Corrado Augias e la religione: ossessione “laica”?

Corrado Augias Famosa è la citazione di Heinrich Böll: “Gli atei annoiano perché parlano sempre di Dio”. Descrizione sicuramente vera per i vari Odifreddi e Veronesi, ma non tanto per Corrado Augias. Il moralizzatore di “Repubblica”, infatti, non si definisce “ateo”, ma credente «in una specie di armonia universale che ci unisce tutti». Una definizione simile alle convinzioni massoniche, probabilmente inspirata dall’amicizia con Gustavo Raffi, capo della più grande e potente associazione segreta, la massoneria per l’appunto. Nessuna insinuazione, ci mancherebbe, ma si sa che gli amici condizionano.

L’ossessione per la religione, in particolare cristiana, è però un fattore misteriosamente presente anche in lui. Non c’è articolo, non c’è libro, non c’è intervista in cui il noto showman televisivo non ci spieghi la malvagità dei cristiani. Qualche tempo fa, su sollecitazione di alcuni attivisti dell’associazione fondamentalista UAAR -che in lui vedono uno dei paladini delle loro idee-, Augias ha ospitato un dibattito sul ruolo e l’utilità della religione, apprezzando la funzione sociale della fede: «la prevalente religione cattolica è stata un potente strumento per la diffusione e il mantenimento dei “buoni costumi”, fino a quando è durato», ha scritto. «Quelle religioni che Marx definiva “oppio dei popoli” possono essere ancora considerate un utile rimedio, quando il resto manca». Qualche giorno dopo, avendo scatenato le ire ateiste, ha raddoppiato: «in un paese culturalmente insufficiente come il nostro la tenuta sociale portata un tempo dalla religione non è stata rimpiazzata da una sufficiente educazione alla democrazia con i suoi diritti ma anche con i suoi doveri».

Lasciando da parte le opinioni di Augias, che non è competente sia che si schieri a favore o contro l’utilità delle religioni nella società, è interessante invece leggere quel che scrisse Thomas Jefferson, uno dei fondatori degli Stati Uniti d’America: «il sistema morale del cristianesimo è il più perfetto e sublime che sia mai stato insegnato dall’uomo ed è una religione fra tutte le altre più amica della libertà, della scienza e della più libera espansione della mente umana» (Jefferson, “Writings”, The Libray of America 1984, p. 1125). Anche Hegel era dello stesso parere: «sono già millecinquecento anni che, mediante il cristianesimo, la libertà della persona ha iniziato a fiorire ed è divenuta, in una parte peraltro piccola del genere umano, principio universale» (citato in M. Caleo, “Hegel filosofo di babilonia”, Guida 2001, p. 145). Più recentemente il celebre filosofo laico Jürgen Habermas: «l’universalismo egualitario –da cui sono derivate le idee di libertà e convivenza sociale, autonoma condotta di vita ed emancipazione, coscienza morale individuale, diritti dell’uomo e della democrazia- è una diretta eredità ebraica della giustizia e dell’etica cristiana dell’amore. Questa eredità è stata continuamente riassimilata, criticata e reinterpretata senza sostanziali trasformazioni. A tutt’oggi non disponiamo di alternative. Anche di fronte alle sfide attuale della costellazione postnazionale continuiamo ad alimentarci a questa sorgente. Tutto il resto sono chiacchiere postmoderne» (J. Habermas, “Tra scienza e fede”, Laterza 2006, p. 34).

Seppur parlando a denti stretti di “mantenimento dei buoni costumi”, come se si trattasse di una sorta di galateo sociale, Augias concorda con i celebri pensatori citati: il cristianesimo non solo ha inventato e promosso i diritti umani, la libertà degli uomini e la democrazia, ma è stato anche il collante etico-morale della società occidentale. Perché in questo caso i laicisti si sono sentiti traditi da Augias? Lo ha spiegato il filosofo laico Marcello Pera: «Mai l’Europa ebbe tanto progresso quanto ne produsse al tempo in cui consumò i misfatti dell’Olocausto, dei Lager e dei Gulag. Non è il paganesimo che fonda la democrazia. E non sono l’agnosticismo, il laicismo o l’ateismo che nutrono la libertà. Se si vogliono la pace, la convivenza, il rispetto, occorre credere nei valori da cui tutto ciò dipende. I valori del cristianesimo sono ancora il miglior antidoto alle prevaricazioni di ogni tipo, compreso quelle consumate nel nome degli stessi cristiani» (M. Pera, “Perché dobbiamo dirci cristiani”, Mondadori 2008, p.101,102).

A favore o contro Corrado Augias parla solo ossessivamente di religione. Una vera spina nel fianco per chi vorrebbe eliminarla dallo spazio pubblico.

La redazione

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9 commenti a Corrado Augias e la religione: ossessione “laica”?

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  1. andrea g ha detto

    La classica ossessione ateistica: non si può dimostrare (ovviamente)
    che l’universo si sia “fatto da solo”, e quindi, più passa il tempo,
    e più diviene evidente la totale irrazionalità del pensiero ateistico.

