Otto scomode domande a cui mons. Viganò è meglio che non risponda

“Fare chiarezza”. Con questo slogan è stato pensato e presentato il “dossier Viganò”, mascherandone il vero obiettivo: indurre l’odiato Papa Francesco alle dimissioni. C’è un problema: il memoriale, preparato male e di corsa, contiene falsità sopratutto nei passaggi-chiave, che ne compromettono la credibilità. Ma oltre a danneggiare sopratutto Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, si è dimostrato un boomerang verso lo stesso Carlo Maria Viganò. Al quale abbiamo rivolto otto domande (retoriche) alle quali sarebbe meglio che non risponda perché oltre a gettare pesanti ombre di complicità su di lui, fanno definitivamente crollare il suo impianto accusatorio nei confronti di Papa Francesco (e di Benedetto XVI).

“La luce finalmente vince sulle tenebre”, ha detto l’altro ieri Viganò a quel che si è scoperto essere uno dei suoi correttori di bozza, Aldo Maria Valli. Eppure, le “tenebre” del passato dell’ex nunzio hanno, di fatto, compromesso il suo dossier. Non parliamo delle sue vicende giudiziarie, anche da noi citate in altri articoli per sottolineare la difficoltà che tali questioni pongono quando Viganò chiede di fidarsi del suo racconto privo di prove. Accuse di appropriazione indebita dell’eredità familiare arrivate dal fratello Lorenzo, che Viganò stesso ha smentito pubblicando un comunicato di altri suoi fratelli. Se ne prenda atto, anche se rimane da spiegare perché dovette versare 180mila franchi svizzeri alla sorella Rosanna, dopo che lei lo denunciò per l’appropriazione di 900 milioni di lire derivanti dall’eredità paterna (per non parlare del vizio di Viganò di creare dossier falsi contro i suoi nemici, almeno secondo le rivelazioni di Luigi Bisignani). Ma non è questo il punto, come già detto.

Prendendo sul serio il suo dossier e svolgendo alcune indagini, Viganò passa dall’accusatore all’accusato: fu lui, in prima persona, a disattendere il presunto ordine di ritiro a vita privata emanato da Benedetto XVI nei confronti del card. McCarrick -argomento-chiave del “dossier Viganò”-, è stato lui, per primo, un silente complice della vita pubblica del cardinale americano, nonostante conoscesse le accuse contro di lui e sapesse delle (presunte) direttive che su di lui gravavano. Viganò elogiò pubblicamente McCarrick, affermò di provare “affetto” per lui, celebrò addirittura l’Eucarestia a fianco del cardinale che sapeva essere un abusatore. E Viganò ha mentito, lo ha fatto tante volte, ripetutamente. Questa “luce ha vinto le tenebre” grazie al suo stesso dossier, per questo le 8 domande che gli sottoponiamo sono una richiesta di chiarimento verso la sua ambigua posizione che lo condanna a non essere affatto un testimone credibile (e alle quali non ha risposto nell’intervista a Valli, il quale, essendo suo fidato, non gliel’ha poste). Preso atto che, in ogni caso, sono prive di fondamenta (o, alla peggio, fortemente ridimensionate) le sue accuse a Francesco, come da noi già provato in un precedente articolo.

 

