Fabrizio d’Esposito e gli indebiti insulti ai cardinali Burke e Caffarra

Il fatto quotidiano contro chiesa«Burke è un ricco cardinalone americano, ultrà facinoroso della Tradizione», «Burke e Caffarra amano la messa tridentina in latino» e covano «l’odio che anima questa destra cattolica». Questi i “maturi” giudizi che l’opinionista de Il Fatto Quotidiano, Fabrizio d’Esposito, ha espresso sui firmatari dei cosiddetti Dubia.

Un’indebita aggressione, totalmente ingiustificata. Probabilmente una forma di violenta risposta agli attacchi che certi giornalisti tradizionalisti-sedevacantisti stanno attuando contro Francesco e contro vaticanisti che non concordano con le critiche all’Amoris Laetitia. Pensiamo ad esempio al recente articolo di Riccardo Cascioli, direttore de La Nuova Bussola Quotidiana, contro il suo amico e collega Andrea Tornielli: «parole dure quelle di Cascioli, che minano più a screditare un collega che a raccontare i fatti», il commento dell’opinionista cattolico de Il Giornale, Stefano Filippi.

Così il progressista tollerante e democratico D’Esposito ripaga con la stessa moneta, colorendo con veemenza i suoi strali contro i tradizionalisti. Spesso ha corso il rischio di querela per i suoi attacchi, da una si è salvato –si legge– sposando l’avvocatessa della parte lesa. Stessa musica (senza insulti, però) su Italia Oggi, dove anche Antonino D’Anna si prende gioco del card. Raymond L. Burke, attuale Patrono dei Cavalieri di Malta finiti recentemente sotto osservazione del Vaticano in quanto avrebbero distribuito contraccettivi in Africa. Se l’intenzione del card. Burke era quella di emanare un «atto di correzione formale di errore grave» rispetto ai contenuti della dibattuta esortazione apostolica, scrive D’Anna, ora allo stesso porporato «gli sono scoppiati tra le mani i cavalieri di Malta. Chi voleva correggere chi?». Anche Filippo Di Giacomo su Repubblica non ha mancato di ironizzare sui quattro cardinali, chiamandoli «cattolici passatisti».

Al complottismo e alle dietrologie dei giornalisti tradizionalisti rispondono gli insulti e gli sberleffi dei vaticanisti progressisti. Fanno tutto loro, se la cantano e se la suonano. Siamo ai «giornalisti teologi», ha commentato amareggiato Stefano Filippi, che «duellano tra loro su questioni di dottrina e spiegano il mestiere al Papa». Ci chiediamo quanto davvero abbiano a che spartire questi personaggi con la fede che dicono di professare e quale sia lo spettacolo che credono di dare della Chiesa, sopratutto a chi credente non è.

Una piccola critica forse bisognerebbe però farla anche ai quattro eminenti cardinali. Non sui contenuti, come già scritto consideriamo legittima la richiesta di chiarimento che hanno rivolto al Papa e alla Congregazione per la dottrina della fede. Lo scopo non sembra essere quello di mera sfida di dissenso, se si leggono le parole di Caffarra e Burke (mentre il sociologo Massimo Introvigne la pensa diversamente). Troviamo tuttavia discutibile la scelta di spettacolarizzare la vicenda, dandola in pasto all’opinione pubblica e a chi non ha alcuna preparazione teologica per dibattere su blog e social network dei contenuti teologici dell’esortazione pontificia, se non limitandosi a patteggiare per i propri “giornalisti teologi” di riferimento. Per non parlare della paventata “correzione formale” che diventerebbe un pericoloso precedente, aprendo le porte al relativismo e all’opinionismo, con la surreale possibilità di venire “corretti” pubblicamente a loro volta da altri cattolici (giornalisti o blogger, come già è stato fatto), da colleghi cardinali, magari dalla Commissione teologica internazionale e, perfino, dalla Congregazione per la dottrina della fede.

Non ha tutti i torti chi ha domandato ai quattro cardinali: «A chi giova?» aver messo in pubblica piazza la questione. «Perché combattere una “battaglia” interna alla Chiesa, facendo pressione dall’esterno e sperando d’influenzare e portare a sé un’opinione pubblica ecclesiale ed ecclesiastica che comunque era stata ampiamente interpellata prima, dentro, fuori e dopo i due Sinodi del 2014 e del 2015? E perché minacciare anche una “pubblica correzione del pontefice”?». C’è chi però giustifica la scelta parlando delle diverse interpretazioni del testo, segno palese della sua ambiguità. Eppure il teologo Livio Melina, collaboratore di Giovanni Paolo II, preside emerito del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia ed indiscussa autorità internazionale in ambito di teologia morale, ha spiegato che la molteplicità di interpretazione nasce «da una prima lettura semplificatrice e addirittura manipolatrice dei grandi mezzi di comunicazione». Se invece si toglie la parola ai vaticanisti per darla ai teologi e agli esperti, ecco che si giunge ad una conclusione e ad «un’interpretazione di Amoris laetitia che è legittima, coerente e feconda»

Anche il card. Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha avuto qualcosa da dire su tutto questo: «i cardinali hanno il diritto di scrivere una lettera al Papa. Mi sono stupito perché questa però è diventata pubblica, costringendo quasi il Papa a dire sì o no. Questo non mi piace. E’ un danno per la Chiesa discutere di queste cose pubblicamente». Forse non è stata una scelta così ben ponderata e gli insulti che questi stimati cardinali purtroppo stanno ricevendo, così come gli squadroni di inutili giornalisti che si stanno fronteggiando, per ora sembra dimostrarlo.

La redazione

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106 commenti a Fabrizio d’Esposito e gli indebiti insulti ai cardinali Burke e Caffarra

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  1. Luca Triulzi ha detto

    Completamente d’accordo, la cosa curiosa è che proprio i tradizionalisti antimodernisti stanno introducente l’opinionismo relativista nella Chiesa. Ovviamente sempre in nome della “verità e della coscienza”. Già, esattamente ciò che mosse anche Lutero.

  2. Kosmo ha detto

    Perchè non leggete come li apostrofa il vostro amico ubiquo Vincent Vega…

    • Sebastiano ha detto in risposta a Kosmo

      Ma chi, quello che…

      “…
      (http://www.uccronline.it/2017/01/09/il-card-muller-fedele-alleato-di-bergoglio-e-di-ratzinger/):

      La sparata del tizio con la cappamagna, che dal suo attico di 400 e rotti metri quadri vuole imporre alle famiglie ferite pesi che lui non solleva manco con un dito, da buon fariseo,

      Vogliono ricattare il Papa perché non accettano che si vada oltre ad FC84

      Eppure i quattro Monsignori Burke, Brandmueller, Caffarra e Meisner dopo due mesi che non avevano ricevuto risposta ad una domanda, per la quale ormai ammettono pubblicamente avere già la risposta e quindi non possono più pretendere che c’era urgenza, sono andati sulla piazza pubblica per creare uno scandalo che prima esisteva solo nella testa di alcuni estremisti in certi ambienti paranoici.

      la risposta di Mons Burke è limpida: per infinocchiare il Santo Padre !

      Tutta questa storia di Dubia è stato quindi, per ammissione stessa di Mons Burke, un semplice attacco ad hominem contro il Santo Padre invece di essere una pacata discussione sotto l’ispirazione dello Spirito Santo nella Chiesa.

      cinque dubia intrisi di malafede

      Questi ex-cardinali con il loro coming-out in quanto tradi-protestanti si rivelano così più scalmanati dei peggior modernisti

      (http://www.uccronline.it/2017/01/02/le-inesistenti-ombre-su-madre-teresa-nuovo-dossier-uccr/):

      come sappiamo infatti quattro Cardinali hanno un carisma di infallibilità che il Papa non ha, se poi hanno la cappamagna e vivono in un attico da 400 e passa metri quadri come il mite Raymond Leo Burke tale carisma è ancora più forte e copre, mi han detto, anche le ricette culinarie

      il problema è o una malafede sconfinata, untuosa e villosa, infine anticristica, oppure una sconfinata ignoranza.
      Essendo dei cardinali non penso che si tratti di ignoranza.

      Se loro possono dare dell’eretico al vicario di Cristo in terra, con falsità speciose, perché io non posso dire quello che sono, ovvero dei pagliacci in malafede?

      il Santo Padre è stato messo sotto impeachement, e gli sono stati posti dei Dubia del tutto pretestuosi

      …”

      a questo signore ti riferivi?

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Sebastiano

        Non rinnego nulla di quanto ho scritto.

        Per un semplice motivo: lo penso davvero.

        Ho tsnti difetti ma non posso andare contro la mia coscienza e mentire rinnegando ciò che penso essere vero.

        • Sebastiano ha detto in risposta a Vincent Vega

          Non rinnego nulla di quanto ho scritto.
          Per un semplice motivo: lo penso davvero.

          Ecco, appunto. In un articolo in cui si stigmatizza il comportamento di tale Fabrizio d’Esposito, noto “teologo laico”, mi sembrava giusto ricordare, parallelamente agli insulti suoi, la gratuità dei tuoi.
          Immagino che per dare del “pagliaccio in malafede”, o attribuire una “malafede sconfinata, untuosa e villosa, infine anticristica” o accusare di fariseismo un cardinale, tu abbia a disposizione validi argomenti dottrinali.
          Ipotizzo perfino che, nel caso remoto in cui ti accorgessi di avere sbroccato alla grande, potresti sempre affermare che in quel momento non ne avevi la piena coscienza e il deliberato consenso. Così ti fai una dormitina tranquillo tranquillo…

          • Max ha detto in risposta a Sebastiano

            Quando leggo quegli insulti – comunque solo una parte di quelli che distribuisce a destra ed a manca nei forum cattolici italiani a persone che studiavano le Sacre Scritture ed il Diritto Canonico da prima che lui nascesse – a me passa la voglia di stare ad ascoltare.

            Gesu’ aveva detto che chi ama di piu’ sua madre, padre, moglie, marito, fratello, amici di Lui, non avra’ parte nel Regno dei Cieli. Non voglio provocare dolore a nessuno – ve ne e’ gia’ abbastanza – ma Dio ed i suoi comandamenti vengono prima di tutto. Almeno cosi’ mi era stato insegnato. C’e’ gente che si e’ fatta ammazzare pur di non violare la Santita’ dei Sacramenti.

            Di fronte a la Comunione uno dovrebbe avere il piu’ alto rispetto, dato che non e’ un confetto ma un Dono cosi’ alto che non possiamo nemmeno concepire.

            D’altra parte, ci sono anche fior fiore di teologi, non certo “progressisti”, che affermano che la Amoris Laetitia non contiene alcuna rottura con l’insegnamento della Chiesa, quindi io, applicando rispetto per chi ne sa piu’ di me, non sguaino spade ne’ acidita’ ma cerco di essere prudente. Un po’ come Aldo Maria Valli, per citare qualcuno che comunque ne sa senz’altro piu’ di me. Eppure, e’ bastato che cercassi semplicemente di capire un argomento cosi’ delicato ed importante da essere trattato con i piedi (metaforicamente parlando, s’intende). Vedi la dicussione http://www.uccronline.it/2017/01/09/il-card-muller-fedele-alleato-di-bergoglio-e-di-ratzinger/#comment-182226

            Ad altri e’ andata ancora peggio.

            Un altro grande sacerdote di mia conoscenza ha usato tutto un altro approccio: mi ha scritto “Diciamo che tu hai ragione e lui non ha torto; la morale sessuale è cambiata drasticamente da allora ad oggi”. Questo atteggiamento e’ piu’ utile. Dimostra reale comprensione della complessita’ degli argomenti, dimostra rispetto per chi non la pensa allo stesso modo su questioni cosi’ importanti, invece il mandare costoro al diavolo perche’ “non posso andare contro la mia coscienza e mentire rinnegando ciò che penso essere vero”.

            Anche Martin Lutero pensava allo stesso modo e sappiamo come e’ andata a finire.

            Ma tanto queste cose scivoleranno come acqua sulla roccia.

  3. Francesco Agostino Fassi ha detto

    E si preannuncia l’ennesima battaglia tra cattolici o pseudo-cattolici dove tutti magari recitano la litania “Regina della Pace, ora pro nobis (pregate per noi)” nei confronti della Madonna e magari augurano che l’altro si faccia presto santo (perché santo di solito ti canonizzano da morto) e che si tolga dai piedi, magari pregando per questa intenzione. Mancano dei fucili e il permesso di spararsi, dottrinalmente parlando, se no questo sarebbe già capitato. Nessuno mette in dubbio la propria opinione anche se la crede valida e giù botte da 120 commenti pieni di Misericordia per piegare il nemico alla propria idea. Manca l’umile mio scopo è dirtelo non convincerti della Beata Bernadetta. UCCR non deve limitare a 21 messaggi i commenti, ma a ben rifletterci limitarli ad 1 per discussione perché sufficiente e poi leggiti tutte le critiche che ricevi e gli insulti. Chi dice che la religione porta la guerra ha ragione, impossibile che non nascano degli avversari che non essendo d’accordo con te ti “divorano con le parole” e ti muoveranno guerra, Gesù non ha portato la pace ma la divisione e lo ha detto chiaramente nel vangelo, ma certe guerre di religione non ha senso che siano combattute perché inutili e poco caritatevoli specialmente se sono intestine al cattolicesimo. Spero che all’inizio della 5 discussione su papa francesco e dintorni prevalga silenzio e preghiera e fede nello Spirito Santo che guida la Chiesa, nonché 1 solo commento per utente. Non seguiranno altri commenti o risposte dal sottoscritto. Buon pomeriggio.

