Benedetto XVI a Francesco: «Santo Padre, nella sua bontà mi sento protetto» (video)

francesco benedetto«Grazie soprattutto a lei, Santo Padre!», così ieri Benedetto XVI si è rivolto a Papa Francesco, nel suo primo discorso pubblico, a braccio, dopo la sua rinuncia al ministero petrino. «La sua bontà, dal primo momento dell’elezione, in ogni momento della mia vita qui, mi colpisce, mi porta realmente, interiormente. Più che nei Giardini Vaticani, con la loro bellezza, la sua bontà è il luogo dove abito: mi sento protetto. Grazie anche della parola di ringraziamento, di tutto. E speriamo che lei potrà andare avanti con noi tutti su questa via della Misericordia Divina, mostrando la strada di Gesù, verso Gesù, verso Dio».

Avrebbe potuto semplicemente limitarsi a partecipare senza intervenire alla commemorazione in suo onore del 65° anniversario di ordinazione sacerdotale, oppure leggere un discorso formale, con semplici saluti e ringraziamenti. Aveva diverse opzioni, invece ha voluto sostenere platealmente il suo successore, ringraziandolo e dedicandogli parole di affetto sincero, di sequela, di continuità, di unità.

Un intervento, quello del Papa emerito, che ha fatto il giro del mondo, venendo pubblicato in lingua inglese, spagnola, francese, portoghese ecc. Una bella testimonianza di unità, che tutti hanno accolto con entusiasmo, vedendo nella Chiesa un’unica guida autorevole, Francesco, sostenuto apertamente (endorsment di Benedetto XVI, titolano i siti web cattolici inglesi) dal suo precedessore Benedetto XVI. Mai, nella storia della Chiesa, era stato possibile esserne testimoni.

Soltanto per un piccolo e costantemente arrabbiato gruppetto di cattolici l’intervento di Benedetto XVI è stato drammatico. Si tratta in particolare dei seguaci di Antonio Socci, il quale, poco prima dell’incontro pubblico ha annusato la possibilità di un’altra testimonianza di unità tra Francesco e Benedetto XV, anticipando il tutto con la  diffusione di un bizzarro commento: Benedetto XVI sarebbe vittima di un «pesantissimo pressing per ottenere da lui un atto di acritica sottomissione a Bergoglio». Dopo lo spontaneo discorso di Ratzinger, avendo capito che si era realizzato ciò che temeva, Socci si è invece scagliato contro i media che hanno osato riportare «il saluto», come lo chiama lui, di Ratzinger a Francesco, perché sarebbero una «macchina propagandistica», una «cappa d’incenso impenetrabile che cementifica un potere bergogliano esercitato in un modo che ricorda quasi il clima delle dittature sudamericane. Anche vescovi e cardinali sono terrorizzati e hanno paura di parlare». Si è quindi sentito (divinamente?) chiamato a svelare dalla sua paginetta Facebook «ciò che nessuno ha raccontato e racconta», annunciando rivelazioni e retroscena per permettere «al popolo cristiano di capire ciò che veramente sta accadendo nella Chiesa».

Il giornalista cattolico Artur Rosman lo aveva già previsto: «non ho alcun dubbio che ci saranno reazionari che tireranno fuori le teorie del complotto attorno a questo, ma sarà soltanto per ignoranza pura e semplice, hanno perso». Effettivamente la reazione di Socci è perdente in partenza, offensiva oltretutto per la dignità e l’identità di Benedetto XVI, paragonato ad un facile burattino che interviene a comando contro la sua volontà e le sue vere intenzioni e idee. Nonostante le promesse di fantomatiche rivelazioni da parte di Socci, non c’è nulla da svelare: sono tre anni che il giornalista, con il suo «febbricitante “sedevacantismo”» (così definito da Alberto Melloni), profetizza imminenti catastrofi, apparizioni apocalittiche e misterismo. Tutto mandato in fumo in tre minuti dall’ennesimo intervento di Benedetto XVI a sostengo del successore  (gli altri si possono leggere qui).