1) MONS. VIGANO’, PERCHE’ COME NUNZIO APOSTOLICO E RAPPRESENTANTE DI BENEDETTO XVI NON FECE RISPETTARE L’ORDINE DI RISERVATEZZA CHE IL PAPA EMISE SU McCARRICK?
Nella sua intervista a Aldo Maria Valli, mons. Viganò ha respinto di essere stato il “corvo” di Vatileaks: «Io all’epoca da tempo ero a Washington e certo avevo altro a cui pensare». Ha perfettamente ragione, Viganò all’epoca era niente meno che il nunzio apostolico negli Stati Uniti, ovvero il rappresentante di Benedetto XVI a Washington. Se si assume per vero quanto scrive Viganò, cioè che Benedetto XVI a conoscenza degli abusi vietò a McCarrick celebrazioni eucaristiche, presenze pubbliche e viaggi, perché mons. Viganò non fece rispettare quest’ordine al cardinale e non protestò pubblicamente, quando lui stesso aveva il compito di rappresentante del Papa? Nel video qui sotto sono stati raccolti alcuni filmati risalenti al 2011, 2012 e 2013 della presenza di McCarrick in Vaticano durante il pontificato di Benedetto XVI, dimostrando che il cardinale svolgeva tranquilla vita pubblica (a New York e a Roma) ben prima dell’elezione di Francesco (un esaustivo reportage lo ha realizzato ieri Michael J. O’Loughlin).

Lo ha fatto notare il sociologo cattolico Massimo Introvigne: «Di “misure segrete” di Benedetto XVI contro McCarrick nessuno ha mai saputo nulla tranne Viganò, e contro altri illustri ecclesiastici accusati di molestie Papa Ratzinger prese provvedimenti pubblici e clamorosi. Se poi gli ordini del Papa tedesco furono ignorati, sarebbe stato Viganò, come nunzio apostolico e dunque rappresentante del Pontefice a Washington, a doversi dimettere». Infatti, lo abbiamo dimostrato, anche nel periodo in cui l’arcivescovo Viganò era nunzio negli Stati Uniti, McCarrick celebrava messa, viaggiava, rilasciava interviste e addirittura frequentava il Vaticano assieme ad una rappresentanza di cardinali statunitensi. Viganò fu nunzio a Washington dal 2011 al 2016 e proprio in quegli anni il cardinale era un volto noto della televisione statunitense, veniva ricevuto in udienza da Benedetto XVI, concelebrava messa presso la tomba di San Pietro e festeggiava il compleanno di Ratzinger in Vaticano.

Se Viganò oggi accusa Francesco di aver disatteso questo ordine di Ratzinger, “riabilitando” McCarrick in Vaticano, perché mons. Viganò -ben prima di Francesco- non solo non fece rispettare la direttiva di Ratzinger, essendo rappresentante del Papa negli Usa, ma fu complice della trasgressione del cardinale che presenziava anche in Vaticano al cospetto di Benedetto XVI? Perché, accortosi di non poter adempiere ai suoi doveri, non si dimise? «Se Viganò fosse stato coerente avrebbe dovuto dimettersi negli anni in cui era responsabile delle rappresentanze pontificie», ha scritto Francesco Lepore, «in quanto lui stesso era venuto a conoscenza dei rapporti inviati dai nunzi Sambi e Montalvo». Con qual coraggio, mons. Viganò, lei viene ad accusare Francesco quando per primo non fece nulla per rendere effettivo l’ordine di riservatezza verso McCarrick, che lei dice essere stato emesso da Benedetto XVI? Se lei dice il vero allora è il primo colpevole e complice e prima di accusare Francesco dovrebbe accusare se stesso e Benedetto XVI, se lei dice il falso allora non è mai esistito tale ordine e quindi crolla la sua accusa a Francesco (e quella, conseguente, a Benedetto XVI).

 

2) MONS. VIGANO’, PERCHE’ NEL 2013 CELEBRO’ MESSA ASSIEME ALL’ABUSATORE McCARRICK?
Secondo la rivelazione di mons. Viganò, nel 2009 o 2010 Benedetto XVI, messo a conoscenza degli abusi del card. McCarrick nel suo passato, intervenne per intimargli una vita riservata, impedendogli di celebrare messa. Eppure, nel maggio 2013, prima di una cena di beneficenza all’Hilton di Washington, l’ex nunzio Viganò ha concelebrato una solenne messa pubblica proprio a fianco del card. McCarrick. Nella foto qui sotto, Viganò viene immortalato davanti all’altare seduto a lato del cardinale abusatore.

