Omosessualità: «uscirne si può, io l’ho fatto!»

Dopo averne verificato la veridicità biografica, pubblichiamo la testimonianza di Adamo Creato (il nome è a protezione della privacy). Seppur citate, non si avvallano “terapie” o “guarigioni”, ma si racconta un’omosessualità indesiderata dalla quale il protagonista è “uscito”, trovando/ritrovando il suo potenziale eterosessuale. La stessa esistenza degli ex-gay è “politicamente scorretta”, crea scomodità, è ignorata dai media e sono persone spesso vessate dall’associazionismo Lgbt. E’ dunque ancora più importante ascoltare quel che di così “fastidioso” hanno da dire.

 
di Adamo Creato*
*ex omosessuale
 

Sono un ragazzo romano di 28 anni che non si è fatto mancare nulla. Vivendo in perenne atteggiamento di ricerca, non riesco a farmi bastare un “è così… punto”. Cerco continuamente i motivi delle cose della mia vita. Ho iniziato a sentire il SSA (same sex attraction) quando ero impegnato già da tempo ad esplorare la sessualità con le ragazze. Presto ho capito che il mio aspetto fisico risultava molto attraente agli occhi delle ragazze e di questo mi sentivo fiero. Ho iniziato ad accorgermi, però, che quell’ascendente lo avevo anche sui ragazzi omosessuali e… ho provato. Da quel momento qualcosa è successo nel profondo di me stesso, tanto da crearmi una dipendenza, finché quasi non distinguevo più se il partner sessuale col quale mi intrattenevo era un uomo o una donna.

Sono entrato con tutti e due i piedi nel “mondo gay”, in quello delle amicizie, del “sesso creativo”, delle sostanze, dei locali, del linguaggio “da gay”, dell’attivismo. Ho abbracciato ipso facto il “gay pensiero” secondo il quale “gay è meglio” attraverso un indottrinamento sistematico indirizzato al raggiungimento dello status di “gay risolto” ovvero del gay, orgoglioso d’esserlo, che ha terminato il processo di accettazione di se stesso quale esponente di un genere sessuale perfettamente autentico e naturale. Ero (e sono) cattolico ma preferivo stordirmi piuttosto che pensare, e abbandonai la fede.

Però non si scappa: puoi nascondere anche l’evidenza ma quel nodo che hai dentro, se non cerchi di scioglierlo, continua a stringere finché si palesa dolorosamente. E fu così che mi accorsi che quel mondo che stavo vivendo come una sorta di terra promessa non dava nessuna risposta alle mie questioni vitali. Ho iniziato allora ad approfondire. Ho voluto capire me stesso, capire perché, nonostante avessi tutto, in realtà rimaneva solo un vuoto interiore, un’insoddisfazione che gridava vendetta. Ingaggiai la ricerca spasmodica di tutto ciò che poteva darmi delle risposte. Ho studiato approfonditamente tutto ciò che c’era da approfondire: dalla storia del movimento di liberazione omosessuale, al magistero della Chiesa cattolica, dalla GAT (Gay Affirmative Therapy) alla Terapia Riparativa di Joseph Nicolosi. Ho studiato, partecipato a convegni, approfondito, discusso, contestato. Sono passato e ripassato attraverso molti stadi: andavo e venivo da diverse convinzioni. Passavo dal sentirmi con tutte le mie forze un “orgoglioso finocchio” alla convinzione di essere totalmente schiavo delle mie passioni. E continuavo a cercare, studiare, approfondire, discutere, litigare… perché nulla mi dava mai una risposta che stimolasse il mio primo passo verso una direzione (“sono e voglio essere gay“) o l’altra (“provo attrazione verso persone del mio stesso sesso ma questo non mi rende felice e non lo desidero più“).

