«Le ossa? Non sono della Orlandi, conosco i fatti e nessuno verifica». Parla Marco Accetti

Le ossa di Emanuela Orlandi? Ecco la nostra intervista a Marco Fassoni Accetti, reo confesso del caso Orlandi che ha chiesto di effettuare delle precise verifiche ma a cui nessuno vuole prestare attenzione. Eppure la sua biografia lo mette al centro del mistero.

 

Alcune ossa sono state ritrovate sotto il pavimento di un seminterrato a Villa Giorgina, già sede della Nunziatura vaticana presso lo Stato italiano. Immediatamente la stampa italiana ha collegato il ritrovamento con la scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, un accostamento totalmente arbitrario e solo in funzione della logica scandalistica, con la speranza di vendere qualche copia in più.

I giornalisti si sono scatenati su orge vaticane, Enrico De Pedis, servizi segreti e tutto il leit motiv criminale degli ultimi cinquant’anni. Si cita qualunque pista ma evitando accuratamente quella più promettente, legata ad un fotografo e autore cinematografico di nome Marco Fassoni Accetti.

I nostri lettori la conoscono bene, ce ne siamo occupati più volte anche in un corposo dossier sul caso Orlandi che seguiamo da diversi anni. Dal 2013 l’uomo si è autoaccusato di essere stato il regista della sparizione della Orlandi e della Gregori (e di altre ragazze), un gioco pericoloso di ricatti al Vaticano che avrebbe dovuto finire in poco tempo ma che ha preso svolte impreviste e tragiche e le giovani sono realmente scomparse, senza che lui conosca la loro fine in quanto fu incarcerato per aver involontariamente investito ed ucciso un altro giovane, José Garramon. Altro caso misterioso.

Fassoni Accetti ha dichiarato di aver fatto parte di due fazioni che tentavano di influire in modo occulto sulla politica estera ed economica del Vaticano, si è anche autoaccusato di essere stato i due telefonisti principali che chiamarono la famiglia subito dopo la scomparsa della Orlandi. In un’intervista per UCCR ha rifatto (o imitato) le loro voci: quella dell’Americano e quella di Mario. Il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, dopo aver bruscamente sottratto il caso al magistrato Capaldo, ha rapidamente liquidato la testimonianza del fotografo romano, accusandolo di calunnia e autocalunnia ma rifiutandosi di istituire un processo a suo carico.

Poche ore fa lo abbiamo intervistato rispetto al ritrovamento delle ossa nell’ex nunziatura vaticana e, prevedibilmente, ha risposto così:

«Le ossa non sono le loro, conosco i fatti miei. Sono finito in una specie di ingranaggio dove tutto va sempre al contrario: dovrei essere felice perché sono a piede libero, mi sono presentato e nonostante tutto sono libero. E’ un caso unico al mondo questo, negli altri processi ti condannano con poco mentre nel mio caso niente, nonostante tanti indizi che non possono essere casuali e diventano una convergenza».

Di quali indizi parla Fassoni Accetti? Lasciando perdere il suo complesso racconto, è la sua biografia a parlare per lui, ecco le “coincidenze” più rilevanti: durante un litigio con la sua ex compagnia, catturato in un’intercettazione nel 1997, la donna gli urla di voler rivelare «tutte le cose che tu hai fatto con questa ragazza…Emanuela». Un’altra donna, la sua ex moglie Eleonora, si trovava proprio nella città di Boston esattamente nel periodo in cui, da lì, partivano comunicati sul caso Orlandi. Fassoni Accetti ha frequentato l’istituto Giuseppe De Merode, conoscendo il direttore spirituale mons. Pierluigi Celata, futuro diplomatico e collaboratore del SISMI. Pierluigi è anche il nome del primo telefonista che chiamerà casa Orlandi e mons. Celata abitava proprio sopra la Maison delle “Sorelle Fontana”, citata nell’ultima telefonata di Emanuela alla famiglia. Il fotografo ha dimostrato di aver vissuto a pochi metri dalla scuola frequentata dalla Gregori e dal bar dei genitori, nel periodo della sua misteriosa sparizione, così come viveva di fronte al luogo in cui scomparve un’altra ragazza, Alessia Rosati: anche per essa Fassoni Accetti si è autoaccusato di averla fatta allontanare con l’inganno, utilizzando le stesse modalità impiegate per Mirella ed Emanuela. Ed anche in questo caso la Rosati sparì realmente.

