Un monaco benedettino osa parlare di castità a 250 giovani

castità

Il norvegese Erik Varden parla del vero senso della castità come pedagogia della libertà: non c’entra con l’astinenza sessuale né con il celibato.


 

Una sfida già persa in partenza?

Parlare oggi di castità e del mito che circonda questa parola davanti a centinaia di giovani immersi nella saturazione sessuale della contemporaneità può sembrare un terribile azzardo.

Eppure è quanto ha osato fare il vescovo di Trondheim (Norvegia) Erik Varden, monaco e presidente della Conferenza episcopale della Scandinavia.

L’evento si è svolto il 30 maggio scorso durante il St Patrick’s Summit a Soho (Londra), a cui hanno partecipato oltre 250 persone, tra cui molti giovani.

Il tema era l’applicazione della saggezza monastica alla vita quotidiana ed alle pressioni della vita moderna.

 


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La castità e gli stereotipi

Il religioso ha legato la castità al rapporto con il corpo, all’affettività e alla libertà personale, allontanandola dagli stereotipi di cui è vittima.

Nell’immaginario comune, infatti, la castità viene spesso ridotta a una semplice astinenza sessuale o a una serie di divieti.

Il monaco ha invece insistito su una prospettiva diversa, più ampia e profondamente umana: la castità non riguarda soltanto chi sceglie la vita religiosa o chi non è sposato, ma rappresenta una chiamata universale che coinvolge ogni persona, indipendentemente dalla propria condizione di vita.

La tradizione cattolica descrive infatti la castità come una virtù che permette di vivere relazioni autentiche e rispettose, evitando che l’altro venga ridotto a un oggetto di possesso o di soddisfazione personale.

Anche il magistero cattolico recente ha insistito su questa interpretazione della castità, proponendola anche a chi è sposato.

Nel 2022, ad esempio, il Dicastero laici, famiglia e vita ha osservato che «l’esperienza degli sposi cristiani sarà importante per spiegare l’importanza di questa virtù all’interno del matrimonio e della famiglia».

Infatti, si specifica, per castità si intende «il rispetto dell’altro, la premura di non sottometterlo mai ai propri desideri, la pazienza e la delicatezza con il coniuge nei momenti di difficoltà, fisica e spirituale, la fortezza e l’auto-dominio necessari nei tempi di assenza o di malattia di uno dei coniugi».

 

Castità non legata ad astinenza sessuale

Tornando a padre Varden, ha raccontato che una volta entrato in monastero si accorse che nella regola di San Benedetto si legge castitatem amare, cioè amare la castità. Cosa potrebbe mai esserci di attraente in questa virtù?

Consultando un dizionario etimologico, ha scoperto che nel latino antico castus non era un termine principalmente legato alla morale sessuale, ma era sinonimo di integer. Designava cioè una persona che viveva con integrità, che era integra.

E «chi non vorrebbe essere un uomo o una donna che vive con integrità?», ha domandato ai giovani partecipanti.

Essere casti, in questi termini, era slegato dal celibato e non rappresenta di per sé una negazione della sessualità ma ha a che fare con la libertà.

L’apparente ossimoro è stato così spiegato dal monaco benedettino: «Tendiamo a dare per scontato che siamo liberi quando possiamo fare tutto ciò che vogliamo senza restrizioni. Ma questa supposizione non regge alla prova dell’esperienza».

Per rendere l’idea ha proposto l’immagine di una ballerina che volteggia nell’aria: «Bene, sono necessari anni di incessante lavoro per acquisire quella libertà di movimento apparentemente naturale».

La vera libertà è infatti frutto di un duro lavoro su di sé, richiede tempo, energia e volontà.

 


La cintura di castità: un mito contro il Medioevo
(15/04/2015)


 

Libertà dal possesso

Ecco quindi che la castità, intesa nel modo giusto, è una pedagogia della libertà, è la purezza di cuore e la guarigione dei nostri desideri.

Ci insegna a relazionarci con il mondo senza bisogno di possederlo, a rapportarci con le persone senza manipolarle o ridurle anche nell’immaginario a oggetti sessuali. Insegna a non essere schiavi dell’immediatezza del desiderio e dalla ricerca della gratificazione istantanea.

«Sia l’abuso sessuale che l’abuso di potere», ha affermato padre Varden, «sono espressioni di una mancanza di castità, non solo perché scaturiscono da una passione incontrollata, ma perché rappresentano una visione cinicamente disincarnata dell’altro: cessa di essere una persona e diventa un mezzo per soddisfare un appetito».

Padre Erik Varden è stato invitato personalmente da Papa Leone XIV a predicare durante il ritiro quaresimale in Vaticano.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Un monaco benedettino osa parlare di castità a 250 giovani

  • Francesco ha detto:

    Il problema è che a differenza di questo ottimo monaco, tanti non spiegano (o forse non sanno) quante sfumature comprenda davvero questo termine, e cosa voglia dire davvero la castità nel matrimonio (che è controllo di sé e rispetto verso l’altro, non astinenza). Per inciso, “castità” è ciò che è richiesto anche a chi vive situazioni affettive particolari (senza usare definizioni e bandiere ideologiche che non appartengono a noi cristiani). I media hanno gioco facile a nutrirsi di ignoranza senza comprendere la reale complessità di questa virtù.

    Consiglio, in italiano, uno dei libri di don Fabio Rosini che faceva riferimento al tema. Se non sbaglio era “l’arte della buona battaglia”.