Se il laico Massimo Recalcati ci ricorda che la vera libertà è un legame

mano di dio«La vera libertà non consiste mai nel rifiuto del vincolo, ma nella sua accettazione». E’ una bellissima definizione del concetto cristiano di libertà, scritto recentemente non da un teologo, ma sorprendentemente da uno psicoanalista laico, Massimo Recalcati.

La libertà è il cuore dei problemi della modernità. L’ossessione sui nuovi diritti, ad esempio, nasce dall’esasperazione e dalla frustrazione dell’uomo moderno. Ci illudiamo, infatti, che soddisfacendo un desiderio -dopo la sua trasformazione in diritto-, ci si possa sentirsi, finalmente, liberi. L’esistenza degli uomini è un affannoso continuo tentare di soddisfare i propri desideri, perché la soddisfazione di un desiderio genera una temporanea sensazione di libertà, di compimento.

Tutta la nostra esistenza si basa su questa illusione: la bambola o la macchinina nuova quando siamo piccoli, il motorino da adolescenti, il lavoro per cui abbiamo studiato, il conto in banca, la moglie, l’amante, l’allontanamento dalla moglie, la macchina nuova, i muscoli in palestra: è un continuo cercare una situazione migliore della precedente, che possa finalmente compierci davvero, liberarci. Si, ma liberi da cosa?, chiede giustamente Vasco Rossi in Liberi, liberi. Onnipresente è anche la definizione di libertà come assenza di legami, lontani da tutto e tutti o, addirittura, credere che la libertà sia poter fare qualunque cosa, quel che ci pare e piace. Persiste anche la confusione tra libertà e libero arbitrio, o tra libertà e autonomia.

Perché non siamo mai liberi davvero? Lo ha spiegato il teologo don Luigi Giussani, che ammiriamo molto: «L’Io è rapporto con l’Infinito, tutta la dinamica, tutto il dinamismo dell’io si svolge e tende ad una perfezione, cioè ad un compimento di sé, che in tutto quello che raggiungi non c’è mai». Per adesso segniamo così, prosegue don Giussani: «Dio (∞) è l’estremo limite a cui il desiderio dell’uomo tende. La libertà è tanto più grande quanto più si avvicina a ∞. Anzi, la libertà è il rapporto con ∞, la libertà avverrà, non c’è ancora. La libertà è il rapporto con l’infinito, con Dio, il rapporto realizzato con il Mistero. Sarà completa solo qui: ∞». Ora è «incompleta, cioè imperfetta: noi viviamo la libertà allo stato imperfetto» (L. Giussani, Si può vivere così?, Rizzoli 2007, p.73-94).

La libertà non c’entra nulla, dunque, con la possibilità di scegliere, quello è il libero arbitrio. Anzi, «la capacità di scelta è propria di una libertà in cammino, non di una libertà compiuta. La scelta non appartiene alla definizione della libertà: la libertà è soddisfazione totale. L’errore, la possibilità dell’errore nello scegliere, appartiene a una libertà che non è ancora libertà, che non è ancora libertà, che non ha raggiunto la soddisfazione totale. La libertà di scelta non è la libertà: è una libertà imperfetta. Perché la libertà sarà compiuta, piena, quando sarà di fronte al suo oggetto che la soddisfa totalmente: allora sarà totalmente libera, totalmente libertà».

La libertà la si gode, dunque, solo se si è paradossalmente legati in un rapporto, con Dio. Si è più liberi in proporzione al legame con Lui. E’ sorprendente, allora, che questo sia intuito, in maniera assolutamente laica, anche dal noto psicoterapeuta Massimo Recalcati, che seguiamo sempre con interesse: «La sua concezione della libertà resta adolescenziale perché rifiuta ogni limite», ha scritto commento il problema dell’anoressia, «in questo modo, essa si rovescia nel suo contrario: per liberarsi dalla prigione del corpo essa diviene schiava del proprio corpo. L’ideale di una indipendenza assoluta —al quale vanamente si dedicano i suoi sforzi — si ribalta, come spesso accade nell’adolescenza patologica, in una dipendenza rovinosa. Non mangiare non libera dal cibo ma fa del cibo una vera e propria ossessione che occupa i pensieri dell’anoressica giorno e notte. In questo dobbiamo vedere un insegnamento profondo: la vera libertà non consiste mai nel rifiuto del vincolo, ma nella sua accettazione».

E’ un vincolo  ciò che ci libera, è da un legame, un rapporto che origina la vera libertà. Recalcati non parla di Dio, ovviamente, ma descrive lo stesso concetto di libertà insegnata nel cristianesimo, un paradosso: l’unica vera libertà, cioè il compimento dell’Essere, è una dipendenza, la dipendenza da Dio. Per questo chi lo riconosce è dentro al mondo, ma non del mondo (secondo la bellissima definizione del popolo cristiano che troviamo nel vangelo di Giovanni, 17, 15-18). Ovvero, sa bene che la sua liberazione non arriverà dal mondo, dalle sue mode, dai suoi idoli. Più si approfondirà la dipendenza da Dio e più si percepirà un anticipo (il centuplo quaggiù, lo chiamano i vangeli) della libertà che tutti gusteremo Lassù, quando saremo faccia a faccia con Dio.

Insuperabili le parole di Benedetto XVI: «La donna samaritana può apparire come una rappresentante dell’uomo moderno, della vita moderna. Ha avuto cinque mariti e convive con un altro uomo. Faceva ampio uso della sua libertà e tuttavia non diventava più libera, anzi diventava più vuota. Ma vediamo anche che in questa donna era vivo un grande desiderio di trovare la vera felicità, la vera gioia. Per questo era sempre inquieta e si allontanava sempre di più dalla vera felicità. Tutti, come questa donna del Vangelo, sono in cammino  per essere totalmente liberi, per trovare la piena libertà e per trovare in essa la gioia piena; ma spesso si ritrovano sulla strada sbagliata. Possano costoro, tramite la luce del Signore e la nostra cooperazione con il Signore, scoprire che la vera libertà viene dall’incontro con la Verità che è l’amore e la gioia»

La redazione

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83 commenti a Se il laico Massimo Recalcati ci ricorda che la vera libertà è un legame

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  1. broncobilly ha detto

    Sul fronte opposto la replica sarebbe immediata: si confonde libertà e felicità. Ad ogni modo è chiaro che si tratta solo di distinzioni terminologiche, nulla di sostanziale. Anche un esponente moderno, per quanto sostenga la causa della libertà (o del libero arbitrio, come lo chiamano altri), non arriverà mai ad equiparare libertà e felicità. Sa bene che molti di noi in fondo preferiscono quella che lui definirebbe “schiavitù”: meno scelte, meno stress, meno responsabilità…

  2. Riccardo_CS ha detto

    Non sono d’accordo sul fatto che la libertà non c’entri nulla con la possibilità di scegliere.

    Innanzitutto lo stesso Benedetto XVI, nella citazione riportata, dice che la donna aveva fatto ampio uso della sua libertà (riferendosi alle sue scelte sbagliate).