  4. gennaro ha detto

    E certamente qualcuno arriverà a domandare “perché il Papa non risponde?”, “cosa gli costa rispondere”? A fare queste domande sono persone che non hanno seguito il Sinodo o lo hanno fatto distrattamente. Qui potranno trovare risposta alle loro domande:
    https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/i-dubbi-e-le-risposte-il-papa-ha-gi-chiarito

    • Tex ha detto in risposta a gennaro

      In realtà il sinodo non è arrivato a quelle conclusioni che sono scritte in AL (seppure in una noticina in fondo alla pagina).
      Infatti, nonostante la vaghezza di quanto vi è scritto, non si parla mai dell’eventualità dell’accesso ai sacramenti anche in uno stato di una situazione di convivenza more uxorio.
      Questa la parte che cita Avvenire, e che, tirandola in maniera esasperata, cerca di far intendere come il Papa abbia già risposto. Dopo aver citato la Familiaris Consortio, che già evidenziava di discernere il grado di responsabilità diverso da caso a caso, senza però arrivare a “condonare” per questo lo stato di convivenza illegittima, la relatio dice testualmente:
      «Di conseguenza il giudizio su una situazione oggettiva non deve portare a un giudizio sulla “imputabilità soggettiva” (Pontificio Consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000, 2a). In determinate circostanze le persone trovano grandi difficoltà ad agire in modo diverso. Perciò, pur sostenendo una norma generale, è necessario riconoscere che la responsabilità rispetto a determinate azioni o decisioni non è la medesima in tutti i casi. Il discernimento pastorale, pure tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni. Anche le conseguenze degli atti compiuti non sono necessariamente le stesse in tutti i casi»

      Da qui ad arrivare a dire che già il Sinodo aveva approvato il discernimento caso per caso per valutare eventuali divorziati risposati more uxorio che potessero essere ammessi alla Comunione (dopo confessione si intende), bisogna fare un triplo salto mortale carpiato!!
      Il sinodo non è arrivato a quelle conclusioni.

      Inoltre, la lettera “privata”, cioè quella rivolta ai vescovi argentini, non vale niente, nel senso che non è rivolta a tutta l’umanità, e se non fosse trapelata non se ne sarebbe saputo niente.
      Su queste cose il Papa deve fare chiarezza a tutta la cristianità, non ai vescovi argentini e basta!
      O comunque sia, ai cardinali poteva dire: “la risposta valida è quella che ho dato a quei vescovi argentini”.
      Invece non lo ha fatto. Perchè risponde a tutti, ma proprio tutti (Scalfari e compagnia bella) e non ai Caridnali che hanno il diritto/dovere di aiutare e consigliare il Sommo Pontefice? Perchè?

      • Luca Triulzi ha detto in risposta a Tex

        Da quando un semplice cattolico ordina al papa cosa deve o non deve fare? Oltretutto quando il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede si é giá espresso dicendo che non c’è nulla da chiarire? Non credi di dovere obbedienza alla tua chiesa e non ribellione? Bisogna arrivare alla correzione formale dei critici?

      • CLAUDIA2674 ha detto in risposta a Tex

        A Berlusconi però la comunione è stata data pubblicamente e penso se la gusti ogni domenica

        • Luca Triulzi ha detto in risposta a CLAUDIA2674

          E personalmente sono sicuro che in quel caso Tex é favorevole.

        • lorenzo ha detto in risposta a CLAUDIA2674

          Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.
          Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore.
          Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice;
          perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. (1Cor 11.26-29)

        • Sophie ha detto in risposta a CLAUDIA2674

          Ma proprio non ce la fai a rispondermi quando ti chiedo se tu ti sei stracciata le vesti quando è stata data la Santa Comunione a Luxuria?
          Dai smettila di scappare che non ci fai mica bella figura…

    • enrico ha detto in risposta a gennaro

      @ gennaro

      Dove si parla, nel testo che hai indicato, di accesso all’eucarestia?

      • Vincent Vega ha detto in risposta a enrico

        Dal link di Gennaro

        “LA LETTERA DEI VESCOVI DI BUENOS AIRES CON RELATIVA RISPOSTA DEL PAPA
        «Capitolo VIII? Non c’è altra interpretazione»
        Il suggello decisivo per comprendere il pensiero di Francesco e della Chiesa intera su divorziati e risposati è arrivato nel settembre scorso da un documento in dieci punti dei vescovi di Buenos Aires – Criteri fondamentali per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris laetitia – a cui il Papa ha dato una risposta che tronca ogni discussione sulla presunta non chiarezza del cammino da percorrere: «Il testo è molto buono e spiega completamente il senso del capitolo VIII di Amoris laetitia. Non ci sono altre interpretazioni. Sono sicuro che farà molto bene». Cosa cosa dicono i vescovi argentini? Che divorziati risposati per accedere ai sacramenti «devono seguire un processo di discernimento accompagnati da un pastore».

        Che ogni percorso dev’essere “personale”, cioè modellato sulle esigenze specifiche di ogni situazione. E “pastorale”, finalizzato cioè all’accoglienza della persona per accompagnarla all’incontro con Gesù. Che questo cammino «non termina necessariamente nell’accesso ai sacramenti ma può prevedere altre forme di integrazione». Che non si esclude la possibilità di «proporre l’impegno di vivere la continenza sessuale». Ma quando questa opzione non è percorribile, si può aprire la strada all’accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia. Ma saranno i vescovi che «disporranno la persona a continuare il processo di maturazione e a crescere con la forza della grazia».

        In ogni caso «occorre distinguere caso per caso, sempre in un percorso di discernimento, alla luce di un esame di coscienza che possa mettere in evidenza una serie di punti critici». E occorre badare bene «a non creare confusione a proposito dell’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio». Parole chiarissime su cui il Papa ha messo il suo imprimatur. ”

        Poi oh, se questa interpretazione dei vescovi argentini, nonché del Cardinale Vallini (Diocesi di Roma, la stessa del Papa, non è abbastanza chiara sulla volontà del Santo Padre…

        • Francesco Agostino Fassi ha detto in risposta a Vincent Vega

          D’accordo, rompo la regola del silenzio che avevo detto. Ma parliamone per l’ultima volta. E non facciamo botta e risposta. Ti dico la mia, rispondimi se puoi, e poi ci penso su.
          Il concilio vaticano II ha scritto pagine bellissime relative al rapporto con altre religioni diffuse sul pianeta, ma non ha una definizione di quando una religione non vada più considerata tale e rispettata.
          Il fatto che su quel permettere l’accesso all’eucarestia da parte della Chiesa a chi non vive in continenza non ho visto nella mia esperienza risposte chiare, anche perché le situazioni potrebbero essere tante, ammettiamo che esistano e non siano un errore nel magistero ordinario, che peraltro ha meno autorità per lo stile di scrittura di FC(giudizio personale), AL non ha posto dei limiti a quanto questo discernimento possa essere spinto. Tu forse mi chiederai per c’entra, ma quali sono quei casi in cui un prete dice che la persona non dovrebbe ricevere l’assoluzione e la comunione, ma come già dissi in altri luogo se il fedele le pretende che le si dia e punto: se si batte il vuoto col segno della croce durante la confessione sono cavoli del fedele se Gesù non realizza nessun sacramento. Ti pongo un esempio di quello che voglio dire: se il bene dei figli viene estremizzato una persona potrebbe rinnegare Cristo a parole o bestemmiare di fronte ad un islamico Gesù Cristo pur di non finire bruciato lui e sui figli.
          Se questo non solo fosse auspicabile, per il bene dei figli, ma doveroso, bisognerebbe dire che quella signora di nome Asia Bibi, martire del nostro tempo, ha probabilmente peccato su tutta la linea, perché non sta pensando al bene dei figli da 6-7 anni a questa parte, come non ha pensato al bene dei figli quel cristiano che si è rifiutato in pakistan di convertirsi all’islam e per questo è stato bruciato vivo e quando la moglie è andata a denunciare all’autorità il fatto è stata torturata e violentata davanti ai figli di età molto piccola. Se si fossero convertiti all’islam (di facciata) questo non sarebbe successo.
          Presupporre poi che non si possa far altro che vivere more uxorio perché secondo alcuni sarebbe troppo gravoso sembra portare a dire che in alcune situazioni sessuali Dio non da la grazia per vivere casti. E allora tutti quegli altri casi dove la chiesa chiede castità, come me che non sono sposato, dovrei legittimamente masturbarmi ogni giorno di fronte a pornografia sadomaso su adolescenti (di anni ne ho 32) per andare incontro a quello che la natura mia propone. Sono io che sono bravo perché non lo faccio? No, tutto è grazia.
          Ciao Vincent. Ti supplico. Abbassiamo i toni e rispettiamo i perplessi e mettiamo in dubbio almeno teorico che AL contenga un errore.

          • Francesco Agostino Fassi ha detto in risposta a Francesco Agostino Fassi

            E poi non credo, ma è solo un parere personale, che posiamo dirci cristiani se vogliamo abortire Gesù Bambino per salvare i figli. Un conto è individuare situazioni in cui Dio diciamolo chiaramente tollera che venga fatto il male intrinseco perché non c’è altra scelta, mettiamo pure il caso che queste situazioni esistano e parliamo chiaramente di male inevitabile, altro è dire bene in merito a situazioni che potrebbero essere evitate ma la volontà non vuole saperne. Un fedele che non vuole sentire parlare di infallibilità della Chiesa e chiaramente dice al confessore dopo aver sentito la spiegazione dettagliata di “quando dai vescovi fino all’ultimo fedele laico ecc. ecc.” che è una sciocchezza, una stupidità, che bisogna praticare un sano relativismo e che tutto il popolo di Dio nel credere può sbagliare e di conseguenza cambiare parere dopo, il confessore deve parlare di ignoranza invincibile per incomprensione della dottrina o considerare proprio “rifiuto” della Santa Madre Chiesa in quanto tale, perché senza questo punto sarebbe solamente un partito umano pari all’UDC.
            Ciao.

            • Francesco Agostino Fassi ha detto in risposta a Francesco Agostino Fassi

              Ancora, conosco il caso di un matrimonio regolare dove la moglie per salvare l’unione chiama un’altra persona dello stesso sesso e fa sesso con lei perché questo è l’unico caso in cui il marito riesce ad eccitarsi: vedere sesso lesbico. Onore alla moglie che si abbassa fino a questo punto per soddisfare il debito coniugale, ma sta proprio facendo la cosa giusta. Se ci sono figli la situazione cambierebbe, se il matrimonio è canonico la situazione cambierebbe? Questo caso è previsto in Amoris Laetitia, fare anche un’orgia per salvaguardare i desideri del marito e quindi il bene dei figli piccoli vuol dire spingersi fino a questo punto? Forse che i vescovi non hanno sufficientemente riflettuto sulla porta che hanno aperto dicendo l’inevitabilità del vivere more uxorio?

              • lorenzo ha detto in risposta a Francesco Agostino Fassi

                Detto tra noi, l’unico caso in cui potrei ritenere non dannoso per una persona adultera che vive in costanza di adulterio l’accostarsi all’Eucarestia, è quello nel quale la persona, spinta dalla “disperazione” di non riuscire a smettere di vivere in adulterio, cerca di “forzare la mano” a Gesù, come l’emorroissa che pur conscia dei problemi di purità legale Lo tocca, affinché sia Lui stesso a trovare una soluzione.

                • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                  @Lorenzo.

                  Il magistero della Chiesa dice che:

                  1) l’adulterio è un peccato grave come gli altri peccati gravi;

                  2) essendo un peccato grave come gli altri possono darsi circostanze dove la colpevolezza del peccatore è diminuita fino a renderlo un peccato veniale;

                  3) per assolvere il peccato veniale non è necessario il fermo proposito di non peccare più;

                  4) il peccato veniale viene cancellato dall’assunzione dell’Eucaristia;

                  5) qualora il Confessore sbagliasse e assolvesse un adultero che non deve essere assolto, perché è in peccato mortale, l’assoluzione è comunque valida se il penitente non ha mentito, non ha nasxosto nulla e ha completato la penitenza (Ecclesia supplet) e quindi da quel momento in poi non è più in peccato mortale e può accostarsi all’Eucaristia;

                  6) l’Eucaristia è dannosa solo per chi vi si accosta in peccato mortale.

                  Questo dice il Magistero della Chiesa.

                  So che ultimamente va di moda mettere le proprie opinioni sopra il Magistero, come dice l’articolo il ribellassimo sessantottino si sta diffondendo alla grande tra i conservatori, ma se dobbiamo dire ciò che dice il Magistero sopra le nostre opinioni, allora è questo.

                  • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

                    Ribellismo, non “ribellassimo”. Errore di battitura.

                  • enrico ha detto in risposta a Vincent Vega

                    @ Vincent Vega

                    ok
                    l’omicidio volontario è materia grave.
                    In quali condizioni lei può suggerire ad una persona di compiere un omicidio volontario, tanto per dire, venerdì prossimo.
                    Anche su questo Caffarra ha risposto.
                    Non è la stessa cosa considerare le attenuanti rispetto un fatto compiuto, ed invitare una persona a compiere un atto che è materia grave in un tempo futuro.
                    Io sono rimasto a “va e non peccare più”, non ha “va e fai come ti pare”.

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a enrico

                      @Enrico

                      “l’omicidio volontario è materia grave.
                      In quali condizioni lei può suggerire ad una persona di compiere un omicidio volontario, tanto per dire, venerdì prossimo.”

