La lucidità di Massimo Fini: «La felicità è impossibile, ci manca l’infinito»

«Lanciare la Festa della felicità è un’idiozia. Meglio quella del nulla». Come non essere d’accordo con Massimo Fini, scrittore ed opinionista. Anarchico, anticlericale ma segnato dalla vita, profondamente interessato alla realtà.

Non solo Fini sta ultimamente esprimendo una visione parallela alla nostra su tematiche etiche come utero in affitto, adozioni Lgbt ed unioni civili, ma anche una vicinanza di pensieri esistenziali. Commentando la sciocchezza delle varie Giornate dedicate a qualunque cosa, si è soffermato appunto su quella dedicata alla Felicità (20 marzo).

«Sono stati gli americani con il loro consueto ed ottuso ottimismo ad avere l’ardire di inserire nella Dichiarazione di Indipendenza del 1776 “il diritto alla ricerca della felicità”, che però è stato quasi subito tradotto dall’edonismo straccione contemporaneo in un vero e proprio ‘diritto alla felicità’. Diritti di questo genere non esistono». E celebrare questa fantoccia felicità ha proseguito Fini, «significa rendere l’uomo, per ciò stesso, infelice». Perfettamente d’accordo, sopratutto per la motivazione che l’editorialista de Il Fatto Quotidiano utilizza: «quel che ci manca non ha limiti, non si può essere “felici mai. Solo la Superintelligenza illuminista, dei Kant, degli Hegel and company, poteva attingere a simili livelli di cretineria».

Che grande intuizione quella di Fini: l’uomo è esistenzialmente infelice perché vive di una mancanza, percepisce in sé un vuoto che non riesce a colmare. Ovvero, aspira l’Infinito. Così l’anarchico si avvicina a Sant’Agostino: «Il nostro cuore è inquieto, finché non trova riposo in Te, o Signore». Ecco l’Infinito a cui l’uomo, gran parte delle volte inconsapevolmente, aspira, cercando inutilmente di appagare tale sete tuffandosi in infiniti più piccoli e menzogneri: il denaro, il progresso, il sesso…qualunque cosa da cui gli esseri umani sperano arrivi questa agognata risposta al desiderio di felicità che abita in loro. La Bibbia e Papa Francesco li definiscono “idoli”: «Il denaro, il piacere, il successo abbagliano, ma poi deludono», ha ricordato il Papa.

Proprio Agostino vedeva in questo senso religioso una prova dell’esistenza di Dio poiché, come ha ben spiegato il filosofo francese Philippe Nemo, «l’uomo non può più accontentarsi del fatto che la sua vita individuale e sociale non abbia altro fine se non quello di “vivere”. “Vivere” non è ciò che fanno anche gli animali e i batteri. “Esistere” non è ciò che fanno anche le pietre e la polvere di stelle? L’intima coscienza di ogni uomo sa che questa mancanza di senso è un errore» (La bella morte dell’ateismo moderno, Rubettino 2017, p. 131). Un Senso dev’esserci, tanto che questa inestirpabile e nient’affatto illusoria domanda di felicità non permette all’uomo di abbassare lo sguardo e accontentarsi di ciò che, in fondo, mai lo soddisferà. E’ una griffe del Creatore impressa nella coscienza della sua creatura. «Quello che l’uomo cerca nel piacere è un infinito e nessuno rinuncerebbe mai alla speranza di raggiungere questo infinito» (Cesare Pavese).

Raggiungere la felicità è impossibile perché “quel che ci manca non ha limiti”, ci ha ricordato lucidamente il laicissimo Massimo Fini. Benedetto XVI invitò, però, ad andare oltre la constatazione della finitudine umana, invitando la ragione dell’uomo a compiere l’ultimo passo, l’apertura al Mistero: «Inquietudine, insoddisfazione, desiderio, impossibilità di acquietarsi nelle mete raggiunte: queste sono le parole che definiscono l’uomo e la legge più vera della sua razionalità. Egli avverte un’ansia di ricerca continua, che vada sempre più in là, sempre oltre ciò che è stato raggiunto. Dio, l’infinito, si è calato nella nostra finitudine per poter essere percepito dai nostri sensi, e così l’infinito ha “raggiunto” la ricerca razionale dell’uomo finito. Sta qui la “rivoluzione” cristiana: Dio Creatore “raggiunge”, oggi e permanentemente, la ricerca razionale dell’uomo tra gli uomini: “Io sono la via, la verità e la vita”».

La redazione

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16 commenti a La lucidità di Massimo Fini: «La felicità è impossibile, ci manca l’infinito»

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  1. Sebastiano ha detto

    “L’edonismo straccione” e i “livelli di cretineria” sono sublimi.

