Il mea culpa di Socci. Grazie Antonio, ora ti riconosciamo

antonio socci«D’ora in poi, se mi occuperò della situazione della Chiesa, eviterò accuratamente di usare espressioni che possano involontariamente alimentare animosità e rancori». Un imprevedibile colpo di scena: Antonio Socci depone le armi.

Dopo quattro anni di viscerale istintività, ieri abbiamo riconosciuto l’intellettuale cattolico che conoscevamo. «Non sono uno a cui non piaccia il confronto, anche vigoroso e polemico», ha scritto sul suo sito web il giornalista, il più seguito animatore dell’odierno antipapismo. «Ma quella a cui stiamo assistendo è ormai una sorta di guerra civile tra cattolici, una criminalizzazione reciproca in cui non si ravvisa più molto di cristiano. E non va bene. Non si può andare avanti così».  Un bel gesto, gli fa onore. Forse una lettura un po’ esagerata della situazione, lo storico Enrico Galavotti parla più correttamente di “microcosmo antibergogliano” rumoroso e militante, al quale si sta opponendo un numero sempre maggiore di cattolici che finora hanno sopportato silenti.

Ma i toni sono troppo alti, è da mesi che lo diciamo cercando anche di correggere le infamanti strumentalizzazioni e falsificazioni del pensiero di Francesco, a costo di entrare nell’arena inimicandoci alcuni nostri stessi lettori. Socci però ha sorpreso tutti, annunciando il cambio di registro per non voler più «contribuire a questo clima da “guerra civile fra cattolici”». Perché, lo ammette, «ho dovuto constatare che nei confronti di papa Bergoglio, in particolare nei social, vengono usate da alcuni delle espressioni che sono del tutto inaccettabili». E, ha proseguito, non bisogna «usare parole o giudizi che travalicano la normale e corretta critica». Le pesanti offese, aggiungiamo noi, sono purtroppo rivolte anche ai cardinali Burke e Caffarra, come abbiamo dovuto constatare prendendo le loro difese.

Crediamo alle sue buone intenzioni ma, per restare fedele alla sua promessa, dovrebbe riconoscere che gran parte di queste inaccettabili espressioni contro Francesco sono uscite prima di tutto dalla sua stessa bocca. Solo tre giorni prima, ad esempio, parlava di «regime dispotico bergogliano», di un Papa amante dei «leccacalze che va su tutte le furie quando qualcuno osa confrontare il suo spietato dispotismo con la proclamata misericordia!». Questa non è una normale e corretta critica. In questi anni il giornalista di Libero ha accusato Papa Bergoglio di qualunque cosa: complicità ai dittatori anticristiani, di voler distruggere la Chiesa, di favorire l’aborto e la distruzione della famiglia, di odiare i cattolici, di sfruttare i poveri per farsi bello ecc. Francesco è stato indicato come responsabile diretto di ogni evento negativo: dai preti pedofili all’abbandono delle vocazioni, dai discorsi controversi di un prete in periferia ai titoli sbagliati di una testata cattolica, dagli attentati terroristici al calo demografico. Contro il Papa ha usato estrapolazioni di frasi dei suoi predecessori, di santi e mistici, accompagnate da sgradevoli fotomontaggi. Senza parlare della guerra civile che il giornalista ha mosso contro i colleghi cattolici di Avvenire e di Vatican Insider.

 

libri socci bergoglio

 

Da questo piccolo estratto, si capisce l’importanza dell’annuncio di Socci di voler intraprendere un comportamento cristiano: «Ho deciso di tirarmi fuori da questa mischia, eviterò accuratamente di usare espressioni che possano involontariamente alimentare animosità e rancori, cercando le espressioni che più invitino al dialogo fraterno. E vorrei che questo “codice” fosse condiviso, così da riportare il confronto dentro i binari cristiani».

Rilanciamo il suo invito a pregare per il Santo Padre, perché possa essere più chiaro possibile nei suoi pronunciamenti, evitando qualunque incomprensione o ambiguità. Una preghiera anche ai “confusi”, perché affrontino la loro confusione non rivolgendosi a Facebook, ma ai riferimenti spirituali predisposti dalla loro diocesi locale, senza scaricare pubblicamente colpe su colpe al Pontefice. La perplessità su certi discorsi del Papa o su alcune scelte di governo è legittima se rispettosa, sappiamo tutti però che si è andati ben oltre alle “fraterne critiche” nella foga di voler correggere e redarguire il Vicario di Cristo dalla propria cameretta, in nome delle proprie effimere opinioni sulla dottrina cattolica e su cosa la Chiesa dovrebbe dire o fare. Il compito del cattolico è l’umiltà della figliolanza, non il relativistico ribellismo che conduce -questo sì-, alla confusione personale e altrui (sopratutto se si ha un certo seguito).

Chi non riesce a trattenere il livore, segua l’indicazione di Socci ad imitare lo stile rispettoso dei cardinali Burke e Caffarra. Proprio quest’ultimo, arcivescovo emerito di Bologna, ci ha lasciato un insegnamento magistrale (qui sotto).

 

Qui sotto le parole del card. Caffarra, uno dei firmatari dei Dubia (pubblicato anche sul nostro canale Youtube)

 

AGGIORNAMENTO 09/02/17
Purtroppo dopo solo poche ore, Antonio Socci si è già rimangiato la parola e ha ripreso a falsificare le parole del Papa, estrapolando una sua frase dal contesto per poterlo presentare in modo negativo. La diffamazione, quindi, prosegue e con essa la “confusione” dei suoi lettori.

bugie antonio socci

 
La redazione

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

121 commenti a Il mea culpa di Socci. Grazie Antonio, ora ti riconosciamo