Ma Benedetto XVI aveva già risposto a Vasco Rossi…

Vasco RossiUno dei più grandi cantanti cristiani italiani è certamente Vasco Rossi. Un’affermazione quasi blasfema, lo sappiamo. Lui sarebbe profondamente in disaccordo, non solo per il suo dichiarato nichilismo/agnosticismo, le sue convinzioni e il suo stile di vita. Eppure, le riflessioni che pone e si pone, nei suoi brani, contengono una profondità e lucidità tale -nella loro semplicità- da confermare (a sua insaputa) la ragionevolezza del cristianesimo.

Vasco Rossi non soltanto canta autenticamente l’uomo, ma individua perfettamente la sua condizione attuale. «Quando cammino in questa valle di lacrime, vedo che tutto si deve abbandonare. Niente dura, niente dura e questo lo sai. Però, non ti ci abitui mai. Chissà perché?». Queste le parole della canzone “Dannate nuvole”, suo recente singolo. «Sono confuso, non son sicuro. Quando mi viene in mente che non esiste niente, solo del fumo. Niente di vero, niente è vero. E forse lo sai. Però, tu continuerai. Chissà perché?».

Domande serie, brucianti -altro che le canzonette che passano continuamente in radio-, davanti alle quali ogni uomo dovrebbe trascorrere l’esistenza. Interessante come sappia individuare la grande confusione in cui versa l’uomo di oggi, la spietata convinzione che “niente dura niente”. Ma, sopratutto, il riconoscere che “non ti ci abitui mai. Chissà perché?”. E’ vero, l’uomo non si accontenta mai, non riesce a placare la domanda di senso, di significato, di “oltre”, chissà perché. E’ una ribellione al pensiero dominante, che indica il nulla come unico destino della vita e un assoluto relativismo come unico modo di pensare.

«L’uomo “sa”, ne ha il confuso e nitido presentimento di essere fatto per una destinazione infinita, che sola può colmare quello “spazio” che egli sente di avere dentro di sé, uno spazio che chiede di essere riempito», ha concordato Benedetto XVI, scrivendo nel 2006. «Inquietudine, insoddisfazione, desiderio, impossibilità di acquietarsi nelle mete raggiunte: queste sono le parole che definiscono l’uomo e la legge più vera della sua razionalità. Egli avverte un’ansia di ricerca continua, che vada sempre più in là, sempre oltre ciò che è stato raggiunto». Fino a qui Vasco e Ratzinger sembrano fare la stessa lettura dell’uomo: davanti alla fragilità del mondo, dentro di noi sentiamo la certezza d’essere fatti per qualcosa che dura.

Ma, se nel primo c’è confusione, incertezza, perplessità, il secondo riesce ad andare oltre, ad offrire una risposta all’altezza della vibrazione della domanda: «Dio, l’infinito, si è calato nella nostra finitudine per poter essere percepito dai nostri sensi, e così l’infinito ha “raggiunto” la ricerca razionale dell’uomo finito. Sta qui la “rivoluzione” cristiana: Dio Creatore “raggiunge”, oggi e permanentemente, la ricerca razionale dell’uomo tra gli uomini: “Io sono la via, la verità e la vita”».

E’ nella natura della ragione desiderare l’infinito. Per alcuni è un’illusione, un tranello. Per altri è una domanda reale, ma senza risposta. Per noi, invece, è la firma che il Creatore ha posto in noi, perché non ci allontanassimo troppo. E’ la prova più evidente che siamo fatti da un Altro e per Altro, e che «il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te» (Sant’Agostino).

