Chiesa e abusi sessuali, drasticamente diminuiti dal 2002

Pedofilia e chiesa: un’analisi oggettiva del report del Grand Jury della Pennsylvania mostra che un cambiamento serio di tolleranza zero nella Chiesa americana è già avvenuto da anni. Le accuse di abusi sessuali non sono scomparse ma sono molto meno comuni, sopratutto rispetto ad altri ambiti sociali (scuola, sport, famiglia ecc.). 

 

Le notizie di abusi sessuali su minori da parte di diversi esponenti del clero cattolico stanno comprensibilmente e particolarmente colpendo gli Stati Uniti, mentre in Italia fatichiamo a capirne la portata. Il recente report realizzato dal Grand Jury della Pennsylvania ha fatto deflagrale la bomba e il “dossier Viganò” è stato pensato proprio per sfruttarne la scia e cercare di indirizzare le colpe verso l’attuale Papa (seppur l’unica accusa a Francesco è quella di non aver preso provvedimenti su un cardinale dalla passata vita omosessuale, il quale però venne lasciato libero da qualunque restrizione da Papa Benedetto e perfino dall’accusatore stesso di Bergoglio, l’ex nunzio Viganò, che lo elogiò pubblicamente e celebrò messa con lui).

In tanti stanno chiedendo a Papa Francesco una risposta concreta, un cambiamento radicale per sradicare dalla Chiesa gli abusi e gli abusatori. Tuttavia, in pochi sanno che è già stato fatto, la comunità cattolica ha già attuato una efficace risposta a partire sopratutto da Benedetto XVI. E, a dirlo, è proprio il già citato rapporto firmato dal Procuratore generale della Pennsylvania, Josh Shapiro. Qualche settimana fa lo avevamo già fatto presente dopo aver letto integralmente il report, ma la questione è rimasta in ombra anche perché gran parte dei media sta presentando come attuale il fenomeno pedofilia e relative coperture degli ecclesiastici. In queste ore è arrivata anche la dichiarazione del presidente americano Donald Trump, secondo cui Papa Francesco ha gestito la crisi «come meglio non si poteva».

Innanzitutto un chiarimento: il report del Grand Jury riporta le accuse, non le condanne. Espone il materiale che dovrà avviare un processo, non sono le conclusioni di un’indagine. In secondo luogo segnaliamo l’intervista ad Alessandra Campo, coordinatrice del Centre for Child Protection, che promuove la prevenzione degli abusi su minori. «Un’importante novità negli ultimi anni esiste, la prevenzione», ha affermato. «Sugli abusi sessuali su minori la Chiesa si è mossa spezzando un’omertà che ha ramificazioni più ampie dei suoi orizzonti». Il dossier Viganò parla di “resistenze”, ma la Campo risponde: «Le resistenze esistono, ma sono piuttosto passive. Accanto ad esse c’è una consapevolezza molto cresciuta e un innegabile impegno da parte di tanti. Papa Francesco ha fatto molto. Ha soprattutto contribuito a creare un contesto per cui dell’abuso, finalmente, si parla. E questo è fondamentale per creare uno spazio in cui le vittime, che sono il cuore del nostro lavoro, si sentano ascoltate e accolte».

Dunque, c’è già stato un cambiamento nella Chiesa. Ieri lo ha ribadito il Center for Applied Research in the Apostolate (CARA), affiliato alla Georgetown University. Anche questo centro studi ha scelto di raccontare la verità del già citato report sugli abusi dei preti cattolici, in cui il procuratore americano scrive chiaramente: «Sappiamo che la maggior parte della discussione di questo rapporto riguarda eventi accaduti prima degli inizi degli anni 2000». Molti dei sacerdoti imputati (44%), infatti, sono già morti ed, in media, quelli accusati di abusi sono nati nel 1933 ed ordinati sacerdoti nel 1961. La stessa conclusione venne raggiunta dalla più grande ed attendibile ricerca sugli abusi in casa cattolica, effettuata dal John Jay College of Criminal Justice. Già allora vi si notava che il decennio di nascita più comune per i presunti molestatori (sono accuse, non condanne) è stato negli anni ’30 e il decennio più l’ordinazione era degli anni ’60.

Nessuna nuova ondata di abusi è emersa negli Stati Uniti negli ultimi anni. Questo è il punto raggiunto dal Grand Jury della Pennsylvania e dal Center for Applied Research in the Apostolate. Il “gioco di coperture” delle diocesi di quegli anni fu qualcosa di orribile e terribile ed il procuratore Shapiro ha avuto il merito di raccontarlo nel dettaglio, pur aggiungendo che tale strategia non fu diversa da quanto avveniva nelle scuole pubbliche, nell’atletica giovanile, nei gruppi scout e in qualunque altra istituzione che avesse rapporto con i giovani adulti. I ricercatori del John Jay College notarono: «La vittimizzazione sessuale dei bambini è una questione seria e pervasiva nella società. È presente nelle famiglie e non è insolito nelle istituzioni in cui si coltivano relazioni con adolescenti, tra cui scuole e organizzazioni religiose, sportive e sociali» (p. 5). La chiesa fallì nel rispondere alle accuse di abuso, così come fallì tutta la società nel sottovalutarle.