    Inoltre, se è vero che la libertà, come si afferma nell’articolo, la si gode solo se si è paradossalmente legati in un rapporto (con Dio), è anche vero che questo legame deve essere scelto liberamente e non imposto.

    • Paolo Viti ha detto in risposta a Riccardo_CS

      Sei su un altro piano rispetto all’articolo, confondi libero arbitrio con libertà e ti soffermi su sottigliezze. La libertà è uno status che non ci diamo noi con le nostre scelte e non è usare la libertà che rende liberi, ma trovare quel bene che libera. Ripeto: sei su un altro piano.

      • Riccardo_CS ha detto in risposta a Paolo Viti

        Non capisco quali siano le sottigliezze.

        Ripeto che anche se la libertà (nel senso inteso dall’articolo) e il libero arbitrio non coincidono, non è tuttavia vero che non c’entrino nulla l’una con l’altro.
        Sono invece intimamente connessi, come mostra la citazione di BXVI.

        È vero che il semplice esercizio del libero arbitrio non è garanzia di felicità nè di libertà, ma è altrettanto vero che l’uomo può tendere al vero e al bene soltanto attraverso l’esercizio del libero arbitrio.

        Il bene che libera, di cui parli nel tuo commento, l’uomo può trovarlo solo attraverso l’esercizio della propria libertà intesa come libero arbitrio, a meno che non voglia abdicare alla propria natura e alla propria dignità.

        Persino il voto di obbedienza di un monaco, che rinuncia a una fetta di libertà in vista di una libertà più grande, si fonda su una scelta di libero arbitrio, che è la libertà originaria dell’uomo.

        • Paolo Viti ha detto in risposta a Riccardo_CS

          Il fatto che noi abbiamo (e usiamo) il libero arbitrio è segno che non siamo (ancora) liberi. Sei su un altro piano rispetto all’articolo, Riccardo.

  3. Klaud. ha detto

    «La vera libertà non consiste mai nel rifiuto del vincolo, ma nella sua accettazione» Mai?
    La vera libertà sta nel scegliere quale vincoli accettare o rifiutare, opinione personale.
    Ci sarebbe da discutere nel caso di chi rifiuta tutti i vincoli o nel caso di chi accetta tutti i vincoli.

    • Luca ha detto in risposta a Klaud.

      Sono del tutto daccordo con te. Il nocciolo del problema é la coscienza di chi sceglie. Capire bene cioé le conseguenze ultime di una scelta, i rischi, quello che nella scelta si lascia. Detto così verrebbe facile concludere: la libertà vera non esiste. Preferisco pensare che la verità sia un rischio necessario, un esercizio salutare, la coscienza che tutti si può sbagliare, che la Verità esiste va cercata ma non ci appartiene. Soprattutto la libertà né tantomeno il bene possono coincidere con l’obbedienza deresponsabilizzante ad du dettato dall’alto come purtroppo accade talora di leggere tra le righe degli articoli UCCR, vedi ad esempio l’ultimo sei motivi … che ho letto con vera amarissima sorpresa e profonda delusione.
      Cattolico progressista
      che non si riconosce mimimamente nelle affermazioni attribuite a vanvera alla categoria

      • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Luca

        la Verità esiste va cercata ma non ci appartiene

        Vero! (nei limiti del paradosso). Volendo tradurre l’affermazione di Giussani

        la libertà è il rapporto con ∞

        in termini matematici, la libertà, per noi x∈R, è x/∞ ovvero, al limite, 0, non esiste 😉

      • Paolo Viti ha detto in risposta a Luca

        Capisco l’amarezza nel sentirsi dire che la propria posizione (progressista) è lontana da Gesù, ma è la verità. Parli di scelta mentre nell’articolo si spiega benissimo che chi sceglie lo fa perché non è libero, tant’è che cerca un’altra situazione che lo renda tale. Non è con le tue forze, caro Luca cattolico progressista, che cambierai il mondo e che ti renderai libero.

        • Luca ha detto in risposta a Paolo Viti

          Cordialmente Paolo, non sai assolutamente niente di me e stai sparando scipocchezze a caso, senza nessun rispetto per le parole scritte da me. Se vuoi rispetto danne anche tu, per il momento vai (…)

          • Paolo Viti ha detto in risposta a Luca

            So che ti dichiari cattolico progressista, e i cattolici progressisti non esistono. Esistono i non cattolici o gli emancipati dal cattolicesimo.

            • Luca ha detto in risposta a Paolo Viti

              Esistono i cattolici.
              Mi sono dichioarato progressista in tono volutamente provocatorio rispetto soprattutto il citato precedente articolo UCCR. Vedo che la provocazione ha colto nel segno e forse é questo il nodo su cui riflettere.

              • Paolo Viti ha detto in risposta a Luca

                Un cattolico che è favore delle adozioni omosessuali, come lo sei tu (lo hai scritto l’altro giorno) andando contro il Magistero della Chiesa, è un cattolico solamente nominale perché poi sceglie di emanciparsi rispetto alle tematiche morali. Dunque dice che lui ha ragione e il Magistero sbaglia, quindi non credendo che la Chiesa e il successore di Pietro sia ispirata/o dallo Spirito Santo. Non è una posizione cattolica, indipendentemente se il soggetto si “professa cattolico”.

        • Riccardo_CS ha detto in risposta a Paolo Viti

          Chi sceglie lo fa perchè non è libero?

          Al contrario, solo chi è libero può veramente scegliere, altrimenti si parla di costrizione, o di condizionamento, non di scelta.

          Nel matrimonio ci si sceglie, ma la condizione (di validità) è proprio che questa scelta avvenga in piena libertà.

          • Paolo Viti ha detto in risposta a Riccardo_CS

            Chi è costretto a scegliere è perché non è ancora soddisfatto, quindi non è ontologicamente libero. Continui a confondere il libero arbitrio con la libertà in quanto status, impossibile per gli uomini.

            • Riccardo_CS ha detto in risposta a Paolo Viti

              Il tuo errore è associare il libero arbitrio al concetto di costrizione, mentre invece quando c’è costrizione non c’è libero arbitrio.

              Il libero arbitrio va associato al concetto di responsabilità: il libero arbitrio rende l’uomo responsabile dei propri atti.

              Quando diciamo che l’uomo è creato libero, intendiamo dire proprio che l’uomo è dotato di libero arbitrio, cioè di responsabilità: è questo il suo status, anche se naturalmente non è uno status immobile, ma che si attua nel tempo.

              • Paolo Viti ha detto in risposta a Riccardo_CS

                Non può esserci questo errore da parte mia perché non ho mai parlato di libero arbitrio, ma semplicemente ho spiegato che il concetto ontologico di libertà non c’entra nulla con la facoltà di poter scegliere autonomamente A o B (libero arbitrio).

                • Riccardo_CS ha detto in risposta a Paolo Viti

                  Non hai mai parlato di libero arbitrio?

                  E quando scrivi che “chi sceglie lo fa perchè non è libero” di cosa stai parlando? La facoltà di scegliere è proprio ciò che chiamiamo “libero arbitrio”.

