Quanti sono i casi di pedofilia nella Chiesa cattolica?

Francesco bambini 
 
di Michele M. Ippolito
 
da “Fanpage.it”, 27/09/14
 

Ormai il binomio pedofilia – Chiesa cattolica agli occhi della gente comune sembra inscindibile, eppure si tratta di un problema comune a tutte le confessioni religiose, sia quelle in cui ai ministri di culto viene data la possibilità di sposarsi sia a quelle in cui ciò è vietato.  Molti ignorano, infatti, che le comunità protestanti ne soffrono più di quelle cattoliche: ad esempio, la Chiesa anglicana è stata coinvolta in numerosi scandali a partire dagli anni Ottanta, ma con scarsa eco mediatica.

Secondo una indagine del sociologo Philip Jenkins, ripresa dal Cesnur, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, la percentuali di sacerdoti cattolici condannati per abusi su minori, a seconda delle diverse aree geografiche del mondo, varia dallo 0,2 all’1,7%, mentre tra i ministri protestanti il dato oscilla tra il 2 ed il 3%. Il problema è gravissimo anche nelle comunità musulmane, aggravato dal fatto che gli stessi imam sostengono la liceità, basandosi sul Corano, che uomini adulti sposino bambine (lo stesso profeta Maometto consumò il matrimonio con sua moglie Aisha quando questa aveva appena nove anni.) Nel 2011 la Bbc calcolò che le scuole islamiche britanniche avevano dovuto affrontare oltre 400 accuse di abusi sessuali nei precedenti tre anni e nello stesso anno decine di arresti furono effettuati nella comunità degli ebrei ortodossi newyorchese di Brooklyn, dopo una indagine su molestie a ben 117 bambini. Nel 2013 è scoppiato, a Los Angeles, uno scandalo pedofilia in una delle principali comunità buddhiste degli Stati Uniti e a finire sotto accusa è stato un monaco di 105 anni a cui sono stati addebitati abusi compiuti nell’arco di decenni.

Questo solo per rimanere nell’ambito delle religioni, sia chiaro: i dati statistici generali, infatti, chiariscono che è più probabile che sia accusato di pedofilia un istruttore sportivo che un religioso, ad esempio. Per non parlare degli abusi in famiglia: numerose statistiche chiariscono che circa l’80% degli abusi sono compiuti da padri, nonni, zii ed altri parenti.

Solo in una minoranza dei casi le accuse contro i sacerdoti vengono confermate in tribunale e portano a condanne. Uno studio dell’Università di New York del 2004 riporta che, dal 1950 al 2002, oltre 4mila sacerdoti americani su 110mila sino stati accusati di relazioni sessuali di minorenni, ma quelli condannati da tribunali sono stati appena un centinaio. Perlopiù, le presunte vittime di abusi chiedono risarcimenti economici per chiudere la faccenda. Negli Usa più di una diocesi è andata in difficoltà, perché spesso si preferisce pagare piuttosto che imbarcarsi in lunghi ed incerti processi, anche se le accuse sono labili, per non dire ridicole. A guadagnare da questa situazione sono soprattutto avvocati famelici che producono sfilze di denunce in serie. Nel 2002 è stata istituita in Irlanda una commissione governativa incaricata di vagliare le accuse contro religiosi pedofili che operavano in orfanotrofi e scuole pubbliche e di risarcire le vittime basandosi, semplicemente, su “testimonianze verosimili”. Sono state accettate quasi tutte le quattordicimila denunce arrivate e lo Stato ci ha rimesso circa un miliardo di euro, finito in larga parte nelle tasche dei legali delle presunte vittime.

