L’ex portavoce di Benedetto XVI smentisce l’anti-papa Viganò

Dopo la prima sparata contro il Papa dal suo rifugio segreto, mons. Viganò sta continuando a fare fuoco ma non si è accorto che il fucile è ormai caricato solo a salve. L’ultimo pettegolezzo del prelato varesino, infatti, riguarda l’incontro del 2015 tra Papa Francesco e Kim Davis, impiegata condannata per aver esercitato obiezione di coscienza rifiutandosi di firmare la licenza matrimoniale a coppie gay. Ma la ricostruzione dei fatti è stata smentita clamorosamente dall’ex portavoce di Benedetto XVI e uno dei più stretti collaboratori del Papa emerito: padre Federico Lombardi.

LE PUNTATE PRECEDENTI. Mons. Viganò ha conquistato la scena una settimana fa attraverso un verboso dossier, ben circostanziato ma privo di prove, in cui ha chiesto a scoppio ritardato le dimissioni a Francesco perché avrebbe disatteso presunte restrizioni segrete del suo predecessore nei confronti del card. McCarrick, accusato di una passata vita omosessuale. Tuttavia, si è scoperto che Viganò ha mentito: proprio Benedetto XVI permise al cardinale di disattendere queste restrizioni, incontrandolo in Vaticano e lasciandolo frequentare eventi d’altro profilo (dunque, alla peggio, le maggiori colpe andrebbero addossate a Papa Ratzinger, malamente coinvolto da Viganò). Il dossier è rapidamente diventato un boomerang in quanto ha permesso di scoprire anche che lo stesso Viganò manifestava pubblicamente “affetto” e celebrava l’Eucarestia con il cardinale che sapeva essere abusatore. Deluso dal mancato impeachment papale, l’ex nunzio apostolico si è rifatto vivo ammettendo che effettivamente il card. McCarrick era libero di presenziare alle udienze del Papa emerito, ridimensionando la sua stessa accusa al Papa attuale di aver permesso «a partire dal giorno della sua elezione» la “disattesa” delle presunte restrizioni di Ratzinger.

NUOVE ACCUSE DI VIGANO’ SUL CASO DI KIM DAVIS. La fiction purtroppo è continuata con una nuova puntata. Viganò ha raccontato al mondo di aver proposto a Francesco di incontrare Kim Davis durante la visita del 2015 negli Stati Uniti, «un incontro personale, assolutamente confidenziale, fuori dai riflettori dei media», ha scritto. L’incontro avvenne, «io organizzai il modo per far venire in nunziatura la Davis senza che nessuno se ne accorgesse, così pure feci previamente promettere alla Davis che non ne avrebbe dato notizia ai media se non dopo il ritorno del papa a Roma». Il Papa, scrive Viganò, incontrò la Davis, la abbracciò e la ringraziò per il suo coraggio ma l’ex nunzio critica gli allora portavoce vaticani poiché, una volta emersa la notizia, smentirono che si trattò di un’udienza privata, riducendolo a saluto informale. Cosa che di fatto fu, lo stesso Viganò lo scrive nel suo recente intervento. L’ex nunzio ha quindi raccontato di essere stato chiamato dal segretario di Stato, Parolin, poiché il Papa era furioso con lui. Ma, a detta di Viganò, avvenne il contrario: «Il papa mi ricevette per quasi un’ora, in modo affettuoso e paterno. Si effuse in continui elogi nei miei confronti per come avevo organizzato la sua visita negli USA, per l’incredibile accoglienza che aveva ricevuto in America, come mai si sarebbe aspettato. Con mia grandissima sorpresa, durante questo lungo incontro, il papa non menzionò neanche una volta l’udienza con la Davis!». Pochi giorni fa, una vittima di abusi sessuali, Juan Carlos Cruz, ha riferito che qualche mese fa in un incontro privato, Francesco gli avrebbe parlato del caso della Davis affermando che «non sapevo chi fosse la donna. Mons. Viganò la intrufolò per un rapido saluto, fecero una grande pubblicità e rimasi inorridito. Licenziai per questo quel nunzio». Chi sta mentendo, si è domandato Viganò. Cruz o il Papa? «È comunque evidente», conclude l’ex nunzio, «che papa Francesco ha voluto nascondere l’udienza privata con la prima cittadina americana condannata e imprigionata per obiezione di coscienza».

