La tensione a Dio è inscritta in ogni uomo, parla il Papa

Abbiamo trovato questa riflessione di Benedetto XVI (o meglio, del teologo Joseph Ratzinger) in occasione dell’apertura dell’Anno della Fede davvero stupenda, utilissima per un confronto onesto su cosa sia l’uomo e sul senso religioso che ritrova  inestirpabile dentro di lui.

 

di Benedetto XVI
Udienza Generale, Piazza San Pietro 7 novembre 2012

 

 

Cari fratelli e sorelle,

il cammino di riflessione che stiamo facendo insieme in quest’Anno della fede ci conduce a meditare oggi su un aspetto affascinante dell’esperienza umana e cristiana: l’uomo porta in sé un misterioso desiderio di Dio. In modo molto significativo, il Catechismo della Chiesa Cattolica si apre proprio con la seguente considerazione: «Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa» (n. 27).

Una tale affermazione, che anche oggi in molti contesti culturali appare del tutto condivisibile, quasi ovvia, potrebbe invece sembrare una provocazione nell’ambito della cultura occidentale secolarizzata. Molti nostri contemporanei potrebbero infatti obiettare di non avvertire per nulla un tale desiderio di Dio. Per larghi settori della società Egli non è più l’atteso, il desiderato, quanto piuttosto una realtà che lascia indifferenti, davanti alla quale non si deve nemmeno fare lo sforzo di pronunciarsi. In realtà, quello che abbiamo definito come «desiderio di Dio» non è del tutto scomparso e si affaccia ancora oggi, in molti modi, al cuore dell’uomo. Il desiderio umano tende sempre a determinati beni concreti, spesso tutt’altro che spirituali, e tuttavia si trova di fronte all’interrogativo su che cosa sia davvero «il» bene, e quindi a confrontarsi con qualcosa che è altro da sé, che l’uomo non può costruire, ma è chiamato a riconoscere. Che cosa può davvero saziare il desiderio dell’uomo?

Nella mia prima Enciclica, Deus caritas est, ho cercato di analizzare come tale dinamismo si realizzi nell’esperienza dell’amore umano, esperienza che nella nostra epoca è più facilmente percepita come momento di estasi, di uscita da sé, come luogo in cui l’uomo avverte di essere attraversato da un desiderio che lo supera. Attraverso l’amore, l’uomo e la donna sperimentano in modo nuovo, l’uno grazie all’altro, la grandezza e la bellezza della vita e del reale. Se ciò che sperimento non è una semplice illusione, se davvero voglio il bene dell’altro come via anche al mio bene, allora devo essere disposto a de-centrarmi, a mettermi al suo servizio, fino alla rinuncia a me stesso. La risposta alla questione sul senso dell’esperienza dell’amore passa quindi attraverso la purificazione e la guarigione del volere, richiesta dal bene stesso che si vuole all’altro. Ci si deve esercitare, allenare, anche correggere, perché quel bene possa veramente essere voluto.

L’estasi iniziale si traduce così in pellegrinaggio, «esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio» (Enc. Deus caritas est, 6). Attraverso tale cammino potrà progressivamente approfondirsi per l’uomo la conoscenza di quell’amore che aveva inizialmente sperimentato. E andrà sempre più profilandosi anche il mistero che esso rappresenta: nemmeno la persona amata, infatti, è in grado di saziare il desiderio che alberga nel cuore umano, anzi, tanto più autentico è l’amore per l’altro, tanto maggiormente esso lascia dischiudere l’interrogativo sulla sua origine e sul suo destino, sulla possibilità che esso ha di durare per sempre. Dunque, l’esperienza umana dell’amore ha in sé un dinamismo che rimanda oltre se stessi, è esperienza di un bene che porta ad uscire da sé e a trovarsi di fronte al mistero che avvolge l’intera esistenza.

Considerazioni analoghe si potrebbero fare anche a proposito di altre esperienze umane, quali l’amicizia, l’esperienza del bello, l’amore per la conoscenza: ogni bene sperimentato dall’uomo protende verso il mistero che avvolge l’uomo stesso; ogni desiderio che si affaccia al cuore umano si fa eco di un desiderio fondamentale che non è mai pienamente saziato. Indubbiamente da tale desiderio profondo, che nasconde anche qualcosa di enigmatico, non si può arrivare direttamente alla fede. L’uomo, in definitiva, conosce bene ciò che non lo sazia, ma non può immaginare o definire ciò che gli farebbe sperimentare quella felicità di cui porta nel cuore la nostalgia. Non si può conoscere Dio a partire soltanto dal desiderio dell’uomo. Da questo punto di vista rimane il mistero: l’uomo è cercatore dell’Assoluto, un cercatore a passi piccoli e incerti. E tuttavia, già l’esperienza del desiderio, del «cuore inquieto» come lo chiamava sant’Agostino, è assai significativa. Essa ci attesta che l’uomo è, nel profondo, un essere religioso (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 28), un «mendicante di Dio». Possiamo dire con le parole di Pascal: «L’uomo supera infinitamente l’uomo» (Pensieri, ed. Chevalier 438; ed. Brunschvicg 434). Gli occhi riconoscono gli oggetti quando questi sono illuminati dalla luce. Da qui il desiderio di conoscere la luce stessa, che fa brillare le cose del mondo e con esse accende il senso della bellezza.

Dobbiamo pertanto ritenere che sia possibile anche nella nostra epoca, apparentemente tanto refrattaria alla dimensione trascendente, aprire un cammino verso l’autentico senso religioso della vita, che mostra come il dono della fede non sia assurdo, non sia irrazionale. Sarebbe di grande utilità, a tal fine, promuovere una sorta di pedagogia del desiderio, sia per il cammino di chi ancora non crede, sia per chi ha già ricevuto il dono della fede. Una pedagogia che comprende almeno due aspetti. In primo luogo, imparare o re-imparare il gusto delle gioie autentiche della vita. Non tutte le soddisfazioni producono in noi lo stesso effetto: alcune lasciano una traccia positiva, sono capaci di pacificare l’animo, ci rendono più attivi e generosi. Altre invece, dopo la luce iniziale, sembrano deludere le attese che avevano suscitato e talora lasciano dietro di sé amarezza, insoddisfazione o un senso di vuoto. Educare sin dalla tenera età ad assaporare le gioie vere, in tutti gli ambiti dell’esistenza – la famiglia, l’amicizia, la solidarietà con chi soffre, la rinuncia al proprio io per servire l’altro, l’amore per la conoscenza, per l’arte, per le bellezze della natura –, tutto ciò significa esercitare il gusto interiore e produrre anticorpi efficaci contro la banalizzazione e l’appiattimento oggi diffusi. Anche gli adulti hanno bisogno di riscoprire queste gioie, di desiderare realtà autentiche, purificandosi dalla mediocrità nella quale possono trovarsi invischiati. Diventerà allora più facile lasciar cadere o respingere tutto ciò che, pur apparentemente attrattivo, si rivela invece insipido, fonte di assuefazione e non di libertà. E ciò farà emergere quel desiderio di Dio di cui stiamo parlando.

Un secondo aspetto, che va di pari passo con il precedente, è il non accontentarsi mai di quanto si è raggiunto. Proprio le gioie più vere sono capaci di liberare in noi quella sana inquietudine che porta ad essere più esigenti – volere un bene più alto, più profondo – e insieme a percepire con sempre maggiore chiarezza che nulla di finito può colmare il nostro cuore. Impareremo così a tendere, disarmati, verso quel bene che non possiamo costruire o procurarci con le nostre forze; a non lasciarci scoraggiare dalla fatica o dagli ostacoli che vengono dal nostro peccato.

A questo proposito, non dobbiamo però dimenticare che il dinamismo del desiderio è sempre aperto alla redenzione. Anche quando esso si inoltra su cammini sviati, quando insegue paradisi artificiali e sembra perdere la capacità di anelare al vero bene. Anche nell’abisso del peccato non si spegne nell’uomo quella scintilla che gli permette di riconoscere il vero bene, di assaporarlo, e di avviare così un percorso di risalita, al quale Dio, con il dono della sua grazia, non fa mancare mai il suo aiuto. Tutti, del resto, abbiamo bisogno di percorrere un cammino di purificazione e di guarigione del desiderio. Siamo pellegrini verso la patria celeste, verso quel bene pieno, eterno, che nulla ci potrà più strappare. Non si tratta, dunque, di soffocare il desiderio che è nel cuore dell’uomo, ma di liberarlo, affinché possa raggiungere la sua vera altezza. Quando nel desiderio si apre la finestra verso Dio, questo è già segno della presenza della fede nell’animo, fede che è una grazia di Dio. Sempre sant’Agostino affermava: «Con l’attesa, Dio allarga il nostro desiderio, col desiderio allarga l’animo e dilatandolo lo rende più capace» (Commento alla Prima lettera di Giovanni, 4,6: PL 35, 2009).

