Sandro Magister attacca anche Benedetto XVI: «ha messo sottosopra la Chiesa»

magister benedettoxvi«La rivoluzione di papa Francesco sta mettendo sottosopra la Chiesa. Ma anche il suo mite predecessore di nome Benedetto non è da meno». Comincia così ciò che era inevitabile: gli antibergoliani non possono che scoprirsi anche antiratzingeriani. Ad uscire finalmente allo scoperto, in questo caso, è stato Sandro Magister, vaticanista del noto settimanale anticlericale l’Espresso.

Nel giugno 2015, Magister è stato sospeso dalla Sala stampa del Vaticano per aver violato l’embargo sull’enciclica Laudato si’, diffondendo prima del permesso la bozza del documento: «una iniziativa scorretta, fonte di forte disagio per moltissimi colleghi giornalisti e di grave turbamento del buon servizio di questa sala stampa», ha scritto padre Federico Lombardi. Magister non rilasciò dichiarazioni ma, da allora, ha amplificato la sua battaglia mediatica anti-Bergoglio, alla quale dedica tutto se stesso con quotidiano impegno.

Favorevole al sacerdozio femminile e ridicolizzatore di San Giovanni Paolo II («Il guaio, per lui, è che c’è chi lo prende in parola», diceva del Papa polacco), come abbiamo segnalato, oggi il giornalista Magister è curiosamente visto dal mondo tradizionalista come l’araldo del vero cattolicesimo. Di fatto, è la musa ispiratrice dei quotidiani vaneggiamenti di Antonio Socci, altro noto antipapista italiano. Il secondo cita continuamente il primo, mentre Magister lo ignora da sempre. Anzi, ha perfino ampiamente confutato uno dei tanti complotti socciani, quello del Conclave invalido del 2013. Ovviamente è stata l’unica volta in cui Socci ha preferito non citare il pensiero del fido Magister.

L’antipapismo si autoalimenta in modo incessante sui social network, anche grazie alla complicità e alla stretta alleanza con il folto -seppur in via d’estinzione-, gruppo di sedevacantisti, rimasti all’ultimo pontefice valido: Pio XII. Se c’è, però, una cosa che manda velocemente in fumo il loro estenuante lavorio quotidiano, è la fedeltà e l’unità che i fedelissimi vescovi, cardinali e teologi di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II mostrano continuamente a Papa Francesco. Parliamo, ad esempio, del card. Angelo Scola, primo sostenitore della contestata (almeno in certi ambienti) Amoris Laetitia, nella quale, ha scritto, Francesco «ribadisce con chiarezza la verità del matrimonio indissolubile nel suo senso cristologico (come segno oggettivo dell’amore di Cristo per la Chiesa) ed antropologico (come espressione del desiderio del “per sempre” radicato nel cuore di ogni uomo e di ogni donna)». Posizione simile a quella all’arcivescovo ratzingeriano Luigi Negri, per il quale -sempre a proposito dell’esortazione papale, «la chiarezza c’è, non c’è obiezione alla tradizione magisteriale precedente. Bisogna stare alle cose che sono scritte non all’enorme fenomeno di manipolazione nel quale siamo incorsi. L’ottavo capitolo della Amoris laetitia è una sfida ad essere realmente pastori».

Anche il card. Camillo Ruini, principale collaboratore di Benedetto XVI (attualmente presidente del comitato scientifico della Fondazione Joseph Ratzinger), è sceso in campo più volte al fianco di Papa Bergoglio: «Bisogna essere ciechi per non vedere l’enorme bene che papa Francesco sta facendo alla Chiesa e alla diffusione del Vangelo», ha detto. Il guineano card. Robert Sarah (la cui caratteristica principale, secondo Antonio Socci, è «l’assoluta fedeltà alla dottrina della Chiesa») ha affermato: «cosa pensare di un figlio o di una figlia che critica pubblicamente il padre o la madre? Come potrebbe la gente rispettare quella persona? Il Papa è nostro padre. Gli dobbiamo rispetto, affetto e fiducia (anche se le critiche non sembrano dargli fastidio), personalmente, ho piena fiducia in lui ed esorto ogni cristiano a fare lo stesso». Il card. Gerhard Müller, prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, ha a sua volta manifestato ampia stima di Francesco, scrivendo: «sta perseguendo una spirituale purificazione del tempio, nello stesso tempo dolorosa e liberatrice, allo scopo di far risplendere nella Chiesa la gloria di Dio, luce di tutti gli uomini». Qualche giorno fa è anche intervenuto anche il biografo americano di Giovanni Paolo II, George Weigel, lamentandosi delle «teorie cospiratorie di giornalisti (soprattutto italiani) con tanto spazio da riempire». Non è difficile capire a chi si riferisse.

Si potrebbe continuare a lungo, altri autorevolissimi esponenti sono citati nel capitolo dedicato del nostro dossier, preferiamo concludere con il segretario personale di Papa Ratzinger, padre Georg Gaenswein. Anche Sandro Magister ha dovuto riconoscere che «nessuno dubita» del fatto che le parole pubbliche di mons. Gaenswein «corrispondano al pensiero» di Benedetto XVI, «e siano state da lui autorizzate». Un giusto riconoscimento che, tuttavia, non giova all’onestà intellettuale del noto vaticanista, il quale ha sempre evitato di riportare le tante dichiarazioni del segretario di Papa Ratzinger sull’unità, l’amicizia e la continuità tra Francesco e il Papa emerito. «Tra i due c’è davvero un rapporto molto cordiale e rispettoso», ha dichiarato ad esempio padre Georg nel marzo 2015. «La stima di Benedetto [per Papa Francesco, nda] è molto alta, ed è aumentata per il coraggio del nuovo papa, settimana dopo settimana», ha riferito nel febbraio 2014. E ancora: «Non è un segreto che fra i due Papi c’è una buona relazione. Si parlano, si scrivono, si telefonano…quello che si dicono faccia a faccia non posso saperlo». «Non conosco dichiarazioni dottrinali di Francesco che siano contrarie a quelle del suo predecessore. Benedetto e Francesco sono diversi, talvolta molto diversi, i modi di espressione. Ma li accomuna la sostanza, il contenuto, il depositum fidei da annunciare, da promuovere e da difendere. Chi dubita di Papa Francesco ha poco senso della Chiesa», ha detto un anno fa.

Le parole di mons. Gaenswein sono state sempre ignorate da Magister e da tutti i sedicenti “combattenti per la verità”. L’unica volta che il segretario personale di Ratzinger è stato preso in considerazione dall’antipapismo, è stata per una dichiarazione del maggio scorso. «Dall’elezione del suo successore, Papa Francesco – il 13 marzo 2013 – non ci sono due Papi, ma di fatto un ministero allargato con un membro attivo e uno contemplativo», ha riferito mons. Georg durante la presentazione pubblica di un libro. «Per questo, Benedetto non ha rinunciato né al suo nome né alla talare bianca. Per questo, l’appellativo corretto con il quale bisogna rivolgersi a lui è ancora ‘Santità’». Antonio Socci ha subito scritto di “dichiarazioni esplosive”, trovandovi linfa nuova per il suo vecchio complotto dell’elezione invalida di Papa Francesco. Poi, ha preferito declinare sul più classico misterismo, sulle abusate “verità non rivelate”, sui fantomatici “scritti riservati”, arrivando a dipingere come “clamoroso giallo” uno scritto di Papa Francesco in cui parla della rinuncia di Benedetto XVI all’«esercizio attivo del ministero petrino». Frase presentata da Socci come clamorosa, apocalittica, esplosiva, che sarebbe «imbarazzante per i “bergogliani”». Un’altra bufala del giornalista di Libero: di «decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero» ne ha parlato lo stesso Benedetto XVI durante la sua ultima udienza, nel lontano 27/02/13. Altro che giallo!

Sandro Magister, al contrario, molto più ragionevolmente ha reagito con stizza, facendo giustamente notare che mons. Georg è il «più intimo contatto» di Papa Ratzinger e quel che dice corrisponde al pensiero di Benedetto XVI. Per questo, ha deciso di scagliarsi contro il Papa emerito: «La rivoluzione di papa Francesco sta mettendo sottosopra la Chiesa. Ma anche il suo mite predecessore di nome Benedetto non è da meno. Nessuno si sarebbe aspettato che da lui provenisse un gesto di così inaudita rottura nella storia del papato, totalmente senza precedenti». Accuse pesanti, questa volta contro Benedetto XVI. «Il reale comportamento di Ratzinger», ha proseguito Magister, contraddirebbe le sue intenzioni di ritirarsi in preghiera: «Ratzinger ha rotto più volte il silenzio che aveva fatto presagire dopo le dimissioni. Sono ormai una dozzina le volte in cui ha scritto o detto qualcosa in pubblico, ogni volta obbligando a studiare che cosa sia in accordo e che cosa no tra lui e il magistero del papa “attivo”». Nella frase conclusiva, il giornalista dell’Espresso accusa di “ambiguità” anche Papa Ratzinger, utilizzando una frase molto furba: «Nel magistero di Francesco l’ambiguità trionfa, ma anche il “papato emerito” di Benedetto è un enigma insoluto». Tre giorni fa, Magister ha raddoppiato la dose, accusando Benedetto XVI di discontinuità rispetto a Giovanni Paolo II, avendo «deliberatamente introdotto la figura del “papa emerito”», verso la quale Papa Wojtyla sarebbe stato contrario.

Probabilmente il giornalista dell’Espresso non può più mascherare la sua insofferenza e ha capito che, se si tratta di “ministero allargato”, le sue quotidiane bordate contro il ministero “attivo” di Francesco vanno a colpire anche quello “passivo” di Benedetto XVI, che lo sostiene intimamente e pubblicamente. Cosa intenda con precisione mons. Gaenswein quando parla di “ministero allargato” non lo sappiamo, una risposta la si può trovare nelle parole di Benedetto XVI durante la sua, già citata, ultima udienza. Ciò che ormai risulta invece chiaro, è che dietro ad un antibergogliano non può che trovarsi anche un antiratzingeriano. Per amore all’insegnamento di Benedetto XVI sull’inseparabilità tra fede e ragione, ci auguriamo che i cattolici che frequentano il web sappiano lasciarsi alle spalle il rumoroso gruppetto di giornalisti che sta combattendo mediaticamente Papa Francesco, riversando sui rispettivi lettori i loro problemi esistenziali, che invece sarebbe meglio risolvessero con l’aiuto di un buon confessore.

