Le mura del Vaticano e i migranti: Socci ci riprova contro Papa Leone

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Le Mura del Vaticano svelano l’ipocrisia del Papa sull’accoglienza ai migranti? Il giornalista Antonio Socci ricicla una vecchia tesi contro Leone XIV.


 

Le Mura del Vaticano dimostrerebbero l’ipocrisia di Leone XIV sui migranti.

Lo scrive il giornalista e scrittore Antonio Socci, storica firma di “Libero”.

In questi giorni ha attaccato Leone XIV per il suo discorso a Tenerife sull’integrazione dei migranti.

 

Leone XIV e il messaggio sui migranti

Innanzitutto, cosa ha detto Leone XIV?

Integrare «è un cammino reciproco», dove chi è accolto «impara ad abitare una terra nuova» e chi accoglie «impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità, né chiudere il cuore all’incontro».

Il messaggio ai migranti è di imparare la lingua di chi accoglie, «rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi» e rendersi partecipi per poter «imparare a ricominciare, lavorare, servire, partecipare, non rimanere rinchiusi per sempre nella condizione di vittime».

Alla Chiesa che accoglie, invece, Leone ha ricordato che è una forma di evangelizzazione, «una Chiesa Chiesa che annuncia, offrendo Cristo senza imporlo e che, allo stesso tempo, riceve il Vangelo dalle mani dei poveri».

Il giorno prima aveva richiamato all’esigenza di «vie legali e sicure» per controllare l’immigrazione, bilanciando «accoglienza e integrazione» e ricordando «il diritto di non dover migrare».

 


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Socci contro Leone XIV: ipocrisia

Antonio Socci ha evidentemente ritenuto intollerabili queste parole.

Si è così rivolto direttamente alla pancia dei propri followers: «Leone XIV vuole gli immigrati per voi, per le vostre strade e i vostri quartieri, non nel suo Stato protetto da alte mura e da norme dure contro chi entra illegalmente».

E ancora: «Il Papa dice che s’inchina davanti ai migranti. Bello. Nobile. Ma li tiene alla larga dal Vaticano». E, dopo aver elencato tutte le cose che un Papa avrebbe dovuto dire, ha concluso: «I vertici della Chiesa da anni sono avversi ai popoli europei».

 

socci leone xiv

 

Ratzinger e Wojtyla contro chiusura frontiere

E’ un’accusa che il giornalista aveva già rivolto per tutto il pontificato di Francesco e che ha riciclato contro Leone XIV.

All’idea che le alte mura del Vaticano e la politica di sicurezza dello Stato pontificio smentirebbero l’impegno della Chiesa a favore dei migranti avevamo già risposto in passato.

Innanzitutto notando che anche i predecessori di Leone e Francesco espressero critiche non alle frontiere, ma alla loro chiusura ideologica.

Le mura leonine attorno al Vaticano esistevano infatti anche quando Benedetto XVI condannò «la chiusura ermetica delle frontiere» (2012) e invitò ad «aprire le frontiere dei popoli e infrangere le barriere fra le classi e le razze» (2005).

Le Mura circondavano lo Stato pontificio anche quando Giovanni Paolo II invitava i Paesi ricchi a «non disinteressarsi del problema migratorio e ancor meno chiudere le frontiere o inasprire le leggi», ricordando che «il diritto ad emigrare» è «al di sopra di ogni egoismo nazionalista» (2001).

 


L’errore di chi tira in ballo le mura vaticane contro i migranti
(25/01/2019)


 

Bergoglio e Prevost contro accoglienza selvaggia

Tra l’altro, sia Francesco che Leone XIV non hanno mai sostenuto un’accoglienza indiscriminata.

Mentre Papa Bergoglio sosteneva che è «meglio non accogliere se non si ha possibilità di integrare» (2018), Papa Leone in un anno di pontificato ha già sottolineato più volte il «diritto a non emigrare» (2026).

Tra l’altro, l’uso delle mura vaticane da parte di Socci contro l’attuale Papa è ancora più fuori luogo se si pensa che Leone XIV ha chiaramente ribadito che «uno Stato ha il diritto di porre regole alle sue frontiere», pur nel rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali delle persone.

Infatti, ha aggiunto il Santo Padre nell’aprile scorso, «non tutti devono entrare senza un ordine, creando a volte nei luoghi dove vanno situazioni più ingiuste rispetto a quelle che hanno lasciato».

 


Leone XIV: “Ogni Stato ha diritto a regolare le frontiere”
(24/04/2026)


 

Lo scopo delle mura del Vaticano

Rispetto alle Mura leonine c’è infine una lettura storicamente scorretta.

Le fortificazioni del Vaticano e del Leonino nacquero in epoche di instabilità politica e militare, con finalità difensive ben precise.

Non c’entra nulla l’avversità all’accoglienza. Trasformarle in un argomento contro la dottrina sociale della Chiesa è un salto logico e demagogico.

