Città russa vieta l’aborto per un giorno all’anno: in memoria della Strage degli innocenti

Aborto vietato in russiaLa vasta regione russa di Yaroslavl, il cui capoluogo dista 300 km da Mosca, ha vietato per un giorno ogni anno di effettuare l’interruzione di gravidanza in tutti gli ospedali, chiedendo di commemorare il racconto biblico della Strage degli Innocenti.

La proposta è nata dalla diocesi ortodossa della città di Yaroslavl, che ha proclamato l’11 gennaio “Giornata del silenzio dall’aborto”, ottenendo il sostegno del Dipartimento di Salute e Farmacia della regione di Yaroslavl. Nonostante una imponente presenza di attivisti per i diritti umani, come quello di nascita, l’aborto è infatti ancora legale in Russia, oltre ad essere finanziato dallo Stato. I dati sono terribili: ha il più alto tasso di interruzioni di gravidanza dopo la Cina: nel 2015 si sono verificati 930.000 aborti.

La cooperazione tra cristiani delle differenti confessioni sulle tematiche della vita è un obiettivo caro anche a Papa Francesco che, nel suo viaggio apostolico in Turchia, ha firmato una dichiarazione congiunta con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, nella quale si legge: «Pur essendo ancora in cammino verso la piena comunione, abbiamo sin d’ora il dovere di offrire una testimonianza comune all’amore di Dio verso tutti, collaborando nel servizio all’umanità, specialmente per quanto riguarda la difesa della dignità della persona umana in ogni fase della vita e della santità della famiglia basata sul matrimonio, la promozione della pace e del bene comune, la risposta alle miserie che continuano ad affliggere il nostro mondo».

Sempre nel 2014 abbiamo intervistato il pastore Stefano Bogliolo, membro del direttivo nazionale dell’Alleanza Evangelica Italiana, presente sul palco del Family Day, il quale ci ha detto: «Su diverse cose, soprattutto di carattere dottrinale, siamo in disaccordo con la Chiesa Cattolica, ma su questo terreno siamo abbastanza concordi, e non c’è nessuna ragione per non lottare insieme a chiunque per obbiettivi comuni».

Cattolici, ortodossi e protestanti: uniti in difesa della vita. Yes, we can.

La redazione

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6 commenti a Città russa vieta l’aborto per un giorno all’anno: in memoria della Strage degli innocenti

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  1. Richard ha detto

    Il racconto biblico del silenzio degli innocenti (che poteva essere evitato se qualche angelo fosse apparso ai re magi per dirottarli da una parte diversa dalla reggia di Erode)
    come si lega all’aborto?

  2. Francesco Agostino Fassi ha detto

    Ill.mi lettori,
    con questo articolo si tocca un argomento spesso poco dibattuto: quello dell’aborto. Ma la domanda che rimane è: quando la democrazia può legittimamente decidere la soppressione diretta (moralmente parlando) di una persona, laicamente parlando, e non confessionalmente discorrendo?
    Con la domanda di conseguenza: esiste una legge morale naturale che difende tutte ed ogni le persone umane? Secondo me sì, ma accetto critiche a riguardo su una possibile morale solo di convenienza storica di un determinato periodo, mutevole nella sostanza e certamente non perenne.
    Che io sappia, non essendo politico o politicante od essere laureato in scienze politiche, l’unico criterio valido in una democrazia è la votazione espressa dalla maggioranza su una determinata questione.
    Si può discorrere del diritto all’obiezione di coscienza, ma questo secondo me è ancora un altro argomento, ma certamente correlato al rispetto che la maggioranza deve a chi la pensa diversamente, nei dovuti limiti. Anche su questo punto accetto critiche alla mia analisi, come la tesi che il concetto stesso di obiezione di coscienza sia nemico dello stato laico.

