Gänswein: la sede impedita di Benedetto è «un’invenzione falsa e stupida»
- Codice Cionci
- 23 Giu 2026

Le parole di mons. Gänswein a UCCR sulla sede impedita di Benedetto XVI: “Sono idee assurde e false”
Questa è l’intervista più breve che abbiamo mai realizzato.
Il motivo è che l’intervistato ha giustamente rifiutato di esprimersi su una tema così fastidiosamente assurdo.
Parliamo di Sua eminenza mons. Georg Gänswein, arcivescovo tedesco, Nunzio Apostolico nei Paesi Baltici e fidato segretario personale di Benedetto XVI.
Ci siamo sentiti quasi in imbarazzo nel sottoporgli la vicenda delle finte dimissioni e della sede impedita di Benedetto XVI, inventata dallo scrittore Andrea Cionci e diffusa sul web.
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Gänswein: “Un solo Papa, l’altro emerito”
In passato mons. Gänswein si era già espresso, definendola «elucubrazione personale sulla scia di Dan Brown»1G. Ganswein, “Nient’altro che la verità. La mia vita al fianco di Benedetto XVI”, Piemme 2023, p. 218, ma volevamo informarlo delle ultime vicissitudini che lo riguardano direttamente.
Innanzitutto il fatto che anche contro di lui è stata usata la stessa tecnica applicata ai danni di Benedetto XVI, nel libro “Codice Ratzinger” (ByoBlu 2022).
Il riferimento è l’intervista rilasciata dallo stesso arcivescovo a “Repubblica” il 20 aprile scorso, quando ha smantellato falsi miti legati a Ratzinger, sottolineandone l’unione spirituale e la stima verso il suo successore, Papa Francesco.
Anche UCCR ne aveva parlato, riprendendo la superflua ma necessaria precisazione di Gänswein: «C’era uno solo Papa. L’altro veniva comunque chiamato Papa, ma era in realtà il Papa emerito».
L’arcivescovo è infatti al corrente dell’attacco cospirazionista secondo cui Benedetto non avrebbe mai riconosciuto Francesco come valido pontefice e non lo avrebbe mai chiamato Papa.

Il trucco della “restrizione mentale”
Andrea Cionci ha tentato di ribaltare le parole di mons. Gänswein a suo vantaggio usando un metodo già collaudato.
«È una struttura anfibologica», ha commentato goffamente. Il vero senso delle parole dell’arcivescovo sarebbe stato che «c’era un solo Papa, Benedetto; l’altro, Francesco, veniva comunque chiamato Papa, ma in realtà il Papa era l’emerito. L’effetto ottico delle due immagini è un riferimento allo specchio, nel senso che uno era il Papa santo e l’altro il suo contrario, l’antipapa malvagio».
Verrebbe da sorridere se non fosse che centinaia di persone credono a questa ricostruzione, spendendo elogi e ringraziamenti al “dottor Cionci” per aver scovato un nuovo codice segreto.
Lo scrittore è convinto che l’arcivescovo avrebbe usando la tecnica della «restrizione mentale larga», cioè uno stile comunicativo secondo cui la verità è esattamente l’opposto di ciò che si afferma, «in modo che solamente poche persone che usano il logos riescano a comprenderla»2A. Cionci, in “Mons. Gänswein SPETTACOLARE in restrizione mentale larga: Bergoglio e Leone XIV MAI STATI PAPI”, YouTube 21/04/2016.
E’ falso, la restrizione mentale è un controverso concetto normativo della teologia morale basato sulla liceità del dire il vero in modo implicito.
Non c’entra niente con codici segreti da decifrare, nemmeno è una categoria riconosciuta in linguistica, né in semiotica, né nella psicologia cognitiva del linguaggio come strumento di decodifica dei testi.
Si usa il nome apparentemente raffinato di “restrizione mentale larga” per mascherare qualcosa di più volgare: la manipolazione delle parole e delle intenzioni altrui.

Ganswein: “Idee false e assurde”
Ci è sembrato così giusto informare di questo lo stesso mons. Gänswein.
Lo abbiamo anche avvisato che la stessa tecnica è stata applicata ai danni del card. Robert Sarah e del suo segretario, padre Augustin Shako Yodi e UCCR ha dato loro modo di replicare: «Grave manipolazione».
Stessa cosa è stata fatta contro l’attuale promotore di giustizia del Vaticano, Alessandro Diddi, il quale, sempre su UCCR, ha smentito l’interpretazione data alle sue parole.
L’arcivescovo tedesco è stato molto gentile e ci ha prontamente risposto in italiano, declinando però la richiesta di un commento.
Le parole che ha usato sono comunque esaustive: «Il Signor Andrea Cionci, da anni, cerca di diffondere le sue assurde, assurdissime idee che sono ovviamente false e contra veritatem circa le affermazioni inventate della “Sede impedita”. Non intendo reagire a tali stupidaggini».
Gänswein ritiene la vicenda talmente priva di consistenza da non meritare neppure una replica, la quale tra l’altro rischierebbe solo di dare valore alla tesi. Sarebbe stato come chiedergli di commentare le voci di un rapimento alieno di Ratzinger.
Tra l’altro, usando la tecnica della “restrizione mentale larga”, qualunque cosa avesse detto sarebbe stata usata per fargli dire esattamente l’opposto. Ed è ciò che verrà probabilmente tentato anche con le poche parole espresse in risposta alla nostra e-mail.

Sede impedita, il pm vaticano a UCCR: «Indagini? Ero obbligato»
(21/05/2026)
Non rispondere, scelta migliore
Pensiamo sia utile parlare di tutto questo anche per mettere in guardia esponenti della Chiesa che potrebbero essere interrogati dai propagatori di tali tesi (ultimamente hanno cercato di contattare il card. Parolin e mons. Delpini, arcivescovo di Milano).
Qualunque dichiarazione, anche un semplice saluto (come accaduto con il card. Sarah), potrebbe essere estrapolato, reinterpretato o ribaltato, indipendentemente dal suo contenuto reale. La scelta di non rispondere, in casi del genere, è sempre quella più saggia.
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