Le corbellerie di Gilberto Corbellini contro il discorso del Papa

Gilberto CorbelliniAnche oggi, come ieri, parliamo del dirompente discorso di Papa Francesco all’Associazione medici cattolici italiani. Parole durissime -a favore dell’obiezione di coscienza, contro l’aborto, l’eutanasia, la fecondazione assistita e contro la loro giustificazione tramite una “falsa compassione”- come mai utilizzate da lui e, forse, nemmeno dai suoi predecessori. Parole che hanno fatto il giro del mondo mediatico, con pochi tentativi di annacquare un intervento assai scomodo per la “cultura dello scarto”.

Con poche parole -qui il discorso integrale– sono state demolite le ricostruzioni dei vaticanisti più gettonati dei media laicisti -da Marco Politi a Giacomo Galeazzi- secondo cui con Francesco la Chiesa avrebbe smesso di “intromettersi” nella bioetica e nella sua legiferazione (anzi, complimenti a Marco Ansaldo di “Repubblica” per un articolo stranamente onesto e chiaro). Con poche parole sono state demolite le ricostruzioni dei cattolici tradizionalisti che parlano di Francesco come un “apostata” perché avrebbe abdicato la dottrina per farsi benedire dai media e non essere segno di contraddizione per il mondo (ha in realtà spiegato di voler intervenire su queste tematiche non in continuazione ma solo all’interno di un contesto).

Se andiamo a valutare la reazione di oggi dei media, possiamo osservare una sola critica esplicita e qualche tentativo di minimizzare l’intervento di Francesco. “La Stampa” ha, ad esempio, intervistato Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici il quale ha difeso la legittimità dell’obiezione di coscienza dei medici, ma teorizzando un fantomatico “diritto all’aborto”, inesistente come ha confermato Vladimiro Zagrebelsky (mentre è un diritto l’obiezione di coscienza). Sopratutto ha sorvolato sulla parte in cui Francesco spiega che l’opposizione all’aborto è anche di tipo scientifico: «E’ un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema […] Nel pensiero antico e nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!». Il dott. Bianco come si pone di fronte a questo? O, meglio, secondo lui perché oltre l’80% dei medici è obiettore di coscienza, ovvero non vuole uccidere un altro essere umano? Su questo punto Bianco ha preferito non pronunciarsi.

Passiamo al dott. Paolo Scollo, presidente della Società Ginecologi Italiani. «Io sono obiettore di coscienza perché ho fede, credo nella possibilità di dare la vita», ha subito coraggiosamente affermato. Peccato che non abbia avuto anche il coraggio di parlare dell’aborto come “omicidio”, preferendogli il termine “peccato”, spostando dunque la questione su un punto di vista religioso-teologico, mentre Papa Francesco ha avuto il coraggio di parlarne da un punto di vista scientifico, come abbiamo visto più sopra. L’aborto è un uccisione, dice il Papa, e uccisione è sinonimo di omicidio anche se il termine non piace al dott. Scollo. Essendoci una legge che legittima l’omicidio è chiaro che il presidente dei Ginecologi debba applicarla, più difficile comprendere come si possa vivere con una palese contraddizione etica. Il dott. Scollo cerca di uscirne spiegando che l’aborto legalizzato sarebbe il male minore perché, per lo meno, «le interruzioni di gravidanza avvengono in modo sicuro». Ma interrompere la gravidanza significa uccidere una vita, altrimenti perché essere obiettori di coscienza? Come è possibile essere favorevoli ad un omicidio purché avvenga “in modo sicuro”? Per essere coerente, inoltre, il dott. Scollo dovrebbe essere favorevole anche alle stanze del buco, in modo che i drogati possano drogarsi “in modo sicuro”. E, di conseguenza, anche all’eutanasia, dato che permette un “suicidio sicuro” al contrario dei suicidi violenti (buttarsi già da un ponte e impiccarsi). Eppure non è così.

