Abramo visse 175 anni? E Noè 950 anni? Sono cifre simboliche

A quanti anni morì Abramo? Davvero visse 175 anni? E Noé? Sull’età dei patriarchi è stato scritto di tutto, ecco alcune risposte alla diatriba sulla loro vera età.

 
 
 

C’è una grande differenza tra l’Antico ed il Nuovo Testamento.

Il Nuovo Testamento è configurabile come una vera e propria biografia greco-romana, con la pretesa esplicita di rivendicare fatti storicamente accaduti (e sui quali c’è sempre più consenso da parte degli studiosi).

La prima intenzione dei testi dell’Antico Testamento, invece, non è informare su cosa è davvero accadde ma formare la coscienza religiosa del popolo d’Israele.

 

La storicità dell’Antico Testamento.

Nell’Antico Testamento vi sono dei dati reali, ma questi dati intendono comunicare un messaggio essenzialmente soprannaturale, utile alla vita spirituale.

I profeti, autori dei testi biblici su inspirazione divina, scrissero concentrandosi sul significato morale e religioso di quelle vicende, educando gli ebrei alla fede verso un solo Dio creatore, preoccupato per la sorte ed il destino degli uomini.

Questo, tuttavia, non autorizza a concludere che si tratta certamente di testi leggendari o inventati, seppur molti brani lo siano.

L’archeologia, in particolare, ha confermato nel corso degli ultimi due secoli moltissime informazioni contenute soltanto nei libri dell’Antico Testamento e che prima si ritenevano dei miti.

Bisogna quindi essere prudenti nel dare un giudizio di piena storicità o di piena falsità dei testi anticotestamentari.

 

L’età dei patriarchi della Bibbia: Abramo e Noé.

Sull’età dei patriarchi si è detto di tutto, forum e blog ne parlano senza cognizione di causa, giungendo a conclusioni affrettate.

Secondo il libro della Genesi, ad esempio, Abramo sarebbe vissuto 175 anni (Gn 25,7). Un’età considerata anche oggi fin troppo longeva, a maggior ragione è totalmente impossibile quella di Noé: 950 anni (Gn 9, 28-29).

A tutti i patriarchi precedenti al diluvio universale sono stati attribuiti centinaia di anni al momento della morte.

Questo non significa che siano personaggi inventati. Va considerato infatti che la loro età è decisamente inferiore a quella attribuita ai re Sumeri (precedenti e successivi al diluvio), stimata mediamente di 30.000 anni. Nessuno per questo mette in dubbio la loro reale esistenza storica.

La Chiesa non si è mai occupata dell’età dei patriarchi biblici, ripetendo semplicemente che l’Antico Testamento non chiede di essere interpretato letteralmente.

Nonostante alcune ipotesi, non dimostrabili, secondo le quali le condizioni materiali di vita totalmente diverse prima del diluvio universale avrebbero garantito una lunghissima esistenza, la teoria più accreditata è che si tratti di cifre simboliche.

 

L’età dei patriarchi biblici, cosa dicono gli studiosi.

Ne ha parlato recentemente il teologo padre Angelo Bellon, ricordando che la stessa Bibbia di Gerusalemme commenta che in queste cifre «non bisogna cercarvi né una storia né una cronologia».

Anche nel commento alla Bibbia di Emmaus, pubblicata dalle edizioni San Paolo, si legge: «I numeri degli anni, pur non essendo colossali come in certe liste genealogiche mesopotamiche che giungono fino a decine di migliaia, sono un modo orientale per esprimere la convinzione che i primordi fossero una specie di età dell’oro segnata da longevità. Non bisogna d’altra parte dimenticare che questi personaggi sono spesso capostipiti tribali che inglobano in sé l’intera vicenda della loro tribù».

Il domenicano padre Bellon ha anche riportato le conclusioni del biblista italiano Armando Rolla, il quale scrive: «E’ soprattutto nell’indicare l’età dell’uomo che gli antichi orientali non si preoccupavano dell’esattezza delle cifre. Questo lo possiamo provare per l’antico Egitto, dove l’espressione 110 anni era usata come una frase fatta, per indicare il limite dell’età, e una vecchiaia molto avanzata normalmente veniva detta di 110 anni».