A distanza di cinque anni da quel giorno, mons. Viganò ha accusato Papa Francesco di «grave, sconcertante e peccaminosa condotta» per aver “coperto” McCarrick e disatteso il (presunto) divieto di Benedetto XVI nei suoi confronti. Quale commento ha da fare mons. Viganò sulla sua “grave, sconcertante e peccaminosa” condotta per essere stato complice della disattesa dell’ordine del Papa emerito e di aver addirittura celebrato l’Eucarestia assieme ad un cardinale dalla vita immorale, cosa che Viganò stesso ha ammesso di sapere ben prima di quella data?

 

3) MONS. VIGANO’, PERCHE’ NEL 2012 DISSE PUBBLICAMENTE CHE “IL CARD. MCCCARICK E’ MOLTO AMATO DA TUTTI NOI”, PARLANDO A NOME DI BENEDETTO XVI?
Durante una cena di gala, sponsorizzata dalle Pontifical Missions Societies a New York nel maggio 2012, l’allora nunzio Viganò si congratulò pubblicamente, con amicizia e cordialità, con il card. McCarrick per la nomina di quest’ultimo a “Pontificio Ambasciatore per la Missione”. A lui venne consegnata una medaglia con le chiavi di San Pietro, che costituisce il simbolo del Papa. Viganò salì sul palco e –come riportano le cronache di allora- parlò a nome di Benedetto XVI e senza alcuna remora disse: «Distinti ospiti, vescovi qui presenti, e ospiti onorati questa sera come “Ambasciatori Pontifici delle Missioniˮ, che è un bel titolo. Prima di tutto, sua eminenza il cardinale McCarrick – “ambasciatore” già da diverso tempo, come prete, vescovo, arcivescovo, cardinale e che è molto amato da tutti noi». Abbiamo recuperato il video e lo mostriamo qui sotto:

Lo stesso Viganò che oggi accusa Francesco di aver “coperto” McCarrick, di aver disatteso il presunto ordine di Benedetto XVI ad una vita privata e di preghiera, nel 2012 partecipa ad un evento pubblico in cui celebra orgoglioso lo stesso McCarrick come “ambasciatore” e afferma, davanti a tutti, che è un cardinale da lui amato. Proprio quel cardinale che Viganò in quel momento sapeva aver avuto una vita sessuale immorale. Foto e video dimostrano innanzitutto che McCarrick disattese questo presunto ordine ratzingeriano già durante il pontificato di Ratzinger (facendo così cadere le accuse di Viganò a Francesco, come abbiamo spiegato), ma anche che Viganò fu complice di tutto ciò.

Perché Viganò non protestò, non se ne andò, non ricordò pubblicamente ai presenti o agli organizzatori che non era opportuno premiare McCarrick, sia per la sua condotta immorale sia per l’ordine del Papa in carica? Perché partecipò e si congratulò pubblicamente con McCarrick, arrivando a parlare di affetto nei suoi confronti? Perché salì sul palco, giustificando la premiazione a nome del Papa stesso al cardinale che sapeva abusatore? Diplomazia? Eppure Viganò ha mostrato di non badare alla diplomazia, arrivando a mentire perfino a Benedetto XVI pur di opporsi al suo trasferimento negli USA. E poi, l’amore alla Chiesa, alla giustizia e alla rettitudine morale di cui tanto parla nel dossier fu messa da parte da meri rapporti di cortesia? Poteva limitarsi a partecipare in modo più sobrio senza lanciarsi in sperticati elogi di “affetto” nei confronti del cardinale. «Da attento diplomatico di lungo corso, avrebbe forse potuto inventarsi la scusa di un impegno improvviso o un altrettanto imprevisto raffreddore evitando di viaggiare da Washington a New York per omaggiare il porporato abusatore», è stato giustamente osservato. Padre Andrew Small, direttore de la Pontifical Missions Societies, ha comunque testimoniato pubblicamente che Vigano non ha mai cercato di dissuaderlo dall’onorare pubblicamente il cardinale.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