In queste ore è uscita un’intervista al padre di Alessia, Antonio Rosati, il quale si è lamentato del dimenticatoio in cui è caduta la figlia e di essere «con le antenne accese» verso qualunque spunto che permetta di sapere qualcosa in più. Tuttavia, il sig. Rosati sembra si sia rifiutato di prestare attenzione a Marco Fassoni Accetti, che più volte ha cercato di mettersi in contatto con lui negli ultimi anni. Ecco cosa ci ha detto:

«Ho telefono alla famiglia Rosati nel 2016 e mi ha risposto la segreteria telefonica. Loro non mi hanno mai richiamato e sono corsi alla trasmissione televisiva», ovvero Chi l’ha visto? «Questa ragazza aveva un’amica del cuore [di nome Claudia, NDA], quando effettuammo la finta scomparsa, la Alessia -che era un po’ pasticciona e caotica- mi disse che prima doveva contattarla e fare delle commissioni in giro, anche se io ero contrario a tutto ciò. Andammo con un motorino, lei era camuffata, a cercare questa Claudia: non ricordo il luogo ma so che incontrammo alcune persone alle quali disse “sto cercando Claudia, sono Alessia. Sapete dove trovarla?”. C’è quindi la possibilità che qualcuno le abbia detto: “guarda, ti ha cercato Alessia”. Nessuno ha ancora contattato questa Claudia per verificare se ricorda o meno questa circostanza».

Anche questo ovviamente è stato riferito ai giudici, senza però che svolgessero alcuna verifica sulla misteriosa amica di Alessia Rosati, sulla quale gli stessi genitori hanno maturato in modo indipendente numerosi sospetti. Fassoni Accetti ha proseguito così:

«Io ricordo bene il caso di omicidio che ho affrontato, quello di Garramon. Gli interrogatori per tutta la notte, tutto il giorno, i confronti, i testimoni. Invece non ho mai visto un caso come questo dove non c’è nulla: tu riferisci una notitia criminis e nessuno fa nulla. D’altra parte, lo stesso giudice Capaldo è una figura misteriosa ed inquietante: se voleva chiudere l’istruttoria, perché ha fatto tutte queste omissioni di atti d’ufficio? Lo stesso Capaldo mi ha fatto credere che Pignatone gli ha fatto un attacco pretestuoso dicendogli che lasciava inevasi molti fascicoli, ed effettivamente aveva ragione Pignatone. Forse non ha indagato perché il pubblico ministero poi avrebbe dichiarato il non luogo a procedere, non lo so».

Per molti la sparizione di Alessia Rosati sembra non c’entrare nulla con quella delle sue coetanee, Emanuela e Mirella. Tuttavia, se si interrogasse la misteriosa amica Claudia, possibilmente mettendola a confronto con Fassoni Accetti, si potrebbe fare un passo in avanti: o per smentire il fotografo in una sua testimonianza fondamentale e più volte ripetuta o per confermare il suo racconto. Vi sono cinque verifiche che si potrebbero fare per chi davvero ha “le antenne accese” sul caso Orlandi, e le abbiamo indicate in un nostro precedente articolo. A patto che davvero si vogliano vagliare tutte le possibilità.

Molti si rifiutano di prestare attenzione a Marco Fassoni Accetti sostenendo che si perderebbe tempo, sminuendo i suoi incredibili dati biografici che invece lo mettono al centro della vicenda. Tanto che perfino Pino Nicotri, uno dei giornalisti più esperti del caso ed inizialmente tra i più scettici verso Accetti,  si è lentamente convinto del ruolo avuto del reo confesso. In ogni caso, non si perderebbe certamente più tempo di quello perso per realizzare fantasiosi collegamenti dopo il ritrovamento di vecchie ossa in un palazzo vaticano. Basterebbe riflettere, come ha fatto il vaticanista Stanislao Svidercoschi: «Pensare che per nascondere una persona morta vadano a scegliere un loro palazzo è un controsenso».

La redazione

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