                      L’omicidio volontario è addirittura definito uno degli atti che “gridano vendetta al cospetto di Dio”, quindi materia gravissima, più dell’adulterio.

                      Ma, come hai detto, nemmeno questo è un peccato “intrinsecamente mortale”.

                      Riguardo alla tua domanda, ad esempio nel caso in cui un soldato si trovasse a fronteggiare un nemico in guerra.

                      Ad esempio non credo che i soldati americani sbarcati ad Omaha Beach il 6 Giugno del ’44 non siano stati assolti prima dai cappellani per gli omicidi volontari che stavano (inevitabilmente) andando a compiere.

                      Oppure nelle crociate, dove addirittura ai crociati veniva data dal Papa l’indulgenza plenaria qualora fossero morti durante le battaglie.

                      Questo è un esempio nel quale addirittura la Chiesa stessa nella sua più alta autorità ha incitato all’omicidio volontario, essendo necessario per la difesa della cristianità che stava venendo attaccata in ogni modo, addirittura al Santo Sepolcro.

                      Questo è l’unico esempio che mi viene in mente dove una persona non commetta peccato mortale uccidendo volontariamente.

                      Poi certo, c’è anche il caso dell’ignoranza invincibile, ad esempio un pazzo psicopatico o un indemoniato potrebbero essere in condizione di non capire il valore intrinseco della norma morale “non uccidere”, e in questo caso non sono rei di colpa mortale se lo fanno.

                      Tuttavia non è di Eucaristia che hanno bisogno, in questo caso, ma di cure, medico/psichiatriche nel primo caso e spirituali nel secondo.

                      “Non è la stessa cosa considerare le attenuanti rispetto un fatto compiuto, ed invitare una persona a compiere un atto che è materia grave in un tempo futuro.”

                      Certo, ma possono darsi circostanze nelle quali è impossible non commettere atti in materia grave nel futuro, vedi esempio fatto sopra del soldato oppure del l’evasore fiscale che evade per non rovinare la sua famiglia e i suoi dipendenti o dell’adultero che fornica perché altrimenti rischierebbe seriamente di rovinare la sua famiglia (cosa facilissima se il partner non accetta l’imposizione della castità) con grave danno dei figli.

                      “Io sono rimasto a “va e non peccare più”, non ha “va e fai come ti pare””

                      Il va e non peccare più è necessario è dirimente in presenza di colpa mortale, non in presenza di colpa veniale.

                      La colpa veniale può esserci anche in presenza di atti di materia grave

                      ,
                      1862 Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.”

                      Nei casi sopracitati abbiamo parlato di mancanza di deliberato consenso (dove manca la libertà di agire diversamente), il caso di ignoranza invincibile (mancanza di piena avvertenza pur conoscendo bene la norma di cui tratta Amoris Laetitia 301 ) è diverso, ne parlerò in un prossimo post.

                  • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

                    2380 L’ adulterio. Questa parola designa l’infedeltà coniugale. Quando due partner, di cui almeno uno è sposato, intrecciano tra loro una relazione sessuale, anche episodica, commettono un adulterio. Cristo condanna l’adulterio anche se consumato con il seplice desiderio [Cf ⇒ Mt 5,27-28 ]. Il sesto comandamento e il il Nuovo Testamento proibiscono l’adulterio in modo assoluto [Cf ⇒ Mt 5,32; ⇒ Mt 19,6; ⇒ Mc 10,11; ⇒ 1Cor 6,9-10 ]. I profeti ne denunciano la gravità. Nell’adulterio essi vedono simboleggiato il peccato di idolatria [Cf ⇒ Os 2,7; ⇒ Ger 5,7; ⇒ Ger 13,27 ].

                    Il Magistero afferma che Cristo, nel Nuovo Testamento, PROIBISCE L’ADULTERIO IN MODO ASSOLUTO!!!

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                      E infatti l’adulterio è proibito e i risposati sono in una situazione oggettiva di peccato, come dice Amoris Laetitia.

                      Questo non ha nulla a che fare con la colpevolezza di chi lo commette, che può essere piena (peccato mortale) o minima (peccato veniale).

                      Scrivi un altro post nel quale ribadisci ciò che è ovvio e che nessuno ha mai messo in discussione, ora, magari chiedendomi in quali casi è lecito l’adulterio.

                      Del resto non ti ho mai visto produrre un’argomentazione che non potrebbe essere riprodotta da Lucy, perciò go ahead, pal.

                    • lorenzo ha detto in risposta a lorenzo

                      … e Gesù disse all’adultera: vai tranquilla e continua a vivere nel tuo adulterio perché non hai la piena consapevolezza del peccato che commetti continuando a copulare con chi non è tuo marito…

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a lorenzo

                      Per l’appunto: commento degno di Lucy, di una volgarità e piattezza sconcertante.

                      Se è per questo Gesù non ha neanche detto a Zaccheo di continuare a fare ciò che stava facendo

                      C.E.I.:

                      Luca 19,1-10

                      “Entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È andato ad alloggiare da un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; 10 Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».”

                      E questi erano peccati economici, che per Cristo non sono meno gravi dell’adulterio.

                      Ma sta di fatto che la Chiesa può decidere che ad esempio un evasore fiscale , che evade le tasse per non fallire e non rovinare se stesso e la sua famiglia, possa non portare su di se colpa mortale, perché la sua situazione (l’esssre costretto ad evadere) lo pone in condizione di non poter agire diversamente.

                      Evidentemente non tutti i casi sono uguali, è uno può peccare materialmente come Zaccheo senza per questo portare su di se la colpa di Zaccheo, esattamente come un adultero o un’adultera può non essere colpevole di colpa mortale.

                      Se per te il passo di Giovanni sull’adultera è un dogma e la Chiesa dovrebbe limitarsi, pedissequamente e scimmiescamenfe, a ripetere quello che disse Cristo a quella adultera, allora dovrebbe fare lo stesso con chi commette peccati economici e obbligare ad esempio l’imprenditore di cui sopra a sfasciare tutto, la sua azienda, la sua famiglia, le famiglie dei suoi dipendenti ecc per rispettare il settimo comandamento.

                      Invece la Chiesa non lo fa, perché ogni caso è a se. Come è giusto che sia.

          • Vincent Vega ha detto in risposta a Francesco Agostino Fassi

            Francesco, ti ho già spiegato nell’altro topic che se essere martiri fosse la conditio sine qua non per salvarsi, su un miliardo di cattolici se ne salverebbero davvero pochi.

            Il capitolo VIII di Amoris Laetitia non tratta di martiri, ma di persone che, pur vivendo in situazione oggettiva di peccato, hanno delle attenuanti che diminuiscono la colpevolezza, e quindi non sono ree di colpa mortale, e quindi possono essere assolte senza pretendere che vivano in continenza come conditio sine qua non per l’accesso ai Sacramenti.

            Tutto li.

            Tu la metti su un piano che è diverso da quello del capitolo VIII di Al, scritto per raggiungere i deboli, non i forti.

            Se per te la salvezza è solo per i forti ti comunico che Cristo sarebbe venuto nel mondo per condannarlo nella sua interezza, in tal caso, fatti salvi poche persone.

            Il discernimento per i confessori è lo stesso che si applica per gli altri peccati, che prima non era applicabile ai risposati (per i quali si guardava il solo foro esterno) ma ora lo è.

            • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

              Vuoi un esempio di discernimento applicato ad altri peccati (sebbene per i conservatori pare che esista solo ileccato sessuale e che sia l’unico veramente serio)?

              L’evasione fiscale. Chi evade le tasse si trova in stato di peccato grave costante contro il settimo comandamento, la cui violazione, fino a prova contraria, può portare alla dannazione esattamente come la violazione del sesto comandamento.

              Se però un imprenditore è nello stato in cui o evade le tasse oppure fallisce, rovinando se stesso, la sua famiglia e i suoi dipendenti, allora la Chiesa può applicare il discernimento, perché non essendo libero di agire diversamente senza contrarre una nuova colpa tale imprenditore non commette peccato mortale ma solo veniale.

              Chissà perché quando faccio questi esempi sono tutti d’accordo, mentre invece quando si parla di peccati sessuali allora si tira fuori il martirio.

              Così non va bene. Se qjesta deve essere la linea allora si dica che la Chiesa deve imporre a questo imprenditore di pagare tutte le tasse, al fine di rispettare il settimo comandamento, anche a costo di rovinare la sua famiglia e i suoi dipendenti.

              La doppia morale dei braghettoni io la rifiuto http://isoladipatmos.com/amoris-laetitia-siate-casti-pero-pagate-le-tasse-perche-il-pagamento-delle-tasse-e-un-vero-dogma-di-fede/

              • Tommasodaquino ha detto in risposta a Vincent Vega

                “Chi evade le tasse si trova in stato di peccato grave costante contro il settimo comandamento, la cui violazione, fino a prova contraria, può portare alla dannazione esattamente come la violazione del sesto comandamento.”

                Ma che sta scherzando? Innanzitutto le tasse per definizione sono un’appropriazione del frutto del lavoro dell’operaio e DOVREBBERO essere su base volontaria, cosa che con il sostituto d’imposta non è più possibile, fanno eccezione piccole imposte trascurabili per i comuni mortali (bollo auto, tasi etc etc). Mancando la libera volontà del contribuente manca anche la richiesta da parte dello stato e si configura pertanto dal punto di vista morale come appropriazione indebita. Anche perché in Italia il contribuente NON HA ALCUNO STRUMENTO per limitare la voracità dello Stato. Se domani lo stato approvasse una norma che richiedesse il 100 % del suo stipendio lei dovrebbe contribuire e lo stato sarebbe legittimato a chiederlo. Non pagare le tasse non è un furto in quanto NON RUBO NULLA MA TENGO CIO’ CHE E’ MIO. Rubare è privare della proprietà di un bene il legittimo proprietario. A meno che il frutto del proprio lavoro non sia per definizione di proprietà dello stato, allora ci troveremmo in un bel regime comunista. Il compito morale del cristiano è contribuire alla propria comunità ed ai bisognosi secondo le proprie possibilità. Non può esserci obbligo se non si condividono le responsabilità (da un punto di vista morale) e lo stato italiano non risponde minimamente delle proprie colpe economiche e fiscali nei confronti dei cittadini. Rubare è peccato grave (se risponde ai tre principi di deliberato consenso, piena avvertenza e materia grave), non pagare le tasse no.

                • Vincent Vega ha detto in risposta a Tommasodaquino

                  Tutte balle, il settimo comandamento è chiarissimo e gli arrampicamenti sugli specchi che lei fa dimostrano in pieno la doppia morale di molti cattolici.

                  Padre Ariel è stato chairissimo e questo Don http://www.famigliacristiana.it/blogpost/non-assolvo-chi-non-paga-le-tasse.aspx ancora di più.

                  Le sue sono chiacchiere da bar, caro “Tommasodaquino”. Non pagando le tasse si va a gravare su chi le tasse non può evaderle, quindi oltre al furto verso lo stato si va a pesare ancora di più su chi è già in difficoltà.

                  Può non essere peccato mortale? Certo, se ad esempio l’imprenditore è costretto a farlo per non fallire o non far fallire la sua famiglia e rovinare i suoi dipendenti, perché in questo caso manca la libertà di agire diversamente senza incorrere in una nuova colpa (e la mancanza di libertà sgrava dal peccato mortale, essendo la libertà necessaria alla fondazione di un autentico atto morale). In tutti gli altri casi, dove viene fatto per arricchirsi, a meno che non vi sia ignoranza invincibile la colpa è mortale.

                  Il resto sono chiacchiere. Vuote chiacchiere.

                  • enrico ha detto in risposta a Vincent Vega

                    @ Vincent Vega

                    bene.
                    Evidentemente questo perchè cadrebbe il “deliberato consenso”.
                    Questo giudicando un azione compiuta.
                    Mutando le condizioni l’imprenditore dovrebbe pagare nuovamente le tasse.
                    Per quanto riguarda l’omicidio volontario lei che ne pensa?
                    In che condizioni lei suggerirebbe un omicidio volontario, diciamo, per venerdì prossimo?

                  • Tommasodaquino ha detto in risposta a Vincent Vega

                    “Non assolvo chi non paga le tasse” è già perché ora il catechismo della chiesa è un’opinione, ma si facciamo un summit, raccogliamo un po’ di sondaggi e vediamo come ciascun prete giudica il “peccato”. Il peccato è 1- deliberato consenso 2- piena avvertenza 3 materia grave. Non pagare il canone rai come atto di protesta nei confronti di chi gestisce male i soldi pubblici E’ UN ATTO DOVUTO e MORALMENTE LEGITTIMO. è come se lei va al ristorante le servono piatti avariati ma lei deve pagare lo stesso. Ma che scherziamo? Inoltre Avrei numerose frasi di Rosmini o di Luigi Sturzo completamente diverse da questi cattolici oramai veneranti stato e socialismo, con il santino di Togliatti nel portafoglio. Peraltro è illogico il collegamento settimo comandamento = evasione fiscale. Gli arrampicamenti sugli specchi sono i suoi. IL furto è una cosa l’evasione fiscale un’altra, anche per la legge dello stato italiano che infatti li tratta in maniera diversa. Al massimo si potrebbe considerare furto l’utilizzo di un servizio pubblico senza il pagamento dello stesso.
                    secondo arrampicamento sugli specchi ” Non pagando le tasse si va a gravare su chi le tasse non può evaderle”. Lo stato potrebbe anche DIMINUIRE LE SPESE se vede che la gravità delle tasse è troppo alta (ma chissà perché non lo fa? bhooo), in questa affermazione si riassume la sua pochezza in materia economica. Il pagare le tasse non rende un servizio più economico, infatti vediamo quotidianamente sprechi dei soldi pubblici anzi più le tasse vengono pagate più aumentano gli sprechi, questo avviene in Italia. Seconda assurdità “oltre al furto verso lo stato” In che modo sarebbe un furto verso lo stato se io lavoratore, imprenditore, etc etc tengo il MIO salario? Furto è privazione della proprietà, questo in lingua italiana, poi non so lei magari parla un italiano suo. Delle due l’una o il salario non è mio di diritto o il salario è dello stato. So già qual è la sua risposta caro il mio cattocomunista.

