Le “prove di Dio” sul Fatto Quotidiano: buona idea nelle mani sbagliate
- Ultimissime
- 20 Mag 2026

Il nuovo numero di “Millennium”, mensile de “Il Fatto”, si occupa delle prove di Dio. Un’idea ottima affidata però ai soliti laiconi.
«A caccia delle prove dell’esistenza di Dio».
E’ così che Peter Gomez, tra i fondatori de “il Fatto Quotidiano” di cui dirige la versione online, presenta il numero di maggio del mensile “FQ Millenium”.
Una mossa per aumentare le vendite? Può darsi, di certo, sarebbe stato impensabile fino a pochi anni fa che un mensile de “Il Fatto” potesse dedicare un intero numero al tema delle prove dell’esistenza di Dio.
E non in termini ironici o liquidatori, ma riconoscendo apertamente che «proprio le scoperte scientifiche più avanzate fanno rientrare Dio dalla finestra», riaprendo il tema del trascendente.
Resta aggiornato iscrivendoti ai nostri nuovi canali:
Dio e gli scienziati su Millennium
Lo presenta così Gomez: «Il 40% degli scienziati crede in un Essere supremo o in qualcosa di trascendente, soprattutto i fisici».
Per questo, spiega nel video (qui sotto), si è voluto dare voce «a quegli scienziati, anche premi Nobel, che arrivano con le loro ricerche e con le loro scoperte fino a un punto oltre il quale pensano di individuare l’indizio dell’esistenza di un essere supremo».
Per chi pensava che gli uomini di scienza fossero materialisti, prosegue il direttore, si sbagliava: «Non è così, ci sono tanti premi Nobel che la pensano diversamente».
Peter Gomez: “La scienza riporta a Dio”
Lo stesso Gomez firma il primo articolo del nuovo numero di “Millennium”, citando perfino gli studi di Elaine Howard Ecklund (Rice University) sulla fede degli scienziati.
Indagini che nessuno finora aveva mai voluto citare, a parte UCCR.
Scopre così che «non è la religione a resistere alla scienza, ma è la scienza a riaprire tutte le domande».
Dopo aver citato alcuni dei grandi protagonisti del mondo scientifico che hanno sfidato apertamente il materialismo, il ragionamento del fondatore de “Il Fatto” si sofferma sul “fine tuning” cosmico, cioè l’evidenza che le leggi fisiche e le costanti cosmologiche sembrano calibrate con una precisione impressionante per permettere l’esistenza della vita e dell’uomo.
Basterebbe infatti una variazione minima di alcuni parametri fondamentali dell’universo perché nulla di ciò che conosciamo possa esistere. Un’armonia incredibile scoperta dalla fisica moderna, che rende meno plausibile l’idea che tutto sia nato semplicemente dal caso.
Il messaggio di fondo è che la scienza contemporanea, lungi dall’aver eliminato Dio, sta mostrando i limiti di una visione puramente materialista della realtà portando molti scienziati di livello -conclude Peter Gomez-, «a parlare di armonia, di mente, di ordine, di mistero. Perché certi indizi, a volte, sono più testardi delle prove».

Il tema affidato ai soliti laiconi
Il direttore si è preparato bene ma le buone notizie finiscono qui.
L’editoriale di Peter Gomez è la cosa più interessante di tutto il numero.
Ci si sarebbe aspettato il coinvolgimento di filosofi, metafisici, cosmologi ed epistemologi che studiano seriamente questi temi e di cui spesso parliamo.
E invece nessuna traccia di Alvin Plantinga, Richard Swinburne, Edward Feser, David Bentley Hart, William Lane Craig, John Lennox, Robin Collins, Luke Barnes ecc..
“Il Fatto” preferisce affidare il dibattito ai soliti nomi, che non solo non c’entrano nulla con il tema ma addirittura fingono di esserne interessati pensandola esattamente all’opposto.
Così gli articoli interni sono firmati da Jacopo Fo, Piergiorgio Odifreddi, Telmo Pievani, Travaglio e i giornalisti Eleonora Bianchini e Fabrizio d’Esposito.
Un gruppo di laiconi che si improvvisano filosofi del metafisico, giusto per questo mese.
Il risultato è paradossale: un tema enorme e interessante affrontato da chi, com’è noto, nemmeno crede in ciò che scrive.
L’unica eccezione degna di nota è l’intervista a Olivier Bonnassies, imprenditore e saggista francese, coautore del bestseller “Dio. La scienza. Le prove” (Sonda 2024).
Un libro che ha avuto enorme diffusione internazionale proprio per aver raccolto argomenti scientifici e filosofici a favore dell’esistenza di Dio, coinvolgendo studiosi e ricercatori di diverse discipline.
Una presenza che salva, almeno in parte, il numero di “Millenium“.