In questo pellegrinaggio, sentiamoci fratelli di tutti gli uomini, compagni di viaggio anche di coloro che non credono, di chi è in ricerca, di chi si lascia interrogare con sincerità dal dinamismo del proprio desiderio di verità e di bene. Preghiamo, in questo Anno della fede, perché Dio mostri il suo volto a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero. Grazie.

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91 commenti a La tensione a Dio è inscritta in ogni uomo, parla il Papa

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  1. Lucciano ha detto

    Molti nostri contemporanei potrebbero infatti obiettare di non avvertire per nulla un tale desiderio di Dio. Per larghi settori della società Egli non è più l’atteso, il desiderato, quanto piuttosto una realtà che lascia indifferenti, davanti alla quale non si deve nemmeno fare lo sforzo di pronunciarsi.

    Presente!!! Io non avverto nessuna necessità di Dio, e lo dico veramente. Non sento nessuna presenza di Dio, non lo amo e non mi sento amato. E poco più di una bella favoletta. Eppure se esistesse veramente qualcosina si dovrebbe provare? Sarò strano io!

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    • GT ha detto in risposta a Lucciano

      Lucciano: a quale Dio fai riferimento?
      Non so nulla della tua vita, però credo che anche tu almeno una volta nella vita hai provato un sentimento di armonia con l’universo e tutto quanto, dico bene? O la sensazione di realizzazione completa della tua essenza?
      Hai mai veramente provato a trascendere la realtà?
      Sei una persona curiosa?

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    • Wanrod ha detto in risposta a Lucciano

      Se Dio esiste non si può certo pretendere di conoscerlo con tanta facilità, nè di conoscere ciò che ha in serbo per te…tante volte, e lo dico per esperienza, non sentiamo Dio perchè non ci interessa sentirlo e cercarlo, perchè abbiamo rinunciato subito.

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    • Fede_81 ha detto in risposta a Lucciano

      E infatti il Papa ha preso sul serio queste tue obiezioni, e vi ha risposto proprio nell’articolo facendo riferimento al senso di insoddisfazione perenne che contraddistingue ogni azione e ogni desiderio umano. Rileggiti il percorso.

      Ha inoltre chiesto di riflettere bene su questo, per “produrre anticorpi efficaci contro la banalizzazione e l’appiattimento oggi diffusi”. Dai tuoi commenti sono evidentemente caratteristiche che ti contraddistinguono, anche qui il Papa ci ha preso appieno.

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  2. Daphnos ha detto

    A proposito del Santo Padre:

    http://www.corriere.it/cronache/12_dicembre_03/Papa-rsu-Twitter-annuncio-data-profilo-_afc344e6-3d36-11e2-ab92-9e1ea30a782c.shtml

    una buona ragione per la nostra preghiera sarebbe quella di sperare che siano state prese tutte le precauzioni necessarie; avendo frequentato per un po’ la pagina facebook di Benedetto XVI ho esperienza diretta di come uno dei maggiori successi del social network sia quello di generare approvazione verso il pensiero idiota, maturato dai soliti noti ‘leoni da tastiera’, e come tale pensiero tenda a focalizzarsi verso bersagli facili da colpire. La pagina twitter del Papa diventerà inevitabilmente uno di questi bersagli. Speriamo in bene!

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  3. semelets ha detto

    C’è una sola frase che non condivido nella riflessione del papa, perchè secondo me non è vera (non lo è certamente per quanto riguarda me e credo che non lo sia per quanto riguarda l’esperienza di molti).
    La frase è questa: “Gli occhi riconoscono gli oggetti quando questi sono illuminati dalla luce. Da qui il desiderio di conoscere la luce stessa, che fa brillare le cose del mondo e con esse accende il senso della bellezza.”
    A me non è mai capitato, osservando ad esempio un’opera d’arte, di provare il desiderio di volgere l’attenzione verso il faretto che la illumina; e così pure, davanti a uno spettacolo della natura, non mi viene da girarmi verso il sole. Secondo me l’esempio non è appropriato e secondo questa prospettiva trovo comprensibile quello che ha detto Lucciano di se stesso.

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    • Giorgio P. ha detto in risposta a semelets

      Davanti al quadro sai già com’è fatto il faretto, non hai bisogno di rivederlo. O meglio: hai già esperito oggetti simili, e ciò ha spento la tua curiosità.
      E lo stesso per il sole, lo vedi ogni giorno della tua vita.
      Ma se ti trovassi in una stanza buia e vedessi una strana luce, saresti subito curioso di sapere qual’è la fonte: da dove viene? chi l’ha accesa? perché? di che colore è?

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      • semelets ha detto in risposta a Giorgio P.

        Questo peggiora ulteriormente le cose, perchè dopo aver visto il faretto, mi giro di nuovo verso l’opera, in quanto il faretto non appaga la mia sete di bellezza. Dio deve essere colui che appaga una sete, non che soddisfa una curiosità. Continuo a pensare che l’esempio non sia calzante.

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        • Wanrod ha detto in risposta a semelets

          Dici giustamente che nessuno guarda il faretto che illumina un quadro al posto del quadro stesso, come nessuno guarda il sole che illumina un paesaggio al posto del paesaggio stesso.
          Prova però a immaginare di essere davanti a quel paesaggio: letteralmente, la luce che lo illumina e lo rende visibile è in effetti il sole, ma interpretando in modo meno letterale, potresti domandarti, non per semplice curiosità ma per sete di bellezza, cosa o chi creò quel paesaggio, perchè ne sei così affascinato, etc.
          Da qui il senso di mistero nella vita e la volontà di ricercare significati più profondi, originati proprio da qualcosa di bello che noi vediamo, a cui forse Ratzinger fa riferimento.

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          • semelets ha detto in risposta a Wanrod

            sono sostanzialmente d’accordo con quello che dici, così come lo sono in generale sulla riflessione del papa. L’esempio però rimane, almeno per me, un ostacolo, anzichè un aiuto.
            Se un faretto potesse parlare direbbe: “non guardare me, guarda l’opera che illumino, io sono qui per questo, se cerchi di guardare me io non servo a niente e tu ti rovinerai la vista: tutta la mia gioia sta nel fatto che tu goda dell’opera che illumino”. Con lo sguardo rivolto all’opera noi godiamo e dell’opera e della luce. Con lo sguardo rivolto alla luce noi non godiamo nè dell’una nè dell’altra. Mi sembra che anche la scena del giudizio universale descritta da Gesù vada in questa direzione e anche il mirabile capitolo sulla vita eterna dello stesso Ratzinger nell’enciclica “Spe Salvi”. Per questo dico che solo l’esempio non mi sembra azzeccato.

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    • Antonio72 ha detto in risposta a semelets

      Semelets,
      la metafora si riferisce alla luce dell’essere, non ai fotoni vaganti.

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      • semelets ha detto in risposta a Antonio72

        Dovrebbe essere come dici tu, ma il risultato che ottiene è l’opposto di ciò che vorrebbe.
        La metafora parte da un’osservazione sui fenomeni naturali (gli oggetti illuminati dalla luce) e vorrebbe suggerirci che anche per quanto riguarda Dio avviene qualcosa di simile.
        Io dico solo che la metafora non è efficace perchè ciò che in realtà io sperimento nel mondo naturale è che volgo le spalle alla sorgente di luce e non sono minimamente interessato ad essa (se non per una breve curiosità), bensì a ciò che essa illumina.
        Ho solo detto che se la metafora è questa, allora è comprensibile ciò che ha scritto Lucciano nel suo primo intervento.

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  4. Scigram ha detto

    “Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo” – Ma il cuore non è un muscolo?
    Forse sarebbe stato meglio parlare di imprinting, cioè il meccanismo culturale copia-incolla che fa si che se nasci in Italia sei cattolico ma se nasci in Iraq ti vedi da subito sunnita, così come saresti scintoista in Giappone e induista a Mumbai.
    Il “credere” è un meccanismo-specchio il cui percorso, conosciuto clinicamente da molti lustri, viene usato ed abusato da millenni per soddisfare i bisogni di certezze di asservimento degli individui più deboli mentalmente (soggettività ancestrale) o socialmente (oggettività materiale). Essendo noi animali sociali tendiamo ad avere e riconoscere un capobranco ed eventualmente, in caso non ce ne sia uno adeguato ai nnss. bisogni, non abbiamo difficoltà ad inventarcelo. Ovviamente ricoprendolo dei poteri atti a soddisfare i nnss. bisogni.

