Il 40% dei non credenti crede in Dio (e il 15% prega spesso)

Chiesa ateiOggi vorremmo parlare di un fatto curioso nell’intento di mostrare come sia difficile a volte “etichettare” l’essere umano, sopratutto per quanto riguarda la sua posizione di fronte a Dio. Non è possibile schematizzare, l’uomo è un concentrato di domande di senso, di esigenze di soddisfazione, di compimento, di felicità ed inevitabilmente l’ipotesi di Dio come soluzione di risposta viene prima o poi presa in seria considerazione.

Secondo i dati in possesso del “Pew Research Center”, principale ente di sondaggi americano, le persone che credono in Dio sono il 91% della popolazione. La cosa curiosa che abbiamo scoperto è che tra esse vanno considerati anche molti coloro che si definiscono “atei”, “agnostici” o “persone non religiosamente affiliate”. Infatti, tra coloro che si definiscono “atei” e “agnostici”, il 38% crede in Dio (o in uno spirito universale), di cui il 9% è assolutamente certo della Sua esistenza. Tra i “non religiosi”, invece, l’81% crede in Dio, di cui il 39% è assolutamente certo. Il 6% degli “atei”, inoltre, afferma di pregare ogni giorno e l‘11% lo fa saltuariamente. Il 75% dei non credenti afferma, inoltre, che la Chiesa è importante come aiuto verso i poveri e i bisognosi della società e rafforza i legami intersociali e il 35% ritiene che essa sia fondamentale per risolvere importanti problemi sociali. E ancora: sempre il 35% degli atei pensa che la Chiesa protegga e rafforza la morale della società.

Ovviamente i punti percentuale aumentano sensibilmente se si parla di “non affiliati”, di “credenti” e di “cristiani”. Ma i dati si possono guardare anche a rovescio: il 3% dei cattolici americani, ad esempio, non crede in Dio e il 6% è fortemente dubbioso. Solo il 58% prega quotidianamente. A proposito di stranezze: in un altro studio, i partecipanti atei al sondaggio hanno affermato che gli atti immorali sono commessi molto più spesso dagli atei rispetto ad altri gruppi.

Questo perché la posizione di ogni singolo uomo di fronte al senso della sua vita è variabile, muta al mutare della sua maturità. Le ragioni si perdono e si riprendono, la strada si smarrisce e poi si ritrova. Ma più l’uomo non trascura il suo io, più prende sul serio l’esigenza di infinito che contraddistingue la sua umanità e più inevitabilmente alzerà gli occhi al Cielo. D’altra parte quell’aspirazione infinita dentro l’uomo è stata messa proprio da Dio, perché la creatura non si allontani troppo dal Creatore.

La redazione

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25 commenti a Il 40% dei non credenti crede in Dio (e il 15% prega spesso)

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  1. Sophie ha detto

    Non saprei… Io due mesi fa ho fatto evangelizzazione di strada in particolare fra i giovani. C’è un livello di ateismo da far paura, paradossalmente pure fra gli stessi cristiani. Per dire ad una ragazzina ho chiesto se era credente e mi ha risposto che era protestante e che credeva nei matrimoni gay. Gesù non si sa che fine ha fatto, in teoria se è protestante dovrebbe credere in Cristo più che nei matrimoni gay ma ok.
    Però ho notato una cosa: i ragazzi che sembrano più sbandati sono in realtà i migliori.

    • Menelik ha detto in risposta a Sophie

      …..infatti tra i tossici ci sono molti credenti.

      • Sophie ha detto in risposta a Menelik

        Al di là del credere o meno ma i tossicodipendenti che ho conosciuto io sono meglio di tanti perfettini che vedi in giro.

        • Menelik ha detto in risposta a Sophie

          Ne sono convinto, Sophie.
          Non pensare che abbia scritto la risposta delle 15.16 per fare sarcasmo da quattro soldi.
          Era un’affermazione vera.
          A volte i peggio, stringi-stringi, messi alle strette risultano meglio di tanti altri che si presentano meglio.
          Mai fidarsi ciecamente delle apparenze !

