Quando Antonio Socci difendeva Papa Francesco dai «ratzingeriani»

Antonio SocciLo scrittore Antonio Socci in questi ultimi anni ha voltato le spalle a  “Comunione e Liberazione”, movimento ecclesiale a cui è sempre appartenuto (lo ha rivelato il direttore di “Tempi” Luigi Amicone), ha voltato le spalle a Medjugorje e ai messaggi dati ai veggenti (lo abbiamo mostrato pochi giorni fa), ed infine -recentemente- ha voltato le spalle anche alla Chiesa e al cattolicesimo. Fu lui stesso, infatti, a “scomunicare” dal cattolicesimo chi criticava Francesco dubitando sulla sua persona e, dunque, si è di fatto auto-scomunicato dato che oggi è lui stesso passato all’antipapismo militante (non lo diciamo noi, ma una fonte tradizionalista come il noto blog “Messainlatino.it”).

Ci riferiamo in particolare ad un articolo scritto dal giornalista di “Libero” nell’ottobre 2013una onesta difesa -come quelle che sapeva fare lui- verso Papa Francesco dalle stesse accuse che oggi fondano il suo antipapismo e dagli stessi accusatori che oggi sono diventati i suoi seguaci: «C’è chi – lefebvriano più o meno confesso – soprattutto tramite la rete», scriveva, «soffia sul fuoco di questo malessere, per alimentare il dissenso e per amplificare i dubbi, delegittimando il papa». Non sembra la perfetta descrizione di Antonio Socci oggi? Lui stesso si auto-descrisse due anni prima…profetico! Vi consigliamo la lettura integrale di quell’articolo (grazie ad un nostro lettore per avercelo segnalato).

Certo, sappiamo che Socci cambiò opinione su Francesco (e il mondo cattolico ha cambiato opinione su Socci) ma in questo caso ha fatto ben di più: ha assunto l’esatto comportamento che fino a pochi mesi prima osteggiava apertamente definendolo “fanatismo” e “fondamentalismo ratzingeriano”. Questo contraddittorio cambiamento sembra segnalare una mancanza di lucidità nei suoi giudizi attuali.

Lo scrittore continuò così: «Tutto fa brodo per attaccare Francesco, perfino il colore delle scarpe o il fatto che dica “Buongiorno” e “Buon pranzo”. Ogni inezia viene guardata col sospetto di eterodossia e di infedeltà alla tradizione». Ma, ancora una volta, non è forse quello che fa oggi lui stesso? Non è lui che si appiglia a qualunque cosa per condannare l’eterodossia di Francesco? Dall’Eucarestia passata necessariamente di mano in mano durante la Santa Messa a Manila a causa della presenza di 6 milioni di fedeli (6 milioni!!), fino alla mancata visita di una università cattolica a cui avrebbe preferito un incontro ecumenico in un tempio buddhista (una menzogna, oltretutto, come abbiamo dimostrato)?

«Ma degli atti ufficiali del suo magistero se ne infischiano», scrisse ancora Socci. «Così pure snobbano il suo magistero quotidiano». Appunto. Sappiamo bene che oggi l’ossessione principale dello scrittore è la famosa intervista a Scalfari, ecco cosa scrisse allora: «il Papa da settimane viene “impiccato” (moralmente) a una battuta attribuitagli da Eugenio Scalfari nel corso di un colloquio privato che poi è stato pubblicato sulla “Repubblica” il 1° ottobre. Si tratta di quelle due righe sulla coscienza, il bene e il male. Da settimane nella rete (e in qualche giornale) ribolle il malcontento di certi cattolici che, scandalizzati, sollevano sospetti sul Papa per quelle due righe. Nessuno di loro sembra porsi la domanda più ovvia: papa Francesco pensa veramente che ognuno possa decidere da solo cosa è bene e cosa è male e autogiustificarsi così? Possibile che il Papa professi un’idea per la quale non avrebbe più alcun senso né essere cristiani, né credere in Dio (tantomeno fare il papa)? E’ evidente che si tratta di una colossale baggianata. Qualunque persona in buonafede si rende conto facilmente che è assurdo aver alimentato tanta confusione per quelle due righe. Se poi qualcuno, più sospettoso, continuasse ad vere dei dubbi gli basterebbe, per chiarirsi le idee, ascoltare il magistero quotidiano di Francesco».