  2. lorenzo ha detto

    Del diritto alla felicità non so che farmene: forse che la felicità dipende dalla benevolenza di altri esseri umani?
    La felicità viene da dentro ed io, mi dispiace per M. Fini, sono felice.

  3. extracomunitario ha detto

    Non diritto della felicità, ma il dovere della felicità, abbiamo il dovere di essere felici.

    Poi per Fini che dire? Fini che cerca l’inFinito e non sa ancora chi è Cantor. Ha dimenticato anche quello che ha imparato da adolescente al liceo.

    • lorenzo ha detto in risposta a extracomunitario

      Il “dover essere” è una lama a doppio taglio: a quale dei due tagli alludi?

    • Emanuele ha detto in risposta a extracomunitario

      Cosa intendi esattamente per “dovere”? Perché solitamente ad un dovere è legata una pena in caso di inadempimento (credo che questa fosse l’allusione alla lama a doppio taglio di Lorenzo).

      Dovrebbero esserci delle pene per le persone tristi o infelici?

      Se invece intendi che i cristiani hanno il dovere di portare e testimoniare la gioia (che è un po’ diversa dalla felicità), allora che concordo.

      • extracomunitario ha detto in risposta a Emanuele

        Non c’e bisogno di condannare una persona triste o infelice che è già condannato, essere tristi o infelici vuol dire essere già nell’inferno per definizione. Ma anche nel realtà dei fatti.

  4. Graziella ha detto

    Sono perfettamente d accordo con il fatto che dedicare una giornata a qualsiasi cosa sia demenziale e soprattutto.privo di significato. Ci sono eventi che vanno testimoniati che appartengono alla.storia alla cultura all’ evoluzione di un popolo. Ci sono poi eventi che sono legati esclusivamente al consumismo e a diritti presunti. La felicità, infinita, incatalogabile,indefinita non può appartenere totalmente alla finitudine, a ciò che ha un limite e un termine. L’essere umano la può percepire a volte in attimi che sono veramente fuggendo e che non cogliamo , molto spesso, se non dopo.che sono passati

  5. extracomunitario ha detto

    Non si deve sentire Fini per questo tipo di tesi, Fini è un intellettuale tipico, dunque ribelle, dunque noioso. Si vede anche dal fisionomia, c’è la scritto sul viso la sofferenza assurda luciferica per ragioni che vengano da dentro, da cazzate personali.

  6. Mauro Manio ha detto

    Vi faccio presente che il vostro Signore (perchè lo chiamate cosi?.. signore forse deriva da “senior” ovvero vecchio, anziano) si chiama Yahweh (che non andrebbe mai nominato altrimenti si rischia la sua tremenda ira) e per i fedeli di altre religioni è chiaramente un idolo!

    Quindi anche voi adorate un idolo, e molti altri: padrepio, la madonna ecc.

    Il tutto per cercare cosa? Non la verità e non la giustizia, ma quella felicità, edonistica e stracciona, che risiede nell’infantile speranza di essere eterni, questo è l’infinito di cui parlava Fini: la paura di morire.

    In realtà la felicità esiste eccome: consiste nella piena espressione di sè, nella propria realizzazione che va cercata in armonia e in funzione del bene comune.

    Il progresso per questo è fondamentale, è il nostro futuro e serve allo scopo citato per rimuovere gli ostacoli e quegli interessi privati che vanno a scapito della collettività.

    Anche il sesso rende felici, è una felicità assolutamente veritiera.

    Se poi vi interessano i miracoli, le divinità factotum che vi assolvono da ogni respondabilità, seguire la via piu larga e più facile e ogni altra scorciatoia possibile sappiate che avete fallito in anticipo come singoli e come comnunità.

    Siete su un binario motto :).

    • Gabriele ha detto in risposta a Mauro Manio

      Shivuccio Shivuccio, nell’attesa di una risposta sul perchè continui a frequentare con tanto accanimento questo sito pieno di gente che non ti sta simpatica e che non sempre molto impressionata da te, mi permetto alcune correzioni:

      Vi faccio presente che il vostro Signore (perchè lo chiamate cosi?.. signore forse deriva da “senior” ovvero vecchio, anziano) si chiama Yahweh (che non andrebbe mai nominato altrimenti si rischia la sua tremenda ira) e per i fedeli di altre religioni è chiaramente un idolo!