          • Dario* ha detto in risposta a Menelik

            Io credo che la risposta a questo apparente paradosso sia nel chiedersi cosa li abbia portati a diventare tossici. Molti lo diventano per riempire un vuoto a cui non trovano risposta. In definitiva sono quindi un gradino sopra chi neanche cerca di riempirlo quel vuoto credendo superbamente di bastare a se stesso

          • Sophie ha detto in risposta a Menelik

            Non ho pensato che facessi sarcasmo, tranquillo.
            Nella mia vita ho visto le situazioni più disparate e conosciuto tante persone avendo fatto volontariato, agonismo, ecc. e lavorando molto a contatto con il pubblico. Ti posso dire che gli emarginati dalla società sono i migliori perchè più umili. Ho notato che i più disponibili al confronto sono loro. A me è capitato un lorsignore vestito tutto precisino del tipo “io ho la conoscenza”, con il quale stavo parlando assieme ad un frate, che dopo che gli abbiamo detto che per noi gli embrioni sono vita se n’è riuscito dicendo:”E allora chissà quanti bambini uccido quando mi masturbo” -.-
            Io non l’ho mandato a cagare solo perchè m’ha trattenuta la Madonna te lo giuro, sennò non si spiega. Adesso ho capito perchè Gesù pescava fra gli ultimi e snobbava i sapienti.

  2. Max ha detto

    Dovrei certamente leggere i risultati del sondaggio e le esatte domande che sono state poste. Pero’ mi sembra strano: se mi definissi “ateo” o “agnostico”, vocabolario alla mano, come faccio poi a dire che Dio (od uno Spirito) esista, per giunta dicendomi “assolutamente certo” ?

    • Alèudin - preghierecorte ha detto in risposta a Max

      Potrebbe essere che credono in un dio ma lo ritengono indegno di essere seguito quindi seguono se stessi e non lui.

      Mi viene in mente questa frase che ho sentito: “Si è atei quando ci si crede migliori del dio che si ha in mente”.

    • Mattia ha detto in risposta a Max

      Può darsi forse, è già accaduto in alcuni sondaggi americani, che quando si dichiarano atei intendono dire che non appartengono ad alcuna chiesa o forse che praticano un ateismo un pò “particolare” per esempio dicendo che non credono in un dio, ma negli angeli o in forze misteriose….

    • Dario* ha detto in risposta a Max

      Il fatto è che non tutti si pongono il problema abbastanza seriamente da essere neppure certi di cosa credano o meno. Inoltre le variabili in questo campo sono innumerevoli, ad esempio c’è chi è momentaneamente ateo perché ha subito una qualche ferita che non riesce ad assimilare e ne attribuisce la causa a Dio, quindi lo rinnega ma non completamente. Un altro esempio è chi si dice religioso e devoto ma in realtà vive tutto con superficialità e, stringi stringi, non ha capito niente di ciò in cui è convinto di credere. Ogni individui è unico, le etichette non sono che una banalizzazione.
      Non molti giorni fa mi è capitato di leggere un’intervista di un famoso cantante metal, non religioso ed omosessuale dichiarato che pure diceva di essere uscito dall’alcool solo grazie alla preghiera ad un non ben definito essere superiore. Non solo, in tutta l’intervista non faceva che elogiare il valore della preghiera e attestarne l’efficacia nella vita di tutti i giorni anzi invitava tutti a provare la preghiera e verificare di persona. Sono rimasto piuttosto colpito dalla sua testimonianza, ho trovato estremamente ironico il fatto che lui avesse molta più fede nella preghiera di quanta non ne abbia io da cattolico ed ho avuto chiaro una volta di più cosa intenda Papa Francesco quando dice che anche gli omosessuali abbiano peculiarità positive da offrire. Anche quelli non religiosi posso aggiungere! =)

  3. borg ha detto

    mah, io mi definisco ateo ma non dico mai che dio non esiste. la ritengo una delle varie ipotesi. a mio parere poco probabile. forse questo era il senso del sondaggio.

    • Dario* ha detto in risposta a borg

      Quindi tecnicamente non saresti completamente ateo ma parzialmente agnostico. Ma, come scrivevo poco sopra, le etichette non sono che banalizzazioni

    • Paolo Viti ha detto in risposta a borg

      Se per forza dobbiamo etichettare, è sempre brutto farlo, effettivamente come ricorda Dario è agnosticismo il tuo.

      Mi interessa però maggiormente sapere secondo te qual è l’ipotesi più probabile per spiegare come mai esiste tutto e non il niente.

      • borg ha detto in risposta a Paolo Viti

        noi conosciamo grazie alla scienza, solo il 5% circa dell’universo. io,come molti altri, non ho la piu’ pallida idea del perche’ esista qualcosa. amo riflettere sulle grandi domande ma per me purtroppo, l’ipotesi di un Dio creatore rimane un congettura inverosimile anzi in realta’ non la prendo proprio in considerazione. so di non sapere e solo l’indagine scientifica con il suo metodo mi è di conforto. ma nulla contro chi crede.