«Bastava guardarli», scrive il vaticanista Andrea Tornielli riferendosi all’abbraccio tra Ratzinger a Bergoglio. «Le parole pronunciate da entrambi hanno detto molto di più di tante teorie complottiste su Benedetto “costretto” a rinunciare e dunque in realtà ancora Papa, che ancora appassionano gruppuscoli pseudo-ratzingeriani sempre più sedevacantisti e i loro corifei. Non si poteva non percepire anche la distanza talvolta siderale che esiste tra lo sguardo e l’approccio umile di Ratzinger e quello di tanti sedicenti “ratzingeriani” e di tanti sedicenti “bergogliani”». «E’ da parecchio tempo che il borbottìo delle correnti più tradizionaliste che si riconoscono nel Papa emerito offrono spazio a lamentele e resistenze», ha scritto invece Franca Giansoldati. Per questo Francesco e Benedetto «hanno scelto di comune accordo di far festa assieme per rimettere a posto tante cose. Per lanciare messaggi urbi et orbi. Per fare capire all’esterno che in Vaticano non c’è nessuna poltrona per due. Per farla breve non c’è un Papa della dottrina opposto al Papa dei poveri, un Papa delle istituzioni ad un Papa del popolo. Insomma, non c’è nessuna dicotomia tra Bergoglio e Ratzinger. Il Papa regnante e quello in pensione». Ciò che si sono detti «mostra il legame robusto e indistruttibile dei due pontefici, basato sulla lealtà e la stima reciproca».

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Al contrario di Socci, il giornalista Roberto De Mattei -anche lui anti-bergogliano-, non ha teorizzato alcuna cospirazione vaticana, evitando più semplicemente di citare le parole di Benedetto XVI. E’ invece tornato a commentare le parole del segretario del Papa emerito, mons. Georg Gaenswein, che aveva accennato ad un ministero petrino allargato con “un Papa attivo e un Papa contemplativo”. Tuttavia, mons. Gaenswein ha chiarito meglio quanto intendeva dire: «Benedetto XVI è stato -e lo è ancora oggi, molto di più- assolutamente in pace con la sua decisione di dimettersi, convinto che era il passo giusto da fare. Che mi ha anche aiutato personalmente a superare la mia resistenza iniziale e ho accettato ciò che Papa Benedetto ha veramente realizzato dopo molta lotta e preghiera, è stata effettivamente la mossa giusta». Rispetto alla diatriba che hanno scatenato le sue parole, ha precisato: «Ho visto tra le reazioni che mi è stato imputato di avere detto una serie di cose che in realtà non ho detto. Naturalmente, Papa Francesco è il Papa legittimo e legittimamente eletto. Parlare di due papi, legittima uno e illegittimo l’altro, è, quindi, non corretto. Benedetto continua ad essere presente nella preghiera e nel sacrificio, che porta frutti spirituali». Il “ministero allargato” era dunque una semplice metafora giornalistica usata, forse un po’ ingenuamente da mons. Georg, per far intendere il sostegno attivo del predecessore al magistero di Francesco. Inutile dire che i chiarimenti di Gaenswein non compaiono sui siti tradizionalisti, gli stessi che vorrebbero soccianamente “raccontare la verità”.

L’intervento di Benedetto XVI ha lasciato invece in imbarazzato silenzio il terzo giornalista “anti-bergoglio”, Sandro Magister, che recentemente aveva attaccato anche Ratzinger, accusandolo di «ambiguità», assieme a Francesco, e di aver messo «sottosopra la Chiesa». Poteva prendere atto della stima che Papa Ratzinger ha mostrato a Francesco, sostenere il complotto di Socci su un Pontefice emerito soggiogato dal tiranno Bergoglio, oppure restare in silenzio. Ha scelto la terza via, almeno per ora.

Complotti, silenzi o censure la realtà, comunque, emerge sempre. Guardando il video qui sotto, ricordiamo le parole di Vittorio Messori, dopo aver segnalato alcuni aspetti che pur credeva contraddittori in alcune interviste di Papa Francesco: «a chi volesse giudicare, non dice nulla l’approvazione piena, più volte ripetuta – a voce e per iscritto – dell’attività di Francesco da parte di quel “Papa emerito” pur così diverso per stile, per formazione, per programma stesso?».

 

Qui sotto lo spontaneo intervento di stima di Benedetto XVI a Francesco (pubblicato anche sul nostro canale Youtube)

La redazione

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