Bisogna poi chiarire un altro aspetto: il termine pedofilia, quando si parla di Chiesa cattolica, viene molto spesso usato a sproposito. Tra il 2001 ed il 2010 sono stati segnalati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede tremila casi di sacerdoti presunti pedofili. Solo nel 10% di questi casi si è appurato che i preti erano attratti ed avevano compiuto abusi pedofili. Nel 60% dei casi gli abusi erano stato compiuti su maschi tra i 13 ed i 17 anni, in un altro 30% su femmine della stessa età. Spesso si confonde, dunque, tra pedofilia, cioè l’attrazione per i bambini, e l’efebofilia (omosessuale ed eterosessuale), cioè l’attrazione per ragazzi che abbiano già superata l’età puberale, cioè che siano fisicamente in grado di avere dei rapporti sessuali.

Tutti questi numeri assolvono la Chiesa cattolica ed i sacerdoti dalle loro responsabilità? Certo che no. Anche un solo abuso contro un minore è di una gravità inaudita. D’altronde, lo stesso Gesù Cristo disse “chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare.” Benedetto XVI, nel culmine della tempesta, espresse apertamente “la vergogna e il rimorso” per i “crimini abnormi” compiuti da consacrati. La Chiesa, però, ha saputo mettersi in marcia per emendare i suoi errori e fare in modo di correggere le storture e di questo è giusto dargliene atto.

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17 commenti a Quanti sono i casi di pedofilia nella Chiesa cattolica?

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  1. francesco ha detto

    Alcuni dati sono espressi in modo ambiguo, per esempio il fatto che l’80% degli abusi avvenga in famiglia non è molto rilevante ai fini dell’articolo (le famiglie sono molte di più di quanti siano i sacerdoti; inoltre, le occasioni per abusare sono molte di più in famiglia). Se proprio si volesse fare un confronto, avrebbe un po’ più senso mostrare la percentuale di nonni/genitori/zii condannati per pedofilia sul totale dei nonni/genitori/zii, così da compararla con lo 0.2-1.7% dei sacerdoti.
    Poi diciamo che sarebbe stato più interessante mostrare il dato di quanti allenatori sportivi siano stati accusati di (e poi condannati per) pedofilia, in percentuale sul numero di allenatori sportivi. Altrimenti l’affermazione ” è più probabile che sia accusato di pedofilia un istruttore sportivo che un religioso” rimane un po’ vaga e senza fondamento (qual è la fonte? qual è il dato? Boh…)
    I dettagli sono rilevanti!! 🙂 Comunque, a parte questo, bell’articolo.

    • Hugo ha detto in risposta a francesco

      Philip Jenkins ne ha parlato nel suo studio indicando i dati precisi di educatori, insegnanti e altri religiosi rispetto ai preti cattolici. Lo trovi anche online se non sbaglio.

      • francesco ha detto in risposta a Hugo

        Grazie, sì, già lo conoscevo in realtà. 🙂 🙂

        Il mio era solo un commento specifico a questo articolo che riporta qualche dato in modo ambiguo e non sempre coerente con l’argomento. Per esempio, dire che l’80% degli abusi avviene in famiglia ha lo stesso contenuto informativo – mutatis mutandis – di dire che la maggior parte degli affetti da HIV è eterosessuale.