Infine, tocca a Gilberto Corbellini, noto storico della Medicina nonché co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, l’unico che si è palesemente opposto al discorso di Papa Francesco, usando però un’argomentazione sul “Garantista” completamente contraria alla realtà. «Non ci sono argomenti empirici o razionali che consentano di dimostrare che non consentire l’aborto, l’eutanasia e la fecondazione assistita si fa del bene alle persone», ha addirittura affermato. E vediamo perché: «Dove l’aborto è vietato la salute riproduttiva delle donne è a livelli più scarsi». Eppure è abbastanza noto (ne abbiamo parlato in uno nostro dossier) che i migliori Paesi in cui la salute riproduttiva delle donne è maggiore sono l’Irlanda e il Cile, due Paesi in cui l’aborto è pesantemente e completamente vietato. Nel 2013, ad esempio, sul “Journal of American Physicians and Surgeons” si sono confrontati i dati sanitari nazionali per un periodo di 40 anni tra l’Irlanda e la Gran Bretagna, rilevando migliori risultati sulla salute materna in Irlanda, dove l’aborto è fortemente ristretto, rispetto alla Gran Bretagna, dove è legale dal 1968. E lo stesso è stato fatto su “Plosone”, rilevando gli stessi risultati per quanto riguarda il Cile.

Lo Storico della medicina purtroppo ignora questi studi e continua con le sue “dimostrazioni”: «Dove sono legalizzati il suicidio medicalmente assistito e l’eutanasia i malati sono più sereni e meno a rischio di abusi da parte di parenti e medici». Un’altra sciocchezza: proprio il “British Medical Journal” ha pubblicato un articolo di Kevin Fitzpatrick, ricercatore di un’associazione per i diritti dei disabili, il quale ha affermato: «i disabili hanno bisogno di sentirsi al sicuro», mentre la legge sull’eutanasia «intacca un senso di sicurezza già traballante nell’assistenza medica, e rappresenta una minaccia ulteriore per il benessere dei disabili, per il proseguimento delle cure, e per la vita stessa». Il ricercatore ha anche citato le parole di un chirurgo olandese, McColl: «molte persone anziane negli ospizi dei Paesi Bassi hanno così paura dell’eutanasia che portano un cartellino con scritto che loro non la vogliono». L’European Institute of Bioethics (EIB), con sede proprio in Belgio, ha presentato una relazione in cui spiega come la legge sull’eutanasia sta rendendo pericolosa la situazione sociale in quanto ha perso ogni freno di controllo: l’8% dei pazienti è stato ucciso senza alcuna imminenza della morte naturale e la prevista richiesta scritta del paziente mancava nel 94% dei casi. In uno altro studio, del Canadian Medical Association Journal (CMAJ), è stato rilevato che in Belgio su 208 decessi, 66 erano privi di autorizzazione da parte dei pazienti.

Ma lo storico della medicina Corbellini non conosce nulla nemmeno di tutto questo. E prosegue: «Non esiste un solo studio che dimostri un danno alle persone che vengono al mondo tramite fecondazione assistita». Eppure lo stesso Carlo Flamigni, strenuo difensore della fecondazione artificiale ha messo spesso in guardia nel suo “La procreazione assistita” (Il Mulino 2002) dai seri pericoli di «comparsa di un’anomalia tardiva», specie «malattie di tipo degenerativo riguardanti il sistema nervoso e i muscoli» (p. 54). Per non parlare di: gravidanze tubariche, gravidanze multiple fino a sei gemelli (con evidenti rischi), lesioni vascolari, altissima mortalità perinatale (20%), aborti ripetuti, gravidanze extrauterine, parti prematuri, bambini nati piccoli, parti operativi, “riduzione embrionale” con «conseguenze drammatiche sull’equilibrio psicologico della madre», gestosi, placente previe, malformazioni fetali (pag. 65, 66, 73, 74). Su “Fertility and Sterility” i ricercatori del Danish Cancer Society Research Center hanno inoltre rilevato che la fecondazione assistita è associata a un rischio maggiore di cancro nei bambini, mentre sul “New England Journal of Medicine” si è rilevato che «il rischio di difetti alla nascita nelle gravidanze scaturite da trattamenti per la fertilità si attesta all’8,3 per cento, contro il 5,8 delle gravidanze normali». Potremmo continuare oltre, ricordiamo soltanto la relazione che l’associazione “Scienza e Vita” ha pubblicato sugli studi pubblicati circa i rischi e gli svantaggi per chi nasce tramite fecondazione assistita.

Come si evince, non ci sono argomenti empirici o razionali che consentano di dimostrare che consentendo l’aborto, l’eutanasia e la fecondazione assistita si faccia del bene alle persone, alla loro dignità e che, essere a favore di queste pratiche, non sia “falsa compassione”. Rimane dunque il dirompente discorso di Francesco, mentre quelle di Corbellini restano corbellerie ideologiche del co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni.

La redazione

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