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    • Giovanni Pastormerlo ha detto in risposta a Scigram

      Reazioni poco significative purtroppo.

      1) Cuore è inteso nel senso di “io”, come lo intende la Bibbia.

      2) L’esigenza di Dio del cattolico è la stessa del musulmano o del scintoista, la stessa dell’ateo che finge di essersi emancipato da se stesso.

      3) Mentre il Papa invita a sentirci fratelli anche di chi non crede, la risposta degli atei è quella di denigrare i credenti come “degli individui più deboli mentalmente”. Questo la dice lunga su chi abbia trovato una condizione di benessere e vera soddisfazione nella sua vita e chi invece viva nell’odio e nella frustrazione.

      4) E’ molto più facile vivere da atei, cioè senza rendere conto a Nessuno di quel che siamo e di quel che facciamo, che vivere da cristiani, rendendo conto dei nostri peccati e delle nostre azioni.

      Mi auguro che sappiate evolvervi con argomenti migliori, così dimostrate soltanto quanta intolleranza vi sia in quei cinque gatti di atei militanti.

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      • Daphnos ha detto in risposta a Giovanni Pastormerlo

        Sul punto 3, l’uso (indebito) della parola “clinicamente”, ovvero di un termine del campo terapeutico, è ancora più preoccupante del riferimento alla debolezza mentale. Pare che certi individui non siano in grado di relazionarsi per cercare di comprendere le opinioni altrui, ma si lancino in spiegazioni di tipo patologico, mostrando una vera e propria fobia verso il pensiero diverso, tale da doverlo ascrivere a meccanismi cerebrali che -guarda un po’- per i loro ragionamenti non conta più..

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    • Wanrod ha detto in risposta a Scigram

      Non capisco l’obiezione.
      Se nasci in Italia sei, in buona parte dei casi, educato come cattolico, ma non perchè i genitori vogliono per forza installarti nella testa quell’idea, semplicemente ritengono sia quella giusta, che lo sia o no è un altro discorso.
      Crescendo puoi diventare buddhista, ateo, deista, protestante, eccetera.
      MA in ogni caso non sarai mai capace di spiegare tutto ciò che ti circonda, anche se magari avrai la pretesa di farlo.
      Rimarrà sempre, anche se represso, un senso di mistero.
      Il papa spiega che potrebbe essere la volontà di conoscere Dio questo innato senso.
      Rispetto pienamente la tua idea se non sei d’accordo, ma mi sembra eccessivo classificare ogni tipo di esperienza spirituale, come hai fatto tu, un semplice “cercare un capobranco”.

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    • manuzzo ha detto in risposta a Scigram

      Non ti preoccupare. Tieniti stretto il tuo capobranco. Io (come gran parte degli umani) sono più che un animale, come tu, o il tuo padrone, mi vorresti far credere. MIAO MIAO

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    • Xadren ha detto in risposta a Scigram

      La vostra opinione sull’occasionalità dell’inclinazione religiosa mi pare molto semplicistica, fin troppo. È la posizione di chi si dice cristiano senza essersi mai preoccupato non dico di seguire le linee di condotta proposte dalla Chiesa (o dalle associazioni protestanti, se si ha a che fare con quelle confessioni), ma neppure di approfondire in linea teorica la propria fede.
      Chi, dicendosi cristiano, neppure sente il bisogno di leggere le Scritture o le opere dei Santi o dei teologi può essere saldo nella sua fede?
      A me è successo così: quand’ero piccolo andavo in chiesa perché i miei genitori mi portavano, poi mi sono allontanato, ho passato un periodo orribile quando ho capito che la mia vita (terrena) né quella dei miei cari non sarebberono state eterne e sono tornato in chiesa, chiedendomi però se davvero la mia fede fosse la vera. Mi sono informato sulle altre fedi, ho letto di Maometto e di Buddha, la storia dell’Induismo, ho perfino comprato un Corano. Ma le parole che ho trovato nei Vangeli e in altri scrittori (soprattutto Agostino), unite al modello di chi si è dato da fare veramente per il bene degli altri mi ha fatto capire dove sta la verità.
      Ricevere un’educazione è un conto, chiederci se quello in cui siamo invitati a credere ha senso è un dovere di ciascuno.

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  5. alessandro pendesini ha detto

    @Giorgio P
    Possiamo benissimo creare noi stessi una luce intensa in una camera totalmente buia, e questo senza nessun aiuto, forza divina o celeste che sia !

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    • Giovanni Pastormerlo ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Sbagliato. L’uomo non è capace di rispondersi da sé, non è capace di soddisfare il suo desiderio di infinito, nessuna luce intensa può progettare per illuminare il buio dentro di sé.

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  6. alessandro pendesini ha detto

    @Giovanni Pastormerlo:

    Noi tutti possiamo fare l’esperienza nel creare una luce intensa in una camera completamente oscura : basta spingere con le dita -indici o medi- per circa 30 secondi, cioè esercitare una pressione al limite del sopportabile contemporaneamente sui due occhi ovviamente chiusi !
    NB Suggerisco di evitare di comunicare questo fenomeno a bambini e/o adolescenti, poiché potrebbero causare delle lesioni agli occhi !

    Ma anche tramite elettrodi introdotti nel nostro encefalo in un nucleo chiamato girus angolare, quindi far transitare una corrente di qualche millivolts (modulata a secondo dell’esigenza), possiamo cosi ottenere diverse visioni : da semplici chiarori, luci ecc..- a delle vere (false) visioni di decorporazione (vediamo il nostro “alter ego” che se ne va in diverse direzioni), e/o fenomeni di tipo morte imminente (EMI-NDE) molto alla moda attualmente ! Da notare che con l’arresto della corrente, la visione ritorna al suo stato iniziale o normale….

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    • Antonio72 ha detto in risposta a alessandro pendesini

      @pendesini
      Mettiamo che mediante la stimolazione profonda cerebrale si possa indurre la percezione del gusto di una birra chiara.
      Allora il paziente che viene stimolato in laboratorio equivale a quel cliente di un bar che si gusta una bionda con tre dita di schiuma, seduto ad un tavolino all’aperto in una calda giornata estiva.
      E’ certamente la stessa cosa, secondo te, visto che tutto proviene dal nostro encefalo, o no?

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      • alessandro pendesini ha detto in risposta a Antonio72

        @Antonio 72
        Qualsiasi tipo di esperienza memorizzata (nuclei ippocampi) puo’ essere
        di nuovo (ri)vissuta (virtualmente) stimolando determinati nuclei cerebrali ben precisi ! La difficoltà consiste nella ricerca di queste determinate zone, possible solo durante certe operazioni -l’etica e deontologia medica deve imperativamente essere rispettata- per questa ragione la conoscenza in questo campo (neurofenomenologia) ha una lentissima progressione…
        NB Gli indiani Huichol, durante il pellegrinaggio annuale consumano funghi allucinogeni, da questo succede che hanno tutti la sensazione di essere effettivamente saliti in Paradiso !!! Questo dimostra che la “coincidenza delle percezioni” non è sufficiente a definire una realtà oggettiva!
        Un’illusione non è né un errore né una verità. In realtà è impermeabile alla confutazione intellettuale. Come l’allucinazione, che è “vera” per il soggetto -una sensazione reale e vissuta-, ma falsa per colui che guarda l’oggetto, poiché non esiste nessuna correlazione esterna percepita fisicamente !

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        • Antonio72 ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Allora crede nella tesi del cervello nella vasca a cui non crede nemmeno il filosofo ateo riduzionista Dennett.
          Quindi mi faccia capire, giusto per fare un esempio scientifico. L’uccello migratore che si orienta mediante la sensibile percezione del campo magnetico terrestre, si illude perchè fisicamente non esiste alcun oggetto percepibile del genere. Lei mi dirà che ci sono strumenti scientifici che possono misurarlo. Va bene, lo ammetto. Ma da qui ad essere certissimi che esistono strumenti oggettivi per la misurazione di qualsiasi cosa esistente, il salto è abissale (tanto per dire, si stima che tutta la materia che conosciamo è all’incirca il 5% di quella cosmica; il resto viene definito significativamente materia oscura). E poi la differenza tra gli indiani che masticano funghi allucinogeni mentre danzano attorno al falò, e le persone che dicono di aver vissuto un’esperienza di pre-morte o altre similari, sta nel fatto oggettivo e non smentibile che quest’ultime non hanno masticato funghi per avere quell’esperienza particolare. Lei potrà dire che sia cmq una illusione del cervello, ma il fatto è che non lo può dimostrare, perchè non esistono strumenti che possano verificarlo. Se di solito si ha l’illusione di cadere nel vuoto, non si deduce automaticamente che non si possa percepire la caduta nel vuoto (basta un bel paracadute). Ma lei è certissimo che le testimonianze delle persone che dicono di aver vissuto esperienze mistiche o cmq particolari, raccontino soltanto un’illusione o allucinazione, e siano solo queste e nient’altro. E come fa a dirlo senza averle vissute e senza avere strumenti che possano dirci alcunchè di queste esperienze, salvo riprodurre delle pseudoesperienze, come nell’esempio della birra?

