compito facile come potrebbe credere chi si limitasse alla leggenda nera del Sant’Uffizio, secondo la quale la corte di giustizia sarebbe stata retta solo da frati spietati, crudeli, sempre smaniosi di istruire processi e bruciare persone»24Dennj Solera, La società dell’Inquisizione, Carocci 2021, p. 15-18, 27-28.

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