  2. Menelik ha detto

    Se devo dire la mia, da cattolico, tra pedofili ed efebofili, moralmente non faccio differenza: si tratta entrambi di personaggi loschi, e vedere che vestono l’abito del prete fa doppiamente male.
    Un laico qualunque, anzianotto, che si fa fare porcherie sessuali da un ragazzino, è un personaggio schifoso.
    Un prete, purtroppo, appunto in considerazione che è prete, lo fa ancora di più.
    Sarebbe come se un funzionario dell’Antidroga venisse scoperto membro di una gang dedita allo spaccio di droga.
    Detto questo, però, devo anche dire che secondo me, il cardinal Mahoney ha fatto molto male a mettere mano al libretto degli assegni e pagare risarcimenti a tutti gli sballati che venivano lì a raccontare la pappardella di essere stati ecc…ecc… da un prete da bambini.
    E per far questo ha svenduto un sacco di immobili che avrebbe potuto utilizzare per opere caritatevoli e davvero a favore di persone bisognose.
    Che l’offensiva del 2010 sulla pedofilia sia una sorta di ricatto alla Chiesa per forzarla ad accettare i punti dell’agenda delle associazioni LGBT, non vi è ragionevole dubbio.
    La Chiesa, però, ha risposto nel modo meno indicato.
    Hai compiuto 5 crimini, sei accusato di 50, e paghi risarcimenti e dai risposte inconcludenti come se tu fossi colpevole di tutti i 50.
    Ma la gente “da fuori” cosa dovrebbe pensare, se tu stesso contribuisci a dare l’idea della colpevolezza di tutte le accuse mosse contro di te, quelle vere e quelle fatte a tavolino.
    Altro punto: ho letto che all’Antonio Provolo di Verona abusi sui sordomuti sono andati avanti per almeno 20 anni.
    Tutta la gente che abitava in quel quartiere descriveva l’istituto come “un posto strano”, non sapeva con certezza, ma avevano il sentore che qualcosa lì non fosse come avrebbe dovuto essere. (Io ho trascorso alcuni anni da ragazzetto in quelle strade, tra le parrocchie di San Bernardino e degli Scalzi, chi è di Verona le conosce).
    Io mi chiedo adesso: in tutti quegli anni alla Curia non se n’è accorto nessuno?
    Venti anni, non venti giorni, e con sordomuti, non ragazzi svegli “normali” (perdonate questo abuso linguistico).
    E’ proprio vero che l’ultimo a sapere di essere cornuto è proprio il marito, o la moglie: prima lo sanno tutti, e per ultimo l’interessato/a.
    Scusatemi, io mi ritengo cattolico e difendo a spada tratta la Chiesa dalle calunnie dei troll, ma questa della pedofilia è una ferita aperta, uno squarcio che spero si possa riemarginare…a tutti i costi. Cioè il fenomeno pedofilia dalla Chiesa ha da sparire. Ha da sparire e basta, senza scuse. Senza scuse e senza tentennamenti da parte della Chiesa.
    E bisogna difendersi energicamente dalle accuse false.

    • Marco S. ha detto in risposta a Menelik

      Vorrei osservare, comunque, che il non fare distinzione tra “pedofilia” ed “efebofilia”, lungi da rimarcare, anche doverosamente, la gravita’ della seconda, secondo me ottiene soprattutto il risultato di sminuire la prima.

      Abbiamo sentito anche dare del “pedofilo” a Berlusconi, quando accusato di aver avuto rapporti sessuali con una ragazza di 17 anni, undici mesi e tot giorni.
      Un comodo espediente per gettare fango su un avversario politico, ma che rischia di far perdere di vista l’estrema gravita’ e pericolosita’ sociale di quelle persone che invece cercano di avere rapporti sessuali con minori impuberi (cosa che, a occhio, non mi pare fosse il caso della sig.na El Mahroug, detta anche Ruby).

      Pertanto, senza assolutamente voler sminuire l’efebofilia, e’ chiaro che si tratta di un comportamento la cui gravita’ risiede spesso anche nel ruolo sociale che l’adulto ha, e deve mantenere, nei confronti di chi sta ancora formando la sua personalita’.
      Per intenderci e’ grave che un sacerdote o un insegnante 40enne abbia rapporti sessuali con una ragazza di 17 anni, mentre e’ molto meno grave e molto diverso che li abbia un ragazzo di 18 (che nessuno si sognerebbe di apostrofare come “efebofilo”)

      Se invece parliamo di rapporti sessuali con minori impuberi, a questo punto l’eta’ del molestatore mi pare conti pochi: lo schifo e’ quasi identico, sia che egli abbia 18 anni, sia che ne abbia 81.