                  • Paolo Viti ha detto in risposta a Riccardo_CS

                    Ho parlato della facoltà di scegliere per tentare (inutilmente, purtroppo) di spiegarti che tale facoltà non ha nulla a che vedere con il concetto di libertà come status dell’uomo totalmente compiuto, così come lo sarà soltanto di fronte a Dio.

                    • Riccardo_CS ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Riferito all’uomo, il concetto di libertà svincolato dal concetto di libero arbitrio è un concetto vuoto e forse è per questo che i tuoi tentativi di spiegazione (almeno per quanto riguarda me) non riescono ad essere convincenti.

      • Dom ha detto in risposta a Luca

        E com’è stretta quella porta Luca… Anche per me!

        • Luca ha detto in risposta a Dom

          Certamente Dom. Mi stupirebbe molto però scoprire che la larghezza della porta la stabilisce la redazione UCCR

          • Dom ha detto in risposta a Luca

            Sì puoi tenerti le tue idee Luca, ognuna pensa quel che vuole, ma non le si può far passare per idee cattoliche!

            • Luca ha detto in risposta a Dom

              Conosco la Lumen Gentium, conosco il catechismo, soprattutto conosco i Vangeli e la Bibbia. Ho una comunità parrocchiale di riferimento, un sacco di amici e fratelli, una famiglia di radicata tradizione, qualche decina d’anni di formazione. Onestamente non trovo nessun ostacolo, tranne su questa pagina o con le persone che la frequentano (… mah ?).
              Come che sia non ho mai sentito da nessuna parte che il Giudizio ce lo creiamo noi o un ente tipo UCCR in base a parole ed opinioni. Semmai ho sentito parlare di Grazia e Carità.

              • Dom ha detto in risposta a Luca

                Luca vergognati! Sempre a mettere in discussione la Chiesa e i suoi pastori! L’umiltà consiste nel rinnegare se stessi, portare la Croce! Questa idolatria satanica di mettere al centro se stessi, di rigettare Cristo ed i suoi insegnamenti.

      • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

        Per Luca

        “Cattolico progressista
        Che non si riconosce minimamente nelle affermazioni attribuite a vanvera alla categoria”

        Ma allora cosa intendi con “cattolico progressista”, visto che ti riconosci come tale?

        • Dan ha detto in risposta a Vincent Vega

          C’era una frase di Tacito in merito al progresso :

          “Tutte le cose che si credono antichissime furono nuove”

          In effetti progresso/ passato non hanno molto senso:tutte le cose nuove vengono da cose vecchie,tutte le cose vecchie sono state nuove.

          Che “progresso è” correre su un tapis roulant?

          • Dan ha detto in risposta a Dan

            Davvero a me va venire in mente:uno che cammina nel tapis roulant faccia al display,e un’altro parallelo a quel tapis roulant sempre con la faccia al display, ma con il macchinario in direzione inversa.X)

            Come domandarsi: dove sta l’alto e il basso nell’universo?

        • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

          Luca, sto aspettando la risposta.

        • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

          Troppe cose per dirle in una frase. Diciamo, rispetto alla vulgata UCCR
          Un cattolico che pensa la sua (nostra) Verità non come una clava da brandire ma come una testimonianza da dare con la propria vita. Sicuro che si imporrà davvero solo attraverso la libera scelta, perché se fosse imposta per legge diverrebbe per questo solo fatto una falsità. Basta e avanza per capirlo riferirsi al concetto di responsabilità come si può evincere da qualsiasi articolo di fede: dalle lettere di S Paolo al catechismo. Per questo stesso motivo anche un Cattolico che crede fermamente nel dialogo con tutti – nessuno escluso. In poche parole: un cattolico che crede nella laicità.

          Questo é l’essenziale e spero che almeno sui principi si possa concordare.
          L’articolo UCCR summenzionato lo trovo stupido e pericoloso se non altro in base a questa semplice osservazione: attribuisce (inventa) colpe preconfezionate che applica tout court ad una intera categoria di persone senza una citazione, il riferimento ad un personaggio o ad un fatto. Purissimo e repellente terrorismo. Con l’orribile implicita conseguenza di considerare cattolici o credenti solo persone allineate ad un credo non religioso ma politico. Mi sembra un peccato innominabile e distruttivo.
          Rifiuto in toto la logica qui imperante del “noi” (UCCR) con la Verità in tasca, totalmente altri e non comunicabili rispetto a “loro” (tutti i non credenti quando persino le persone come me, incidente che capita con una certa frequenza).
          Per coerenza e visto che il tema proposto è quello della Libertà, concluderei commentando: sono totalmente daccordo co Giussani che parla di libertà nel senso di raggiungimento della pienezza di senso, possibile evidentemente solo presso Dio. Ma spiega bene che rispetto all’oggi sta parlando di una Verità in cammino, non di una verità compiuta; la libertà avverrà, non c’é ancora. Su queste parole mi pare di dover rigettare l’interpretazione proposta dall’articolo che rovescia la questione proponendo una specie di ossimoro irriverente (una slorta di “libertà vincolata”). Come se la storia o il raggiungimento della pienezza fossero compiuti.

          • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

            Per Luca

            “Troppe cose per dirle in una frase. Diciamo, rispetto alla vulgata UCCR
            Un cattolico che pensa la sua (nostra) Verità non come una clava da brandire ma come una testimonianza da dare con la propria vita. Sicuro che si imporrà davvero solo attraverso la libera scelta, perché se fosse imposta per legge diverrebbe per questo solo fatto una falsità. Basta e avanza per capirlo riferirsi al concetto di responsabilità come si può evincere da qualsiasi articolo di fede: dalle lettere di S Paolo al catechismo. Per questo stesso motivo anche un Cattolico che crede fermamente nel dialogo con tutti – nessuno escluso. In poche parole: un cattolico che crede nella laicità.”

            Beh ma se le cose stanno così non si può nemmeno definirti “cattolico progressista”. Pure io credo nel dialogo con tutti, e credo anche che ci debba essere la libertà di peccare (in caso contrario non ci sarebbe scelta), ma solo quando il peccato non coinvolge altri. No assoluto, quindi, ad aborto legale (che oggi viene spesso utilizzato come contraccettivo in extremis), adozioni gay, utero in affitto (sia per eterosessuali che per omosessuali) eccetera.

            Se sei d’accordo anche tu con queste cose allora sono perfettamente d’accordo con te quando dici “questo è l’essenziale e spero che almeno sui principi si possa concordare”.

            Riguardo all’articolo mi pare di oggi mi pare che tu lo abbia un po’ frainteso, sai? 🙂

            Un caro saluto.

            • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

              Io non sono daccordo con il definire le cose che dici come parte integrante della fede cattolica. Non vedo bi-univocità, solo un credo politico. Per quanto mi riguarda fai benissimo a pensarla come dici, lo trovo coerente con la tua fede e lo apprezzo. Non ti dirò come ,la penso io a riguardo I perché non saresti daccordo II perché non lo ritengo pertinente.

              • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

                Credo politico, dici? Impedire che i bambini vengano trucidati nei grembi delle loro madri e che si vedano privati di avere un padre e una madre è credo politico, per te?
                Guarda, pensala pure come vuoi ma non far passare le tue idee come cattoliche, per favore.

              • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

                Poi mi scrivi “fai benissimo a pensarla come dici, lo trovo coerente con la tua Fede”.
                Ma scusa, abbiamo entrambi la stessa Fede, siamo entrambi cattolici.
                Stai forse ammettendo di non essere cattolico?

                • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

                  Certo che abbiamo la stessa fede Vincent. Ad esempio entrambi abbiamo un rispetto sacrale per il mistero e la potenza della vita. Il comandamento “non uccidere” basta e avanza e non si capisce perché secondo te progressista voglia dire abortista.
                  Semmai progressista potrebbe (potrebbe) voler dire – rispetto ad un simile problema – piegarsi ad ascoltare la complessità dei casi umani, di tutte le vite in gioco (…) avendo comunque a cuore la vita del più debole, cioé del feto.

                  Proviamo a metterla così: la soppressione del feto é un crimine. La compressione della responsabilità di una madre, trasformare un possibile gesto d’amore in obbligo, potrebbe essere un male “minore” (?) ma resta pur sempre un male bello grosso.
                  Penso che questo tipo di considerazione valga più o meno per tutti i temi etici, penso che il punto di equilibrio sia difficile da trovare, penso che sia una responsabilità politica laica e penso che il problema per i cattolici sia quello di promuovere la responsabilità dei singoli piuttosto che gli obblighi di legge. Perché una legge resta pur sempre una questione formale che non risolve i problemi in sé (chi volesse abortire o altro lo farebbe comunque con costi e rischi sociali e personali molto maggiori).

                  Siccome siamo scivolati direttamente sulla politica la mia opinione é questa: noi cattolici siamo diventati minoranza e non sono sicuro che questo sia un male. A questo punto rispetto alle questioni che la politica laica ci propone meglio essere dentro le questioni e sforzarsi di promuovere per quanto possibile il nostro punto di vista o cercare di imporre (ahimé solo sul piano formale) i nostri principi magari cercando di tornare maggioranza ? Sono due posizioni radicalmente opposte che hanno evidentemente riflessi sul modo di concepire le libertà personali, il ruolo dello stato e delle leggi e perciò in generale hanno riflessi sul tema dell’articolo che stiamo commentando.

                  Scondo me i cattolici sono cattolici e basta, senza aggettivi.
                  Progressista é un aggettivo che non ho proposto io, l’ho solo riprerso in modo provocatorio. Tuttavia, rispetto alle questioni politiche, i cattolici possono avere sensibilità diverse perché la fede non é un’etica in sé (semmai ha conseguenze etiche sul piano personale). Forse si potrebbe dire (?) che progressista é quello che si sporca le mani con i laici. Ti assicuro che questo non vuole affatto dire “svendere” i propri principi come vorrebbe la vulgata UCCR quanto piuttosto – rispetto ai suoi principi etici – avere a cuore principalmente la responsabilità personale. Sua ed in prospettiva politica nella società.
                  Tradizionalista all’opposto sarebbe chi pensa la politica come lo strumento attraverso il quale costruire il regno o perlomeno la cittadella. Se questo é l’obiettivo, significa avere a cuore principalmente la Verità, cosa in sé bellissima. A mio modo di vedere (un modo progressista, nel senso indicato sopra), imporre la Verità per via politica essendo noi minoranza implica necessariamente chiudersi nella cittadella. Le implicazioni di una simile scelta sarebbero conseguentemente di segno opposto a quello cercato. E’ solo il mio modo di vedere ma la fede nel Vangelo e nella Chiesa resta il faro.
                  Spero di essere stato sufficientemente chiaro Vincent, il discorso é in sé parecchio complicato.

                  • Vincent Vega ha detto in risposta a Luca

                    Per Luca

                    “Certo che abbiamo la stessa fede Vincent. Ad esempio entrambi abbiamo un rispetto sacrale per il mistero e la potenza della vita. Il comandamento “non uccidere” basta e avanza e non si capisce perché secondo te progressista voglia dire abortista.”

                    Ottimo, mi fa piacere che su questo tu abbia le idee ben chiare. Perché molti cattolici progressisti che ho conosciuto personalmente erano invece favorevoli (ma poi lo vedi anche dalla statistiche, siamo un paese col 90 per cento di cattolici e il 60 per cento favorevole all’aborto, qualcosa non torna, decisamente)

                    “Semmai progressista potrebbe (potrebbe) voler dire – rispetto ad un simile problema – piegarsi ad ascoltare la complessità dei casi umani, di tutte le vite in gioco (…) avendo comunque a cuore la vita del più debole, cioé del feto.”

                    Certo, ma guarda che la Chiesa perdona le donne abortiste, se sono davvero pentite, e lo stesso vale per chi esercita quell’orribile crimine come professione. Il punto è che non c’è difesa del più debole in uno stato dove è permesso ucciderlo. Non deve essere permesso, punto. Vuoi fare la prostituta? Quella è una scelta tua, ma non deve esserti permesso di uccidere tuo figlio, così come non deve esserti permesso di andare a comprarlo all’estero con l’utero in affitto.

                    “Proviamo a metterla così: la soppressione del feto é un crimine. La compressione della responsabilità di una madre, trasformare un possibile gesto d’amore in obbligo, potrebbe essere un male “minore” (?) ma resta pur sempre un male bello grosso.”

                    Non me ne importa una sega, non deve esserti permesso. Punto. Promuovere la responsabilità e far capire il perché quella tal cosa è male è certsmente importante, ma non si può lasciar libero chi non vuole capire di fare certi crimini.

                    “Perché una legge resta pur sempre una questione formale che non risolve i problemi in sé (chi volesse abortire o altro lo farebbe comunque con costi e rischi sociali e personali molto maggiori).”

                    Di nuovo, non importa. L’aborto è un crimine, ed uno particolamente grave, e non è certo legittimandolo nelle coscienze e nelle leggi che risolvi certi problemi. Chi vuole abortire è giusto che si prenda dei rischi, esattamente come chi commette qualunque altro crimine. Che poi, se vai a leggere l’articolo di Uccr qui http://www.uccronline.it/2014/01/26/tutte-le-risposte-da-dare-a-chi-e-a-favore-dellaborto/ e vai al punto 15 potrai vedere che la Chiesa non preferisce la vita del figlio a quella della madre, ma sono entrambe ugualmente importanti.

                    “Siccome siamo scivolati direttamente sulla politica la mia opinione é questa: noi cattolici siamo diventati minoranza e non sono sicuro che questo sia un male”

                    Minoranza? Non mi risulta.

                    “A questo punto rispetto alle questioni che la politica laica ci propone meglio essere dentro le questioni e sforzarsi di promuovere per quanto possibile il nostro punto di vista o cercare di imporre (ahimé solo sul piano formale) i nostri principi magari cercando di tornare maggioranza ? ”

                    Su alcune questioni, come quelle trattate sopra, CERTO che dobbiamo cercare di imporre il nostro punto di vista, perché è semplicemente giusto. Libertà personale di peccare non implica la libertà di danneggiare altri.

