Woody Allen, un uomo che ha tutto…eppure ancora non basta

Photo Credit: Courtesy of the Academy of Motion Pictures Arts and SciencesE’ bellissima la recente intervista, pubblicata da l’“Espresso”, a Woody Allen, tra i più grandi geni cinematografici dei nostri tempi. Si è parlato della vita, quella vera, e Allen non ha trattenuto i suoi pensieri più profondi, più intimi.

Un personaggio famoso, di successo, una celebrità internazionale, circondato da fan e ammiratori, richiesto da ogni parte del mondo, pieno di soldi, una bellissima casa, una posizione privilegiata rispetto alla maggior parte degli uomini, un lavoro sicuro, «molto più facile di quello di un poliziotto o di un maestro di scuola e vivo esattamente come vorrei. Guardo film, passo le serate con mia moglie e le mie figlie, vado a vedere partite di basket e di solito trascorro l’estate in bellissime città come Londra, Roma o Parigi girando dei film». Una vita sognata da tanti, che pensano: “Eh, lui si che è davvero felice”.

Ed invece no. Nemmeno tutto questo basta al cuore dell’uomo, nemmeno questo apre alla felicità. Quid animo satis? Si domandava Sant’Agostino, “Che cosa soddisfa il mio cuore?”. Ha proseguito Allen: «Siamo ancora alle prese con le stesse domande alle quali i più grandi filosofi – dai greci a Kierkegaard – hanno cercato di trovare una risposta. Siamo condannati a vivere gli stessi dubbi, le stesse contraddizioni e delusioni che i nostri predecessori hanno dovuto affrontare nel corso dello sviluppo della civiltà. Non sono riuscito a trovare lumi né risposte soddisfacenti e proprio per questo i miei film riflettono quanto sia sfuggente la felicità, quanto sia impossibile trovare l’armonia e quanto fragili e imprevedibili continuino ad essere i rapporti tra gli uomini e le donne».

Lui è “uno che ce l’ha fatta” e la felicità è ancora sfuggente? Le domande ultime continuano a turbarlo perché la vera soddisfazione non la si raggiunge nemmeno con una vita come la sua, il vero compimento non lo si raggiunge con le nostre forze, con soldi, successo e fama. «Riesco a sopravvivere distraendomi», ha ammesso il noto regista. «È una via di fuga, lo so, ma funziona. Pensate quante persone si distraggono guardando orribili spettacoli televisivi o partite sportive, concentrando tante energie e aspettative su chi vincerà un insignificante incontro di calcio o andando al cinema. È il mio modo di illudermi e tenermi occupato per non cadere nella disperazione di fronte al lato più oscuro delle cose. Posso correre sul mio tapis roulant ogni mattina e mangiare cibi sani, ma alla fine la morte verrà a prendermi».

Ha detto bene, è un’illusione pensare di distrarsi, di impostare la vita in modo tale che gli interrogativi ultimi (il nostro “senso religioso”) non venga a galla. La coscienza dell’uomo grida la domanda di senso, di significato e l’uomo è tentato dalla fuga piuttosto che impegnarsi con essa. Ma come si può vivere intensamente, ragionevolmente, cercando di dimenticarsi di noi stessi? Non è una posizione adeguata a quello che siamo: presto o tardi l’illusione crolla, la distrazione cessa, così come una eventuale costruzione filosofica sul non senso della vita.

Ci si distrae forse perché si è convinti che a quelle domande non è possibile dare risposta? Eppure, come ha ricordato Benedetto XVI, «l’uomo “sa”, ne ha il confuso e nitido presentimento di essere fatto per una destinazione infinita, che sola può colmare quello “spazio” che egli sente di avere dentro di sé, uno spazio che chiede di essere riempito. Inquietudine, insoddisfazione, desiderio, impossibilità di acquietarsi nelle mete raggiunte: queste sono le parole che definiscono l’uomo e la legge più vera della sua razionalità. Egli avverte un’ansia di ricerca continua, che vada sempre più in là, sempre oltre ciò che è stato raggiunto. Dio, l’infinito, si è calato nella nostra finitudine per poter essere percepito dai nostri sensi, e così l’infinito ha “raggiunto” la ricerca razionale dell’uomo finito. Sta qui la “rivoluzione” cristiana: Dio Creatore “raggiunge”, oggi e permanentemente, la ricerca razionale dell’uomo tra gli uomini: “Io sono la via, la verità e la vita”». Questa è la risposta e la proposta che noi cristiani possiamo dare ai nostri fratelli uomini.

La redazione

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

46 commenti a Woody Allen, un uomo che ha tutto…eppure ancora non basta