4) MONS. VIGANO’, PERCHE’ LEI O I SUOI SODALI AVETE MENTITO DICENDO CHE BENEDETTO XVI HA CONFERMATO IL SUO DOSSIER?
Il dossier Viganò è stato preparato e reso pubblicabile da tre noti haters di Francesco: Marco Tosatti (il principale correttore di bozza), Timothy Busch Aldo Maria Valli. Busch, proprietario della rete televisiva EWTN (tra cui il National Catholic Register), ha dichiarato al New York Times che i “responsabili della pubblicazione del dossier” lo avevano personalmente assicurato che Benedetto XVI aveva confermato il resoconto di mons. Viganò. Non si capisce a chi alluda, dato che lui era tra i responsabili della pubblicazione: forse sta incolpando Tosatti? O è uno scarico di responsabilità verso lo stesso Viganò? Di certo l’ex nunzio è in stretto contatto con loro e non ha preso le distanze dalle affermazioni di Busch (lo avrebbe potuto fare durante l’intervista concessa a Valli). Tuttavia Ratzinger ha subito smentito (qui in originale) tramite il suo segretario personale, Georg Gänswein (già usato in passato per manifestare pieno sostegno al pontificato di Francesco): «Papa Benedetto non ha commentato il ‘memorandum’ dell’arcivescovo Viganò e non lo farà», bollando le parole del sodale di Viganò come “falsità”. E lo ha ribadito con sdegno a La Stampa: «Lo affermo con forza: è una fake-news, una menzogna!», facendoci arrivare tutta l’indignazione del Papa emerito per l’“operazione Viganò”. Così, l’ex nunzio e i suoi correttori di bozze hanno mentito un’altra volta, coinvolgendo ancora nel loro gioco sporco il Papa emerito. Perché, mons. Viganò, uno dei suoi collaboratori ha dovuto inventare -con la sua approvazione, dato che non lo ha smentito- una conferma di Ratzinger ai suoi racconti?

 

5) MONS. VIGANO’, PERCHE’ HA MENTITO DICENDO CHE NEL 2001 GIOVANNI PAOLO II “ERA GIA’ MOLTO MALATO?”
Nel suo memoriale, mons. Viganò ricorda quando McCarrick venne nominato cardinale da Giovanni Paolo II nel 2001. L’ex nunzio dunque sceglie di coinvolgere nella vicenda anche il Papa polacco, citandolo: «I fedeli si chiedono insistentemente come sia stata possibile la sua nomina a Washington e a cardinale», scrive Viganò. «Nel novembre 2000 il Nunzio Montalvo inviò al segretario di Stato Angelo Sodano il suo rapporto trasmettendogli la già citata lettera di P. Boniface Ramsey in cui denunciava i gravi abusi commessi da McCarrick. Fu la nomina a Washington e a cardinale di McCarrick opera di Sodano, quando Giovanni Paolo II era già molto malato? Non ci è dato saperlo. È però lecito pensarlo, ma non credo che sia stato il solo responsabile».

Mons. Viganò afferma che nel 2001 Giovanni Paolo II sarebbe stato “molto malato”, ma questa è una (ennesima) bugia. Come è stato fatto notare e come chiunque può verificare, «Giovanni Paolo II nel 2001 era perfettamente lucido di mente (morirà nel 2005). E allora era malato anche quando fece McCarrick vescovo e arcivescovo? Quando lo fece vescovo prima a Metuchen (1981), poi a Newark (1986) e infine a Washington (2001)?». L’ex nunzio, prima coinvolge il Papa polacco e poi cerca di toglierli ogni responsabilità definendolo falsamente “malato” e quindi incapace di svolgere il suo ruolo, invalidando così tutti gli atti di Wojtyla dopo il 2001. E’ un’accusa grave da parte di un arcivescovo ed ex nunzio apostolico e si tratta di un’altra bugia dell’arcivescovo italiano che rende la sua credibilità sempre più precaria.

