Il simbolismo religioso risale al Neolitico, la spiritualità è insita nella nostra natura

L’homo religiosus e il Neolitico. L’antropologo Facchini riflette sulla Dea Madre e sul simbolismo religioso che caratterizza da sempre l’essere umano, nel quale l’idea di Dio è spontanea e non derivata dall’educazione religiosa.

 

«La spiritualità è insita nella nostra natura», scriveva il compianto matematico statunitense Amir D. Aczel, docente alla Bentley University del Massachusetts, nel suo libro Perché la scienza non nega Dio (Raffaello Cortina Editore 2015), pubblicato in Italia l’anno della sua tragica morte. Si stupiva Aczel di come «l’impulso umano all’adorazione della forza creatrice risale ai primi giorni della nostra specie» (p. 51), è un tutt’uno con l’essere umano, sottolineando la scempiaggine di coloro che da secoli ne profetizzano la fine.

Gli antropologi Julien Ries e Yves Coppens hanno dedicato i loro studi all’homo religiosus, che «coincide con l’uomo in generale. L’essere umano, fin dallo sbocciare della sua umanità, è sensibile al sacro e possiede una dimensione spirituale». C’è un fattore nell’uomo che si chiama coscienza e che percepisce naturalmente l’esistenza di uno spirito superiore, di un dio che lo ha inevitabilmente generato.

In questi giorni ne ha parlato il prof. Fiorenzo Facchini, docente emerito di Antropologia all’Università di Bologna, riflettendo sul culto della Dea Madre, la divinità della procreazione, risalente al Neolitico. Ma, ancora prima, nel Paleolitico superiore (30mila anni fa) compaiono statuette di donne note come “Veneri aurignaziane” che rappresentavano la fertilità femminile. Ancora oggi luoghi destinati a camere sepolcrali o santuari, in cui è presente spesso la forma di un toro, un’altra divinità personificata però nella forma di un animale.

«E’ difficile non scorgere in tali rappresentazioni un simbolismo che si lega al senso religioso», ha commentato l’evoluzionista Facchini, «che accompagna la vita dell’uomo e si prolunga in una vita oltre la morte. Probabilmente racconti mitologici arricchivano il senso religioso, di cui il culto della fertilità e della vita rappresentavano un’espressione». Secondo Jacques Cauvin (1987) si può far risalire al Neolitico l’esistenza di una religione.

Così, la rappresentazione di Dio nasce spontanea nell’essere umano e non deriva da un’educazione religiosa la quale, ha spiegato l’antropologo di Oxford, Scott Atran, «va ad aggiungersi ad una rappresentazione di Dio già costruita. L’educazione religiosa non contribuirà in misura sostanziale alla creazione di tale immagine. Elementi come la verità e l’eternità sono già presenti nei bambini rispetto a Dio ancora prima di qualunque educazione ricevuta». Come riflettevamo in un’altra occasione: questo anelito di Infinito è ciò che davvero accomuna gli uomini di tutti i tempi, la ricerca dell’Aldilà come soluzione che possa finalmente soddisfare una mancanza incolmabile che chiunque percepisce dentro di sé nell’aldiqua, forma un “consenso unanime”.

Il teologo Francesco Brancato, docente presso la Facoltà Teologica di Sicilia, dialogando con lo zoologo Ludovico Galleni, commentava il fatto che «sin dalla preistoria l’essere umano ha avuto coscienza che la sua stessa condizione, al pari di tutto il resto degli esseri viventi, è quella propria di una creatura mortale, in possesso di un breve segmento di esistenza rispetto al grande ciclo vitale della natura. Egli ha compreso, nello stesso tempo, di essere aperto a una dimensione che non può essere totalmente assimilata a quella della sua esistenza attuale e di non essere un semplice frammento del più ampio ventaglio della natura e della sua storia» (F. Brancato e L. Galleni, L’atomo sperduto. Il posto dell’uomo nell’universo, San Paolo 2014, p. 464).

Una mera coincidenza? Uno scherzo sadico della natura? Oppure quell’inestirpabile coscienza di Dio è una “firma” posta all’interno dell’uomo dal Creatore perché la creatura non si dimenticasse e non si allontanasse troppo da Lui?

