Prevost “agì da spia”: la lotta al Sodalicio svelata dallo scrittore peruviano

prevost sodalicio

Santiago Roncagliolo svela “i metodi da spia” dell’allora vescovo Robert Francis Prevost nei confronti del “Sodalicio”, dopo l’emergere di abusi. Fu lui a farlo sciogliere.


 

Se voleva essere una critica, è diventata una conferma.

In una recente intervista al canale televisivo Qubo, lo scrittore peruviano Santiago Roncagliolo ha presentato il suo nuovo libro “El pastor y los lobos”.

Ampia parte è dedicata al ruolo avuto dall’allora Robert Francis Prevost, futuro Leone XIV, nella vicenda del “Sodalitium Christianae Vitae”, noto anche come “Sodalicio”.

Si trattava di una nota e influente organizzazione religiosa da cui emersero denunce di abusi fisici, psicologici e sessuali da parte del fondatore, Luis Fernando Figari e altri dirigenti.

 


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Sodalicio: Prevost “agì da spia”

Roncagliolo, profondo conoscitore del caso, descrive Prevost quasi come un «editor» dell’inchiesta condotta dai giornalisti Pedro Salinas e Paola Ugaz.

A partire dal 2018, racconta lo scrittore, il futuro papa chiedeva loro testimonianze, documenti e ulteriori elementi, facendo poi arrivare il materiale a Roma. I dossier vennero trasmessi attraverso la nunziatura apostolica scegliendo con attenzione tempi e interlocutori.

Un’operazione che Roncagliolo definisce «quasi da spie».

Lo scrittore si sofferma sui metodi “extralegali” di Prevost, cioè azioni al di fuori dei canali ordinari.

Un’osservazione che sembra indicare parzialità e mancanza di trasparenza, anche se lo stesso Roncagliolo sembra ad un certo punto fornire una giustificazione: «D’altra parte c’erano forze che li difendevano anche in Vaticano. I sodali avevano soci e amici in Vaticano».

 


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Chi rimbrotta il Papa?

Il vescovo Prevost, anziché affrontare pubblicamente lo scontro, lavorò quindi dietro le quinte.

Naturalmente le “solite” pagine web della “resistenza cattolica”, come “InfoVaticana”, hanno usato per i loro scopi l’intervista dello scrittore (che è amico di Paola Ugaz ed è “a favore” di Leone XIV).

Hanno infatti sottolineato le colpe di Prevost, ricordandogli che «la Chiesa ha un sistema che stabilisce come si svolgono indagini, accuse e risoluzioni».

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Come mai questi rimproveri?

E’ semplice, lo stesso “Sodalitium Christianae Vitae” era una roccaforte del conservatorismo latinoamericano e il suo scioglimento, pur causato dagli abusi interni, non è mai stato davvero digerito da ambienti affini.

 


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Prevost fece sciogliere il “Sodalicio”

E se il fine giustificasse i mezzi? Il dato decisivo, infatti, è l’esito della vicenda.

Papa Francesco avviò nel 2023 un’indagine sul Sodalicio e, nell’aprile 2025, la Santa Sede ne decretò la soppressione. Furono proprio le prove documentate da Prevost (grazie al lavoro dei giornalisti peruviani) a contribuire enormemente a questa decisione.

Dal racconto di Santiago Roncagliolo emerge quindi la figura di un vescovo che, tra i primi, comprese la gravità della situazione e cercò di far sì che le informazioni arrivassero ai livelli decisionali della Chiesa, usando anche percorsi al di fuori dell’ordinario.

Non solo, nel 2025 i giornalisti Salinas e Ugaz avevano difeso Prevost dalle accuse provenienti dagli stessi ambienti conservatori (in Italia ci provò “La Nuova Bussola Quotidiana”).

Ricordarono infatti che il futuro Papa aveva incontrato le vittime, le aveva incoraggiate a rivolgersi alla magistratura e aveva promesso di intervenire. Cosa che poi fece, tramite un’efficace strategia “da spia”.

 

Autore

La Redazione

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2 commenti a Prevost “agì da spia”: la lotta al Sodalicio svelata dallo scrittore peruviano

  • Marco ha detto:

    Bravo Prevost! Non si è comportato da funzionario, bensì da “pastore a cui stanno a cuore le pecore”. Sono contento che il concistoro l’abbia fatto Papa

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