 

6) MONS. VIGANO’, PERCHE’ HA MENTITO DICENDO CHE FRANCESCO L’AVREBBE AGGREDITA NELL’INCONTRO DEL 2013?
Sempre prendendo sul serio il memoriale di mons. Viganò, si legge che l’ex nunzio ricorda di un incontro avuto il 21 giugno 2013 con Papa Francesco alla fine di un’udienza. Ecco le parole di Viganò: «Quando fu il mio turno, ebbi appena il tempo di dirgli “sono il Nunzio negli Stati Uniti”, che senza alcun preambolo mi investì con tono di rimprovero con queste parole: “I Vescovi negli Stati Uniti non devono essere ideologizzati! Devono essere dei pastori!” Naturalmente non ero in condizione di chiedere spiegazioni sul significato delle sue parole e per il modo aggressivo con cui mi aveva apostrofato».

Tuttavia la realtà è diversa, ancora una volta. come ha scoperto Cindy Wooden, il video dell’incontro del Centro Televisivo Vaticano mostra che il Papa accoglie Viganò in modo benevolo, con gentilezza, e -come commenta Tornielli- appena Viganò si presenta il Papa non lo investe «senza alcun preambolo con tono di rimprovero», bensì lo ringrazia amabilmente per il suo lavoro. Poi, con più serietà il Pontefice comunica qualcosa al nunzio ma il video si interrompe poiché la Tv vaticana non divulga mai le parole private. Un dettaglio? Sì, in questo caso lo è. Ma la piccola bugia di mons. Viganò (o l’aver ricordato male) si aggiunge all’evidenza (già mostrata nel caso del card. Cupich che ha corretto le false informazioni, o i falsi ricordi, di Viganò) che il porporato è animato da un astio personale verso Francesco che lo porta a mentire (o a ricordare male) pur di mettere il Pontefice in cattiva luce con pettegolezzi malevoli, come avvenuto in questo caso (e ciò può ed è accaduto in molte altre parti del dossier). «È come se i Borgia e i Medici avessero un account Twitter», ha commentato lo storico della Chiesa, Christopher Bellitto. Francesco fa bene a non rispondere al dossier, «Vigano sta facendo un gioco, e Francesco sta dicendo: “Non sto giocando, ho altre cose da fare”».

 

7) MONS. VIGANO’, PERCHE’ NON DIMOSTRA IL PRESUNTO AMMONIMENTO DI BENEDETTO XVI A McCARRICK?
Il cuore del dossier Viganò, come si è capito, è la direttiva che Benedetto XVI impose al card. McCarrick di condurre una vita riservata, a causa della conoscenza di notizie/dossier sui suoi passati comportamenti omosessuali con adulti. L’accusa a Francesco è aver disatteso questo ordine e aver riabilitato McCarrick, permettendogli di frequentare il Vaticano e la vita cattolica di New York. Viganò non cita documenti, ma chiede di fidarci del suo racconto: «Finalmente seppi con certezza, tramite il Card. Giovanni Battista Re, che Papa Benedetto aveva comminato al Card. McCarrick sanzioni simili a quelle ora inflettigli da Papa Francesco: il cardinale doveva lasciare il seminario in cui abitava, gli veniva proibito di celebrare in pubblico, di partecipare a pubbliche riunioni, di dare conferenze, di viaggiare, con obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza. Non mi è noto quando papa Benedetto abbia preso nei confronti di McCarrick questi provvedimenti, se nel 2009 o nel 2010, perché nel frattempo ero stato trasferito al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, così come non mi è dato sapere chi sia stato responsabile di questo incredibile ritardo».