La redazione

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25 commenti a Il simbolismo religioso risale al Neolitico, la spiritualità è insita nella nostra natura

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  1. Anonimo veneziano ha detto

    Secondo me anche prima.

  2. giuliano ha detto

    La propensione alla trascendenza non può che essere insita nelle persone; siamo infatti esseri finiti e limitati. E’ impossibile dare un senso al tutto senza ipotizzare qualcosa o qualcuno per la quale/per il quale le categorie deterministiche del nostro mondo assumono valenze di altro tipo (destinate in se a racchiudere e spiegare la stessa propria sussistenza).

    Lo stesso “chiudersi” nell’ateismo o nell’agnosticismo di fatto si configura indirettamente come una religione in quanto la ricerca del senso della vita viene solo spostata in avanti presupponendo che la risposta non potrà che essere data in futuro dal progredire della conoscenza (è sempre un atto di fede insomma).

    La spiritualità dei primi uomini era probabilmente più grezzotta e semplice, ma c’era; la speculazione all’aldilà si è fatta via via più sofisticata con l’andar dei secoli fino al concetto di unico Dio introdotto prima dal giudaismo e poi dal cristianesimo.

    • Anonimo veneziano ha detto in risposta a giuliano

      C e un unita’ culturale incredibile. Dalla Calabria, alla Liguria. Sepolture di 25.000 anni ricoperte di ocra rossa. Ocra sangue vita. (Anche nella bibbia e nel Corano). Certo le mie son teorie….io comunque credo che la dpiritualita’ esistesse. Questo fu uno dei grossi errori di Marx. dio non e’ un invenzione borghese.

  3. Aristarco De' Strigidi ha detto

    Un effetto indesiderato di milioni di anni di evoluzione.
    Sin dall’ Homo Erectus, probabilmente.
    Forse anche da prima.

    • Anonimo veneziano ha detto in risposta a Aristarco De' Strigidi

      A aristarco

      Dell’ erectus dell’ abilis dell’ austrolopiteco non ci sono testimonianze. I primi 2 potrebbe essere. Penso manchi nelle scimmie e negli animali in genere

      • Aristarco De' Strigidi ha detto in risposta a Anonimo veneziano

        Ci sono riscontri negli scimpanzé, negli elefanti ed in alcuni cetacei.
        Si trova facilmente qualcosa sull’ argomento (non molto, ma qualcosa certamente si) anche in internet.
        In molti casi (vedi alla voce “riti funerari animali”) riesce difficile parlare di comportamenti istintivi e nulla più.
        Comportamenti nati come superstizioni, poi in tempi più recenti e sofisticati, riciclati come religioni.
        Alla fine, non molti secoli fa sono nate quelle iatture conosciute come religioni monoteiste (NON avrai altro DIO …) Ebraismo, Cristianesimo ed Islam, a loro volta suddivisi in innumerevoli ripartizioni sempre ferocemente in lotta fra loro che hanno dato luogo alle guerre di religioni : il modo più idiota che l’ umanità si sia inventata per massacrarsi.
        Basta guardare le foto dei cortei inneggianti alla morte di Asia Bibi capitanati dagli imam (a proposito, le femministe dove sono ?) per rendersi conto che dai tempi in cui gli antenati degli esseri umani erano degli animali indistinguibili da qualsiasi altra scimmia, l’ essenza non é cambiata di molto.

  4. Murone ha detto

    Ma era spiritualità o semplice superstizione dovuta all’ignoranza (e alla paura della morte)..?

    • Giovanni ha detto in risposta a Murone

      La prima che hai detto

    • Anonimo veneziano ha detto in risposta a Murone

      @ murone

      Per me e’ uguale. Si tratta di una nevrosi (direbbe Freud) naturalissima. All’ epoca. Oggi molti fenomeni son stati spiegati dalla scienza (fulmini, tuoni..)

      Per intenderci questa superstizione o religiosita’ NATURALE non E’ la fede in un Dio come quello biblico, in un Tu. Per chi ha fede in quello naturalmente….

    • LG ha detto in risposta a Murone

      Se la fede è paura della morte, l’ateismo è paura della luce.

      Quando andrete oltre al vostro infantilistico modo di esprimervi forse vi evolverete anche voi.