                    “Progressista é un aggettivo che non ho proposto io, l’ho solo riprerso in modo provocatorio. Tuttavia, rispetto alle questioni politiche, i cattolici possono avere sensibilità diverse perché la fede non é un’etica in sé (semmai ha conseguenze etiche sul piano personale). Forse si potrebbe dire (?) che progressista é quello che si sporca le mani con i laici. Ti assicuro che questo non vuole affatto dire “svendere” i propri principi come vorrebbe la vulgata UCCR quanto piuttosto – rispetto ai suoi principi etici – avere a cuore principalmente la responsabilità personale. Sua ed in prospettiva politica nella società.”

                    Ma su questo punto di vista siamo d’accordo, ma quello che voglio dire è che la libertà finisce quando comincia quella di altri. Questo è bene tenerlo a mente.
                    Lasciati comunque dire che le tue posizioni non sono quelle tipicamente progressiste (ed è una cosa positiva), i cattolici progressisti che ho conosciuto io personalmente erano notevolmente diversi da te. Un mio collega è cattolico progressista, va a messa tutte le domeniche e ritiene che opporsi all’utero in affitto sia roba da retrogradi bigotti, per farti capire.

                    “Tradizionalista all’opposto sarebbe chi pensa la politica come lo strumento attraverso il quale costruire il regno o perlomeno la cittadella. Se questo é l’obiettivo, significa avere a cuore principalmente la Verità, cosa in sé bellissima. A mio modo di vedere (un modo progressista, nel senso indicato sopra), imporre la Verità per via politica essendo noi minoranza implica necessariamente chiudersi nella cittadella. Le implicazioni di una simile scelta sarebbero conseguentemente di segno opposto a quello cercato. ”

                    Io non sono nè tradizionalista nè progressista, ma ritengo che la responsabilità personale si fermi alla propria Fede e a come si intende la vita, non certo la libertà di fare certe cose che oggi sono permesse. L’Europa è ormai imbelle e senza valori, e se non ritorna cristiana diventerà islamica. Tienilo bene a mente, questo.

                    • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

                      Ti ringrazio della risposta Vincent
                      Non so, restiamo in disaccordo su molte cose ma credo che il nocciolo della questione sia proprio quello proposto dall’articolo che stiamo commentando. Non so se sono del tutto daccordo con Giussani, che a mio avviso gioca un pò con una certa ambiguità. Il punto mi sembra questo: che relazione c’é tra libertà, libero arbitrio, bene e Verità ?
                      Attenzione perché é forse IL problema cruciale della fede. Nella questione é nascosta la teodicea, il rapporto tra giustizia divina e presenza del male nel mondo. Appunto richiamavo l’attenzione sul recente articolo UCCR “perché Dio non dimostra una volta per tutte la sua esistenza?”
                      A mio modo di vedere il bene supremo implica in modo inestricabile e necessario la libertà e necessita un minimo di umiltà rispetto a Dio che conosciamo solo come attraverso uno specchio, per enigmi. Perciò: perché Dio ha permesso la libertà di scelta, compresa quella di rifiutarlo ? Bisogna capire il male morale ossia il “non essere” secondo S Agostino, ma contemporaneamente anche la creaturalità (i nostri limiti, il peccato originale) ed il male fisico, il dolore. Io penso che il bene possa essere in sé solo frutto di una libera scelta aòtrimenti si trasforma in male e credo che l’esistenza del libero arbitrio voglia dirci un pò questo mentre la libertà di cui parla Giussani può essere solo il frutto glorioso dei tempi ultimi e secondo me può essere solo ritardata dall’ossequio a regole di comportamento preconfezionate. Mi permetto di suggerirti una soluzione alla teodicea che mi pare molto semplice, poetica e bella. Si tratta di un passo di Theillard de Chardin e già mi fischiano le orecchie (…).
                      In un mazzo ci si stupirebbe di scorgere fiori imperfetti, “a disagio”, dal momento che i singoli elementi sono stati raccolti a uno a uno e artificialmente messi insieme. Al contrario, su di un albero che ha dovuto lottare contro gli incidenti connessi al suo sviluppo e quelli esteriori delle intemperie, i rami spezzati, le foglie lacerate, i fiori secchi, fragili o avvizziti si trovano “al loro posto”, esprimendo le condizioni più o meno difficili di crescita del tronco che li sostiene. Allo stesso modo, in un Universo dove ogni creatura formasse un piccolo universo tutto chiuso, voluto per se stesso e teoricamente trasponibile a volontà, avremmo qualche difficoltà a giustificare, nel nostro modo di vedere, la presenza di individui dolorosamente bloccati nelle loro possibilità e nel loro sviluppo. Perché questa gratuita ineguaglianza e queste gratuite restrizioni? In compenso, se il Mondo rappresenta veramente un’opera di conquista attualmente in corso; se, veramente, con la nascita veniamo lanciati nel pieno della battaglia, non possiamo fare a meno di intravedere che, per il successo dello sforzo universale di cui siamo insieme i collaboratori e la posta, sia inevitabile la sofferenza. Il Mondo, visto sperimentalmente al nostro livello, è un immenso brancolare, un’immensa ricerca, un immenso attacco: i suoi progressi sono possibili solo a costo di molti insuccessi e di molte ferite. I sofferenti, a qualunque specie appartengano, sono l’espressione di questa condizione, austera ma nobile. Non rappresentano elementi inutili o sminuiti, ma si limitano a pagare per la marcia in avanti e il trionfo di tutti. Fanno parte dei caduti sul campo.
                      Se sono capace di postare un link, lo puoi trovare contestualizzato e commentato qui (e già mi fischiano le orecchie una seconda volta). http://dimensionesperanza.it/aree/formazione-religiosa/teologia/item/7756-la-morte-nel-pensiero-di-san-paolo-e-di-teilhard-de-chardin-marco-galloni.html

                    • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

                      In una battuta, quello che sto cercando di dire é che il cristiano secondo me non si definisce in base ad un progetto da proporre al mondo ma da una ricerca di bene e Verità che ha certamente la strada ben tracciata da Cristo ma che deve necessariamente fare i conti con i nostri limiti, il peccato originale, il mondo che é fatto anche di non – credenti rispetto ai quali possiamo solo proporre una testimonianza perché altre strade o scorciatoie politiche non ce ne sono.

                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

                      Scusa ma cosa c’entra questo col lasciare che venga legalizzata ogni nefandezza possibile ed immaginabile? Cosa c’è di difficile da capire nel detto “la tua libertà finisce dove comincia quella degli altri” e quindi nell’opporsi a leggi che danneggiano terzi, come aborti e adozioni gay (per non parlare dell’utero in affitto)?

            • Luca ha detto in risposta a Vincent Vega

              Ricambio il caro saluto

    • Paolo Viti ha detto in risposta a Klaud.

      Se tu sei costretto a scegliere qualcosa è perché lo status in cui sei non è libertà, non è soddisfacente. La libertà di scelta è propria di una libertà incompleta, imperfetta: tant’è che deve scegliere “altro” per (illudersi di) essere tale.