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    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Vabbeh, Pendesini, però non faccia il burlone, sia serio…

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      • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        @Giulio Quaresima
        Vorrei innanzitutto dirle che non abbiamo mai costudito le capre insieme !
        La pregherei di dare del BURLONE ai suoi amici o familiari se lo desidera, ma eviti questi sgradevoli epiteti nei commenti che mi indirizza !
        Non mi ritengo ne narratore ne mitomane, se lei non capisce il senso di cio’ che scrivo -anche se in un pessimo italiano- non se la prenda con mè, non mi ritengo responsabile della sua ignoranza in certi campi.
        Grazie per la sua comprensione
        NB Ho fatto ultimamente uno strano sogno : che lei sta facendo un doppio gioco sul sito UCCR ! Ma era solo un sogno…….
        Saluti da Bruxelles

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        • GT ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Giulio Quaresima si difende da solo. Però un osservazione: ti guardi ogni tanto allo specchio? Queste tue smanie servono solo a descriverti in modo brutale.

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        • Giulio Quaresima ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Nessun doppio gioco. Ma è tipico di questo paese dividersi in Guelfi e Ghibellini, e chiunque non si adegua a questo modo di vivere viene additato come ambiguo.

          Comunque non mi pare di averla insultata così gravemente, “burlone” è un aggettivo piuttosto simpatetico, e l’ho usato perché mi pareva ovvio che la luce di cui parlava Pastromerlo era tutt’altro tipo di luce, quindi non credevo che dicesse sul serio. Certo, se mi dice che stava dicendo sul serio, la cosa è più preoccupante…

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          • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giulio Quaresima

            @Giulio Quaresima
            Quello che da fastidio non è tanto che lei abbia deciso di darmi del burlone, ma il fatto che NON abbia minimamente capito (o finge di non aver capito) l’obiettivo del mio commento che lei, sia pur involontrariamente ( ?), ha diciamo ridicolizzato… Sono disponibilissimo per qualsiasi tipo di dialogo ed aperto a qualsiasi critica costruttiva, ma « allergico » a certi epiteti e/o sottintesi tinti d’ironia o cinismo ! Ritengo che rispettare gli altri che ti rispettano, non è un solo un « dovere » ma una necessità.

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            • Giulio Quaresima ha detto in risposta a alessandro pendesini

              Allora mi scusi, effettivamente devo non aver capito cosa intendesse dire, o forse non ho capito cosa intendesse dire Pastromerlo. Lei continua a parlare di luce come semplice fenomeno percettivo, mentre Pastromerlo utilizza i termini luce e buio – credo – in senso metaforico e morale. O mi sbaglio?

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              • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                @Giulio Quaresima
                Il mio obiettivo era (ed è) quello di attirare l’attenzione di certe persone sui diversi fenomeni cerebrali, tipo « auto-illusione », « auto-convinzione », « allucinazione »… ma non solo ! Se queste avessero una conoscenza, sia pur basilare, relativa alla neurofenomenologia, NON potrebbero confondere « lucciole con lanterne », e capirebbero che molti fenomeni considerati « eterei, celestiali o divini» (vedi caso : il sangue di San Gennaro ecc…) non son altro che fenomeni NATURALI spiegati razionalmente dalla scienza ! Punto.

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                • Gennaro ha detto in risposta a alessandro pendesini

                  Forse era meglio quando faceva il burlone, Pendesini un atteggiamento del genere è davvero ridicolo, sopratutto nel 2012.

                  Ancora a sostenere come nell’illuminismo che i credenti sono persone allucinate? Ma ancora non siete cresciuti?

                  Il sangue di san Gennaro non è considerato miracolo dalla Chiesa ed studiato dalla scienza, che non ha per nulla sostenuto quanto lei sta blaterando. Qui può trovare tutto quanto le occorre per informarsi: http://www.uccronline.it/2010/05/04/13194/

                  Studi il dossier e lasci da parte il suo ridicolo positivismo, mi sembra abbastanza cresciuto per smettere finalmente con la superstizione scientista, non crede?

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                  • alessandro pendesini ha detto in risposta a Gennaro

                    @Gennaro
                    Si è sbagliato d’individuo ! Il ridicolo -oltre che ad essere maleducato- se mai è lei !
                    Ritengo che il suo commento deve essere indirizzato a tutte quelle persone che hanno creduto, e che tutt’ora credono, nel “miracolo” di San Gennaro e non solo !!! Questa a me sembra essere la verità ! La sua risposta non mi ha affatto convinto, la ritengo solo un timido tentativo di diversione……. P.S. Strada facendo mi saluti i napoletani ! Grazie

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                  • alessandro pendesini ha detto in risposta a Gennaro

                    @Gennaro
                    Considero questa MASCHERATA DEL SANGUE DI SAN GENNARO iniziata nel medio evo…un VERO INGANNO VOLONTARIO DELLA CHIESA CATTOLICA DESTINATO A SFRUTTARE LA POVERA GENTE E TUTTORA RIMASTO STRANAMENTE IMPUNITO !!!
                    NB Se avessi tempo e soldi da sprecare esporrei denuncia contro la Chiesa Cattolica per pratiche occulte fraudolente, per evasione fiscale, omesso di pagare tasse su immobili redditizi, abusi vari di potere e soprattutto per aver taciuto durante decenni (probabilmente secoli) le sevizie fisiche e abusi dei preti pedofili (e non solo) inflitti a bambini del mondo intero; ma anche per collusioni con cosche mafiose e riciclaggio di denaro sporco !
                    NB : La lista NON è esaustiva…..

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                    • Gennaro ha detto in risposta a alessandro pendesini

                      La sua superstizione scientista è davvero ridicola, le fa male arrabbiarsi 🙂

                      Ribadisco che la Chiesa non ha mai riconosciuto il prodigio di San Gennaro come miracolo.

                      Ribadisco che gli attuali studi scientifici non riescono a spiegare il prodigio che si compie sul sangue, lo stesso CICAP lo ha riconosciuto: http://www.uccronline.it/2010/05/04/13194/

                      Si goda la vita, lei è ossessionato dai credenti. Non l’ha mica detto il vostro gran sacerdote Dawkins che gli atei si godono la vita perché Dio non esiste? Come mai lei non ci riesce?

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                • Giulio Quaresima ha detto in risposta a alessandro pendesini

                  Beh, sul fatto che molti miracoli creduti dalla gente siano frutto di allucinazioni e autoconvincimento non posso che essere d’accordo, e lo stesso vale anche per avvistamenti UFO etc. Anche perché se non fossi sarei in grave contraddizione.

                  Il mio fraintendimento era dovuto al fatto che lei è andato, secondo me, fuori tema, perché qui si stava parlando di “luce interiore”, di una sensazione spirituale che penso abbiamo provato quasi tutti, e che non è “illusoria”, ciò che è illusorio, per me ateo, è la sua interpretazione.

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                  • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                    ERRATA: Anche perché se non fossi D’ACCORDO sarei in grave contraddizione

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                  • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                    @Giulio Quaresima
                    La sua (gentile) risposta, ne dice lungo su quello che lei crede conoscere e quello che realmente conosce nel campo della neuroscienza….
                    Se si interessasse seriamente alla neuropsicologia cognitiva saprebbe che il nostro encefalo non lavora sui dati del mondo, ma sulle variabili biochimiche e/o neuronali, che segnalano cio’ che ritengono essere più importanti nel mondo, delle variabili intermedie. Ogni persona « vede » del mondo cio’ che l’organizzazione del suo cervello le permette di percepire e nient’altro. Questa organizzazione, o visione, contrariamente a quello che molti pensano, non è innata ma acquisita durante la vita -contesto socioculturale- nel quale abbiamo evoluto e/o evolviamo. Fortunatamente la plasticità cerebrale ci permette -se l’occasione è propizia- di « disfare » certe connessioni ed avere una visione meno fantasmatica, più realistica, anche se pur sempre approssimativa del mondo.

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                    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a alessandro pendesini

                      Mi dispiace deluderla, ma pur non essendo il mio campo ne so abbastanza da sapere tutte queste cose che mi ha detto. Ma da qui a sapere come funziona il cervello in tutti i suoi dettagli ce ne corre! Le neuroscienze sono una scienza neonata, e ancora non ci sa dire un gran ché sul pensiero, sulla coscienza, etc. Per adesso ci dà soltanto alcuni indizi. Ed è un settore pessimamente divulgato, oltretutto: i quotidiani si buttano a capofitto sulle ultime ricerche, uscendo con titoli spettacolari quanto assurdi.