                  • Tommasodaquino ha detto in risposta a Vincent Vega

                    Il mio commento non è stato pubblicato poco male lo ripropongo.
                    1- Le balle sono solo le sue mi spiace, e qualora non lo sapesse padre ariel, con tutto il rispetto, non è il massimo rappresentante né del catechismo né della dsc
                    2- ecco legga impara e si istruisca http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3747
                    3- Scrive molte imprecisioni logiche e soprattutto legali. Nemmeno l’ordinamento dello stato italiano (il che è tutto dire) equipara l’evasione al furto, mentre la chiesa cattocomunista di Vincent Vega si. IL furto consiste come scrivevo nel post precedente nel privare della proprietà di un bene il legittimo proprietario. Quindi Evasione e Furto sono due fenomeni morali vs legali completamente diversi. IL fatto che lei non lo comprenda qui è irrilevante. il fatto specifico è diverso dalla sua interpretazione cattocomunista
                    4- “oggi le gerarchie, i teologi e gran parte degli esponenti della cultura cattolica si limitano ad affermare che non pagare i tributi è un furto, secondo un’interpretazione che colloca il dovere fiscale nell’ambito del rispetto del settimo comandamento – una dottrina minoritaria nella tradizione -. I vescovi e le associazioni di cattolici vogliono educare i fedeli alla “legalità”, ad una legge che però non è né lex naturalis, né lex rivelata, ma mera legge dello Stato, il cui contenuto non è evidentemente più considerato un problema. In pratica, la Chiesa si fa paladina della religione civile della modernità, e sembra essere diventata la ‘quinta colonna’ delle istituzioni pubbliche, simile ad una chiesa di Stato protestante o a quella che prestò giuramento alla Repubblica francese e a Napoleone. E così addio alla libertas ecclesiae, per la quale si erano battuti i grandi papi e i santi del medioevo!” (prof. Franchi)
                    5- I teologi morali elencano alcune condizioni generali affinché un tributo sia giusto. La dottrina cattolica è molto esigente in proposito. Basta che una di queste condizioni manchi, o ci sia anche solo il fondato sospetto che manchi, che il tributo è da considerare ingiusto e non deve essere pagato. Addirittura si commette peccato se lo si paga!
                    1) AUTORITÀ LEGITTIMA
                    2) TRIBUTO PROPORZIONATO
                    3) GIUSTIZIA DISTRIBUTIVA
                    4) IL TRIBUTO NON DEVE ESSERE ECCESSIVAMENTE GRAVOSO
                    5) LA GIUSTA CAUSA (Solo una concezione liberale e laicista – che rende incomunicabili vita religiosa e vita civile – può pensare che un cattolico sia tenuto a pagare delle imposte ad uno Stato che finanzia una sanità che pratica aborti o eutanasia, una scuola pubblica che insegna dottrine anticristiane o uno Stato sociale che riconosce e assiste coppie omosessuali.)
                    6- Nel caso del canone televisivo è legittimo per il contribuente rifiutare di pagare un servizio che non reputa efficiente o non rispondente alle sue esigenze. è come se il ristoratore dopo averle servito del cibo avariato che lei non ha mangiato pretendesse di essere pagato. Bella la vita per voi cattocomunisti? già tanto pagano sempre gli altri, voi mai.
                    Dulcis in fundo. http://www.vanthuanobservatory.org/notizie-dsc/notizia-dsc.php?lang=it&id=1859

                    la sua doppia morale fa specie, in un certo senso lei è divertente, semplifico la sua posizione un divorziato risposato può tranquillamente fare la comunione e quindi certamente andrà almeno in purgatorio uno che non paga il canone televisivo andrà certamente all’inferno…. Siamo al top

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      Non ci siamo capiti, io affermo che non pagare le tasse è un peccato grave, è come tutti i peccati gravi, se esistono attenuanti, può essere veniale.
                      Fine.

                      Il resto delle sue argomentazioni non fa testo, per il semplice motivo che per la Chiesa non pagare le tasse è peccato grave.

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      “la sua doppia morale fa specie, in un certo senso lei è divertente, semplifico la sua posizione un divorziato risposato può tranquillamente fare la comunione e quindi certamente andrà almeno in purgatorio uno che non paga il canone televisivo andrà certamente all’inferno…. Siamo al top”

                      Io non ho detto questo, ho detto che:

                      1) evadere le tasse per la Chiesa è peccato grave;

                      2) commettere adulterio per la Chiesa è peccato grave.

                      Entrambi i peccati, per essere mortali, necessitano di piena avvertenza e deliberato consenso. Altrimenti sono veniali.

                    • Teofane il recluso ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      Ripeto

                      È stato Cristo in persona a dire DAI A CESARE QUEL CHE È DI CESARE.

                      Evadendo le tasse si ruba alla comunità e si va a pesare ulteriormente su chi le tasse non può pagarle.

                      È chiaro che sia un peccato grave è potenzialmente mortale se non vi sono attenuanti. Oppure per lei andare a gravare su chi le tasse non può pagarle è opera buona?

                      “p.s. dipendente pubblico oppure “cattocomunista?”

                      Imprenditore, ho una azienda di apparecchi acustici.

                      Ma a differenza sua non ho una doppia morale, e pago le tasse anche se mi converrebbe (umanamente) non farlo.

                      Riguardo a questo

                      “AUTORITÀ LEGITTIMA”

                      Cristo stesso disse dai a Cesare quel che è di Cesare.

                      Poi se il tributo è troppo gravoso può essere una attenuante che sgrava dal peccato mortale, se per pagarlo si gallonerebbe rovinando la propria famiglia e i propri dipendenti, MA IN NESSUN ALTRO CASO È CONSENTUTO UN VERO E PROPRIO FURTO AI DANNI DELLA COMUNITÀ COME È L’EVASIONE FISCALE!

                      CON L’EVASIONE FISCALE IL FURTO È DOPPIO, PERCHÉ NON SOLO SI RUBA ALLO STATO, MA RIPETO SI VA A GRAVARE E IMPOVERIRE CHI È GIÀ POVERO DI SUO E NON PUÒ EVADERE LE TASSE, CHE QUINDI DEVE PAGARLE ANCHE PER NOI.

                      SE NON È FATTA (L’EVASIONE) PER MOTIVI DI FORZA MAGGIORE È CERTAMENTE PECCATO MORTALE E ANZI: ANDARE A GRAVARE SUI DIPENDENTI UOTERIORMENTE RIENTRA TRA I PECCATI CHE GRIDANO VENDETTA AL COSPETTO DI DIO OVVERO IL “DEFRAUDARE DALLA GIUSTA MERCEDE GLI OPERAI”, PERCHÉ EVADENDO SI VA A TOGLIERE DENARO A LORO.

                      Il tempo dell’ipocrisia bigotta è finito.

                    • Tommasodaquino ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      Quello che c’è scritto è chiaro se poi uno non vuole capire è un’altra cosa. è un peccato grave non pagare le tasse di un paese totalitario? secondo la sua visione del mondo si, secondo il catechismo della chiesa cattolica e qualsiasi testo di teologia morale no. Ognuno prenda le sue decisioni

                    • Teofane il recluso ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      Questo non è un paese totalitario, e non pagando le tasse, ripeto, si va a gravare ulteriomente su chi le tasse non può evaderle, impoverendo ancora di più i dipendenti.

                      Per questo non è possibile evadere le tasse senza commettere peccàto mortale (a meno che non lo si faccia per non fallire e non rovinare i propri dipendenti).

                    • Teofane il recluso ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      @Tommasodaquino

                      “Quello che c’è scritto è chiaro se poi uno non vuole capire è un’altra cosa. è un peccato grave non pagare le tasse di un paese totalitario? secondo la sua visione del mondo si, secondo il catechismo della chiesa cattolica e qualsiasi testo di teologia morale no. Ognuno prenda le sue decisioni”

                      Cito da qui http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/32750.html

                      “Domenica abbiamo riflettuto sul regno dei cieli, presentato da Gesù come un banchetto di nozze, al quale tutti possono sedere, purché siano rivestiti dell’abito da festa. Oggi si ritorna con i piedi per terra: insomma, parliamo di soldi! il Vangelo affronta il delicato tema delle tasse e dei signori di questo mondo: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, citazione famosa al punto da diventata un proverbio…

                      Secondo la dottrina sociale della Chiesa esiste un obbligo morale di pagare le imposte allo Stato
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                      La Lettera ai Romani di San Paolo, “Doveri verso l’autorità”, lo ribadisce chiaramente. Qui il problema è collegato rigidamente all’ «ordine stabilito da Dio» (13, 6-7): «per motivo di coscienza […] voi dovete anche pagare le imposte: perché sono pubblici funzionari di Dio, quelli addetti interamente a tale ufficio. Rendete a tutti quanto è dovuto: a chi è dovuta l’imposta, l’imposta; a chi la gabella, la gabella…”. Implicitamente, per non urtare la suscettibilità del potere imperiale romano, certo non ben disposto nei confronti dei cristiani, Paolo ammette l’esistenza di qualche importante condizione, in particolare laddove limita l’obbligo a quanto dovuto, non quanto preteso da chi ha il potere, per di più ad un’autorità che discende di Dio per il bene comune. Facciamo un salto di 1800 anni: la lettera enciclica Rerum Novarum di Leone XIII del 1891, ha mantenuto una impostazione fondata sul diritto naturale, talché se ne può concludere che secondo la dottrina sociale della Chiesa solo quando la politica e la legislazione fiscale soddisfano i requisiti della giusta imposta si può affermare che i cittadini hanno l’obbligo, anche morale, di pagare le tasse.

                      Il Concilio Ecumenico Vaticano II definisce frode’ l’evasione (fiscale) (Gaudium et Spes, 30) e il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2409, la include tra i comportamenti contrari al Settimo Comandamento. Pertanto, il cittadino che non si senta moralmente tenuto a pagare l’imposta non può utilizzare l’evasione, ma soltanto l’opposizione e il rifiuto palese, in altri termini l’obiezione fiscale, assumendosi tutte le conseguenze che lo Stato riterrà di porre a suo carico. C’è però un aspetto che merita di essere tenuto presente; pur con tutto il rispetto per la dignità ed il coraggio di un rifiuto esplicito, è chiaro che l’effetto dell’obiezione fiscale sugli altri cittadini è analogo a quello della evasione: se lo Stato non è in grado di impadronirsi coattivamente delle risorse pretese come imposta, e in molti casi non lo è, finirà per rivalersi sugli altri contribuenti, aumentando il prelievo su di loro.”

                      Catechismo della Chiesa Cattolica

                      “2409 Ogni modo di prendere e di tenere ingiustamente i beni del prossimo, anche se non è in contrasto con le disposizioni della legge civile, è contrario al settimo comandamento. Così, tenere deliberatamente cose avute in prestito o oggetti smarriti; commettere frode nel commercio; 287 pagare salari ingiusti; 288 alzare i prezzi, speculando sull’ignoranza o sul bisogno altrui. 289

                      Sono pure moralmente illeciti: la speculazione, con la quale si agisce per far artificiosamente variare la stima dei beni, in vista di trarne un vantaggio a danno di altri; la corruzione, con la quale si svia il giudizio di coloro che devono prendere decisioni in base al diritto; l’appropriazione e l’uso privato dei beni sociali di un’impresa; i lavori eseguiti male, la frode fiscale, la contraffazione di assegni e di fatture, le spese eccessive, lo sperpero. Arrecare volontariamente un danno alle proprietà private o pubbliche è contrario alla legge morale ed esige il risarcimento.”

                      Come vede l’evasione fiscale è conaiderata frode dalla Chiesa e sanzionata tra i peccati contro il settimo comandamento.

                      Poi certo, può fare l’obiezione fiscale, però poi se ha bisogno di una operazione costosissima se la paga da solo, perché ovviamente è giusto che lo stato non dia nulla a chi non vuole contribuire (e ad esempio molte persone morirebbero se tutti facessero così, perché potrebbero permettersi di essere curati solo i ricchi; se per lei questa è una cosa moralmente ammissibile….) ma l’evasione fiscale è classificata dalla Chiesa come frode e quindi è un atto contro il settimo comandamento.

                • Gianfranco ha detto in risposta a Tommasodaquino

                  Le tasse si pagano: dai a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. E’ un furto nei confronti della comunità. Allo stesso modo di alcuni ladri che pensano che rubare in chiesa non è un peccato perchè le offerte si danno ai poveri (e loro sono poveri).

                  • Vincent Vega ha detto in risposta a Gianfranco

                    Caro Gianfranco, Padre Ariel questi soggetti dalla doppia morale li ha inquadrati bene.