      • Luca ha detto in risposta a Paolo Viti

        Se devo scegliere é perché le mie conoscenze sono limitate, se “sapessi già” la scelta sarebbe semplice e (forse) ovvia e sin qui concordiamo.
        Sarebbe corretto allora dire che la libertà di scelta é lo strumento proprio delle persone sufficientemente umili da riconoscere i propri limiti ? Sarebbe corretto dire che la libertà di scegliere é lo strumento proprio assegnatoci da un Dio che come ben spiegato altrove si nasconde, ci attribuisce responsabilità e aspetta il bene dalla nostra libera scelta anziché imporcelo bell’e fatto ? La libertà come parte inscindibile del bene ? Illusioni …

        • Luca ha detto in risposta a Luca

          Proponevo qui sopra il link all’articolo “Perché Dio non dimostra una volta per tutte la sua esistenza ?”
          Non é comparso, forse per insipienza mia

          • Andrea ha detto in risposta a Luca

            A me risulta che Gesù Cristo sia risorto… più dimostrato di così!
            Potremmo andare avanti mesi parlando delle dimostrazioni che ci sono state nella storia: persone fatte tornare dalla morte, la restituzione (testimoniata da rogito notarile) di una gamba amputata da 5 anni, miracolo salvavita testimoniato da futuro premio Nobel per la medicina… i fatti ci sono, poi sta al singolo volerli accettare o meno.
            La nostra volontà è libera, ma non si può dire che Dio ci abbia negato le prove di ciò che ci ha rivelato… Altro discorso è invece la posizione di chi dice “perchè Dio non si è manifestato indiscutibilmente a ME”, ma permettetemi di non commentarla.
            Viva Cristo Re

            • Klaud. ha detto in risposta a Andrea

              Nemmeno io voglio commentare la frase “perchè Dio non si è manifestato indiscutibilmente a ME” perché sarebbe una discussione sterile.
              L’atto notarile non è il miracolo, penso che quel miracolo sia più dovuto alla fede che ad altro.
              Sarà presunzione, ma mille testimonianze di terzi non valgono una constatazione diretta.

        • Paolo Viti ha detto in risposta a Luca

          Continui a confondere la “libertà di scelta” con la libertà in quanto tale, non capite il senso dell’articolo.

      • Riccardo_CS ha detto in risposta a Paolo Viti

        La libertà di Dio quindi è una libertà che non conosce la libertà di scelta?

        • Paolo Viti ha detto in risposta a Riccardo_CS

          La libertà di Dio non c’entra nulla con la libertà di scelta, ma con la soddisfazione e il compimento totale. La libertà cristiana non è il libero arbitrio, dover scegliere è dovuto ad una libertà ancora imperfetta che si compirà soltanto di fronte a Dio.

          • Riccardo_CS ha detto in risposta a Paolo Viti

            Ti sbagli, questa non è la visione cattolica, secondo cui l’uomo è proprio creato libero nel suo arbitrio.

            • Paolo Viti ha detto in risposta a Riccardo_CS

              Nessuno sta parlando di libero arbitrio, ma di libertà: confondi ancora le due cose (oltretutto il libero arbitrio venne teorizzato ben prima del cristianesimo).

              • Riccardo_CS ha detto in risposta a Paolo Viti

                Il concetto di libertà è inscindibile da quello di libero arbitrio e quindi non si può parlare di libertà senza parlare anche di libero arbitrio (non può esistere una libertà che prescinda dal libero arbitrio).
                Siccome mi sembrava che i due concetti venissero messi in contrapposizione, come se uno potesse escludesse l’altro, intendevo solo precisare che questa contrapposizione non può esserci.

                • Paolo Viti ha detto in risposta a Riccardo_CS

                  La libertà come viene descritta nell’articolo e la facoltà di scegliere (definita “libero arbitrio” in ambito filosofico e neuroscientifico) sono due cose separate, né opposte né unite. Tant’è che ti sto cercando di far notare che sei su un piano differente, la definizione di libertà è soddisfazione totale, compimento, non possibilità di scelta. Non puoi scegliere di essere realizzato completamente, non è una scelta che puoi fare perché non ne siamo in grado. Puoi scegliere semmai un’approssimazione della libertà nella proporzione in cui accetti di legare la tua vita a Dio, proprio perché aspiri ad essere totalmente libero. La libertà è uno status non è una capacità/facoltà umana.

                  • Riccardo_CS ha detto in risposta a Paolo Viti

                    Se si parla di compimento, bisogna che sia compimento di qualcosa, altrimenti stiamo usando le parole a caso, o in modo ambiguo, come dice Luca, e nell’uomo lo stato di libertà come compimento può essere solo il compimento dell’unica libertà che l’uomo conosce, cioè quella che nell’articolo viene definita “libertà in cammino”, cioè il libero arbitrio.
                    Ciò che non ha senso (ed è ciò che contestavo all’articolo nel mio primo intervento) è dire che la libertà (intesa come compimento, o status) non c’entra nulla con la possibilità di scegliere, cioè col libero arbitrio, mentre invece quella libertà è proprio il compimento (non necessariamente felice), delle scelte fatte, cioè del libero arbitrio.
                    Sarebbe come dire che il felice compimento di una scalata non c’entra nulla con la scalata stessa, o con le possibilità di scelta che si presentano durante la scalata, mentre invece il raggiungimento della vetta è proprio il compimento delle scelte fatte durante la scalata.
                    Anche la felice accettazione del vincolo di cui si parla nell’articolo, può essere tale solo se è il compimento di una libertà di scelta.
                    Non è corretto quindi quando dici che i miei interventi sono su un altro piano, perchè non esistono due piani di libertà per l’uomo, ma uno solo: quello del libero arbitrio che si compie nel tempo e diventa libertà compiuta.

  4. Giulio Quaresima ha detto

    La possibilità di scegliere (il libero arbitrio) è condizione necessaria della libertà. Ma la nostra libertà non è assoluta. La libertà vera è la libertà possibile.
    Le nostre scelte possibili sono innanzitutto vincolate dai nostri limiti: limiti fisici e intellettivi, anzitutto, quindi la vera libertà inizia con il riconoscimento della nostra natura, della nostra finitezza e della nostra mortalità.
    Ogni scelta è poi vincolata dalle sue conseguenze, non essendo questo un vincolo di possibilità, ma un vincolo etico, e dunque la vera libertà nasce dalla presa di coscienza che ogni nostra scelta ha delle conseguenze, e queste conseguenze possono a loro volta limitare le nostre scelte future. Per questo dobbiamo imparare, con l’esperienza, a valutare le possibili conseguenze di ogni nostra scelta e, per altro verso, a sopportare con pazienza i limiti alle nostre scelte attuali determinati dalle conseguenze delle nostre scelte – eventualmente sbagliate – del passato.
    Collegato con il precedente c’è infine il rapporto tra la nostra libertà e quella degli altri, secondo il vecchio adagio. Fino a che punto le nostre libere scelte non vanno a conculcare le libertà altrui? Se ci si pensa bene, sono davvero poche le scelte importanti che non abbiano delle conseguenze sulle possiblità di scelta degli altri. Questa considerazione ci porta necessariamente ad accettarne la reciproca, e cioè: siamo veramente liberi soltanto nel momento in cui sappiamo accettare i limiti che ci possono eventualmente venire dalle scelte altrui, e questa non è altro che la difficile arte della convivenza, che dobbiamo esercitare a tutti i livelli (dalla famiglia fino alla politica) e che non si finisce mai di imparare.
    Come spiega bene Recalcati parlando dell’anoressia – ma il discorso vale per qualsiasi ambito – l’incapacità di accettare tutti questi limiti porta inevitabilmente alla nevrosi.

