Fallisce l’educazione sessuale inglese: crescono infezioni

Educazione sessualeIl Regno Unito ha alcune delle più aggressive e precoci educazioni sessuali di qualsiasi Paese occidentale, con corsi fin dalla scuola primaria. Eppure tutto questo sforzo non ha alcun effetto, anzi!

Il tasso di aborto rimane alto tanto che colui che lo ha legalizzato nel 1967, Lord David Steel, si è recentemente pentito: «Questo è un problema crescente e assolutamente indesiderabile. Non era questo l’obiettivo della mia riforma, non volevo che l’aborto diventasse un sistema contraccettivo». Gli ha risposto Josephine Quintavalle, la più nota esponente laica del movimento pro-life britannico: «Se nel 1967 davvero non pensava che sarebbe finita così, allora è davvero ingenuo».

Ma un altro gravissimo problema, come ha recentemente rilevato dalla “Public Health England” (PHE), è che le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) sono alle stelle tra i giovani, in particolare per quanto riguarda la clamidia. Quasi mezzo milione di persone sono state diagnosticate affette da malattie sessualmente trasmissibili nel 2012, un aumento del cinque per cento rispetto al 2011, con tassi maggiori per le persone di età inferiore ai 25 anni, ovvero le più soggette agli invasivi corsi di educazione sessuale. Clamidia ma anche gonorrea, aumentata del 21 per cento.

Guardando per un momento fuori dal Regno Unito occorre anche sottolineare che le persone omosessuali rimangono il gruppo sociale più a rischio di infezioni sessuali: il Vancouver Coastal Health (VCH) e il British Columbia Centre for Disease Control (BCCDC) hanno pubblicato un rapporto avvisando che le infezioni da sifilide negli uomini omosessuali e bisessuali sono salite alle stelle con i livelli più alti degli ultimi 30 anni nella zona di Vancouver. Si parla di “proporzioni epidemiche”, in tutta la nazione si è registrato un aumento del 870% di sifilide negli omosessuali tra il 1999 e il 2008. Uno studio su Lancet ha invece rilevato che la maggior parte dei rapporti omosessuali è un significativo fattore di rischio per il cancro.

Tornando ai problemi dell’Inghilterra, la dott.ssa Gwenda Hughes ha affermato comunque che «il continuo investimento in programmi per aumentare la consapevolezza sanitaria-sessuale è di vitale importanza». Eppure sarebbe opportuno far notare che in Italia, che oltretutto ha 10 milioni di abitanti in più, non ci sono mai stati tassi di infezioni sessuali così consistenti ma nemmeno ci sono corsi di educazione sessuale nelle scuole.

Come sempre la Chiesa ha ragione. L’Osservatore Romano nell’agosto scorso ha pubblicato un articolo su questa tematica molto criticato dai media e su cui c’è stata tanta ironia sui social network. Eppure  diceva la verità, una verità scomoda che nessun altro ha avuto il coraggio di dire: «Non si capisce come mai le istituzioni pubbliche occidentali continuino a nutrire una fiducia magica nell’efficacia dell’educazione sessuale. Dopo anni di corsi, naturalmente centrati sui metodi contraccettivi, abbiamo visto come in molti Paesi – l’esempio più noto è il Regno Unito – i ragazzi continuino ad avere rapporti sessuali precoci senza alcuna protezione, e si moltiplichino le gravidanze fra le adolescenti e gli aborti. Ormai è chiaro che non basta assolutamente spiegare loro come possono usare i contraccettivi, e dove trovarli facilmente, per evitare queste tragedie, ma che il problema è più a monte, nell’educazione e quindi nella famiglia. In fondo l’Italia – dove non esiste educazione sessuale scolastica obbligatoria – è uno dei Paesi che se la cava meglio da questo punto di vista: qui i giovani rischiano di meno malattie e gravidanze precoci».

Questo avviene, continua l’editoriale firmato da Lucetta Scaraffia, «per merito della famiglia, del controllo affettuoso dei genitori sui figli adolescenti, del fatto che i ragazzi non sono abbandonati a se stessi con una scatoletta di anticoncezionali come unica difesa dalle loro passioni e dai loro errori. E, in parte, è merito anche della Chiesa cattolica, che continua a insegnare che i rapporti sessuali sono molto più di una ginnastica piacevole da praticare senza freni senza correre rischi. La Chiesa considera infatti la vita sessuale degli esseri umani come una delle prove più significative della loro maturità umana e spirituale, una prova da affrontare con preparazione e serietà, cioè da collegare a scelte di vita fondamentali come il matrimonio, e quindi alla fondazione di una famiglia in cui la procreazione costituisce uno dei fini principali. La Chiesa insegna rispetto per il proprio corpo, che significa dare importanza e peso agli atti che si compiono con esso, a non considerarli solo possibilità di divertimento o di appagamento narcisistico: e questo è proprio il contrario di quanto dicono i suoi critici. I cattolici quindi non possono accettare che la vita sessuale venga considerata materia di insegnamento come un’attività qualsiasi, la quale presenta dei pericoli che sarebbe meglio evitare; come ben si sa, poi, i giovani sono spesso attratti dai pericoli, e si impegnano a evitarli solo se vengono educati alle ragioni profonde di un diverso comportamento morale».

La redazione

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