Oggi ho capito molte cose di me stesso. Ho capito soprattutto che tutte le volte che, all’attrazione omosessuale ho fatto seguire i fatti concreti, sono entrato in contrasto con la mia serenità. “Non sei mai stato omosessuale”, mi viene detto, “ma forse hai solo voluto esplorare un ambito che ti incuriosiva. Oppure sei bisessuale con prevalenza eterosessuale e le tue convinzioni catto-bigotte ti impediscono di vivere serenamente queste esperienze”. La mia storia personale, invece, mi portava ad altri ragionamenti e conclusioni diverse. Ho iniziato a capire che quelle attrazioni non erano spontanee né volute. Cosa cercavo assecondando quelle pulsioni? Cosa le provocavano e quali effetti avevano nella vita di tutti i giorni? Come avevano modificato il mio punto di vista e le relazioni sociali? Ne stavo avendo un vantaggio? Le desideravo? Domande che rimanevano senza risposta finché mi accorsi che erano proprio le domande che avevo imparato ad evitare. L’unica teoria accettata dagli attivisti gay è: “divertiti e fai quello che ti piace, momento per momento; non esiste nulla di giusto o sbagliato, esiste solo quello che ti piace.” E con questa filosofia di vita impari a non porti domande: quello che conta è combattere tutto ciò che impedisce il tuo edonistico stile di vita.

E’ stato doloroso ammettere a me stesso di essere una persona debole, incline alle dipendenze, ma questo mi ha aperto la strada alla possibilità di conoscere i meccanismi profondi che gestivano la mia vita e che mi avevano portato ad una depressione profonda. Nonostante fosse rimasta dentro di me l’idea di un Dio misericordioso, sentivo che se Dio esisteva, certamente mi rifiutava e mi giudicava. Questo sentimento era in netto contrasto con quel Dio amoroso che la Chiesa mi aveva sempre predicato, ma era quello che avevo imparato dalla “predicazione gay”. Incontrai un vecchio amico, un fratello nella fede, anch’egli caduto nella trappola dell’omosessualità. Quel giorno, senza dilungarmi sugli avvenimenti “casuali” che portarono a quell’incontro, è stato per me la risposta a tutte le domande e alla situazione di prostrazione psicologica e spirituale in cui mi trovavo.

Se c’è un luogo in cui sei sempre accolto ed amato, dove non vieni giudicato ne tantomeno condannato è la Chiesa. E’ il luogo della misericordia e delle risposte concrete alle tue sofferenze. La Chiesa cattolica mi ha accolto con una tenerezza ed una competenza impressionanti, senza chiedermi nulla: è questo il suo modo d’agire. E’ l’unico luogo dove chiunque trova ristoro per la propria anima. E’ un utero dove vieni rigenerato ad una vita nuova, senza sforzo. Non è questione di “impegno” personale, di aderire a dei comandamenti, obbedire ad una morale. Ma è rinascere come una nuova creatura, una gestazione. Dio non ti toglie i peccati, non ti fa vivere come un alieno fuori dal mondo e staccato dai tuoi simili. Per questo il cristiano non giudica nessuno perché conosce se stesso, conosce le sue debolezze e le sue miserie: ha imparato che se dipendesse da lui sarebbe molto peggiore di colui che pretende di giudicare. E se qualche meraviglia accade nella sua vita è grazie alla misericordia di Dio.

Oggi, grazie ad un cammino di fede mi sento liberato dai lacci dell’omosessualità, dalla dipendenza del sesso e della pornografia. Ma soprattutto ho imparato che non sono un monolite inattaccabile perché le cadute sono sempre dietro l’angolo. Ma quello che mi rende sereno è che se cado mi rialzo. Non è più questione di omosessualità o di superbia o di adulterio: tutti siamo deficienti in una cosa o in un’altra. Ma l’importante è non disperare, avere pazienza con se stessi e rialzarsi dopo ogni caduta. E’ tutta un’altra cosa. Oggi posso dire di essere, rispetto all’omosessualità, una nuova creatura, una persona salvata da quello che mi rendeva la vita impossibile. Oggi la mia metà non potrebbe che essere una ragazza. Sebbene non abbia mai provato disinteresse nei confronti delle ragazze, oggi provo -con gratitudine verso Dio-, disinteresse sessuale nei confronti dei ragazzi. Qualcuno potrebbe dire (e lo fa) che ho trovato un escamotage per azzittire i miei sensi di colpa, ma uscire dall’omosessualità non è un cammino esclusivamente religioso. Moltissime persone percorrono con successo cammini o esperienze diverse e tutte sono degne di rispetto.

 
Aggiornamento 23/10/11: in seguito al discutibile assalto mediatico contro questa testimonianza da parte della giornalista Eleonora Bianchini, su “Il Fatto Quotidiano”, abbiamo pubblicato una risposta chiarificatrice

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