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                    • Ercole ha detto in risposta a alessandro pendesini

                      Ovviamente lo scientista Pendesini tralascia completamente il fatto che proprio l’enorme complessità del cervello dimostra un salto ontologico talmente ampio da essere inspiegabile attraverso l’evoluzione biologica.

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                  • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giulio Quaresima

                    @Giulio Quaresima
                    Assicurarsi che il settore della sanità pubblica italiana (e non solo) finisca in un futuro prossimo per includere la salute culturale è la più grande sfida del XXI secolo. Dedicated to you

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            • GT ha detto in risposta a alessandro pendesini

              Non deve sentirsi in colpa per Pandesini. E’ abituato. Lei almeno è un non credente serio, indipendente. Mentre questo “burlone” non lo è affatto, soprattutto quando si sente protetto dal branco…
              Ecco un esempio di quel che dico, dall’UAAR (lo riporto per l’ultima volta qua, mi secca aver a che fare con lui…Tanto per inquadrare il personaggio -corretto- :”Leggendo i commenti di Gemini ho a volte riso a crepapelle, -ottimo per la salute- poi subitamente fui invaso da una certa tristezza : il vedere come possa essere ridotto mentalmente (psicologicamente) un essere umano !
              E qui non credo (modestamente) ci siano dubbi ! Gemini ha segni evidenti di squilibrio mentale (forse) irreversibili ! Ecco come il martellamento e/o indottrinamento di certe religioni possono ridurre (o atrofizzare) il nostro neocortex ; questo caso (e non solo, purtroppo) ne è la prova lampante ! Gemini, come in certi casi di anosognosia ecc.., non ha miinimamente coscienza del suo stato psicosomatico reale. Puo’ solo, da buon paranoico, immaginare che tutti coloro che non si conformano alle sue idée, o convinzioni (assurde) si sbagliano !!! Purtroppo….

              Comunque avevo sostenuto il diritto dei genitori di poter decidere sul proprio se circonciderlo o no. Questi insulti non sembrano né eleganti né giustificabili…

              Adesso sono io invaso da una certa tristezza signor Pandesini, ha fatto tante storie per un aggettivo così simpatico (del tutto meritato poi…) quando lei in altri lidi, spalleggiato dai suoi compari, si sente il dovere di offendere le persone!
              Ma andiamo…

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          • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giulio Quaresima

            @Giulio Quaresima
            ….lei non viene additato come ambiguo -come lei sostiene- per il semplice fatto che lei « è » ambiguo ; comportamento tipico di certi italiani ben conosciuti all’estero !!!
            P.S.Devo ripeterle il sogno che ho fatto qualche giorno fa ?
            Sans rancune ?

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            • Giulio Quaresima ha detto in risposta a alessandro pendesini

              Ah no, nessun rancore, ci mancherebbe. Però vorrei spiegarle quella che le sembra ambiguità. Io amo molto i ragionamenti franchi, intelligenti, e logici. Quando trovo queste qualità in un ragionamento, le apprezzo indipendentemente che provengano da un credente o da un ateo. Come saprà, la verità in logica dipende esclusivamente dalla coerenza tra le premesse e le conclusioni. La verità delle premesse è data a priori. Ed io considero il credere o il non credere come parte di queste premesse.

              Ecco, probabilmente io e lei abbiamo molte premesse in comune, ma è la logica dei suoi ragionamenti che spesso non mi convince.

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  7. Vincenzo ha detto

    Aggiungo una considerazione su una situazione che non è stata fin qui presa in considerazione, in base alla mia esperienza personale di convertito dallo agnosticismo/scetticismo.L’ignorare il bisogno di Dio o più in generale del sacro, oltre che dalle ragioni esposte nel primo post di questo dibattito da Lucciano e dalle situazioni di “banalizzazione e appiattimento” evidenziate dal Papa può derivare anche da inibizioni psicologiche . In pratica x molte persone che, come il sottoscritto, si sono formate culturalmente su basi razionali/scientifiche oltre che umanistiche, le “pulsioni religiose” che possono comparire senza apparenti motivi nel corso della vita, vengono spesso intenzionalmente represse quali pensieri sconvenienti, quasi come si trattasse di un tradimento della propria personalità improntata ad un austero razionalismo. Quando si è capito tale meccanismo psicologico è poi naturale entrare in una situazione esistenziale in cui il sacro ha un posto non secondario ed è percepito come una sorta di liberazione dalle precedenti autocostrizioni.

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    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Vincenzo

      Io ho ricevuto un’educazione religiosa, anche se di una religiosità convenzionale, conformista, dettata più dal timore dell’opinione altrui che da un anelito religioso.

      In seguito, mi sono formato “da solo” su basi razionali/scientifiche, ed ho pian piano scoperto di essere ateo (sì, perché essere credenti soltanto per obbedienza equivale ad essere atei). Ora, grazie ad una persona, mi sono riavvicinato al mondo dei credenti, ma stavolta autentici. Ma questo richiamo religioso rimane in me una manifestazione che riconosco come totalmente istintivo, e che come tanti altri istinti razionalizzo come parte della natura umana. Ovviamente molti qui diranno che io sto ricevendo una chiamata, e che pervicacemente la rifiuto, ma per me vale il punto di vista opposto, e vedo in un credente qualcuno che si abbandona a questo istinto spirituale – con risultati, beninteso, spesso tutt’altro che negativi, anzi! Sono convinto che una religiosità vissuta positivamente faccia molto bene alla maggior parte delle persone. Ma io non sono tra queste.

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      • GT ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        Giulio sono felice di questo tuo modo propositivo di porti con il mistero.
        Hai ragione: la fede spesso è un utile strumento sociale di difese.
        La morte avviene quando: si è passivi in modo succubo verso le cose, o quando si è attivi in modo perverso verso le cose. Negli incontri spirituali è lo stesso. C’è chi vive da pecorella per mettersi al sicuro da Lui, lo teme. O c’è chi possiede la teoria e sa come muoversi pensa di sapere tutto.
        Io ti dico che stai vivendo il momento, lo status, il periodo più bello.
        Sei in stallo e quindi sei in uno stato cristallino in cui vedi il prima e il dopo. Vivitelo al meglio.

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      • semelets ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        Non definirei il credente come uno che si abbandona a un istinto spirituale, così come non definirei il non credente come uno che si abbandona all’istinto opposto, cioè all’istinto che ci induce a credere (non senza ragioni!) che tutto finisca nel buco nero della morte.
        Non si tratta di abbandonarsi a un istinto piuttosto che all’altro, ma di vigilare perchè nessuno di questi istinti interiori venga soffocato. Il credente dovrà ascoltare le ragioni del suo non credente interiore e lo stesso dovrà fare il non credente, in un serio dibattito interiore.
        Naturalmente questo confronto potrà essere anche esteriore, com’è il caso di questo sito o come immagino possa essere coi tuoi amici credenti; la cosa migliore che tu possa fare, per te e per loro, è frequentarli da non credente, metterli alle strette, costringerli a parlare di Dio con un linguaggio che sia significativo per te (senza esasperare nessuno, ovviamente).

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        • Giulio Quaresima ha detto in risposta a semelets

          “Senza esasperare nessuno, ovviamente”

          Infatti. Per la mia personale esperienza, incalzarli, “metterli alle strette”, è una forma di violenza, che tende ad esasperare i rapporti. Io non affronto mai con loro il problema della fede, se non di fronte ad un invito aperto a farlo. E lo faccio qui, perché questo sito è stato concepito proprio come un luogo di dialogo su queste questioni.

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          • Semelets ha detto in risposta a Giulio Quaresima

            Sì, dipende molto dall’esperienza personale. Per quanto mi riguarda, ogni volta che vengo “messo alle strette” da qualche amico con cui sono in confidenza, il confronto si sviluppa in un modo piuttosto allegro, così che entrambi ne usciamo arricchiti e il vincolo dell’amicizia non ne è scalfito, però è chiaro che dipende tutto dal carattere e dal tipo di rapporto.

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  8. Lucciano ha detto

    Nessuna formazione razionale/scientifica mi impedisce di respingere “pulsioni religiose”. Semplicemente come dicevo nel primo post non sento nessun bisogno di Dio.

    Accetto la morte come un fatto naturale, e la sofferenza (se viene a visitarmi) come un incidente di percorso. Poche cose possono turbarmi.

    Credo che la religione sia semplicemente una risposta (insufficiente) al perchè della morte e della sofferenza.
    Se la religione viene intesa come mezzo per “addolcire” le proprie sofferenze allora debbo ammettere che può avere anche un ruolo positivo.