    • Paolo Viti ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      La libertà vera non è quella possibile, quella possibile è una libertà limitata. Se siamo rapporto con l’Infinito, saremo liberi nella proporzione in cui lasciamo entrare questo infinito in noi, ci leghiamo a Lui.

    • Andrea ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      D’altra parte è empiricamente dimostrata la possiblità di trascendere sè stessi arrivando ad una qualità diversa di relazione con sè e l’altro (incluso l’Altro per antonomasia), cosa che modifica la libertà possibile in libertà vera.
      Questa possibilità è stata dimostrata empiricamente, solo per fare pochi esempi, da S. Francesco, Madre Teresa, o Chiara Corbella Petrillo (santa subito!)… Questo stato è la perfetta libertà, base della “vera letizia”; va notato che libertà perfetta e vera letizia sono entrambe indipendenti dagli accidenti del vivere perchè radicate nella realtà della Vita.
      Perdonate i miei limiti nell’esprimere la realtà della Grazia accessibile a ciascuno di noi … spero di essere uno stimolo a chi meglio di me saprà sviluppare questo tema.
      Viva Cristo Re

  5. maria ha detto

    Credo abbiate confuso il senso delle parole di Recalcati. Quando parla di vincolo non si riferisce ad un “legame” esterno da cercare (e che il 90% delle volte si trasforma in paraocchi ed ottusità mentale). Si tratta piuttosto di cose/persone/avvenimenti che accadono a prescindere dalla nostra volontà. E nei confronti dei quali si può provare odio (distruggendo così la propria esistenza) o amore (vedendo cosi la propria vita crescere). Saluti

    • Paolo Viti ha detto in risposta a maria

      Non c’è confusione, sono proprio le cose/persone/avvenimenti che diventano riflessi di Dio per il cristiano. Legandosi ad essi ci si lega a Lui, nella misura in cui essi sono Suoi testimoni. Ovviamente Recalcati non dice questo, ma è come se lo intuisse.

      • maria ha detto in risposta a Paolo Viti

        Io credo non sia mai intellettualmente onesto far dire alle persone ciò che non hanno detto. A prescindere dalle intenzioni, che di certo sono delle migliori. Ma in campo psicologico terapeutico le parole di Recalcati sono potentissime. Ed e’ un peccato (nonostante l’innocuita’ del contesto)travisarle ed accostarle a quelle (per me assolutamente incomprensibili) di Giussani.

        • maria ha detto in risposta a maria

          Circa la poca onestà intellettuale non vuole essere una offesa. E’ solo una costatazione. Nel titolo affermate che recalcati afferma che la libertà e’ in un legame. Non e’ vero. Semplicemente non lo dice. Avete piegato le parole dello psicologo a quelle (meno interessanti) di Giussani. E questo – senza offesa- non e’ onesto intellettualmente. Saluti

          • Dan ha detto in risposta a maria

            La libertà non puo sussistere comunque senza avere almeno un legame,perchè tale libertà assoluta coinciderebbe se ci si pensa alla totale solitudine con se stessi,è un prezzo che nessun essere umano potrebbe pagare volentieri,in qualunque cultura.

            Il prezzo della libertà assoluto per chiunque e di non avere quindi NESSUN (e con questa parola si disegna nemmeno un legame) è la solitudine.

            Quant esseri umani tollererebbero la totale solitudine?

            E quindi la libertà paradossalmente viene a coincidere con il cederne almeno una parte a qualcuno in varie forme.Rimane pur sempre libertà ma autolimitata dal soggetto,paradossalmente tale autolimitazione è vitale per l’essere umano credo.

            Uno schema senza nessuna regola temo che non coinciderà mai,forse, con la stessa natura umana.

            Lo è lo è il prezzo da pagare è intollerabile a chiunque,coinciderebbe con l’isolamento totale di un essere umano da tutti gli altri esseri umani,fosse anche la propria famiglia e i propri affetti,che sono legami.

            • Andrea ha detto in risposta a Dan

              Spingendo solo un pochino oltre la bella riflessione di Dan, il prezzo di questa libertà assoluta è l’inferno. L’inferno, infatti, tra le altre cose è solitudine assoluta, rifiuto di ogni rapporto, quindi assenza di relazione che non sia la sopraffazione inflitta o subita (la sopraffazione non ha bisogno di accettazione per esistere).
              Purtroppo anche l’inferno (unico luogo non creato da Dio, ma frutto dell’azione di chi lo abita) è il frutto di una libera scelta… l’ultima libera scelta di chi se lo infligge.

            • maria ha detto in risposta a Dan

              Gentilissimo Dan il mio intervento non mirava a stabilire se la libertà fosse o meno un legame. Quanto, piuttosto, se sia intellettualmente corretto far dire ad una persona ciò che non ha mai detto. Grazie mille e scusi se non sono stata chiara nel precedente commento

              • Paolo Viti ha detto in risposta a maria

                Maria il fatto che tu non capisca don Giussani è sintomatico del tuo livello di capacità di comprensione, non certo della non chiarezza di don Giussani. Allo stesso modo, il fatto che tu non capisca quello che dice Recalcati è un segno segno del tuo livello di comprensione del testo. Terzo, il fatto che tu attribuisci a me e agli utenti che rispondono la responsabilità dell’articolo è segno della tua tendenza al complottismo. Saluti.

                • maria ha detto in risposta a Paolo Viti

                  Gentile Paolo, la gente con i paraocchi in genere inizia ad offendere di fronte a chi ha visioni più ampie. E’ un copione standard che lei ha recitato benissimo. Entrando nel merito: Io ho compreso benissimo le parole di recalcati (visto che faccio il suo mestiere). Don Giussani e’ comprensibile solo alla gente della sua setta. Non ho mai attribuito agli utenti la responsabilità dell’articolo. Adesso continui pure ad offendere, recitando alla perfezione il suo copione. Grazie

                  • Paolo Viti ha detto in risposta a maria

                    Il problema è proprio il non riuscire ad entrare nel merito, segno del livello di capacità di comprensione. Non solo non hai compreso le parole di Recalcati (non c’è bisogno di fare il suo mestiere, basta saper leggere e comprendere), ma definisci anche un movimento ecclesiale tra i più diffusi al mondo una “setta”. Questa in psicoanalisi si chiama schiavitù intellettuale verso i propri pregiudizi ideologici, da ciò ne consegue che i tuoi giudizi in merito all’articolo non possono essere accettati in quanto viziati fin dalla sua origine. Grazia e te e cordiali saluti.