Mons. Rolla concluse, quindi: «Attribuendo loro un’età elevatissima, l’autore biblico avrebbe suggerito la stessa idea intesa da un pittore che li avesse raffigurati come uomini di statura vigorosa e alta, con la barba fluente e i capelli bianchi. In questo caso si tratterebbe soltanto di mezzi espressivi diversi»1A. Rolla, Il messaggio della salvezza. Antico testamento, dalle origini all’esilio, Elledici 1965, pp. 151-153.

Dello stesso avviso anche don Francesco Carensi, docente presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale.

«La storicità dei patriarchi non è prima di tutto per gli storici, ma per i credenti», ha scritto il teologo. «E’ la storia degli uomini narrata dal punto di vista di Dio. Per quanto riguarda l’età avanzata dei patriarchi possiamo interpretarla non dal punto di vista quantitativo, ma qualitativo. Si tratta di un’esistenza vissuta in pienezza, dove se l’umanità rivela gli aspetti più fragili che a volte sfociano in comportamenti per noi moralmente inaccettabili, la benedizione di Dio continua ed è il filo rosso di queste storie».

Qualcosa di simile ha riferito anche dal biblista Scott Hahn, docente alla Franciscan University di Steubenville (Stati Uniti).

Nel suo commento su Genesi, conclude che «l’ipotesi migliore, che aiuterebbe a spiegare sia i dati biblici che quelli del Vicino Oriente, è che attribuire alle figure primitive vite estremamente lunghe è stato un modo per concettualizzare la grande antichità dell’umanità. In altre parole, può essere semplicemente una tecnica letteraria utilizzata per affermare la notevole età della razza umana»2S. Hahn, Politicizing the Bible: The Roots of Historical Criticism and the Secularization of Scripture 1300-1700, The Crossroad Publishing Company 2013.

Lo stesso padre Bellon ha concluso: «Senza pretendere una certezza storica perché non è questo l’intendimento primario della Sacra Scrittura, si può dire che si tratta di cifre simboliche».

 

Ma non sono questi dettagli la cosa più importante dell’Antico Testamento.

Nel suo bellissimo libro, da noi recensito, lo ha capito il filosofo ed ateo francese Philippe Nemo, direttore del Centro di ricerche in Filosofia economica presso l’ESCP Europe, quando ha scritto:

«Come mi ha fatto notare Emmanuel Lévinas, il fatto che tanti autori diversi, di epoche distanti, spesso animati da precisi interessi politici e sociali, convergano su uno stesso senso spirituale, è ben più miracoloso dell’idea tradizionale per cui la Bibbia sarebbe stata scritta da un ridottissimo numero di autori ispirati»3P. Nemo, La bella morte dell’ateismo moderno, Rubbettino 2016, p. 17

 

La redazione

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19 commenti a Abramo visse 175 anni? E Noè 950 anni? Sono cifre simboliche

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  1. anonimo ha detto

    Sempre se Noè sia esistito

    • Jack ha detto in risposta a anonimo

      Sempre che Socrate sia esistito.
      Sempre che Alessandro Magno sia esistito (la prima fonte che ne parla è scritta 260 anni dopo la sua morte).

      • anonimo ha detto in risposta a Jack

        ah ah ah ricordi:
        “Non hai alcuna prova scientifica per sostenere che sei davvero una persona, quindi non puoi più affermarlo fino a prova contraria. Non puoi dimostrare scientificamente l’esistenza dell’amore e della sincerità e quindi non sei legittimato a crederli esistenti, di conseguenza non puoi fidarti più di nessuno e se lo fai sei irrazionale”

        Di conseguenza non ti non pui dare giudizi su nulla visto che la pensi così.

        • Jack ha detto in risposta a anonimo

          No, al contrario tuo io non credo che solo ciò che si può scientificamente dimostrare è vero.
          Sei tu in crisi una volta che affermi lo scientismo, non io.