      Il termine Signore deriva dal greco Kyrios, che a sua volta deriva dall’ebraico Adonai, il cui significato è ‘Mio Signore’, quindi non si parla di età ma di potenza, sovranità (temo che l’inglese sia una lingua un pò troppo recente per trovarci la radice di termini biblici^^), usato per il divieto di pronunciare il nome di Dio, che in realtà, nell’Esodo, rispose alla domanda di Mosè non con un nome proprio ma con una frase: “«Io sono colui che sono», sintetizzata con la parola YHWH (pronunciabile come Yahwè). Però devo informarti che tale divieto non fu stabilito da Dio, furono gli ebrei a stabilirlo, come segno di rispetto verso la divinità.
      Non capisco poi il collegamento con le altre religioni: ogni religione ha le sue divinità, d’accordo, ma questi dei mica sono tutti uguali. Anzi, il Signore si distingue proprio per il suo essere Totalmente Altro (come natura e comportamento) rispetto a queste presunte divinità fin troppo umane per essere tali.

      Quindi anche voi adorate un idolo, e molti altri: padrepio, la madonna ecc.

      Please, non confondere la venerazione con l’adorazione. Quest’ultima è riservata solo ed esclusivamente a Dio.

      Il tutto per cercare cosa? Non la verità e non la giustizia, ma quella felicità, edonistica e stracciona, che risiede nell’infantile speranza di essere eterni, questo è l’infinito di cui parlava Fini: la paura di morire.

      Mi dispiace, Shivuccio caro, ma se c’è qualcuno che ha paura della morte è quella grossa parte di società secolarizzata, che sapendo del destino ineluttabile (“Dalla vita non ne esci vivo” diceva il grande Bud Spencer) cerca rifugio nello spasso infinito (magari condendolo con tante droghe) oppure nelle ricchezze e nei godimenti di questo mondo. Insomma, nel non pensarci. Ah, lo sapevi che il nostro Signore ha definito se stesso come la Verità (quindi credo che almeno qualche domanda su di essa noi cristiani siamo portati a farcela) e che la giustizia è una virtù cardinale per noi cristiani (stesso di sopra)?

      In realtà la felicità esiste eccome: consiste nella piena espressione di sè, nella propria realizzazione che va cercata in armonia e in funzione del bene comune.

      Bravo!

      Il progresso per questo è fondamentale, è il nostro futuro e serve allo scopo citato per rimuovere gli ostacoli e quegli interessi privati che vanno a scapito della collettività.

      Giusto!

      Anche il sesso rende felici, è una felicità assolutamente veritiera.

      Corretto anche qui, anche se io metterei piacere al posto di felicità. E mi piacerebbe poter concordare con te in toto ma non posso farlo, perchè hai trascurato un piccolo problemino: come facciamo a stabilire il modo giusto per fare tutton questo? Siamo in tanti su questo mondo, tanti pensieri diversi, bisogni uguali ma diversificati dalle circostanze, dal carattere nostro, dai risultati. Non credo tu creda^^ che ogni risultato possa essere giusto.
      Prendi infatti il sesso: è una bella cosa, certo, ma quando degenera e diventa come una droga? E’ ancora una cosa bella? E allora come raccapezzarci? E se avesse ragione Colui che ha detto ‘Io sono la Via, la Verità, la Vita’? Perchè non provare? Non si tratta di reprimere, ma di controllare, non castrare, bensì educare, far venire fuori il meglio di noi con la sicurezza che è davvero il meglio, tenendo realmente il peggio che è in noi a cuccia.

      Se poi vi interessano i miracoli, le divinità factotum che vi assolvono da ogni respondabilità, seguire la via piu larga e più facile e ogni altra scorciatoia possibile sappiate che avete fallito in anticipo come singoli e come comnunità.

      Mm, mi sfugge un nesso: perchè, se ci piace la via più comoda, ci saremmo ‘inventati’ una divinità che se facciamo i cattivi ci manda all’inferno? E perchè saremmo per l’irresponsabilità se siamo tutti chiamati a impegnarci direttamente con i nostri talenti? sì, decisamente qualcosa non mi torna.

      Siete su un binario motto :).

      Ossia? 😛

  7. Andrea Bastioni ha detto

    La felicità esiste e soprattutto deve esistere in quanto permette di superare i propri limiti e di raggiungere livelli insperati.
    Proprio questo fattore ha determinate numerose scoperte e come diceva giustamente un utente proprio sopra, ha consentito l’avanzare del progresso umano.
    L’uomo ha dimostrato, nell’arco della sua storia, di non voler rimanere fermo, cercando, con le unghie e con i denti, di arrivare oltre la propria immaginazione.
    Tutto ciò si riassume con la felicità equiparabile al vostro voler cercare dio in ogni luogo, oggetto e situazione.

  8. Emanuele ha detto

    “Please, don’t feed the trolls”

    Mi raccomando… Cerchiamo di tenere alto il livello del blog.

    Grazie!

    • Giovanni ha detto in risposta a Emanuele

      Il problema sai qual è? Che se lasciamo le illazioni dei troll senza risposta, poi chi viene a leggere qui, prende per vero quello che dicono.

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