 

Qui sotto il video di “Dannate nuvole”

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51 commenti a Ma Benedetto XVI aveva già risposto a Vasco Rossi…

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  1. Federico ha detto

    Credo che una seria analisi psicologica mostrerebbe che in nessun uomo c’è qualcosa come il desiderio dell’infinito. Cosa vuol dire esattamente? O almeno io non lo desidero. Ciascuno di noi desidera stare in salute, avere soldi, amare e essere amati (soprattutto dai nostri simili), realizzarsi nel mondo del lavoro, essere rispettati, essere indicati come persone intelligenti etc. Non credo che nessuno di noi desideri l’infinito. Credo invece sia vera una certa insoddisfazione per ogni risultato raggiunto, ma qualora io fossi così buono da riuscire a ottenere il premio eterno, non riesco a capire perché dovrei nella beatitudine eterna essere soddisfatto. A cosa serve la beatitudine eterna? Qual è la sua ragion d’essere? In che cosa consiste? Nello stare lì beatamente eterno a contemplare Dio? Che tipo di conversazione potrei istituire con il mio vicino? Non potrei domandargli “come stai?”! E nemmeno “Oggi Dio è più splendente di ieri, non trovi?”. La mia insoddisfazione è iperbolica, nemmeno il più importante capo religioso del mondo, come l’attuale pontefice, potrebbe dirmi qualcosa che mi soddisfa.

    • Tommasodaquino ha detto in risposta a Federico

      ” La mia insoddisfazione è iperbolica, nemmeno il più importante capo religioso del mondo, come l’attuale pontefice, potrebbe dirmi qualcosa che mi soddisfa.”
      questo è proprio il desiderio di infinito

      • Federico ha detto in risposta a Tommasodaquino

        L’insoddisfazione è in qualche modo la molla del desiderio, della volontà. Fa dunque parte della nostra salute psicologica. Poi ci possiamo poetare sopra e vederci il desiderio dell’infinito, ma ciò che in realtà esiste è una condizione del desiderio, della volontà.

        • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

          La “salute psicologica”, termine medico, non c’entra nulla. La frase “condizione del desiderio, della volontà” non è contestualizzata.

          L’insofferenza è una condizione perenne nell’uomo nonostante i suoi successi o insuccessi. L’insofferenza segna il desiderio di altro, di qualcosa che non raggiungeremo mai. E’ bisogno di infinito, quindi.

          Non è un’evidenza rilevabile solo dal credente, basta leggere Leopardi.

          • Daphnos ha detto in risposta a Paolo Viti

             “condizione del desiderio, della volontà”

            Sento odore di filosofia tedesca 😉

            • Paolo Viti ha detto in risposta a Daphnos

              Concordo, c’è lo zampino di Schopenhauer…

            • Federico ha detto in risposta a Daphnos

              No, è una semplice evidenza empirica. Il mio desiderio di avere una bici da corsa è possibile solo sulla base di una certa insoddisfazione legata al mio percepirmi senza bici da corsa.

              • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

                E’ un’evidenza anche che dopo aver ricevuto una bici da corsa il tuo “bisogno” non si è colmato, manca sempre qualcosa. L’uomo tende a qualcosa che è oltre a sé: o la vita è un inganno e allora non vale la pena viverla, oppure è segno che siamo fatti per altro.

              • Daphnos ha detto in risposta a Federico

                Non volevo mica accusarti di plagio eh…

              • Federico ha detto in risposta a Federico

                Non credo proprio! L’uomo desidera ciò che ha intorno: non desidera niente che sia al di là di sé. Fai una prova: esci da casa e chiedi cosa vogliono le persone reali (non quelle che popolano l’immaginario dei filosofi tedeschi o francesi), esse risponderanno molte cose ed è probabile che nessuno risponderà l’infinito o comunque l’infinito sarà l’oggetto meno gettonato.

                • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

                  Ma che risposta è, Federico? Il desiderio del piccolo e l’insoddisfazione conseguente dimostra che il desiderio non era del piccolo ma di qualcos’altro, sempre più grande. Il desiderio di infinito è spesso incosciente, ma l’insoddisfazione costante dell’uomo è la prova di questo.

                • LawFirstpope ha detto in risposta a Federico

                  Chissà perché proprio le persone che “hanno tutto” sono spesso quelle che vogliono ancora di più: tra i tanti basti pensare alle numerose star della musica, morte in giovane età pur avendo soldi, popolarità, droga e sesso.
                  “Evidenza empirica” constatare questi decessi.