  2. Michele ha detto

    Non penso che fosse questo ciò che voleva dire l’articolo, soprattutto perché provocazioni come queste provengono prima dalla parte ateista contro i cristiani

  3. Li ha detto

    già da tempo, pensavo che Augias fosse agganciato o affiliato) con la massoneria. E’ tipico di loro mettere sempre in guardia dal cristianesimo mostrando atrocità su atrocità e bugie a buon mercato.

    non si definisce “ateo”, ma credente «in una specie di armonia universale che ci unisce tutti».

    Questo è un tipico esempio di “fede” new age o comunque presa da altre religioni stile indiana americana, animista o che altro. O sbaglio?

  4. luca ha detto

    Mi sembrato un po’ ossessionati contro Augias.

  5. Umpalumpa ha detto

    Nonostante non sia d’accordo con molte sue idee, alle volte Augias mi ha sorpreso in positivo.

    Cmq

    “in un paese culturalmente insufficiente come il nostro la tenuta sociale portata un tempo dalla religione non è stata rimpiazzata da una sufficiente educazione alla democrazia con i suoi diritti ma anche con i suoi doveri”
    A parte l’incipit un po’ presuntuoso “educazione alla democrazia”…Cos’è? Parlo concretamente. Che cos’è? Si ok, libere votazioni, la laicità, la tutela delle minoranze, libertà di espressione ecc Tutte cose bellissime ma teoriche. Praticamente cos’è?
    Intendo…la democrazia a cui si riferisce Augias è laica. Non credo possa esisterne un’altra. Quindi ogni cittadino, a prescindere da cosa in cui crede (Dio, Budda, Yahweh, Nulla, Grande architetto, Non sa, Allah, Manitù, Visnù ecc) può liberamente dire come la pensa riguardo la “res pubblica”. Dagli argomenti più banali, comuni e pratici (costruzioni piste ciclabili, marciapiedi, raccolta differenziata) ai più complessi (temi etici). Poi sarà l’insieme dei cittadini a decidere se accettare o meno.
    Ma allora perchè alcuni laicisti urlano all’attentato alla laicità ogni volta che un cittadino esprime un parere non in linea con le loro idee?

    Il problema di questa frase di Augias è che non dice quali sono i valori sottostanti questa “educazione alla democrazia”. C’è libertà di espressione, oltre il semplice enunciato? Se un cittadino dissente con i “dogmi” del laicismo, si dichiara per esempio a favore della vita, della famiglia, quindi contrario all’aborto, può farlo? In Italia al momento teoricamente si. Però è indiscutibile che secondo una certa mentalità laicista questi cittadini non dovrebbero esprimersi. Infatti spesso le veglie di preghiera fuori dalle cliniche abortive vengono contestate, manifestanti silenziosi contrari ai matrimoni gay vengono picchiati, fini intellettuali discutono e sostengono che i credenti (come se credente fosse solo chi crede in Dio. Anche chi crede in nulla, ha il suo credo. Crede infatti che non ci sia nulla dopo la morte) dovrebbero manifestare privatamente (il che è una contraddizione in termini).
    A meno che non si voglia pensar male, mi ha sempre sorpreso come gli intellettuali “atei” “non cristiani” “cristianamente emancipati”, quelli che iniziano sempre dicendo “sono cristiano ma….” della serie “sono vegano ma mi sfondo di braciole”, abbiano sempre denunciato come attentato alla laicità qualsiasi proposta in linea con le idee cristiane fatta da liberi cittadini, mentre sono molto più “silenziosi” quando si è tentato di zittire quegli stessi cittadini oppure quando li si derideva.

    Che faccio, penso male??

  6. Klaus ha detto

    Alla frase di Böll fa da complemento questa di Luigi Pareyson: “Tale opzione [sull’esistenza di Dio] è eminentemente religiosa, anche quando si risolva in senso negativo, perché il ripudio di Dio è così strettamente legato all’accoglimento che in alternativa si può farne, che ne conserva sempre un’inconsapevole nostalgia”.

  7. attikus ha detto

    io sono non credente, non sono ossessionato dalla religione in alcun modo, ma, da cittadino che paga le tasse, tutte!, le faccio una domanda: perchè debbo contribuire a mantenere una associazione che per me non esiste? (ho volutamente evitato di utilizzare definizione spregiative)
    Non sarebbe più onesto farla mantenere da quanti ne fanno parte o scelgono di farlo?

  8. Klaus ha detto

    In uno stato democratico, che accoglie istanze di persone diverse e diversi gruppi sociali, è inevitabile che ciascuno si trovi a contribuire con le proprie tasse a spese che non condivide. Anche io le pago tutte e sapesse quanti modi di impiegare il denaro del contribuente ci sono che personalmente mi danno l’orticaria.
    Ma non mi sembra comunque che sia questo l’argomento essenziale del thread.

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