  5. Sisco ha detto

    Si va in cerca della spiritualità insita nell’uomo ma è che uno che lo spirito se l’è fatto trova in un altro, che non ce l’ha, proprio quello che cecava. Poi si generalizza e va a finire che siamo tutti uguali, cosa che non è! Schopenhauer parlava in ogni modo di rappresentazione e faceva derivare il mondo intero da una volontà. Le cose non stanno così, ovvero per la stragrande maggioranza stanno così: ci si costruisce una morale sui precetti dell’educazione ricevuta e si fa del mondo un qualcosa di costruito. Tuttavia quando si scopre che le cose non stanno come ce le dicono allora bisogna lavorare per formarsi una spiritualità che non è certo innata; uno spirito capace di affrontare la realtà quando questa si presenta come inaudita.

    • Klaud ha detto in risposta a Sisco

      Mi piacerebbe molto sapere cosa si intende per spiritualità.
      In un mondo di analfabeti funzionali, dove la maggior parte degli individui comprende la metà di quello che legge, mi domando cosa se ne facciano della spiritualità.
      Non sarà forse che chiamano spiritualità tutto ciò che non comprendono… e più sono ignoranti, tanto più saranno spirituali?

      • Sisco ha detto in risposta a Klaud

        Per spirito e spiritualità intendo la definizione “classica” del termine: nella tradizione nordica si fa riferimento ad una vita spirituale, cioè ad una vita interiore ricca. Nell’ottocento per spirito si intendeva appunto la vita interiore, e già con Goethe, nei dolori del giovane Werther, quello che spiccava era la sofferenza che una tale vita, intessuta di cultura romantica, provocava nei giovani studiosi. Oggi la parola spiritualità si limita alla terminologia religiosa, ma in passato non era solo questo, aveva un importanza determinante per la vita di un uomo!

  6. alessandro pendesini ha detto

    -Vi è un terzo grado della vita religiosa,-affermava Einstein- malgrado sia raro nella sua espressione pura, che è quello della religiosità cosmica. Tuttavia non può essere pienamente compreso da colui che non la risente poiché non corrisponde nessuna idea di un dio antropomorfo…..

    A mio umile parere direi che Spiritualità è sinonimo di Superstizione ! A torto ?

    • lorenzo ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Si

    • lorenzo ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Copia incolla dalla Treccani

      spiritualità s. f. [dal lat. tardo spirit(u)alĭtas -atis]. – 1. Il fatto di essere spirituale, di avere natura o carattere spirituale: la s. dell’anima, degli angeli; la s. di un rapporto di amicizia. 2. Particolare sensibilità e profonda adesione ai valori spirituali: la sua s. lo porta a disinteressarsi dei problemi concreti; uomo, artista, scrittore di grande s.; per estens.: la s. di una composizione musicale; uno sguardo, un volto di intensa spiritualità. In partic., l’insieme degli elementi che caratterizzano i modi di vivere e di sperimentare realtà spirituali, sia con riguardo a forme di vita religiosa, sia con riferimento a movimenti filosofici, letterarî e sim.: la s. del cristianesimo, del buddismo; la s. francescana; i caratteri proprî della s. romantica.

      superstizióne s. f. [dal lat. superstitio -onis, comp. di super- e tema di stare «stare»]. – Insieme di credenze o pratiche rituali dettate da ignoranza, frutto di errore, di convinzioni sorpassate, di atteggiamenti irrazionali: la magia, ora considerata s., è stata ed è ancora in culture diverse un mezzo fondamentale per capire e modificare la realtà; è s. credere che essere in 13 a tavola porti sfortuna; non vuol partire oggi perché è venerdì 17: ma questa è s. bella e buona! Con senso più concr., credenza o pratica superstiziosa: ma che spiriti e fantasmi: sono tutte s.!; gettarsi il sale dietro le spalle, quando si è versato l’olio, è una s. ancora viva; superstizioni di classe o di categoria, proprie di una determinata categoria sociale e professionale: le s. dei marinai, dei cacciatori, ecc.; estens., s. ideologiche, politiche, false convinzioni.

      • Klaud ha detto in risposta a lorenzo

        Sì, insomma: spiritualità comprende tutto quello che sfugge a una più puntuale definizione. A seconda delle capacità culturali di chi parla…
        Per qualcuno è la poesia ermetica, per altri è la salvia sulle scaloppine. 😆

        [dal lat. superstitio -onis, comp. di super- e tema di stare «stare»]
        Più precisamente: super-stizio = stare sopra. Tipicamente riferito alla religione.