              • Alberto ha detto in risposta a Federico

                Questo è tipico del buddismo, fa parte delle 4 Nobili Verità del dolore: si prova dolore perche non si possiede ciò che si desidera. Per questo il Budda dice che lo scopo della vita deve essere l’eliminazione del desiderio. Sai che bella risposta… Ma Budda era un uomo e cerca di arrivare alla pace interiore come può, con mezzi umani. Cristo invece, che è Dio, il ti dice che il tuo desiderio non lo devi estirpare, ma lo devi orientare nella direzione giusta, che è Lui stesso. In Dante nella Commedia questo diventa il punto centrale: quel desiderio che tu sentì e che non riesci a soddisfare è proprio il desiderio di Dio. Il prof. franco Nembrini ha scritto un libro bellissimo dal titolo “Dante, il poeta del desiderio”.
                Vorrei citare anche lo splendido discorso di Giov. Paolo II ai giovani a Tor Vergata nel 2000:

                In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità;
                è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate;
                è Lui la bellezza che tanto vi attrae;
                è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso;
                è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita;
                è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare.
                E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.

    • Alèudin ha detto in risposta a Federico

      @Federico

      parli della beatitudine come se fosse una sorta di immortalità invece è l’eternità, cosa ben diversa, l’eternità non è un tempo che continua all’infinito bensì un solo istante atemporale che non ha avuto inizio nè ha fine l’ “Io sono” cioè lAmore.

      Anche per questo non ci sarà tempo di annoiarsi, proprio perchè non esiste il tempo, che esiste solo all’interno del creato, come lo spazio.

      E’ molto bella questa immagine: “…immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i Suoi figli…”

      presa da qui:
      http://acs-italia.org/testimonianze/padre-christian-de-cherge-e-i-martiri-di-tibhirine/#.U2zub_l_uao

      • Alèudin ha detto in risposta a Alèudin

        aggiungo che a mio modesto avviso ci sarà più “lavoro” da fare dopo la morte che prima.

      • Federico ha detto in risposta a Alèudin

        Non c’è il tempo? Allora saremo delle belle statuine. Nessun desiderio da soddisfare. Nessuna volontà. Nessuno spostamento da qui a lì. Nessuna ricerca del vero. Viviamo questa vita terrena per fare le belle o brutte (non dimentichiamoci i dannati) statuine senza tempo. A che serve tutto ciò? Non riesco a immaginare un senso del mondo più insensato e insignificante di questo.

        • Alèudin ha detto in risposta a Federico

          il fatto che non lo riesci ad immaginare è ottimo!
          è proprio il punto di partenza.

          il fatto che pensi all’eternità come un luogo di belle statuine, scusami ma dimostra che non ci hai riflettuto su molto.

          Cosa dire allora della santissima Trinità? Un Dio solo composto da tre Persone? un mistero ancora più grande! Riflettici sopra a lungo, mentre fai footing, prima di dormire, sul bus…

          E’ incredibile cosa si scopre.

          Prenditi un po’ di tempo per leggere e meditare il Vangelo, interrogati, interroga, non illuderti mai dai aver capito e continua a farti domande.

          Personalmente ti consiglio leggere “Scusi qual è il suo Dio?” di Lewis Clive S.

          • Federico ha detto in risposta a Alèudin

            Ti posso risponderti per le rime: il fatto che tu non riesca a immaginare o a comprendere il senso della vita mortale è un buon punto di partenza. Non smettere mai di interrogarti sul suo significato, senza cedere a credenze ingiustificate.

            • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

              Il senso della vita mortale esiste ma non soddisfa nessuno, infatti esiste la perenne insoddisfazione. Lo ha scritto tu più sopra: “l’insoddisfazione fa parte della nostra salute psicologica”.

              Stai di fronte onestamente alla tua insoddisfazione, lascia da parte questa sterile diatriba dialettica con chi vive diversamente da te.

              • Federico ha detto in risposta a Paolo Viti

                L’insoddisfazione è una condizione per continuare a volere, e quindi a vivere. Se noi cominciamo a rappresentarci una modalità di esistenza al di là della insoddisfazione (come la beatitudine eterna), finiamo col rappresentarci il vuoto, la non-vita.

                • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

                  Sinceramente, come dice un mio amico, sembrano pipponi inutili. Ti preoccupi che l’aldilà sia noioso? Invece è il compimento della libertà e del desiderio…quando sei felice in questa vita non vorresti che finisse mai, ma è solo un anticipo di quello che sarà dopo. Altro che vuoto!

                • Federico ha detto in risposta a Federico

                  Non mi preoccupo che sia noioso. Mi preoccupo che non abbia senso. Infatti, qual è il suo senso. Come hai scritto sotto, non lo sa, lo chiederai a Dio quando sarà il momento, sempre che abbia senso parlare di momenti all’interno di un genere di esistenza senza tempo. Mah!

                  • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

                    Mi stai chiedendo quale sia il senso della vita? Il senso della vita è il cammino della libertà, la presa di consapevolezza dell’uomo del suo destino, del suo essere in rapporto con Dio, del suo essere bisogno di Infinito.

                    Mi stai chiedendo quale sia il compito dell’uomo? E’ annunciare il Vangelo, aiutare gli uomini a compiere il cammino della vita.

                    Mi domandi perché sia così? Nessuno lo sa, ma non mi interessa nemmeno saperlo, mi sarà chiaro un giorno. E questo mi basta.

                    • Federico ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Se non lo sai, allora questo non sapere si riflette su tutto il resto: il cammino della libertà (questa sì che è filosofia tedesca!) etc. Non lo sai, ma sei certo che ci sia. Ma lo stesso potrebbe dirsi della vita mortale. Non sappiamo quale sia, nessuno lo sa, ma c’è.

                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Federico, mi pare di averlo scritto chiaramente: quello che non so è perché Dio abbia deciso che il compimento della libertà sia il senso della vita. E’ diverso dal dire che non no so quale sia il senso della vita o quale sia il compito a noi cristiani affidato.

                      Leggi quel che ti rispondo e formula domande chiare se puoi: “Ma lo stesso potrebbe dirsi della vita mortale”…lo stesso cosa?

                  • LawFirstpope ha detto in risposta a Federico

                    A me sfugge molto di più il senso di un’esistenza effimera, destinata a scomparire nel nulla, dove il primo balordo che passa può rovinarti la vita portandoti via gli affetti più cari, senza possibilità di rimedio alcuno.
                    La beatitudine eterna, senza un divenire? Senza cambiamenti?
                    Sono fermamente convinto che questo vada oltre le nostre migliori aspettative mortali.

                  • Federico ha detto in risposta a Federico

                    Più chiaro di così. Tu dici, in buona sostanza, che il senso di questa vita terrena è dato dalla vita ultraterrena, ma interrogato sul senso di quest’ultima (a che serve la beatitudine? Che senso ha essere beati eternamente?) dici di non sapere (tu scrivi: in realtà non mi interessa, l’importante è essere felici, chiederò a Dio e Lui mi risponderà). Ma se non sai il senso della vita ultraterrena, allora vuol dire che da ultimo ignori il senso di questa vita terrena. Da qualche parte, credo nella Genealogia della morale, Nietzsche scrive che l’uomo è in grado di sopportare qualunque dolore, qualunque sacrificio, a patto di dare ad esso un senso. Bene, io sono ancor più radicale: non riesco nemmeno a sopportare la felicità, specie se è eterna, se non sono in grado di fornire ad essa un senso.

                    ps. Paoluccio (permettimi), guardiamoci nelle palle degli occhi: davvero credi che un credente abbia più informazioni di un non credente sul senso ultimo della vita?

                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

                      No, non ti permetto: Paoluccio chiami tuo fratello. 😉

                      Tornando a noi: non vedo alcun nesso tra il non conoscere il senso (cioè il motivo, il perché) della vita ultraterrena e il non conoscere il senso di questa vita terrena. Non c’è alcuna correlazione.

                      Gesù Cristo lo ha chiaramente spiegato qual è il senso di questa vita (la santità) e ci ha suggerito cosa ci sarà dopo. Porre altre domande significa voler entrare nella mente di Dio, non mi interessa.