          • anonimo ha detto in risposta a Jack

            Allora sei io dico che “il metodo scientifico è,PER ADESSO,l’unico strumento efficace che abbiamo per comprendere come funziona ciò che ci circonda. Il PER ADESSO significa che io sono disposto ad accettare la possiblità di avere un giorno nuovi strumenti per comprendere il mondo.

            Poi mi dice che sono positivista,mi dispiace mi dispiace ma non hai la più pallida idea di cosa sia il positivismo:esso da un lato aveva una visione della scienza abbastanza ingenua come “unico strumento in grado di debellare tutti i problemi dell’umanità”,cosa che io non mai sostenuto e che anzi rigetto,dall’altro lato invece ebbe il merito di far crescere l’interesse per la scienza nelle persone.

            Se magari la scienza un giorno arriva al punto di non riuscire a comprendere,ci si abbassa il cappello e si dice “non lo sappiamo”.
            Il metodo non parte mai con “è sicuro che riuscire a scoprire come funziona quella cosa”,ma parte con un umile “ci proviamo”quindi significa che è disposta ad accettare i fallimenti.

            Al contrario delle religioni che nella storia non hanno mai messo in dubbio se stesse,a anzì si sono presentate sempre con uno spavaldo “Noi abbiamo la verità”,una posizione un pò dogmatica non credi?

            • Jack ha detto in risposta a anonimo

              E’ falso sostenere che il metodo scientifico è l’unico strumento efficace per comprendere come funziona ciò che ci circonda. Sai perché? Perché questa affermazione non sai dimostrarla scientificamente 🙂

              Se fosse vero quello che scrivi, tu che non sei mai entrato in un laboratorio in vita tua non potresti conoscere nulla di ciò che ci circonda. Invece tutto quello che sai, tutto ciò di cui sei certo…questa certezza non l’hai raggiunta facendo un analisi in laboratorio. Ad esempio in questo momento sei seduto su una sedia e sei certo che il pavimento non crollerà sotto i tuoi piedi ma non hai fatto alcuna analisi strutturale prima di sederti…quindi ti stai fidando ciecamente della realtà.

              Ora scoprirai che l’unico strumento efficace per comprendere come funziona il mondo è la fede. E anche la scienza si basa sulla fede nelle scoperte altrui (oppure pensi che ogni ricercatore inizi tutto da capo ogni volta?).

              Comincia ad aprire gli occhi, il tuo astio contro le religioni è ridicolo e ti fa solo perdere tempo prezioso.

  2. anonimo ha detto

    C’è anche da tenere in conto di come abbiano fatto 6 persone in tutto a ripopolare il pianeta per non contare che si hanno solo 2 coppie di animali per specie,ci vorrebbe dire estizione lampo

    • Jack ha detto in risposta a anonimo

      Un altro creazionista evangelico che legge la Bibbia letteralmente come fosse un trattato scientifico 😀

    • Simone B. ha detto in risposta a anonimo

      Ma che modo malato è di leggere un racconto biblico?!? AHAHAHAHAH! 😀

      • anonimo ha detto in risposta a Simone B.

        Fino a prova contraria mi hano detto a catechismo ed all’università di scienza religiose (cattolico) che il diluvio è un fatto
        realmente accaduto supportato tra l’altro da molti scritti di Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino.

        E il malato sarei io?

        • Simone B. ha detto in risposta a anonimo

          Sì certo: non sai nulla; il diluvio biblico innanzitutto è un racconto formato da due filoni: uno yahwista e uno sacerdotale. Quindi si tratta non di una storia, ma di ben due messe insieme! Poi, il testo biblico che noi leggiamo è legato all’ambiente mesopotamico, cioè una grande valle piena di fiumi e di acque, per cui una inondazione è un fenomeno abbastanza normale e qualche fenomeno grandioso che abbia spazzato via una civiltà primitiva è possibile, anche senza dover ricorrere a nulla di straordinario… La cultura del mondo mesopotamico riportava queste notizie e questi racconti; era un dato tradizionale accettato comunemente che ci fosse stato questo grande diluvio. Gli autori biblici quindi non inventano qualche cosa di nuovo, ma aggiungono questo particolare nell’insieme narrativo dei loro testi, dando cioè per scontato che questo evento sia realmente accaduto, e lo raccontano con un criterio teologico: è questa la cosa più importante, il MESSAGGIO TEOLOGICO che ci riporta il brano o il racconto, non se sia un fatto di cronaca o meno!