                    Lo cito da qui, fai bene attenzione http://isoladipatmos.com/amoris-laetitia-siate-casti-pero-pagate-le-tasse-perche-il-pagamento-delle-tasse-e-un-vero-dogma-di-fede/

                    La discussione sui divorziati risposati verte tutta su un problema di fondo: il sesso. Se infatti non vi fosse stato di mezzo il sesso, tutte le polemiche pre-sinodali e post-sinodali non vi sarebbero state, mai!

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                    Il problema è che questo esercito di poveri squilibrati e squilibrate, non riescono a cogliere e capire un elemento essenziale sia del vivere cristiano sia del mistero della salvezza: noi saremo giudicati da Dio sulla carità, indicata non a caso dal Beato Apostolo Paolo come la più importante delle virtù teologali in un passo dell’epistolario paolino che è il cuore della teologia cattolica, da sempre conosciuto come Inno alla Carità, dov’egli ci raccomanda:

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                    Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! [I Cor 13, 1-13]

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                    A quelli che il Santo Padre indica a giusta ragione come moderni farisei, pelagiani, amanti del legalismo, o di quella che io chiamo la morale disumana che in quanto tale non può essere mai morale cattolica, sfugge un problema di fondo: esistono molti peccati gravi, anzi gravissimi, molto più gravi dei peccati variamente legati al sesso o al cosiddetto vizio capitale delle lussuria, che vanno tutti e di rigore dalla cintura in su. Ma per loro, invece, esistono solo i peccati che vanno dalla cintura in giù. Siamo insomma di fronte a persone che con la sessualità umana hanno un cattivo rapporto, verso il sesso hanno invece una vera e propria ossessione.

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                    Come persona celibe e vincolata per libera scelta di vita alla castità, sono stato ripetutamente assalito da terribile orticaria tutte le volte che dei Signori Laici, con una leggerezza nauseabonda ed una sicumera intollerabile, hanno pronunciato come un dogma di fede la frase: «I divorziati risposati? Purché vivano come fratello e sorella, perché allora, in tal caso, possono …». E ogni volta che di questi tempi sento pronunciare la frase «come fratello e sorella», mi si scoglie l’adrenalina nel sangue, tanto sono memore come pastore in cura di anime, come confessore e come direttore spirituale, quanti drammi vivono certe famiglie. Ma soprattutto conosco, frequento e ho rapporti giornalieri con divorziati risposati che hanno sempre garantito ai loro figli la migliore educazione cattolica, all’interno di famiglie autenticamente cristiane, nelle quali uno dei due coniugi è semmai divorziato e risposato civilmente in seconde nozze. Uno spirito cristiano che purtroppo non si trova invece in molte famiglie cosiddette regolari nelle quali, quando il figlio torna a casa dal catechismo, i genitori si divertono a dirgli tra lazzi e sprezzi l’esatto contrario di quel ch’è stato spiegato loro in parrocchia, istruendoli sin da bimbi a capire che «i preti e tutti coloro che stanno attorno ai preti, raccontano da sempre un sacco di bischerate». Questa frase virgolettata mi fu riferita tre anni fa, durante la confessione, da un adolescente che tre giorni dopo avrebbe ricevuto il Sacramento della Cresima nel Duomo di San Gimignano, presso il quale mi trovavo proprio per confessare i prossimi cresimandi.

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                    A maggior ragione io sacerdote e pastore in cura d’anime, per mistero di grazia dispensatore dei Sacramenti, mai mi sono permesso e mai mi permetterò di puntare il dito verso certe “coppie irregolari” pronunciando la farisaica sentenza: «Purché viviate da fratello e sorella», tanto sono consapevole, come confessore e direttore spirituale, che i peggiori peccati contro la carità, vanno quasi tutti e di rigore dalla cintura in su e sono commessi da molte persone che vivono situazioni matrimoniali e familiari di fatto e di diritto del tutto conformi e regolari alle leggi canoniche.

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                    La mancanza di delicatezza di questi neo-farisei che sentenziano dall’empireo della loro colossale ignoranza teologica e canonica in nome di una dura legge che è la legge umana loro e non la legge divina di Cristo, è per me fonte di dolore e imbarazzo, specie quand’è unita alla presunzione di reputarsi e di sentirsi per questo dei veri e autentici cattolici, dei difensori dell’unica e vera fede.

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                    Ma portiamo adesso la cosa sul piano strettamente teologico.Gli indomiti sostenitori del “dogma” «purché vivano come fratello e sorella», si rifanno ad una dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi [cf. QUI] che non essendo affatto un atto solenne del magistero infallibile ho per questo discussa e legittimamente confutata nel mio precedente articolo (vedere qui http://isoladipatmos.com/amoris-laetitia-la-teologia-dellassegno-in-bianco-il-potere-delle-chiavi-non-e-sindacabile-salvo-cadere-in-eresia/ )Affermazione nella quale è usata come supporto un’espressione paolina che costituisce una enunciazione di principio generale, rivolta come tale al peccato, genericamente, non invece a un preciso singolo peccato:

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                    Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna [1 Cor 11, 27-29]

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                    Dove, il Beato Apostolo fa espresso riferimento ad adulteri e concubini? Egli si riferisce al peccato, forse potrebbe persino rivolgersi a quei numerosi peccati che vanno dalla cintura in su, posto che per l’Apostolo, la regina delle virtù, è la carità; e la carità è variamente legata anche alla sessualità umana, indubbiamente, ma non certo e non solo alla sessualità umana.

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                    Posto che questi difensori della vera e sola verità, per elevare a dottrina immutabile della Chiesa, o meglio di vero e proprio dogma di fede una legge ecclesiastica positiva, usano come supporto una affermazione di principio generale del Beato Apostolo Paolo, ritengo che tutti costoro, vale a dire teologi improvvisati e canonisti dell’ultima ora che di blog in blog stanno dibattendo con spietata durezza di cuore su vicende che toccano un tema molto delicato come la famiglia, offrano adesso una risposta tutta quanta teologica e giuridica alla quaestio che ora porrò a tutti quanti loro.

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                    Adottando il loro stesso principio, farò adesso riferimento non ad una affermazione generica come quella del Beato Apostolo Paolo, ma ad una affermazione chiara e precisa rivolta ad un fatto altrettanto chiaro e preciso, pronunciata non da un Apostolo, ma dal Verbo di Dio Incarnato, da Nostro Signore Gesù Cristo, il quale così si esprime:

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                    Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono [Mt 22, 15-22].

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                    È presto detto: se l’Apostolo Paolo non afferma che concubini e adulteri non devono accedere all’Eucaristia, a meno che non vivano come fratello e sorella, in questo chiaro e preciso brano del Vangelo il Verbo di Dio risponde affermando che a Cesare vanno pagate le tasse, il che implica un chiaro monito: non è lecito non pagare le tasse.

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                    Chiunque abbia studiato la Sacra Scrittura con tutto ciò ch’essa comporta in conoscenze antropologiche e storiche, sa che cosa volesse dire pagare le tasse nell’antica Giudea. Tra le province romane la Giudea era la più tartassata, i tributi erano altissimi; e coloro che non pagavano i tributi, a volte dovevano soggiacere a delle pene che non andavano per il sottile. Nell’ipotesi migliore gli evasori erano fustigati a sangue, altre pagavano direttamente con la vita, ed al fine “pedagogico” di spaventare gli altri evasori erano condannati di tanto in tanto alla pena della crocifissione.

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                    Nell’antica Giudea, non arrivavano gli agenti della Guardia di Finanza per stilar verbali e fare multe che spesso, ai giorni nostri, più sono alte e più non vengono pagate. Tutti conosciamo evasori condannati ma da subito a piede libero che ci sfrecciano accanto con le loro autovetture da centomila euro. Ma in Giudea non era così: le tasse non solo erano alte, erano proprio inique; non a caso i giudei chiamavano i romani “affamatori del Popolo”.

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                    Ora voi capite, amanti della morale dura e pura, inamovibili elargitori di sentenze persino verso gli atti dottrinari del Romano Pontefice, nonché assertori del dogma di fede «purché vivano come fratello e sorella», che dinanzi al monito «date a Cesare quel che è di Cesare», noi siamo di fronte ad una vera e propria espressione dogmatica della fede perenne e immutabile, legge divina allo stato puro, non certo di fronte ad una norma di principio riguardante il peccato espressa in linea generale da un Apostolo, perché qui siamo di fronte ad un dogma chiaro e preciso che non ammette discussioni, ed il dogma è il seguente: «Pagare le tasse allo Stato».

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                    Già sento a distanza le vostre voci, cari teologi improvvisati e canonisti inamovibili sulla pelle degli altri, ed assieme alle vostre voci odo tutte le vostre ragioni e giustificazioni, che a una a una posso anticiparvi: «Non si possono pagare le tasse a uno Stato la cui tassazione in certi settori arriva al 50%, perché quelle non sono tasse, quello è un furto … è una rapina, come ebbe a dire il Servo di Dio Silvio Berlusconi, per gli amici bunga-bunga, quand’era presidente del consiglio dei ministri». Per seguire poi con la giustificazione basata sul principio che “l’altro e peggiore”, sempre e di rigore, quindi avanti con la litania circa il fatto che «…con le tasse noi siamo obbligati a pagare stipendi e pensioni d’oro ai politici … i loro privilegi … le loro auto blu … mentre i poveri pensionati con le pensioni minime muoiono di fame … mentre le famiglie oneste hanno difficoltà a pagare le bollette della luce e del gas …». Ovviamente nessuno di voi, guarderà al positivo delle tasse, per esempio il servizio sanitario nazionale gratuito per tutti, le scuole gratuite per tutti, numerose garanzie di assistenza e via dicendo … no. Dovendovi giustificare elencherete solo le cose negative e se proprio dovrete ammettere che il diritto alla salute e allo studio è gratuito e garantito a tutti, a quel punto seguiterete a giustificarvi dicendo: «Si, però la sanità nazionale fa schifo e le scuole pure» … Eh, quanto vi conosco bene, farisei di ieri e di oggi!

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                    Signori miei: il dogma è dogma e Cristo Dio è chiaro, preciso e deciso nel dire che a Cesare, le tasse, si pagano e basta. Cristo sapeva benissimo come i maggiorenti del potere romano in Giudea gozzovigliassero e si dessero alla bella vita, mentre i poveri giudei erano spesso affamati; il Verbo di Dio lo sapeva, ma pur sapendolo proclamò questo dogma di fede: «Pagare le tasse allo Stato». E questo dogma è legge divina perenne e immutabile.

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                    A questa banda di ipocriti, che dietro il paravento di un non meglio precisato cattolicesimo svuotato di carità e infarcito dei peggiori legalismi, stanno rendendo così pessimo servizio alla Chiesa e alla fede, replico quindi con le stesse parole di Cristo Dio:

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                    Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: «Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini» [cf. Mt 15, 5-9].

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                    È facile e comodo entrare nelle camere da letto altrui col dito puntato a sentenziare come nuovo dogma di fede «purché vivano come fratello e sorella». Ma voi, ipocriti di sempre, che «filtrate il moscerino» nelle camere da letto altrui e poi «vi ingoiate il cammello» [cf. Mt 23,24], siete pronti ad accettare, fare vostro e diffondere come indiscutibile dogma di fede: «Date a Cesare quel che è di Cesare», quindi pagare le tasse senza fiatare, ma soprattutto senza azzardarvi a dire che sono alte e che non sono giuste?

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                    Perché vedete, per me, moralmente parlando, uno “zelante” cattolico regolarmente sposato con sua moglie, che non usa mezzi contraccettivi e che si attiene alle prescrizione della morale sessuale, il quale fa poi lavorare in nero nella propria azienda venti lavoratori sottopagati, gran parte dei quali giovani che non possono sposarsi e mettere su famiglia, perché non sanno se il mese successivo avranno ancora il lavoro … per me, moralmente parlando, questo grandissimo peccatore commette un peccato molto peggiore di una coppia di coniugi irregolari che non vivono come fratello e sorella, che vivono una situazione indubbiamente irregolare, ma che all’interno della loro “peccaminosa” camera da letto non giocano affatto per i propri scopi di lucro e di egoismo sulla vita altrui sfruttando nel peggiore dei modi il bisogno di lavoro di venti persone, con tutti i relativi disagi estesi anche alle famiglie di questi venti lavoratori.

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                    E chi ha questioni da sollevare su di me, sia come presbìtero sia come teologo, prenda e mandi pure questo mio testo alla Congregazione per la dottrina della fede, affinché sia da essa esaminata la sua ortodossia teologica e la sua piena conformità alla morale cattolica. E se in questo mio parlare vi fossero errori dottrinari presentati e diffusi da un presbìtero chiamato a custodire e diffondere la fede nel Popolo di Dio ed a tutelare e salvaguardare il patrimonio morale della Chiesa, state certi che quel Dicastero non mancherà di chiedere al mio vescovo che provveda a chiudermi la bocca e ad irrogarmi, se il caso lo richiede, tutte le meritate sanzioni canoniche, anche perché ho dissertato su quello che per molti rappresenta l’origine e il centro dell’intero mistero del male: il sesso e la sessualità umana. Non per nulla, il Beato Apostolo Paolo, in un passo dell’epistolario paolino che è il cuore della teologia cattolica, da sempre conosciuto come Inno alla Continenza Sessuale, ci raccomanda:

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                    Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la continenza sessuale; ma di tutte più grande è la continenza sessuale! Nella quale tutti vivranno come fratelli e sorelle, pure se ciò dovesse comportare l’estinzione della specie umana. Ma la “morale” dei moralisti disumani sarà salva, e la loro idea di sesso angelico non avrà mai fine.”

                    Padre Ariel li ha distrutti questi farisei.