                      Il credente se è cristiano ha fede in Gesù Cristo e quindi conosce il senso ultimo della vita. Il non credente non ha alcun informazione al riguardo e rimarrà infastidito e perplesso -se è onesto- dalla sua insoddisfazione costante.

                    • Federico ha detto in risposta a Federico

                      E non siamo tutti fratelli?! 😉 Ma come non capisci la correlazione?! Se il senso della vita terrena riposa su quello della vita ultraterrena e di questa non conosci (anzi, non ti interessa, che è peggio, se possibile) il senso, allora il senso stesso della vita terrena risulta minato, degenerato in una mera regola comportamentale.

                      Non credo che il credente abbia più informazioni del non credente. Il sapere è patrimonio di tutti. Ciò che non è patrimonio di tutti non è sapere. hasta la vista, fratello!

                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

                      I tuoi assunti, caro Federico, sono pura fantasia. Chi ha mai sostenuto che “il senso della vita terrena riposa su quello della vita ultraterrena”? Stai ragionando su assunti che ti sei dato tu.

                      Cosa c’entra il “sapere” con il senso della vita? Forse un sapiente ha più chiaro il senso della vita di un ignorante?

                      Credo comunque che tu non abbia alcuna voglia di confrontarti. Mi sembrano davvero pipponi metafisici di uno che, privo di preparazione adeguata, vuole perdere tempo e far perdere tempo.

                    • Federico ha detto in risposta a Federico

                      Ho fatto solo delle domande, a cui nessuno ha saputo rispondere, anzi tu ti sei dichiarato disinteressato al senso della vita ultraterrena (qual è il suo senso?), puntando solo alla felicità eterna. Quando dico che il senso della vita terrena riposa ecc. intendo dire che il suo senso dipende strettamente dal senso della beatitudine eterna, ma se ci sfugge il senso di quest’ultima ci sfugge anche il primo senso, che diventa una semplice regola da seguire, ma c’è anche un noto pippone filosofico che riguarda il seguire una regola, il following-rule paradox, dovuto in parte a Wittgenstein, in parte a Kripke. Ma tu non sei interessato ai pipponi, e dunque lasciamo stare. be happy, sembrerebbe per te la cosa più importante, e chi sa, forse lo è davvero.

                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

                      “il suo senso dipende strettamente dal senso della beatitudine eterna”. Come ti ho già ripetuto, questo assunto è indimostrato come vero. Sopratutto, se lo credi davvero, allora affermi che chi non crede alla beatitudine eterna non può vivere alcun senso in quella terrena, contraddicendo le tue convinzioni.

                      Non mi interessa il senso della vita eterna, mi interessa il senso di questa vita, conoscere il senso di questa vita mi convince che c’è un senso anche alla vita eterna. Il resto mi sembrano pipponi mentali pseudo-filosofici.

                    • Federico ha detto in risposta a Federico

                      Però sei un po’ offensivo quando dici che la mia preparazione non è adeguata. Mi ferisci. Spero non sia mera cattiveria da parte tua. Comunque, mi ferisci, immagino perché dici una cosa vera. Ma spero tu voglia almeno riconoscere che la mia ignoranza è seria. La tua a volte ha del grottesco.

                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

                      Il fatto che uno non sia preparato sull’argomento è un’oggettività, non può essere offensivo. Altrimenti bisognerebbe querelare i professori che bocciano all’esame universitario. Io ritengo che tu non sia preparato e, sopratutto, non abbia alcuna voglia di confrontarti ma giocare con giri di parole. Sbaglio? Forse, per ora leggo questa realtà.

                    • LawFirstpope ha detto in risposta a Federico

                      La risposta ai tuoi dubbi sta nel “venite e vedrete”.

                      L’incontro con Cristo nella vita è un’esperienza autentica che nessuno dei più razionali dialoghi può spiegare.