        • lorenzo ha detto in risposta a Klaud

          Concordo che la spiritualità sfugga ad una più puntuale definizione, ma se qualcuno non distingue la superstizione dalla religione, la cosa riguarda lui, non me.

          • alessandro pendesini ha detto in risposta a lorenzo

            Concordo che la spiritualità sfugga ad una più puntuale definizione, ma se qualcuno non distingue la superstizione dalla religione, la cosa riguarda lui, non me.
            Lorenzo
            “La superstizione è una credenza di natura irrazionale che può influire sul pensiero e sulla condotta di vita delle persone che la fanno propria. Generalmente si concreta nel convincimento che gli eventi futuri possano essere influenzati da particolari comportamenti senza che si possa dimostrare o anche solo ragionevolmente desumere una relazione causale”. (Fonte Wikipedia)

            “La religione ebraica, come tutte le altre, è un’incarnazione delle più puerili superstizioni”….Einstein DIXIT, ma non solamente…A torto?

            • lorenzo ha detto in risposta a alessandro pendesini

              Alessandro, sulla base della prima parte della definizione che hai riportato da Wiki, visto che tu credi in modo irrazionale che il mondo si sia fatto da solo e che questa tua credenza influisce sia sul tuo pensiero sia sulla tua vita, debbo forse arguire che tu sei una persona superstiziosa?

              Che poi l’ebreo Einstein sostenesse che “La religione ebraica, come tutte le altre, è un’incarnazione delle più puerili superstizioni” non mi meraviglia affatto: non ci sono forse anche oggi molti cristiani che, come te, affermano la stessa cosa identica cosa?

          • Klaud ha detto in risposta a lorenzo

            ‘…se qualcuno non distingue la superstizione dalla religione, la cosa riguarda lui, non me…’

            Non è che riguarda solo qualcuno, è l’etimologia del termine superstizione: cose che stanno sopra, cioè in cielo.
            Riguarda tutti quelli che credono in cose inconoscibili. Te compreso.

  7. alessandro pendesini ha detto

    la spiritualità è insita nella nostra natura…..
    Dice l’Articolo
    Infatti, si nasce relativamente predisposti a credere in storie fantasmatiche, o mitologiche quindi allla spiritualità « alias superstizione ».
    Va inoltre notato che la superstizione inizio’ ben prima del neolitico -circa (e forse oltre) 350mila anni orsono con l’animismo ! Tutte le religioni politeiste -prima- e monoteiste -dopo- sono di grand lunga più recenti !

    Per contro NON si nasce col concetto di una qualsiasi deità, o dio !
    Questa caratteristica è acquisita, e NON innata come certi potrebbero immaginare o credere !

    • lorenzo ha detto in risposta a alessandro pendesini

      E naturalmente, del fatto che sia acquisita e non innata, tu hai certamente le prove scientifiche: le potresti fornire?

      • alessandro pendesini ha detto in risposta a lorenzo


        E naturalmente, del fatto che sia acquisita e non innata, tu hai certamente le prove scientifiche: le potresti fornire?

        Lorenzo
        Secondo uno studio di una tribù dell’Amazzonia brasiliana ( Piraha), Daniel Everett ha stabilito che questo gruppo etnico (circa 300 persone) parlava ancora (nel 2005 se non vado errato) la più semplice delle lingue conosciute, vale a dire sette consonanti e tre vocali, che possono fischiare, in tal modo poter comunicare quando vanno a caccia. Ignorano i numeri e il concetto di calcolo, non hanno uno specifico vocabolario (o terminologia) per differenziare i colori, non disegnano, le loro attività artistiche si limitano a costruire figurine e collane per allontanare gli spiriti … e, cosa abbastanza incredibile, non possiede alcun MITO della CREAZIONE o concetto di dio !

        NB :-Gli studi accademici tramite l’IRMf (neuro-immagini dei circuiti cerebrali) non rivelano né la zona di un dio né la religiosità, ma dimostrano che un ambiente affettivo strutturato da credenze religiose si impregna biologicamente in determinate zone del cervello e facilita il ritrovo del sentimento di estasi o trascendenza acquisita durante l’infanzia.

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