Bella idea, occasione sprecata
L’intuizione era ottima, inedita e persino coraggiosa. Ma il prodotto è poco credibile e deludente.
Ciò che resta è comunque la conferma di un dibattito in mutamento. Per decenni il paradigma dominante è stato quello materialista: la scienza avrebbe “eliminato” Dio, relegando la religione a sentimento privato.
Oggi, invece, persino ambienti lontani dal pensiero metafisico sembrano prendere atto che le cose non siano così semplici. E provano a parlarne, seppur in maniera goffa e con scarsa credibilità.


















6 commenti a Le “prove di Dio” sul Fatto Quotidiano: buona idea nelle mani sbagliate
Ma non ci eravamo messi d’accordo che, dai tempi almeno di Aristotele: almeno, non è dimostrabile l’inesitenza di ciò che non esiste. Come si può pretendere di dimostrare la sua esistenza?
Sei in grado di dimostrare che tu sei un essere umano e non un cervello attaccato a una macchina che ti simula la realtà? Finché non sarai in grado di provarlo non ha alcun senso leggere quello che dici perché sarebbe un prodotto della macchina che ti illude di vivere e pensare.
Ultimamente ho scritto e pubblicato un libro proprio su questi temi. Si intitola “DIO ESISTE? I segni e le prove” ed è stato selezionato per il Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 nell’area Self – Saggi. Il libro affronta ricerche scientifiche e studi relativi ai fenomeni considerati soprannaturali: fine tuning cosmico, complessità biologica, esperienze di premorte (NDE), esperienze mistiche, reperti della Passione, miracoli eucaristici. Il libro si conclude anche con un capitolo dedicato a sorprendenti corrispondenze numeriche riguardanti date e orari di alcune tra le più note manifestazioni mariane.
(Scusate l’autopromozione; se il commento non è opportuno potete tranquillamente rimuoverlo).
Per chi fosse interessato, questo è il link:
https://amzn.eu/d/0as55vm7
Gentile Professor Canto, complimenti per il suo saggio e per il meritato riconoscimento a Torino 2026! Il tentativo di rintracciare le impronte di Dio nel cosmo e nella storia è un esercizio prezioso della ragione.Accanto alla grandiosità del fine-tuning cosmico o all’evidenza dei miracoli, credo però che la traccia più vertiginosa sia quella che potremmo definire la «grammatica di Dio»: la Sua umiltà, come direbbe san Francesco. La caratteristica più sorprendente di Dio, quella che mi riempie di stupore (e speranza), non è il fatto che si imponga, ma che scelga ostinatamente di nascondersi con un atto di nascondimento, come fa il sole nell’eclissi.Dio scrive la Sua storia sottraendosi al clamore: si nasconde per trent’anni nel silenzio quotidiano di Nazaret, si nasconde nello scandalo della Croce e continua a nascondersi nell’estrema fragilità dell’Eucaristia. È lo stesso metodo con cui oggi ci viene incontro nel povero, che sia un povero “biologico” (il bambino non desiderato nel grembo materno, il malato terminale) o un povero “biografico” (l’emarginato, lo scartato dalla storia, come direbbe Papa Francesco).Se la scienza ci aiuta a intravedere l’ordine del Creatore, è solo l’amore che ci permette di decifrare questo Suo linguaggio fatto di piccolezza e accoglienza. Il senso profondo di ogni “segno” non è quello di costringere l’intelligenza a credere, ma di educare il cuore a riconoscere l’Infinito che si fa vulnerabile. Perché la legge della fede è quella dell’amore; la legge degli uomini, invece, è la legge della forza e dell’evidenza.Non solo, ma questo Suo nascondersi rende possibile anche per noi, per il Suo Corpo mistico, la legge della “sobornost”, della soddisfazione vicaria e dell’intercessione, alleluia!
La ringrazio per il complimento e per il suo intervento ricco di spunti.
Condivido l’idea che i “segni” non servano a costringere qualcuno a credere, ma piuttosto a far riflettere e a mettere in discussione certe visioni puramente materialistiche della realtà. Anch’io penso che Dio non voglia imporsi all’uomo in modo schiacciante, ma lasciare spazio alla libertà personale e a una risposta libera e consapevole.
La ringrazio molto per la sua risposta, Professore. Condivido pienamente. Le faccio i miei migliori auguri per il libro e per l’esperienza al Salone di Torino 2026!