Il card. Ruini, ma quali ingerenze! Una fede libera, non chiusa in sacrestia

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Con la morte del card. Ruini ecco le accuse di ingerenza politica. Non gli perdonano il coraggio di aver vissuto la fede come responsabilità pubblica. Grazie don Camillo!


 

Se n’è andato ieri il card. Camillo Ruini, aveva 95 anni.

Com’era inevitabile, la sua morte ha riportato immediatamente alla ribalta vecchie polemiche.

Alcuni vaticanisti e commentatori hanno immediatamente colto l’occasione per riproporre accuse note: le ingerenze nella politica italiana, la difesa dei “valori non negoziabili”, la distanza da Papa Francesco, la vicinanza ai politici di centrodestra.

 

I vaticanisti e le ingerenze di Ruini

Letture superficiali e vendicative verso un grande uomo ossessionato, non dalla politica, ma dal bene comune.

Un bene che certamente non coincideva, né coincide, con quello dell’élite giornalistica che lo ha sempre criticato.

Francesco Antonio Grana (“Il Fatto Quotidiano”), dopo pochi minuti dalla morte del card. Ruini, gli ha affibbiato il soprannome di “Richelieu della politica italiana”, insinuando il potere occulto e morale dell’ex presidente della CEI.

Marco Damilano (“Domani”) lo ha definito “l’ispiratore della clerico-destra” ed è arrivato perfino a contare quanto volte il cardinale citò Gesù nella prolusione al VII Forum del Progetto culturale del 2005: solo 8 volte! L’accusa? Parlava solo di politica.

Sono falsità che si ripetono da decenni proprio perché chi le professa sa quanto ferissero lo stesso Ruini.

 

 

La risposta: “La fede è pubblica”

Lo stesso cardinale rispose alle accuse di interventismo nella politica ribadendo un principio sacrosanto.

Ovvero, disse, «non si può pagare il prezzo della rinuncia della dimensione sociale e pubblica della fede»1C. Ruini, in “Intervista su Dio”, Mondadori 2012, pp. 270, 271.

Ruini notò, tra l’altro, che le accuse di ingerenza alla Chiesa e alla sua persona si focalizzavano sui temi etico-antropologici «come quelli della vita e della famiglia, molto meno verso quelli sulle problematiche della giustizia sociale e della pace».

Tuttavia, ribadì l’esigenza dei credenti di «tenere insieme con l’impegno pubblico la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio, quindi il rispetto per tutti, compresi i non credenti, senza dedurre da ciò una riduzione al solo ambito privato della dimensione religiosa e morale dell’esistenza»2C. Ruini, in “Intervista su Dio”, Mondadori 2012, pp. 270, 271.

Una fede privata, “da sacrestia”, intimista e pubblicamente irrilevante è invece ciò che hanno sempre sognato i grandi critici di Ruini.

 

Bergoglio, più ingerenza di Ruini

Il vaticanista Francesco Antonio Grana ha inoltre velenosamente sottolineato la distanza tra l’ex presidente della CEI e Papa Francesco.

Peccato dimentichi che molte delle posizioni per cui Ruini fu duramente criticato sono state ribadite, con ancora più forza, anche da Bergoglio.

Basti ricordare quando definì i medici che praticano aborti come “sicari”, utilizzando parole radicalmente più dure di quelle generalmente impiegate dal cardinale emiliano. Il suo non fu interventismo?

E che dire quando nel 2021 l’attuale segretario di Stato, card. Parolin (sempre su mandato di Francesco), ha affossato il ddl Zan tramite una durissima nota vaticana?

Il vaticanista de “Il Fatto” si è già dimenticato quando Papa Francesco costrinse di fatto alle dimissioni l’allora sindaco di Roma, Ignazio Marino, con il suo ironico “si professa cattolico”?

 


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Il card. Ruini e Papa Francesco

E’ vero che tra il card. Ruini e Bergoglio ci fu poca intesa, soprattutto negli ultimi anni del pontificato di Francesco.

Ma è ingiusto ricordare i numerosi interventi pubblici di Ruini contro i critici di Papa Bergoglio.

Nel 2015 affermò addirittura: «Bisogna essere ciechi per non vedere l’enorme bene che papa Francesco sta facendo alla Chiesa e alla diffusione del Vangelo».

 


Il card. Ruini: «Per criticare Francesco bisogna essere ciechi»
(22/11/2015)


 

Ruini, Berlusconi e il doppiopesismo

C’è un’altra cosa che non è mai stata perdonata a Ruini.

Ovvero la vicinanza culturale al centrodestra, da Silvio Berlusconi a Giorgia Meloni.

Anche in questo caso, però, il doppiopesismo è troppo ingombrante.

Gli stessi critici, infatti, raramente mostrano analogo disagio quando l’attuale leadership dei vescovi italiani manifesta sintonia con il centrosinistra.

E mai li si è sentiti protestare quando figure iconiche per loro, come don Andrea Gallo, partecipavano alle iniziative politiche di Beppe Grillo o si dichiaravano apertamente comunisti.

Il richiamo alla laicità vale solo a giorni alterni.

 

A Dio, don Camillo

Con la scomparsa del card. Ruini si chiude una stagione della vita ecclesiale e civile italiana segnata da un pensiero chiaro, discusso ma mai banale.

Al di là delle polemiche e delle letture contrapposte, resta l’immagine di un uomo libero che ha voluto vivere la fede come una responsabilità pubblica.

Per questo gli siamo grati per il rigore del pensiero e la coerenza dell’impegno con cui ha insegnato a vivere il cristianesimo, attraverso decenni decisivi della storia italiana ed ecclesiale.

A Dio, don Camillo!

Autore

La Redazione

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1 commenti a Il card. Ruini, ma quali ingerenze! Una fede libera, non chiusa in sacrestia

  • Paolo ha detto:

    Desidero anch’io ringraziare UCCR per questo ricordo del cardinale Camillo Ruini.

    Per la mia generazione, Ruini è stato una delle poche figure ecclesiali capaci di mostrare che la fede cristiana non è una realtà puramente privata o sentimentale, ma possiede una naturale rilevanza culturale e pubblica. Il suo grande merito fu quello di ricordare che il Vangelo non illumina soltanto la coscienza individuale, ma anche le questioni fondamentali che riguardano la vita dell’uomo e il bene comune.

    Ho sempre apprezzato in lui il rigore intellettuale, la chiarezza del pensiero e il coraggio di sostenere posizioni impopolari senza cedere né all’aggressività né ai complessi di inferiorità culturale. Il Progetto Culturale della CEI rimane una delle eredità più feconde del suo ministero.

    Preghiamo per la sua anima con gratitudine filiale. Requiescat in pace.

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