    Davide Lucciano

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    • GT ha detto in risposta a Lucciano

      Lucciano mi sembra un po’ superficiale la tua risposta, cioè le religioni sarebbero un rimedio come la camomilla?
      Sarebbe vero quello che dici se fossero durate un secolo, un millennio, un milione di anni… ma non è plausibile perché le religioni sono durate così a lungo.
      L’uomo diventa uomo quando scopre il sacro. E’ una conquista come l’intelletto. Non mi pare poco. Acquista il rispetto verso i morti e pian piano inizia a sviluppare il concetto di comunità, proprio partendo dalle differenze rispetto al mondo animale.
      Ora credere che l’uomo si sia auto-ingannato dall’alba della dei tempi mi sembra proprio irrazionale dal punto di vista logistico, pratico e storiografico.
      Dovremmo piuttosto ammettere l’esistenza di un campo di indagine, che trascende il mondo naturale a cui l’uomo da sempre a cercato risposte.

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    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Lucciano

      La penso (e la vivo) come lei.

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    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Lucciano

      @Lucciano
      Quoto !
      E, come diceva Voltaire, « se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo» (angoisse humaine oblige !)
      Aggiungo pero’ « a condizione che NON venga strumentalizzato per sfruttare persone poco o pesudo-colte, vulnerabili e/o psicologicamente fragili » ! P.S. Non milito contro i credenti -di qualsiasi orizzonti essi siano- ma contro il fanatismo di certi religiosi, quelli particolarmente dominanti e molto contenti di esserlo…Tutto il contrario di certi insegnamenti, in particolare quelli di Cristo e vangeli ! L’umiltà e la modestia non deve solo essere insegnata, ma anche vissuta e considerata un esempio al quale identificarsi.
      Sinceramente da quello che la storia delle religioni certifica e quello che succede nel mondo occidentale attualmente, non sono convinto che certi religiosi e/o prelati gerachi seguano veramente gli insegnamenti di Gesù o altri savi !
      Non dobbiamo dimenticare che non sono le intenzioni, ma i fatti che qualificano le persone….. Bien à vous

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      • Gennaro ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Voltaire aveva ragione: nell’uomo è presente un istintivo bisogno di significato e di Dio, come il bambino ha un istintivo bisogno della madre fin da quando è partorito.

        Questo viene chiamato dalla Chiesa il “senso religioso” dell’uomo, una firma di Dio sulla sua creatura perché non smetta mai di cercarlo, anche quando si trova nel fondo dell’abisso come lo è lei, caro Pendesini.

        Sarebbe ora che cominciasse a militare contro il fanatismo di numerosi non credenti, contro la loro frustrazione e la loro depressione violenta. Sono d’accordo invece sul fatto che in pochi credenti seguano davvero il messaggio di Cristo, uomo e Dio.

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        • Gab ha detto in risposta a Gennaro

          Vero Dio e vero uomo. E’ questa la corretta definizione. Mi sorprende come molti cattolici sottovalutino il rischio e il pericolo di anteporre “uomo” a Dio nella definizione di Cristo.

          Purtroppo questo è un’altra di quelle storture infilatesi nel Vaticano II.

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        • alessandro pendesini ha detto in risposta a Gennaro

          @Gennaro
          Non mi risulta che Voltaire abbia affermato che « nell’uomo è presente un instintivo bisogno di significato e di Dio » come lei afferma ! Mi potrebbe comunicare le referenze storiche in merito ? Anticipatamente ringrazio.
          P.S. :Finora nessuno ha potuto dimostrare razionalmente che l’uomo nasce con un « istintivo bisogno…di Dio » ! L’uomo, animale epifenomenale, nasce con un cervello « vuoto », lo « riempiono » tutti quelli che dalla nascita in poi interferiscono con lui : in primis la famiglia, l’educazione e cultura, in seguito le sue frequentazioni, tipo di vita ecc…Senza nessuna educazione e/o cultura l’uomo non puo’ manifestare altro che i suoi istinti triviali identici a quelli dei nostri antenati vissuti milioni di anni orsono !
          Per quello che riguarda il « fanatismo e la depressione violenta (sic !) » come dice lei, lo/a troviamo sia negli atei che credenti, vorrei pero’ insistere su un dettaglio indiscutibile : hanno esistito ed esistono tottora molto piu credenti che atei o agnostici non solo depressi ma anche fanatici nevrotici e/o paranoici ! Si guardi in giro e (forse) capirà….
          Vorrei inoltre ringraziarla per la sua osservazione : « …. anche quando si trova in fondo dell’abisso come lo è lei, caro pendesini… » ; questa mi fa pensare che lei non ama (per non dire odia) le persone che non condividono il suo credo. Non è il solo…è una caratteristica particolarmente diffusa nel mondo degli « illuminati ». Not Comment

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          • Antonio72 ha detto in risposta a alessandro pendesini

            Che significa epifenomenale? Non significa nulla, e lo sa bene.
            Grazie per averci detto che l’uomo nasce con un “cervello vuoto”, anche se ha dimenticato di dire che ciò non significa che nasce con un cervello di scimmia. Il cervello umano è già predisposto e cablato sintatticamente per imparare agevolmente tutte le lingue (umane) del mondo. Non a caso coloro che imparano più lingue entro i primi anni di vita attivano la medesima zona cerebrale, quella che per altri viene attivata solo con l’uso della lingua madre.
            E un’ultima cosa che si deve dire chiaro e tondo una volta per tutte: la neuroscienza cosa spiega? Spiega quali zone cerebrali ed encefaliche si sfruttino durante qualsiasi attività pensante o motoria, ovvero è una spiegazione localizzante, una sorta di mappatura cerebrale. Ma non spiega affatto come funzionino le connessioni cerebrali, ovvero perchè il mio pensiero di una mela rossa debba attivare certe zone cerebrali e non altre. Semplicemente non sappiamo come funzioni il cervello, ma sappiamo osservare quali zone vengano attivate di volta in volta. Secondo alcuni neuroscienziati (ed io concordo con questi) c’è un errore di fondo nel pretendere di spiegare la mente mediante lo studio (sofisiticato ed elaborato quanto si vuole) delle connessione sinaptiche e neurali. L’errore è che si vuole oggettivare ciò che per definizione non è oggettivabile, ovvero la soggettività. Ed infatti questa non si oggettivizza mai in qualsiasi esperimento neuroscientifico, pena la contraddizione terminologica e filosofica di una soggettività oggettiva. Ne viene il paradosso che per spiegarla strumentalmente si deve annientarla.

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            • alessandro pendesini ha detto in risposta a Antonio72

              @Antonio 72
              Mi dispiace doverle dire -chiaro e tondo- che nel campo neurologico manifesta un’ignoranza sconcertante ! Non le bastano le puntuali risposte non proprio simpatiche -pur essendo pertinenti e rispettose- che subisce sul blog UAAR ? Ma lei, Antonio, è per caso masochista ???
              P.S. :Non dobbiamo dimenticare che è imparando a rinunciare a delle credenze « gradevoli » ma false, o più generalmente a distinguere i nostri desideri (sovente arcaici e irrazionali), che possiamo passare dall’infanzia all’età adulta !

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          • Gennaro ha detto in risposta a alessandro pendesini

            Infatti io ho interpretato le parole di quello svitato razzista di Voltaire.

            Per scoprire che il primo uomo esistito è l’homo religiosus forse è il caso che ti informi degli studi dell’antropologo Ries e Coppens.
            Ne ha parlato anche questo sito:
            http://www.uccronline.it/2010/09/22/yven-coppens-%C2%ABluomo-religioso-coincide-con-il-primo-uomo-levoluzione-non-e-darwinismo%C2%BB/
            http://www.uccronline.it/2011/11/17/lantropologo-yves-coppens-%C2%ABluomo-nasce-religiosus%C2%BB/
            http://www.uccronline.it/2012/03/10/lantropologo-julien-ries-il-primo-uomo-apparso-e-religiosus/

            Coppens in particolare ha spiegato: “«L’homo religiosus coincide con l’uomo in generale. L’essere umano, fin dallo sbocciare della sua umanità, è sensibile al sacro e possiede una dimensione spirituale”.

            Ma crediamo alle bufale di Pendesini o agli studi di antropologi? Questo è un vero dilemma per me.

            Fantastica questa concezione di uomo come un sacco vuoto da riempire, credo che come tesi fosse addirittura antecedente a Cesare Lombroso 🙂

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          • Lucio ha detto in risposta a alessandro pendesini

            A me pare che in realta’ sia Lei a considerarsi illuminato.