      Non dobbiamo quindi lasciar intendere che tale distinzione sia una cavillosa trovata della chiesa cattolica per cercare di sminuire le sue colpe.
      Semmai viene da chiedersi quali scopi si prefiggano coloro che tendono invece a sfumarla.

      Tenendo a mente quello che abbiamo letto, con orrore, in merito ai programmi di “educazione sessuale” negli asili e nelle scuole elementari, forse qualche idea mi e’ venuta….

  3. Danilo ha detto

    Il punto e’ che per me,magari c’e’ gia’ e io non lo so,dovrebberi istituire un organo di controlli con l’aiuto anche delle autorita’ civili in ogni nazione,si perche comunque non puoi aspettarti che la congregazione della dottrina della fede,abbia gli strumenti di idonei di indagine come un commando di polizia.L’ultima delle cose da fare poi e’ non parlare,anzi fuori da ogni dubbio che se sai non e che devi rivolgerti a chissachi ma immediatamente alle forze dell’ordine.

    • Enrico ha detto in risposta a Danilo

      Certo, per una questione di etica si dovrebbe agire così. Noi cattolici tuttavia abbiamo la possibilità di pregare perché questo sudiciume, come lo ha chiamato Ratzinger, non unga mai più la Santa Chiesa, e abbiamo anche la certezza che, se solo lo facessimo seriamente, il problema della pedofilia sarebbe silenziosamente risolto.
      Ma dove eravamo quando le parole del papa, o della nostra stessa coscienza, ci chiedevano una piccola preghiera, un’offerta di noi stessi per la santità del popolo di Dio, e noi rispondevamo inveendo peggio degli atei contro i nostri pastori?

      • Danilo ha detto in risposta a Enrico

        Capisco,e allora saranno entrambe le cose.Si perchè sinceramente mi pare strano che comunque si pensi che un essere umano non possa errare,anche se sacerdote semplicemente tengo solo a mente che:

        -Qual’ la più probabile maggioranza nel bene e nel male.
        -Non è possibile pretendere la perfezione perchè tanto è impossibile che il mondo sia già un paradiso.
        -E impensabile che anche se esistono le forze dell’ordine,il problema non si ripeterà mai più,si spera che non si riformi,ma tanto sempre esseri umani sono.
        -La chiesa non puo sapere cosa fanno 415,000 persone in ogni istante delle loro vita,molto ironicamente non è che dispone di Echelon o del controllo dei tabulati delle chiamate come i governi.
        -Tuttavia-non so-di certo penso che pregare non serva a non agire,per cui:Se si presenta pregare e agire.
        -La pedofilia va condannata e perseguitata o chiesa;ecco,cio che non ho mai capito:la pedofilia va certamente liberalizzata perchè è un libertà personale.

        • Danilo ha detto in risposta a Danilo

          Perchè io capisco pregare,ma anche pregando non che mi derima poi da ogni azione,altrimenti suppongo che sarebbe infondo come non pregare.Sarà che sulla preghiera la penso cosi:ho fatto tutto cio che mi è umanamente possibile?Adesso posso pregare,per quello che manca.E questo che in fondo spesso non ho capito dalla chiesa da persone comune,io capisco che si preghi,non capisco afatto quando la preghiera e pretesa di abbandono a un fatalismo che non capisco,come se tanto non si avesse nessun minimo potere sulle azioni che si compiono,come se vi fosse una sorta di completo detrminismo di Dio che anullasse ogni possibilità umana,o come se la preghiera derimesse a qualcuno poi di agire,come se fosse una sorta di “nichilismo trappola”

          • Enrico ha detto in risposta a Danilo

            E invece è proprio il contrario: devi partire dalla preghiera, perché solamente da Dio, che in essa dialoga con te (non sei tu che “monologhi” con lui), possiamo attingere quella multiforme carità (pratica o intellettuale, come nella fattispecie) che un cristiano è chiamato a personificare. Dopo una santa preghiera, l’azione a tutto campo.