La redazione

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86 commenti a Sandro Magister attacca anche Benedetto XVI: «ha messo sottosopra la Chiesa»

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  1. Laura ha detto

    Dico solo che l’imbarazzante coppia Magister-Socci mi rende quasi simpatica la coppia Mancuso-Hans Kung, e ho detto tutto!

    • Boomers ha detto in risposta a Laura

      Fanno parte della stessa barca, Laura. Sono persone che entrano in crisi esistenziale e che, al contrario di altri, hanno visibilità mediatica. Il problema non sono loro, ma gli ingenui lettori plagiati dai loro deliri anticattolici. Articoli come questo sono una sana ventata d’aria fresca!

  2. Vincent Vega ha detto

    Cari amici, io sono un grande sostenitore di Papa Francesco ma, se mi è concesso, vorrei ricordare di non cadere in quella che io chiamo “compulsione normalista”.

    Vorrei che fosse chiara una cosa: per me le discontinuità tra questo pontificato e gli altri esistono, ma sono date dal fatto che questo Papa è il primo vero Papa post conciliare della storia, essendo stato ordinato nel 1969 (ovvero a Concilio Vaticano II già concluso) mentre Paolo VI, Papa Giovanni Paolo II e Bendetto XVI sono padri del Concilio (come Giovanni Paolo II e Benedetto) e comunque sempre persone che hanno cercato di limitarne, quando non proprio di frenarne, l’aspetto riformista. Pensiamo ad esempio alla Humanae vitae di Paolo VI. Cosa fu se non un documento pre conciliare in epoca post conciliare?

    Papa Francesco è un vero e proprio figlio spirituale del CVII, è questa l’enorme differenza.

    Ad esempio dire, come fanno alcuni, che Benedetto ha risposto al nichilismo e che Francesco si oppone all’individualismo comporta una riduzione apologetica dei due papi, che proprio sul piano storico non mi sembra di poter accettare. Ciò che è accaduto, con Benedetto e con Francesco, è invece una interpretazione di ciò che il Concilio Vaticano II ha voluto sancire circa il rapporto tra Chiesa e mondo, che il primo ha cercato di smorzare e quasi di rimuovere, mentre il secondo se ne riconosce figlio e naturale continuatore.

    Per quanto mi rguarda una preoccupazione puramente statica (come quella di Benedetto) e una esigenza dinamica (come quella di Francesco) possono certo costituire una unità. È sempre necessario assicurare una continuità all’unico soggetto ecclesiale. Ma come si assicura tale continuità? La Chiesa è un museo in cui ripetere sempre il medesimo cerimoniale o un giardino dove fioriscono piante e crescono frutti e accadono cose nuove?
    La continuità comporta necessariamente alcune importanti diversità. In altri termini, dovremmo riconoscere che la riforma è una condizione della continuità della tradizione. Su questo punto, tuttavia, i due papi hanno mostrato – proprio nei confronti della “riforma” – un approccio grandemente diverso, pur all’interno della medesima tradizione.

    Vorrei fermarmi soltanto su un punto. Le dinamiche di ripensamento del ministero diaconale, su cui Francesco ha recentemente richiamato la attenzione, non si confrontano semplicemente con la “tradizione della chiesa”, ma debbono vedersela con il tentativo di resistenza ad oltranza al cambiamento che prima come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e poi come papa Benedetto XVI, J. Ratzinger ha perseguito con assoluta determinazione.

    Analizziamo rapidamente gli sviluppi degli ulti 20 anni:

    1) Nel 1998 papa Giovanni Paolo II fece propria una decisione assunta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede – il cui Prefetto era J. Ratzinger – mediante la quale corresse il n. 1591 del CCC, rileggendolo restrittivamente, e soprattutto creando una “categoria ex novo” che permetteva una drastica separazione, all’interno dell’ordine sacro, tra presbiterato e episcopato, da una parte, e diaconato, dall’altra. Il prezzo pagato per questa “operazione difensiva” era la incrinatura dell’unità del ministero ordinato, per difendere episcopato e presbiterato da ogni eventuale novità diaconale.

    2) 2009, recependo una indicazione di Giovanni Paolo II, papa Benedetto, continuando la medesima traiettoria che aveva suggerito come Prefetto 11 anni prima, modificò anche il CjC, ai canoni 1008-1009, integrando il testo in analogia con il catechismo e riducendo drasticamente la comprensione del “diaconato” nella Chiesa latina, escludendone la rappresentanza nelle azioni in nome di Cristo capo, e offrendo una lettura riduttiva delle competenza in rapporto alla liturgia, alla parola e alla carità.

    La figura del diacono, che emerge da questa rilettura, è profondamente ridimensionata e separata diremmo per principio dall’esercizio effettivo della autorità ecclesiale. Ma questa operazione, di fatto, ha mirato ad una regresso alla condizione di “gestione della autorità” tipica della Chiesa pre-conciliare. Nella quale l’esercizio della autorità ecclesiale non veniva alterato da “nuove competenze” in capo a soggetti che, pur appartenendo al “clero”, possono oggi essere stabilmente uxorati e, magari, domani, essere esse stesse “uxores”!

    Ma tanti altri fatti si sono ripetuti, negli ultimi 30 anni, su molti altri temi: sul matrimonio, sulla eucaristia, sulla unzione dei malati, sui criteri di traduzione dei testi liturgici, sull’uso della liturgia preconciliare, per non parlare della gestione del “consenso” e del “dissenso”. Appare un intero quadro di “resistenza nell’immobilismo” – che nega alla chiesa la autorità per poter cambiare
    E sarà obiettivamente molto difficile interpretare tutto ciò anche come “risposta al nichilismo”, poiché la autoreferenzialita ecclesiale è il prezzo che Benedetto ha pagato al mito ottocentesco della lotta al nichilismo moderno. Un prezzo troppo alto. Di cui egli stesso si è reso conto, trasformando la resistenza ad oltranza in una resa al ministero, senza possibilità di appello.

    La riduzione di Benedetto a combattente contro il nichilismo e di Francesco a soldato contro l’individualismo non tiene conto che, mentre la prima battaglia determina una grave chiusura autoreferenziale per la Chiesa, la seconda esige in modo urgente una chiesa in uscita, da intendersi come “carovana”, come “ospedale da campo”, chiamata a rischiare di essere incidentata piuttosto che asfissiare per l’aria viziata e che indica in una “fraternità mistica” il suo orizzonte comunitario e sociale, spirituale e pastorale.

    Appare, dunque, una differenza strutturale, che non può essere trascurata. Tra un papa che non riesce ad accettare di celebrare stabilmente “oltre Pio V” e un papa che osa avanzare “oltre il massimalismo morale” imposto dai suoi predecessori, io credo che si possa parlare di sostanziale continuità solo al prezzo di un esercizio retorico troppo spinto. Io riconosco una continuità solo grazie ad una benedetta e innegabile discontinuità. Che si chiama, appunto, forza e complessità della tradizione. Nella quale il secondo ha preso la iniziativa dove il primo restava sempre diffidente e in attesa.

    Perciò le discontinuità esistono, eccome. Ma sono dovute al fatto che, finalmente, l’epoca della controriforma (che io chiamo l’epoca tridentina) è davvero finita. Ciò non toglie che la Chiesa Cattolica è sempre lei, e va avanti, sempre assistita dallo Spirito Santo.

    • Alessio leone ha detto in risposta a Vincent Vega

      Ciao Vincent, seguo a volte i tuoi commenti sul mitico sito di UCCR,e li trovo molto interessanti e ben argomentati “dati alla mano” :)….in un post mi pare che riguardava il mitico Luigi Negri che confermava una certa continuità con la tradizione cattolica della “amoris letizia” ho trovato molto interessante come hai spiegato il “passaggio” dalla “spiritualita” del Concilio di Trento su certe tematiche al Concilio Vaticano II tenendo ben presente quello che succedeva fino al medioevo :).Volevo chiederti se sei anche su facebook e se hai una pagina dove fai interventi e spiegazioni. .. mi piacerebbe essere tuo amico Face perché spesso leggo gli articoli di UCCR da li.Il mio “orientamento” teologico è quello della mitica “Communio” (Ratzinger,Danielou, Von Balthasar, De Lubac, Schonborn, Scola ecc ecc) cioè della riforma nella continuità ma apprezzo moltissimo Papa Francesco che come dici tu valorizza tutta la bimillenaria tradizione della chiesa in modo molto positivo pur con alcuni “rischi” che questo può comportare…. scusa se mi sono dilungato e Ringraziandoti per l’eventuale risposta Dio ti benedica e protegga sempre 🙂

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Alessio leone

        Per Alessio Leone

        “Ciao Vincent, seguo a volte i tuoi commenti sul mitico sito di UCCR,e li trovo molto interessanti e ben argomentati “dati alla mano” :)….in un post mi pare che riguardava il mitico Luigi Negri che confermava una certa continuità con la tradizione cattolica della “amoris letizia” ho trovato molto interessante come hai spiegato il “passaggio” dalla “spiritualita” del Concilio di Trento su certe tematiche al Concilio Vaticano II tenendo ben presente quello che succedeva fino al medioevo :).”