        • Mario ha detto in risposta a borg

          La fede va chiesta

        • Dario* ha detto in risposta a borg

          Visto che ami riflettere sulle grandi domande, posso chiederti perché ritieni inverosimile l’esistenza di Dio? Se ci hai già riflettuto mi saprai rispondere, altrimenti potrebbe essere un interessante argomento su cui riflettere in futuro =)

          • borg ha detto in risposta a Dario*

            Dario ognuno evidentemente ha una propria sensibilita’. personalmente, vivere senza sapere non mi turba. mi turba non cercare. i miei strumenti per cercare sono quelli, la ricerca scientifica che tanto ci ha dato. non riesco proprio a convivere con l’idea di un Dio creatore. fino a prova contraria ovviamente. nella pratica sono ateo nel senso che vivo senza avere relazione con Dio, teoricamente sono agnostico perche’ non ho certezze circa la sua inesistenza. nessuno puo’ negarne l’esistenza. come nessuno puo’ imporne la presenza.

            • Paolo Viti ha detto in risposta a borg

              Effettivamente dici una cosa vera. L’agnosticismo è una categoria artificiale, l’agnostico di fatto vive come se fosse ateo.

              Nel tuo discorso noto che sei molto devoto alla scienza, tuttavia tutte le tue affermazioni sono di carattere filosofico (come anche il 99% delle certezze su cui hai costruito la vita). Dubito anche fortemente dell’esistenza dell'”ateo sereno”, non è certo il tuo caso ma chi lo dice può solo essere un “ateo distratto” o un “ateo incosciente”. Prima o poi la vita bussa, stringe, chiede il conto…e allora “vivere senza sapere” comincerà a turbare, anche se ci voltiamo dall’altra parte.

              Auguri in ogni caso, ti auguro di non essere mai imperturbabile!

            • Dario* ha detto in risposta a borg

              Ovviamente ognuno ha la propria sensibilità ed io provo ammirazione per chiunque ricerchi la verità, a prescindere dal risultato a cui giunga. Io non credo che tu sia ateo nella pratica ed agnostico nella teoria, da come ti descrivi a me sembra di capire che tu sia semplicemente agnostico, neanche gli agnostici in generale hanno una relazione con Dio.
              Dici bene quando dici che nessuno può negare né dimostrare l’esistenza di Dio. Questa è l’esatta realtà delle cose, l’unico punto di partenza su cui si può basare un ragionamento razionale se si vuole che rimanga tale.
              Partendo da questo presupposto ci sono sostanzialmente 3 alternative (per lo meno queste sono le alternative a cui sono arrivato io, se tu ne conosci altre mi faresti un favore nel dirmele perché vuol dire che c’è dell’altro che ho tralasciato nei miei ragionamenti e vorrei colmare la lacuna):
              a) Né Dio né nessuna forma di divinità esiste
              b) Esiste un Dio o una serie di dei che in varia misura se ne sbattono degli uomini o ci giocano come con delle marionette
              c) Esiste un Dio o una serie di dei amorevoli per cui gli uomini sono importanti

              Punto a: senza entrare nel merito delle probabilità che si formi la vita, che un essere vivente raggiunga l’autocoscienza ecc. in questo caso un essere umano vive per un certo numero d’anni e poi cessa di esistere. Nel momento in cui cessa d’esistere è come non fosse mai esistito. La vita umana in quest’ottica è di un’inutilità quasi imponderabile, dolorosamente inutile. Dico la vita umana ma posso aggiungere che tutto secondo quest’ottica diviene inutile: il sole che sorge, la donna che ami, gli amici, ogni genere di passione, l’arte, la scienza. All’interno del punto (a) anche interrogarsi sull’esistenza non ha senso, il fatto che io e te stiamo dialogando non ha senso, il sapere come funzionano le leggi del cosmo non ha senso, l’intera conoscenza (ammesso che il genere umano possa mai possederla) non ha senso. Non esiste uno scopo. Perché vivere? All’interno del punto (a), per coerenza, bisognerebbe vivere come amebe, tanto nulla serve a niente, tutto è destinato a svanire in quello che, cosmicamente parlando, è meno di un battito di ciglia. Mangi un pasto gustoso? Appena finito di mangiare cosa ti resta? Vai a divertirti? Ma quando smetti? Scopri le leggi che regolano l’universo? Ma quando muori che te ne fai? Le godranno altri? Sì ma poi moriranno anche loro, a cosa saranno servite tutte le scoperte e tutte le invenzioni a lungo termine? Supponiamo che in un dato numero di generazioni venga scoperto il segreto dell’immortalità. Cosa se ne farebbero della vita gli uomini divenuti immortali? Ogni cosa mi venga in mente, anche la più bella e più piacevole, nell’eternità finirebbe per stufare, non sarebbe mai a sufficienza per dare uno scopo alla vita. Presente il tipo immortale che si suicida in “In Time” (se non sai di che parlo, è un film di fantascienza)? Quella sarebbe l’inevitabile fine di ogni essere umano

