Il femminismo all’origine delle “madri narcisiste”

Madre e figliaNuovo articolo del noto psicoanalista Massimo Recalcati, supervisione clinico presso l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna ed editorialista di “Repubblica”. Nuova riflessione politicamente scorretta che porta dignità al quotidiano di Ezio Mauro, spesso ingabbiato nel pensiero unico.

Si parla della madre e indirettamente della rivoluzione femminista, periodo storico già ampiamente contestato da Recalcati sopratutto per quanto riguarda la cosiddetta “liberazione sessuale” che, ha spiegato, ci ha condotti in realtà nella schiavitù del sesso «compulsiva e priva di soddisfazione». Lo psicoanalista ha giustamente rilevato il passaggio da una cultura patriarcale, dove spesso «la madre del sacrificio era anche la madre che tratteneva i figli presso di sé, che chiedeva loro, in cambio della propria abnegazione, una fedeltà eterna […]. Trasfigurare la cura per la vita che cresce in una gabbia dorata che non permetteva alcuna possibilità di separazione».

Da questo rischio, troppo spesso verificatosi, si è però arrivati ai giorni attuali: «Alla madre della abnegazione si è sostituita una nuova figura della madre che potremmo definire “narcisistica”. Si tratta di una madre che non vive per i propri figli, ma che vuole rivendicare la propria assoluta libertà e autonomia dai propri figli». Recalcati non cita il femminismo, ma è ovvio che sia l’origine della distruzione del legame tra donna e maternità che ha fatto soffrire migliaia di madri mancate: «da una parte l’eccessiva presenza, l’assenza di distanza, il cannibalismo divorante, dall’altra l’indifferenza, l’assenza di amore, la lontananza, l’esaltazione narcisistica di se stessa. Il problema della madre narcisista non è più, infatti, quello di separarsi dai propri figli, ma di doverli accudire; non è più quello di abolirsi masochisticamente come donna nella madre, ma vivere il proprio diventare madre come un attentato, un handicap, anche sociale, al proprio essere donna».

Oggi, per fortuna, tantissime donne e giovani madri stanno avversando frontalmente queste convinzioni, la società si sta lasciando alle spalle gli orrori del femminismo (è di pochi mesi fa la proposta della rivista “Time” di abolire la parola “femminismo”), ma guardando indietro le macerie umane sono tante, causate dall’«ossessione per la propria libertà e per la propria immagine che la maternità rischia di limitare o di deturpare. Si tratta di una inedita patologia (narcisistica) del materno. Si tratta di donne che vivono innanzitutto per la loro carriera e, solo secondariamente e senza grande trasporto, per i loro figli. In gioco è la rappresentazione inedita di una madre che rifiuta (giustamente) il prezzo del sacrificio rivendicando il diritto di una propria passione capace di oltrepassare l’esistenza dei figli e la necessità esclusiva del loro accudimento. Se la maternità è vissuta come un ostacolo alla propria vita è perché si è perduta quella connessione che deve poter unire generativamente l’essere madre all’essere donna. Se c’è stato un tempo — quello della cultura patriarcale — dove la madre tendeva ad uccidere la donna, adesso il rischio è l’opposto; è quello che la donna possa sopprimere la madre».

La redazione

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14 commenti a Il femminismo all’origine delle “madri narcisiste”

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  1. Fabrizia ha detto

    Sono quasi completamente d’accordo con l’articolo. Mi piacerebbe, però, che ogni volta che si critica il femminismo si aggiungesse una piccola frasetta, del tipo:” Certo però che se gli uomini non avessero abusato troppo e troppo a lungo del loro potere, costringendo le donne in ruoli da loro stessi decisi e delimitati, facendo spesso del grande dono della maternità uno strumento di oppressione…forse il femminismo non sarebbe mai nato”. In fin dei conti, abbiamo tutti imparato a scuola il celebre principio di Newton:”Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”.

    • Fabrizia ha detto in risposta a Fabrizia

      E aggiungo. Mi piacerebbe anche che ogni volta che si parla di aborto, non se ne facesse esclusivamente una responsabilità della donna. Mi risulta che le donne non si fecondano da sole. C’è sempre un invitato di pietra da qualche parte, che non si vede mai e di cui si parla troppo poco. Aborto: responsabilità di una donna, certo. E, altrettanto pesante, di un uomo.

      • mario ha detto in risposta a Fabrizia

        forse il femminismo lo capisce solo una donna maltrattata.
        forse il suo superamento lo capisce solo una coppia che si vuole bene sul serio.

