L’intervento di Vittorio Messori: «sull’islam giusta la prudenza di Francesco»

vittoriomessoriIn queste ore il mondo si sta confrontando con le dure e coraggiose parole di Papa Francesco nei confronti del genocidio armeno che hanno creato un conflitto diplomatico con la Turchia, così come nei giorni scorsi si è a lungo commentato l’appello che la direttrice (atea) dell’Huffington Post, Lucia Annunziata, ha rivolto alla sinistra italiana perché il Pontefice non sia lasciato solo nella difesa dei cristiani dalla persecuzione che stanno ricevendo in diverse aree geografiche. Eppure -sembra difficile crederci- c’è chi contemporaneamente continua ad accusare Papa Bergoglio di timidezza e pavidità nei confronti dei responsabili dei massacri cristiani in Medioriente.

Come stanno le cose? E’ molto semplice, Francesco condanna continuamente gli attentati (e i genocidi) ai cristiani, ma preferisce evitare di addossare le colpe all’Islam in generale o al mondo musulmano, come vorrebbero i suoi critici, parlando invece giustamente di “terrorismo religioso”. Esattamente come fece Papa Ratzinger che mai incolpò il mondo islamico nei suoi ripetuti interventi (come abbiamo dimostrato) a seguito dei diversi attentati ai cristiani che caratterizzarono anche il suo pontificato (il discorso di Ratisbona fu un’eccezione, come eccezione è stata per Papa Francesco la richiesta «ai leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani» perché «condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione, volta a giustificare tali atti di violenza»).

Ci è sembrata molto significativa la pubblica presa di posizione di Vittorio Messori il quale, scrivendo dei cristiani perseguitati, ha criticato coloro che accusano di “silenzio” Papa Francesco: «in certi settori ecclesiali c’è malcontento verso papa Francesco, sospettato di reagire in modo tiepido, timido, a questa mattanza di figli della Chiesa di cui pure è pastore. Verità imporrebbe di riconoscere che il rimprovero non sembra giustificato: in effetti, qualcuno ha potuto compilare una sorta di antologia delle denunce al proposito del pontefice. E’ comunque curioso: proprio coloro che lodano (e giustamente) la prudenza di Pio XII verso coloro che seguivano il Mein Kampf, si lagnano della prudenza del suo attuale successore soprattutto verso coloro che seguono, fino alle estreme conseguenze, un altro libro, il Corano. Il realismo cattolico ha portato i papi a firmare concordati con Napoleone, con Mussolini, con Hitler, e con molti altri tiranni. E’ lo stesso realismo che li ha indotti poi a una Ost Politik che scandalizzava i puri e duri dell’anticomunismo, che ha portato Giovanni XXIII a negoziare con i sovietici il silenzio del Concilio sul comunismo in cambio di una mitigazione della persecuzione e che porta ora Bergoglio a non ignorare il problema, ma a muoversi con prudenza obbligata. Obbligata, certo, come fu sempre quella ecclesiale coi tanti persecutori della storia: non dimenticare ma, al contempo, tutelare le pecorelle minacciate dai lupi, cercando di porre limite alla loro ferocia o con trattati o, almeno, non eccedendo con la protesta pubblica. Facili, edificanti, virtuose le altisonanti denunce al riparo delle mura vaticane. Non altrettanto benvenute per chi debba poi, in lontani Paesi, subirne la conseguenze». Un esempio palese è l’immediata paura di vendetta subito percepita dalla comunità cattolica e armena della Turchia dopo le parole del Papa sul genocidio armeno, così come si evince dall’allarmismo di mons. Pelatre, vicario apostolico di Istanbul e Ankara.

Un intervento importante quello di Messori, anche perché molto stimato dai ratzingeriani e tradizionalisti, così come dal leader degli antipapisti Antonio Socci. Proprio quest’ultimo, gennaio scorso lo aveva difeso quando Messori manifestò delle perplessità verso alcuni aspetti del pontificato di Francesco (esposte con prudenza e rispetto, dunque assolutamente legittime), creando parecchie polemiche. Peccato che Messori criticò anche gli accusatori di Francesco, ecco cosa scrisse: «ho scelto, per quanto mi riguarda, di osservare, ascoltare, riflettere senza azzardarmi in pareri intempestivi se non addirittura temerari. Capo unico e vero della Chiesa è quel Cristo onnipotente e onnisciente che sa un po’ meglio di noi quale sia la scelta migliore, quanto al suo temporaneo rappresentante terreno. E a chi volesse giudicare, non dice nulla l’approvazione piena, più volte ripetuta – a voce e per iscritto – dell’attività di Francesco da parte di quel «Papa emerito» pur così diverso per stile, per formazione, per programma stesso?».

