Sessantotto e pedofilia: Michele Serra riapre un tema scomodo

pedofilia sessantotto

Da un post di Michele Serra una breve ricostruzione storica dei legami tra Sessantotto e pedofilia. Quando era normalizzata in Occidente.


 

Lo spirito dei tempi era diverso.

L’intellettuale di “Repubblica”, Michele Serra, commenta la richiesta dell’attrice Nastassja Kinski di ritirare un film del 1974 quando, nonostante avesse solo 13 anni, fu ripresa dal regista Wim Wenders completamente nuda.

Serra critica la scelta del regista di accettare la richiesta e scusarsi solo perché «lo spirito dei tempi era molto diverso da quello odierno», sostenendo che non bisognerebbe acconsentire alla “cancel culture” di vincere ogni volta che cambiano «le sensibilità, la morale, il calibro dei giudizi».

E’ più che comprensibile il malessere dell’attrice nel rivedersi minorenne nel film, è però interessante che Serra riconosca che l’epoca post-sessantottina ebbe uno spirito dei tempi molto tollerante verso la sessualità infantile.

Il Sessantotto è ancora oggi ampiamente celebrato per la liberalizzazione dei costumi, ma nessuno ama ricordarne gli effetti anche sul piano della percezione sociale di comportamenti oggi unanimemente condannati. Tra cui la pedofilia.

 

 

Il Sessantotto, la pedofilia e la Francia

Per un breve ripasso si potrebbe partire dalla Francia e dai famosi appelli contro le leggi sui rapporti sessuali con minori.

Tra il 1977 e il 1979, infatti, Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, Jacques Derrida, Louis Aragon e altri membri del gotha dell’intelligencija francese firmarono il “Manifesto in difesa della pedofilia”.

Con queste petizioni fu richiesta la revisione delle leggi francesi sull’età del consenso, ritenute troppo restrittive e la depenalizzazione dei rapporti consensuali tra adulti e minori.

Il quotidiano della sinistra radicale, Libération fu, assieme a “Le Monde”, una delle voci di legittimazione sociale dei pedofili.

Fondato nel 1973 da Philippe Gavidie e dallo stesso Sartre, entrambi firmatari in difesa della pedofilia, produsse diversi appelli intitolati “Oui, je suis pedophilie!”, pubblicò immagini esplicite di minori, diede voce agli attivisti pedofili e annunciò trionfante nel 1977 la nascita del Fronte di liberazione dei pedofili (FLIP).

Il giornale celebrò la «creazione di una società radicalmente nuova in cui la pederastia esisterà liberamente» perché, purtroppo, «la “tirannia borghese” rende l’amante dei bambini un mostro leggendario che scricchiola nelle case». Addirittura invitò i lettori ad aderire al FLIP: «Per unirti al FLIP, scrivi a Jean-Louis Burckhardt, BP N ° 361, 75 Paris cédex 02 (non menzionare FLIP sulla busta, attacca un timbro per la risposta)»1Libération, 7/05/77.

Nel 2018 “Liberation” ha espresso rammarico per tutto questo: «Libération ha effettivamente minimizzato, o addirittura difeso, la pedofilia. In seguito, ha ritrattato questi articoli».

Nel 2020 “Le Monde” ha riconosciuto che gli anni Settanta e Ottanta furono «l’età dell’oro della glorificazione della pedofilia in Francia» e che «in nome della liberazione sessuale, molti intellettuali e artisti difesero la pedofilia dopo il 1968».

 

 

La Germania, i Verdi e i pedofili

In Germania, subito dopo il Sessantotto, la liberalizzazione della pedofilia entrò a far parte dell’agenda del Partito dei Verdi, con l’ingresso di attivisti perfino in Parlamento.

La pedofilia era praticata apertamente soprattutto nelle cosiddette comuni, dove le vittime venivano abusate da gruppi di visitatori.

Nel 1975 venne pubblicato il libro “Il grande bazar” (Trikont Verlag, 1975), l’autore è uno dei protagonisti del Maggio francese: Daniel Cohn-Bendit, oggi co-presidente dei Verdi Europei.

Nel volume descrisse esplicitamente le sue relazioni erotiche con i bambini di 1-6 anni quando era maestro in uno degli asili (Kinderladen) “alternativi” a Francoforte, nell’ottica di teorizzare il risveglio della sessualità a quell’età.

Il punto di riferimento popolare erano gli scritti di Wilhelm Reich, celebre psichiatra austriaco, allievo di Freud.

Per lui l’ascesa del fascismo e dell’autoritarismo coincideva con la «soppressione della sessualità naturale del bambino».

Un altro simbolo era Peter Schult, figura iconica della sinistra tedesca nonostante si definisse apertamente un “pederasta” seriale.

Soltanto nel 2014 i Verdi si sono scusati pubblicamente per aver appoggiato la pedofilia dopo che varie indagini giornalistiche hanno documentato che il “movimento pedosessuale” tedesco trovò ampia e calorosa accoglienza all’interno del partito.

Un rapporto d’indagine del 2015 ha identificato fino a 1000 vittime di abusi tra i membri del Partito dei Verdi negli anni ’80 e ’90.