Nessuno ha mai sentito parlare di tale sanzione da parte di Ratzinger, non c’è traccia. Se Viganò dice il vero, dev’essere stato un ordine segreto. Ma è un’anomalia, come ha dichiarato un avvocato canonista: «E’ anomalo non pubblicare una sanzione che ha conseguenze pubbliche, come proibire al cardinale di celebrare la messa pubblicamente o fare apparizioni pubbliche». Suor Sharon Euart, avvocata canonista e direttrice del Resource Center for Religious Institutes, ha spiegato che in tali casi c’è sempre una notifica scritta e che chiunque abbia la giurisdizione sulla persona oggetto di sanzione viene informato in modo che l’autore del reato possa essere monitorato per questo è quasi impossibile e non spiegabile che tale ordine sia rimasto segreto. Al posto di fuggire in un rifugio segreto (manco fosse Julian Assange) e cambiare numero di telefono per rendersi irreperibile, perché Viganò non dimostra in modo oggettivo quanto afferma? Ha lui l’onere della prova. Non cambierebbe molto, dato che abbiamo dimostrato come McCarrick frequentava tranquillamente il Vaticano ben prima di Francesco, ma per lo meno si smetterebbe di dubitare che Viganò ha mentito anche su questo passaggio-chiave. La richiesta è rivolta anche al card. Giovanni Battista Re, che certamente è al corrente di tutto: perché non confermano? E’ una bugia? O ci sono altri motivi?

 

8) MONS. VIGANO’, PERCHE’ LE VITTIME DI PEDOFILIA DICONO CHE LEI LE STA SFRUTTANDO PER UNA SUA LOTTA IDEOLOGICA?
Leggendo il dossier Viganò si percepisce come l’ex nunzio giustifichi la sua entrata in scena per eliminare la corruzione nella Chiesa e farsi paladino delle vittime di abusi commessi da sacerdoti che hanno bisogno di giustizia e non di coperture. Per questo denuncia la «grave, sconcertante e peccaminosa condotta di papa Francesco e dall’omertà di tanti pastori».

Eppure, se si ascoltano le agguerrite associazioni di vittime, nemmeno loro credono all’intento morale di mons. Viganò. I responsabili di BishopAccountability, il più grande database di documenti relativi agli abusi sessuali del clero, hanno respinto la richiesta di dimissioni a Francesco. Il gruppo di vittime chiamato Ending Clergy Abuse ha invece definito la lettera di Vigano parte delle «lotte intestine tra le fazioni curiali che stanno sfruttando la crisi degli abusi e le vittime degli abusi sessuali del clero come leva nella lotta per il potere della chiesa».

L’impressione di un mero attacco politico mascherato con la scusa della lotta alla pedofilia, è ciò che tanti -quasi tutti- hanno avuto (si legga come esempio l’editoriale de La Nazione o la lettera a Viganò di un prete di campagna). D’altra parte il taglio dato al raffazzonato dossier ricalca esattamente la retorica tradizionalista dei blog degli haters di Francesco, due dei quali sono proprio i redattori del dossier Viganò (già ribattezzato “papiro Tosatti-Viganò”). E’ l’attacco frontale più riuscito del misto fritto composto da conservatori di destra, anti-conciliaristi, sedevacantisti e tradizionalisti coalizzatisi negli ultimi anni poiché, come ha scritto Massimo Faggioli, «il pontificato di Giovanni Paolo II (col cardinale Ratzinger all’ex Sant’Uffizio) costituiva un argine rispetto a quelle frange che solo qualche anno prima avevano scelto la via dello scisma formale di Marcel Lefebvre». Il decano dei vaticanisti americani, John L. Allen, ha infatti commentato: «le persone che hanno consigliato Viganò, e i media che hanno pubblicato per la prima volta il suo documento, hanno tutti forti credenziali conservatrici e nessuno è riconosciuto come esperto o leader degli sforzi di riforma sugli scandali degli abusi sessuali».