        In Quell’articolo ho cercato di dimostrare, storia alla mano, che la Chiesa attuale non sta “inventando” nulla nella sua gestione dei divorziati risposati e dei conviventi, ma si sta semplicemente reinnestando in una pastorale più antica del Concilio di Trento. Tutto li. 🙂

        “Volevo chiederti se sei anche su facebook e se hai una pagina dove fai interventi e spiegazioni. .. mi piacerebbe essere tuo amico Face”

        Guarda non scrivo su Facebook perché ci tengo alla mia vita privata, sorry. 🙂

        “perché spesso leggo gli articoli di UCCR da li.Il mio “orientamento” teologico è quello della mitica “Communio” (Ratzinger,Danielou, Von Balthasar, De Lubac, Schonborn, Scola ecc ecc) cioè della riforma nella continuità ma apprezzo moltissimo Papa Francesco che come dici tu valorizza tutta la bimillenaria tradizione della chiesa in modo molto positivo pur con alcuni “rischi” che questo può comportare…. scusa se mi sono dilungato e Ringraziandoti per l’eventuale risposta Dio ti benedica e protegga sempre.”

        Ma guarda, anche io sostengo l’ermeneutica della continuità. Il punto è come si intende questa ermeneutica. Va intesa come mera continuità con l’epoca tridentina della controriforma o, piuttosto, come continuità coi 2000 anni di storia della Chiesa dalla Pentecoste (che avvenne un millennio e mezzo prima del Concilio di Trento) in poi?

        Se è la seconda per me non c’è nessuna difficoltà con l’ermeneutica della continuità. Ma se con continuità si intende stretta continuità con l’epoca tridentina della controriforma allora i problemi ci sono eccome. Tuttavia non è un mio problema, perché io sono uno di quelli che ritiene la Chiesa nata durante la Pentecoste di 2000 anni fa e non a metà XVI secolo. 🙂

        • Alessio leone ha detto in risposta a Vincent Vega

          Ok Grazie Vincent lo stesso per la risposta è peccato non ci sei su Facebook…..sarebbero molto utili le tue argomentazioni anche li credimi :)…..per il resto mi trovi sostanzialmente d’accordo con quello che dici…..anche per me la tradizione della chiesa è quella per “intero”…..e non solo dal 500 in poi. …sarebbe per me un procedere per “sottrazione” non tenere di conto di tutti e 2000 anni di chiesa….pur con tutto il rispetto per il Concilio di Trento 🙂

        • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

          Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via?».
          Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. (Mt 19.7-8)

          La continuità è con Mosè, non con Gesù.

          • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

            Nessuno ha messo in dubbio l’indissolubilità del matrimonio. L’unica cosa che è stata detta è che non è affatto detto che le persone che vivono con un nuovo coniuge siano in ststo soggettivo di peccato mortale, nonostante l’irregolarità della loro situazione, e che quindi dopo adeguato discernimento potrà essere possibile accedere ai sacramenti.

            Ma il discernimento spetta ai sacerdoti, non ai singoli fedeli.

            Ma nessuna continuità con Mosè, l’indissolubilità dei matrimoni celebrati validamente non è in discussione.

            • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

              Hai mai letto l’Esort. ap. “Familiaris consortio”?

              • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                Si l’ho letta, e tra Familiaris consortio e Amoris Laetita c’è un oggettivo cambio non dottrinale ma pastorale. Cosa del tutto normale visto che il 1981 non è il 2016, e che quei tempi erano diversi da quelli di oggi.

                • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

                  Sei sicuro di averla letta bene?

                  • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                    Si Lorenzo. La conosco a memoria, praticamente. 🙂

                    • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

                      Come puoi sostenere che per AL la costanza in adulterio non è un peccato oggettivo e che la dottrina non è cambiata? O fai di AL una lettura errata o è cambiata la dottrina.

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

                      No, il peccato c’è ma l’imputabilità può, in certi casi (che è compito del confessore discernere) non esserci. Tutto li. E questa è dottrina cattolica. Ciò che è cambiato è la pastorale, visto che un tempo si presumeva che tutte le persone che vivevano in quello stato fossero anche in stato di peccato mortale personale e che quindi non potessero accedere alla Comunione.

                      Di nuovo: cambio di pastorale, non di dottrina.

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

                      Per la cronaca, Al dice chiaro e tondo che i divorziati risposati con matrimoni valido che non vivono come fratello e sorella vivono in una situazione irregolare, di peccato oggettivo. Ma il fatto che vivano in una situazione di peccato oggettivo non significa che siano anche in stato di peccato mortale soggettivo personale.

                      Se, infatti, c’e anche una sola di queste condizioni:

                      1)eventuale ignoranza della norma ;
                      2)pur conoscendo bene la norma, si ha grande difficoltà nel comprendere « valori insiti nella norma morale »;
                      3) si hanno concrete situazioni che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa (cioè assenza oggettiva di libertà, visto che solo la libertà può fondare la qualità di un atto morale);
                      4) si è, più generalmente, colti dal timore (ad esempio rischio di non sostentamento);
                      5)si è preda delle abitudini;
                      6)si è preda degli affetti smodati (che necessitano una particolare maturazione umana);
                      7) ci sono altri fattori psichici ( une persona squilibrata non può essere tenuta pienamente responsabile);
                      8) intervengono luoghi e fattori sociali (asseconda dei luoghi e delle leggi civili).

                      La condizione di peccato resta, ma l’imputabilità personale non sussiste, e se non c’è imputabilità personale c’è solo materia grave ma non peccato mortale, ergo si può fare la Comunione. Ma ribadisco che è compito del confessore è solo del confessore discernere, non del fedele autonomamente.

                      Cito sempre da Al

                      E qua arriviamo al discorso della Comunione. Cito sempre Al

                      “Per comprendere in modo adeguato perché è possibile e necessario un discernimento speciale in alcune situazioni dette “irregolari”, c’è una questione di cui si deve sempre tenere conto, in modo che mai si pensi che si pretenda di ridurre le esigenze del Vangelo. La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[339] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa. Come si sono bene espressi i Padri sinodali, «possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione».[340] Già san Tommaso d’Aquino riconosceva che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma senza poter esercitare bene qualcuna delle virtù,[341] in modo che anche possedendo tutte le virtù morali infuse, non manifesta con chiarezza l’esistenza di qualcuna di esse, perché l’agire esterno di questa virtù trova difficoltà: «Si dice che alcuni santi non hanno certe virtù, date le difficoltà che provano negli atti di esse, […] sebbene essi abbiano l’abito di tutte le virtù”.

                      Spero che sia tutto chiaro.

                      Ribadisco per l’ennesima volta: il cambio da Familiaris consortio c’è, ma è pastorale, non dottrinale. Semplicemente si è pessati di una “presunzione di colpevolezza” a un più equo discernimento.

                      La cosa non deve sorprendere, visto che:

                      1) I divorziati risposati oggi non sono più causa di scandalo.

                      2) Ad altri peccatori come gli evasori fiscali, ladri pubblici e sanguisughe, nessuno ha mai chiesto che venisse negata la Comunione; anzi ho sentito più di un “cattolicone” borghese e benpensante che tuonava contro adulteri e concubini affermare che pagare le tasse quando superano il 33% è immorale.

                      Semolicemente è finita l’era dell’ipocrisia, tutto qui.

            • Eli Vance ha detto in risposta a Vincent Vega

              Veramente l’unica cosa che è stata detta di diverso rispetto a prima è “occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate”, quindi il discernimento puo’ portare a una partecipazione effettiva alla vita della Chiesa in questi ambiti. (par. 299).
              Per la disciplina sacramentale bisogna invece far riferimento alle note dell’ Amoris Laetita e ai testi che esse rimandano. (esempio par. 302 e altri).

              • Vincent Vega ha detto in risposta a Eli Vance

                Certo, come no. Peccato che Schönborn abbia spiegato bene come vada letta è applicata Amoris Laetitia

                Riguardo a Schonborn cito da qui
                https://www.lifesitenews.com/news/pope-says-schonborn-interpretation-on-communion-for-remarried-is-the-final

                Schonborn, the archbishop of Vienna, told Vatican journalist Edward Pentin that Amoris Laetitia adopts the approach that he has already been using within his own archdiocese, which can allow for admittance to the sacraments after a process of discernment focused on several different questions”

                Cioè su discernimento dei sacerdoti si potrà dare la Comunione ai divorziati risposati, quando sarà stato valutato che non sono imputabili di peccato mortale. Punto. È Schönborn colui che è addetto a spiegare come doveva essere interpretata Al.

                Burke e altri conservatori non sono d’accordo? Pazienza. Di fatto la prassi di Schönborn sta venendo applicata in molte diocesi, la netta maggioranza.

                • Eli Vance ha detto in risposta a Vincent Vega

                  La presentazione di Schonborn è la seguente, aldilà delle estrapolazioni da siti inglesi: https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2016/04/08/0241/00531.html#its
                  e dice a proposito dei sacramenti “E Papa Francesco torna a ricordare la necessità di discernere bene le situazioni, nella linea della Familiaris consortio “, chiaro che bisogna leggersela tutta.
                  Per quanto i riguarda le questioni sacramentali chi vuole approfondire la questione deve necessariamente leggere il testo dell’Amoris Laetitia, in particolare le note e tutti i documenti a cui essi rimandano, che non sono messi lì a caso (già la AL è lunga di suo, riportare per intero tutti i testi sarebbe stato improponibile, esistono apposta le note) io ho indicato il 302 ma ve ne sono altre. Detto questo, non dispongo del tuo tempo per rispondere agli interventi, sostengo che chi vuole approfondire il testo deve leggerselo con impegno, gli altri possono benissimo affidarsi ai vari opinionisti del web.

                  • Vincent Vega ha detto in risposta a Eli Vance

                    Nessuna estrapolazione, Schönborn ha detto che si seguirà la prassi della sua diocesi, stop. E lifesitenews è un sito cattolicissimo e in prima linea contro l’aborto e planned parenthood.

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Alessio leone

        Per essere chiari Alessio, cito da ANTONIO SOCCI http://www.antoniosocci.com/per-capire-papa-benedetto/

        “Scrive PAPA LEONE MAGNO nell’epistola 167 “chi non ha una moglie e ha una concubina per moglie (pro umore) non sia allontanato dalla Comunione”.