            P.S.: Forse questo puo’ interessarla: http://www.enzopennetta.it/2012/11/fenomenologia-della-coscienza-dallapprensione-al-giudizio/

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    • Gennaro ha detto in risposta a Lucciano

      @Lucciano
      In realtà quelle che tu definisci “pulsioni religiose”, altro non sono che la domanda di senso e significato che ti guida in tutto quanto fai. Avere un bisogno di senso è avere il bisogno di Dio, perché nulla mai riesce a rispondere al tuo bisogno, infatti l’uomo è fatto per Altro.

      Basta leggere Leopardi (il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia) per capire cosa sia l’uomo e per certificare come anche i presunti emancipati vivono la stessa inquietudine, a meno che non sia completamente distratti dalla vita e da se stessi.

      Per questo credo che ci siano due sole motivazioni per quanto dici: o stai mentendo sapendo di mentire, oppure hai talmente alzato il volume della musica (sei distratto) da non sentire quel che il tuo “io” chiede, ciò di cui hai estremamente bisogno: una risposta di significato, il bisogno di essere felice.

      La fede è tutt’altro che un effetto placebo: http://www.uccronline.it/2012/01/08/la-fede-e-il-benessere-psicofisico-correlazioni-e-distinzioni-dalleffetto-placebo/

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      • Enrico ha detto in risposta a Gennaro

        Quoto in pieno, il senso religioso penso sia in qualche modo il vertice della razionalità che contraddistingue l’uomo. E’ proprio perchè l’uomo non si accontenta di vivere la realtà come un dato di fatto, ma vuole anche capirla e trasformarla (cosa che lo contraddistingue da tutti gli altri animali), che ha sviluppato l’arte, il pensiero scientifico e quello religioso. Sono tutti aspetti della stessa ricerca di senso, che può essere al massimo anestetizzata, ma che contraddistingue ciascuno di noi.

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      • Valentina ha detto in risposta a Gennaro

        Concordo con tutti voi.

        Per chi volesse approfondire questa questione del senso religioso consiglio vivamente di leggere don Luigi Giussani, che su questo ha fondato tutto il suo pensiero: http://www.ibs.it/code/9788817845182/giussani-luigi/senso-religioso-volume.html

        Benedetto XVI sta certamente richiamandosi a lui in questo discorso, è cosa nota che i due avessero un fortissimo legame e sopratutto è senza misura la stima di Ratzinger verso Giussani, tanto da celebrare il suo funerale e dire che il suo pensiero era un sostegno per la sua stessa fede.

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  9. saracino ha detto

    Io nella mia città vivo sinceramente in presenza di molti atei ed è curioso come dicano: “a me non serve Dio, io posso farcela da solo”, ma spesso da loro sento anche dire “che palle, sono stufo di ‘sta vita, non ho voglia di studiare”, gran parte di loro cerca un possibile attaccamento diverso da Dio(come il fumo)senza essere ancora soddisfatti.Questo è almeno ciò che accade nella mia città, non so come vada per le altre, ma non penso la differenza sia sostanziale.Non intendo criticare nessuno con questo mio messaggio e non voglio si scateni una baruffa,ho solo espresso il mio giudizio sull’argomento ;D

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  10. alessandro pendesini ha detto

    @Giulio Quaresima
    Mi ha solo deluso di come interpreta quello che è convinto di sapere nella branca neuroscientifica.
    –O lei mente, oppure legge delle « barzellette » che prende per oro colato o realtà ! Comunque sia da quello che scrive NON studia neurologia, o allora nel suo interesse cambi scuola il più presto possibile….
    Un buon consiglio : provi a cambiare di referenziali, o seguire quelche corso di neurofenomenologia (in una scuola degna di questo nome) ed evitare di prendere per scontato cio’ che certi illuminati scrivono nei giornali o libri !
    Mi sa che riesca a capire…
    NB Non mi stupisce che la migliore -insisto sulla migliore- università italiana (Bologna) arriva al duecentesimo posto nella graduatoria mondiale ! Not Comment

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    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Ribadisco che non mi occupo di neurologia (per sua informazione, faccio l’informatico di mestiere). Ma siccome mi informo di tutte le scienze, penso di avere diritto di formarmi una opinione.

      Vorrei qui contestare il suo modo di pensare (condiviso da altri, purtroppo) che uno debba parlare di qualsiasi cosa soltanto se è un professionista nel campo. Questa visione esoterica ed iper-specialistica della scienza è la rovina dei tempi moderni. Se lei, come mi pare evidente, ne sa di più di tanti di noi in questo campo, ha il dovere morale di cercare di spiegare quello che sa evitando quanto possibile i tecnicismi, perché solo così può sperare di creare un dialogo. Lei non può pensare di tirar fuori i titoli di studio e per questo pretendere che tutti prendano per oro colato quello che dice. Come dice la frase attribuita ad Einstein, “non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna”. Ovviamente questa è un iperbole, ma siccome qui nessuno è stupido e tutti hanno un certo grado di cultura, sono sicuro che se facesse uno sforzo saremmo tutti in grado di capire quello che vuole dire.

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      • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        ERRATA Volevo dire “non mi occupo di neuroscienze”.

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      • Vincenzo ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        Bravo Quaresima ! Condivido pienamente. Non è giusto trincerarsi in tecnicismi x poi affermare che nessuno è in grado di capire. In un dialogo costruttivo, anche tra voci di diversa tendenza, ci vuole pazienza, disponibilità all’ascolto e….un poco di umiltà.

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  11. Giulio Quaresima ha detto

    Ho letto qualche giorno fa delle parole del Papa che secondo me esprimevano molto meglio questa metafora della luce. Un passo veramente mirabile, che consiglio!

    “Credo quia absurdum (credo perché è assurdo) non è formula che interpreti la fede cattolica. Dio, infatti, non è assurdo, semmai è mistero. Il mistero, a sua volta, non è irrazionale, ma sovrabbondanza di senso, di significato, di verità. Se, guardando al mistero, la ragione vede buio, non è perché nel mistero non ci sia luce, ma piuttosto perché ce n’è troppa. Così come quando gli occhi dell’uomo si dirigono direttamente al sole per guardarlo, vedono solo tenebra; ma chi direbbe che il sole non è luminoso, anzi la fonte della luce?”

    http://www.news.va/it/news/il-papa-alludienza-generale-la-fede-e-ragionevole

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    • saracino ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      “credo perché è assurdo, è vero perché è impossibile”
      Questa frase era più che altro riferita alla fede cristiana,se non sbaglio non all’esistenza di Dio. Comunque quelle parole del Papa sono davvero fantastiche 🙂

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    • Daphnos ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      Una piccola aggiunta: “credo quia absurdum” è una massima attribuita a Tertulliano, ma che in realtà lui non ha mai scritto.

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    • semelets ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      Troppa luce! qui sì che ci siamo: ed è comprensibile come Gesù, nel racconto del Giudizio Finale, indirizzi il nostro sguardo non verso la sorgente di luce, ma verso ciò che questa luce riflette, cioè gli altri uomini. Il Cattolicesimo è la fede nell’incarnazione, che è come dire la rinuncia ad un filo diretto con Dio, o meglio la fede che questo filo diretto con Dio, cioè col mistero che ci sovrasta, altro non è che l’amore verso gli altri uomini.
      Anche quando contemplano Dio stesso, il Dio incarnato, lo sguardo dei cattolici non è rivolto verso una sorgente luminosa, ma verso un opaco pezzo di pane.

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      • Giulio Quaresima ha detto in risposta a semelets

        “Anche quando contemplano Dio stesso, il Dio incarnato, lo sguardo dei cattolici non è rivolto verso una sorgente luminosa, ma verso un opaco pezzo di pane.”

        Lei è un poeta!

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  12. enrico ha detto

    @ alessandro pendesini

    Buona sera.
    Mi auguro che il thread non venga chiuso prima che lei abbia la possibilità di rispondermi.

    Qualche domanda:

    1
    Ho letto un suo intervento rispetto la presunta misogenia della Chiesa.
    Al di là del giudizio, che io considero errato, vorrei capire se tale giudizio è dei lei scelto rispetto a determinati dati, oppure se in base ai suoi schemi culturali o altro lei non poteva che formulare tale giudizio.
    In buona sostanza vorrei capire se lei si considera “libero” nel formulare tale giudizio ovvero se lo ha scelto.

    2
    lei discute di fenomeni di allucinazione et similia.
    Nessuno nega che esistano, tuttavia non so come dovrei catalogare fenomeni in cui il soggetto si esprime su tematiche che non conosce.
    Prendo un esempio a caso, ovvero quella di suor Borgarino, che in locuzioni interiori ebbe l’incarico di pregare per i massoni, che lei non sapeva cosa fossero.
    Oppure nei casi di fenomeni di possessione in cui persone si esprime in lingue che non conoscono.
    La Chiesa ha sempre vagliato i fenomeni mistici e presunti tali rispetto al contenuto degli stessi.
    Sono certo che lei abbia studiato tutte queste situazioni e che non generalizzi.

