L’antropologo Julien Ries: «il primo uomo apparso è religiosus»

Non lo immaginava neanche lui che Benedetto XVI lo scegliesse per diventare cardinale, tanto che Julien Ries sorride e afferma: “Per me è stata una grande sorpresa. Sento una grande riconoscenza nei confronti del Santo Padre”. Ma chi è Julien Ries? Professore dell’Università cattolica di Lovanio (Belgio), è considerato il più grande studioso delle religioni vivente. Ha 92 anni ed è nato ad Arlon, comune della Vallonia sito a 185 km dalla capitale. Viene inoltre considerato come il fondatore di una disciplina scientifica, l’antropologia religiosa, per la quale si impegna dal 1968.

In un’intervista ad Avvenire, il neo-cardinale afferma che da oltre 40 anni spiega che l’uomo da quando esiste, ovvero da 2 milioni di anni, è già un essere religioso: «L’uomo fa esperienza del sacro sin dai suoi primordi e la sua coscienza razionale si è sviluppata non in senso fisico, ma come coscienza della sua esistenza nel mondo e della presenza di un essere trascendente al di là del mondo eterno». Nell’intervista trova spazio anche una critica verso il pensiero marxista, pericoloso soprattutto perché non dà valore all’uomo, ma alla collettività, in modo che questo non abbia legami con il sacro. Ries, invece, con il suo lavoro riesce invece a mostrare che c’è un’antropologia religiosa profonda che accomuna tutti: greci, romani, buddhisti o induisti. E’ l’esperienza del sacro, per l’appunto. L’altra critica è verso il pensiero strutturalista, un altro “rischio” per il cristianesimo.

In una seconda intervista, pubblicata sull’Osservatore Romano, Ries afferma che l’uomo anche in futuro non potrà fare a meno della religione, perché l’uomo è soprattutto homo religiosus e questo è decisamente evidente in seguito alle ultime scoperte. L’uomo è nato dunque, come homo religiosus e come homo symbolicus. D’altronde, anche gli stessi studiosi di preistoria, tra cui il prestigioso Yves Coppens, sono d’accordo: proprio dalla preistoria, si riesce a constatare una crescita continua della religione, e l’incarnazione di Gesù non può che rappresentarne l’apice“Le grandi religioni – afferma Ries – continueranno, perché sono una via, un senso per l’uomo. Ai lati di una via ci sono certamente i sassi (che potremmo paragonare alle sétte) ma le religioni, quelle grandi, continueranno. D’altronde, si possono trovare prove di questo in tutto il pianeta. Se si fa una panoramica mondiale, ci si rende conto che l’uomo ha bisogno della religione.” 

Infine, Julien Ries ci tiene a sottolineare che ha donato la sua biblioteca all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove un’intera equipe sta lavorando sul suo pensiero circa l’antropologia religiosa. La casa editrice è Jaca Book.

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