        E stiamo parlando del VI Secolo D.C

        Parole del genere, invece, dette da un Papa del 20esimo secolo come Montini, ad esempio, avrebbero fatto gridare all’eresia. Semplicemente con il Concilio di Trento c’è stato un inasprimento nei precetti che la Chiesa di prima non aveva, ora la Chiesa sta cercando di tornare a quei tempi, a quelli pre tridentini.

        E che si parlasse di vere e proprie convivenze li, che non erano indissolubili come il matrimonio sacramentale, è esplicitato dal fatto che, citando dall’articolo, Giustiniano “non proclama il dogma dell’indissolubilità in modo pieno e reciso” e soprattutto “ammette il divorzio per mutuo consenso”. Perciò figurati i concubini. Ovviamente l’unione doveva essere stabile e monogama, ma se falliva potevano mettersi eccome con un’altra persona, visto che all’epoca la pastorale della Chiesa era molto piu tollerante anche coi divorziati (ovvero con chi aveva contratto un vincolo non scioglibile).

        Perciò ripeto, certamente Francesco è in continuità con la dottrina della Chiesa, ma bisogna avere uno sguardo prospettivo lungo tutti i 2000 anni di Chiesa, non limitarsi a vedere cosa successe dall’epoca del Concilio di Trento in poi. Perché in effetti tra la Chiesa attuale e quella della Controrifoma le dissomiglianze sono più delle somiglianze,’ma la controriforma rappresenta una età della Chiesa, non LA Chiesa.

        Poi vabbè, c’è gente che dice che cito fonti di parte come se citassi dei modernisti quando Socci è un uotra conservatore (e l’ho citato apposta). Purtroppo i normalisti che vogliono dimostrare una continuità assoluta in tutto e per tutto si aggrappano anche alle scuse più ridicole. 🙂

        Quello che voglio dire in sintesi è che Papa Francesco sarebbe in comunione con Papa Leone Magno, ma Papa Leone Magno, nel VI secolo dopo Cristo, ha fatto concessioni che nel ventesimo secolo sarebbero state giudicate utra progressiste se non moderniste. Perciò occorre inquadrare bene il concetto di continuità. 🙂

        • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

          Nel V sec. d.C. gli schiavi potevano sposarsi?

          • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

            Poche balle Lorenzo, fino al Concilio tridentino le convivenze di uomini e donne non ancora sposati erano ammesse, fu col Concilio che vennero messe sotto peccato mortale, criminalizzate e ostracizzate in ogni modo.

            Questo libro, qui http://www.giornaledistoria.net/index.php?Recensioni=557D0301220200755772040A777327 per la recensione e qui http://www.ibs.it/code/9788842086598/romeo-giovanni/amori-proibiti-concubini.html per l’acquisto, dimostra che le stesse relazioni che prima del Concilio erano accettate e tollerate dopo divennero perseguite in ogni modo.

            Contra facta nihil valet argumenta. Leggi il libro di quello storico e smentiscilo se ne sei capace. Buona fortuna.

            • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

              La domanda sugli schiavi era a conferma che tu l’epistola 167 non l’hai mai letta…

              • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                Io non ho risposto alla domanda sugli schiavi perché non attinente, non per altro. Mi bastava dimostrare come ci si è comportati verso le convivenze fino al Concilio di Trento (ovvero 10 secoli dopo addirittura la lettera di Papa Leone Magno) per dimostrare ciò che dicevo, e cioè che relazioni prima accettate divennero peccato mortale.

                • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

                  Adesso ti spiego.
                  Quando Papa Leone Magno scrive che chi “ha una concubina per moglie non sia allontanato dalla Comunione” parla degli schiavi che, per legge, non potevano sposarsi.
                  E qui chiudo.

                  • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                    Peccato che fino a un millennio dopo le cose stessero come è indicato qui http://www.giornaledistoria.net/index.php?Recensioni=557D0301220200755772040A777327 perciò che queste concessioni fossero limitate solo ad alcune categorie di persone non è vero.

                    Ma puoi sempre smentire quel libro di storia, se riesci.

                  • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                    Se non si fosse capito ho detto che non è attinente il discorso degli schiavi perché fino a metà XVI secolo quel tipo di relazione era accettato dalla Chiesa, non solo in quei casi partìcolarissimi. L’indagine di quello storico che ho citato sulla Napoli del XVI secolo è eloquente.

                    Cullati pure nella tua illusione che sia stato tutto sempre uguale. Se ti fa bene è una buona cosa. D’altronde il sesto comandamento a Trento l’hanno cambiato così, per sport, evidentemente.

        • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

          Alludi forse al Giustiniano del Corpus iuris civilis?

        • Alessio leone ha detto in risposta a Vincent Vega

          estremamente interessante anche questa citazione storica :)….e da Socci poi….:)….comunque correggimi se sbaglio Vincent, ma credo che ci sia non poche volte sia da parte di uomini di chiesa vari come pure vaticanisti e pagine face o siti scarsa volontà di informare in modo preciso e completo. …in altre parole credo che spesso molte discussioni e polemiche sulla chiesa o sullo stile di pontificato di qualche papa nasca da una “comunicazione” insufficiente. …che si limita allo stretto indispensabile quando si tratta di informare usando media come Facebook e internet…..la prima “lotta” che va fatta secondo me, in primis, è quella all’ignoranza su importanti dettagli della storia della chiesa…..che credo proprio facciano la differenza per aiutare a formarsi idee giuste e vere 🙂

    • Andrea M ha detto in risposta a Vincent Vega

      Cosa significa che Humanae vitae fu un’enciclica preconciliare? E’ l’unica o ce ne sono altre di enciclica preconcilari dopo il CVII? Evangelium vitae, per esempio, è preconciliare?

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Andrea M

        Quando dico che Humanae vitae fu un’encilica pre conciliare in tempi post conciliari intendo dire che ha trattato alcuni temi nei quali il sensus fidei fidelium aveva un sentire ben diverso (il Concilio Vaticano II proclama che «la totalità dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo (cfr 1 Gv 2,20.27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il Popolo, quando “dai Vescovi fino agli ultimi Fedeli laici” mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale) come la contraccezione ad esempio, o i metodi naturali e il controllo delle nascite (accettato solo per “motivi gravissimi”), come dicevo ha trattato questi temi con una severità è uno spirito reazionario proprio più del pre Concilio che del Concilio Vaticano II.

        Anche Papa Giovanni Paolo II fu un Papa sotto molti aspetti grande, ma comunque reazionario, lo stesso vale per Benedetto. Sono tutti Papi che non sono figli del Concilio, e che più che dare seguito alle sue istanze riformatrici lo hanno “frenato”, spesso in maniera poderosa. Papa Francesco è diverso perché è l’unico Papa veramente e autenticamente post conciliare, figlio di quel Concilio e che lo accetta pienamente.

        Riguardo all’evangelium vitae, essa parla di temi sui quali è impossibile, per i cattolici, non concordare, visto che si parla di aborto ed eutanasia, perciò il discorso è diverso rispetto ad Humanae vitae.

        Papa Francesco sta riformando molto ma certo non gli salta in mente di mettere in dubbio l’illiceità morale dell’aborto e di cose simili, tanto per essere chiari.

        • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

          E’ più “importante” una Lettera Enciclica o una Esortazione Apostolica?

          • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

            Per me è importante la Chiesa e le decisioni che prende per il bene dei credenti. Anche perché se mi chiedi cosa è più importante ti rispondo che nessuno nella Chiesa mette in dubbio il fatto che sia solo il matrimonio sacramentale ad essere indissolubile, mentre tu negli altri topic hai provato a dire che anche le unioni non sacramentali lo siano, il che è completamente falso.

            • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

              Alludi forse al fatto che ho scritto che papa Leone Magno considerava indissolubili anche talune convivenze?

              • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                Alludo al fatto che, secondo te, Papa Francesco intenda le convivenze in questo modo. E comunque anche ai tempi di Papa Leone Magno erano considerate unioni legittime ma di minor dignità rispetto al matrimonio sacramentale proprio perché “unione naturale” non soggetta al vincolo indissolubile, in genere.

                Ma bando alle ciance, ho postato il libro di uno storico che chiarisce bene quale fu l’atteggiamento della Chiesa fino al Concilio Tridentino verso le convivenze.

                • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

                  Io non ho affatto affermato che “Papa Francesco intenda le convivenze in questo modo”, ho semplicemente fatto un esempio su come possano essere lette determinate parole isolandole dal contesto.

                  Che quel libro chiarisca “bene quale fu l’atteggiamento della Chiesa fino al Concilio Tridentino verso le convivenze” è solo una tua personale opinione.
                  Ti consiglierei l’opera “Storia della Chiesa” del Fliche-Martin

                  • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                    Ok allora non è vero che le stesse relazioni che pochi anni prima erano accettate divennero perseguitate e condannate. Molto bene. Dimostrazioni fin’ora non ne ho viste però, perciò direi che questo è il solito tentativo di rileggere la storia in modo favorevole alle proprie ideologie. Sarà per la prossima volta.

    • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

      Non commento per pura carità cristiana… ti sei mai accorto che la tua lettura del CVII è speculare a quella dei lefebvriani?

      • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

        Per Lorenzo

        “Non commento per pura carità cristiana… ti sei mai accorto che la tua lettura del CVII è speculare a quella dei lefebvriani”?

        LOL! 😀 😀 😀
        Il coraggio non ti manca. Praticamente dici che sono un ermeneuta della rottura e poi sopra scrivi una cosa del genere su Al

        “La continuità è con Mosè, non con Gesù.”

        Dando praticamente dell’apostata al Papa. Si, il coraggio non ti manca davvero.

        Ad ogni modo, la scuola della rottura speculare ai lefebrviani (nel senso che loro vedono la rottura in senso tradizionalista, quella scuola in senso progressista) è la scuola di Bologna dossettiana. Ma ribadisco, io non mi aggrego a quelle idee, semplicemente perché ciò che sta facendo adesso la Chiesa, ripeto, non è altro che il reinnestarsi in una Tradizione più antica.

