Il 20% degli atei prega Dio. E’ la realtà che vince sul pregiudizio.

Sono due i motivi per cui non sono affatto sorprendenti i risultati di uno studio britannico secondo cui un adulto su cinque prega Dio nonostante abbia affermato di non essere credente/religioso. Per molti si tratta di un gesto dettato da un profondo momento di crisi: «Per favore, Dio».

Il primo motivo è che si tratta di un fenomeno già noto, nel 2004, infatti, è emerso dal Pew Research Center che tra coloro che si definiscono “atei” e “agnostici”, il 38% crede in Dio (o in uno spirito universale), di cui il 9% è assolutamente certo della Sua esistenza. Tra i “non religiosi”, invece, l’81% crede in Dio, di cui il 39% è assolutamente certo. Il 6% degli “atei”, inoltre, afferma di pregare ogni giorno e l‘11% lo fa saltuariamente. Il recente studio, invece, è stato condotto da ComRes.

Dove sarebbe la sorpresa? Sbaglia profondamente chi volesse cogliere l’occasione per ironizzare sulla presunta incoerenza delle persone non credenti (anche se, a parti invertite, molte di loro non si sarebbero certamente risparmiate), piuttosto è interessante notare che in gran parte sono le circostanze negative della vita a scuotere l’animo anche di chi non crede. E nemmeno questo è sorprendente (ecco il secondo motivo).

Quando tutto nella vita gira alla grande è facile percepirsi autosufficienti, emancipati, indipendenti, dèi di noi stessi e della realtà. Certo, dopo il primo picco di entusiasmo per le cose che finalmente scorrono bene, l’aridità, l’insoddisfazione e la noia sono sempre in agguato e, forse, sono la salvezza che ci riporta con i piedi per terra. Ma per lo più sono la tragedia, la sofferenza, la crisi a far davvero conoscere all’uomo la propria impotenza, finitezza, la sua piccolezza e sproporzione. Il suo bisogno di Qualcuno che intervenga nella vita per salvarla, quel misterioso Bene che chiunque- se è onesto con se stesso- percepisce. E l’uomo è sempre onesto di fronte al dolore.

L’ateismo è più sulle labbra che nel cuore, le circostanze sfavorevoli della vita sono per questo un dono, un’àncora di salvezza poiché altro non fanno che far emergere il bisogno di Infinito presente in ogni uomo. Davanti alla sofferenza, finalmente crollano le incrostazioni ideologiche, i discorsi teologici e ateologici, i pregiudizi di sempre. «Inquietudine, insoddisfazione, desiderio, impossibilità di acquietarsi nelle mete raggiunte: queste sono le parole che definiscono l’uomo e la legge più vera della sua razionalità. Egli avverte un’ansia di ricerca continua, che vada sempre più in là, sempre oltre ciò che è stato raggiunto. Dio, l’infinito, si è calato nella nostra finitudine per poter essere percepito dai nostri sensi, e così l’infinito ha “raggiunto” la ricerca razionale dell’uomo finito» (Benedetto XVI, Messaggio al 27° Meeting per l’amicizia fra i popoli, 21/08/06).

La redazione

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11 commenti a Il 20% degli atei prega Dio. E’ la realtà che vince sul pregiudizio.

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  1. Amengo ha detto

    L’agnostico è colui che sospende il giudizio, non che non possa fare ipotesi personali su certi argomenti.
    Pensate che chiunque abbia una propria visione della vita oltre la morte sia un probabile cliente?

    Ricorrere ad un dio, che non è il vostro ma un’idea astratta (e quindi perchè mai usate lettere maiuscole?), quando si ha paura è un argomento a voi favorevole?

    Forse è proprio approfittarsi dei momenti di debolezza e di sofferenza ad essere la dimostrazione di quanto la vostra religione sia meschina.

    Cercare dio per i propri interessi è il limite evidente della religione cristiana.

    Le circostanze sfavorevoli della vita sono un dono per chi se ne appriffitta per fare false promesse.

    L’insoddisfazione personale o altri problemi dimostrano come il cristianesimo sia una religione pretamente materialista e populista come tante ciarlatanerie.

    A proprosito il vostro dio si chiama Yahweh, per cui chiamatelo con il suo nome, evitiamo così ambiguità con altre concezioni di dio… o forse è proprio quest’ambiguità che voi cercate?

    è interessante notare che in gran parte sono le circostanze negative della vita a scuotere l’animo anche di chi non crede.

    Infatti non è affatto sorprendente che l’idea del dio monotesita si fonda sul materialismo, sulla superstizione a cui ci si affida per i risolvere problemi prettamente materiali e non spirituali.

    La religione è per questo definita l’oppio dei popoli, anche Shiva101 l’ha sempre detto che certe religioni si fondano sul massimo popoulismo.

    Ed è per questo che religioni più ragionevoli, meno populiste che parlano alla testa e non alla pancia come talune filosofie orientali hanno meno successo nella massa, perchè richiedono più impegno
    e non fanno false promesse.

    E allora di fronte al dolore l’uomo diventa piu spesso disonesto, perchè si affida alle illusioni e ai ciarlatani di turno: Vannoni, Wanna Marchi, religiosi vari..

    C’è anche una percentuale molto alta di credenti che bestemmia dio e dubita della sua esistenza.

    Cosa che avviene anche questa nei momenti di crisi proprio quando ci si accorge che non c’è nessun dio che guarsice tumori o fa trovare posti di lavoro.

    Accettare la realtà più scomoda non è facile, per cui si fa finta di continuare a crederci lo stesso.

    Tanto che male c’è?

    • andrea g ha detto in risposta a Amengo

      Bene, è la sua libera opinione, contento lei contenti tutti-

    • Sebastiano ha detto in risposta a Amengo

      “…anche Shiva101 l’ha sempre detto…”
      Ahh, e lo potevi dire prima che eri tornato, no?

    • Nemesis ha detto in risposta a Amengo

      È difficile essere più saccente, infantile e ignorante di Shemo101 che si spaccia per altre persone pur di darsi ragione da solo e poi s’illude che nel suo ateismo la “verità” non sia un valore da lui piegato alla convenienza. Non so se questo ragazzotto debba farmi pena, tenerezza oppure lasciarmi indifferente.

    • Nicola Camuffo ha detto in risposta a Amengo

      Affermare che “Cercare dio per i propri interessi è il limite evidente della religione cristiana” vuol dire non aver capito una beneamata fava della religione cristiana. E dire che il nome del nostro Dio é Yahweh e non “Dio” significa non sapere nulla del concetto stesso di “nome di Dio”. Come al solito si parla e sparla senza sapere e capire un ca**o. Complimenti!

  2. Aristarco De' Strigidi ha detto

    Ma per favore … non diciamo sciocchezze !
    Se a questi date la patente di Atei, allora proprio non ci siamo capiti.

  3. Vercinge Torige ha detto

    Perdonatemi ma sono io che leggo male o l’articolo tratta risultati di quindici anni fa?
    I risultati recenti dove sono?
    Sono andato sul link della ricerca fatta da ComRes e i risultati che tratta sono un po vaghi dato che non viene menzionato il campione di persone a cui vengono sottoposte determinate domande oltre che tale ricerca viene fatta solamente su territorio britannico…

  4. Max ha detto

    Interessante il recente articolo del Guardian a proposito.

  5. Enigma ha detto

    Forse erano semplicemente solo inca…..ati con Dio.

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