Un inconcludente gossip, in cui l’accusa è ridicola: il Papa avrebbe nascosto l’incontro privato con la Davis in un incontro privato (lontano dai media) con Cruz? Anche fosse vero, anche prendendo per oro colato le parole di Cruz, dov’è lo scandalo? Viganò vorrebbe far passare il Papa come nemico dell’obiezione di coscienza? Peccato che, questa volta pubblicamente, proprio tornando da quel viaggio negli USA, ad una domanda di un giornalista sui «funzionari governativi che dicono di non potere, secondo la loro buona coscienza, attenersi a determinate leggi o assolvere ai loro compiti di funzionari governativi, per esempio nel rilasciare licenze matrimoniali a coppie dello stesso sesso» -dunque evidentemente riferendosi, senza nominarla, alla Kevis, Papa Bergoglio rispose: «l’obiezione di coscienza è un diritto umano e se una persona non permette di esercitare l’obiezione di coscienza, nega un diritto. In ogni struttura giudiziaria deve entrare l’obiezione di coscienza, perché è un diritto umano». Più chiaro e pubblico di così! 

PADRE LOMBARDI SMENTISCE. Sulla vicenda però è voluto intervenire ieri sera padre Federico Lombardi, fidato collaboratore di Benedetto XVI, suo portavoce per tanti anni e presidente della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger. Lombardi è stato citato proprio da Viganò e (assieme al suo assistente in lingua inglese, padre Thomas Rosica) ha clamorosamente smentito l’ex nunzio, leggendo gli appunti presi durante l’incontro che ebbe con lui la sera successiva del famoso faccia a faccia tra Viganò e Francesco. In quell’occasione, al contrario di quanto ha riportato l’ex nunzio, il Papa realmente lo rimproverò essendosi sentito da lui ingannato per due motivi. Primo, perché da nunzio apostolico non lo aveva avvertito del potenziale impatto mediatico che, per un saluto informale, rischiò di oscurare il vero motivo della visita negli Stati Uniti e, secondo, per avergli nascosto (o negato) che la Davis era stata sposata quattro volte. Padre Lombardi, infatti, ha letto le parole del Papa che lo stesso Viganò gli riportò allora: «Non mi hai mai detto che aveva avuto quattro mariti!», si lamentò con lui, il Pontefice. Infine, ad una domanda di padre Rosica e padre Lombardi a Viganò, quella sera, se l’incontro fosse stato approvato dal presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti di allora, l’ex nunzio «non ha risposto», consapevole che i vescovi americani non avevano approvato l’iniziativa di Viganò.

 

Ci sono 5 conclusioni che possiamo trarre dal nuovo pettegolezzo vaticano:
1) Mons. Viganò ha mentito ancora: non è vero che il Papa, quando volle incontrarlo dopo il viaggio negli Stati Uniti, non lo rimproverò per aver organizzato l’incontro con Kim Davis. Anzi, è vero il contrario: lo disse lui stesso a padre Lombardi e a padre Rosica.
2) Papa Francesco, all’opposto di quanto vuol far passare Viganò, non ebbe alcun problema a difendere l’obiezione di coscienza dei funzionari pubblici rispetto alle nozze gay, infatti nel viaggio di ritorno dagli USA -come abbiamo dimostrato- ad una precisa domanda diede una precisa risposta: l’obiezione di coscienza è un diritto umano.
3) Papa Francesco ha sgridato Viganò non per avergli fatto incontrare Kim Davis (anche perché lui stesso racconta che il Papa stesso ne fu entusiasta), ma perché Viganò non calcolò e non avvertì del potenziale impatto mediatico che rischiò di oscurare i veri motivi del viaggio pastorale e perché Viganò nascose che la Davis è una pluridivorziata e, dunque, una donna sicuramente coraggiosa per il suo atto di obiezione di coscienza ma una testimone poco credibile nella difesa del matrimonio cristiano.
4) E’ stato l’ex portavoce di Benedetto XVI a smentire Viganò, così come il segretario personale del Papa emerito, Georg Gänswein, lo aveva smentito qualche giorno fa quando il suo (di Viganò) avvocato, Timothy Busch, diffuse la falsa notizia che Ratzinger aveva confermato il famoso dossier. Non è una coincidenza e arriva ben chiara l’indignazione di Benedetto XVI per questa vicenda.
5) Ancora una volta l’uscita di Viganò diventa un boomerang nei suoi stessi confronti.

 

Due giorni fa l’amico Marco Tosatti si lamentava con UCCR per aver difeso Papa Francesco e confutato l’accusa a lui mossa dal dossier Viganò, di cui è stato il correttore di bozza: «Avranno la loro convenienza. È un vero peccato, era un sito interessante. Attendo che commentino la storia di Kim Davis», ha scritto. Beh, lo abbiamo accontentato. Ora siamo noi ad attendere che lui e l’altro compagno della resistenza antipapista, Aldo Maria Valli, facciano i soliti tripli salti mortali per difendere l’indifendibile. Anche se, ad essere sinceri, preghiamo che questa ridicola messinscena a colpi di accuse sgonfie, gossip e pettegolezzi di fronte al mondo finisca. Per il bene di tutti.

AGGIORNAMENTO ORE 22:00
Padre Federico Lombardi ha anche commentato su Tv2000 la scelta di Francesco a non farsi coinvolgere in un botta e risposta con l’ex nunzio Viganò:

La redazione

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