Il Vaticano sapeva di McCarrick dal 2000: cosa c’entra Francesco?

McCarrick e il Vaticano. C’è la conferma che purtroppo la Segreteria di Stato era a conoscenza dal 2000 delle accuse di omosessualità a carico del controverso cardinale, prima che venisse creato cardinale e quando Bergoglio era ancora un lontano vescovo in Argentina. Eppure, per il dossier Viganò, Francesco è il capro espiatorio, l’unico colpevole.

 

Va bene tutto, ma quello che ha detto mons. Viganò è vero, sì o no? Questa è la domanda da porsi e fin da subito lo abbiamo fatto. La risposta è la stessa già data poche ore dopo il suo dossier: il lungo racconto di 11 pagine non è corroborato da prove, soltanto indagini interne potranno fare luce. Tuttavia, la sua accusa al Papa -il cuore del suo intervento e anche il vero scopo dell'”operazione”-, è basata su una menzogna. L’ennesima conferma la si è avuta nelle scorse ore: il Vaticano era a conoscenza delle accuse al card. McCarrick di comportamenti immorali con seminaristi adulti fin dal 2000, quando Bergoglio non era nemmeno cardinale.

«Era evidente che a partire dalla elezione di papa Francesco, McCarrick, ormai sciolto da ogni costrizione, si era sentito libero di viaggiare continuamente, di dare conferenze e interviste, ed era il consigliere più ascoltato in Vaticano per i rapporti con l’amministrazione Obama». Ecco il passaggio chiave del dossier Viganò, dove ci si riferisce al card. McCarrick sul quale gravavano voci di rapporti omosessuali nel passato. Francesco, scrive Viganò, avrebbe disatteso precise direttive ad una vita riservata che Benedetto XVI avrebbe imposto, seppur in ritardo, a McCarrick. Ma la ricostruzione dell’ex nunzio si è dimostrata falsa (come quella sul caso Kim Davis): il cardinale americano faceva beata e tranquilla vita pubblica ben prima dell’inizio del pontificato di Francesco (marzo 2013), partecipando alla vita cattolica di New York e frequentando il Vaticano, al cospetto di Benedetto XVI. Ironia della sorte, lo stesso Viganò lo premiò pubblicamente come “Ambasciatore pontificio”, esprimendogli affetto e celebrando l’Eucarestia con il prelato che sapeva essere un abusatore di seminaristi (abuso di potere).

Dunque, come abbiamo scritto, se Viganò dice il vero, la sua accusa purtroppo coinvolge anche e sopratutto Benedetto XVI. Padre Boniface Ramsey, parroco della chiesa di San Giuseppe Yorkville a New York, ha rivelato che nel 2000 riportò all’allora nunzio apostolico, Gabriel Montalvo, lamentele ricevute da seminaristi nei confronti dell’arcivescovo Theodore E. McCarrick. Non ricevette risposta, se non nel 2006 quando Leonardo Sandri, ex sostituto del Vaticano per gli affari generali, si informò del caso mostrando che la lettera scritta sei anni prima raggiunse Roma.

Lo stesso Viganò nel suo dossier ha dichiarato che la Segreteria di Stato venne informata già nel 2000 delle accuse all’arcivescovo McCarrick, che «ha condiviso il suo letto con i seminaristi». L’informazione dell’ex nunzio è stata quindi confermata. Peccato che, poche ore prima, su LifeSiteNews, Viganò -oltre a sostenere che l’ex portavoce di Benedetto XVI, padre Federico Lombardi, sarebbe un bugiardo- è tornato ad attaccare Francesco: «i media devono continuare ad affrontare il vero problema: che Francesco ha coperto McCarrick per cinque anni, permettendogli di mietere altre vittime». Una ennesima bugia: non ci sono state altre vittime di McCarrick tra il 2013 e il 2018, ma nel 2018 si è conclusa un’indagine da parte dell’arcidiocesi di New York che ha ritenuto “credibile” un’accusa di atti pedofili risalente agli anni 1971-1972, in seguito alla quale il Papa gli ha immediatamente tolto la berretta cardinalizia.

Non si capisce perché Viganò sia ossessionato con Francesco quando il Vaticano conosceva il passato di McCarrick dal 2000, moltissimo tempo prima. Nel novembre 2000 venne nominato arcivescovo di Washington, il 3 gennaio 2001 fu nominato cardinale da Giovanni Paolo II, nel 2005 partecipò al Conclave che elesse Benedetto XVI, nel 2006 rassegnò le dimissioni per il raggiungimento dei 75 anni e tuttavia continuò a presenziare ad eventi pubblici, a celebrazioni eucaristiche in Saint Patrick’s Cathedral, nel 2012 venne ricevuto in udienza dal Papa emerito, partecipò al suo compleanno, celebrò messa sulla Tomba di Pietro ecc. Solo nel 2013 fu eletto Papa Francesco. Il quale, però, è l’unico a venire incolpato di “coperture” da mons. Viganò, nonostante un trascorso di 13 anni in cui le alte gerarchie sapevano e Francesco era un semplice vescovo (e poi cardinale) argentino.