    3
    Riguardo al sangue di S. Gennaro, che la Chiesa definisce prodigio e non miracolo, non si può certo catalogarlo come « auto-illusione », « auto-convinzione », « allucinazione » perchè, che il contenuto dell’ampolla si liquefa, è un fatto.
    Certamente la sostanza contenuta può essere tale da spiegare il fatto scientificamente.
    Ma è un dato che la sostanza tissotropica prodotta da Garlaschelli, per fare un esempio, non mantiene questa proprietà per una arco di tempo superiore a qualche anno, e che dunque non può essere la medesima contenuta nell’ampolla.

    4
    Vorrei capire come si può determinare che il 100 % delle volte un soggetto sceglie l’opzione più vantaggiosa, che da quanto ho capito determina un meccanismo di ricompensa.
    Ovvero come posso determinare cosa accadrebbe, rispetto al meccanismo di ricompensa, rispetto l’opzione non scelta che di fatto non si è verificata.
    Poi vorrei capire se e come sono state monitorate scelte che abbiano coinvolto un lasso di tempo prolungato rispetto una determinata scelta.
    Poi vorrei capire come si inquadrano in queste spiegazioni situazioni in cui il medesimo soggetto non compie la medesima azione nella medesima situazione.
    es
    Una persona decide di non mentire il lunedì, ma mente il venerdì, si costruisca lei l’esempio che preferisce.

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  13. enrico ha detto

    @ Pendesini

    Riguardo i suoi ragionamenti rispetto le università italiane, quasi tutti i miei colleghi di corso oggi lavorano in università europee.
    Ne deduco che la preparazione non doveva essere così lacunosa se a permesso loro di svolgere la loro professione.

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    • enrico ha detto in risposta a enrico

      @ pendesini

      Però mi rendo conto che, non esistendo il libero arbitrio, il fatto che io affermi che le università italiane non debbano essere poi così peregrine partendo da determinati dati, non è da me scelto dunque non è una mia opinione, e che non potevo che esprimermi così causa le mie sovrastutture culturali, determinate dall’ambiente culturale in cui sono immerso e non da me.
      Dunque che la mia affermazione non ha alcun significato di valore.

      Allo stesso tempo però mi chiedo come lei possa essere certo che i suoi giudizi siano effettivamente tali, ovvero da lei scelti rispetto determinati dati, in contrapposizione ad altri possibili giudizi.
      E mi chiedo, partendo da queste premesse, che poi sono le sue, come lei presuma che le sue opinioni possono avere un valore oggettivo

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      • alessandro pendesini ha detto in risposta a enrico

        @Enrico
        Contrariamente a quello che lei pensa, i “miei giudizi” NON sono miei ma la risultante di vari studi effettuati da scienziati (ricerca fondamentale) di molte università rinomate !
        NB Se inventassi tutto quello che scrivo sarei da considerare un “mezzo dio” ! Mi capita comunque, anche se raramente, non aderire a certe ipotesi o teorie che ritengo dubbie. Inoltre ho per regola di mai considerare definitivo -e ancora meno assuluto- il mio credo !
        Oggi la penso in un modo, domani potrei pensare diversamente….
        La scienza evolve dal quantitativo al qualitativo, ma evolve sensa nessuna pretesa; tutto il contrario dei dogmi o miti…..Bien à vous

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        • Gennaro ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Ma se oggi la pensa in un modo e domani in un altro, che senso ha stare a sentirla oggi? Ma se così agisce la scienza, allora è falsa la sua superstizione scientisita sul fatto che la scienza è in grado di spiegare tutto, no?

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        • enrico ha detto in risposta a alessandro pendesini

          @ alessandro pendesini

          Bene.
          Dunque lei afferma che partendo da dati sperimentali si può scegliere un’interpretazione degli stessi rispetto un’altra.
          Ora due sono le possibilità.
          O ben lei tale interpretazione non la “sceglie” e deriva dalle sue sovrastutture culturali, dunque non ha strumenti per validarla, o ben lei la sceglie rispetto un altra anche se l’interpretazione stride con le sue sovrastutture culturali.
          Nel primo caso lei non può sapere se la sua interpretazione del dato, o quella dei colleghi che lei cita, è valida, poichè di fatto non la sceglie.
          Nel secondo lei è perlomeno libero di sceglierla rispetto un altra.

          Va da se che nella seconda ipotesi il libero arbitrio esiste, nella prima no e qualunque interpretazione non ha nessun significato di valore.

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        • enrico ha detto in risposta a alessandro pendesini

          @ pendesini alessandro

          Andiamo al sangue di S. Gennaro
          Che si liquefa il contenuto dell’ampolla è un fatto.
          Dunque non è nè allucinazione nè autoconvinzione.
          Dunque a mio giudizio non rientra in tale categoria.
          Il contenuto potrebbe non essere sangue, ma una sostanza tissotropica.
          L’esempio, sempre a mio giudizio non è pertinente.

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        • enrico ha detto in risposta a alessandro pendesini

          @ alessandro pendesini

          Andiamo al dogma.
          Un dogma non è nè un assioma nè un postulato ma è l’approdo di una riflessione che ha come base le Scritture.
          E’ motivato, sempre.
          Dunque anche in questo caso l’esempio non è pertinente.

          Un mito non è un fatto storico.
          Non ha caso esisteva ed ha ancora qualche sparuto sostenitore la scuola mitica che interpretava i Vangeli come la sintesi di vari miti, attribuendone una redazione grosso modo nel II secolo dC.
          Tale tesi è smentita dall’analisi filologica, storica, e da documenti che pongono la redazione dei Vangeli nel I secolo dC.
          Dunque rispetto a Gesù il termine “mito” è errato poichè si tratta di una persona nata e vissuta in un determinato luogo e periodo storico.
          Non un Ercole o un Mitra tanto per fare due esempi.

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        • enrico ha detto in risposta a alessandro pendesini

          @ alessandro pendesini

          Infine lei non mi ha risposto rispetto la mia osservazione al punto 2 dell’intervento del “4 dicembre 2012 alle 20:40”

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    • alessandro pendesini ha detto in risposta a enrico

      @Bongiorno Enrico
      Lei dice giuastamete… “quasi tutti i miei colleghi di corso oggi lavorano in universita europee”…
      NON si è mai chiesto il perché NON lavorano in universita italiane ?
      Da quello che ho potuto capire, molti tra i migliori cervelli italiani NON rimangono in Italia non solo perché mal retribuiti, ma ostacolati in certe ricerche dal sistema italiano vigente. Vorrei citarle solo un esempio : il fisico Carlo Rovelli (laureato all’università di Bologna), attualmente docente a l’Université de Méditerranée à Marseille. Se se la sente, provi a chiedere cosa ne pensa della scuola secondaria (liceale) e univesitaria italiana ! Bien à vous

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      • enrico ha detto in risposta a alessandro pendesini

        @ alessandro pendesini

        Sì, perchè la paga è normalmente molto più alta, così come nel privato.

        I cervelli di per se non bastano se non c’è una buona formazione e generalmente, per quanto mi hanno detto, mentre all’estero, tranne la Germania, i laureati sono quasi dei super tecnici, che conoscono in modo approfondito un settore della loro materia, il laureato italiano ha difficioltà molto minori a passare, per fare un esempio, dalla chimica organica, alla chimica fisica, all’elettrochimica o alla sintesi di catalizzatori.

        Poichè ha una preparazione di base solida.

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  14. saracino ha detto

    @semelets
    in tutti i casi quando guardo il sole dico: “è bellissimo!Non è nulla in confronto agli uomini piccoli e freddi che non emanano alcuna luce”. Seppure il sole(cioè Dio) mi abbaglia ,lo stesso lo amo e non lo escludo amando solo le altre persone intorno a me,anche perché non posso amare altre persone se non le vedo grazie alla luce che Dio mi da. Gesù, attraverso l’incarnazione, ha fatto l’atto d’amore più estremo possibile per avvicinarsi all’umanità, diventare un uomo.

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    • Semelets ha detto in risposta a saracino

      Sono d’accordo con quello che scrivi, perchè ogni cosa è nella giusta prospettiva. Sono grato della luce che tutto avvolge e illumina e ne godo non direttamente, ma attraverso ciò che da essa è illuminato. Accettare la propria condizione di creatura significa anche accettare di non brillare di luce propria, ma di essere riconoscenti di essere vivificati da un calore che non siamo noi a darci.

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