        I lefreviani hanno problemi perché volevano perpetuare l’epoca della controriforma e della Chiesa tridentina in eterno, ma ogni era finisce, la Chiesa va avanti. Il fil rouge che lega tutti i 2000 anni è il kerygma e i dogmi immutabili, ma per il resto, nella pastorale, di cambiamenti ce ne sono sempre stati.

        • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

          Non AL ed il Papa in continuità con Mosè, ma la tua lettura di Al e del Papa in continuità con Mosè…
          Sai qual è la differenza tra “adeguarsi ai tempi” ed “adeguare il linguaggio ai tempi”?

          • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

            Cerco di metterla giù facile. Cito dal Catechismo per quanto riguarda le convivenze

            Si ha una libera unione quando l’uomo e la donna rifiutano di dare una forma giuridica e pubblica a un legame che implica l’intimità sessuale.

            ” 2390 L’espressione è fallace: che senso può avere una unione in cui le persone non si impegnano l’una nei confronti dell’altra, e manifestano in tal modo una mancanza di fiducia nell’altro, in se stessi o nell’avvenire?
            L’espressione abbraccia situazioni diverse: concubinato, rifiuto del matrimonio come tale, incapacità di legarsi con impegni a lungo termine. Tutte queste situazioni costituiscono un’offesa alla dignità del matrimonio; distruggono l’idea stessa della famiglia; indeboliscono il senso della fedeltà. Sono contrarie alla legge morale: l’atto sessuale deve avere posto esclusivamente nel matrimonio; al di fuori di esso costituisce sempre un peccato grave ed esclude dalla comunione sacramentale.”

            Ora citiamo Al

            “La scelta del matrimonio civile o, in diversi casi, della semplice convivenza, molto spesso non è motivata da pregiudizi o resistenze nei confronti dell’unione sacramentale, ma da situazioni culturali o contingenti».[319] In queste situazioni potranno essere valorizzati quei segni di amore che in qualche modo riflettono l’amore di Dio.[320] Sappiamo che «è in continua crescita il numero di coloro che, dopo aver vissuto insieme per lungo tempo, chiedono la celebrazione del matrimonio in chiesa. La semplice convivenza è spesso scelta a causa della mentalità generale contraria alle istituzioni e agli impegni definitivi, ma anche per l’attesa di una sicurezza esistenziale (lavoro e salario fisso). In altri Paesi, infine, le unioni di fatto sono molto numerose, non solo per il rigetto dei valori della famiglia e del matrimonio, ma soprattutto per il fatto che sposarsi è percepito come un lusso, per le condizioni sociali, così che la miseria materiale spinge a vivere unioni di fatto».[321] Comunque, «tutte queste situazioni vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo. Si tratta di accoglierle e accompagnarle con pazienza e delicatezza».[322] È quello che ha fatto Gesù con la samaritana (cfr Gv 4,1-26): rivolse una parola al suo desiderio di amore vero, per liberarla da tutto ciò che oscurava la sua vita e guidarla alla gioia piena del Vangelo.”

            Come vedi c’è una grossa differenza nel modo in cui sono state trattate queste questioni, dal nuovo Papa.

            Si è passati da una situazione di “massimalismo morale” (come l’ho definita nel primo post) dove tutto ciò che non corrisponde al massimo del bene (il matrimonio sacramentale) è automaticamente il massimo del male (peccato grave che esclude dalla Comunione sacramentale, ovvero peccato mortale, perché se non si è in stato di peccato mortale si può fare la Comunione) ad una analisi più realistica, meno fondamentalista.

            Ad esempio quando scrive “In queste situazioni potranno essere valorizzati quei segni di amore che in qualche modo riflettono l’amore di Dio” indica che anche in situazioni meno “degne” di per se del matrimonio sacramentale può esserci molto bene.
            Ancora più chiaro in Al quando scrive

            “Lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cfr Gv 1,9; Gaudium et spes, 22) ispira la cura pastorale della Chiesa verso i fedeli che semplicemente convivono o che hanno contratto matrimonio soltanto civile o sono divorziati risposati. Nella prospettiva della pedagogia divina, la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo imperfetto: invoca con essi la grazia della conversione, li incoraggia a compiere il bene, a prendersi cura con amore l’uno dell’altro e a mettersi al servizio della comunità nella quale vivono e lavorano”

            È un concetto importantissimo. Un conto è dire che delle persone sono in stato di peccato mortale, un conto è dire che queste persone partecipano alla vita della Chiesa “in modo imperfetto”. Si è, come ho detto, abbandonato il massimalismo morale secondo il quale tutto ciò che non corrisponde al bene massimo è automaticamente il male massimo (ovvero peccato mortale).

            E qua arriviamo al discorso della Comunione. Cito sempre Al

            “Per comprendere in modo adeguato perché è possibile e necessario un discernimento speciale in alcune situazioni dette “irregolari”, c’è una questione di cui si deve sempre tenere conto, in modo che mai si pensi che si pretenda di ridurre le esigenze del Vangelo. La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[339] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa. Come si sono bene espressi i Padri sinodali, «possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione».[340] Già san Tommaso d’Aquino riconosceva che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma senza poter esercitare bene qualcuna delle virtù,[341] in modo che anche possedendo tutte le virtù morali infuse, non manifesta con chiarezza l’esistenza di qualcuna di esse, perché l’agire esterno di questa virtù trova difficoltà: «Si dice che alcuni santi non hanno certe virtù, date le difficoltà che provano negli atti di esse, […] sebbene essi abbiano l’abito di tutte le virtù”.

            Qua viene detto chiaramente che queste persone, siamo conviventi o divorziati risposati, non è affatto detto che siano in stato di peccato mortale, che è ciò che esclude dalla Comunione, perciò quando i sacerdoti avranno valutato che esistono le circostanze attenuanti che fanno si che queste persone, pur vivendo in una situazione irregolare, non siano imputabili del peccato mortale, potranno accostarsi alla Comunione.

            Ovviamente il discenrimento spetta ai sacerdoti.

            Nessuna continuità con Mosè. È dottrina della Chiesa che in una situazione irregolare ci possano essere circostanze che rendono la persona che vive detta situazione non imputabile di peccato, semplicemente Al ha cambiato la pastorale rispetto a familiaris consortio, non la dottrina.

            • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

              Affermare che S. Tommaso è il precursore dell’etica situazionale in materia sessuale significa non conoscere l’Aquinate: egli infatti afferma che le condotte sessuali disordinate (adulterio, omosessualità ecc.) sono atti oggettivamente peccaminosi per i quali non è possibile appellarsi alla “epikeia”.
              Premesso allora che non credo il Papa abbia citato a sproposito la tomistica, ritengo errata la tua lettura di AL.

              • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                Io non ho manomesso proprio nulla. Tutto ciò che riporto lo prendo da qui http://m.vatican.va/content/francescomobile/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html

                Cito sempre da lì sottolineando le parti più importanti.

                “Riguardo a questi condizionamenti il Catechismo della Chiesa Cattolica si esprime in maniera decisiva: «L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali».[343] In un altro paragrafo fa riferimento nuovamente a circostanze che attenuano la responsabilità morale, e menziona, con grande ampiezza, l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia o altri fattori psichici o sociali.[344] Per questa ragione, un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta.[345] Nel contesto di queste convinzioni, considero molto appropriato quello che hanno voluto sostenere molti Padri sinodali: «In determinate circostanze le persone trovano grandi difficoltà ad agire in modo diverso. […] Il discernimento pastorale, pur tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni. Anche le conseguenze degli atti compiuti non sono necessariamente le stesse in tutti i casi».[346]

                303.” A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo. In ogni caso, ricordiamo che questo discernimento è dinamico e deve restare sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo più pieno.”

                Questi passi sono chiarissimi, ma ho capito che qui ci sono persone che riuscirebbero a sostenere che il mein kampf è un testo di propaganda filo ebraica se tornasse comodo, perciò non so che fare; a parte ridere. 😀

          • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

            Comunque, per chiudere, Lorenzo, Schönborn ha spiegato come viene applicata Al

            https://www.lifesitenews.com/news/pope-says-schonborn-interpretation-on-communion-for-remarried-is-the-final

            ” Schonborn, the archbishop of Vienna, told Vatican journalist Edward Pentin that Amoris Laetitia adopts the approach that he has already been using within his own archdiocese, which can allow for admittance to the sacraments after a process of discernment focused on several different questions”

            Perciò direi che la questione è sufficientemente chiara.

            • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

              Sul citare a sproposito Schönborn ti ha già risposto sopra Eli Vance.

              • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                Ogni risposta che non piace, anche quelle più chiare, diventa una citazione a sproposito.

                I cattolici normalisti riuscirebbero a trasformare il capitale di Karl Marx in una apologia del capitalismo sfrenato, all’occorrenza, con la sacra tecnica del mirror free climbing. 😀 😀 😀

                • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

                  Pur tenendo conto delle variegate situazioni nelle quali noi cattolici ci troviamo ad operare nel mondo, il nostro compito è quello di realizzare oggettivamente la nostra concezione del matrimonio che, in concreto, è quella che obiettivamente propone il Vangelo.

    • Marco S. ha detto in risposta a Vincent Vega

      Beh, io direi che la Chiesa, nella persona del Papa, abbia l’autorita’ di discernere cosa cambiare e cosa no.

      Limitandomi alla questione della cosiddetta “liturgia pre-conciliare”, osservo che il rito tridentino non e’ stato mai abrogato, nemmeno dal CVII, quindi semmai hanno abusato dell'”esercizio effettivo dell’autorita’ ecclesiale” quei vescovi, magari portatori di un’errata ermeneutica conciliare, che ne hanno impedito la celebrazione nelle loro diocesi, malgrado vi fossero sacerdoti e fedeli desiderosi di farlo.

      Le ricordo poi che, contrariamente a Lei, a me e a Papa Francesco, Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI parteciparono (e con entusiasmo !) al CVII, il secondo addirittura come perito teologico: il solito teologo tedesco su posizioni dottrinarie “avanzate”.