          • anonimo ha detto in risposta a Simone B.

            E lo dici a me ? Dovresti andarlo a dire a quegl’insegnati di teologia che pensato che sia una veramente accaduto così come la bibbia ne parla.

            • Simone B. ha detto in risposta a anonimo

              Tranquillo che mi occuperò anche di loro! Però tu non sei da meno: dire “Sempre se Noè sia esistito” cosa sarebbe un provocazione, un battuta? Cosa vuoi comunicare pure con ‘sta frase: “C’è anche da tenere in conto di come abbiano fatto 6 persone in tutto a ripopolare il pianeta per non contare che si hanno solo 2 coppie di animali per specie,ci vorrebbe dire estizione lampo”? COSA CACCHIO VUOI?!?

              • anonimo ha detto in risposta a Simone B.

                Prima di tutto statti calmo.
                Secondo:le mie frasi non sono provocazioni,ma razioni ossevazioni che una persona normale si pone davanti a tali racconti.
                Terzo:quando voglio verificare la storcicità di un evento,anche il più assurdo,si prende l’intero racconto e lo si scompone e si analizzano tutti i tipi di fonte,per ogni personaggi del racconto.

                • Simone B. ha detto in risposta a anonimo

                  Verificare la storicità di un evento anche il più assurdo?! Ma di cosa stai parlando!! 😀 I capitoli dall’1 all’11 della Genesi non hanno nessuna pretesa storica neppure da parte di chi li ha scritti! Sono una lunga polemica contro la società babilonese e suoi dèi perché in quel momento gli Ebrei si trovavano in esilio a Babilonia! Inoltre tu commenti con “razioni ossevazioni che una persona normale si pone davanti a tali racconti”… un articolo di UCCR che vuole appunto dimostrare che leggere letteralmente proprio questi testi presi da questi capitoli è da ignoranti o fondamentalisti. Punto. Avrei capito le tue osservazioni se avessi commentato un articolo che voleva sostenere proprio il contrario!! Mah…

                  • anonimo ha detto in risposta a Simone B.

                    Uhm quindi anche la vicenda di Adamo ed Eva e del peccato orignale è pura allegoria?
                    Be ti affiso che sei libero di prederla come suoi,ma sei sei credente quella non è una metafora,perchè se lo fosse
                    l’intro cristianesimo verrebbe azzoppato,e te lo dice una che si è fatto 2 anni di università teologica.

                    • Simone B. ha detto in risposta a anonimo

                      Invece ti parla uno che ha il baccalaureato in Teologia… forse ti conveniva andare oltre i due anni di università teologica (dove peraltro?). Intanto il peccato originale è una verità di fede e il racconto (non la vicenda) di Adamo ed Eva non è oltretutto neppure l’unico sul peccato originale: ce ne sono almeno altri due… e non è neanche pura allegoria/metafora (che tu erroneamente usi come sinonimi)! Se hai studiato, ci sono quattro punti da osservare per leggere correttamente la Bibbia (in particolare i suoi primi 11 capitoli): 1) Il testo finale è più importante delle sue fonti; 2) Il senso del testo è più importante dell’intenzione dell’autore; 3) il significato simbolico è più importante della ricostruzione storica; 4) l’interpretazione spirituale è più importante della lettera. Ora noi stiamo discutendo in particolare il punto 3, che purtroppo rivela una mania di noi “moderni”: la ricostruzione storica!! Pretendiamo in un racconto non storico di ricostruire i fatti così come sono andati: ma se il genere letterario non è storico, perché pretendiamo una cronaca storica perfetta?!? Non ha senso…
                      Per cui “l’intro” del Cristianesimo (prima ancora, dell’Ebraismo) è salvo, stai tranquilla!

  3. j.b. ha detto

    Un grazie a Simone B. per i commenti molto istruttivi (e grazie anche ad anonimo per aver dibattuto).

  4. anonimo ha detto

    Quindi Simone B,stai ammettendo che la Bibbia è un testo inventato?

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