La svolta negli Stati Uniti avvenne nel 2002 grazie alla cosiddetta “Dallas Charter”, che «ha mosso le cose nella giusta direzione» (p. 302). Posto il fatto che un solo abuso è già eccessivo, negli ultimi anni le denunce non sono scomparse del tutto ma si sono fortemente ridotte: 22 accuse di pedofilia in tre anni, durante il periodo 2015-2017. Una media di circa 7 all’anno (accuse, non condanne). Senza prenderla come scusante, si contestualizzi il fenomeno osservando cosa accade al di fuori delle parrocchie: solo nel 2017, 42 insegnanti nel solo stato della Pennsylvania sono stati condannati (condanne, non accuse) per crimini sessuali. Nel distretto di Los Angeles, solo nel 2015, sono stati 65 gli insegnanti accusati di abusi sessuali o molestie. E senza contare che nessun’altra istituzione ha intrapreso indagini approfondite interne, come dichiararono  i ricercatori del John Jay College: «Nessun’altra istituzione ha intrapreso uno studio pubblico sugli abusi sessuali e, di conseguenza, non ci sono dati comparabili a quelli raccolti e segnalati dalla Chiesa cattolica» (p. 5).

Bisogna migliorare, agire più tempestivamente, parlare di crimini non solo di peccati, fare prevenzione e prendere sul serio l’altro dato importante emerso: il 60% dei preti abusatori si rivolgono a maschi adolescenti (e da qui arriva il divieto di Papa Francesco agli omosessuali in seminario). Ma, come notano gli autori del tanto citato report, la Chiesa è cambiata negli ultimi 15 anni e ad oggi non si sono verificate nuove ondate di accuse simili al passato. Si parla di casi già emersi e analizzati, seppur in modo meno dettagliato di quanto è stato fatto oggi. Gli errori non affrontati anni fa giustamente ritornano e purtroppo vengono fatti passare, per ignoranza o per malafede, come casi d’attualità.

 

AGGIORNAMENTO 17:23
Giungono notizie di una conferma che l’ex nunzio Carlo Maria Viganò, al contrario di quanto da lui smentito pochi giorni fa, effettivamente si intromise nelle indagini a carico dell’arcivescovo conservatore John Nienstedt, accusato di molestie sessuali e omosessuali e collaboratore di Timothy Busch, l’avvocato che ha coadiuvato l’operazione del recente “dossier Viganò”. Dan Griffith, che durante le indagini era il collegamento tra l’arcidiocesi di Minneapolis e lo studio legale che conduceva l’indagine, ha infatti ri-confermato la sua versione e l’accusa a mons. Viganò: «ordinò agli avvocati di intervistare rapidamente l’arcivescovo Nienstedt e concludere l’indagine», senza ascoltare ulteriori testimoni, non considerando gravi le accuse a carico di Nienstedt. Il vescovo ausiliare Andrew Cozzen ha confermato l’intromissione indebita di Viganò, lo stesso ha fatto l’arcivescovo Bernard Hebda, successore di Nienstedt, che ha dichiarato come le indagini a carico del prelato conservatore si sono bruscamente fermate dopo la riunione con l’allora nunzio Viganò. La vicenda è affrontata oggi sul National Catholic Reporter».

 

AGGIORNAMENTO 07/09/18
Conferma di quanto scritto nell’articolo arriva da padre Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dell’infanzia presso l’Università Gregoriana di Roma: «Ci sono pochissime statistiche e ricerche affidabili in corso. Solo da alcuni paesi, uno è l’Australia, un altro gli Stati Uniti. Si parla più o meno di circa tre, cinque, sei per cento di sacerdoti abusatori in un determinato periodo di tempo, principalmente dal 1950 al 2010. Considerando anche che negli ultimi 10-20 anni, a seconda dei paesi, i numeri sono scesi quasi a zero. Laddove la Chiesa ha deciso di introdurre misure di salvaguardia, e codici di condotta e linee guida per attuarle, le cose hanno funzionato […]. Non c’è altra istituzione, non c’è altra denominazione o religione cristiana, che è stata investigata a fondo come la Chiesa cattolica, quindi non abbiamo dati affidabili per confrontare il numero di preti cattolici con l’intera popolazione di una particolare professione (psicologi, medici, polizia, musicisti o allenatori sportivi). Tuttavia sappiamo che di gran lunga la maggior parte degli abusi sessuali dei minori avviene nel contesto familiare».

La redazione

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9 commenti a Chiesa e abusi sessuali, drasticamente diminuiti dal 2002

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  1. Tommasodaquino ha detto

    Oggi c’è la possibilità di disporre dei documenti o delle fonti ufficiali sfruttiamo questa opportunità. Questo ci insegni a non prendere per oro colato i titoli dei giornali soprattutto quelli apertamente schierati contro la Chiesa e soprattutto quando toccano temi religiosi, quasi sempre c’è un secondo fine.
    Purtroppo è da anni che ho questa convinzione che i tradizionalisti più agguerriti ed i progressisti più irriducibili abbiano il preciso scopo di spaccare la Chiesa, non so se in maniera cosciente o incosciente, sta di fatto che l’allontanamento dalla Chiesa oggi è legato soprattutto a tutto questo chiasso mediatico di cui resta un’immagine falsa della Chiesa.

  2. Brunello ha detto

    Questo Viganò e’ il peggio del peggio

  3. Emanuele ha detto

    Bene, lavoro ben fatto!

    Motivo ulteriore per fare pulizia e parlare in modo chiaro.

  4. Emanuele ha detto

    Non però capito se Mons. Nienstedt è stato condannato o è solo accusato…

  5. Dan87 ha detto

    La cosiddetta piovra omosessuale di cui Papa Francesco è un’infiltrato (ci mancherebbe cosa ti aspettavi di ascoltare quando ti senti dire che Benedetto XVI sarebbe stato indotto ad autodimetersi da un complotto) era più attiva negli anni 60-80 che nel 2016/2017,quando ancora l’LGBT nemmeno esisteva.

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