      L’affermarsi, subito dopo il Concilio, di un’errata interpretazione dei suoi documenti, non e’ stata rimarcata soltanto dai citati ultimi due papi europei ma, con sgomento, dallo stesso pontefice che, da cardinale, aveva ispirato questo Concilio. Parliamo cioe’ di Papa Paolo VI, nel famoso discorso del “fumo di satana”.
      :
      Lei e’ sicuramente giovane, altrimenti non avrebbe posizioni cosi’ idealistiche, del tipo: “Prima della cura – Dopo la cura”.
      Ma il sottoscritto, che ha raggiunto la cinquantina, deve pur dimostrare di non essere vissuto tanti anni invano.

      Pur essendo allora un bambino/adolescente, mi ricordo bene cosa furono gli anni ’70, con la Chiesa in crisi, con vasti settori di essa in cui non venivano piu’ letti i Vangeli, bensi’ il Capitale di Marx.
      Il nucleo duro delle Brigate Rosse era formato da ragazzi “di parrocchia”, i frati-mitra si sprecavano, soprattutto in America Latina, le vocazioni crollavano: quella che doveva essere un’alba radiosa, volgeva invece in una notte buia ed inquietante (e qui sto cercando di parafrasare ancora Paolo VI).

      Ma torniamo a Papa Giovanni Paolo II, gia’ vescovo di Cracovia con il placet del regime comunista, perche’ erroneamente considerato modernista e malleabile, ed alla nostra vecchia conoscenza conciliare, il teologo tedesco, dalle posizioni “avanzate”, poi vescovo di Monaco, poi prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, poi Papa Benedetto XVI.
      Costoro si trovarono negli anni ’70, con responsabilita’ pastorali crescenti, dentro un’immensa crisi valoriale, ma anche politico-economico-culturale, i cui effetti all’interno della Chiesa furono innescati anche e soprattutto dall’errata ermeneutica del CVII.

      I due “fecero diga”, mentre la marea minacciava di spazzare via tutto, cercando di ricostruire il perimetro di una Chiesa letteralmente allo sbando.
      L’opera di Papa Giovanni Paolo II e del Card.Ratzinger, poi Papa Benedetto XVI, e’ un’opera che attraversa quattro decenni e, se non ha rilanciato la Chiesa cattolica e la Fede (almeno non come molti avrebbero desiderato), perlomeno le ha preservate per il futuro.

      Ora confidiamo in questo nuovo papa, Papa Francesco, perche’ ci possa guidare nel XXI secolo, in maniera adeguata ai tempi, proponendo la Fede e la Speranza cristiane alle persone di quest’epoca, che in gran parte ne sono lontane.

      Al di la’ di qualche sbavatura, sicuramente dovuta al Suo incredibile zelo apostolico ed alla Sua inesperienza diplomatica, si cominciano a raccogliere i primissimi frutti di questo Suo grande apostolato.

      Pero’ parliamo di un’opera iniziata nel 2013, cioe’ tre anni fa !
      La strada e’ ancora lunga e, non fosse altro per ragioni anagrafiche, mi pare ancora presto per confrontare l’opera di Papa Francesco con quella dei suoi due stimati Predecessori e per trarne delle conclusioni cosi’ nette, come Lei sembra fare.

      Speriamo in bene.
      Speriamo e preghiamo per il Papa.

  3. Valerio ha detto

    A me Papa Francesco non piace particolarmente, ma e’ sempre il Papa dell’Unica e Santa Chiesa Cattolica. Finche’ resterà fedele all’Evangelo di Gesù Cristo, io lo seguirò. Quelli che credono di saperla piu’ del Papa e dello Spirito Santo hanno veramente stancato. Tornino ad occuparsi della loro vita e dei loro peccati, ognuno risponderà davanti a Dio delle proprie azioni e delle proprie parole. Grazie.

  4. Gabriele ha detto

    Devo segnalare comunque che Magister non è stato il primo a fare il ragionamento che se è giunto il ‘distruttore’ Francesco, è successo per la rinuncia di Benedetto, quindi è colpevole anche lui.
    Per quello che so, l’apripista è lui:
    http://www.lafedequotidiana.it/alessandro-gnocchi-a-ruota-libera-contro-francesco-e-benedetto-xvi/

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Gabriele

      Ma il problema è che molti fanno il ragionamento riforma = distruzione, ma non sta in piedi nulla, perché la Chiesa ha già conosciuto delle riforme. Quella tridentina fu una grande riforma, celebrata per opporsi al protestantesimo.

      Oggi è in atto un’altra riforma. E che la Chiesa stia cambiando è sotto gli occhi di tutti, ma ciò non deve spaventare. È già successo in passato.

      • Il cavaliere oscuro ha detto in risposta a Vincent Vega

        Però scusa, a me sembra che nelle risposte precedenti ci sia un po’ di accanimento da parte tua verso il concilio di Trento o sbaglio?

  5. massimo trevia ha detto

    e voi,che vi chiamate razionali non notate l’irrazionalità di certe parole di bergoglio?fate ridere!!!!!

    • Boomers ha detto in risposta a massimo trevia

      Credo che l’ossessione demoniaca anti-bergoglio dia ormai alla testa. Il signor Trevia qui sopra si è accorto di cosa parla l’articolo? Senza considerare l’ironia di un cattolico che vorrebbe combattere l’irrazionalità del Successore di Pietro e non riesce nemmeno a scrivere in corretto italiano. Le comiche, amici miei.

  6. Elias ha detto

    Devo con vergogna ammettere che fino a qualche mese fa davo retta al vaticanista a cui é dedicato l’articolo e lentamente ho perso fiducia nella chiesa e ho litigato anche con il mio parroco, nonché mio confessore. Ho smesso di andare a messa, credevo in Dio ma non più nella Chiesa che vedevo confusa e ambigua e quindi debole. Venuto a trovarmi, il parroco mi ha consigliato questo sito e ho divorato tutti gli articoli dedicati a Socci, a Francesco e al sinodo. É stato l’inizio di una nuova conversione, un bagno di umiltà, ho messo da parte le mie idee cercando di mettere i miei passi in quelli del Santo Padre, come ha detto Negri. Da due domeniche sono tornato in Chiesa e vi dico di fare attenzione a questi falsi profeti perché sono strumenti (inconsapevoli) del Demonio il cui modo di sconfiggere la Chiesa é presentarla debole, confusa e falsa, staccandola dai fedeli e facendoli innamorare delle loro idee e immagini.

  7. Andrea VCR ha detto

    Un nuovo grazie ad UCCR, articoli come questo mi sono sempre preziosi.
    Viva Cristo Re

  8. gandalfilgrigio ha detto

    Un enorme grazie a UCCR.
    Che il Signore Dio vi sostenga sempre e vi benedica nel vostro prezioso servizio.

  9. Umpalumpa ha detto

    X Vega: “Nessuno ha messo in dubbio l’indissolubilità del matrimonio. L’unica cosa che è stata detta è che non è affatto detto che le persone che vivono con un nuovo coniuge siano in ststo soggettivo di peccato mortale, nonostante l’irregolarità della loro situazione, e che quindi dopo adeguato discernimento potrà essere possibile accedere ai sacramenti.”

    domanda a tutti (perchè davvero non lo so): l'”adeguato discernimento” in cosa consiste?

    • Umpalumpa ha detto in risposta a Umpalumpa

      lo chiedo perchè mi pare di ricordare, ma non ci giurerei, che da “sempre” i divorziati risposati, non possono fare la comunione a meno che non convivano come fratello e sorella.
      Se fosse così, l’adeguato discernimento non è una novità dell’Amoris L, ma solo una conferma di quanto già detto dagli altri papi. Il fatto centrale, il nocciolo della faccenda è: ci sono altre e nuove “casistiche” che permettono a dei divorziati risposati di fare la comunione? se si, quali?

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Umpalumpa

      Umpalumpa, perché un peccato sia mortale occorrono tre condizioni:

      1) Materia grave.

      2) Deliberato consenso.

      3) Piena avvertenza.

      Ora, il terzo punto è quello che più difficilmente si riscontra, visto che, come dice anche Al, “Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[339] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa.”

      E, a tal proposito, nel capitolo VIII della A.L., nella sezione intitolata “Le circostanze attenuanti nel discernimento pastorale” vengono elencati tutti i casi di non imputabilità per il peccato (ovvero dove non c’è peccato mortale). Questi casi, in buona sostanza, sono validi per l’imputabilità o no (che è quel che conta per non avere o avere accesso al’eucarestia) di qualunque peccato e sono 8 di numero. In buona sostanza indicano che non c’è peccato mortale quando:

      1) vi è eventuale ignoranza della norma ;
      2)pur conoscendo bene la norma, si ha grande difficoltà nel comprendere « valori insiti nella norma morale »;
      3) si hanno concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa (cioè assenza oggettiva di libertà, visto che solo la libertà può fondare la qualità di un atto morale);
      4) più generalmente si è colti dal timore (ad esempio rischio di non sostentamento);
      5)si è preda delle abitudini;
      6)si è preda degli affetti smodati (che necessitano una particolare maturazione umana);
      7) ci sono altri fattori psichici ( une persona squilibrata non può essere tenuta pienamente responsabile);
      8) intervengono luoghi e fattori sociali (asseconda dei luoghi e delle leggi civili).

      Se c’è concretamente uno solo di questi casi (ma deve esserci davvero) la Comunione è possibile anche per chi ha una nuova moglie o marito e viene da un precedente matrimonio valido e NON vive come fratello e sorella. Questo perché, pur vivendo in una situazione oggettivamente peccaminosa, non sono imputabili per essa.

      Naturalmente bisogna essere sinceri, perché se uno ad esempio giura che non riesco a capire cosa ci sia di male nel fare l’amore con la sua nuova compagna nonostante conosca bene la norma (e sarebbe il caso numero 2) ma invece ciò non è vero commette sacrilegio. Ma se, ad esempio, questa non comprensione è vera allora il peccato mortale non sussiste.

