Italia come il Belgio, tiene l’ora di religione nelle scuole

studenti in classeLa quarta indagine nazionale sull’insegnamento della religione cattolica in Italia, che ha coinvolto circa 3.000 insegnanti e 20.000 studenti di tutta la penisola, presentata pochi giorni fa a Roma, offre a noi un dato considerevole: L’88% degli studenti italiani si avvale dell’insegnamento della religione cattolica con “elevate percentuali di gradimento”.

Certo, c’è un piccolo calo se si considera il 93,5% di adesioni dell’anno 1993-94, ma gli stessi insegnanti hanno spiegato che i motivi sono in gran parte imputabili alla crescita di studenti stranieri con diversa appartenenza religiosa. Altri elementi interessanti sono la sufficiente preparazione degli studenti e la soddisfazione dei docenti, che per oltre l’80% è contento della sua esperienza professionale.

Dati rilevanti in quella che i più scettici potrebbero etichettare come la patria del Vaticano, ma il quadro assume un significato più rilevante e oggettivo quando allarghiamo lo sguardo fuori dai nostri confini per approdare in una delle patrie della laicità (o del laicismo)? Parliamo del Belgio, dove le associazioni laiche in tempi recenti hanno anche ampiamente fatto propaganda ad un nuovo corso di “educazione alla filosofia e alla cittadinanza” inserito proprio per offrire delle opzioni a chi non gradisse l’insegnamento della religione ottenendo una adesione solo dell’8% degli studenti. La grande maggioranza degli studenti belgi ha infatti scelto di continuare ad avvalersi dell’insegnamento della religione.

L’orizzonte prende i contorni delle parole usate da Guy Harpigny, vescovo di Tournai e responsabile dei corsi di religione cattolica  in Belgio: “sviluppare in maniera essenziale domande di senso a partire dalle diverse tradizioni religiose contribuisce a de-costruire i discorsi radicali; accompagna gli studenti ad aprirsi alla dimensione spirituale dell’esistenza e a lavorare attivamente all’incontro dell’altro”.

Alcuni diranno che due punti non sono sufficienti per emettere sentenze definitive ed insuperabili. E noi siamo d’accordo con loro. Possiamo però notare che nonostante siano tanti i tentativi di mettere da parte l’elemento religioso -anche in modo sistematico, dal comunismo all’illuminismo-, l’uomo è tornato ostinatamente a ricercare un senso della vita, di se stesso, del mondo. Ne è testimonianza anche il recente studio di Frédéric Guillaud, che sta rilevando una riscoperta della fede e della tradizione cattolica in Francia.

Come riassumere il magis di tutta questa faccenda? Una delle piste ci pare quella di riconoscere che l’uomo è costitutivamente religioso, ovvero cercatore di senso: è homous religious. Ma allora perché ostacolare questa ricerca piuttosto che favorirla?

Fabio Casotto

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