 


Resta aggiornato iscrivendoti ai nostri nuovi canali:


 

Tra Stati Uniti e Italia

Il movimento per la legalizzazione della pedofilia in quegli anni si diffuse anche nei Paesi Bassi, Canada e Regno Unito.

Negli Stati Uniti, il Childhood Sensuality Circle (fondato nel 1971) e, ancor più notoriamente, la North American Man/Boy Love Association (NAMBLA) (fondato nel 1978) si batterono per la legalizzazione della pedofilia, alleandosi con il movimento omosessuale.

 

 

In Italia l’allora radicata morale cattolica frenò questa deriva, la quale attecchì solo in aree politiche circoscritte: in particolare nel movimento dei Radicali di Marco Pannella.

Abbiamo già ricostruito i legami tra il Partito Radicale e i pedofili italiani, così come la nascita nel 1971 della prima associazione gay italiana, il “Fronte unitario omosessuale rivoluzionario”, da parte del pedofilo Mario Mieli.

 

Ratzinger: “Collasso del ’68 e pedofilia”

Questa macabra ondata sessantottina arrivò purtroppo a infestare anche i seminari dell’epoca e molti preti tradirono il Vangelo lasciandosi traviare dallo spirito del tempo.

Nel 2019, Benedetto XVI constatò che l’origine del dramma degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa va rintracciato proprio nella rivoluzione sessuale del 1968.

«Tra le libertà che la rivoluzione del 1968 voleva conquistare», scrisse il Papa emerito, «c’era la totale libertà sessuale, una libertà che non concedeva più alcuna norma».

Il collasso morale dell’epoca, proseguì Ratzinger, dovuto dalla «fisionomia della rivoluzione del ’68» condusse al fatto che «la pedofilia fu diagnosticata come permessa e appropriata».

Per il Papa emerito, la stessa teologia morale si aprì al relativismo lasciando «la Chiesa indifesa contro i cambiamenti nella società» e «in diversi seminari si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente”.

A causa di ciò e del contesto generale, gli abusi sessuali sui minori furono affrontati in modo blando e con lentezza. D’altra parte una consistente fetta della società laica non riteneva nemmeno che si trattasse di abusi.

 

 

 

Il Sessantotto e gli abusi nella Chiesa

I dati sugli abusi che emergono ancora oggi dimostrano puntualmente che Papa Ratzinger aveva ragione.

La stragrande maggioranza dei casi crebbe esponenzialmente dopo il Sessantotto e calò drasticamente a partire dagli anni Novanta.

E’ stato dimostrato in maniera chiara dai report della Georgetown University nel 2025 e del Grand Jury della Pennsylvania nel 2018.

 

 

Autore

La Redazione

Attenzione: gli algoritmi dei social media stanno rendendo sempre più difficile trovare notizie cattoliche. Seguici sui nostri canali, è facile (e gratuito). Scegli tu quale:

4 commenti a Sessantotto e pedofilia: Michele Serra riapre un tema scomodo

  • Manlio Padovan ha detto:

    “Lo spirito dei tempi è lo spirito dei potenti” fa dire Goethe a Faust ne’oèpera omonima perché lo spirito dei tempi non esiste di pers sé esso è lo spirito di chi comanda e dei suoi ruffiani.
    Ci sarà di certo qualche errore di battitura a causa della mia maculopatia oculare che mi tortura la vita e vista per l’amore eterno di Dio che me lo ha donato, così uno di voi o un vostro affezionato lettore potrà prendersi gioco di me pe gli errori. grazie Dio che dai loro la possibilità di prendermi in giro, è l’unica cosa che sanno fare.
    Soprattutto sos si scrive di cose reali e concrete.

  • Paolo ha detto:

    La riapertura del dibattito sulle derive del Sessantotto e la pedofilia – sollevata da Michele Serra – mette a nudo la vera natura di quella rivoluzione ideologica. Come ricordava già nel 1980 la rivista Cristianità analizzando i piani della sregolamentazione sessuale, ogni battaglia non è fine a se stessa.Esiste un unico filo conduttore che unisce la svalutazione della vita nascente alla mercificazione dei corpi: chi combatte per la tutela dell’essere umano non può isolare i singoli problemi. L’abuso degli embrioni, lo sfacelo della famiglia, il dilagare della pornografia e, infine, le teorizzazioni sessantottine sulla sessualità dei minori (promossa allora da frange progressiste come finta ‘liberazione’) appartengono alla stessa logica. La battaglia è una sola, perché una sola è la difesa della vita innocente.

    • Giorgio ha risposto a Paolo:

      Esatto. La vita o è sacra, o non lo è. Con tutto ciò che ne consegue.

  • G.B. ha detto:

    La pedofilia è ridiventata un tabù negli ultimi anni perché tornava utile per attaccare i preti. Quando questa fase sarà finita la sinistra laicista tornerà senz’altro a propagandarla. Per adesso si “accontentano” di mandare le drag queen nelle scuole a insegnare ai bambini a percepirsi trans.