      Dopotutto la Chiesa sa che molte delle sue norme, specie in campo sessuale, non sono mai state comprese dalle persone, che in passato confessano migliaia di volte gli stessi peccati, perché sapevano che la norma diceva che erano peccati ma non riuscivano a convincersene. Oggi la riflessione della Chiesa si è ulteriormente raffinata e sa che la piena avvertenza non dipende solo dal conoscere la norma ma anche dal capirla.

      Questo per quanto riguarda il caso 2 (a mio parere il più frequente), ma ci sono anche tutti gli altri che ho elencato.

      • Umpalumpa ha detto in risposta a Vincent Vega

        Non penso di aver capito.

        Semplifico:
        Il primo punto è ignoranza della “norma”. ok..forse il più semplice.
        Dal 3 all’8 si possono riassumere in mancanza di libertà vera. Quindi le condizioni sociali, umane ecc ecc costringono di fatto a compiere il peccato.

        Ma il punto 2, non credo di averlo capito. Consiste nel non condividere il “principio” sottostante la norma? Oppure non averlo capito?

        Della serie: conosco la norma, mi è stata spiegata e ho capito la ratio della norma. Ciononostante non la condivido, quindi compio il peccato esercitando il libero arbitrio.
        Altro discorso è: conosco la norma, mi è stata spiegata la ratio ma non l’ho capita. Quindi continuo a compierla.

        C’è qualcosa che non mi torna. Nel senso che in entrambi i casi allora ognuno obbedisce solo a ciò che capisce, se non addirittura a ciò che condivide. A me sta pure bene, ma mi pare una novità.
        Probabilmente ho davvero capito male. Sarà il caldo…

        Rileggendo il tuo esempio: “se uno ad esempio giura che non riesce a capire cosa ci sia di male nel fare l’amore con la sua nuova compagna nonostante conosca bene la norma. Ma se, ad esempio, questa non comprensione è vera allora il peccato mortale non sussiste.”
        Perchè un conto è non capire la ratio della norma. Tutt’altro discorso è non condividerla.
        E’ questo il punto 2?

        • Vincent Vega ha detto in risposta a Umpalumpa

          Intendevo dire che ci sono molte persone che, per l’appunto, pur sapendo che una determinata cosa è considerata peccato, non riescono a “sentirlo” come tale, a credere davvero che lo sia agli occhi di Dio, e che possano dannarsi per esso. In campo sessuale c’è sempre stato un po’ questo problema, con moltissimi fedeli che confessavano migliaia di volte gli stessi peccati.

          Perché? Perchè non riuscivano appunto a “comprendere i valori insiti nella norma” e quindi ci ricadevano. Mentre invece verità come il fatto c’è sia sbagliato rubare, uccidere, commettere idolatria, maltrattare i genitori e cosi via sono verità molto più “immediate” per l’animo umano.

          Il punto 2 è sostanzialmente questo.

          • Umpalumpa ha detto in risposta a Vincent Vega

            Non l’ho ancora capito.

            “non sentirlo”.
            Nel punto 2) (sembrerebbe)il peccato compiuto lo si conosce perfettamente. Si sa che per la Chiesa quel determinato fatto è peccato, ma in realtà non è peccato perchè non lo si “sente” come tale.

            Quello che non ho capito io è: ma questo “non sentire”, significa che non si è capita la ratio del precetto, oppure la si è capita e non la si condivide? Sono due alternative.
            In entrambi i casi, lo vedo solo io il fatto che allora ognuno si sceglie il proprio comportamento corretto.
            Perchè chi non capisce, potrà sempre scusarsi dicendo non l’avevo capita (parlo di persone in buona fede).
            Chi non è d’accordo, accetterà solo i precetti che gli stan bene.

            Anche perchè, uscendo dalla sfera sessuale, anche non tirare il collo a tuo fratello che ascolta la radio a palla alle 3 di notte, è duro da capire e ancora più da accettare.
            Ciononostante rimane peccato 😉 .

            “confessavano migliaia di volte gli stessi peccati. Perché? Perchè non riuscivano appunto a “comprendere i valori insiti nella norma” e quindi ci ricadevano.” ma no. Si ricasca nel peccato sistematicamente perchè siamo fragili. Si sa che è peccato, si è capito, ma siamo deboli. Debolissimi.

            Cmq non è per far polemica e tralasciando perchè si rifanno spesso gli stessi peccati. Vorrei arrivare ad un punto.
            A me pare un corto circuito, Un peccato mortale non è peccato se, sebbene conoscendo il precetto, non lo si è capito oppure non lo si condivide??

            • Vincent Vega ha detto in risposta a Umpalumpa

              Per Umpalumpa

              “Anche perchè, uscendo dalla sfera sessuale, anche non tirare il collo a tuo fratello che ascolta la radio a palla alle 3 di notte, è duro da capire e ancora più da accettare.
              Ciononostante rimane peccato”.

              Invece posso garantirti che di norma nessuno pensa che sia o dovrebbe essere lecito ammazzare il proprio fratello perché ascolta la radio a palla alle tre di notte. Almeno per le persone che conosco io è così. Capire invece, ad esempio, per quale ragione Dio dovrebbe mandare all’inferno chi si masturba o due fidanzati che si amano e fanno l’amore è oggettivamente più difficile.

              Io ad esempio sono anni che ci penso e più ci penso più queste norme mi sembrano platealmente assurde e “mano d’uomo” piuttosto che di Dio.

              “ma no. Si ricasca nel peccato sistematicamente perchè siamo fragili. Si sa che è peccato, si è capito, ma siamo deboli. Debolissimi.”

              Il punto è un altro: quando Papa Francesco parla delle persone che hanno difficoltà a capire valori insiti nella norma morale parla proprio delle persone che ho detto io, ovvero quelle che non riescono ad avvertire in coscienza la peccaminosità di un determinato atto.

              Anche questa è mancanza di piena avvertenza, una delle tre condizioni che servono perché ci sia un peccato mortale. Poi certo, uno può anche non riuscire a capire perché sia sbagliato non far fuori il proprio fratello che ascolta la radio, ma in quel caso è un povero malato di mente che va curato.

              “Cmq non è per far polemica e tralasciando perchè si rifanno spesso gli stessi peccati. Vorrei arrivare ad un punto.
              A me pare un corto circuito, Un peccato mortale non è peccato se, sebbene conoscendo il precetto, non lo si è capito oppure non lo si condivide??”

              Perché il peccato sia mortale non bastano la materia grave e il deliberato consenso ma serve anche la piena avvertenza (Catechismo). E la piena avvertenza non è che c’è automaticamente conoscendo la norma, ma deve esserci la piena avvertenza della mente, anche.

              Poi certo, ci sono persone che non capiscono nemmeno perché sia sbagliato rubare o uccidere, ma in genere sono sociopatici e psicopatici, non persone normali. Oppure persone molto malvagie.

              • Umpalumpa ha detto in risposta a Vincent Vega

                “nche non tirare il collo a tuo……p”

                A parte che era una battuta con tanto di occhiolino. Dai Vincent…
                Inoltre tirare il collo non vuol dire esattamente ammazzare, ma anche semplicemente litigarci, magari mandandolo a…
                Tu frequenterai solo asceti, ma ti assicuro che in condominio ci si arrabbia per molto di meno e i vaffadiquaedilà volano con facilità estreme. Altro che radio a palla alle 3. Bastano i tacchi a mezzogiorno della signora al piano di sopra.

                Cmq tornando a bomba (è anche questo un modo di dire 😉 😉 ), “Io ad esempio sono anni che ci penso e più ci penso più queste norme mi sembrano platealmente assurde e “mano d’uomo” piuttosto che di Dio.” ma allora vedi che si “scade” in una opinione personale.
                Non è che la Chiesa dice cosa è giusto o cosa è sbagliato e ciascuno di noi, essendo dotati di libero arbitrio, decidiamo di aderirvi oppure decidiamo di percorrere altre strade (peccando).
                Diventa un: sentiamo cosa dice la Chiesa. Le cose che gradisco le accetto. Quelle che non capisco o non condivido, le archivio e decido io cosa è peccato o cosa non lo è.

                “l punto è un altro: quando Papa Francesco parla delle persone che hanno difficoltà a capire valori insiti nella norma morale parla proprio delle persone che ho detto io, ovvero quelle che non riescono ad avvertire in coscienza la peccaminosità di un determinato atto.”
                Appunto. Benissimo. In quel caso cosa si fa? le si corregge (i modi sceglili tu)? oppure li si giustifica, sminuendo il fatto (non bisogna neppure aggravarlo x carità)? in sostanza si crede davvero che quelle persone stanno sbagliando?

                Tanto per non parlare in astratto, chi si masturba (tanto per fare un esempio tirato fuori da te), fa un peccato o no? chi ha rapporti prematrimoniali fa un peccato o no? la Chiesa, mi pare dica si.
                Cosa si fa? lo si corregge, sapendo di essere dei peccatori quanto lui (spesso peggio di lui), oppure lo si giustifica?

        • Vincent Vega ha detto in risposta a Umpalumpa

          Se manca la comprensioni dei valori insiti nella norma morale, e una norma viene vista come un retaggio del passato bizzarro è incomprensibile si può dire che manchi la piena avvertenza, in diversi casi. Ma comunque questo spetta al confessore deciderlo, non al singolo.

          Ma pensiamo ad esempio alla masturbazione, verso la quale si faceva un vero e proprio terrorismo psicologico minacciando le fiamme dell’inferno all’epoca dei nostri nonni. Quanti si sono davvero convinti in cuor proprio che fosse un peccato? Davvero pochi.

          Ovviamente il caso dei divorziati risposati è diverso, ma sono tanti coloro che, in quella situazione, pur conoscendo bene la norma non si sentono affatto adulteri (semplicemente perché non sentono più nessun legame col loro vecchio coniuge) nè riescono a vedere la loro nuova relazione (che magari sta dando molti frutti buoni) come una relazione maledetta da Dio e che li porterà alla rovina eterna.