Quel che emerge è ben riassunto nelle parole di Damiano Serpi: «Accogliendo la sfida del Papa si potranno infatti leggere quelle interminabili parole dell’ex nunzio Viganò per quelle che sono realmente, ovvero l’ultimo maldestro tentativo in ordine di tempo di delegittimare l’operato del Papa. Ora lo si fa giocando pesantemente e pericolosamente su un tema, quello della pedofilia all’interno della Chiesa, che sta angosciando tutti noi fedeli. I tempi, i modi e i contenuti di ciò che ha scritto l’arcivescovo Viganò non possono essere tutte solo coincidenze. Sarebbe troppo da sciocchi pensarlo, figuriamoci crederlo. Perché diffondere proprio durante la visita apostolica in Irlanda certe notizie datate, se veritiere, di ben 5 anni? Perché farlo con i toni di chi si reputa una vittima senza però pentirsi, se le accuse sono veritiere, di essere stato lui il primo a non aver fatto nulla e ad aver taciuto? Perché usare dei media notoriamente contrari al papato di Francesco per veicolare al grande pubblico questa lettera invece che accettare il confronto? Ciò che si legge di quel lungo testo è il disagio di un uomo per essere stato messo da parte e il bisogno, terribile e opprimente, di ottenerne in qualche modo riparazione. Quel testo è stato scritto, composto, elaborato e diffuso con l’unico scopo di seminare il dubbio, di suscitare scalpore, di fomentare quel sospetto che corrode ogni certezza, persino la più salda. Insomma, più che giustizia quel testo voleva cercare e provocare clamore, scandalo, incertezza, dubbi e chiacchiere. Far passare Papa Francesco come uno dei tanti sacerdoti, vescovi e cardinali che hanno coperto i propri sottoposti o fratelli è il tentativo più meschino di rimettere in campo le strategie già usate in passato con i manifesti affissi nottetempo per Roma, con la diffusione pubblica di un memoriale falso sul caso Orlandi e con le false accuse di eresia. Tutti episodi dove si mescolano verità assodate e ipotesi fantasiose con il solo scopo di atterrire il lettore e far germogliare dentro la sua mente il seme del dubbio e del più atroce sospetto».

 

Domande terminate. Mons. Viganò è il primo a dover fare chiarezza perché risulta essere un testimone non solo totalmente inaffidabile ma complice, lui per primo, dell’insabbiamento di cui denuncia. L’insostenibilità della sua accusa a Papa Francesco qui dimostrata (in aggiunta al nostro precedente articolo), non deve però liquidare molte circostanze che l’ex nunzio rivela e che possono rispondere alla realtà (la lobby gay, le coperture ecc.). Per questo un’indagine seria è quello che tutti si aspettano e, come è stato scritto, le perplessità «si riferiscono a un periodo precedente all’elezione di papa Francesco: tra queste, come sia stato possibile che un prelato di cui molti conoscevano gli appetiti sessuali ai danni di seminaristi e giovani preti, Theodore McCarrick, sia diventato vescovo, poi cardinale di Washington, la capitale degli Stati Uniti, e per decenni una delle figure di riferimento dell’establishment cattolico americano. Il Papa è chiaramente sotto attacco per motivi che sono altri rispetto all’emergenza della questione degli abusi sessuali, e che vanno ricercati nel rigetto da parte del conservatorismo cattolico nordamericano della teologia e della visione di chiesa del papa argentino e gesuita. La preoccupazione di Francesco non è evidentemente di difendere se stesso, ma la chiesa. In questo senso, la scelta di non rispondere sull’aereo alle domande sul “memoriale” dell’ex nunzio negli Stati Uniti rivela in Francesco una prudenza e un senso di responsabilità che manca a molti nella chiesa oggi».

Il “dossier Viganò” è un’occasione mancata, poteva essere d’aiuto alla Chiesa ma ha ceduto alle pressioni tradizionaliste (guidate dai correttori di bozze, ad esempio) di sfruttare il tutto per un obiettivo meschino: colpire Francesco. Viganò si è prestato o ne è stato realmente l’artefice offrendo al mondo uno misero spettacolo. Le guerre intestine dei porporati e dei loro scribacchini a foraggio di interessi ideologici e politici, cos’hanno a che fare con la Chiesa?

La redazione

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