              Punto b: il punto (b) non differisce poi di molto dal punto (a) nel senso che un dio o degli dei del genere non vale la pena di adorarli. Perché? E’ semplice, innanzitutto non è detto che tutto ciò che fai per loro porti a qualche frutto, tutto dipenderebbe dalla loro volubilità. Ammesso che esista uno o più posti in cui continuare a vivere dopo la morte, chi ti dice che ci finiresti? Ammesso di finirci, chi ti dice che non salti il pirlo a qualcuno di buttartici fuori in un dato istante nel tempo? Io personalmente ho un carattere piuttosto ribelle, io non accetterei mai di sottostare a delle regole del genere. Se le cose funzionassero così io vivrei come nel punto (a) semplicemente perché non ne varrebbe la pena

              punto c: se esiste uno o più dei amorevoli, sicuramente gli esseri umano stanno loro a cuore. Se stanno loro a cuore è ragionevole pensare che non li abbiano creati solo per divertimento ma che la loro vita abbia uno scopo. Ora, questo scopo è ignoto, come sono ignote queste divinità, però vivere acquista un senso. Quello che si fa non è invano ma c’è chi in qualche modo lo apprezza. Se anche l’essere umano con la morte cessasse di esistere, potrebbe comunque avere senso fare qualcosa a beneficio di qualcuno che la apprezzi e che faccia in modo che non vada perduta.
              Ma facciamo un passo avanti, se queste divinità fossero tanto amorevoli ed avessero tanto a cuore gli esseri umani non permetterebbero mai che questi vivano la propria vita senza sapere a che serve. Inoltre, se fosse in loro potere, dato che amano gli uomini farebbero in modo che questi non cessassero di esistere con la morte. A questo punto prendiamo in considerazione le varie religioni. Ce ne sono alcune per cui gli dei funzionano come al punto (b), ce ne sono altre per cui gli dei non sono altro che antropomorfizzazioni delle passioni che dominano l’essere umano, ce ne sono altre in cui le divinità si sono in varia misura manifestate agli uomini. Le uniche divinità compatibili con il punto (c) sono le ultime.
              Ora andiamo ad analizzare queste divinità rivelate e ci renderemo conto che l’unica che più risponde alla caratteristica di Dio amorevole è il Dio cristiano. Sì perché il Dio cristiano ha tanto amato l’uomo da farsi uomo pur di farsi conoscere, pur di far sapere all’uomo qual’è il suo scopo, di fargli sapere cosa lo aspetta e che non è solo.

              Io personalmente, partendo dal presupposto che, Dio esiste/non esiste è al 50%, trovo che l’unico modo ragionevole per vivere è il punto (c). Sia chiaro, sarebbe ragionevole anche il punto (a) ma, data l’incertezza al 50%, chi sceglie il punto (a) e sbaglia butta la propria vita (che è la cosa più preziosa che possegga) mentre chi sceglie il punto (c) e sbaglia non perde niente (perché la sua vita non vale un tubazzo).

              Se mi hai seguito fino a qui innanzitutto ti ringrazio per aver letto tutto e concludo buttandoti lì qualche spunto di riflessione. Se esiste
              una realtà oltre ciò che è sperimentabile ci sono anche strumenti per percepirla (un po’ come riconoscere al tatto un oggetto all’interno di una scatola in cui puoi infilare le mani ma cui non puoi vedere attraverso:
              – i miracoli sono fatti inspiegabili per la scienza, sono fatti non teorie, che hanno ragion d’essere solo nei punti (b) e (c). Io non sono particolarmente ferrato perché l’argomento non mi interessa più di tanto però mi è capitato di leggere documentazioni scientifiche (fatte da scienziati non credenti) di miracoli e di fronte a queste cose uno può solo chiudere gli occhi e tirare dritto a testa bassa o lasciarsi convincere.
              – le vite dei santi. Presumo che ci possa essere qualche santo che ti possa apparire ammirevole (in fin dei conti ci sono santi che hanno compiuto azioni encomiabili in senso assoluto). Nel mio caso specifico un esempio è S.Giovanni Bosco, io anche se non fossi cristiano uno così lo ammirerei. Bene, prova a sceglierti un santo che ti piace per qualche ragione ed approfondisci la sua storia, con tutto lo scetticismo che vuoi, ma io sono persuaso che se ti mantieni aperto non puoi non intuire niente attraverso il loro comportamento o la loro vita.
              – come ci sono delle regole, delle leggi, che regolano la realtà tangibile, ne esistono anche per quella trascendente. Cose sperimentabili. Ci sono alcune regole per il discernimento degli spiriti (non si fa riferimento agli spiriti inteso come fantasmi bensì come passioni che muovono l’essere umano) di S.Ignazio di Loyola che sono illuminanti in tal senso (se ti interessano te li posso linkare ma dovrei cercarli e se non sei almeno incuriosito alla cosa mi risparmio il tempo)