E’ amara l’evidenza che l’operazione Viganò, al di là degli abbondanti sforzi di usare l’attuale Papa come capro espiatorio di tutto, si è trasformata in un atto d’accusa ai pontificati precedenti, di come sia stato gestito male questo caso (che comunque non ha gravi risvolti penali, poiché si tratta di un prelato accusato di molestie verso adulti e di atti omosessuali in passato): il dossier «ha condotto, non molto sorprendentemente, ad una riconsiderazione del ruolo svolto dai due papi precedenti nel mantenere segreto il comportamento di McCarrick», è stato scritto. «Francesco è il primo papa che non solo ha preso una pubblica azione contro McCarrick, ma ha anche “accettato” le dimissioni di alcuni vescovi colpevoli di aver nascosto sacerdoti sessualmente violenti. C’è voluta meno di una settimana – tra il 26 agosto e l’1 settembre – ai giornalisti per iniziare a riempire il quadro reale dietro la “testimonianza” di Viganò: se un violentatore sessuale è stato autorizzato a diventare cardinale e arcivescovo di Washington, è a causa di ciò che l’intero sistema ecclesiastico sotto i papati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI ha fatto e non ha fatto».

Il solo presentimento che “l’operazione Viganò” potesse portare Benedetto XVI sul banco degli imputati ha risvegliato il suo storico hater mediatico italiano, il vaticanista de Il Fatto Quotidiano, Marco Politi. Dopo anni di silenzio è tornato a scrivere, a sostegno dell’ex nunzio, per colpire Ratzinger e Wojtyla: «Si può solo immaginare che il neo-eletto papa Francesco abbia esitato nel rendere palese che la struttura di comando dei suoi due predecessori – Benedetto XVI e Giovanni Paolo II – aveva sistematicamente protetto un personaggio che aveva commesso “abuso di potere e di coscienza”».

Nei giorni scorsi, il vaticanista Edward Pentin ha riportato le parole di uno stretto collaboratore di Papa Ratzinger, che ha smentito l’ex nunzio Viganò sulla presunta sanzione imposta al card. McCarrick. Niente di tutto ciò, ha detto, «nessun decreto formale, solo una richiesta privata a tenere un basso profilo». La fonte ratzingeriana avrebbe anche commentato la mancata severità della sanzione con queste parole: «Talvolta è meglio che ciò che dorme sia lasciato dormire», osservando che dopo l’essere andato in pensione come arcivescovo di Washington DC, McCarrick ha continuato a essere «molto presente» e «influente ai massimi livelli – ecclesiastico, culturale e politico». Ma come? Non era proprio Viganò ad aver scritto che McCarrick divenne influente e libero di costrizioni soltanto “a partire” dall’elezione di Bergoglio?

«Se lo scopo di mons. Viganò era di concorrere alla pulizia nella chiesa questa non è la strada», ha commentato il filosofo Massimo Borghesi. «Il vero scopo è, in realtà, il finale della sua lettera: la richiesta di dimissioni del Papa. Una cosa enorme che presuppone colpe gravissime. Viganò non vuole la riforma della chiesa, vuole la caduta del Papa! Il resto è palesemente strumentale a questo obiettivo». E tuttavia, continua Borghesi, «Francesco è sotto il fuoco dei riflettori per colpe che risalgono a ben prima del suo pontificato. La chiesa statunitense, quella che negli ultimi 40 non si era accorta di nulla riguardo agli abusi sessuali del clero, ora, d’improvviso, si sveglia e non trova di meglio da fare che riversare sul Papa la responsabilità delle proprie colpe».

 

AGGIORNAMENTO ore 20:00
Viene ulteriormente confermata la notizia che mons. Viganò ha protetto l’arcivescovo conservatore Nienstedt, accusato di pedofilia. Si legge su Religion Digital: «Un’altra prova della totale mancanza di credibilità dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che intende accusare il Papa di insabbiamento dei reati dell’ex cardinale Theodore McCarrick». Non siamo d’accordo: non è l’oscuro passato di Viganò a rendere automaticamente non credibili le sue accuse: l’ex nunzio potrebbe raccontare fatti veri anche se fosse un insabbiatore, come sembra emergere più chiaramente giorno dopo giorno, e anche se è il primo ad aver onorato pubblicamente McCarrick, come è stato dimostrato. L’ipocrisia è dilagante negli accusatori del Papa e non è una novità. Tuttavia, è solo prendendo sul serio il suo dossier che emergono le sue omissioni, ed è solo così che crolla il suo impianto accusatorio verso Francesco.

 

AGGIORNAMENTO 09/09/18
Il giornalista Carlo Tecce de Il Fatto Quotidiano ha scritto di una conferma della Santa Sede su un’indagine interna disposta da Francesco per far luce sul passato del card. McCarrick e per capire come abbia potuto fare carriera negli ultimi 18 anni. L’opinionista anticlericale ammette anche che le prove «scoperte dai bergogliani», intesi come i difensori del Papa, «assolvono Francesco» dalle accuse di Viganò. Anche il Washington Post ha preso atto che Viganò, dopo che il suo racconto si è rivelato falso in quanto McCarrick frequentava il Vaticano ben prima di Francesco, «ha modificato la sua storia per dire che mentre le misure di Benedetto erano in vigore, McCarrick “non ha obbedito” ad esse e Vigano non è stato in grado di farle rispettare». Ne avevamo parlato anche noi. E ancora: «Il conservatore National Catholic Register, citando qualcuno vicino a Benedetto XVI, ha riferito che il Papa emerito non ha potuto ricordare come ha gestito la questione, ma che non c’era alcun decreto formale contro McCarrick , “solo una richiesta privata” a mantenere un basso profilo. Se fosse vero, ciò minerebbe l’accusa principale di Vigano secondo cui Francesco avrebbe riabilitato McCarrick da precise sanzioni canoniche».

La redazione

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