                    È ora io riprendo le sue argomentazioni per mettere alla berlina la doppia morale di molti braghettoni.

                    • lorenzo ha detto in risposta a Vincent Vega

                      Prima che il copia-incolla della parole di padre Ariel sviino taluni dalla retta via indicata dal Magistero, ritengo opportune alcune precisazioni.

                      1 – La discussione non verte sui divorziati risposati in quanto la Chiesa non ammette il divorzio ma annulla le nozze; la discussione verte su coloro che, pur essendo canonicamente e validamente sposati convivono “more uxorio” con chi non è il coniuge legittimo.

                      2 – Accogliere i peccatori è opera di carità, accogliere i peccatori sminuendo, banalizzando o tacendo del loro peccato è opera diabolica.

                      3 – Non si tratta di vedere solo i peccati che vanno dalla cintola in giù ma di rimanere in tema: forse che chi disquisisce del non uccidere vede solo l’omicidio e chi disquisisce del non rubare vede solo il furto?

                      4 – Il “purché vivano come fratello e sorella” fu introdotto per esonerare dall’obbligo della convivenza laddove la convivenza, all’interno di un valido matrimonio, diventava impossibile se non addirittura pericolosa: esonerare dall’obbligo della fedeltà è tuttavia impossibile senza l’annullamento del matrimonio stesso.

                      5 – La disquisizione sul denaro con l’effige di Cesare è parziale e fuorviante.

                    • Tommasodaquino ha detto in risposta a Vincent Vega

                      Guardi in fatto di doppia morale lei non è secondo a nessuno. Infatti per lei un divorziato risposato può prendere la comunione ed andare in purgatorio, uno che non paga il canone rai no.

                      “PER ME, moralmente parlando, questo grandissimo peccatore commette un peccato molto peggiore di una coppia di coniugi irregolari che non vivono come fratello e sorella, che vivono una situazione indubbiamente irregolare”

                      Eh già, padre ariel lo mettiamo al posto di Dio, ci pensa lui a mandarli tutti all’inferno….il peccato di superbia esiste ancora oppure è stato rimosso anche quello?
                      p.s. padre ariel sarà contento che in Italia le aziende chiudono, oh ma con i lavoratori in regola ma licenziati per carità.
                      p.p.s. chiedere magari ad un lavoratore se preferisce lavorare ed essere pagato in nero oppure non lavorare no? sappiamo a questo punto che è meglio non lavorare
                      p.p.p.s. facciamo un summit e regaliamo un libro di economia a questi cattocomunisti.

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

                      @Lorenzo

                      “Accogliere i peccatori è opera di carità, accogliere i peccatori sminuendo, banalizzando o tacendo del loro peccato è opera diabolica.”

                      Cosa che nessuno ha fatto, tanto è vero che in Al i risposati sono detti essere in “situazione oggettiva di peccato”. Ma questo, come già spiegato, non a che fare con l’imputabilità personale.

                      Infatti in Al troviamo scritto

                      “302. Riguardo a questi condizionamenti il Catechismo della Chiesa Cattolica si esprime in maniera decisiva: «L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali».[343] In un altro paragrafo fa riferimento nuovamente a circostanze che attenuano la responsabilità morale, e menziona, con grande ampiezza, l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia o altri fattori psichici o sociali.[344] Per questa ragione, un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta.[345] Nel contesto di queste convinzioni, considero molto appropriato quello che hanno voluto sostenere molti Padri sinodali: «In determinate circostanze le persone trovano grandi difficoltà ad agire in modo diverso. […] Il discernimento pastorale, pur tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni. Anche le conseguenze degli atti compiuti non sono necessariamente le stesse in tutti i casi».[346]”

                      È cosa ben diversa dal condannare, insieme al peccato, anche il peccatore, assumendo ipso facto che sia reo di peccato mortale.

                    • Tommasodaquino ha detto in risposta a Vincent Vega

                      Senta se vuole sentirsi meglio può continuare a ripeterselo all’infinito che l’evasione è un furto, purtroppo la realtà è diversa da quella che i socialisti ideologici come lei continuano a raccontarsi (come quella sull’aborto che in realtà non è omicidio perché il feto o l’embrione non è un essere umano). L’evasione non è un furto né per l’ordinamento italiano né per la chiesa cattolica poi lei se vuole può scriversi un suo personale catechismo e seguirlo. Qui si parla d’altro.

                    • Teofane il recluso ha detto in risposta a Vincent Vega

                      Quello che dice è completamente falso.

                      http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/32750.html

                      “Domenica abbiamo riflettuto sul regno dei cieli, presentato da Gesù come un banchetto di nozze, al quale tutti possono sedere, purché siano rivestiti dell’abito da festa. Oggi si ritorna con i piedi per terra: insomma, parliamo di soldi! il Vangelo affronta il delicato tema delle tasse e dei signori di questo mondo: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, citazione famosa al punto da diventata un proverbio…
                      Secondo la dottrina sociale della Chiesa esiste un obbligo morale di pagare le imposte allo Stato.
                      La Lettera ai Romani di San Paolo, “Doveri verso l’autorità”, lo ribadisce chiaramente. Qui il problema è collegato rigidamente all’ «ordine stabilito da Dio» (13, 6-7): «per motivo di coscienza […] voi dovete anche pagare le imposte: perché sono pubblici funzionari di Dio, quelli addetti interamente a tale ufficio. Rendete a tutti quanto è dovuto: a chi è dovuta l’imposta, l’imposta; a chi la gabella, la gabella…”. Implicitamente, per non urtare la suscettibilità del potere imperiale romano, certo non ben disposto nei confronti dei cristiani, Paolo ammette l’esistenza di qualche importante condizione, in particolare laddove limita l’obbligo a quanto dovuto, non quanto preteso da chi ha il potere, per di più ad un’autorità che discende di Dio per il bene comune. Facciamo un salto di 1800 anni: la lettera enciclica Rerum Novarum di Leone XIII del 1891, ha mantenuto una impostazione fondata sul diritto naturale, talché se ne può concludere che secondo la dottrina sociale della Chiesa solo quando la politica e la legislazione fiscale soddisfano i requisiti della giusta imposta si può affermare che i cittadini hanno l’obbligo, anche morale, di pagare le tasse.

                      Il Concilio Ecumenico Vaticano II definisce frode’ l’evasione (fiscale) (Gaudium et Spes, 30) e il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2409, la include tra i comportamenti contrari al Settimo Comandamento. Pertanto, il cittadino che non si senta moralmente tenuto a pagare l’imposta non può utilizzare l’evasione, ma soltanto l’opposizione e il rifiuto palese, in altri termini l’obiezione fiscale, assumendosi tutte le conseguenze che lo Stato riterrà di porre a suo carico. C’è però un aspetto che merita di essere tenuto presente; pur con tutto il rispetto per la dignità ed il coraggio di un rifiuto esplicito, è chiaro che l’effetto dell’obiezione fiscale sugli altri cittadini è analogo a quello della evasione: se lo Stato non è in grado di impadronirsi coattivamente delle risorse pretese come imposta, e in molti casi non lo è, finirà per rivalersi sugli altri contribuenti, aumentando il prelievo su di loro.

                      Catechismo della Chiesa Cattolica

                      “2409 Ogni modo di prendere e di tenere ingiustamente i beni del prossimo, anche se non è in contrasto con le disposizioni della legge civile, è contrario al settimo comandamento. Così, tenere deliberatamente cose avute in prestito o oggetti smarriti; commettere frode nel commercio; 287 pagare salari ingiusti; 288 alzare i prezzi, speculando sull’ignoranza o sul bisogno altrui. 289

                      Sono pure moralmente illeciti: la speculazione, con la quale si agisce per far artificiosamente variare la stima dei beni, in vista di trarne un vantaggio a danno di altri; la corruzione, con la quale si svia il giudizio di coloro che devono prendere decisioni in base al diritto; l’appropriazione e l’uso privato dei beni sociali di un’impresa; i lavori eseguiti male, la frode fiscale, la contraffazione di assegni e di fatture, le spese eccessive, lo sperpero. Arrecare volontariamente un danno alle proprietà private o pubbliche è contrario alla legge morale ed esige il risarcimento.”

                      Ora che ho smontato le sue fesserie (vi

                  • Tommasodaquino ha detto in risposta a Gianfranco

                    Mi scusi il frutto del mio lavoro è di Cesare ? E da quando?
                    uno dei peccati più gravi è Frode nel salario dell’operaio
                    p.s. dipendente pubblico oppure cattocomunista?

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      È stato Cristo in persona a dire DAI A CESARE QUEL CHE È DI CESARE.

                      Evadendo le tasse si ruba alla comunità e si va a pesare ulteriormente su chi le tasse non può pagarle.

                      È chiaro che sia un peccato grave è potenzialmente mortale se non vi sono attenuanti. Oppure per lei andare a gravare su chi le tasse non può pagarle è opera buona?

                      “p.s. dipendente pubblico oppure “cattocomunista?”

                      Imprenditore, ho una azienda di apparecchi acustici.

                      Ma a differenza sua non ho una doppia morale, e pago le tasse anche se mi converrebbe (umanamente) non farlo.

                    • Tommasodaquino ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      @Vincent Vega e Teofane il recluso

                      La logica questa sconosciuta, l’ordinamento italiano non chiama l’evasione furto distinguendo i reati, la dsc ed il catechismo non chiamano l’evasione furto, voi continuate a chiamarla furto. NON E’ UN FURTO. NON POSSO RUBARE QUALCOSA CHE E’ GIA’ MIO. Qualcuno qui o è stupido o non vuole capire. Io propendo più per la seconda. LO STATO PIUTTOSTO RUBA AL LAVORATORE PRIVANDOLO DEL FRUTTO DEL PROPRIO LAVORO. Il date a Cesare quel che è di Cesare implica un dovere morale o un dovere politico? poi la frase infatti continua e dice “ed a Dio quel che è di Dio”. La vostra interpretazione (solo vostra, perché per me il dovere è politico) mira a sostenere che il dovere a Cesare coincida con il dovere a Dio quindi sia di carattere morale. Se questo è il caso allora cari miei, tutti i cattolici che hanno disobbedito alle leggi razziali di Hitler oppure ai regimi comunisti hanno peccato in maniera grave.

                      @ Vicent Vega

                      “La discussione sui divorziati risposati verte tutta su un problema di fondo: il sesso. Se infatti non vi fosse stato di mezzo il sesso, tutte le polemiche pre-sinodali e post-sinodali non vi sarebbero state, mai”

                      Questo non ha capito proprio una beata fava, forse si è dimenticato quel piccolo (ma proprio piccolo) dettaglio che si chiama sacramento matrimoniale, ma si in fondo per lui conta poco o nulla giusto?

                      @Teofane il recluso

                      se non è cattocomunista né dipendente pubblico allora in qualche modo per difendere così a spada tratta il furto legalizzato dello stato quanto meno dipende dalla spesa pubblica.
                      secondo inciso, non pagando le tasse il soggetto non ruba nulla ma trattiene solo ciò che è suo, esilarante poi è questa frase “ANDARE A GRAVARE SUI DIPENDENTI UOTERIORMENTE RIENTRA TRA I PECCATI CHE GRIDANO VENDETTA AL COSPETTO DI DIO OVVERO IL “DEFRAUDARE DALLA GIUSTA MERCEDE GLI OPERAI”, PERCHÉ EVADENDO SI VA A TOGLIERE DENARO A LORO.” Cioè praticamente il lavoratore che produce la propria mercede DEVE darla ad un altro operaio altrimenti commette peccato? Ed il secondo operaio che priva il primo operaio della sua invece no? Li non c’è nessun peccato. L’ordinamento italiano l’utilizzo di minacce ed intimidazioni al fine di estorcere denaro lo chiama racket. No ma sono sicuro che questo non è peccato grave. No No.

                    • Teofane il recluso ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      Le pago per tre motivi:

                      1) il primo e più importante le conseguenze spirituali che ne deriverebbero se non lo facessi, perché arricchirmi sulle spalle di non non può evadere (i dipendenti) impoverendoli ulteriomente è un furto ai danni della comunità e un grave peccatoM;

                      2) se non le pagassi rischierei guai con le autorità (ma continuerei a pagarle anche se avessi la certezza di non avere guai, in forza del punto 1).

                      Ovviamente sono sempre Vincent, sono costretto a cambiare nick per il limite di 21 commenti introdotto da Uccr.

                      Perciò non raccontiamoci favole: evadere le tasse è un furto ai danni dei più poveri e della comunità che può essere moralmente peccato veniale, in Italia, solo nell’eventualità che non evaderle porterebbe al fallimento dell’azienda, alla rovina della famiglia e dei dipendenti e rispettive famiglie (che rimarrebbero senza lavoro).

                      Questi sono i fatti: se vuole negare che l’evasione sia un furto ai danni dei più poveri che evadere non possono faccia pure, i fatti non cambiano.

                    • Kosmo ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      Ma l’hai capito o no che “Teofane il recluso” è lo stesso “Vincent Vega” e mille altri nomi diversi?
                      E’ un troll che impera ormai su tutti i blog cattolici.

                    • Teofane il recluso ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      Non sono spiritista, quelle sono cose che ho letto e che mi hanno convinto ma sulle quali non ho alcuna certezza.

                      Per il resto darmi del troll è sbagliato, perché mi pare di stare esponendo delle argomentazioni valide.

                    • Teofane il recluso ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      @Tommasodaquino

                      “se non è cattocomunista né dipendente pubblico allora in qualche modo per difendere così a spada tratta il furto legalizzato dello stato quanto meno dipende dalla spesa pubblica.”