            Ti faccio un esempio estremamente stupido: stamattina, ho visto da lontano una persona che è fonte di fastidio nella mia città (perché malata), e che l’altra sera ho evitato aumentando il passo (un comportamento tutt’altro che cristiano!!!). Prima di avvicinarmi, oggi ho chiesto al Signore cosa dovessi fare, e Lui, senza parlare o mandare segni particolari, ha stampato sulla mia bocca un sorriso e un buongiorno che è stato ricambiato con un sincero volto di amore da parte sua. Questo per rispondere alla tua riflessione.

            Comunque, a parte questo, sono d’accordissimo con te, soprattutto quando dici che entrambe le cose devono dosarsi reciprocamente ed autonomamente, e quando ti soffermi sulla fragilità umana e sull’umanità di un sacerdote.

            • Danilo ha detto in risposta a Enrico

              Ripeto non hai a che fare con un crisriano non perfetto,e comunque ti ringrazio per la tua riflessiono non avevo pensato a pensarla da questo punto di vista:e che caratterialmente penso sempre a fare quello che posso,tutto qua:perchè mi sembra,non so,che scomodare Dio per cose che posso fare da solo sia inutile,ma magari mi sbgalio,ci penserò.

              • Danilo ha detto in risposta a Danilo

                Non so penso solo che se prego pero poi non faccio o che aspetto a Dio mi sembra una cosa “passiva”,cioè penso magari che certe azioni siano meglio di mille ave aria (senza offesa).Non so se sono riuscito a spiegarmi,e che s euna persona dicesse mettiamo un ave maria,ma poi agisse in conformita con quello per cui prega allora anche quando non recita una preghiera e come se stesse pregando,come se il senso per cui uno prega e anche il senso poi con cui si agisce,tutto qua.

  4. Li ha detto

    Ri-posto l’articolo dell’anno scorso del rabbino Nuchem Rosenberg.

    Su induismo che si può dire…sposare minorenni è ancora pratica, e le bambine stuprate e uccise non sono una novità, ma i santoni sono troppo potenti. Un’adulta che venne stuprata dovette testimoniare contro un “santone”, ma…caso strano è morta prima di poterlo fare. Uccisa.

    http://www.vice.com/it/read/la-fabbrica-degli-stupri-infantili

  5. marcus ha detto

    la pandemia di sacerdoti pedofili ha radici nel passato.

    scriveva nel 18esimo secolo il Barone d’Holbach nel suo dizionario portatile della Religione alla voce “Abusi”

    talora si insinuano nella Chiesa nonostante le vigili cure della Divinità; comunque li si riforma, quando suscitano troppe proteste. Del resto è solo la gente senza fede a notare tali abusi; quelli che hanno fede a sufficienza non li notano mai

    • viaNegativa ha detto in risposta a marcus

      Al di là del fatto che la “Teologia portatile” del d’Holbach è -e scusate se lo dico in punta di fioretto- una stronzata epocale, degna opera di un enciclopedista del “secolo dei lumi” quale egli era, mi indicheresti dove parla di abusi nei termini che intendi tu? E’ sufficiente leggere l’introduzione per accorgersi che, quando parla di abusi, fa riferimento praticamente a qualsiasi cosa meno che alla “pedofilia del clero”. E se m’è sfuggita, mi indicheresti la voce precisa in cui ne parla?

    • Laura ha detto in risposta a marcus

      Immagino come possa essere attendibile il Barone d’Holbach, un illuminista ateo e materialista che della campagna antireligiosa ha fatto il suo cavallo di battaglia 😉
      Odifreddi in confronto è un sacrestano.

  6. Li ha detto

    Sempre a dare addosso alla Chiesa, mentre non ho sentito cori di protesta contro il leader dell’associazione gay svedese accusato di pedofilia e spaccio di sostanze (che probabilmente usava sulle vittime).

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