          Lo stesso vale per molti omosessuali, che non riescono a credere che Dio li punirà perché seguono quella che è la loro natura, con la quale sono nati e che non è stata per loro una scelta.

          Insomma, sono situazioni complesse.

          • Umpalumpa ha detto in risposta a Vincent Vega

            Però non mi rispondi.

            Qui non si sta parlando se il singolo peccatore si sente o meno tale.

            Qui invece si sta dicendo che un atto è peccato se (SE) il peccatore ha capito il perchè è peccatore. Se non addirittura, si sta dicendo che è peccatore solo se concorda nel ritenersi tale.

            Almeno così ho capito io. Quindi probabilmente ho capito male.

            Quindi ripeto domanda: il concetto di “piena avvertenza” consiste nel ritenere che il peccato è tale a condizione che il peccatore, oltre a conoscere la norma, abbia capito la ratio della stessa?
            oppure è peccatore solo se, oltre ad aver capito la ratio, la condivide?

            Guarda che non è un dettaglio. Perchè se un divorziato risposato è in una situazione di peccato solo nella misura in cui si sente “adultero”..ah beh..allora vai tranquillo.

            • Vincent Vega ha detto in risposta a Umpalumpa

              Per Umpalumpa

              “Quindi ripeto domanda: il concetto di “piena avvertenza” consiste nel ritenere che il peccato è tale a condizione che il peccatore, oltre a conoscere la norma, abbia capito la ratio della stessa?
              oppure è peccatore solo se, oltre ad aver capito la ratio, la condivide?”

              Con “valori insiti nella norma morale” (citazione da Al) mi sembra evidente che si indichi anche la ratio della norma.

              • Umpalumpa ha detto in risposta a Vincent Vega

                Quindi??

                Per peccare è necessario non solo sapere che l’atto che si va a compiere è un peccato, ma bisogna capire anche perchè??

                E’ così??

                • Umpalumpa ha detto in risposta a Umpalumpa

                  APPELLO A UCCR

                  probabilmente lo avete già spiegato.

                  Potete fare un articolo in cui si spiega chi può fare la comunione e chi invece no?
                  In particolare spiegare se la “piena avvertenza” significa anche che il peccatore, per essere tale, deve aver capito pienamente il perchè la sua condotta sia peccato (e non semplicemente sapere che la sua condotta è peccato).
                  Spiegare anche, se è così (perchè io dalla discussione con Vincent non l’ho mica capito), se per essere peccatori è necessario che il peccatore non solo abbia capito perchè la sua condotta è considerata peccato dalla Chiesa, ma anche che condivida questa “classificazione” quale peccato.

                  Quindi, mi pare di aver capito, uno pecca solo nella misura in cui ha capito la gravità di quanto ha fatto oppure addirittura solo nella misura in cui è d’accordo nel ritenere sbagliato quel comportamento.

                  Per esempio se io ho dei rapporti prematrimoniali, pecco solo se ho capito il perchè quei comportamenti sono ritenuti peccaminosi e forse addirittura solo se condivido nel ritenerli peccaminosi.

                  Probabilmente ho capito male. Quindi sarebbe utile un chiarimento…

      • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

        Vivncen, nel Nome di Dio, vuoi smetterla di seminare falsità affermando cose in contrasto con il Magistero ufficiale della Chiesa riguardo la recezione della Comunione Eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati?
        Le indicazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede non sono state modificate e sono pertanto ancora valide ed a quelle i fedeli ed i chierici devono attenersi:
        http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

      • Andrea VCR ha detto in risposta a Vincent Vega

        Grazie Vincent!
        Questo intervento me lo metto tra gli appunti importanti.
        Viva Cristo Re

  10. Beatrice ha detto

    Complimenti! Un articolo degno della Pravda staliniana, il cui verbo era quello di gettare fango sugli oppositori sempre e comunque! Ora dopo gli articoli contro Socci e Magister aspetto quelli contro Aldo Maria Valli, celebre vaticanista della Rai: avrete saputo anche voi della sua triste virata: da biografo del cardinale Martini a brutto e cattivo anti-bergogliano. Forse sarà stato traviato anche lui dal veleno tradizionalista, o forse magari ha semplicemente deciso di fare ciò che un giornalista dovrebbe fare sempre e comunque: seguire la verità ovunque essa conduca e testimoniarla con coraggio anche a costo di venire perseguitati, che è esattamente quello che ha fatto Magister nell’articolo da voi citato, in cui non critica Ratzinger per odio personale o per sport ma espone in modo del tutto pacato e rispettoso le sue perplessità sulla possibile esistenza di due Papi al governo della Chiesa, per quanto con funzioni diverse. Questi stessi dubbi sono stati espressi anche da George Weigel, da voi citato nell’articolo come biografo di Giovanni Paolo II (quindi suppongo sia un conservatore?): potete leggere il suo articolo in lingua originale al seguente link: http://www.catholicworldreport.com/Blog/4833/there_arent_two_popes_in_any_way_shape_or_form.aspx Ora una domanda sorge legittima: perché avete scritto un articolo con tanto di fedina penale sporca (non sia mai che qualcuno dimentichi chi sia il terribile Magister!) in cui attaccate il vaticanista dell’Espresso per aver detto la stessa identica cosa che ha detto anche Weigel, ma su quest’ultimo non scrivete niente? Ah, certo, ma Weigel non rientra tra gli oppositori da eliminare, giusto? Se difendeste Gesù e l’Eucarestia con la stessa tenacia con cui difendete questo Papa forse le cose andrebbero un po’ meno peggio nella Chiesa odierna. Quello che proprio non riuscite a capire è che l’onestà intellettuale esige che se anche stimo una persona, nel momento in cui questa compie una scelta sbagliata io glielo dico, non faccio come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia o peggio mento sapendo di mentire pur di non attaccare questa persona. Ma mi rendo conto che l’onestà intellettuale si accompagna necessariamente al coraggio e quest’ultimo, come dice don Abbondio, “se uno non ce l’ha, mica se lo può dare!”.

    • Laura ha detto in risposta a Beatrice

      Ecco la tradizionalista socciana all’assalto, che idolatra tre giornalisti (Socci, Magister e il “celebre” Valli), piuttosto che seguire il Pontefice, facendo dunque apostasia.

      Sorrido poi alla celebrazione di Valli, fino a ieri ritenuto però un idiota progressista perché dichiaratamente fedele al card. Martini. Divertente anche come viene esaltata la figura del “giornalista”, paragonato al martire che obbedisce alla verità nonostante la persecuzione.

      Seguire Socci e Magister significa abdicare alla ragione e sconfinare nel ridicolo, nel delirio e nel protestantesimo, l’ex cattolica Beatrice ne è il chiaro esempio.

      • Marco N. ha detto in risposta a Laura

        Non mi pare però che si sia risposto a Beatrice nel merito.

        • Panthom ha detto in risposta a Marco N.

          Il fatto è che non c’è alcun merito nel suo commento, se non una difesa disperata del suo giornalista beniamino. L’unica cosa che dice è che Magister avrebbe l’autorità morale per correggere Benedetto XVI in quanto ha compiuto una scelta sbagliata, ovviamente assumendo che Magister saprebbe valutare ciò che è giusto o sbagliato fare nei panni di Benedetti XVI. Un tempo si difendevano i Pontefici dagli attacchi degli anticlericali, oggi si difendono i giornalisti anticlericali quando attaccano i Pontefici. E’ il fumo di Satana penetrato nel mondo tradizionalista.

    • lorenzo ha detto in risposta a Beatrice

      Christus vincit, Christus regnat;
      Christus, Christus imperat.

      Francisco Summo Pontifici
      et universali Patri
      pax, vita et salus perpetua!

    • Andrea VCR ha detto in risposta a Beatrice

      Matteo 16,18
      “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.”
      Delle due, una: o Gesù Cristo si è sbagliato o si sbagliano gli “antipapisti”
      Viva Cristo Re

  11. Luigi I. ha detto

    come la pensa la Chiesa in materia di convivenza lo riassume un domenicano doc:
    http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=4469

    Per Vincent Vega: dalle parole del frate si evince che anche prima del concilio di trento le convivenze erano “fornicazioni”.

  12. franco valentini ha detto

    Bergoglio bastona i consacrati, plaude ai nemici di sempre della Chiesa, arringa quelli del Leoncavallo a proseguire nella loro rivoluzione, e a quelli del Family Day non destina nemmeno un messaggio. Ha rottamato il Sacramento del matrimonio risuscitando il “divorzio breve”, ma soprattutto ha raso al suolo l’ordine piu’ prolifico in vocazioni e piu’ cattolico della Chiesa: i Francescani dell’Immacolata dove da sei anni andavo a Messa. Ha rimosso i beni indisponibili e ha di fatto rimosso il Kathecon. Ha un entourage da vergogna cominciando con Mons. Ricca scandaloso omosessuale, con quell’apostata di Galantino, fiero oppositore tra l’altro del Family Day, con il cardinale Braz de Aviz, primo firmatario del commissariamento dei F.Immocolata. Vorrei sapere cosa direte quando demolirà anche l’Eucarestia, (perchè questo momento verrà) vi arrampicherete ancora sugli specchi ? Non sono un fan di Socci; a me è bastato quel “buonasera” iniziale e l’assenza dei segni papali. Poi non mi pare che ci sia solo Socci che è arrivato a criticarlo dopo un anno: c’è Gnocchi e Palmaro, Colafenmmina, De Mattei, Blondet e tanti altri. Però si ricordi Bergoglio che se riesce a fare il dittatore con i suoi consacrati, con noi ha poco da fare. Se un papa è eretico bisogna gridarlo dai tetti per la salvezza delle anime. Deve predicare il Vangelo di Gesu’ Cristo, non il suo.
    P.S. dovreste ascoltare il video realizzato il 06 giugno 2015 e sentire cosa dice ai Francescani dell’Immacolata. E’ qualcosa di inquietante. Comunque sia l’hanno ritirato, era troppo compromettente, ma c’è gente che lo ha conservato.

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