Aldo Maria Valli, un esempio che qualcuno dovrebbe imitare

Bergoglio e Aldo Maria Valli Tg1Bisogna essere sempre d’accordo con il Papa? Nessuno lo ha mai detto. Ma prima dell’amore sessantottino alle proprie idee, un cattolico, in quanto figlio, è chiamato a mettere i suoi passi in quelli del Pontefice, «tentando di immedesimarci nel suo cammino e di confrontarlo con la nostra vita», secondo lo splendido insegnamento di mons. Luigi Negri.

Uno sforzo sincero nel fare questo, con alti e bassi, ci sembra osservabile nel vaticanista del Tg1, Aldo Maria Valli, autore di alcuni articoli (e di un libro) dubbiosi su diversi pronunciamenti di Papa Francesco. Anche se non condividiamo alcune cose che scrive, lo riteniamo comunque un modello positivo per chi ha scelto -al contrario nostro- la strada della critica all’attuale pontificato.

Valli è sempre stato visto con sospetto dal cosiddetto mondo “tradizionalista/conservatore” in quanto dichiarato discepolo del “progressista” Carlo Maria Martini. Eppure, è bastato qualche articolo critico verso Francesco per mandare in giubilo lo schieramento giornalistico anti-Bergoglio, facendo esultare, ad esempio, Bonifacio Borruso di Italia Oggi, che come un tifoso sfegatato ha portato in trionfo il “nuovo acquisto”: «la schiera dei critici bergogliani s’allarga!». Chissà cosa pensa di vincere, verrebbe da chiedersi.

Alle perplessità di Valli ha replicato il teologo mancusiano Andrea Grillo, che a sua volta criticò apertamente Benedetto XVI, mentre è stato prontamente difeso da Carlo Tecce, suo collega de Il Fatto Quotidiano, che, sempre a sua volta, è stato un feroce oppositore del pontificato di Ratzinger. Lasciandoci alle spalle le inutili corazzate dei giornalisti (ed evitando di commentare il recente e discutibile attacco di Riccardo Cascioli nei confronti di Andrea Tornielli), ci tenevamo a sottolineare la delicatezza con cui il vaticanista del TG1 ha inteso manifestare pubblicamente le sue perplessità sul suo blog personale, lontano anni luce dai noti urlatori, suoi colleghi. Con questo spirito ha scritto il libro 266. Jorge Mario Bergoglio Franciscus P.P. (Liberilibri 2016), di recente pubblicazione.

In questi anni Valli si è detto perplesso della proposta di discernimento caso per caso presente nell’esortazione Amoris Laetitia, temendo uno scivolamento nel soggettivismo. Un’obiezione che non condividiamo, ma comprendiamo. Una «manifestazione sincera, e anche dolorosa, di un dubbio», ha spiegato lui stesso. «Dolorosa perché voglio molto bene al papa. Ma è proprio perché gli voglio bene che lo prendo sul serio. Ed è proprio perché lo prendo sul serio che mi interrogo su quanto insegna». Le sue obiezioni sono rispettose, accompagnate da note di stima verso Bergoglio, per i suoi gesti pastorali che sono «la trama di un pontificato». «Il gesto ha la forza della testimonianza», ha scritto. «Voler bene al papa, pregare per lui e con lui. Camminare con lui mentre va incontro. Vivere il giubileo con Francesco: farsi pellegrini con lui».

Il vaticanista non è nemmeno etichettabile come si vorrebbe, esprime infatti la sua calorosa vicinanza al card. Martini ma, contemporaneamente, apprezzamento per il teologo don Luigi Giussani, condividendone l’avvertimento circa la “protestantizzazione” della fede. Sa cogliere e trattenere liberamente ciò che vale, andando oltre le legittime simpatie personali. E’ preoccupato circa la disinformazione mediatica ai danni del Papa, come accaduto sul presunto “perdono a chi abortisce o pratica l’aborto”. Presunto perché, al contrario dei titoli di giornale, Francesco si è espresso in ben altri termini, come ha scritto giustamente Valli.

«Le decisioni di Francesco possono piacere o non piacere. In ogni caso, prima di tutto, andrebbero riportate correttamente, non stravolte», ha scritto il vaticanista. «Sono stanco di questa cosiddetta società dell’informazione che è più che altro una società della disinformazione e quindi della mistificazione, non mi va più tanto di vivere in questo villaggio globale nel quale di globale c’è soprattutto la confusione, voluta e alimentata da precisi interessi di parte». Come non dargli ragione? Preso atto della dilagante confusione mediatica, bisognerebbe però anche domandarsi quanto sia prudente o utile – a se stessi e agli altri-, per chi fatica legittimamente a mettere i suoi passi in quelli di Francesco, usare il web come confessore pubblico dei propri dubbi sull’attuale pontificato, considerando anche l’orda di sedevacantisti-tradizionalisti, da una parte, e di anticlericali, dall’altra, pronti a colpire la Chiesa. Valli ci avrà riflettuto ritenendo giusto farlo, altri non sono però della stessa idea (pensiamo a Vittorio Messori, ad esempio), altri ancora non vedono ragioni adeguate per queste perplessità.

Tornando al motivo di questo articolo: a chi ha deciso di avventurarsi nella ripetitiva critica al Santo Padre (ovviamente, a scanso di equivoci, non stiamo parlando dell’iniziativa legittima dei quattro cardinali e dei loro dubia), volevamo semplicemente suggerire, per lo meno, di prendere come esempio Aldo Maria Valli che, da cattolico impegnato, ha mostrato di saper andare oltre gli schieramenti, di tenersi alla larga da complottismi, disinformazione e dietrologie, di voler unire piuttosto che dividere (significativo il recente dialogo a distanza con Luigi Accattoli), ha posto riflessioni sofferte -condivisibili o meno- e ha scelto di avanzare pubbliche obiezioni perfino al Papa -e su questo andrebbe valutata l’opportunità, prima della correttezza dei contenuti-, facendolo però con il rispetto di un figlio. In questo periodo di turbolenza mediatica tra cattolici lo riteniamo, finora, un modello comunque positivo per chi ritiene di avere l’autorevolezza adeguata e non riesce a trattenersi dalla pubblica correzione del successore di Pietro.

La redazione

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