Tra l’altro, il Vaticano ospita due famiglie di migranti nel suo piccolo Stato, facendo simbolicamente la sua parte.

 

I pentimenti di Antonio Socci

Insomma, siamo alle solite.

Già nel 2017 Antonio Socci, dopo una serie di improperi volgari contro Papa Francesco aveva promesso che «d’ora in poi, se mi occuperò della situazione della Chiesa, eviterò accuratamente di usare espressioni che possano involontariamente alimentare animosità e rancori».

Durò poche ore, ricominciando praticamente subito a creare animosità e rancori.

Nel 2020 tornò a scusarsi con la Chiesa e con Francesco per «toni e parole sbagliate, non ponderate e dettate dall’emotività».

Ma non cambiò nulla, tanto che un anno dopo, poco prima del Natale 2021, dovette manifestare un altro pentimento per le «critiche, anche troppo dure, talora con poca carità» riversate sul Papa.

 

mura vaticano migranti

 

Un anno dopo, nel 2022, rinnegò finalmente tutte le sue tesi sedevacantiste.

Riconobbe anche che Benedetto XVI aveva «un giudizio positivo sul pontificato» di Papa Bergoglio, smentendo le sue stesse ricostruzioni quando insinuò che il Papa emerito si rivolgeva pubblicamente con stima al suo successore solo perché sarebbe stato costretto.

Intanto però il libro “Non è Francesco” (2014), da lui giustamente rinnegato, veniva studiato dai suoi epigoni (vedi Cionci, Minutella ecc.), che usarono queste follie per imbastire il cospirazionismo che ancora oggi perseguita la memoria di Ratzinger e Bergoglio.

Autore

La Redazione

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3 commenti a Le mura del Vaticano e i migranti: Socci ci riprova contro Papa Leone

  • Gabriele ha detto:

    Socci è un ottimo esempio di quando lo zelo per la causa arriva ad accecare la ragione. Certo è una persona intelligente e istruita, mossa da una sincera ‘passione di convincere’ che ogni credente dovrebbe avere (altrimenti si penserebbe che siamo i primi a non credere in Chi affermiamo di credere) e ha realizzato anche opere pregevoli. Purtroppo in certi casi si intestardisce troppo, scambia cosa è giusto secondo lui per quello che è oggettivamente giusto, arrivando pure (cosa molto grave per un apologeta) ad alterare la descrizione dei fatti pur di dimostrare che ha ragione (di solito sono gli anticlericali a farlo). Anche qui: nonostante il pentimento, il pontificato di Francesco non l’ha mai digerito veramente (in uno dei suoi articoli l’ha definito uno dei pontificati più disastrosi di sempre) e tutto quello che fa Leone e sembra ricordargli Francesco, fa subito scattare nella sua testa campanelli catastrofisti. Anche l’enciclica sulla questione dell’IA l’ha subito criticata in maniera pretestuosa (pure per il fatto di essere più lunga della Rerum Novarum) perchè a suo dire è un testo che dimostrerebbe come la Chiesa, prima con Bergoglio e ora con Prevost, pensa troppo alle questioni terrene dimenticando quelle dell’anima e le realtà Ultime. Ah, in linea con Libero, anche nella faccenda della guerra Socci sposa in pieno la linea pro-Trump e accusa il papa di essere un ingenuotto che predica una pace utopistica e ideologica dimenticando il realismo (e quindi tradendo la dottrina di sant’Agostino sulla guerra giusta).
    Insomma, Socci è un fratello capace ma anche molto, troppo, ondivago.

    • Jack ha risposto a Gabriele:

      Forse ti riferisci al vecchio Socci, quello di 10-15 anni fa. Negli ultimi decenni cosa avrebbe scritto di valore per i credenti? A parte sposare il nazionalismo sovranista trumpiano più becero e la causa dell’antipapismo anticlericale, non vedo null’altro. Sono accecato io?

  • Ulisse ha detto:

    Leone sa fare buon governo delle parole, le misura e applica la dottrina, anche sociale, evitando gli eccessi verbali del suo predecessore, che si prestavano ad essere strumentalizzati.
    Il problema è, a mio modesto avviso, ai vertici della CEI, dove farebbero bene ad ascoltare e meditare le parole del Papa. Questo appiatimento della Chiesa italiana al fronte politico progressista sul tema dell’immigrazionr lascia increduli e sgomenti. Desta ancora maggiore preoccupazione la circostanza che vede il presidente della CEI aprire un dialogo (impossibile) con quell’Islam politico che è una propaggine locale della fratellanza mussulmana e che trova dei sostenitori nell’Ucoii.
    Sarebbe opportuno rispolverare, per il vescovo di Bologna, il pensiero del suo illustre predecessore, Giacomo Biffi.
    Ma forse è chiedere troppo.
    Meglio affidarsi ad un Rosario.