              Sicuramente c’è dell’altro ma per ora mi limito a questo un po’ perché ho già scritto un papiro ed un po’ perché è ora di cenare =P

              Ti lascio con un estratto di una canzone che amo particolarmente e che mi hai fatto venire in mente nel risponderti (niente di religioso, è un pezzo metal):
              If there was a definitive truth, rooted beyond this realm
              of what we define as real, but ultimately guiding it all
              parallel to the physical but invisible to the eye
              would I seek it out? would I call it a lie?

              Mistral – World in Me

              Tradotto: “se ci fosse una verità definitiva, radicata al di là di questo regno di ciò che definiamo reale, ma in ultima analisi che lo guidi integralmente. Parallela alla realtà fisica ma invisibile all’occhio. La cercherei? La chiamerei bugia?

              P.S. Spero di non averti annoiato, alle volte sono logorroico… =P

            • Dario* ha detto in risposta a borg

              Mi è venuta in mente un’altra cosa che volevo scriverti e d cui poi mi sono dimenticato:
              Anche se non credi prova questa semplice preghiera: “Dio, se davvero esisti, fatti conoscere da me”, se ci pensi non è una richiesta illogica da fare e male che vada avrai perso solo qualche secondo della tua vita che, in accordo col punto (a) sarebbe comunque inutile 😉
              Io te lo dico da credente ma se preferisci l’opinione di un agnostico al riguardo ti rimando ad un altro post che ho scritto in questa pagina: http://www.uccronline.it/2014/11/06/il-40-dei-non-credenti-crede-in-dio-e-il-15-prega-spesso/#comment-149831

        • Danilo ha detto in risposta a borg

          Veramente, “se sai di non sapere” allora non puoi sapere nemmeno se un Dio creatore “è” una congettura inverosimile,se non puoi saperlo come fai a saperlo?
          Proprio il detto socratico non implica che l’esistenza di Dio è scartabile a priori.

          Infatti teoricamente sarebbe agnosticismo non ateismo (sono logicamente incompatibili)

          Perchè non sapere qualcosa non implica sapere nemmeno la negazione di qualcosa.

          Se amettendo che il 95% dell’universo non lo si conosce,mica si puo dire che allora il 95% dell’universo non esiste.

          Siamo sempre li:chi ti ha detto che se qualcosa non la conosco non esiste?Ti faccio un esempio semplice di come uno evolve conoscenza della natura,facciamo un salto temporale a quando nessuno conosceva l’anatomia umana,ti pare che siccome nessuno la conosceva bene allora la natura umana o l’essere umano non esistesse?
          Ma andiamo oltre,le costatazioni solo materiali e sensibili, se fossi nato che so tre secoli fa,e incontrassi una persona per strada che ti dicesse,”ho in mente di creare un qualche macchina per far volare le persone”,indubbiamente li diresti “è inverosimile” non puo un essere umano volare,e non si puo sapere come volare.Perchè oggi ci sono i boing?
          E ancora non conosco mica tutti i pianeti e le stelle dell’universo,ma quelli che non conosco sei proprio sicuro che quindi non esistono o che non esistano perchè non li conosco?

          Perchè esiste un aereo?
          Ti prego non dirmi che non hai la più pallida idea del perchè esiste,perchè sinceramente non riesco a crderci.

  4. GiuliaM ha detto

    Forse è leggermente OT, ma mi è venuto in mente Chesterton: “Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto.” Recentemente mi è capitato di sorprendermi di quante persone (anche adulte, laureate e non) credano nell’astrologia, con discorsi del tipo: “ah ma tu hai un carattere forte perchè sei dell’Ariete” e via dicendo… e la maggior parte di queste persone rifiutano con forza il Dio cristiano bollandolo come “sciocchezza” per usare un eufemismo!

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