                    • maria ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Adesso al copione ” offendo perché non so motivare” ne ha aggiunto un altro: Quello dell’ “intellettualmente superiore”: L’unico capace di entrare nel merito e capire il linguaggio da iniziati della setta. Sono curiosa di vedere quale altro copione e’ in grado di recitare. Convinta del fatto che mi risponderà con nuove offese e nuove dichiarazioni sulle mie limitate capacità cognitive, eviterò di risponderle. Grazie delle conferme che mi ha donato e saluti

                    • Dom ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Sono odiose le psicologhe in astinenza da lavoro, provano a sfogarsi rendendo materia dei loro studi pure i dibattiti normali.
                      Piuttosto che criticare Don Giussani, cara signora, provi a ricercare un livello spirituale tale da capire il prossimo! Cerchi la fede! Non cerchi di guarire il prossimo partendo da studi e da analisi senza cuore!

                    • maria ha detto in risposta a Dom

                      Grazie del suggerimento. Lo terrò nella considerazione che merita.

                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Definire un movimento ecclesiale una “setta” è una forma di violenza culturale che va al di là dell’insulto. Per questo, cara Maria, sei squalificata come interlocutore perché schiava di un violento pregiudizio ideologico, il quale ti impedisce di intervenire con cognizione di causa. Un altro segno di immaturità intellettuale è il voler avere a tutti i costi l’ultima parola, anche non aggiungendo niente di costruttivo nel commento. Ad esempio il “Grazie del suggerimento. Lo terrò nella considerazione che merita”.

                      Questo spiega anche la tua incapacità di comprendere il servo di Dio don Luigi Giussani, per il quale è in corso il processo di beatificazione come segno di ringraziamento per il suo operato offerto alla Chiesa e a milioni di persone. Che tu, nella tua violenza culturale, definisci “capo di una setta”.

                    • maria ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Lei sorprende sempre: Tre copioni in uno stesso in Intervento. “offendo perché non ho ragioni da contrapporre”, “sono l’unico intelligente”, e terzo e più ridicolo: “guai chi tocca il capo setta che mi ha plagiato”. Grazie di nuovo delle conferme che da alla psichiatria.

              • Dan ha detto in risposta a maria

                @Maria
                Bhè non credo che anche Ricalcati infondo la pensi diversamente,avrà dei legami pure Ricalcati no?

                Tu suppongo intenda che Ricalcati non l’ha mai

                Poi magari non l’avra detta,questo non lo so, ma si comporta comunque come avere legami ,altrimenti come fare a vivere da umani?

                In ogni caso no non è corretto.Pero non penso che Anche Recalcati in qualche modo non condivida,anche se non glielo sentito dire.

                —-

                @Andrea

                Si in effetti ne si trae spunto nel Paradiso perduto di Milton,dove il diavolo,sarebbe pensato da Milton come un ricercatore della Libertà Assoluta,che assume un connotato di “ribellione”

                Concordo infatti che la libertà nel senso di scelta umana c’è ,ma spesso si sceglie anche in base ha degli assunti propri,che nè scludono altri,l’esclusione sarebbe l’autolimitazione.E quindi c’è ma è autolimitata.

                Se scelgo qualcosa ovviamente sto contemporaneamente escludendo qualcosa,questa esclusione è l’autolimitazione.Se scelgo un legame allora escludo in automatico di non poterne non avere alcuno,se scelgo una convivenza tra umani allora escludo una libertà assoluta che in effetti violerebbe la loro,se esercitata comunque mi isolerebbe dall’umanità.

                Direi che se metti un uomo o una donna completamente liberi soli su un isola (quindi senza legami di nessun tipo),non è che è felice di essere libero assolutamente,probabilmente impazzisce.

                Non che uno non deve ,con cio ,non avere spazi e momenti con la vita dove riflette con se stesso,meglio comunque il dolore che possono causare i legami,che l’inerzia e l’indifferenza.

                • Dan ha detto in risposta a Dan

                  Anzi potresti metterli in sudetta isola perfino tutto l’oro e le richezze del mondo,una bellissima macchina,una bellissima villa,qualunque cosa,quindi qualunque cosa rientri nel comune desiderio sul potere e la ricchezza,ma non sopravviverebbe ugualmente,perchè sarebbe come quelle cose inanimato e inerte.

  6. Paolo Viti ha detto

    Articolo molto bello, scrivete qualcosa di talmente profondo che il 99%, cattolici e non, delle persone non lo capirà perché abituata a ragionare con lo schema del mondo. Complimenti per aver osato.

    • maria ha detto in risposta a Paolo Viti

      Meno male che esiste lei, mente superiore, capace di capire cose oscure ai comuni mortali. Ma non si sente ridicolo a dire certe cose? O e’ il modo normale con cui giudicare il prossimo nella setta cui appartiene? Saluti

  7. nicola ha detto

    appassionandomi di teologia e di psicoterapia, mi piace pensare a partire da un “paradigma organizzatore del pensiero”: siamo tutti figli, non tutti siamo o saremo genitori, ma siamo tutti figli, dipendenti e con dei bisogni… e il “peccato di adamo” consiste nel trasformare il bisogno in un desiderio onnipotente, cercando di negare il bisogno e finendo con l’esasperare la “parte psicotica” delle nostre personalità. “la Verità vi farà (tempo futuro) liberi!”: già e non ancora…

  8. hicetnunc ha detto

    si parla di psicopatie psicanalitiche o di ciarpame psicanalitico?

  9. factum ha detto

    Nel mio Blog ho messo questa frase di Tagore “LA MIA LIBERAZIONE NON E’ NELLA RINUNCIA, SENTO L’ABBRACCIO DELLA LIBERTÀ IN MILLE VINCOLI DI GIOIA” quello che manca alla frase di Recalcati è la promessa del centuplo.

  10. Dom ha detto

    Il problema come dice Paolo non si pone. Chi ha scelto quelle idee che vanno tanto di moda piuttosto che Cristo faccia quello che vuole.
    Ma essi non possono danneggiare gli altri! Perché legittimando queste idee non si fa altro che mettere in discussione Cristo!
    Purtroppo se ci troviamo in questo stato: milioni di aborti, famiglie sfasciate, boom di antidepressivi, ci sarà un motivo?
    E’ colpa della Chiesa e della sua dottrina o quanto di una spasmodica ricerca effimera della libertà? Quindi la colpa morale, se vogliamo, è certamente di tutti, chi più chi meno ha contribuito, però sul piano storico con ogni evenienza questo “mito del progresso” a tutti i costi, che piace tanto a Luca, è stato la base per il mondo di oggi. E questo è fuori discussioni

    • Klaud. ha detto in risposta a Dom

      Da una parte il ”mito del progresso”, dall’altra la Chiesa che ha voluto, si può dire in esclusiva, l’onere e l’onore della guida morale della società e in definitiva si è rivelata inadeguata. Inadeguata perché la società si evolve, nel bene o nel male, la dottrina no perché non può.

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