                      No, non dipendo affatto dalla spesa pubblica.

                      Semplicemente sono conscio del fatto che senza pagare le tasse non esistono servizi e che i servizi è giusto che ne usufruiscano anche coloro che non sono economicamente abbienti.

                      “secondo inciso, non pagando le tasse il soggetto non ruba nulla ma trattiene solo ciò che è suo, esilarante poi è questa frase “ANDARE A GRAVARE SUI DIPENDENTI UOTERIORMENTE RIENTRA TRA I PECCATI CHE GRIDANO VENDETTA AL COSPETTO DI DIO OVVERO IL “DEFRAUDARE DALLA GIUSTA MERCEDE GLI OPERAI”, PERCHÉ EVADENDO SI VA A TOGLIERE DENARO A LORO.” Cioè praticamente il lavoratore che produce la propria mercede DEVE darla ad un altro operaio altrimenti commette peccato? Ed il secondo operaio che priva il primo operaio della sua invece no? Li non c’è nessun peccato. L’ordinamento italiano l’utilizzo di minacce ed intimidazioni al fine di estorcere denaro lo chiama racket. No ma sono sicuro che questo non è peccato grave. No No.”

                      L’uomo vive in una comunità, non vive isolato da tutti.

                      Se non si contribuisce al bene comune è inevitabile che poi le spese che servono, ad esempio, per pagare delle operazioni che altrimenti costerebbero centinaia di migliaia di euro e potrebbero permettersi solo in pochi, ricadano su chi le tasse non può evaderle.

                      È un semplice fatto.

                      Se ora le mi vuole dire che lasciare che queste spese ricadano tutte su chi le tasse è impossibilitato a pagarle è moralmente lecito per un cattolico e non è defraudare della giusta mercede gli operai, non contribuendo al bene comune, allora alzo le mani.

                      Dopotutto andare a gravare ancora di più su chi le tasse non può pagarle non è mica come l’orribile delitto di chi dopo un matrimonio infernale ha trovato la felicità.

                      Eh no, quello o si castra come un cappone oppure secondo voi è sicuramente in peccato mortale, mentre invece chi se ne sbatte del bene comune e per arricchirsi impone a chi non può evadere di pagare tasse sempre più salate (per pagare i servizi di cui poi usufruisce anche lui), allora non dico nulla.

                      Dico solo che una tale morale non mi appartiene e non voglio avere nulla a che fare con un simile cattolicesimo.

                      Saluti.

                      E poi sarei io il troll, non l’armata di cattolici che ha trasformato la blogosfera in un regno antipapista di fronte al quale Garibaldi sembra un clericale al confronto, da quando c’è Papa Francesco.

                      Siete voi quelli giusti, che da tre anni avete colonizzato il web per buttare m€&@& sulla Chiesa e sul Papa.

                    • Teofane il recluso ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      E, Kosmo, io l’ho detto subito che questo è il nick che uso quando sono passati i 21 commenti (limite messo da Uccr).

                      Non mi sono mai nascosto dicendo che non ero Vincent, perciò impari a leggere prima di accusare gli altri.

                    • Kosmo ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      Toh… ci vuole poco a fare venire a galla i troll

                    • Teofane il recluso ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      Cosa c’entra qua l’essere troll? Ho sempre detto che cambio nick quando ho finito il numero di commenti disponibili col primo.

                    • Kosmo ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      Anche sul blog di Costanza Miriano finisci i commenti disponibili?
                      😀

                      P.S.: sei semplicemente un cattocomunista, prendine atto.

                    • Teofane il recluso ha detto in risposta a Tommasodaquino

                      Non sono un cattocomunista, questa è una vostra illazione senza basi.

                      Il fatto che non ritenga giusto gravare su chi ha meno possibilità di me non fa di me un cattocomunista; solo un cattolico.

                      Comunque ripeto, darmi del troll è sbagliato. Così come darmi dello spiritista (lo spiritismo è proibito dal primo comandamento) per alcune idee che mi sono fatto basandomi su certe letture (non so se lo sai ma anche padre Amorth, quando era in vita, ha avuto a che fare con manifestazioni sovrannaturali atipiche). Sul blog di Costanza Miriano mi sono subito scornato con uno dei commentatori più influenti e sono stato bannato, non c’entra niente con Uccr.

                      Qui sono costretto a cambiare nick solo quando passa il limite dei 21 commenti.

  5. Federica ha detto

    Sì ma scusate è stato ribadito da Caffarra che “La divisione tra pastori è la causa della lettera che abbiamo spedito a Francesco. Non il suo effetto”!! Oggi altri cardinali hanno chiesto preghiere affinché il papà faccia chiarezza…
    A me dei giornalisti non interessa un tubo.
    Quello che mi turba è la discomunione che si sta creando, non sul web, ma all’interno della mia comunità!! Oltre al fatto di vedere derisi e umiliati pastori che stimo.
    L’unica consolazione è che Dio è più forte del demonio che sta palesemente lavorando, da dentro e da fuori, per distruggere il corpo di Cristo che è la sua Chiesa. E chi dustrugge il corpo di Cristo sarà distrutto dice la parola.

    • lorenzo ha detto in risposta a Federica

      Conosco anch’io pastori che si stanno trovando in grosse difficoltà: quando non concedono l’accesso ai sacramenti in modo indiscriminato a tutti coloro che vorrebbero accedervi, viene fatto loro notare che non sono misericordiosi come papa Francesco…

  6. CLAUDIA2674 ha detto

    Non capisco il problema. Su questo stesso sito ho letto commenti di persone che dubitavano della salute mentale del papa. Su ridicoli siti tradizionalisti il papa viene ogni giorno insultato in una maniera che non augurerei nemmeno al mio peggior nemico e voi vi preoccupate per Cafarra ?

    • Luca Triulzi ha detto in risposta a CLAUDIA2674

      Cara Claudia, insultare e criticare la Chiesa,il Vaticano e il papa é diventato lo sport dei cattolici sul web. È il politacamente corretto, sono diventati il potere forte e mettersi contro é pericoloso per gli insulti che ricevi. Si muovono in branco e ti sfidano a colpi di like e forse rischi pure la scomunica da parte del sedevacantista per sospetto modernismo. Questo sito é una delle poche oasi di freschezza e di giudizio oggettivo.

  7. alexbenax ha detto

    Per scrivere su Caffarra si potrebbe iniziare scrivendo giusto il suo cognome: CaFFarra, CaFFarra… Cara redazione su, prova a ripetere: Caffarra, Caffarra…

  8. Rosco ha detto

    Caffarra,quando andrai a lavorare come fanno tutti ti guadagnerai il mio rispetto.

  9. Rosco ha detto

    se poi sapeste,presso le persone oneste,che gran dubia ci sono circa la reale presenza di Dio nella storia della vostra chiesa…temo che ormai sia tutto in liquidazione cari miei

  10. Rosco ha detto

    Quanto poi all’ “oggettivo Peccato”,l’unico che mi si para in mente e’ quello di chi si arroga il diritto di comprendere la volonta’ divina rubando,ammazzando,torturando e stuprando. E’ finita questa storia : ed e’ finita perche’ avete perso nelle coscienze delle persone oneste.

    • lorenzo ha detto in risposta a Rosco

      Lo sapevi che quelli che il cattolicesimo chiama peccati sono stranamente sovrapponibili a quelli che in psichiatria vengono considerati causa delle malattie psicosomatiche?

    • Tommasodaquino ha detto in risposta a Rosco

      se per “coscienza delle persone oneste” si riferisce agli atei ed all’ateismo, bhè sulla coscienza hanno le due più sanguinarie dittature della storia dell’umanità. Ma considerati i personaggi sono sicuro che non si riterranno nemmeno responsabili.

  11. enrico ha detto

    Molto perplesso.
    Cos’è l’argomentum ad personam.
    E’ un errore logico attraverso il quale si vuole smontare il ragionamento di una persona non entrando nel merito di ciò che dice, ma screditandolo.
    Nemmeno un commento, nè fra coloro che intervengono, nè nell’articolo, che spieghi dove sia sbagliato il ragionamento nell’intervista del Cardinal Cafarra.

    Comunque in breve:

    -Sì può porre una domanda al Papa?
    Sì certamente.
    -E’ vero che esistono diverse interpretazioni di AL

    -Questo è un bene?
    Non so proprio come possa definirsi bene che in due diocesi diverse la stessa situazione abbia risposte diverse
    -Il cardinal Mueller afferma che i dubia non sono legittimi.
    Non ha detto questo, andrebbe infatti riportato che le interviste sono state due, in tempi diversi di segno diverso.
    In particolare nella seconda non concorda che sia stata resa pubblica (senza polemica anche la risposta ai vescovi argentini era privata e non pubblica)ed afferma che non ci sia bisogno di una correzzione formale, in quanto AL non modifica la dottrina.
    E anche questo è vero perchè di accesso all’eucarestia in Al non si parla da nessuna parte, sicuramente non in modo esplicito.
    -Ma un Papa può in linea teorica essere corretto formalmente.
    Certo altrimenti il cardinal Mueller non avrebbe detto che non ci sono gli estremi per questo, ma avrebbe detto che questo non è lecito.

    • Rosco ha detto in risposta a enrico

      Da non dormirci la notte,veramente.

      • enrico ha detto in risposta a Rosco

        @ Rosco

        Evidentemente.
        Infatti se Dio non esistesse non avrebbe senso discutere di alcun argomento, ed in particolare quelli riguardanti l’etica o la morale.
        Se non esistesse una verità che precede l’uomo infatti, ma fosse l’uomo a stabilire nella storia la sua personale verità, ne deriverebbe che la verità, di per se, non esiste.
        Quindi sarebbe inutile discutere su qualunque argomento.
        Dunque..perchè intervieni?

      • lorenzo ha detto in risposta a Rosco

        Dormi pure tranquillamente fino a quando dormirai per sempre…

      • andrea g ha detto in risposta a Rosco

        Rosco scrive:
        “temo che ormai sia tutto in liquidazione cari miei”

        Ma davvero lo temi o piuttosto lo speri? o ne sei certo?
        Comunque, x te è un problema che DIO non sia ancora “morto”?
        Ritieni che quando tutti saranno sicuri di venire dal nulla,
        ed in esso riscomparire, l’umanità sarà (finalmente) felice?

  12. Federica ha detto

    @ Rosco

    Ma chi te lo fa fare?
    Perché non vai sul sito dell’UAAR?

  13. Vincent Vega ha detto

    Mi permetto una considerazione: la linea della redazione di Uccr è chiara.

    Molto più “sfumata” è la linea dei commentatori e dei lettori, a giudicare sia dai commenti che dai liked che ricevono certi commenti.

    Perciò, visto che nonostante la linea della Redazione, l’utenza sia di commentatori che di lettori di Uccr non è, evidentemente, molto diversa da quella del 99% degli altri blogs cattolici del web (ovvero più vicina alla linea della redazione di Chiesa e post Concilio, come idee, che di Uccr), voglio fare una domanda, perché la risposta a questa domanda, forse, potrà chiarire molte cose sulla pastorale del Papa e sul perché molti non la capiscono e, quando la capiscono, non l’accettano.

    La domanda è questa (l’avevo fatta l’altro giorno ma il topic su Aldo Maria Valli si è chiuso subito dopo): cosa vuol dire San Paolo quando dice, in 1 Cor 15,56, che “il pungiglione della morte e il peccato è la FORZA del peccato è la Legge”?

    Penso che dalla risposta a questa domanda potranno nascere interessanti considerazioni che, forse, ci aiuteranno a capire quanto sta succedendo.

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

      Il pungiglione della morte è il peccato e (non “è”, senza accento, dannato correttore) la forza del peccato è la Legge, volevo scrivere.

      Come detto, è importante rispondere a questa domanda, secondo me.

      • Gianfranco ha detto in risposta a Vincent Vega

        Vincent mi rifaccio a Sant’Agostino: solo la Grazia ci salva, da soli non possiamo farcela.

        • lorenzo ha detto in risposta a Gianfranco

          Senza però dimenticare che “Chi ti ha creato senza di te non può salvarti senza di te”.

        • Vincent Vega ha detto in risposta a Gianfranco

          Si ma, per l’appunto, il fatto che la Legge sia la FORZA del peccato non fa capire che la Chiesa deve essere capace, talvolta, di andare oltre o addolcire i rigori della Legge, per il bene delle anime, laddove una applicazione rigorosa della legge sarebbe ostacolo alla salvezza?

        • Teofane il recluso ha detto in risposta a Gianfranco

          Si ma, per l’appunto, il fatto che la Legge sia la FORZA del peccato non fa capire che la Chiesa deve essere capace, talvolta, di andare oltre o addolcire i rigori della Legge, per il bene delle anime, laddove una applicazione rigorosa della legge sarebbe ostacolo alla salvezza?

  14. Federica ha detto

    Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge MA NOI ABBIAMO VINTO IN GESÙ CRISTO RISUSCITATO!
    Questo vuol dire che è Cristo che ha compiuto la legge per noi, non l’ha annulla, l’ha compiuta in pienezza. Ha compiuto quella legge che noi non siamo capaci di compiere. Lo shemà: ama il Signore Dio tuo con tutte le tue forze, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente. Come? Andando sulla croce, confidando che Dio avrebbe provveduto. E Dio lo ha risuscitato e lo ha fatto Kyrios e siede alla destra del Padre. Di là, a coloro che glielo chiedono manda il suo Spirito Santo per compiere la volontà del Padre e cioè per compiere quella legge che prima della venuta di Cristo li condannava.
    In conclusione chi vuole l’abolizione della legge (della dottrina) non crede al Kerygma e non crede alla potenza dello Spirto Santo. Ma crede di doversi salvare con le proprie forze e che Cristo sia venuto a cancellare la legge per facilitargli il compito. Questo non è cristianesimo.