Non c’è mai stata risposta migliore a chi utilizza l’intervista a Scalfari contro Francesco, come ha spiegato Socci si tratta soltanto di persone in malafede. «Ma chi sta col “randello” del pregiudizio in mano», proseguì nel 2013, «con l’unico obiettivo di coglierlo in fallo, non sente ragioni, si attacca a ogni pretesto ed è sempre pronto a colpire». Vi ricorda forse qualcuno? «Il fondamentalista non riflette su come quella frase sia stata veramente detta dal Papa e magari su com’è stata capita e riportata da Scalfari, non coglie la circostanza colloquiale, né il fatto che Bergoglio parla in una lingua che non è la sua e che non padroneggia alla perfezione. Infine tutto andrebbe valutato alla luce del vero e costante magistero ufficiale di papa Francesco». Non sarebbe il caso che Socci si rileggesse, ogni tanto?

Aggiunse oltretutto, sempre per quanto riguarda la nota intervista: «Non so cosa il papa sapesse di Scalfari e come si sia svolto quell’incontro. Però una volta che il malinteso si è prodotto il papa ha cercato di evitare equivoci. A padre Lombardi è stato detto di far presente che quell’intervista non era stata da lui rivista, è uscita dalla penna di Scalfari dopo una chiacchierata informale. Soprattutto – come padre Lombardi ha sottolineato – essa non fa parte in alcun modo del magistero di papa Francesco. Ma anche in questo caso ci sono i “troppo zelanti” che l’indomani, il 2 ottobre, hanno rilanciato quell’intervista addirittura sull’Osservatore romano. Pare che il papa se ne sia rammaricato e che il 4 ottobre, durante la visita ad Assisi, se ne sia lamentato col direttore Gian Maria Vian. C’è anche un video che probabilmente immortala proprio la protesta di papa Francesco per quell’improvvida iniziativa. Il Papa si è reso conto che è facile essere strumentalizzato dai media». Tuttavia i problemi di comunicazione ci sono sempre stati, ha ricordato giustamente, «anche Benedetto XVI incappò nel doloroso malinteso di Ratisbona. Dipende molto dai media, dalla loro superficialità, approssimazioni o dalla malafede del pregiudizio».

Socci arrivò anche a definire perfettamente quel che lui stesso oggi sta facendo: «Oggi poi alla forzatura di certi media che attribuiscono arbitrariamente a Francesco un profilo “sovversivo”, fanno da sponda – come dicevo – certi fondamentalisti che alimentano all’interno della cristianità la stessa idea. Il disorientamento che si produce così non va sottovalutato». Pochi giorni fa lo scrittore ha definito il sociologo Massimo Introvigne uno «sconosciuto ai più», membro della «variopinta corte di Papa Francesco», reo di aver difeso il Pontefice…ma due anni fa lo elogiava proprio per la sua difesa del Pontefice: «Anche un sociologo attento come Massimo Introvigne ha lanciato l’allarme, mettendo in guardia dal rischio di imboccare la via che porta allo scisma. Perché la sofferenza è manifestata soprattutto da buoni cattolici ed ecclesiastici finora fedeli al papa che dicono di sentirsi orfani di Benedetto XVI». Già, ma non è forse Socci a ripetere costantemente quanto si senta orfano di Benedetto XVI? Sta dunque puntando allo scisma, come profetizzò indirettamente nel 2013?

Il giornalista di “Libero” ricordò infine agli antipapisti di allora, suoi fedeli seguaci oggi: «Questi sedicenti ratzingeriani dimenticano che papa Benedetto ha proclamato fin dall’inizio la sua affettuosa sequela al nuovo papa e ha ricordato a tutti – alla vigilia del Conclave – il fondamento del cattolicesimo: “Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura”. Se non si crede questo, come ci si può dire cattolici?». Ecco appunto, sono bastati pochi mesi e il sedicente ratzingeriano Antonio Socci non solo si è rimangiato tutto, avviando una dura sfida contro Papa Francesco, ma ha anche cercato di contrapporre Benedetto XVI al nuovo papa. Prendendo in prestito le sue parole: «come ci si può dire cattolici?». 

La redazione

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