I “critici” di Francesco sono un piccolo micro-ambiente, ancor più ridimensionatosi nell’ultimo mese. Alcuni ci hanno scritto di aver aperto gli occhi anche grazie al nostro lavoro, erano semplicemente disinformati ed aprioristicamente fiduciosi verso alcuni giornalisti “tradizionalisti”. In realtà, ad aiutare queste persone a recuperare fiducia nel Pontefice, è stato sopratutto l’evidente sostegno manifestato da Benedetto XVI, tramite sue parole dirette e tramite frequenti interviste concesse ai media da parte del suo segretario personale, mons. Georg Gänswein, dove quest’ultimo non scorda mai di formulare aperto apprezzamento a Francesco e rispondere alle calunnie contro di lui (stasera andrà in onda una nuova intervista su Retequattro, al programma “La strada dei miracoli”, dove mons. Georg parlerà delle minacce ricevute da Francesco da parte dei fondamentalisti).

A portare avanti questa sterile diatriba sono rimasti, almeno sui media ufficiali, soltanto sporadici giornalisti di Italia Oggi e, più insistentemente, il ratzingeriano Antonio Socci. Giusto per aggiornarsi: nei giorni scorsi il giornalista di Libero ha addirittura sostenuto che Papa Francesco si sarebbe pubblicamente scusato per essere stato complice del massacro dei cristiani a causa del suo silenzio. «E’ una drammatica ammissione», ha commentato. Socci si riferisce ad una semplice preghiera letta da Francesco durante la Via crucis nel venerdì santo dove, parlando a nome del popolo cristiano, ha invocato l’aiuto di Dio per la nostra conversione: «Nel tuo corpo scarnificato, squarciato e dilaniato, noi vediamo i corpi dei nostri fratelli abbandonati lungo le strade, sfigurati dalla nostra negligenza e dalla nostra indifferenza. Nella tua sete, Signore, noi vediamo la sete del Tuo Padre misericordioso che in Te ha voluto abbracciare, perdonare e salvare tutta l’umanità. In Te, divino amore, vediamo ancora oggi i nostri fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi per la loro fede in Te, sotto i nostri occhi o spesso con il nostro silenzio complice».

Francesco, secondo Socci, si sarebbe dunque personalmente scusato attraverso queste parole per aver taciuto sui cristiani perseguitati. Eppure, subito dopo, il giornalista si è contraddetto precisando: «In seguito, anche grazie alle pressioni dei media, il papa ha parlato pure molte volte. I tifosi compilano pure un elenco di dichiarazioni di papa Bergoglio sui cristiani perseguitati, ma purtroppo sono quasi tutti interventi “innocui”, dove non si chiamano mai per nome i carnefici». Dunque: il Papa avrebbe taciuto e per questo si sarebbe scusato. Anzi no, in realtà ha parlato “molte volte” ma solo a causa della pressione dei media ed in modo innocuo, ovvero senza incolpare l’Islam in generale (cosa per altro giustissima dato che la comunità musulmana è alleata ai cristiani contro il terrorismo religioso). Non smetteremo mai di manifestare il dispiacere nel vedere uno scrittore cattolico tanto illuminato in passato quanto oggi impantanato in queste tesi ridicole.

Se si legge la preghiera di Francesco come un suo personale “mea culpa”, allora il Papa avrebbe anche ammesso di essere personalmente complice e responsabile dei «fratelli abbandonati lungo le strade», per non parlare di quando afferma: «Insegnaci che la Croce è via alla Risurrezione. Insegnaci che il venerdì santo è strada verso la Pasqua della luce; insegnaci che Dio non dimentica mai nessuno dei suoi figli e non si stanca mai di perdonarci e di abbracciarci con la sua infinita misericordia». Se Papa Bergoglio parlasse in prima persona, come sostiene Socci, allora sarebbe ancora più grave, per un Papa, l’ammissione pubblica di non conoscere le basi del catechismo cattolico, tanto da chiedere a Dio di insegnargliele. Ovviamente Francesco -come spesso usa fare chi guida una comunità religiosa (parroco, vescovo, pontefice)- ha semplicemente letto una preghiera a Dio caricandosi sulle spalle le invocazioni e il pentimento del popolo che è chiamato a guidare in quanto successore di Pietro, non ha chiaramente utilizzato il plurale maiestatico per manifestare le sue dirette mancanze e colpe in specifici episodi.

Ritornando a Messori, condividiamo completamente la sua analisi, non a caso proprio su questo sito web è apparso un mese fa un ragionamento molto simile. I più attenti si saranno accorti che sia Socci che Messori hanno citato un documento in cui sono state radunate le dichiarazioni di Francesco in vicinanza e sostegno ai cristiani perseguitati: si tratta del nostro dossier nel quale, per l’appunto, abbiamo dimostrato che il Pontefice interviene quasi ogni settimana in ricordo dei nostri fratelli massacrati, invocando la comunità internazionale a non restare indifferente.

La redazione

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