                    • JdM ha detto in risposta a Federico

                      Ho fatto solo delle domande, a cui nessuno ha saputo rispondere

                      Diciamo piuttosto che nessuna delle risposte che ti è stata data ti ha soddisfatto, ma la cosa non dovrebbe sorprendere: tu stesso hai ammesso che la tua insoddisfazione è iperbolica, e per soddisfare un’iperbolica insoddisfazione sarebbe necessaria altrettanta iperbolica motivazione, e siccome dubito di aver le capacità per fare tanto, nemmeno ci provo.
                      Però giusto un paio di cose al volo mi sento di dirle.

                      Tu chiedi “qual è la ragion d’essere della Beatitudine eterna?”.
                      Ora, con ragion d’essere intendiamo ciò che dà spiegazione dell’esistenza di qualcosa, il suo fondamento. Ma la risposta a questa domanda allora pare abbastanza scontata: il fondamento ultimo di tutta la Realtà (quindi pure della Beatitudine) è Dio stesso. Nello specifico la Beatitudine potrebbe essere intesa come un effetto dato dall’eventuale (si spera) comunione definitiva della creatura con il Creatore, e siccome Questi è somma di tutte le perfezioni, bene infinito, eterno etc. si dà il caso che l’effetto, essendo proporzionato alla Causa, non potrà essere altro che uno stato dell’essere di totale ed eterno “appagamento”. Beatitudine eterna, per l’appunto.

                      Chiedi poi a cosa serva la Beatitudine ma, anche qui, la risposta non mi sembra così difficile: a nulla. La B. “non serve a nulla” semplicemente per il fatto che non è un mezzo atto a perseguire un ulteriore fine, ma è un fine in se stesso, Ultimo. Al di là non c’è niente altro, ma nemmeno potrebbe esserci dato che stiamo parlando di qualcosa che è per sua natura infinita.

                      Se poi continuiamo col chiederci quale sia il senso/significato di tutto ciò nel suo complesso, la domanda che stiamo realmente ponendo è “perché Dio ha voluto proprio questo stato di cose?”. Sarà perchè è questo il migliore dei mondi possibili? Non lo so, però credo sia evidente l’assurdità del lamentarsi del fatto che nessun uomo possa avere una risposta a questa domanda che, almeno per il momento, ci dobbiamo incartare.

                    • Federico ha detto in risposta a Federico

                      Viti, secondo me tu sei una persona cattiva. Per ora leggo questa realtà. Il fatto che tu abbia all’attivo molte letture divulgative, non ti autorizza a giudicare la mia preparazione. Forse i libri divulgativi — non solo quelli di Agnoli — sono pericolosi per certe persone, dal momento che possono dare a queste la presunzione del sapere, in luogo del sapere. La presunzione del sapere è più pericolosa della mia ignoranza (sì, è vero, Viti, sono ignorante, non sbagli!).

        • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

          Caro Federico, mostri chiaramente e onestamente lo spaesamento di fronte alla vita in cui vive chi non condivide l’esperienza cristiana, chi non vive la sua vita come compito.

          Tu e Vasco Rossi dite la stessa cosa, esprimente la stessa confusione. Benedetto XVI ha risposto anche a te.

          • Federico ha detto in risposta a Paolo Viti

            Sto invece cercando di mostrare che lo stesso spaesamento, sebbene inconscio e al di sotto delle finte certezze, lo vive anche il cristiano: egli non sa la ragion d’essere della sua esistenza spirituale, perfino eterna, paradisiaca. Tu stesso scrivi: lo chiederò a Dio e lo saprò quando sarò faccia a faccia con lui. Te lo auguri. Intanto è segno che attualmente non lo sai.

            • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

              Il non sapere perché mia moglie mi ami non mi rende meno felice.

              Il non sapere perché Dio ci ha così amati da volerci al mondo non mi rende meno felice, ma anzi ancora più interessato a scoprire il mistero dell’esistenza, consapevole però che la verità la scoprirò quando sarò a faccia a faccia.

              Il mistero non fa paura, non spaventa perché Dio è presente. Tu ragioni su un Dio assente, per questo il non sapere ti spaventa e ti mette a disagio.

            • Federico ha detto in risposta a Federico

              Ma lo stesso mistero in cui avvolgi la vita ultraterrena potresti utilizzarlo per avvolgere questa vita mortale. Ignorare quale sia il senso della nostra vita mortale non significa che essa abbia comunque un senso.

              • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

                Io non ignoro quale sia il senso di questa vita, ignoro perché Dio abbia deciso “questo” senso della vita. La vita ha senso (l’ho scritto sopra) e gli uomini hanno un compito…nessuno sa perché Dio abbia deciso così. Questo non mi frena e non mi interessa saperlo ora.

    • Umpalumpa ha detto in risposta a Federico

      “non riesco a capire perché dovrei nella beatitudine eterna essere soddisfatto.”

      Non conosco la beatitudine eterna. Spero di posticiparla il più possibile. Però se è beatitudine eterna, per definizione sei per sempre in una situazione di soddisfazione e goduria totale e costante. Svilire il tutto pensando di essere come su una nuvoletta, annoiato, passando l’eternità a guardare una specie di stella e a discuterne con un vicino…beh… Ti credo che non saresti soddisfatto..sarebbero 2 maroni eterni.

      • Federico ha detto in risposta a Umpalumpa

        Ma qual è il senso di questa goduria eterna? Qual è la sua ragion d’essere? Perché c’è la goduria eterna e non il nulla della goduria eterna? A che serve?

        • Alèudin ha detto in risposta a Federico

          La Gloria Eterna è finalmente la vera Vita. Ora viviamo a metà.

          • Federico ha detto in risposta a Alèudin

            Prima si vive a metà e poi si vive per intero? Ripeto: perché c’è questo vivere prima a metà e poi per intero e non il nulla di questo vivere prima a metà e poi per intero? A che serve? Qual è la sua ragion d’essere?

            • Paolo Viti ha detto in risposta a Federico

              Dovresti porre queste domande a Dio. Per ora noi possiamo osservare con sant’agostino che «il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te».

              Vuoi davvero sapere perché? Sinceramente a me non interessa la risposta, così come non mi interessa sapere perché sono felice quando sono felice. Lo saprò quando sarò faccia a faccia con Dio.

            • Alèudin ha detto in risposta a Federico

              Federico

              le tue risposte danno la sensazione che tu non voglia risposte ma solo la rassicurazione della tua incredulità, se ti va bene così fatti tuoi, altrimenti esci dall’orticello che ti sei costruito e inizia ad addentrarti nel Mistero.

              Ti parlo da persona che faceva i tuoi stessi discorsi, cosa ci perdi a lasciare il nulla? forse nulla!?

              Leggi il Vangelo.

  2. Piero ha detto

    Mi inserisco solamente per dire che è bello leggere questo sito e sono belle anche molte delle discussioni che ne nascono, infatti spesso sono ponderate da entrambe le parti e prive di insulti o provocazioni fini a se stesse. Credo sia segno della ragionevolezza degli articoli e della competenza dei loro autori.

  3. Antonio Coda ha detto

    Bhe, sì, insomma, ci può stare…

  4. Menelik ha detto

    Potrete non essere d’accordo con Vasco, pensarla diversamente, in alcuni casi anche all’opposto di lui, ma non possiamo non riconoscere che Vasco Rossi è tutt’altro che superficiale (tolte le prime canzoni, tipo “Fegato spappolato” o “Voglio andare al mare”).
    Io ho incominciato ad apprezzarlo davvero all’epoca di “Liberi liberi”, dove mette a nudo sé stesso ed il suo rapporto con la droga.
    Ha la testa così, anche sue recenti affermazioni sulla droga fanno discutere, ma non né scemo né superficiale, e soprattutto, non si è mai voluto piegare ai ricatti che imponevano, se volevi sfondare nel mondo della canzone giovanile, di fare parte di quelli che cantavano l'”Internazionale”.
    (Tipo i Litfiba, che una volta mi piacevano molto, ed ora Piero Pelù associa Renzi a Gelli, quando Pelù stesso ha ammesso di aver incontrato Gelli e di aver pranzato con lui, su suo invito (di Gelli).
    http://video.corriere.it/piero-pelu-casa-licio-gelli-video-1995/95662f2c-d232-11e3-8ed3-fdcfbf1b09b2

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