      • Li ha detto in risposta a Fabrizia

        Vero, non sempre è responsabilità della donna ma vorrei far notare che oggi come oggi non ci sono solo uomini arrapati ma anche donne più aggressive sessualmente. L’impotenza maschile è data anche da questo.

        Facciamo un 50/50 di responsabilità.

    • Alèudin - preghierecorte ha detto in risposta a Fabrizia

      Sono d’accordo con te Fabrizia; purtroppo il femminismo è rimasto incastrato nella “reazione” come giustamente dici, degenerando in una sorta di vendetta contro il maschio.

      Per questo non sono molto d’accordo con le varie attività per la parità di genere che vedo in giro in quanto puntano a livellare uomo e donna invece di esaltarne le differenze per un reciproco arricchimento.

      Noi maschi miglioriamo collaborando con le donne e le donne migliorano collaborando con gli uomini.

      Bisogna puntare ad una relazione/alleanza/collaborazione fra i sessi.

      • Fabrizia ha detto in risposta a Alèudin - preghierecorte

        Sono assolutamente d’accordo con te. Forse il femminismo era una fase di reazione necessaria. Adesso però sarebbe opportuno andare oltre.Penso anch’io che non serva a nessuno, nemmeno agli uomini, appiattire le donne sul modello maschile. Il Creatore ha voluto due sessi perché si arricchissero reciprocamente. È meravigliosa la collaborazione fra i sessi, nel pieno rispetto per il genio di ciascuno.

      • Li ha detto in risposta a Alèudin - preghierecorte

        Noi maschi miglioriamo collaborando con le donne e le donne migliorano collaborando con gli uomini.

        Bisogna puntare ad una relazione/alleanza/collaborazione fra i sessi.

        Su questo sono d’accordissimo. Però non cancellerei il termine femminismo dagli annali della storia. Allora dovremmo togliere anche fascismo, omunismo, nazismo e così via. E’ successo e basta. Non si può eliminare la storia. E non chiamarlo più femminismo non lo cancellerà comunque.

  2. Engy ha detto

    ne parla anche quella simpaticona tollerantissima della Lipperini, leggete un po’:
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2015/03/02/le-madri-recalcati-e-i-due-liocorni/#comments

  3. riccardo ha detto

    Recalcati non perde il brutto vizio di generalizzare singoli casi (come già fece con Conchita Wurst). Detto questo, l’articolo si inventa una connessione col femminismo che Recalcati sicuramente non ha mai inteso.

  4. mario ha detto

    il femminismo è (stato) un movimento di reazione. e come tale finisce se si esauriscono i presupposti da cui è nato.
    parliamo quindi di uomini e di padri. con i limiti della generalizzazione, oggi molti padri sono consapevoli del loro ruolo, del fatto che devono fare tutto in casa, che devono essere autorevoli e amorevoli coi figli, e prendono parte in toto all’ educazione, essendo presenti. le consorti a questo punto non rivendicano , ma vivono un progetto portando i pesi insieme, in una relazione matura per entrambi. se questo voleva raggiungere il femminismo possiamo dirgli grazie e salutarlo.

  5. Umberto P. ha detto

    Sono d’accordo con voi che certe figure sono caricature di donne e di mamme, tipo la “velina” che fa la dieta mentre è incinta e vede in generale i figli come merce da avvocato in caso di divorzio, e ostacolo per la propria carriera e bellezza.Ma nel mondo reale, quasi tutte le mamme che conosco vorrebbero stare molto di più con i figli piccoli, e molte di loro lavorano solo per garantirgli un futuro migliore, o magari addirittura per arrivare a fine mese!

    • Eli Vance ha detto in risposta a Umberto P.

      Giusta osservazione, purtroppo fa piu’ rumore un albero che cade, soprattutto a livello mediatico e politico, che una foresta che cresce.

  6. Donne controfem ha detto

    Da donne vi diciamo che il femminismo è diabolico. Non è possibile rompere la connessione tra la madre e la donna perché l’essere donna è intrinsecamente materno e intrinsecamente nuziale.

    • Dario* ha detto in risposta a Donne controfem

      Per completezza comunque, analogamente non è possibile separare la condizione maschile dall’essere anche paterna ed altrettanto nuziale. Magari non è raro che lo si faccia ma non è certo un giovamento né per chi lo fa né per chi gli sta accanto

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