    Secondo la legge io sono chiamato al voto ed è dovere penalmente perseguibile ch’io abbia il diritto-dovere di votare.
    Tuttavia mi trovo di fronte ad un paradosso personale.
    Per lungo tempo mi diagnosticarono la psicosi, cioè una patologia psichiatrica le cui caratteristiche sono la perdita totale o quasi totale della capacità critica su una o più questioni della propria vita, vivendo in uno stato di “allontanamento dalla realtà”. Per essere più precisi, per gli specialisti, l’ultima diagnosi fu psicosi paranoide cronica.
    Tuttavia pur in queste condizioni sono chiamato a votare.
    Qui può sorgere spontanea la domanda: è lecito che tutte od alcune persone affette da malattie mentali esercitino il diritto di voto, piuttosto che essere considerate a priori ed in forma cautelativa “pericolo per il bene pubblico”?
    Come sopra scrivevo tratto della mia malattia è la perdita dell’autocritica. Non sono un campione di logica tuttavia se vado a votare sì per un referendum che intende proibire l’aborto diretto (non a caso uso la parola diretto) mi si può dire che mi manca l’autocritica in quanto non metto in dubbio la capacità di scegliere su questo tema, in quanto esprimo il voto; medesimo discorso mi si può fare sul no. Se non vado a votare mi si può fare la medesima critica perché dimostro l’incapacità a preoccuparmi di avere un parere sulla questione e non do nessun segnale di avere capacità critica della situazione. Se vado e faccio scheda bianca sulla scelta dimostro di non preoccuparmi troppo di quello che esce dalle urne e anche in questo caso si può sospettare delle mie capacità critiche sulla scelta fatta. Se annullo la scheda mi si può interpretare come un contestatore del sistema democratico e nemmeno in questo caso dimostro di avere autocritica di me stesso, almeno esternamente. L’unico modo che riesco a pensare per poter dimostrare di avere un po’ di autocritica di me stesso è scrivere due cose sulla scheda dopo averla annullata: “sono disabile di mente e rischiando di non avere la critica in questo frangente, rifiuto di esprimere una scelta che forse è risultato di patologia mentale: l’immoralità del commettere l’aborto diretto, il bisogno che le donne siano sostenute a portare a termine la gravidanza, che la vita umana è sacra dal suo concepimento fino alla morte naturale”. La seconda frase che scriverei sulla scheda è “purtroppo sono solo un uomo, non rischierò mai la vita per portare a termine una gravidanza; non rischierò di morire assieme a quello che non posso partorire, mio figlio/a; non vivrò mai la situazione di subire violenza sessuale e rimanere incinta e(continua)….pertanto ritengo che SOLO LE DONNE HANNO IL DIRITTO DI VOTARE SU TEMATICHE DI ABORTO ED IO NON SON DONNA”.
    Peccato che il voler perseguire la strada dell’onore dell’autocritica a sé stessi, nella vita reale se si facesse un referendum del genere quando di fatto so che ci sarà gente che pur non essendo donna parteciperà lo stesso al voto e forse voterà in direzione contraria alla mia e per mettere al sicuro la madre e il figlio, sarò costretto a malincuore a votare per la mia opinione. Se sono coerente dovrei morire per questa opinione dell’illecito dell’aborto diretto con l’aiuto di Dio e aiutare le donne a uscire dal problema sostenendo ad esempio i Centri di Aiuto alla Vita, e altre cose, con donazioni periodiche: penso che solo una donna possa essere volontaria in questi temi per un’altra donna nell’aiutarla ad accettare il figlio/a che porta in grembo.

    Pari è il diritto di voto di fronte alla legge e pari il valore del voto delle persone. Ma è proprio giusto che sia così? Non sarebbe meglio una votazione pesata, dove il voto di alcuni vale più di quello degli altri e dove qualcuno viene escluso per incapacità a votare causa mancanza di requisiti, per risolvere situazioni molto complesse in campo bioetico?
    Ribadendo che voto a malincuore, mi si può legittimamente fare questa obiezione: giacché qualcuno ha sostenuto che in merito ai malati mentali “la selezione naturale non ha raggiunto il suo scopo”, caro Francesco Agostino Fassi, se il referendum fosse la scelta positiva “del trapasso solidale dei malati mentali, forzato” tu non andresti a votare, se la legge lo permette? Cioè votare alla legge che implicherebbe la tua eliminazione forzata in caso di vittoria? A questa domanda penso che posso rispondere così: Gesù non espresse voto sulla propria vita ma subì una votazione popolare e i bambini abortiti non hanno avuto sorte migliore come talvolta anche le loro madri sebbene per motivazioni diverse, perché io quindi dovrei avere sorte migliore? Pertanto non andrei di primo acchito a votare per salvarmi la vita e non obbedisco all’obbligo di recarmi alle urne per fare una scelta ovvia, quella di salvarmi la vita; spero che gli altri si occupino di salvare la mia: che la medesima sorte che subiscono i bambini abortiti che non scelgono sulla propria vita ricada su di me, benché al confronto dei bambini innocenti abortiti io rimango di fronte a Dio e a molti uomini un gran bastardo. Cordiali Saluti. Attendo consigli e critiche.

    • Francesco Agostino Fassi ha detto in risposta a Francesco Agostino Fassi

      Certo si può aggiungere, tenendo un conto di un dato, che ad una votazione politica nell’ultima legislatura eletta dal popolo effettuai in clinica, su circa 60 degenti solo 5, compreso il sottoscritto, si preoccuparono di politica. Del resto ci sono persone affette da malattie mentali che non sono in grado nemmeno di abbottonarsi una camicia o di prepararsi un caffé (anche se personalmente considero la loro vita degna di essere vissuta, di essere rispettata e di essere aiutata a migliorare), quindi tornando a detta votazione sull’eliminazione dei malati mentali si può dire che il mio voto se lo faccio contribuirebbe a salvare queste persone, ma qual è la rappresentanza intesa come valore aggiunto del voto di una persona che soffre dei medesimi problemi delle persone che intende salvare di fronte alle obiezioni. Messa in più chiare e sintetiche parole: nel voto contro alla eliminazione quanto sto cercando di salvare la mia vita e quanto quella dei miei compagni e fratelli di malattia. Quanto cioè il mio voto è fraterno e non egoistico?

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