    • Umpalumpa ha detto in risposta a Federica

      Anche perché, secondo me, se si volesse sposare la tesi ALLUCINANTE secondo cui è la legge il motivo del peccato (semplifico), sostenendo quindi che una volta eliminata la legge automaticamente si elimina il peccato e tutti noi siamo liberi e felici e non più schiavi di una legge inutile, anacronistica e pensata da vecchi bigotti ignoranti e rimbambiti, allora, la conseguenza logica è che non avrebbe più senso la confessione.
      Perché, infatti, dovrei confessarmi se io non ho realmente colpa, ma è la legge ad essere ingiusta?
      Non dovrei confessare un tubo, ma solo avere una giustificazione (che ricordo è l’opposto del pentimento e perdono).
      Faccio notare, che da come l’avevo capita io, la Chiesa propone la legge perchè sa che con l’aiuto di Dio ciascun credente può rispettarla e, rispettandola, trova la felicità VERA.

      Se si sposa la tesi di cui sopra c’è un altro “dettaglio”, ossia: i santi della chiesa nel corso di 2000 anni si sono sbagliati?? (pastoralmente o dottrinalmente…non mi interessano i bizantinismi).
      Da Giovanni Battista (perchè non ha giustificato Erode e la sua relazione con Erodiade? Dicendo le cose più sfumate avrebbe salvato la vita e quindi avrebbe potuto continuare a predicare? no?), passando per Tommaso Moro (aveva pure una famiglia a cui pensare) e i martiri ugandesi (http://www.iltimone.org/30944,News.html), fino ad arrivare a Paolo VI (Humane Vitae) e Giovani Paolo II.

      • Gianfranco ha detto in risposta a Umpalumpa

        Suggerisco la visione del film di Scorsese e la bella intervista che lo stesso ha rilasciato al direttore de La Civiltà Cattolica, rintracciabile sul sito della rivista. Si spiega bena il concetto di peccato e misericordia in ambito missionario.
        Per chiarire meglio, se i martiri da te citati devono essere l’esempio, non tutti riusciamo a essere martiri. Tuttavia la salvezza è per tutti, basta saperla accettare, anche per i peccatori che cadono in continuazione.

        • Umpalumpa ha detto in risposta a Gianfranco

          Ciao Gianfranco.

          Concordo pienamente con te quando dici che non tutti riusciamo ad essere martiri. Io meno di tutti, tra l’altro..e tanto per chiarire, sono certo che (parafrasando) nel regno dei cieli mi precedono la stragrande maggioranza dei divorziati risposati. Mi auguro solo che rimanga un posticino 🙂

          “La salvezza è per tutti”. Credo tu abbia ragione anche in questo e penso che, secondo l’idea cattolica, dipenda dalla misericordia di Dio.
          Ma il problema è proprio qui.
          Che senso ha la misericordia se non esiste la regola?

          La regola a cui tendere e che, secondo i cattolici, può essere rispettata grazie all’intervento di Dio è valida, oppure è irraggiungibile?

          Se si ammettono eccezioni o giustificazioni, significa che è irraggiungibile e quindi inutile.
          Se si prevede invece la possibilità del perdono invece è l’opposto.
          Con la giustificazione si dice che la regola è assurda e irraggiungibile. Quindi non c’è neppure nessuna caduta (come dici tu) e tantomeno misericordia.
          Con il perdono invece si dice che la regola è valida (perchè posta per il bene dei credenti). Ogni credente deve sforzarsi a seguirla, sapendo che non ce la farà con le proprie forze, ma solo appoggiandosi a Dio. Se non ce la fa, sa di avere un DioPadre misericordioso pronto a perdonarlo. Ma il perdono presuppone il pentimento (non la pretesa della giustificazione).

          Del resto, scusa ma…la regola “cattolica” “più importante” è inarrivabile per qualunque persona. Progressista o tradizionalista. Dice “Ama il tuo nemico”.
          Non dice stima il tuo nemico. Tollera il tuo nemico. Ama il tuo nemico, a meno che…

          Dice “Ama il tuo nemico”
          Ti pare umanamente possibile?

        • Federica ha detto in risposta a Gianfranco

          Il sale deve avere sapore, ne basta poco ma deve salare.
          Martire viene dal greco e vuol dire testimone. Testimone di cosa? Di Cristo morto e risorto, testimone del Kerygma. E cioè che Dio non è rimasto indifferente davanti alla sofferenza dell’uomo CAUSATA DAL PECCATO E DALLA PAURA DELLA MORTE ma lo ha amato così tanto da farsi uomo mandando sulla terra il suo Figlio unigenito che ha preso su di se la condanna del peccato inchiodando tutte le nostre paure e le nostre sofferenze sulla croce e le ha rese gloriose con la sua resurrezione affinché queste non avessero più potere su di noi. E dal cielo se glielo chiediamo Egli ci dona GRATUITAMENTE il suo Spirito vivificatore che ci fa fare cose IMPOSSIBILI sulle nostre forze, non difficili, IMPOSSIBILI! Se lo vogliamo, se abbiamo FEDE, in questo modo, Egli ci farà gustare il suo amore misericordioso e infinito e la vita eterna già su questa terra.
          Se non ci crediamo saremo solo testimoni di noi stessi.

        • Federica ha detto in risposta a Gianfranco

          Per quanto mi riguarda, nonostante quella che sono, le mie paure, i miei peccati e la mia piccolissima fede, posso dire che le poche volte in cui mi sono fidata, Dio è stato fedele. LUI È FEDELE. È entrato attraverso uno spiraglio del mio cuore e ha fatto cose grandi: a una fifona, affettiva, egoista e egocentrica come me ha dato un matrimonio cristiano che dura da 23 anni.Ci ha fatto il dono dell’apertura alla vita, abbiamo otto figli. Qualche volta ho chiesto perdono a mio marito e ai miei figli. Qualche volta ho chiesto perdono a persone che ho giudicato…
          Poca roba sicuramente rispetto a quanto avrebbe potuto fare se gli avessi aperto il mio cuore un po’ di più. Però sono in cammino, il desiderio ci sarebbe ma ogni giorno è un giorno di combattimento, un giorno di conversione. Ogni giorno bisogna ricominciare!
          Più che agire “caso per caso” suggerirei di camminare “giorno per giorno” con il desiderio di vivire la fede in pienezza e sopratutto confidando nella fedeltà del Signore.

          • Gianfranco ha detto in risposta a Federica

            Rispondo con le parole che questa mattina ha pronunciato il Santo Padre e riportate dalla Radio Vaticana: “Che i cristiani superino la mentalità che condanna sempre.”

      • Teofane il recluso ha detto in risposta a Umpalumpa

        @Umpalumpa

        “Anche perché, secondo me, se si volesse sposare la tesi ALLUCINANTE secondo cui è la legge il motivo del peccato (semplifico), sostenendo quindi che una volta eliminata la legge automaticamente si elimina il peccato e tutti noi siamo liberi e felici e non più schiavi di una legge inutile, anacronistica e pensata da vecchi bigotti ignoranti e rimbambiti, allora, la conseguenza”

        La legge non è il motivo del peccato ma è la forza del peccato, e senza la legge il peccato è morto.

        Questo dice San Paolo. Ecco perché la Chiesa deve essere capace, talvolta, di addolcire i rigori della Legge, per un principio più alto: la salvezza.
        Questo laddove l’applicazione rigorosa della Legge sarebbe di ostacolo alla salvezza, non in tutti i casi.

        Ma che la Legge sia la forza del peccato e che senza la legge il peccato è morto non lo dico io, ma San Paolo.

        • Umpalumpa ha detto in risposta a Teofane il recluso

          Senza legge il peccato è morto?

          E io che avevo sempre capito che chi aveva sconfitto il peccato era Gesù Cristo con la sua risurrezione. Pensa.. Che scemo.

          Ma allora lanciamo un grande processo di semplificazione e deregulation all’interno della chiesa e del catechismo..meno regole ci saranno e meno peccati rimarranno.
          E io, sempre da scemo, che pensavo che la regola fosse messa apposta per il bene delle persone. A prescindere dalla difficoltà della norma.

          PS. Personalmente trovo impossibile soddisfare la regola: ama il tuo nemico. Quindi pecco. Ma è presto risolto: eliminiamo la legge. Ehvai!!!!!!!!!! Liberi tutti!!!!!!

  15. Umpalumpa ha detto

    Mi rivolgo alla REDAZIONE UCCR

    Potete fare un articolo su quando e se i divorziati risposati possono ricevere la comunione?
    Grazie

    • lorenzo ha detto in risposta a Umpalumpa

      Ti ripeto: NON POSSONO FARLO senza prendere posizione a favore o contro interpretazioni diametralmente opposte di AL.

      • Teofane il recluso ha detto in risposta a lorenzo

        La redazione Uccr scrive qui http://www.uccronline.it/2017/01/15/aldo-maria-valli-un-esempio-finora-che-qualcuno-dovrebbe-imitare/

        “In questi anni Valli si è detto perplesso della proposta di discernimento caso per caso presente nell’esortazione Amoris Laetitia, temendo uno scivolamento nel soggettivismo. Un’obiezione che non condividiamo, ma comprendiamo.”

        Mi sembra evidente che Uccr (redazione) sia favorevole al discernimento, come anche fanno la maggioranza dei vescovi italiani e argentini (con l’approvazione esplicita del Papa).

        Anche questo articolo http://www.uccronline.it/2016/05/11/il-card-muller-il-papa-e-ambiguo-no-e-un-linguaggio-positivo-che-abbiamo-deciso-assieme/ lo conferma.

        Che poi oggi la maggioranza degli utenti e lettori di Uccr la veda più come Chiesa e post Concilio (a giudicare dalla maggioranza dei commenti e dai likes che ricevono certi commenti ) che come la redazione di Uccr è un altro discorso.

        • lorenzo ha detto in risposta a Teofane il recluso

          “… sant’Ignazio di Loyola, maestro del discernimento degli spiriti, affermasse che su due cose non poteva esserci discernimento: sulla possibilità di compiere atti cattivi, già condannati da comandamenti di Dio, o sulla fedeltà ad una scelta di vita già effettuata e suggellata da un sacramento o da una promessa pubblica. E il comandamento di «non commettere adulterio» non è mai stato considerato dalla Chiesa un consiglio, ma un precetto di Dio che non ammette eccezioni…

          …Infine e soprattutto il discernimento auspicato da Amoris laetitia, che raccomanda una «pastorale vincolo» (AL 211), deve riguardare i passi concreti per un cammino di ritorno ad una forma di vita conforme al Vangelo…

          … Il cardinale Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in una dichiarazione del 1 dicembre 2016 ad un’agenzia cattolica austriaca, ha affermato che pur rispettando la decisione del papa Francesco di non rispondere ai Dubia, in ogni caso «questo documento [Amoris laetitia, ndr] non deve essere interpretato in modo tale da indicare che le precedenti dichiarazioni dei papi e della Congregazione della Dottrina della fede non sono più valide…”

          http://sinodo2015.lanuovabq.it/amoris-laetitia-una-interpretazione-legittima/

        • Umpalumpa ha detto in risposta a Teofane il recluso

          Vincent…non è per far polemica. Davvero. Pero sei la redazione di uccr?
          Ho capito il TUO pensiero. Non occorre che ogni volta vieni a ricordarmelo. Sei al limite del trollaggio ormai. Chiedo a uccr perché di solito gli articoli che fa sono precisi e chiari.
          Altro discorso ancora è il chiarimento su questi temi che a mio parere dovrebbe dare il papa. Chiarimento che non può essere sostituito da articoli di teologi, giornali, blog, siti, umpalumpi o Vincenti vari

          • lorenzo ha detto in risposta a Umpalumpa

            Nell’articolo che ho citato sopra si ipotizza sul perché il Papa non dia una risposta ai Dubia; si può infatti leggere:

            “… Risposte date dal Papa in interviste o lettere private riflettono infatti opinioni personali legittime, ma non vincolanti la Chiesa, mentre la decisione di non rispondere ai Dubia dei quattro cardinali è di per sé molto significativa.
            Non rispondendo infatti il Papa ha in qualche modo risposto: ha risposto di non poter rispondere.
            O meglio: ha risposto di non poter rispondere, in quanto Successore di Pietro, in contrasto con la dottrina e la prassi indicata dai suoi Predecessori.
            E così rimane perfettamente legittimo continuare a riferirsi alle loro disposizioni molte chiare in merito.”

    • Tommasodaquino ha detto in risposta a Umpalumpa

      questo è il problema.

  16. Federica ha detto

    Il pungiglione della morte è il peccato.
    Che cosa ci fa peccare? Cosa ci fa trasgredire la legge? Perché non riesco ad amare mio marito e i miei figli quando sono diversi da come li voglio? Perché non posso vivere nella castità al di fuori del matrimonio?
    PER PAURA DELLA MORTE. La morte ontologica. La paura della morte ontologica mi tiene schiavo e mi obbliga a peccare. MA CRISTO HA DISTRUTTO LA MORTE e se credo in lui, se mi affido alla potenza del suo Spirito sono un uomo libero, la morte non ha più potere su di me.

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